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“Una donna promettente”: mai vendetta fu più colorata

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Premiato come miglior sceneggiatura originale (firmata da Emerald Fennell che è anche regista) nella notte degli Oscar 2021 e candidato in altre 4 categorie (miglior film, miglior regista, miglior attrice protagonista Carey Mulligan e miglior montaggio a Frédéric Thoraval), Una donna promettente è arrivato nelle sale cinematografiche italiane il mese scorso. 

Avendone sentito parlare (bene), ho visto il trailer e sono andata al cinema pensando che fosse interessante, ma nulla di più. Ne sono rimasta folgorata. Avrei dovuto saperlo: la letteratura mi ha sempre insegnato che quando non si è pronti a qualcosa siamo vulnerabili a far sì che accada. Non me l’aspettavo eppure sono stata catturata dalla prima all’ultima inquadratura vivendo la storia sulla mia pelle con un’intensità che ritenevo possibile provare. A un certo punto, avevo le guance bagnate da lacrime di rabbia. Ho pianto tanto per i film, ma mai per quest’emozione.

Una donna promettente: la trama

Cassie è una ragazza di 30 anni la cui vita scorre in maniera piatta con nessuna prospettiva di cambiamento. Lavora in una caffetteria del suo paese, vive ancora con i suoi genitori, non ha amici né relazioni. Quel che è peggio è che sembra disinteressata a tutto quello che (non) le succede

Ha un unico impegno settimanale. In quello mette tutta se stessa. Una volta ogni sette giorni, infatti, Cassie si veste e si trucca in maniera provocante e va da sola in un locale. Una volta arrivata finge di essere tanto ubriaca da non reggersi neanche in piedi e aspetta che le si avvicini un “bravo ragazzo” che si offra di accompagnarla a casa. Ogni serata si conclude con il ragazzo che prova ad approfittarsi di lei pensando che sia incosciente. Peccato che Cassie non lo sia affatto ed è pronta a mettere l’uomo di fronte al suo crimine.

Sin da subito si capisce che questa sorta di rituale che la ragazza mette in pratica viene fuori da un vissuto traumatico e con cui Cassie non è ancora riuscita a fare pace. Questo evento coinvolge la sua amica d’infanzia Nina e un episodio avvenuto al college dove entrambe erano iscritte a medicina. 

L’arrivo nella sua vita di Ryan, un ex compagno universitario, potrebbe essere il pretesto per riuscire finalmente a superare questo trauma in positivo… o forse no?

Un revenge movie dai toni pastello

La pellicola mescola in maniera brillante caratteristiche appartenenti a generi diversi. I toni del thriller acquistano presto le sfumature del revenge movie ma anche quelle della commedia romantica. Una scelta coraggiosa, significativa ma soprattutto inedita per il tema portato avanti dalla storia che, come già si evince dalla trama, tocca il tanto acceso dibattito relativo alle responsabilità e al giudizio sociale quando si verifica uno stupro di una donna ubriaca

La carta vincente di questo film sta proprio nelle scelte stilistiche fatte. Per parlare del tema non c’è enfasi, né retorica, ma solo una visione lucida e realistica. Ed è questo a rendere tutto più spietato, più violento e, di conseguenza, più d’impatto.

Brillante la decisione di usare per il look della protagonista e per la scenografia dei colori chiari pastello che rendono l’atmosfera leggera e allo stesso tempo inquietante. A sostenere questa scelta arriva la colonna sonora, molto pop in cui trionfa Britney Spears. Sembra un po’ di rivedere Kill Bill con le sue musiche, le sue sfumature e la sua forte protagonista. Ma il pensiero va anche a Joker soprattutto nelle scene finali quando vediamo Cassie travestita da infermiera sexy pronta a compiere quella che agli occhi di tanti potrebbe apparire come vendetta, ma che è solo giustizia.

C’è cura e attenzione per i dettagli e lo si vede nella scelta delle inquadrature. Basta pensare al piano lungo in cui vediamo la protagonista per la prima volta (primissimo fotogramma del trailer): seduta in maniera scomposta sul divanetto di un locale con le braccia allargate e la testa china sul busto. Quasi a ricordare un Cristo in croce (sì potete leggerci i significati simbolici perché ci sono).

La protagonista

Il film si basa tutto sulla sua protagonista. Carey Mulligan (nota per la pellicola Non lasciarmi) riesce a dare alla sua Cassie quasi una doppia personalità: da una parte la ragazza bella, dall’aspetto indifeso, dall’altra la donna ferita e minacciosa che non si fermerà davanti a nulla pur di rendere giustizia alla sua amica d’infanzia.

Mulligan lavora moltissimo sulle espressioni e sui toni di voce (almeno questo fa la doppiatrice, poi bisognerebbe vederlo in originale) lasciando spazio a tantissime emozioni diverse e compresenti. 

Cassie è una donna che conosce benissimo il contesto sociale in cui vive. Solo grazie a questo suo grande realismo avrà la possibilità di vincere la sua partita contro le distorsioni sociali, nonostante lei stessa vacillerà a causa del suo legame con Ryan. 

Il tema

Come ho già detto, il tema del film affronta argomenti scottanti che fanno purtroppo parte della cronaca quotidiana con tutte le conseguenze del caso. A raccontarlo così, Una donna promettente potrebbe sembrare quasi un film didascalico sul tema. Ma il punto è proprio questo: non lo è. E questo è merito non solo di come viene raccontata la storia, ma anche della scrittura. La sceneggiatura è notevole, nulla viene lasciato al caso e ogni elemento trova la sua chiusura. 

(Da qui in poi, se non avete visto il film, vi consiglio di tornare a leggere quando avrete lo fatto perché correte il rischio di SPOILER!)

Diversi aspetti della vicenda sono interessanti. Innanzitutto, la banalizzazione del reato con l’espressione “sono ragazzate”, “eravamo giovani”, “era per divertirsi”. L’idea che la giovane età sia una scusa per non maturare il rispetto e l’empatia nei confronti degli altri esseri umani deve essere combattuta con forza. Perché è vero che l’inesperienza rende ingenui, ma è altrettanto vero che non c’è un’età giusta per imparare a capire che cosa può danneggiare un’altra persona. È un insegnamento che dovrebbe essere fatto proprio dalla più tenera età.

È vero: nasciamo con istinti che mirano alla soddisfazione del nostro piacere, ma anche con i neuroni specchio che sono alla base della formazione dell’empatia. Il problema non è la nostra natura perché essa è contraddittoria (come la maggior parte delle leggi naturali), ma l’educazione e le costruzioni sociali in cui cresciamo. È inutile dire che questa non è più una società patriarcale solo perché le donne hanno la possibilità di lavorare o di scegliere cosa fare della loro vita. Alcune costruzioni sono dure a morire e non appartengono a una classe sociale bassa e poco educata, ma a quelle più alte (non a caso si parla di medici, professione non solo rinomata, ma anche deputata al salvataggio di vite).

Per cercare di cambiarle e di contrastarle, alle donne non resta altro da fare che unirsi e darsi man forte in questa lotta coinvolgendo le persone anche uomini veramente consapevoli (come l’avvocato).

I personaggi di Madison o della direttrice servono a dimostrare quanto la lotta per la credibilità delle vittime di stupro sia ostacolata non solo dagli uomini, ma dalle donne stesse. Molto potente, invece, risulta il legame tra Cassie e Nina. L’una diventa il prolungamento dell’altra e la storia di Nina può trovare la sua conclusione solo grazie a Cassie. 

Per quanto del tutto disfunzionale, il film ci presenta anche il cameratismo maschile. La solidarietà tra maschi è il contraltare di quella femminile, anzi. Essi si mostrano molto più complici gli uni degli altri in maniera quasi istintiva. E anche questo è un racconto della società di oggi profondamente reale. 

Una donna promettente: i premi vinti

Oltre all’Oscar già citato, Una donna promettente ha vinto anche 2 premi BAFTA: miglior film britannico e miglior premio per la sceneggiatura originale.

Ha ricevuto anche 4 nomination ai Golden Globe per le stesse categorie per cui competeva agli Oscar.

Tutto meritato. Ci sarebbe stata bene anche qualche vittoria in più!

Federica Crisci

Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Come trascorrere il tempo in casa

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La pandemia ci ha costretto a passare la maggior parte della giornata chiusi in casa: per alcune persone tale situazione si è rivelata un’opportunità per dedicarsi finalmente a se stessi, per altri invece, è diventata una vera e propria detenzione. Chi vive con i genitori, gli amici o il partner probabilmente è riuscito a gestire meglio la solitudine, per molti purtroppo il contesto è stato davvero pesante, con le uniche occasioni per poter scambiare due chiacchiere che combaciavano con il momento della spesa al supermercato o in farmacia.

Combattere la noia da soli è possibile: in questo articolo proveremo a darvi alcuni consigli su come affrontare al meglio la prossima quarantena, anche se tutti speriamo che ciò non accada più in futuro.

Non impigrirsi

Sappiamo quanto sia difficile, ma in un momento di isolamento obbligatorio cercare di trovare la forza di volontà per andare avanti è davvero importante, affinché i cattivi pensieri e la noia non vi sommergano al punto di portarvi in uno stato depressivo. In questo momento avete la possibilità di gestire il tempo a vostro piacimento: cambiate routine, trovate nuovi hobby e prendetevi cura di voi stessi allenandovi, per evitare quanto più possibile di fossilizzarsi sui problemi.

Film e serie TV

La cosa più semplice ed efficace per far passare le ore è guardando la televisione. Di certo non è la più utile e non è salutare piazzarsi davanti a uno schermo per 20 ore al giorno, tuttavia, grazie alle nuove piattaforme streaming come Netflix e Disney+, adesso è possibile vedere vecchi telefilm, cartoni animati e documentari di ogni genere, anche piuttosto interessanti.

Leggere

Che siano saghe fantasy, gialli o romanzi rosa, dedicarsi alla lettura è un ottimo metodo per sviluppare competenze cognitive, imparare nuovi vocaboli e soprattutto far passare il tempo. L’utilizzo dei device ha sicuramente cambiato il nostro modo di considerare i testi cartacei, oramai superati, inquinanti e troppo ingombranti: meglio dunque optare per quelli in versione digitale o audio libri, anche se i più nostalgici penseranno che non hanno lo stesso fascino.

Fare sport

Che sia la corsa nel proprio quartiere, l’allenamento a corpo libero oppure una sessione di yoga, fare attività fisica è uno dei migliori passatempi che potreste mettere in pratica in previsione di un’eventuale quarantena in solitudine. Lo sport aiuta a mantenersi in forma e a conservare la mente occupata, inoltre, fa bene alla salute e contribuisce allo sviluppo del sistema immunitario.

Giochi di società e videogame

Un modo per avvicinarvi agli amici senza doverli incontrare è giocando online: per fortuna esistono numerosi videogiochi e piattaforme che permettono tale modalità anche gratuitamente, tuttavia, è bene ricordare che passare molte ore di fronte a uno schermo non è molto salutare, soprattutto alla vista.

Mettere in ordine

Tenere la casa pulita fa bene alla salute, inoltre, aiuta a tenervi occupati durante la giornata. Dedicatevi a tutte le stanze detergendole da cima a fondo, fate il cambio dell’armadio, riordinate la libreria e liberatevi di tutto ciò che è superfluo. Lavare i pavimenti, disinfettare le superfici e spolverare frequentemente contribuisce a mantenere l’ambiente e l’aria più salubre, fa respirare meglio ma soprattutto evita la diffusione di germi, virus e batteri.

Inventare un nuovo hobby

Ora che avete la possibilità di fare ciò che volete, anche se chiusi in casa, date libero sfogo alla fantasia e trovate nuovi modi per passare il tempo. Potrebbe rappresentare una buona idea imparare a cucinare, che siano piatti salutari oppure abbondanti e saporiti, oppure cimentarsi nell’arte facendo pratica con pennelli, colori e tele. Dando un’occhiata al sito Hobby quotidiano per esempio, potrete trovare tutti gli accessori utili per la pittura o per svaghi di ogni genere.

Prendersi cura di sé

Occuparsi del proprio corpo non solo è un ottimo modo per passare il tempo, ma è utile per abbassare lo stress e rilasciare endorfine. Fare un bagno caldo di tanto intanto inserendo nella vasca dei sali può stimolare la circolazione e aiutare a respirare meglio, tuttavia, se avete a disposizione solo la doccia, potreste optare per uno scrub rigenerante ed esfoliante o dei massaggi drenanti, altrettanto rilassanti.

Corsi online

Che sia di lingua, di cucina, di gestione dei social network, business o fotografia, grazie alla pandemia i corsi online si sono evoluti e diffusi talmente rapidamente che oramai è possibile apprendere qualsiasi cosa di fronte a uno schermo.  In rete inoltre potrete trovarne tanti gratuiti o a prezzi molto bassi, per permettere a tutti di poter partecipare senza dover dare fondo ai propri risparmi.

La tua dose di serie tv per l’estate 2021

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L’estate 2021 è il tempo del recupero!

Già in circostanze normali questa stagione diventa l’occasione per riposarsi e per dedicare più tempo a tutte quelle attività tralasciate durante il resto dell’anno. In tempi di pandemia giugno, luglio e agosto diventano i mesi della rinascita. Che l’estate sia la massima espressione della vitalità ce lo diceva già Gabriele D’Annunzio nella raccolta poetica Alcyone.

Cosa fare dunque? Uscire, organizzare escursioni, viaggiare… e farsi una bella dose di cultura. Potreste approfittarne per recuperare delle serie tv che ancora non avete avuto modo di vedere. Per togliervi l’imbarazzo della scelta, avete i vostri spacciatori di fiducia: i redattori e le redattrici di CulturaMente.

Ecco le nostre proposte di serie tv da non perdere

Sophie: un omicidio nel west Cork (Valeria)

Era il 23 dicembre 1996 quando il corpo di una donna venne ritrovato privo di vita nei pressi di un’ abitazione isolata di West Cork, una remota regione rurale della Contea di Cork, nel sud dell’ Irlanda, conosciuta per la sua tranquillità. West Cork era l’ultimo posto dove potersi aspettare che una donna potesse essere uccisa. Proprio per questo motivo, la comunità rimase ancor più sconvolta quando Sophie Toscan du Plantier, una bellissima donna di origini francesi, venne ritrovata brutalmente assassinata in vestaglia da notte. Netflix regala agli appassionati del giallo questa docuserie di genere true crime, in cui il caso viene raccontato nei minimi particolari, anche grazie alle testimonianze dirette degli abitanti del luogo, dei detective della Garda, e dei familiari di Sophie. Consiglio questa serie a chi non riesce proprio a fare a meno della cronaca nera, neanche d’estate.

Tenebre e ossa (Federica)

Chi ama il fantasy non può perdersi la nuova produzione Netflix tratta dai romanzi di Leigh Bardugo: Tenebre e ossa. Ambientato nel mondo immaginario di Ravka, racconta la storia di Alina Starkov, un’orfana che scopre di avere un potere magico unico e che potrebbe salvare il suo paese. Intorno a lei si muovono personaggi carismatici, ma ambigui come il generale Kirigan e una serie di altre personalità tutte da scoprire. Dalla storia emergono tantissimi temi d’attualità (a cominciare da quello della discriminazione), ma non per questo diventa pesante da seguire, anzi. L’intrattenimento è assicurato. Presto uscirà la seconda stagione, quindi meglio recuperarlo per tempo.

Stranger things (Michele)

Diventata immediatamente fenomeno mondiale, la serie tv Netflix ambientata negli anni ‘80 è perfetta da recuperare (o rivedere) nei mesi estivi. Gli avvenimenti della 3ª stagione soprattutto si svolgono in una torrida estate in quel di Hawkins, tra piscine, centri commerciali e camp estivi! Per chi si avvicinasse per la prima volta alla serie, è un tripudio di omaggi e citazioni alla cultura pop degli anni ‘80 con svariati riferimenti cinematografici. Tra I Goonies e le leggende sul progetto Montauk, assisteremo alle avventure di un gruppo di adolescenti impopolari, appassionati di D&D e nerd in erba. La scomparsa di uno di loro e la conoscenza di una ragazza con strani poteri cinetici, porteranno alla scoperta di un mondo parallelo al nostro: il sottosopra, abitato da creature assetate di sangue!

Atypical (Veronica)

Atypical mi ha accompagnato per quattro estati con la sua dolcezza nel raccontare le avventure di un ragazzo autistico alle prese con l’adolescenza. Ma Atypical è anche la storia di adulti con problemi di comunicazione, di adolescenti che cercano la propria identità, di amicizie e di amori. Atypical ne ha per tutti e vi conquisterà dal primo episodio. La quarta e ultima stagione è uscita da qualche giorno su Netflix, dove potrete recuperare anche le prime tre!

Generazione 56K (Francesca)

Generazione 56k è una serie breve da vedere tutta d’un fiato! Perfetta per trascorrere dei momenti piacevoli in tranquillità, adatta a tutti ma consigliata soprattutto agli spettatori Millennials. La narrazione, infatti, gioca tutta sull’elemento nostalgia, alternando gli avvenimenti del presente ai ricordi di fine anni ’90. Gli anni del modem 56k, appunto. Quando internet era un mondo sconosciuto e inesplorato, i social non esistevano così come i siti di incontri… L’ ambientazione tra Napoli e Procida ci regala poi delle inquadrature da sogno, mentre la partecipazione dei The Jackal garantisce risate a volontà!

La fantastica Signora Maisel (Stefania)

La fantastica Signora Maisel, disponibile su Amazon Prime Video, è la serie tv perfetta da vedere in estate, per diversi motivi. Il primo è la fruibilità: sono tre stagioni da 8/10 episodi, ciascuno di circa 50/60 minuti: li divorerete! Il secondo motivo è che è una serie di genere comedy, quindi leggera e divertente, ma per niente banale. Si può guardare con distrazione per ridere e basta; oppure ci si può soffermare sulle mille battute e situazioni che raccontano la società americana e non solo. Inoltre, è piena di colore e freschezza e ha un’ambientazione vintage, tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Racconta di Midge,  una casalinga ebrea dell’upper class, bella e femminile, educata a fare la moglie e madre perfetta. Quando suo marito Joel la lascia per la segretaria, è di fronte ad una svolta. Scopre di avere un talento: saper far ridere su un palcoscenico. Anziché seguire tutti coloro che le dicono che quello non è un vero lavoro, tantomeno per una donna per bene, decide di intraprendere la carriera di comica, della stand-up comedian per l’esattezza. Midge e gli altri personaggi saranno la vostra cotta estiva!

I molteplici consigli di Ambra

Tra le serie tv per l’estate consiglio L’accademia dei giovani geni, una serie originale su Disney +. È molto semplice e carina, un mix di generi tra comico e thriller, con un super cattivo invisibile.
Delle nuove serie Marvel consiglio The Falcon and the Winter Soldier, per il clima di amicizia che si consolida tra i due. 
Consiglio anche Blackish, una serie tv comica di poche stagioni su una famiglia afroamericana.
Invece per i “classici” suggerisco The Office, su Prime Video. Una serie tv su degli impiegati di ufficio che lavorano in un clima… insolito! 

Non solo serie tv, ma anche film e libri!

Sappiamo che nella nostra piazza bazzicano anche lettori e cinefili. Ecco perché abbiamo preparato anche dosi di lettura estiva (nel caso in cui siate già in fase di ripresa dai Postumi Letterari del nostro Bookclub) da portare sotto l’ombrellone o nei vostri viaggi.

Non mancano neanche i consigli sui film da vedere durante quest’estate tra cinema all’aperto e streaming.

Buona visione a tutti e soprattutto… buon’estate!

Articolo a cura di: Veronica Bartucca, Valeria de Bari, Federica Crisci, Stefania Fiducia, Michele Finardi, Ambra Martino, Francesca Papa

Mr Big

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Miranda è la donna in carriera che nasconde la sua sensibilità sotto una facciata di cinismo. Samantha è la donna spregiudicata che non crede nell’amore ma crede fermamente nel sesso. Charlotte è convinta che il principe azzurro esista, chissà se prima o poi qualcuno avrà il coraggio di dirle che questa entità è un po’ come Babbo Natale…semplicemente non è reperibile! Carrie è una maratoneta che rincorre instancabilmente un uomo che non ha nessuna intenzione di impegnarsi. 

Chi di voi non si è identicata per una volta nella vita almeno in una delle quattro protagoniste di Sex and the City

Io sono stata addirittura tutte e quattro; nell’ordine Charlotte, Samantha, Carrie, e Miranda a seconda del ragazzo, o – dopo una certa età- uomo, di turno. 

Non che ce ne siano stati tanti, e fortunatamente, perché ognuno di loro si è portato via un po’ di innocenza, freschezza, inconsapevolezza. Quando non avevo ancora compiuto venti anni avevo il classico fidanzatino storico, quello che si conosce sui banchi di scuola. Da adolescente la Charlotte che è in te ti farà pensare che “tutto va come deve andare” e che probabilmente il primo sarà anche l’ultimo. 

Questo lieto fine era probabile negli anni ’50, oggi come oggi sarebbe un evento più unico che raro. Quindi più probabilmente un giorno ti svegli e dici “ciao ciao” al fidanzatino, poi prendi un treno e parti per andare a frequentare l’università in una città, una qualsiasi purché sia abbastanza lontana dal fidanzatino, ormai ex, e dalla sua famiglia. Perlomeno questo è quello che è successo a me. 

Qui è entrata in ballo Samantha, perché lontano dagli occhi lontano dal cuore, finalmente ti rendi conto che “se sei single il mondo è il tuo buffet personale”. Prima il biondino, poi il moretto, il giovane, il maturo, il batterista, il bassista, il chitarrista, il violinista, il sassofonista, il frontman per renderti conto che i musicisti forse sono una categoria da lasciar perdere. 

Comunque le scorpacciate prima o poi ti causano un’indigestione nei casi migliori e una gastrite cronica nei casi peggiori. Quante volte ti sei detta che tra qualità e quantità è sempre meglio la qualità? 

Tra l’altro la statistica, il destino e il caso possono metterci lo zampino e prima o poi incontri il tuo Big, quello che credi essere l’uomo per te, fatto apposta per te. Quindi, come Carrie, indosserai la tuta, perché non importa che tu sia leone o gazzella l’importante è che cominci a correre, anzi a rincorrerlo su e giù, qua e là. Non importa quanto sarai veloce, tutti i Big sono imprendibili. L’aspetto positivo è che con tutto questo correre tu perderai qualche chilo. Ci saranno anche dei momenti in cui penserai di averlo acchiappato, perché ogni tanto Big concede delle pause in cui potrebbe addirittura dirti che vorrebbe portarti al mare, anzi portarti il mare. È una bufala. Non appena gli avrai concesso il vantaggio lui ne approtterà e ti ridarà il distacco. Lui non si prenderà mai cura di te e dovrai soltanto re imparare a camminare, esattamente come Calcutta.

Solo una cosa ti permetterà di andare avanti: il cinismo che diventerà il più grande scudo dietro cui potrai nasconderti. Come Miranda investirai tutte le energie nel lavoro, nella carriera, nel dispensare consigli alle care amiche che sono ancora nella fase Charlotte, Samantha o Carrie e che, poverette, non sanno ancora nulla di ciò che le aspetta! 

Non so cosa potrebbe succedervi dopo la fase Miranda, ma posso raccontarvi quello che è accaduto a me. Un giorno non ho più trovato il mio cinismo che si sarà perso in qualche angolo recondito della mia casetta di 50 mq. Morale della favola sono di nuovo completamente immersa nella fase Charlotte, perché ho conosciuto un uomo che mi pare essere il mio principe azzurro. Ora lo so che se il principe azzurro non esiste a meno che non si chiami e Fedez e tu non stia con Chiara Ferragni. Ma forse forse, chissà…

“Thelma & Louise”, un vero manifesto dell’amicizia femminile

Ricordati una cosa: quando una donna piange così, non si sta divertendo affatto!

Titolo originaleThelma & Louise
Regia: Ridley Scott
Soggetto e sceneggiatura: Callie Khourie
Cast principale: Geena Davis, Susan Sarandon, Harvey Keitel, Brad Pitt, Michael Madsen, Christopher McDonald
Nazione: U.S.A:
Anno: 1991

Thelma & Louise, film cult di Ridley Scott, uscì nel giugno del 1991 per segnare una svolta nel cinema.

Quando arrivò nelle sale trent’anni fa, Thelma & Lousie aveva già qualcosa di diverso dagli altri film di Hollywood: le protagoniste erano due donne. Ma non solo erano due donne che intraprendevano un viaggio on the road e, soprattutto, erano due donne che non erano rivali. Questo ha voluto sottolineare Susan Sarandon in occasione delle celebrazioni del trentennale: “oggi ci sono tante attrici brillanti che fanno film in cui le donne non sono avversarie e hanno il potere di decidere il loro destino“. 

All’epoca era una scelta rivoluzionaria, invece, perché nei film si preferiva raccontare le donne come nemiche, magari rivali in amore o nel lavoro (pensate ad Eva contro Eva).

Non è un caso che soggetto e sceneggiatura originali di Thelma & Louise portino la firma di una donna, Callie Khourie, premiata sia agli Oscar che ai Golden Globe.

Tuttavia, fu decisiva la regia, straordinaria, di Ridley Scott e le idee delle stesse attrici di cambiare il copione, con il consenso di Scott, per poi girare delle scene diventate cult.

Ma andiamo con ordine. Di cosa parla il film?

La trama di Thelma & Louise è piena di colpi di scena fin dall’inizio in un crescendo di tensione, con punte di tragica ironia.

Arkansas, due amiche, Louise Sawyer (Susan Sarandon) e Thelma Dickinson (Geena Davis) partono per una breve vacanza a bordo di una Ford Thunderbird decappotabile. Thelma lascia a casa il marito Darryl (Christopher McDonald), che controlla la sua vita e per il quale la moglie dovrebbe solo fare la casalinga. Più che un consorte, è un padre padrone, che considera Louise una cattiva compagnia che travia sua moglie. Ma per Thelma il viaggio con l’amica significa due giorni di libertà e presto capirà che non vuole “più stare tranquilla”.

Anche Louise ha “lasciato a casa” un uomo, Jimmy (Michael Madsen, che poi diventerà uno degli attori-feticcio di Quentin Tarantino), un musicista spesso in giro, innamorato ma sfuggente. Il piano di Louise è allontanarsi un po’, per far sentire al compagno la sua mancanza e renderlo più attento.

In serata, in un locale, Thelma si ubriaca e un uomo cerca di violentarla. Interviene prontamente Louise che riesce a fermarlo. L’uomo reagisce con provocazioni volgari e, mentre stanno andandosene, Louise gli spara con la pistola di Thelma e lo uccide. Da questo momento, le due donne sono in fuga. La polizia ci mette poco a collegarle con l’omicidio. Thelma vorrebbe che si costituissero, ma Louise è convinta che nessuno crederebbe al tentato stupro, perché in troppi nel locale hanno visto Thelma ballare guancia a guancia con il suo aggressore.

Louise, quindi, decide di fuggire in Messico, non vuole rischiare di finire in prigione. In fondo il suo gesto non può rientrare nella legittima difesa sua o di Thelma. Nel viaggio oltre confine, non vuole passare per il Texas, si intuisce chi lì le è successo qualcosa di traumatico, che ha qualcosa a che fare con la sua reazione violenta alla provocazione dell’aggressore dell’amica.

Spoiler e curiosità, sconsigliati a chi non avesse ancora visto Thelma & Louise (o avesse una pessima memoria).

Per strada succede di tutto: Louise si fa portare dei soldi da Jimmy che le chiede di sposarlo; danno un passaggio ad un autostoppista giovane e sexy nel suo look da cowboy (un bellissimo Brad Pitt quasi esordiente) che le deruba; Thelma rapina un supermercato a mano armata.

Sulle loro tracce si mette da subito l’ispettore Hal Slocumb (Harvey Keitel), che, rintracciatele al telefono, cerca di convincere Louise a patteggiare. Ma invano, perché le due amiche scelgono una fine tragica.

Fine un po’ diversa da quella che in origine era prevista nella sceneggiatura. Infatti, la scena del bacio d’addio tra Thelma e Louise fu un’idea di Susan Sarandon, come ha rivelato lei stessa sempre in occasione del recente trentennale. Ridley Scott, aperto alle improvvisazioni, abbandonò quindi il copione che prevedeva che solo Louise morisse. Invece, l’improvvisazione di Sarandon e Scott ci ha regalato una delle scene finali più stupefacenti e memorabili di Hollywood: un dialogo secco, uno sguardo d’intesa, il bacio, la breve corsa della Thunderbird del 1966 e il salto nel vuoto.

D’altronde, tutto il film è pervaso dalla continua tensione verso l’emancipazione delle protagoniste, le quali, una volta capito che possono autodeterminarsi, scelgono anche la loro fine, decidono di non tornare indietro. L’estremo gesto diventa – come intuito da molta critica – non manifestazione di follia o cedimento all’emotività, ma la più alta affermazione di dignità e libertà.

Geena Davis e Susan Sarandon interpretarono magistralmente un messaggio di solidarietà e libertà.

Thelma e Louise sono donne che ad un certo punto non si fidano più del sistema, della polizia, degli uomini che pure vogliono aiutarle (Jimmy, il poliziotto Hal), perché hanno paura – forse fondata – che il sistema non crederà alle loro ragioni e non valuterà con indulgenza le loro responsabilità.

Il film è un racconto di tanti tipi di prevaricazioni che le donne subiscono da sempre: dalla repressione all’interno del matrimonio, allo stupro, passando per le “avances” volgari dei camionisti per strada, al limite della violenza verbale (quelli che qualcuno definisce “apprezzamenti” e qualcun altro “catcalling”).

La pellicola ha nelle due attrici meravigliose un grande punto di forza. In parallelo a loro, senza mai neanche stare nella stessa inquadratura, un Harvey Keitel in gran forma, nei panni di Hal l’unico uomo che non sembra mai giudicarle o rimproverarle e voler evitare loro il peggio.

Lui sa cosa è successo in Texas e non vorrebbe che Louise subisse altre violenze, nemmeno a causa dell’arresto da parte della polizia.

Eppure non si incontreranno mai, come se i due mondi, quello delle donne prevaricate e quello degli uomini che vorrebbero uscire da un universo maschile assolutista e prepotente e sciogliere la catena di violenza, non riuscissero a stare nella stessa stanza e ad allearsi.

Anche l’omicidio che innesca il viaggio verso il Canyon serve a Louise per dimostrare a quell’uomo e a chi le ha usato violenza che non sono loro i più forti.

Ma Thelma & Louise è anche uno dei capolavori di Ridley Scott, che qui raggiunge vette di eccellenza.

Il film trascende di fatto qualsiasi genere. È difficilissimo anche solo definirlo un film drammatico, nonostante la tensione crescente e il finale tragico, visto che non mancano i toni della commedia e si sorride anche in molte scene “forti”.

Tuttavia si riconosce l’impianto western. L’iconografia del West americano è completa in ogni scena: deserto, strade polverose, cappelli da cowboy, saloon, diner, motel con la piscina, tutto in mezzo al nulla.

Come ha fatto notare parte della critica (Annarita Mazzucca), il film western è il film “da uomini” per eccellenza e il fatto stesso che la scena finale sia in un Canyon, “luogo di azione squisitamente maschile, rappresenta l’ultima presa di possesso, l’ultima libertà”.

Per Morandini, invece – che ha esaltato la sceneggiatura di Callie Khouri proprio per “la feconda combinazione di dramma e commedia” – è uno dei film “più euforicamente femministi mai arrivati ad Hollywood”.

3 motivi per guardarlo:
  • per Geena Davis e Susan Sarandon in una grande prova di attrici; 
  • per le splendide immagini dell’America più mitica, Grand Canyon compreso, del direttore della fotografia Adrien Biddle;
  • perché è uno dei capolavori di Ridley Scott.

Quando vedere il film: con un’amica, magari mentre organizzate un viaggio insieme, che non contempli una pistola in valigia però.

Stefania Fiducia

Avete letto il precedente articolo della rubrica del cineforum?

Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Cronache di un successo inarrestabile: i The Jackal si raccontano in un libro

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Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone. Così abbiamo aperto un canale YouTube. Con queste due frasi che costituiscono titolo e sottotitolo del loro libro, i The Jackal riassumono la loro storia. La storia di un gruppo di ragazzi partenopei che hanno lottato per realizzare i propri sogni, ma che sono in continuo divenire e che ancora oggi davanti alla domanda “che cosa vuoi fare da grande?” si trovano in difficoltà.

Cominciamo dall’inizio…

La storia è narrata da Simone Russo aka Simone Ruzzo, membro fondatore dei The Jackal e ripercorre gli eventi che li hanno portati dove sono oggi. Si parte dagli anni ’90 e da un’amicizia nata tra i banchi di una scuola media di Melito. Ci sono VHS, vecchie videocamere prese in prestito dai genitori, garage allestiti in modo rudimentale come set cinematografici, tanta curiosità, entusiasmo, creatività e voglia di divertirsi. Tutto questo viene intercettato, compreso e valorizzato, in un modo in cui solo un insegnante, un bravo insegnante, è in grado di fare. È proprio il professore di italiano di Ciro, Simone e Francesco che si accorge del loro talento e li convince a partecipare a un corso pomeridiano di cinema. Sono questi tre preadolescenti i membri originali del gruppo e gli ideatori del nome “The Jackal” (nel corso dei capitoli ci sveleranno anche il perché di questa scelta!). A loro si aggiungerà presto Alfredo Felco e dopo alcuni anni Fabio Balsamo. Solo recentemente avremo anche dei volti femminili.

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Il racconto delle avventure e disavventure a cavallo degli anni 2000 costituisce un piacevole tuffo nel passato per tutti i lettori Millennials e una storia curiosa per i nativi digitali.

I primissimi lavori dei The Jackal sono essenzialmente delle parodie di film del momento che facevano divertire una cerchia ristretta di amici. Non dimentichiamo che l’era dei social e di Youtube non era ancora giunta. Quello che oggi sembrebbe una questione di semplice risoluzione, all’epoca costituiva uno degli ostacoli principali: come diffondere i video? C’erano le chiavette usb, c’era msn, eMule addirittura! Ma non erano sufficienti… serviva qualcosa di più immediato e pervasivo. La soluzione stava per arrivare da oltreoceano e si chiamava Youtube. Su questa nuova piattaforma potevano avere un pubblico internazionale e potenzialmente infinito. E poi, inoltrare un semplice link era decisamente più rapido e comodo rispetto ad inviare il video intero! È così che nasce il loro canale nel 2006. A proposito, avete mai notato che nell’indirizzo il nome The Jackal compare con due l finali? Ebbene, già all’epoca bisognava fare i conti con il fastidiosissimo “nome utente già esistente”.

La rivoluzione social

Tramite la loro storia, Simone Ruzzo ci racconta in realtà la storia di un mondo intero in trasformazione. La vera e propria globalizzazione si stava compiendo grazie alle tecnologie e grazie ai social network. Cambiava la comunicazione, la maniera di interagire, si modificavano le relazioni umane e il modo di divertirsi e di intrattenere. I giovani The Jackal dovevano fare i conti con un mondo nuovo che nemmeno “gli adulti” stavolta conoscevano. E tutto questo era strabiliante, eccitante, ma a volte anche frustrante.

Crisi e successi

Nel corso dei capitoli vengono raccontati i primi lavori, i primi cortometraggi… come dimenticare la prima web serie interattiva Lost in Google? Oppure, più avanti, Gli effetti di Gomorra la serie sulla gente che li consacrerà a un successo di pubblico vastissimo? Arrivano addirittura a girare un vero e proprio film (Addio fottuti musi verdi)! Non si nascondono, però, anche i numerosi problemi, le critiche, il rischio onnipresente di chiudere tutto per mancanza di fondi, la difficoltà di trovare un equilibrio tra estro creativo e necessità economiche. Ma non è mai mancata la voglia di mettersi in gioco, di non rinunciare alla propria natura e personalità, di non sottomettersi alle leggi del mercato. Di non cedere alla bramosia, di non arrendersi dopo un fallimento e di non adagiarsi su un successo.

30 anni all’improvviso

I The Jackal, pur nello loro vicende particolari, ci parlano di questioni che tutti ben conosciamo e in cui è facile immedesimarsi, come la precarietà e la difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo. Soprattutto chi è nato tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 ben comprende il dramma universale di “compiere 30 anni”: ritrovarsi adulti senza accorgersene, chiedendosi come diavolo funzioni TikTok. Anche da qui nasce l’esigenza di rinnovarsi per rimanere al passo con i tempi, grazie alla collaborazione di nuovi talenti. La famiglia The Jackal, infatti, negli ultimi anni si è allargata alla generazione Z accogliendo gli ormai amatissimi volti di Gianluca Fru, Claudia Napolitano e Aurora Leone.

La ricetta del successo

Sono proprio l’affiatamento e la genuinità che contraddistinguono il gruppo la formula del loro vastissimo successo. I The Jackal ci insegnano che la vita è un continuo divenire e che tutto si può affrontare se si può contare sul lavoro di squadra, sul rispetto e sull’amicizia.

Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone è un libro fresco, scritto in modo spassoso e leggero. Si legge rapidamente e con piacere e i fan si divertiranno a ripercorrere le varie tappe della loro carriera interrompendo qua e là la lettura per riguardare i loro video più belli su Youtube. Si arriva all’ultima pagina con una piacevole sensazione di ottimismo e con l’impressione di aver appena fatto una lunga chiacchierata con degli amici.

Epilogo. Un 2021 di vittorie

Ormai sembra che i The Jackal non li fermi più nessuno! Nell’ultimo anno oltre ad aver scritto un libro, hanno partecipato al programma di Amazon Prime Video Lol: chi ride è fuori (vinto proprio da Ciro) e sono protagonisti della nuovissima serie tv Netflix Generazione 56k. Non solo: in questo 2021 si può affermare che i The Jackal sono diventati i portafortuna ufficiali dell’Italia. A partire dal febbraio sanremese quando si auguravano la vittoria dei Måneskin, i quali non solo hanno vinto il Festival della canzone italiana, ma dopo qualche mese hanno sbancato tutto anche all’Eurovision e nelle classifiche mondiali di Spotify. Sino ad arrivare alle dirette degli Europei su RaiPlay, seguite sul divano tifando per la nostra nazionale insieme a ospiti di eccezione, partita dopo partita… fino alla vittoria della coppa! Beh, che dire, come ci ha insegnato un loro conterraneo “non è vero, ma ci credo”… e noi ci crediamo: i The Jackal portano bene!

Francesca Papa

Barocco romano: caratteristiche dell’architettura e della pittura

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Con il termine barocco si indica un indirizzo artistico e stilistico che si è affermato in Italia e in Europa nel XVII secolo. Sicuramente a Roma furono evidenti le trasformazioni che caratterizzarono l’aderenza di questo fenomeno artistico alla realtà sociale. Infatti non dobbiamo dimenticare che proprio nella capitale italiana i Papi Sisto V e Paolo V procedettero alla definizione di un nuovo piano urbanistico della città tenendo conto delle prospettive rappresentate dai monumenti più importanti. Questi monumenti maggiori di Roma fecero da struttura scenografica fondamentale per il barocco.

La generazione degli artisti del barocco romano

Ad occuparsi del barocco romano è stato anche il professore Vittorio Casale, che ha scritto un libro sull’argomento, molto interessante, dal titolo “Il museo del barocco romano. La collezione Lemme a Palazzo Chigi in Ariccia”.

In questo modo, consultando opere importanti sull’arte di quel tempo, possiamo scoprire anche quali furono gli artisti che operarono maggiormente nella definizione del barocco romano. Si parla dell’architetto Carlo Maderno, di Domenico Fontana, di Flaminio Ponzio. Poi sotto il papato di Urbano VIII anche il Barberini si interessò molto dell’arte romana barocca. Con lui la seconda generazione di artisti portò a maturare concezioni che ancora non erano state esplicitate completamente.

Artisti come Bernini, Borromini, Pietro da Cortona portarono negli anni successivi ad una visione completamente nuova anche nel modo di concepire spazi e volumi. Gli stessi spazi non si vedono più composti da una geometria semplice e lineare, la cui logica possa risultare sempre evidente. I volumi diventano un modo per esprimere tensioni particolari, incurvando le superfici e assumendo forme molto più complicate nella composizione.

La pittura nel barocco romano

Se l’architettura fu oggetto di queste importanti trasformazioni, non da meno è stata la pittura, che proprio alla fine del Seicento ha vissuto uno dei momenti più splendidi. Artisti come Andrea del Pozzo si occuparono della decorazione delle volte di grandi chiese del Cinquecento. Realizzò gli affreschi per la chiesa di Sant’Ignazio.

E in campo pittorico dobbiamo ricordare un altro importante artista del tempo. Si tratta dell’allievo del Bernini, Giovan Battista Gaulli. A lui è stata affidata l’esecuzione degli affreschi per la chiesa di Sant’Agnese e per la chiesa del Gesù.

Qualcosa in più su Carlo Rainaldi e Carlo Fontana

Due artisti che si distinsero in questo campo, nell’arte del barocco romano, sono stati Carlo Rainaldi e Carlo Fontana. Il primo ha cominciato a praticare l’architettura con il padre Girolamo. Sotto la volontà di Papa Alessandro VII ha realizzato la chiesa di Santa Maria in Campitelli. Si è occupato anche della sistemazione urbanistica di Piazza del Popolo e della realizzazione di due chiese che si affacciano su questa piazza e che sono identificate come Santa Maria di Montesanto e Santa Maria dei Miracoli.

Carlo Fontana è stato allievo del Bernini. Notevoli furono le sue esecuzioni, che influenzarono tutta l’architettura del Settecento. Tra le sue opere più importanti la facciata di San Marcello al Corso, il portico di Santa Maria in Trastevere e la sistemazione del palazzo di Montecitorio, che già era una rivisitazione iniziata dal Bernini.

Gli indizi del barocco a Roma

Il professor Vittorio Casale, attualmente docente di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Roma Tre, ha concentrato molti dei suoi studi proprio sull’arte dei secoli XVII e XVIII a Roma e nell’Italia centrale.

E difatti proprio nella capitale d’Italia restano molti indizi che ci rimandano direttamente all’arte barocca romana. Ciò che resta di questo periodo artistico costituisce sicuramente la parte più sfolgorante della città. Basta muoversi per il centro di Roma e scoprire dei capolavori che risalgono proprio a questo periodo. Per esempio a Piazza Navona troviamo la Fontana dei Fiumi realizzata dal Bernini e la chiesa di Sant’Agnese, che presenta delle meravigliose sculture.

E poi ancora dobbiamo ricordare come opere del tempo la guglia del Borromini o la prospettiva illusionistica che si può ammirare a Palazzo Spada. Non possiamo fare a meno di citare in questo senso nemmeno le architetture del Quirinale. Qui troviamo Sant’Andrea del Bernini e San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini.

E poi naturalmente non dobbiamo dimenticare nemmeno San Pietro, al cui interno restano molte tracce di questo periodo storico e artistico. Ma specialmente Bernini è davvero ovunque a Roma, anche con le Estasi di Santa Teresa a Santa Maria della Vittoria.

Presso la Galleria Borghese vengono conservate alcune sculture importanti e magnifiche del Bernini, oltre che i dipinti del Caravaggio. Ma Caravaggio in particolare ha un ruolo davvero imponente, perché le sue opere artistiche si snodano in parecchi punti della capitale.

Per quanto riguarda la pittura, a Roma, sempre per il periodo barocco, ricordiamo gli affreschi nelle volte delle chiese di Sant’Andrea della Valle, di Sant’Ignazio, del Gesù dei Santi Apostoli. Fondamentale è in questo senso il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona realizzato nel Palazzo Barberini. Sempre a quest’ultimo artista va attribuita anche la splendida facciata di Santa Maria della Pace.

Wall Street, il riferimento giusto per dare una svolta al tuo inglese

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Il mondo del lavoro, ci mette davanti ogni giorno alla necessità di adeguare le nostre competenze. La cosa non deve sorprendere: i cambiamenti da affrontare sono numerosi. Per essere sempre competitivi, non si può non prendere in considerazione la conoscenza dell’inglese. L’offerta formativa per migliorarlo comprende diverse alternative. Scegliere può non risultare facile. Per fortuna esistono dei punti di riferimento utili per orientarsi. Tra i più importanti, rientra Wall Street English.

L’eccellenza da quasi 50 anni

Il percorso di Wall Street English ha inizio quasi 50 anni fa. Era il 1972 quando nacque quella che oggi è una delle scuole di inglese più famose in Europa e non solo. Allora, il mondo era radicalmente diverso da oggi. Gli ideatori del progetto ebbero, al principio degli anni ‘70, un’idea capace di cambiare lo scenario della didattica linguistica: insegnare l’inglese con il metodo naturale.

 In cosa consiste? Nel cominciare familiarizzando con i suoni e la pronuncia e nel proseguire, in una fase successiva, con il focus sulla grammatica e la sintassi. Si tratta niente meno che dell’approccio che qualsiasi persona adotta quando impara la sua lingua madre.

In tanti si chiedono se questo metodo sia o meno efficace. La risposta è affermativa. A dimostrarlo ci pensano i numeri. Sono infatti milioni gli studenti che ogni giorno si rivolgono ai centri Wall Street. L’approccio sopra ricordato, infatti, è in grado di portare frutto sia quando si ha a che fare con chi è alle prime armi con la lingua, sia quando, invece, lo studente ha già confidenza e ha solo bisogno di perfezionarsi.

Dal bambino nei primi anni di scolarizzazione al manager che ha bisogno di affinare ulteriormente le competenze in curriculum: il metodo Wall Street, attraverso un sapiente adattamento di principi che hanno fatto la storia della didattica delle lingue, si adatta a tutti.

Inoltre, gli studenti che scelgono questa scuola possono dare il via ai percorsi atti a conseguire le principali certificazioni linguistiche internazionali.

Un centro all’avanguardia per imparare l’inglese a Firenze

Dalla fondazione nel 1972 – anni in cui la globalizzazione che caratterizza il mondo di oggi era fantascienza – Wall Street English è cresciuta tantissimo. Oggi come oggi, quella che è nata come scuola di inglese innovativa è diventata un vero e proprio network con centinaia di sedi a livello internazionale. Chi cerca corsi di inglese a Firenze, può trovare ben due centri nel capoluogo toscano. Si tratta di preciso di quello di Porta al Prato, situato in via Belfiore, e della sede di Beccaria, che si trova in Via Scipione Ammirato.

In entrambe le location, facilmente raggiungibili sia con i mezzi pubblici sia con l’auto privato, è possibile trovare insegnanti madrelingua preparati, con alle spalle decine di anni di esperienza nell’insegnamento dell’inglese agli stranieri. I percorsi, come già detto, sono altamente personalizzati. Si può infatti optare per corsi individuali, ma anche per iter formativi di gruppo dedicati a team aziendali.

Grazie a un team che dimostra la sua eccellenza nel mondo da diversi decenni, le sedi di Wall Street English a Firenze sono la risposta giusta per chi vuole imparare l’inglese alla perfezione e desidera essere seguito, fin dal primo giorno, da professionisti seri e qualificati.

Con un’ampia offerta di attività extra didattiche, la proposta dei centri Wall Street a Firenze soddisfa ogni anno le richieste di migliaia di studenti. Non potrebbe essere altrimenti! Parliamo infatti di un brand di indiscussa eccellenza, con uno staff capace di aiutare chiunque scelga questa scuola a padroneggiare al meglio la lingua sia dal punto di vista scritto, sia per quel che concerne l’ascolto e soprattutto la conversazione, fondamentale per comunicare in maniera efficace nei contesti lavorativi e in ambito privato.

Following: il brillante esordio di Christopher Nolan

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Era il 1998 quando un giovane aspirante regista londinese poggiò il primo mattoncino di una filmografia destinata a far parlare di sé. Dopo alcuni cortometraggi, tra cui vi segnalo “Doodlebug” (facilmente recuperabile su YouTube), l’allora 28enne Christopher Nolan con l’aiuto della futura moglie Emma Thomas, di alcuni membri della famiglia e di un gruppo di amici, decise di girare il suo primo lungometraggio. Completamente autofinanziato dalle parti in causa, senza alcuna autorizzazione sulle location e con un budget complessivo di 6.000$, “Following” è un neo-noir sfaccettato ed enigmatico, punto di partenza della poetica nolaniana.

“Quando sottrai, gli mostri quello che avevano”

Storia di un’ossessione

Bill è un giovane disoccupato aspirante scrittore che, annoiato e solitario, inizia a pedinare sconosciuti in cerca di materiale per i suoi personaggi. Ossessionato da questa pratica, decide di darsi delle regole quali: non seguire nessuno troppo a lungo, niente donne in vicoli bui, non forzare la scelta della persona da pedinare. Sfortunatamente per Bill, sarà proprio il tradimento di quest’ultimo vincolo a condannarlo, innescando una serie di eventi che lo porteranno da osservatore a osservato. Accortosi di lui, un ladro di appartamenti lo prende in simpatia e decide di farlo entrare nel suo mondo, rendendolo partecipe dei furti. Cobb, come il nostro protagonista, risulta essere poco interessato agli oggetti da sottrarre ai malcapitati e molto attratto dalla violazione dell’intimità altrui, giocando a smascherare e portare alla luce i segreti dei residenti. Bill si troverà dunque invischiato in un giro più grande di lui, ossessionato dal sapere di più su una ragazza (la Bionda), proprietaria di un appartamento visitato dalla coppia di ladri, indissolubilmente legata a un malavitoso (lo Stempiato).

La genesi di un autore

Following rappresenta, senza ombra di dubbio, uno degli esordi più brillanti del cinema contemporaneo, che assume ancora maggior risalto se andiamo ad analizzarne la realizzazione. Christopher Nolan, ispiratosi a un furto subito nella sua abitazione, scrive la sceneggiatura della sua opera prima, curandone anche la fotografia ed il montaggio (con Gareth Heal). Con un budget limitato, che venne utilizzato quasi interamente per l’acquisto della pellicola da 16 mm, le riprese richiesero più di un anno di lavoro per l’impossibilità di avere il cast costantemente a disposizione.

Utilizzando un rapporto 1:2, che permette di girare un massimo di due take per scena, gli attori (non pagati e disponibili soltanto nel week end) dovettero provare ripetutamente le parti prima di girare. Di fronte a tutta questa economia, che emerge prepotente anche ad un occhio meno esperto dato l’utilizzo unico della camera a mano e dalla presenza di una fotografia in bianco e nero essenziale, traspare il talento del regista e la sua concezione unica del mezzo cinematografico. È infatti la visione che Christopher Nolan ha del Cinema e dello storytelling, all’epoca già molto chiara, che porterà il film ad essere accolto con interesse ai festival indipendenti, tanto da aggiudicarsi svariati premi tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival del 1999.

Una scatola che vuole essere trovata

Singolare, e di assoluta riflessione, è il fatto che la prima sequenza della filmografia di Christopher Nolan sia un primissimo piano di una scatola di cui ne viene svelato l’apparentemente innocuo contenuto. Sconosciute allo spettatore che si avvicina alla pellicola per la prima volta, vengono seguite dalla camera delle mani con guanti in lattice, intente a sistemare e verificare il contenuto del cofanetto, prima di chiuderlo e dare il via agli eventi. Cobb, durante il primo furto in compagnia di Bill, comunica il ruolo dell’oggetto all’interno film: “una scatola è come un diario; la nascondono ma vogliono che sia trovata. Nascondere, mostrare: due facce della stessa medaglia”.

Considerando i successivi passi di Christopher Nolan, risulta dunque chiaro che, metaforicamente parlando, “Following” sia la scatola dove minuziosamente ha inserito tutti i temi a lui cari, che sistematicamente torneranno nel suo cinema. Attraverso il dualismo spettatore-regista, qui rappresentati rispettivamente da Bill e Cobb, il giovane Christopher Nolan ci porta in un labirinto temporale di false verità, sovvertendo la consequenzialità del rapporto causa-effetto, ingannando chi guarda. Utilizzando una struttura di montaggio che verrà poi affinata nella sua opera successiva (Memento), ogni nostra congettura verrà sistematicamente smentita fino ad arrivare a un epilogo-rivelazione sbalorditivo, che ci spronerà a voler rivedere l’opera per poterla meglio decifrare. Ci troveremo dunque, ancora una volta, nei panni di Bill, tornando a seguire nuovamente la stessa persona, lo stesso film.

Un futuro già scritto

“Following” è il principio della poetica nolaniana; il punto di partenza di quel fil rouge che unirà indistintamente tutti i lavori di Christopher Nolan: un regista incredibilmente coerente con sé stesso, con la sua visione ed i suoi temi, dal primo all’ultimo ciak, con un amore per il cinema incrollabile. Tra somiglianze (Marilyn Monroe – Lucy Russell, la bionda), cartoline di “Shining” e de “Le iene”, nonché i consueti rimandi al cinema hitchcockiano, fa la sua apparizione anche un logo amico (quello di Batman), presagio di un futuro già scritto. Concludendo, “Following” è un piccolo grande film d’omaggio, di necessità e di rivoluzione, assolutamente imperdibile e imprescindibile per decifrare al meglio uno dei più grandi autori contemporanei.

Michele Finardi

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La Guerra Di Domani: un futuro vecchio di 30 anni

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Titolo originaleThe Tomorrow War
Regia: Chris McKay
Soggetto e sceneggiatura: Zach Dean
Cast principale: Chris Pratt, Yvonne Strahovski, J.K. Simmons, Betty Gilpin
Durata: 140′
Nazione: U.S.A.
Anno: 2021

Nel trentennale di Terminator 2 era proprio necessario un film che ribaltasse l’idea della saga di James Cameron, facendolo male e ibridandola con mille altri film, ma senza prendere niente di buono da nessuno?
No. Per un sacco di motivi ovvi vedendo La Guerra di Domani. Ma soprattutto perché già lo stesso T2 era un ribaltamento completo del primo capitolo di Cameron: Schwarzenegger-Terminator-T800-cattivo diventa buono, Sarah-Connor-ragazza-timida-col-venerdì-sera-sempre-libero diventa una che mena come un fabbro, il Terminator-T1000-vero-cattivo è un magrolino fluid (una fluidità da Oscar).
Forse per omaggiare l’anniversario, questo pseudo remake inverte il senso di marcia e si proietta esattamente a trent’anni da oggi.

Un cinema di ribaltamenti, come i viaggi nel tempo

In La Guerra di Domani i rovesciamenti sono di altro tipo: l’umanità sta perdendo una guerra nel 2051 contro un esercito di alieni, ma dal futuro non tentano di alterare il passato. Anzi, prestando una inconsueta attenzione al verificarsi di paradossi, richiedono al presente soldati in massa, da spedire a morire in un conflitto non loro con un servizio di leva obbligatorio.
E nella Terra del 2021, dove è difficile far pagare le tasse o convincere alla vaccinazione, la popolazione accetta la richiesta di andare a morire nel futuro senza fare troppi drammi.
E fin qui poteva pure essere, a patto che… vedremo poi.

Ma il ribaltamento vero è emotivo. Solitamente nei drammi di guerra il conflitto generale si riflette nei rapporti e le contraddizioni interiori dei protagonisti, fino agli estremi di epica-intimistica visti in Il Paziente Inglese o Le Crociate.
In La Guerra di Domani è tutto il contrario. Le tensioni quotidiane si proiettano sulle dinamiche di una guerra epocale e finalmente gli scellerati adulti del 2021 si prenderanno “in presenza” la responsabilità di fronte ai propri figli, a cui stanno rovinando la vita e uccidendo il pianeta. Non semplicemente facendo la raccolta differenziata, ma gettandosi nel tunnel temporale e andando a combattere per il loro futuro.
E anche questo ci poteva stare, sempre a patto che…ora ci arriviamo.

Contro chi si combatte?

È stato generoso definirli un esercito di alieni. In realtà sono una mandria di mostri, che potrebbero essere spazzati via facilmente da un avversario ben organizzato. Quindi figuriamoci una forza armata capace addirittura di viaggiare nel tempo. Esseri militarmente impegnativi quanto un rinoceronte inferocito, senza un piano, una strategia, mossi solo da una furia scombinata.

Il protagonista è un insegnante di scuola con esperienze militari. Nel presente, in classe, nessuno studente lo calcola. Ma appena arriva nel futuro sfodera un carisma pazzesco e inizia a comandare i soldati meglio di John Connor (capo della resistenza nella saga di Terminator – Nota per i Non Specialisti).
Ma persino questo poteva passare. A patto che… Ecco, a patto che tutto ‘sto casermone non si prendesse sul serio e si abbandonasse serenamente alla sua natura di film scassatuttoebbasta.

Invece La Guerra di Domani cerca la drammaturgia, insegue le emozioni, ambisce alla sfaccettatura e lo fa gonfiandosi in una durata da pachiderma. È una bestiamostro aliena che saprebbe solo caricare, ma si vuol far passare per un combattente smaliziato. Chi ci potrebbe cascare, oltre ai soldati del 2051?

L’assemblaggio della Guerra di Domani è semplice

Dentro troviamo lo scheletro narrativo di Terminator, che è una cosa serissima, sì, ma secondo una spaccona concezione heavy metal, sacrale e truce (Hasta la vista, baby!)

Fuori la scocca di Starship Troopers. L’equilibrio perfetto fra azione, retorica bellicistica e presa per il culo (di cui questo film sarebbe vittima).

Al centro Chris Pratt precettato direttamente dai Guardiani della Galassia o da Jurassic qualcosa (ma in versione papà-preoccupato-per-la-figlia).

Intorno scenario apocalittico da Roland Emmerich, che però con pochi soldi realizza grandi immagini. Qui invece restiamo a un livello modesto. Diciamo che se Emmerich è il generico (nel senso di un farmaco) di James Cameron, con La Guerra di Domani siamo al corrispettivo discount di Emmerich.

Infine qua e là i mostri dal design rubacchiato (bene, questo sì) un po’ da chiunque. Insetti con la texture da rettili, dotati di code simili ai tentacoli della Guerra dei Mondi, ma capaci di sparare caccole d’osso. Si arrampicano e corrono velocissimi (gli assalti di massa alle strutture industriali a fine film vanno restituiti a World War Z), ma sono abbastanza facili da abbattere. Non fanno malinconia (come i dinosauri di Jurassic Park), non incutono timore reverenziale (come gli xenomorfi di Alien). Sono solo schifosi da uccidere e quando gli spari esplodono. Perfetti. Sarebbero stati divertentissimi da sbaragliare e invece qui non si diverte nessuno, è tutto serissimo. La scrittura procede sussiegosa, l’immagine non inventa nulla. Ovviamente c’è il solito personaggio che parla troppo (e ovviamente è di colore. In un film con una altissima componente black, sarebbe stato divertente far fare la parte del cretino a un bianco. Anzi, mostrando un po’ di temerarietà commerciale, a un cinese).

Concependo in modo più divertito le scene d’azione e le interazioni fra i personaggi, inventandosi qualcosa di più originale per i mostri e l’ambientazione e tagliando tutta la parte papà-bambinamia-amore-ti-voglio-bene-anch’io-ecc. sarebbe venuto un discreto filmetto tritatutto di 90’ minuti, col solito Chris Pratt scanzonato e un sacco di mostri.
Invece sono due ore e venti serissime, che alla fine ti fanno rivalutare la fantascienza del Sundance Film Festival, dove tutto è indie e delicato, ma almeno qualche idea interessante sull’essere umano e la vita sulla Terra te la riescono a proporre. Qui invece siamo tostissimi, ma capaci di amare e menare al di là del tempo. E convinti che voi ci crediate.

Qualcosa di buono in trent’anni di viaggi nel tempo?

Tuttavia il corpaccione mostruoso del film, quando esplode, rivela un cuore nobile: J.K Simmons. Una faccia e un corpo in grado di infondere dignità persino a una cafonata come questa. Nel ruolo di un complottista antisistema, probabilmente filotrumpiano, ma positivo, che poteva essere interessante. Purtroppo salvare dallo sconforto l’intero pianeta, nel presente e nel 2051, è stato impossibile anche per lui.

Dario Magini

Emilio Pucci, una leggenda del Made in Italy da riscoprire

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Una delle maison più sofisticate del mondo è diventata marchio di LVMH al 100%. Laudomia Pucci, figlia del fondatore, curerà solo gli archivi e la fondazione.

Ma chi era Emilio Pucci?

Ci sono persone che vivono mille vite, che riescono bene in tutto quello che fanno, anche in campi diversi. Penso a Brian May dei Queen, che è anche un quotato astrofisico, o l’attrice Hedy Lamarr, che inventò lo Spread Spectrum, alla base delle moderne connessioni wireless. E pensare che io non riesco neanche ad allacciarmi le scarpe mentre sono al telefono.

Emilio Pucci fa parte di questo club di individui straordinari e multitalentuosi. Nato A Napoli, erede di una nobile famiglia Fiorentina, il Marchese  Emilio Pucci di Barsento a 20 anni, nel 1934 fa parte della squadra olimpica di sci. Pochi anni dopo, scoppiata la seconda guerra mondiale, si arruola nella regia aeronautica e diventa un asso dell’aviazione nella specialità aerosiluranti. In una delle licenze per malattia, riuscirà anche a prendere una laurea in scienze politiche. La fine del conflitto lo vedrà coinvolto in un’azione per mettere al sicuro la sua amica Edda Ciano Mussolini, e verrà torturato dalla Gestapo per sapere dove sono i diari del dittatore.

A questo punto, chiunque si sarebbe accontentato di essere sopravvissuto alla guerra, alle malattie, alla tortura, ma a Emilio Pucci non basta, lui vuole risorgere dalle sue ceneri e riparte proprio dalla sua prima passione, lo sci.

Per caso, nel 1947, in un servizio sulla moda invernale di Harper’s Bazaar, viene pubblicata la foto di una ragazza in una modernissima tuta da sci monopezzo. Per il lettori fu un successo immediato. La tuta l’aveva disegnata Emilio Pucci, che ormai era pronto per la sua ennesima vita: quella di stilista.

Nel 1952 viene organizzata la prima sfilata a Palazzo Pitti della storia. Emilio Pucci sfila con Roberto Capucci, l’atelier Carosa, Giovannelli-Sciarra, Mirsa e molti altri marchi importanti. Una giovanissima giornalista, Oriana Fallaci, inviata dal settimanale Epoca, ce ne ha lasciato la cronaca.

Il tratto distintivo che fa esclamare “quello è un Emilio Pucci” davanti a un suo abito, è sicuramente il pattern colorato inconfondibile, in puro stile ’60. Inoltre, in un momento storico in cui Dior disegnava abiti a corolla e gonne strutturate, Pucci regalava al mondo lo sportswear. Abiti ampi, morbidi, comodi, in materiali fluidi come seta, organza e mussolina. Addirittura in collaborazione con alcune seterie di Como inventò nuovi tessuti per il tempo libero.

Questo precursore dei tempi e dello stile, molto amato in America e dal mondo luxury, da qualche giorno non è più un brand italiano. LVMH ne ha infatti completato l’acquisizione, iniziata nel 2000, inglobando le ultime quote rimaste a Laudomia Pucci e lasciandole la gestione della Fondazione e dell’archivio.

5 cose da sapere su Emilio Pucci

  • Ha inventato la tuta da sci monopezzo
  • Ha disegnato lo stemma sulla tuta degli astronauti della NASA per la missione Apollo 15 del 1971
  • Ha vinto 3 medaglie d’argento per il valore militare
  • Ha la sede in Palazzo Pucci, Via de Pucci, Firenze
  • ha studiato al Reed College, come Steve Jobs decenni dopo

Se volete riscoprire un altro grande stilista, vi consiglio Halston!

Micaela Paciotti

Film per l’estate 2021: consigli tra streaming e cinema

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Per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare…

Va bene essere abitudinari, ma quando si parla di film non è mai un bene. Aprire i nostri orizzonti cinefili è alla base di una vita sana ed equilibrata. La nostra pelle ci ringrazierà! Scherzi a parte, c’è chi esce col caldo e chi si rinchiude in casa con il condizionatore a palla, c’è chi andrà in vacanza a luglio, chi in agosto, chi non ci andrà proprio. A prescindere dalla vostra attuale condizione fisica e mentale, noi di CulturaMente vogliamo darvi i nostri suggerimenti cinefili e augurarvi una buona estate.

In questa lista trovate vecchi cult, film attualmente disponibili in streaming e film al cinema. E poi ci sono anche dei film che forse dovreste acquistare e tenere in dvd/blu ray.

I Mitchell contro le macchine

Su Netflix è disponibile questo nuovo film di animazione della Sony Pictures Animation, che porta sullo schermo una profonda riflessione sulle relazioni familiari nell’era digitale e sul rapporto tra essere umano e tecnologia. Il film infatti porta avanti contemporaneamente due filoni narrativi: il primo è quello delle vicende della famiglia stramba dei Mitchell e il secondo è la presentazione di un nuovo modello di robot. Mentre il mondo deve affrontare un’apocalisse tecnologica, forse i Mitchell riusciranno ad andare di nuovo d’accordo e a sventare il disastro. È un film leggero, divertente e coinvolgente ma mai superficiale e banale.  (Valeria)

Decameron di Pasolini

“Tratto dall’omonima opera di Boccaccio, il film di Pasolini mette in scena nove storie non più, però, ambientate a Firenze, ma nella Napoli popolare. La struttura della pellicola è rigida: i nove episodi si intrecciano in due episodi guida, ovvero quello di Ser Ciappelletto prima, quello di Giotto poi. Nel primo si affronta il tema della vera religiosità, nel secondo il rapporto tra arte, vita e sogno in modo autobiografico (l’allievo di Giotto è interpretato dallo stesso Pasolini). Sebbene non sia un film estremamente accessibile, Pasolini propone comunque una pellicola ricca di spunti, anche molto attuali, sul rapporto tra sessualità e società, tra tabù e provocazione.” Da collezione. (Lorenzo)

La notte dei morti viventi

Non è estate senza Romero: La notte dei morti viventi è un cult assoluto, tanto che nemmeno il remake è riuscito a scardinarne la potenza. Tom Savini ha il dono di dare rilievo alla figura di Barbara e di renderla una vera e propria protagonista mentre l’apocalisse zombi scoppia sulla Terra. Location del terrore? Una casa vicino al cimitero, persa nel verde della stagione estiva. Tra grilli e cicale la morte avanza e si dirige proprio dove si nascondono i vivi… Perfetta per un pomeriggio caldo d’agosto, di quelli col cielo rosso. La versione originale è disponibile su Amazon Prime Video. (Alessia)

A quiet place 2

Il ritorno al cinema è assolutamente doveroso per questo sequel pazzesco: come vi abbiamo raccontato nella nostra audio newsletter di luglio, A quiet place 2 è un film imperdibile. Se non avete visto il primo, recuperate subito e correte al cinema: è l’horror di cui tutti avevano bisogno per l’Estate 2021. Mi raccomando, non lo gridate ai quattro venti, però. Potrebbe esservi fatale! Attualmente al cinema.

Mamma mia!

Riposo, spensieratezza lontano dalla civiltà e circondarsi di amici. Spesso sono questi i minimi comuni denominatori dell’estate di molte persone. Un film che mi viene in mente che li accomuna è Mamma mia!, adattamento cinematografico dell’omonimo musical. Anche per chi non ama i musical, può vedere un cast stellare (Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth e Julie Walters solo per citarne alcuni) immerso in uno splendido paesaggio greco, che fa venir voglia di fuggire e fare un bel bagno. Disponibile su Amazon Prime Video. (Francesco)

Grease

Chi non ha mai vissuto una summer crash? Tutte iniziano come una favola, non tutte però vanno avanti. In Grease c’è il prima e il dopo: il ritorno alla vita normale, alla scuola, alle diversità. Riuscirà la fiamma della passione a sopravvivere alla fine dell’estate? Disponibile su Netflix e Amazon Prime Video. (Micaela)

P.S. Qui c’è la nostra playlist “Amori estivi”.

Midsommar – Il villaggio dei Dannati


Chi l’ha detto che l’estate deve essere solo la stagione delle spiagge, dell’abbronzatura e degli amori fugaci? Se volete qualcosa di inusuale questo è il film che fa per voi! Prima di ogni altra cosa dovete sapere che il Midsommar, ovvero “la festa di mezza estate“, è una celebrazione svedese molto amata caratterizzata dalle corone floreali e dai balli intorno al Midsommarstang, simbolo d’amore e di fertilità. Ed è proprio durante la terza settimana del mese di giugno che si svolge la nostra storia. Dopo aver subito un lutto devastante, Dani (Florence Pugh) non ha nessun altro se non il fidanzato Christian (Jack Reynor) che però vorrebbe porre fine alla loro relazione. Impossibilitato dal lasciarla sola, il ragazzo deciderà di portarla con sé in Svezia, dove assisteranno alla celebrazione del solstizio d’estate nel villaggio natale di un amico. Isolata nei boschi svedesi, la comunità locale inizialmente accogliente e trasparente inizierà ad assumere comportamenti sempre più ambigui. Ritornando alle genesi del genere horrifico, fatto di atmosfere ansiogene e claustrofobiche, Midsommar al tempo stesso sovverte le regole del gioco con un’ambientazione costantemente illuminata. Non c’è buio nei giorni più lunghi dell’anno, eppure rendersi conto di cosa stia accadendo è maledettamente difficile ed inquietante. Un horror alla luce del sole che non vi lascerà indifferenti. Disponibile su Amazon Prime Video. (Michele)


Caccia al ladro

Chi non vorrebbe passare un’estate in Costa Azzurra tra spiagge, vigneti e hotel di lusso? Beh, in caso siate impossibilitati a farlo, potreste comunque andarci grazie a questo film del 1955 targato Alfred Hitchcock. John Robie è un ex ladro, conosciuto come “il Gatto“, ritiratosi nella sua villa francese in Riviera dove improvvisamente riprendono dei furti di gioielli. Dovendo dimostrare la propria innocenza, John deciderà di fingersi un ricco uomo d’affari per avvicinare una coppia madre-figlia facoltose, utilizzandole come esca per il nuovo ladruncolo che si spaccia per lui. Il maestro del brivido firma un summer movie intrigante con una delle coppie più belle del cinema: Cary Grant e Grace Kelly, mai così belli. Tra auto cabrio ed il vento tra i capelli, spiagge affollate, complotti e indagini, il divertimento è assicurato. Disponibile su Amazon Prime Video. (Michele)

Il sorpasso

 è  un classico del cinema italiano con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, da vedere a ridosso di Ferragosto, perché proprio in quei giorni è ambientato. Bruno, gradasso romano, conosce per caso in una Roma deserta in pieno boom economico il timido e impacciato Roberto, studente universitario rinchiuso a casa per preparare degli esami. Tempo pochi minuti si ritrovano in auto insieme e parte un road movie che da Roma li porterà fino alle coste toscane, in cui il regista Dino Risi, in puro stile da commedia all’italiana, miscela tragico e comico fino al sorprendente finale. Un capolavoro imperdibile, da vedere e rivedere. Da collezione. (Stefania)

Pranzo di Ferragosto

“Pranzo di Ferragosto” è una pellicola indipendente e sorprendente di Gianni De Gregorio, che ne è protagonista e regista. Anche in questo caso, siamo a Roma e si avvicina il 15 agosto: un regista e sceneggiatore, squattrinato e pieno di debiti, deve occuparsi della madre anziana e accetta di prendere in carico anche le madri del medico di famiglia e di alcuni condomini, tutti intenti a “liberarsi” del peso degli anziani per poter fuggire dalla città. Anche se nell’incipit il film si presenta cinico e triste nel descrivere la condizione di solitudine della vecchiaia, presto si trasforma in una commedia piena di ironia, grazia, delicatezza, senza essere stucchevole. Indimenticabili le attrici che interpretano le “mamme abbandonate”: tutte esordienti, nonostante l’età avanzata. Vi alzerete dal divano di buon umore. Da collezione. (Stefania)

Chiamami col tuo nome

Se penso a Chiamami col tuo nome, diretto da Luca Guadagnino e vincitore del Premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, mi viene in mente l’estate in tutte le sue sfaccettature: con le cicale che fanno da sottofondo, Elio va in bici, si tuffa in piscina, balla a ritmo delle canzoni anni ‘80 e soprattutto fa le sue prime esperienze amorose. La sua è una storia d’amore estiva, ma non per questo superficiale, anzi. In uno scenario da sogno grazie ai meravigliosi paesaggi del nord Italia, Chiamami col tuo nome è il film perfetto per un caldo pomeriggio estivo. Disponibile su Netflix e Amazon Prime Video. (Veronica)

Qui c’è la nostra playlist dedicata al film.

Film e Serie TV per l’estate

Per altri stimoli culturali, ecco i libri consigliati per l’estate 2021 e le serie tv per questi mesi caldi!

Articolo a cura di:

Valeria de Bari, Lorenzo Cardano, Alessia Pizzi, Francesco Fario, Stefania Fiducia, Michele Finardi, Micaela Paciotti, Veronica Bartucca

Liriche d’estate con Morena Virgini in “Gioco di maschere e altre poesie”

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L’estate può essere il periodo ideale per dedicarsi alla lettura di un buon libro di poesie. Accattivante, pieno di suggestioni, Gioco di maschere e altre poesie di Morena Virgini pubblicato dalle Edizioni Croce è un omaggio raffinato alla femminilità tradotta in lirica.

La Virgini ha scoperto l’amore per i versi in tenera età. Nella sua poetica si ispira ai poeti del Novecento e alla sua vita. Impiega vari stili del nostro panorama letterario, personalizzandolo e rendendolo confidente e intimo; come ho già scritto nella prefazione del libro è l’affermazione della realtà carnale e femminile a dettare il ritmo della lettura.

La scrittrice è una pellegrina d’amore, si mette a nudo e non cerca un riscatto poetico ma, soprattutto, cerca il confronto con se stessa e con il centro delle sue sensazioni più intime. “La scrittura per me è terapeutica: è un viatico per la guarigione dei mali dell’anima” ci rivela la poetessa.

Il grigio copriva / i colori delle nostre giornate / perché tra me e te / era un gioco di maschere. / Una trama di chimere / che tu avevi scritto / a due mani. / Mi mostravo felice / ma collezionavo cocci. / Adesso ritrovo in me la bellezza / che per troppo tempo / ho nascosto per te. / E le risate / tornano ad essere / la punteggiatura / che scandisce / il ritmo dei miei giorni.

L’introspezione dell’autrice coincide con lo sguardo che ognuno di noi rivolge al se stesso più intimo e diventa una sorta di specchio in cui si riflette l’anima del lettore. La poesia è un mezzo per trovare il significato più profondo della vita e trascendere gli angusti confini dell’esistenza terrena.

Un’identità forte quella della poetessa laziale che non lascia spazio a fraintendimenti, un richiamo alla propria natura di Venere primordiale e generativa che impone una femminilità vincente.

Per la poeta, come la chiamano in molti, comporre versi significa percorrere un viaggio all’interno dell’animo, per portare alla luce aspetti nascosti.

Morena Virgini è nata a Sezze ed insegna Lettere in una scuola media di Latina. Ha collaborato per diversi anni con un noto quotidiano di Latina nella pagina culturale. La raccolta di poesie Mentre tutto tace edito dalla Laura Capone Editore ha segnato il  suo debutto letterario. Ha vinto il Premio di Poesia Nero&Giallo Latino-Le Fleur du Noir nell’ambito della rassegna noir Giallo Latino nel 2012 e nel 2013. Nel 2018 ha vinto il Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea per la sezione Poesia Inedita e le quattro poesie vincitrici sono state pubblicate nell’antologia Madre della Tenerezza vol. II. A luglio 2019 è stata pubblicata la sua seconda raccolta di poesie Gioco di maschere e altre poesie edita da Fabio Croce Editore. Nel 2019 è stata finalista del concorso di poesia Giornata Mondiale della Poesia. 100 Thousand Poets for Change e la sua poesia è stata pubblicata nell’omonima antologia. Nel 2020 ha vinto l’VIII edizione del Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea nella sezione poesia Inedita e le quattro poesie vincitrici sono state pubblicate nell’antologia RuGiada. Lo scorso 30 aprile ha vinto la IX Edizione del Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea 2021 nella sezione poesia inedita e le sue poesie vincitrici saranno pubblicate in un’antologia con distribuzione su tutto il territorio nazionale.

Antonella Rizzo

Casper: il fantasmino in CGI che ancora fa sognare piccoli e grandi

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Titolo Originale: Casper
Regia: Brad Silberling
Nazione: U.S.A.
Anno Produzione: 1995
Genere: Fantasy
Durata: 100′
Cast: Christina Ricci, Bill Pullman, Cathy Moriarty, Eric Idle, Fred Rogers, Amy Brenneman.

Bucanieri e dobloni d’oro. Whipstaff nasconde un gran tesoro

Trama

Il defunto padre della perfida Carrigan Crittenden ha lasciato in eredità il suo denaro ad associazioni ambientaliste, ad eccezione, come casa per la figlia, del castello di Whipstaff: un maniero in stile Gaudí situato sulle scogliere a Friendship, nel Maine. Unica pecca, il castello è infestato da quattro fantasmi e chiuso da cento anni. Uno di questi spettri, il piccolo Casper, è un fantasmino molto gentile e sensibile, e tramite programmi amichevoli della tv che egli stesso ha introdotto nel maniero, vorrebbe fare amicizia coi vivi, ma i suoi tre svitati zii, Molla, Ciccia e Puzza, comportandosi come veri fantasmi, tentano di tutto per spaventare chiunque voglia entrare in casa.

Dopo che gli spettri hanno messo in fuga un prete esorcista, l’acchiappafantasmi Ray Stantz e una squadra di operai chiamata per demolire l’edificio, Carrigan, per appropriarsi di un tesoro che una cassaforte del maniero nasconde, decide di farlo disinfestare dal medium più famoso degli Stati Uniti, il dottor James Harvey, che arriva con la figlia Kat al castello. Sebbene inizialmente James abbia problemi con il trio spettrale, riesce a metterli temporaneamente fuori gioco intrappolandoli in un aspirapolvere, mentre Kat fa amicizia col mite Casper. Davvero filerà tutto liscio? Ne vedremo delle belle!

La tenerezza di Casper: uno dei primi film con un protagonista in CGI

Casper è un film del 1995 diretto da Brad Silberling, basato sul personaggio omonimo protagonista di cartoni animati e fumetti. Fu una delle prime pellicole ad avere un personaggio principale realizzato interamente in CGI. Infatti, il film fece ampio uso della computer-generated imagery per ricreare i fantasmi.

Gli effetti speciali sono  veri protagonisti della pellicola, per l’epoca rappresentava infatti una tecnologia avanzata, questa richiese due anni di lavoro e  28.000 miliardi di bytes, come 19 milioni di floppy disc. Insomma, in un confronto con Jurassic Park la produzione di quest’ultimo fu quasi un gioco da ragazzi.

Casper e le atmosfere poco spettrali

Guardando Casper è evidente che l’autore sia un accanito ammiratore di Tim Burton,  questo è evidente in alcune scene che alleggeriscono e addolciscono la presenza del fantasmino grazie ad un’attenta osservazione umoristica: per esempio nel mimetizzarsi ovunque, tra quadri, orologi e carillon;  o negli scherzi all’imbranato dr. Dangerfield ed Eastwood.

La trama di Casper si divide in due parti. Nella prima la pellicola si focalizza sull’ambientazione di James e Kat all’interno di Whipstaff. Mentre, nella seconda, la prospettiva è focalizzato nettamente in direzione del “tesoro di Whipstaff”.

L’atmosfera generale è semplice e quasi sempre leggera. I toni della narrazione risultano nel complesso abbastanza credibili soprattutto grazie a qualche venatura drammatica. Non manca l’effetto malinconia, elemento imprescindibile a sostegno dell’evoluzione del protagonista.

Grazie ad un sapiente lavoro tra regia e autori il film non presenta momenti morti. Il ritmo della pellicola è sempre cadenzato, pieno di sorprese e ma a tratti scontato. Nei primi minuti non manca qualche riferimento al genere Horror senza mai toccarlo veramente.

Le musiche

Degna di nota è la colonna sonora. James Horner, compositore anche delle musiche di Balto, con la sua Casper’s Lullaby, ha realizzato una chicca rimasta nella mente di tutti gli spettatori.

Quanto alla soundtrack in generale, ogni brano accompagna lo spettatore per tutti e 100 i minuti. Da non dimenticare gli intermezzi rock che fungono da ausilio ai momenti di comicità e leggerezza.

Un cult movie a metà tra commedia romantica e ghost story

Certo il film non spicca sicuramente per l’uso della tecnologia in fase di post-produzione, ma le “imperfezioni” vengono raddrizzate da una trama semplice e divertente.. Spicca la presenza di Cristina Ricci, la quale, orbitando intorno ad un altro suo personaggio “dark”, Mercoledì ne la “Famiglia Adams”, riesce a creare un personaggio rimasto nell’immaginario collettivo.

La storia, che piaccia o meno, è per piccoli e grandi grazie al romanticismo che incanta con la scena del ballo facendo sognare tutte le bambine che guardavano disincantate il prototipo cinematografico del principe azzurro.

Come non ricordare una delle frasi celebri di questo film cult degli anni ’90:

“Posso tenerti con me”

In conclusione, nonostante la leggerezza, l’opera tratta tematiche complesse come la morte, l’amore, l’amicizia, l’avidità compulsiva e persino l’integrazione giovanile. La pellicola è commovente e ricca di citazioni. Ad esempio quando il Dr. Ray Stantz nel tentativo di liberare la casa dai fantasmi esclamerà: «Who you gonna call? …Someone Else.»

Curiosità

  • In un cameo appare Dan Aykroyd in veste del dottor Raymond Stantz (già interpretato in Ghostbusters) che tenta di liberare la casa dai fantasmi senza successo;
  • In un altro cameo appaiono anche Clint Eastwood, il comico statunitense Rodney Dangerfield, Mel Gibson e lo Zio Tibia.  Inoltre, anche il produttore del film Steven Spielberg sarebbe dovuto apparire nel film, ma la sua apparizione venne tagliata a causa della tensione del regista ad essere ripreso;
  • La pellicola è stata girata interamente presso gli Universal Studios di Los Angeles, compreso il Lago Singapore sito negli studi medesimi; solo una una parte venne girata a Rockport, Maine;
  • La produzione è costata 55 millioni di dollari, in fase di distribuzione incassò 100 328 194 $ in Nord America e 187 600 000 $ nel resto del mondo, per una somma totale di 287 928 194 $ , rendendolo un ottimo successo commerciale;
  • Nella stagione cinematografica 1995-96 il film si classificò al 6° posto tra i primi 100 in uscita quell’anno;

Perchè guardarlo

Per ricordare l’infanzia i primi amori infantili, e rivivere i giorni di spensieratezza.

Tre motivi per guardarlo

  1. Per la scena del ballo;
  2. Per rivedere Casper umano;
  3. Perchè le risate sono assicurate.

Angela Patalano

Vi siete persi l’ultimo Cineforum? Ci pensiamo noi!

“Il blu e il rosso”: anche le parole hanno un colore

Le autrici di questa raccolta poetica sono Barbara Gabriella Renzi e Chiara Rantini. Conosciamole meglio prima di parlare della loro silloge.

Le autrici

Barbara Gabriella Renzi, a soli sette anni, ha scritto la sua prima storia Marzietto e Marzieto: i due fratelli stellari.

Ha pubblicato racconti brevi e poesie, ricordiamo: Un giorno in Schegge, Mnamon, 2017, Scaglie di Sapone, PAV Edizioni, 2018, Schegge di tempo, ‎ Mnamon, 2019, Storie di Donne, PAV Edizioni, 2019, Storie Stellari, Ensemble, 2019, Donna. Filari d’alberi in voci, Edda Edizioni, 2019, Voci di Stelle, CTL ed., Livorno, 2020.

Ha curato, inoltre, due antologie per PAV edizioni: Parole Migranti (2020) e Il Presente nel Dopo (2021).

Chiara Rantini, nata a Firenze in un giorno di maggio alla metà degli anni ’70,  ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della sua città, laureandosi con il massimo dei voti con una tesi sul pensiero di Simone Weil. Ha molteplici interessi ma su tutti prevalgono la lettura, la scrittura (coltivata sin dall’età dell’adolescenza) e l’amore per la natura, in particolare per la montagna. Fa parte del collettivo poetico Affluenti Nuova Poesia Fiorentina e del progetto letterario Erboristeria delle lettere. Ha partecipato ad alcuni concorsi letterari a cui sono seguite le pubblicazioni di racconti e poesie in antologie. Ha pubblicato: un romanzo La resa delle ombre, Alcheringa ed., Anagni, 2018; una raccolta poetica Un paradiso per Icaro, Ensemble ed., Roma, 2018; una raccolta poetica collettiva  Sulla soglia della lontananza di cui è stata la curatrice, CTL ed., Livorno, 2020.

La recensione

Prima di avventurarci nella lettura de Il blu e il rosso, non possiamo non soffermarci sul titolo, cercando di immaginarne il significato.

Blu e rosso, perché le nostre poetesse hanno scelto questi colori? Forse perché il blu simboleggia l’armonia e dona pace interiore? Il blu è il colore della tristezza, ma anche dell’acqua e del cielo.

Il rosso, invece, è associato all’energia vitale, alle forti emozioni. E’ un colore caldo a differenza del blu che è un colore freddo. Qual è il denominatore comune di questi due colori all’interno dell’opera?

Nella prima parte, blu, attraverso un susseguirsi di immagini rapide come pennellate, Barbara riflette il mondo interiore delle emozioni che si alternano a un senso di profondo di nostalgia.

Elementi naturali come il lago diventano rappresentazione dell’inconscio, il luogo in cui ritirarsi per riacquistare le forze e riemergere risanati. Nella poetica blu di Chiara, invece, la riflessione sul rapporto tra poesia e vita è sottolineato dai riferimenti alla natura. Nostalgia, ricordi e lontananza sono i temi che predominano; queste emozioni sono legate al cielo, che in diverse poesie sottintendono una forte spiritualità.

Le nostre poetesse sembrano prendere per mano il lettore e lo conducono nella seconda parte in cui domina il colore rosso. Questa volta, la voce iniziale è quella di Chiara. Le parole, scelte con cura, dipingono la luce delle emozioni che esplode in “raggi d’amore”, nel “sorriso nel volto di un anziano” e nel tramonto che “illumina la via”.

E proprio perché ogni parola ha una propria sfumatura di colore, che dà sostanza alla nostra immaginazione, Barbara col suo rosso ci scuote e nella mente echeggiano con forza i suoi versi:

“ Ed il bambino che sei stato

Morto sulle spiagge

Come un pesce stramazzato”

Ora non resta che immergervi nella lettura e lasciarvi abbracciare dal colore blu e rosso per comprendere pienamente il messaggio di Barbara e Chiara.

Anna Rampini

Charles Dickens in pillole | Classici della letteratura inglese

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Charles Dickens è uno dei più famosi autori inglesi di sempre. Ecco uno sguardo sulla sua vita, sul contesto storico e sulle sue opere più importanti.

Vita

Figlio di un impiegato della Marina inglese, Charles Dickens apparteneva alla classe media fino a quando, bruscamente, i cambiamenti nella situazione finanziaria della famiglia lo costrinsero a lavorare per qualche tempo in una fabbrica di scarponi. Nonostante Dickens alla fine riuscì a tornare a scuola, trovò l’esperienza in fabbrica incredibilmente traumatica e ne fece tesoro quando iniziò a guadagnarsi da vivere come scrittore, prima come giornalista e poi, dopo la pubblicazione del 1836 di The Pickwick Papers, come romanziere.

Contesto storico

I romanzi di Dickens sono diventati sinonimo dell’epoca vittoriana nella letteratura inglese (che va all’incirca dal 1830 al 1900 e coincide con gli effetti culturali del regno della regina Vittoria in Inghilterra e l’Impero inglese). Ma l’epoca vittoriana fu un momento importante per il romanzo in generale: molte riviste serializzavano opere di prosa e l’aumento dei livelli di istruzione fece sì che molti di più nelle classi medie leggessero romanzi come passatempo.

L’espansione dell’Inghilterra

L’epoca vittoriana segna in Inghilterra una serie di cambiamenti politici, economici e sociali. L’Inghilterra era il gioiello della corona di un impero “sul quale il sole non tramontava mai”, il che significa che si estendeva in gran parte del mondo conosciuto, comprese l’Australia e la Nuova Zelanda, il subcontinente indiano e parte dell’Africa. Londra non era solo un fulcro per lavoratori, scrittori, artisti e pensatori inglesi: era la metropoli che il mondo non aveva mai visto.

Gli effetti della rivoluzione industriale

Le innovazioni tecnologiche che diedero origine alla Rivoluzione Industriale tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo introdussero la prima economia capitalista, aprendo opportunità sociali e finanziarie a persone che non avevano mai avuto la possibilità di guadagnare status o ricchezza sotto la rigida gerarchia di classe ereditaria del passato.

Queste opportunità permisero a chi apparteneva a una classe inferiore di aumentare la sua posizione nella società arricchendosi e istruendosi; in molti casi, tuttavia, favorì una crescente povertà della classe operaia, poiché i proprietari delle fabbriche approfittarono del proprio successo e della crescente domanda di lavoro maltrattando i loro operai. I sindacati iniziarono a prendere piede, ma non sempre riuscivano a combattere gli abusi dei produttori. Uno dei problemi principali era sicuramente il lavoro minorile.

Opere

Oliver Twist

Oliver Twist è una critica sociale alle leggi sulla povertà in Inghilterra che costringevano le famiglie povere a lavorare in workhouses simili a quelle di una prigione. Raccontando le condizioni sui posti di lavoro, Dickens aiutò la causa: aveva mostrato che erano esseri umani e che, in quel momento, non erano trattati come tali.

La descrizione di Dickens delle workhouses serve anche a dimostrare che le leggi sui poveri non erano solo disumane, bensì generavano povertà piuttosto che fornirne un rimedio. La workhouse non insegna nulla a Oliver e agli altri e li nutre così poco che si ammalano e muoiono. L’obiettivo del romanzo, quindi, non è solo quello di descrivere la povertà inglese, ma è anche quello di cambiare attivamente la percezione sia della povertà sia del senso generale della società vittoriana, che credeva di star aiutando la causa.

Il tema del bene contro il male ha un ruolo centrale in Oliver Twist. Questo tema può essere visto nella giustapposizione di Oliver Twist e dei suoi amici in contrasto a Fagin e i ladri. I cattivi come Sikes, Fagin e Monks hanno poche, se non nessuna, qualità positive o redimibili. Si vedono solo commettere atti di criminalità, abusi e sotterfugi. Sebbene gli vada bene per un po’ di tempo grazie allo sfruttamento dei deboli e degli indifesi, i personaggi malvagi incontreranno tutti il giusto destino: Sikes e Fagin muoiono per i loro crimini, e l’avidità e la dissolutezza di Monks lo portano a una pietosa fine.

Great Expectations (Grandi Speranze)

Great Expectations segue l’infanzia e la giovinezza di Pip, apprendista fabbro in un villaggio di campagna. Improvvisamente entra in possesso di una grande fortuna da un misterioso benefattore e si trasferisce a Londra dove entra nell’alta società. Man mano che cresce, Pip si trasforma gradualmente in un uomo dalle grandi speranze: qualcuno che aspira a diventare un gentiluomo, colto e ben educato, così da poter chiedere all’amata Estella di sposarlo senza ripensamenti o esitazioni. Alla fine, Pip si rende conto che la maturità emotiva è altrettanto importante della maturità mentale e fisica; per essere un essere umano decente, si deve prima determinare la propria morale e vedere sia le proprie virtù che i propri vizi. Aspirare a essere una brava persona è molto più onorevole e nobile che aspirare a essere un gentiluomo rispettato.

Dickens esplora la struttura sociopolitica e il clima nell’Inghilterra vittoriana e mette in mostra le ovvie differenze tra gli stili di vita dei ricchi e dei poveri. Il tema delle differenze di classe è collegato al messaggio principale del romanzo, poiché l’idea di Dickens era quella di aiutare i lettori a capire che le ricchezze non sono nulla rispetto all’amore, alla gentilezza e alla generosità.

L’autore critica apertamente il sistema legale britannico e lo ritiene ingiusto, corrotto e senza scrupoli. L’intenzione di Dickens era quella di dipingere un quadro realistico della situazione giuridica nell’Impero britannico, che era tutt’altro che ideale. Pip si rende conto che deve la maggior parte della sua ricchezza e del suo status a Magwitch, un umile criminale, e inizia a capire come la sua ignoranza ed egoismo lo abbiano accecato e costretto a dimenticare la sua umanità e a ignorare il valore e le virtù di Magwitch.

Hard Times (Tempi Difficili)

Hard Times suggerisce che l’eccessiva industrializzazione dell’Inghilterra del diciannovesimo secolo minaccia di trasformare gli esseri umani in macchine ostacolando lo sviluppo delle loro emozioni e della loro immaginazione. Questo suggerimento viene in gran parte attraverso le azioni di Gradgrind e del suo seguace, Bounderby: mentre il primo educa i bambini della sua famiglia e della sua scuola nei modi di fatto, il secondo tratta gli operai nella sua fabbrica come oggetti privi di emozioni che possono essere facilmente sfruttati per il proprio interesse. Nel capitolo 5 del primo libro, il narratore traccia un parallelo tra la fabbrica Hands e i bambini Gradgrind: entrambi conducono esistenze monotone e noiose. Di conseguenza, le loro fantasie e i loro sentimenti sono offuscati e diventano essi stessi quasi meccanici.

Gli effetti di meccanizzazione dell’industrializzazione sono aggravati dalla filosofia dell’interesse personale razionale di Mr. Gradgrind, che crede che la natura umana possa essere misurata e governata interamente da regole razionali. La sua scuola, infatti, cerca di trasformare i bambini in piccole macchine che si comportano secondo tali regole.

L’obiettivo principale di Dickens in Hard Times è quello di illustrare i pericoli di permettere agli umani di diventare come macchine, suggerendo che senza compassione e immaginazione, la vita sarebbe insopportabile.

Fonti: Litcharts e Sparknotes

Veronica Bartucca

Non perderti l’uscita precedente della rubrica sui classici della letteratura inglese:

Addio Raffaella Carrà, la Rivoluzione televisiva

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Raffaella Carrà si è spenta il 5 luglio dopo una lunga e riservatissima malattia all’età di 78 anni.

La Carrà: un’icona per tutti, un nome che si associava alla musica, al ballo e al mondo televisivo. Nata Pelloni e di origine bolognese, Raffaella è stata presente nell’intrattenimento degli italiani sin da quando aveva 8 anni, per un piccolo ruolo in un film di Mario Bonnard. Con 2 diplomi accademici nell’arte dello Spettacolo (prima l’Accademia di Danza e poi il Centro Sperimentale di Cinematografia), Raffaella viene ricordata per tante cose: la danza, la musica, la televisione, un po’ di cinema…

Già pure il cinema! Pochi infatti sanno che la prima strada che prova a percorrere è quella per diventare attrice. Sarà diretta da Blasetti, Fenoglio, Lizzani, Monicelli, Robson; e reciterà accanto a Domenico Modugno, Enrico Maria Salerno, Frank Sinatra, Renato Salvatori, Marcello Mastroianni e altri.

Video Medley

Audio Medley

Il successo

Il grande successo però arriva con il piccolo schermo: sarà la televisione a darle lustro e popolarità.

Nella primavera del 1970, è protagonista del programma Io, Agata e tu…, insieme a due “pilastri” della scena come Nino Ferrer e Nino Taranto. Qui, Raffaella compie la sua prima rivoluzione: in un mondo nuovo come la televisione, svecchia il termine “soubrette”, legato ad una versatilità artistica femminile molto composta, trasformandolo “showgirl”, più dinamica e al passo con i tempi, compresi i ritmi musicali e di costume.

Apprezzata ed ammirata per la sua energia, nell’autunno di quell’anno viene invitata a condurre, insieme a Corrado, il noto programma Canzonissima. Qui, Raffaella cambierà il mondo italiano con coraggio e determinazione. Suo il primo ombelico mostrato in televisione dal vivo! Quella maglia, con la pancia scoperta, non fu solo un mero discorso di moda e comodità, ma divenne il simbolo e la voce di una generazione stanca del bigottismo e dell’arretratezza dei costumi. Lo spirito del ’68, anche senza la politica, era ufficialmente entrato nelle case degli italiani, cantando e ballando.

L’anno successivo, riconfermata insieme a Corrado, nonostante alcune perplessità (ma troppo richiesta dal pubblico), un altro scandalo la vide protagonista nella trasmissione, ma sempre con leggerezza e sorriso.

Nella terza puntata di quell’edizione del ’71, Raffaella balla il celebre Tuca Tuca. I vertici Rai non gradirono la coreografia: “troppo trasgressiva” venne definita e, dopo un articolo dell’Osservatore Romano, venne addirittura tolta dalle classifiche. Come mai allora tutti noi conosciamo la canzone e l’omonimo balletto? Dobbiamo tutto ad Alberto Sordi. L’attore romano, infatti, dopo un pranzo con la ballerina, decise di cogliere la palla al balzo.

Ospite nella nota trasmissione, usò la sua magica verve e propose a Raffaella di ballare insieme il Tuca Tuca. L’ironia di Sordi mentre la ballerina lo toccava e cantava, donò alla coreografia uno spirito diverso, sdoganandolo dalle polemiche della precedente e “provocante” pezzo eseguito con Enzo Paolo Turchi.

I diritti degli omosessuali

Altra grande rivoluzione di Raffaella fu nei confronti dei diritti degli omosessuali, tema ancora molto discusso nel nostro Paese e non solo.

Dopo l’edizione di Canzonissima del ’70, Raffaella iniziò a ricevere (così dichiarò in un’intervista) tante lettere da parte di ragazzi omosessuali che le raccontavano le loro difficoltà dovute all’emarginazione, sia da parte della società che da parte delle famiglie. Rispose a quanti più poté! Non riusciva a capire il perché di tanto silenzio o il perché giudicare! Inoltre nel 1978, canterà il brano Luca, uno dei primi brani narranti l’amore di una ragazza verso un ragazzo, che non ricambia perché preferisce la compagnia di un ragazzo biondo.

Una donna inoltre sempre sorridente, ironica, raggiante ed iconica. Un altro importante lutto nel mondo dello spettacolo italiano: dopo un simbolo per la musica come Franco Battiato e Carla Fracci per la Danza; Raffaella Carrà sarà sempre per tutti noi quella Televisione pura, ribelle e musicale.

Francesco Fario

Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Cinema in piazza a Roma: il programma 2021

Il Cinema in Piazza prosegue con la settima edizione della rassegna curata dall’Associazione Piccolo America, che tra incontri e proiezioni guida il suo pubblico alla scoperta della Settima Arte. Ogni settimana tantissimi i nomi che arrivano a piazza San Cosimato a Trastevere, nel verde del parco della Cervelletta a Tor Sapienza e sotto le stelle con vista sul Cupolone del Parco di Monte Ciocci a Valle Aurelia. Quest’anno, infatti, è stata inaugurata la terza sede, per la gioia di tutti coloro che trovavano troppo distanti le altre due.

Cinema all’aperto? Yes, we can!

Le proiezioni sono previste fino al 1 agosto e sembrano davvero un toccasana estivo, data anche l’emergenza Covid-19. se c’è un’abitudine che la pandemia non ha potuto toglierci, è quella di poter gustare dei film a cielo aperto nelle più belle location della Capitale.

Come funziona con l’emergenza Covid-19

Tutte le proiezioni e gli incontri sono ad accesso libero fino a esaurimento posti e solo su prenotazione tramite registrazione su www.prenotaunposto.it/ilcinemainpiazza.  Sul sito si potrà prenotare la propria “piazzola” dove sarà possibile partecipare alle serate con cuscini, teli e sedute portati da casa, nel rispetto delle norme anti-coronavirus.

Programmazione 19-20 giugno

Sabato 19 giugno

ore 21.15 – Parco di Monte Ciocci (Valle Aurelia)

CARLO VERDONE

presenta “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola (1976, 115 min)

Omaggio a Nino Manfredi

Modera Francesco Zippel

Domenica 20 giugno

ore 21.15 – Parco di Monte Ciocci (Valle Aurelia)

ENRICO VANZINA

presenta “Febbre da Cavallo – La Mandrakata” di Carlo Vanzina (2002, 104 min)

Omaggio a Gigi Proietti e Carlo Vanzina

Modera Francesco Alò

Programmazione dal 23 al 27 giugno

Mercoledì 23 giugno

ore 21.15 – Parco di Monte Ciocci (Valle Aurelia)

SILVANO AGOSTI e NICOLA PIOVANI

presentano “N.P. – Il Segreto” di Silvano Agosti (1971, 95 min)

Modera Laura Delli Colli

Giovedì 24 giugno

ore 21.15 – piazza San Cosimato (Trastevere)

SERGIO RUBINI, ROCCO PAPALEO, GENO DIANA

CARLA CAVALLUZZI e ANGELO PASQUINI

presentano “Il grande Spirito” di Sergio Rubini (2019, 113 min)

Modera Fabio Ferzetti

Venerdì 25 giugno

ore  19.30 – piazza San Cosimato (Trastevere)

Consegna Premio Talento & Tenacia

A seguire

VINCENZO MARRA

presenta “La volta buona” di Vincenzo Marra (2019, 95 min)

Modera Fulvia Caprara

Domenica 27 giugno

ore 21.15 – piazza San Cosimato (Trastevere)

Cast e troupe presentano “Saturno Contro” di Ferzan Ozpetek (2007, 110 min)

In collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale

Programma dal 7 all’11 luglio

INCONTRI E PROIEZIONI A PIAZZA SAN COSIMATO (TRASTEVERE)

 Mercoledì 7 luglio ore 21.15: Gianfranco Rosi presenta in video-collegamento “EL SICARIO – ROOM 164” di Gianfranco Rosi (2010, 80 min)

Giovedì 8 luglio ore 21.15: proiezione di “Naissance Des Pieuvres” di Céline Sciamma (2007, 85 min)

Venerdì 9 luglio ore 21.15:  Carlos Reygadas e Fratelli D’Innocenzo presentano “Silent Light” di Carlos Reygadas (2007, 145 min)

Sabato 10 luglio ore 21.15: proiezione di “Martin Eden”di Pietro Marcello (2019, 129 min)

Domenica 11 luglio ore 21.15: Ferzan Ozpetek, cast e troupe presentano “Un Giorno Perfetto”di Ferzan Ozpetek (2008, 105 min)

IL PROGRAMMA DI QUESTA SETTIMANA

Mercoledì 14 luglio

ore 21.15 – piazza San Cosimato (Trastevere)

omaggio a CLARE PEPLOE

proiezione di “Rough Magic” di Clare Peploe (1995, 105 min)

Giovedì 15 luglio

ore 21.15 – parco della Cervelletta (Tor Sapienza)

KEN LOACH

presenta in video-collegamento “Sweet Sixteen” di Ken Loach (2002, 106 min) 

Venerdì 16 luglio

ore 21.15 – piazza San Cosimato (Trastevere)

KEN LOACH

presenta in video-collegamento “Sorry We Missed You” di Ken Loach (2019, 101 min)

Domenica 18 luglio

ore 21.15 – Parco di Monte Ciocci (Valle Aurelia) 

NUNZIA DE STEFANO e VIRGINIA APICELLA

presentano “Nevia” di Nunzia De Stefano (2019, 86 min)

Amori estivi: le canzoni perfette in una playlist

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Le probabilità di innamorarsi d’estate sono altissime. Sarà per le temperature che ci fanno vestire con abiti succinti; sarà per la luce del sole; per gli ormoni che ballano in location romantiche ma tutti, e ripeto tutti, in epoca pre o post covid, ci siamo presi una cottarella estiva per qualcun*.

Le canzoni secondo la Redazione

Alcuni di noi hanno vissuto una storia platonica, altri realmente accaduta; a volte l’amore estivo è durato qualche settimana ed è finito col primo vento di settembre, altre volte si è districato tra più stagioni.

In ogni caso ogni amore estivo è accompagnato da una sua personalissima soundtrack. Per questo ho chiesto ai redattori e alle redattrici di CulturaMente di raccontarmi i loro amori estivi e la canzone che li ha accompagnati.

Ecco a voi quindi la playlist dedicata agli amori estivi con il racconto delle storie realmente accadute.

Stormi – Iosonouncane

Solo quell’uomo avrebbe avuto il potere di farmi amare una canzone indie. Del resto, anche se è stato un amore proibito – nato in estate, ma un po’ più lungo di una stagione – mi ha insegnato tante cose che non avrei mai creduto di poter desiderare ancora.  Mi ha ricordato come si sta in un posto sentendo che si sta nel posto giusto, anche se per tutti gli altri poteva essere un posto sbagliato. Mi ha ricordato che non vale la pena di accontentarsi in cambio della comodità. Mi ha insegnato quanto posso amare forte, e se oggi amo come amo è anche grazie a quell’incontro. E per questo, nonostante purtroppo non sia finita come volevo, resterà sempre nel mio cuore, perché quando ho incontrato lui ho iniziato il mio cammino personale verso l’essere Donna. In quel momento ho iniziato a restituirmi i miei sogni.

Star 69 – Fatboy Slim

C’erano un’italiana, uno spagnolo e un olandese. No non è l’incipit di una barzelletta ma quello di un amore estivo, nato ad Edimburgo durante l’Erasmus. Ballavo selvaggiamente Star 69 con uno spagnolo per cui avevo perso la testa. L’amore è restato platonico. Sono andata fino in Spagna per raggiungere l’uomo che aveva conquistato il mio cuore ma ahimè la nostra storia è rimasta mentale. Per fortuna quella stessa estate avevo un volo per Amsterdam dove mi aspettava il mio piano B: l’olandese!

Un’estate fa – Delta V

Questo amore è nato all’Aquafan di Riccione. Nonostante la location estiva non eravamo sulla riviera in vacanza, bensì per motivi di lavoro. La permanenza sarebbe durata venti giorni e poi tutti a casa. Io ero completamente cotta dal caldo, dal sole e da lui, il mio Capoprogetto. Una sera tornano tutti nella loro camera in albergo, tranne noi due. Quella notte è nato un amore estivo, che è durato si può dire da San Lorenzo a Ferragosto. Sì perché poi lui è partito per la Thailandia e mi ha tradita. Il 16 agosto cantavo già Un’estate fa in loop, anche se la stagione evidentemente non era ancora finita. Quando ci siamo rincontrati per caso a dicembre la mia ex fiamma mi ha dedicato Farewell di Guccini, ma questa è un’altra storia.

Dolcissimo amore – Irene Grandi

Avevo quasi vent’anni. Lui diciassette e lamentava il suo essere ancora vergine. Era innamorato della mia migliore amica: quante volte c’ho provato a convincerla, ma lei niente! Per me, invece, era stupefacente: occhi nerissimi, capelli lunghi e ricci, la spavalderia di chi porta dentro il dolore troppo grande di un fratello morto in un incidente. Ci scrissi sopra una poesia, che gli regalai. Lui, in una di quelle lunghissime notti estive, mi chiese se volevo accompagnarlo a fare il bagno prima dell’alba. Abbiamo fumato, parlato, poi ci siamo spogliati, immersi tra le onde e tornati a riva insieme al sole che sorgeva. Da allora lo penso ogni volta che canticchio “fino a quando noi saremo noi, l’alba non venisse mai”. Da qualche parte ho ancora una nostra foto insieme.

TVUMDB – Elio e le storie tese

Lui era il front-man di una band per cui io impazzivo da quando ero una quindicenne cicciottella e poco incline alla socializzazione. Passano un paio d’anni, divento quasi “legale”, si accorge di me e mi dedica questa canzone al karaoke, una delle prime sere estive. Iniziamo da lì una frequentazione da sogno, tutto poteva concludersi con “e vissero felici e contenti” e invece no, perché il cantante maledetto mi ha ghostato senza appello all’inizio di agosto.

Lugano addio – Ivan Graziani

L’ estate 2009 ha segnato la fine della mia grande storia d’amore, con un uomo molto più grande di me. Nonostante il nostro grande amore, eravamo divisi da ostacoli insormontabili. Passeggiavamo per la Versilia in un tramonto cocente d’agosto e lui mi guardò e si mise a cantare Lugano addio di Ivan Graziani. Una canzone che racchiude un amore e anche un addio. Non la posso più sentire senza piangere.

Gioia Infinita – Negrita

Estate 2008. Viaggio post maturità: baciai per la prima volta una ragazza, che divenne una lunga (ed agonizzante aggiungerei col senno del poi) storia. Il titolo (sempre col senno di poi) assume un sapore ironico.

Infinito – Raf

Ricordo le emozioni che provavo e, ancora ad oggi, so tutte le parole di questa canzone a memoria. Fa strano, ma a tratti, quando la riascolto, mi sembra di rivivere quell’estate. L’ amore, come la stra grande maggioranza dei miei amori passati, era assolutamente platonico, ma magicamente immenso. Tenevo tutto segretamente custodito nel mio cuore, e attraverso la canzone riuscivo a dargli un “senso”. Insomma, la complessità e la semplicità di un Amore.

Future days – Pearl Jam

Il ragazzo di cui ero (e sono) innamorata mi fece ascoltare questa canzone a inizio estate dopo un bel po’ di tempo che non ci sentivamo. Lui aveva avuto modo di riascoltarla in un videogioco a cui aveva giocato da poco e il testo gli ricordava me perché diceva che io penso molto (troppo) al futuro. A me la canzone piacque tanto non solo per la melodia che per me ha un che di nostalgico, ma anche per il testo. Sono parole belle e romantiche… 

Beautiful stranger – Madonna

Durante una vacanza-studio in Inghilterra, conosco questo ragazzo inglese bellissimo che subito mi invita al cinema. Era l’anno di Star Wars e di Austin Powers, che in UK è un po’ come da noi Carlo Verdone. Cinema pieno, hype a mille. Appena parte “Beautiful stranger” di Madonna, soundtrack del film, questo ragazzo si alza e mentre tutto il cinema canta lui mi fa una specie di serenata dedicandomi, per l’appunto, beautiful stranger, bella straniera (italiana).

La mia signorina – Neffa

Ero solo un ragazzino e in colonia morivo dietro a una mia bellissima coetanea, che chiameremo qui Maria, che non mi filava per niente. A un certo punto della vacanza le ragazze parteciparono a uno spettacolo in cui facevano la coreografia su La mia signorina di Neffa. Fu in quel momento che vidi lei Lidia, la chiameremo così, la meravigliosa compagna di stanza di Maria. Ci provai con lei e ci stette. Da quel momento non ci siamo mai più separati fino alla fine della colonia. Il primo amore, seppur breve, non si scorda mai.

Volete raccontarci il vostro amore estivo? Condividete nei commenti la storia e la canzone!

Valeria de Bari

La playlist dedicata all’ex: per non farsi mancare nulla

Libri da leggere nell’estate 2021: i consigliati da CulturaMente

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Diciamocelo: non c’è estate senza lista dei libri da leggere.

Abbiamo tutti più tempo e soprattutto più voglia di fare quelle cose che non riusciamo a concludere nella frenesia del resto dell’anno. Leggere è una di quelle attività che non tutti riescono a praticare con costanza. Con il nostro bookclub dei Postumi Letterari stiamo provando a farlo, ma non è sempre facile. D’altra parte, non è semplice confrontarsi con la scrittura di un autore o di un’autrice dopo aver lavorato tutto il giorno. Chi studia ha ancora meno voglia di farlo visto che passa già parecchie ore tra le parole, righe e pagine.

Bisogna approfittare del momento in cui gli impegni scemano. A questo punto, però, potrebbe sorgere spontaneo il dubbio su che cosa leggere? L’ultima uscita della tua casa editrice preferita? Il libro che avete comprato anni fa e che vi guarda impolverato dalla mensola? Il romanzo consigliato da amici/parenti per parlarne insieme?

Quando tutti questi dubbi si affacciano nella vostra mente, c’è solo una cosa da fare: rivolgersi ai vostri spacciatori di cultura di fiducia. Abbiamo raccolto una lista di titoli che potrebbero accompagnarvi in spiaggia o in qualsiasi posto andiate in vacanza.

Ecco i consigli sui libri da leggere della redazione di CulturaMente, edizione 2021!

1. Poirot sul Nilo di Agatha Christie (Veronica)

In una lista di libri da leggere per l’estate non può mancare il giallo ed è proprio a questo genere che appartiene il primo libro che vi suggerisce la nostra Veronica. Si tratta di Poirot sul Nilo della grande Agatha Christie. Veronica ci spiega le motivazioni della sua scelta così:

“Il geniale investigatore privato Hercule Poirot si trova in crociera sul Nilo, nel caldo torrido dell’Egitto. Sulla lussuosa nave però si respira un’atmosfera strana e toccherà a Poirot cercare di evitare il peggio. Poirot sul Nilo è un libro perfetto per l’estate: non è lungo (si legge tranquillamente in un paio di giorni), l’ambientazione egizia, con il sole, il caldo, i movimenti rallentati, è adatta al periodo. Ma soprattutto il libro terrà la vostra mente impegnata mentre seguirete Poirot nei suoi lucidi ragionamenti”.

2. Autobiografie di grandi attori (Francesco)

Francesco, attore, regista e doppiatore ufficiale della redazione, vi propone tutti libri inerenti al mondo del teatro che lui stesso ha intenzione di leggere.

“Le passioni non ci abbandonano mai, neanche quando si parla di lettura. Quest’estate (lavoro permettendo) proverò a leggere l’autobiografia di Vittorio Gassman, intitolata Un grande avvenire, dietro le spalle: aneddoti, vita, passioni, segreti e confessioni di uno dei più grandi attori italiani. Prossimi acquisti, sempre di altri grandi miti, A proposito di niente di Woody Allen e Ndo cojo cojo, ultima raccolta di sonetti, pensieri e disegni del Maestro Gigi Proietti”.

3. Just kids di Patti Smith (Giulia)

Rimaniamo sempre nel genere dell’autobiografia ma spostiamoci nell’ambito della musica e aggiungiamoci un pizzico di romanticismo. Il libro che rispecchia questa descrizione? Just kids di Patti Smith, consigliato da Giulia.

Just Kids racconta la bellissima storia d’amore tra due giovanissimi che vogliono riuscire a vivere della loro arte. Tra mille difficoltà questa incredibile coppia si sosterrà giorno dopo giorno riuscendo a coronare il loro successo. Parliamo della relazione tra la cantante Patti Smith e il fotografo Robert Mapplethorpe. Preparate i fazzoletti perché sarà proprio Patti a ripercorrere la sua vita con voi. Una lettura perfetta sotto l’ombrellone per chi ha voglia di leggere qualcosa di romantico facendo un viaggio in una New York degli anni ’60/’70”. 

4. Isole nella corrente di Hemingway (Micaela)

L’estate è il momento giusto per recuperare alcuni autori classici. Ernest Hemingway è tra questi, come ci dice Micaela.

“Non vi tedierò con la bibliografia di Hemingway e con la sua eccezionale capacità di raccontare lo spirito dell’uomo e del viaggio. Vi voglio solo consigliare di farvi accompagnare in questa lunga estate calda da Isole nella corrente, uno dei suoi libri che più mi hanno emozionato e commosso. Diviso in tre parti, che si svolgono in tre paesi diversi e in fasi diverse dell’esistenza del protagonista, raccontano la vita straordinaria di Thomas Hudson, un famoso pittore ma sopratutto un padre affettuoso e innamorato dei suoi figli. Lasciatevi cullare dalle descrizioni dei Caraibi, di Cuba, delle gite al mare, dalle escursioni per pescare grandi pescicani e perché no, dalle profonde riflessioni di un uomo nei suoi ultimi anni di vita”.

5. Roe e il segreto di Overville di Daniele Giannazzo (Francesca)

Per invogliare a leggere i giovani o quelli che preferiscono cinema e televisione , Francesca ha il titolo perfetto: Roe e il segreto di Overville.

“Il romanzo di esordio di Daniele Giannazzo aka Daninseries è un libro leggero, scorrevole ma non banale, accattivante e ben scritto… insomma, ha tutte le caratteristiche che si potrebbero cercare in una lettura estiva! È un teen drama formativo per i più giovani ma godibile anche per chi ha superato da un pezzo l’età adolescenziale. L’autore usa uno stile “telefilmico”, ricco di citazioni e spunti interessanti. Lo consiglio soprattutto agli appassionati di serie tv perché si divertiranno tantissimo a rintracciare tutti i riferimenti all’interno della narrazione. Se vi siete incuriositi e volete saperne di più, leggete la nostra recensione!”.

6. Sortilegi di Bianca Pitzorno (Lorenzo)

Amate i romanzi storici? Lorenzo ha quello che fa al caso vostro: Sortilegi di Bianca Pitzorno.

“Il nuovo romanzo di Pitzorno permette di capire a fondo l’importanza e la strumentalizzazione del linguaggio. Le parole, infatti, possono servire per costruire dei ponti, ma anche per separe un “noi” da un “loro”. Ambientato nel Seicento italiano, il libro mostra con estrema efficacia le dinamiche del volgo, il rapporto – spesso problematico – con l’alterità e la precarietà dell’esistenza umana di fronte alla peste. Parliamo di un’opera che, nonostante le tematiche forti, risulta comunque scorrevole”.

7. Scheletri di Zerocalcare (Valeria)

Chi ama fumetti e graphic novel deve seguire il consiglio di lettura della nostra Valeria: Scheletri di Zerocalcare.

“Zerocalcare ha diciotto anni e, per non deludere sua madre, costruisce una vita fittizia: invece di andare all’università, monta sulla metropolitana e ci resta finché non è ora di tornare a casa, facendo avanti e indietro da capolinea a capolinea. Nei suoi viaggi a vuoto conosce Arloc, un writer sedicenne che fa parte di una famiglia disfunzionale con cui fa amicizia. In mezzo ci finisce il mistero di un dito mozzato che il protagonista trova davanti casa e che resterà irrisolto per anni. È un libro da leggere tutto d’un fiato perché ricco di mistero e suspance. Inoltre il personaggio di Zero è incredibilmente tragicomico e non si può non empatizzare con lui: Zero ci fa ridere e piangere”. 

8. La mia famiglia ed altri animali di Gerald Durrell (Stefania)

Stefania consiglia un libro molto estivo per gli amanti della natura: La mia famiglia ed altri animali di Gerald Durrell.

“In molti lo conoscerete, perché è un classico, soprattutto tra gli amanti della natura. Durrell è stato un zoologo e naturalista britannico, che in questo libro racconta un periodo della sua infanzia passato nell’isola di Corfù con la madre e i fratelli più grandi. Il memoir è un mix tra le esplorazioni nella natura dell’isola e gli esilaranti aneddoti familiari. Forse per chi non ama l’entomologia e la zoologia tante descrizioni di insetti e uccelli potrebbero apparire noiose (ma vi svelo un segreto: potete satarle). Tuttavia, il libro è nel suo complesso perfetto per l’estate: si respira l’odore del mare, si sentono il vento, il caldo e i profumi della vegetazione dell’isola. Vi sembrerà di stare in Grecia con il piccolo Gerry anche se starete sul balcone di casa o sul bordo di una piscina di periferia”. 

9. Le proposte di Ambra

Ambra ha pensato di abbondare con i suoi consigli, facendo proposte per tutti i gusti.

“Per quest’estate ho qualche libro da consigliare. Il primo è L’assassinio del commendatore di Murakami Haruki. È un romanzo ed è ideale per chi ama l’arte e vuole tentare di soffrire meno il caldo mentre legge le vicende del protagonista che si svolgono dall’autunno alla primavera. Il secondo è Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. È un classico della letteratura italiana ed è un romanzo che ti catapulta nella vita di un bambino solo al mondo che cerca di integrarsi ed essere accettato. Il discorso che Kim fa a Ferriera, poi, è interessante e introspettivo. Il terzo è Il mio lungo viaggio, l’autobiografia di Piero Angela. È un libro molto breve le cui pagine però sono piene di esperienze del noto giornalista e conduttore di SuperQuark che lasciano a bocca aperta. Il quarto ed ultimo è un classico che consiglio a grandi e piccini: Piccole donne, di Louisa May Alcott. È un classico della letteratura ma è sempre bello leggerlo o rileggerlo, per immedesimarsi nella varietà di caratteri dei personaggi.

10. Una ragazza perfetta di Candace Bushnell e Katie Cotugno

Il mio consiglio di lettura non è altro che il libro proposto per il bookclub. Una ragazza perfetta di Candace Bushnell e Katie Cotugno. Non avendolo letto non so dirvi molto, però potrebbe essere una bella cosa da condividere tutti insieme.

Ora che avete la vostra lista, non dovete fare altro che mettervi a leggere.

Buona lettura!

A cura di: Veronica Bartucca, Francesco Fario, Micaela Paciotti, Francesca Papa, Valeria de Bari, Lorenzo Cardano, Stefania Fiducia, Giulia Tiddens, Ambra Martino.

Federica Crisci

Le Recensioni del nostro Bookclub

Se cerchi altri consigli, segui il nostro Bookclub: ogni mese leggiamo insieme e commentiamo! Questa è l’ultima recensione: Later di Stephen King: trovi anche la video e la audio recensione nell’articolo.

Film e Serie Tv per l’estate

Hai bisogno di altre ispirazioni? Ecco i nostri consigli per Film e Serie Tv da vedere durante l’estate 2021.

Flashdance, il cult ballerino degli anni ’80

Titolo originale: Flashdance

Regia: Adrian Lyne

Cast Principale: Jennifer Beals, Michael Nouri, Lilia Skala, Sunny Johnson, Kyle T. Heffner, Lee Ving, Ron Karabatsos

Nazione: Stati Uniti

Chi rinuncia ai propri sogni è costretto a morire

Oggi torniamo indietro di 38 anni, parlando di un film cult che ha fatto la storia: Flashdance, un classico iconico, stroncato alla sua uscita nel 1983 ma diventato negli anni un grande successo.

Vincitore per l’Oscar come miglior canzone, Flashdance è diventato popolare grazie alla sua colonna sonora e all’ambientazione, che rispecchia pienamente l’atmosfera degli anni ’80.

La trama di Flashdance

La storia di questo film è molto semplice, non articolata ma lineare. Alex (Jennifer Beals) è una giovane donna molto indipendente, che vuole diventare una ballerina. Vive da sola in un magazzino di Pittsburgh, di giorno lavora come saldatrice presso un’acciaieria e di notte, balla sul palco di un bar.

Alex impara le tecniche di flashdance da giovani ragazzi di colore, che si esibiscono per strada, e si esercita costantemente per migliorare nella danza, sua passione e sogno. Il suo obiettivo è quello di entrare all’Accademia di Danza di Pittsburgh.

La ragazza si allena senza sosta, ma quando si reca alla scuola per iscriversi a un’audizione, si fa prendere dallo sconforto e rinuncia. Intanto s’innamora di Nick, il suo capo di fabbrica e comincia con lui un’appassionata storia d’amore.

Sarà poi Nick, grazie ad una raccomandazione, a offrire ad Alex la sua più grande occasione: farle fare un provino davanti una commissione di danza dell’Accademia. Tra mille dubbi, si presenta all’audizione e, sebbene l’emozione le faccia sbagliare il primo passo, con coraggio Alex ricomincia e si lancia nella sua trascinante coreografia.

Rischiare tutto per i propri sogni

Flashdance è un film semplice, è vero, ma racchiude in sé un importante significato: mai rinunciare ai propri sogni.

La protagonista, Alex, è una donna della classe operaia che vive da sola con il suo cane, in un magazzino che è diventato la sua casa. Dimostra a tutti di essere assertiva e autosufficiente, ma anche impulsiva.

Il film a suo modo vuole essere il ritratto di una donna forte, racconta dell’empowerment femminile attraverso Alex che, nonostante momenti di sconforto, cerca sempre e in tutti i modi di raggiungere il sogno di una vita.

Flashdance, un film che ha rivoluzionato la cultura

Nonostante non abbia avuto una calda accoglienza all’inizio, Flashdance nella metà degli anni ’80 ha rivoluzionato la cultura dell’epoca, dalla moda alla musica. Flashdance ha, infatti, ridefinito la moda: le donne improvvisamente cominciarono a indossare leggings e felpe rovesciate strategicamente ritagliate, proprio come la protagonista del film.

La colonna sonora dal ritmo hip-hop, inoltre, diventò virale, essendo questo all’epoca uno dei primi film a mostrare bambini che ballano la breakdance per le strade della città.

La musica di Flashdance, infatti, è stata la colonna sonora di quell’estate. La maggior parte delle ragazze e dei ragazzi all’epoca, soprattutto negli USA, ascoltavano la colonna sonora nelle loro auto. Due singoli di Flashdance sono stati ai primi posti in classifica per settimane, ovvero Maniac di Michael Sembello e Flashdance… What a Feeling di Irene Cara.

Per tutte queste caratteristiche, Flashdance è diventato un cult, nonostante la semplicità e le numerose critiche ricevute negli anni. Ecco perché va inserito obbligatoriamente nelle vostre liste di film da vedere.

3 motivi per vedere il film:

Quando vedere il film:

Una sera in cui vi sentite in vena di ballare e cantare in leggerezza.

Avete perso l’ultimo appuntamento con il nostro cineforum? Eccolo qui:

Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Acquisti online: il boom del 2020 fra nuove tendenze e criticità

Il 2020 ha fatto da linea di confine tra il passato e il futuro degli acquisti online, che i consumatori hanno prontamente superato per via delle restrizioni legate alla pandemia. Lo scorso anno ha infatti segnato un record per gli acquisti online, soprattutto per alcune categorie di prodotti (elettronica, moda e cosmetica in primis): +30% rispetto al 2019, una crescita che non si registrava dal 2007.  

Consumatori più attenti al pianeta

Con l’aumento esponenziale dei dibattiti sulla sostenibilità e sulle opzioni più vantaggiose per l’ambiente, sono sempre di più i consumatori che in fase di acquisto si sforzano di fare scelte green. L’80% dei cittadini italiani, infatti, è convinto che la tutela dell’ambiente debba partire dalle piccole azioni svolte ogni giorno, shopping compreso, ed è disposto a pagare un prezzo maggiore se il prodotto da mettere nel carrello rispetta determinati requisiti. Dal packaging riciclabile agli ingredienti prodotti in maniera biologica, insomma, vengono preferite tutte quelle opzioni che vanno a vantaggio dell’ambiente. A confermarlo è anche il boom di mezzi e veicoli ecofriendly registrato nel 2020, verificatosi anche grazie agli incentivi messi a disposizione dallo Stato; sono stati infatti moltissimi gli italiani che hanno investito in un mezzo di trasporto sostenibile e all’avanguardia.

E a questo proposito il web è uno strumento veloce e comodo, perfetto per fare scelte green e allo stesso tempo convenienti, data la vastissima scelta messa a disposizione dagli shop online. Si può scegliere ad esempio quale tra le biciclette gravel disponibili sul negozio bici online Bikester.it fa più al caso proprio, confrontando diversi modelli in pochi clic, oppure ordinare una cassetta alimentare bio tramite uno dei tantissimi e-commerce di prodotti a km 0, scegliendo quindi la filiera corta. Un’altra tendenza molto in voga consiste nell’effettuare acquisti tramite negozi indipendenti di prodotti fatti a mano, quindi unici nel loro genere; ne sono un esempio le illustrazioni per cuscini, quadri, borse e custodie per pc portatile di EmisCreativeArt su Etsy, uno dei marketplace online più conosciuti.

Si tratta dunque di una nuova generazione di consumatori che in fase di acquisto tiene conto di molti aspetti fondamentali per l’ambiente, che sono stati purtroppo trascurati per troppi anni.

La crescita dei resi, comodi ma inquinanti

Molti shop presenti online hanno una policy che si rivela vantaggiosa per i consumatori che desiderano effettuare il reso dei prodotti quando questi non soddisfano le aspettative. Se dal punto di vista del marketing questa opportunità è assolutamente preziosa e conquista la fiducia anche degli utenti meno propensi a comprare online, c’è da dire che per l’ambiente si rivela pesantemente negativa in termini di CO2. Basti pensare circa la metà degli acquirenti del 2020 ha richiesto un reso online, e che 1 su 4 capi di abbigliamento acquistati sul web e consegnati a casa viene rimandato indietro.

Per ovviare a questo problema, molti e-commerce stanno tentando di rendere la procedura più complessa, così da spingere a una scelta più ponderata. Data la difficile situazione ambientale, è sempre bene agire con la massima consapevolezza delle conseguenze di ogni azione, soprattutto quando queste vanno a toccare un equilibrio già molto fragile.

“Later”, una storia dell’orrore by Stephen King

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Dopo la delusione subita con La disciplina di Penelope di Gianrico Carofiglio, avevo bisogno di leggere un romanzo scorrevole ma allo stesso tempo interessante, coinvolgente e di un certo spessore. In altre parole, un libro che non fosse solo un esercizio di scrittura. Mi sono buttata sul nuovo romanzo di Stephen King, Later, pubblicato a gennaio 2021 dalla casa editrice Sperling & Kupfer.

Così con i Postumi Letterari abbiamo avuto modo di leggere uno dei nomi più popolari della letteratura internazionale contemporanea. King è tra gli autori più amati e contestati di oggi. C’è chi lo considera troppo popolare per essere annoverato tra i grandi nomi di autori e autrici. È vero che non solo alcuni dei suoi libri hanno avuto un grandissimo successo che si è poi riversato anche sui grandi film che ne sono stati tratti (pensiamo a Shining di Kubrick o a It). Tuttavia, non si può negare un fatto: Stephen King sa scrivere. Sicuramente parte di questa bravura è dovuta a una scaltra conoscenza delle regole del genere. Ma non è questo che dovrebbe fare uno scrittore o una scrittrice?

Later è la dimostrazione del talento di King. Un libro che molti ritengono non all’altezza di titoli come Shining e devo dire che mi trovo parzialmente d’accordo con loro soprattutto se penso al libro che io preferisco di King (Il gioco di Gerald, se non lo avete letto, recuperatelo il prima possibile). Later non è qualitativamente migliore di quel libro, ma questo non lo rende meno apprezzabile. È come sedersi per bere un vino che trovi in qualsiasi locale e il cui nome è noto a tutti, ma queste caratteristiche non lo rendono meno buono.

Video Recensione

Ecco la video recensione del mese dedicata a Later.

Audio Recensione

Later: trama

Il romanzo è raccontato in prima persona da Jamie, un bambino che incontriamo all’età di sei anni che da subito ci dà un avvertimento: quella che leggeremo è una storia dell’orrore. Jamie, infatti, ha la possibilità di vedere i fantasmi delle persone appena morte. Lo può fare solo per qualche giorno dopo il decesso prima che svaniscano, ma può parlare con loro ed essi sono obbligati a rispondergli solo la verità.

Il ragazzo vive solo con la madre, non ha mai conosciuto suo padre. Nel corso degli anni dovrà imparare ad adattarsi alla visione dei morti (alcune terrificanti) e a capire come usare questo “dono” (o “maledizione”). Alcune volte gli tornerà utile (come quando riuscirà ad aiutare sua madre a risollevarsi dalla crisi economica) mentre altre sarà la causa di avventure da brivido e molto pericolose in cui Jamie rischierà la sua stessa vita.

Later ci racconta l’infanzia e l’adolescenza di Jamie per parlarci del percorso di crescita di un ragazzo che deve imparare a districarsi tra i concetti di bene e male scoprendo ben presto che i confini non sono poi così definiti.

Il tema e il significato del genere

Stephen King ci presenta una storia di formazione classica arricchendola con elementi dell’orrore. Quest’ultimi diventano una metafora per rendere oggettivi e “concreti” le brutture del mondo ed emozioni negative con le quali è difficile fare i conti o scendere a patti. Un po’ come nelle storie di Edgar Allan Poe o inerenti al fantastico, gli elementi misteriosi e ambigui servono a far emergere le paure dell’inconscio e della realtà che ci circonda. È questo che rende questo tipo di libri interessanti e coinvolgenti.

Ricordo che quando lessi Il gioco di Gerald non riuscivo a staccarmi dal libro ed ero così persa tra le pagine che quando squillò il mio cellulare per l’arrivo di un messaggio saltai letteralmente dalla sedia. Ero entrata in tutt’altra dimensione, quella che Freud ha definito con l’aggettivo “perturbante”.

Con Later è avvenuta una cosa simile. La presenza dei morti rende l’atmosfera inquietante e ci sono dei personaggi che rappresentano il “male” (Therriault e Liz, ad esempio), ma anche quelli che sembrano “buoni” alla fine potrebbero avere dei lati oscuri non del tutto trascurabili. Il mondo dei morti che dovrebbe apparire come quello più spaventoso e cattivo si rivela alla fine più autentico (ricordiamo che le anime non possono mentire) e meno terribile di quello dei vivi.

L’obiettivo di Jamie dovrebbe essere quello di accettare il suo “dono” e riuscire a convivere con le sue visioni. In realtà, alla fine della lettura diventa palese che quello che deve fare è imparare a vivere. Questo lo rende simile a tutti noi.

Credere a cose come queste è un ostacolo non semplice da superare, tanto più per le persone intelligenti. Perché le persone intelligenti sanno un bel po’ di cose, e forse finiscono per credere di sapere tutto.

La storia dell’orrore di Later non fa altro che parlarci della vita, della sua complessità, delle categorie con cui noi cresciamo (bene vs male) e di come tutto sia relativo.

I personaggi

I personaggi hanno tutti il loro giusto spazio. Sono tutti filtrati dallo sguardo di Jamie che cerca di restituirceli in modo variegato e realistico. L’approfondimento psicologico e lo sguardo introspettivo non raggiungono chissà quale livello, ma è quello giusto per il tipo di genere che King vuole affrontare.

Tutti i personaggi che ruotano intorno a Jamie hanno una funzione precisa all’interno della storia e anche questo può dire tanto della bravura dell’autore.

Lo stile

L’ho detto e lo ripeto: Stephen King sa scrivere.

La struttura narrativa è impeccabile così come la presentazione dei personaggi. I capitoli sono numerosi ma brevi e questo agevola di molto la lettura. Lo stile è coinvolgente. Divorerete le quasi 400 pagine in pochissimi giorni.

La particolarità dello stile sta anche nei commenti metalinguistici e metanarrativi fatti dal narratore. Molto spesso Jamie si rivolge direttamente ai lettori commentando le situazioni da lui vissute con la prospettiva del giovane adulto che è diventato, dandoci modo di intravedere la persona che diventerà. Inoltre, ci parla del modo in cui ha acquisito nella crescita un vocabolario più articolato e più complesso di cui sta usufruendo per parlare di ciò che vede.

L’altro aspetto vincente del libro sono i colpi di scena. Ce ne sono molti (non li rivelo per non togliervi il piacere di leggere il libro), ma quello finale è veramente scioccante. E anche lì sta la bravura dell’autore. Arrivati alle ultime pagine è difficile provare un’emozione così forte visto che oramai si ritiene il libro concluso. King riesce anche in questo lasciandoci del tutto storditi alla fine del libro.

Chi dovrebbe leggere Later

Stephen King è un autore che dovrebbe essere conosciuto. Later è un buon romanzo per fare la conoscenza dell’autore anche se poi bisognerebbe leggere anche altri titoli. Può essere letto sia dai ragazzi (ovviamente almeno sedicenni) sia dagli adulti.

È una lettura molto adatta al periodo estivo perché poco impegnativa, ma coinvolgente. Inoltre, si legge velocemente e lascerà presto spazio anche ad altri titoli.

Later e i Postumi Letterari

I Postumi Letterari è il bookclub di CulturaMente. Ogni mese leggiamo insieme un libro e poi lo commentiamo in un appuntamento-video.

Per il prossimo mese, ho deciso che ci dedicheremo alla narrativa con protagonisti adolescenti. Il libro che ho scelto è Una ragazza perfetta di Candace Bushnell e Katie Cotugno. Chi vuole partecipare non deve fare altro che leggere il romanzo entro il 25 luglio!

Gli appuntamenti con il bookclub

I libri consigliati dell’estate 2021

Per librofili e librofile, ecco i nostri consigli per l’estate. Se Later non fa per voi, lasciatevi ispirare!

Generazione 56K su Netflix: recensione della nuova serie italiana

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“Generazione 56k nasce dall’idea di un romanzo, mai finito; perché se c’è una cosa in cui noi degli anni Novanta siamo davvero bravi, a parte il karaoke, quella cosa è non finire quello che abbiamo iniziato.

Ed è proprio di questo che avrei dovuto parlare in quelle pagine: la possibilità di perseguire una strada lineare, oggi, di credere in qualcosa o qualcuno in modo ottuso, nonostante il miliardo di possibilità e distrazioni diverse che il mondo ci offre ogni secondo. Ma poi mi sono distratto, appunto, e alla fine dopo qualche anno quel romanzo è diventato una serie.”

Afferma in conferenza stampa Francesco Ebbasta – ideatore, sceneggiatore e regista dei primi quattro episodi.

Trailer

La nuova serie Netflix: quando esce e di cosa parla?

Generazione 56K è la nuova serie italiana Netflix – prodotta da Cattleya e realizzata in collaborazione con The Jackal, in arrivo in streaming su mamma Netflix dal 1° luglio.

Net generation, Millennials, Generazione Y?! Troppo complicato così: basta semplicemente definirli come i ragazzi degli anni novanta che hanno sperimentato l’arrivo di internet come una vera e propria rivoluzione. Un’era in cui sono apparsi i primi floppydisk, si ascoltavano gli 883 con il walkman, si chiamava dalla cabina telefonica con il gettone o si aspettava un compagno sotto casa dopo aver citofonato.

L’era di Ambra Angiolini e di Non è La Rai, l’era dei poster del Cioè, l’era dei Take That, dei jeans della Energie e dei primi modem. Nasceva proprio in questi anni infatti il modem 56k.  Prima grande rivoluzione della tecnologia, argomento cardine che ci accompagnerà per tutta questa serie.

Ma come sono oggi i bambini che hanno vissuto negli anni novanta?

Cresciuti e adattati ad un mondo iper tecnologico con uno smartphone che diventa alleato sul lavoro e nella vita privata. 

Generazione 56k, racconta in 8 episodi, la storia di questo gruppo di amici in un continuo ponte temporale tra gli anni Novanta e i giorni nostri, in un costante flashback tra l’infanzia e il presente. Anni di grandi cambiamenti in cui le relazioni umane, l’amicizia e l’amore rimangono le uniche, vere costanti.

Ambientata tra Napoli e ProcidaGenerazione 56K è una serie di genere comedy basata su un’idea originale di Francesco Ebbasta diretta da lui (per i primi quattro episodi) e da Alessio Maria Federici per i restanti. Gli episodi raccontano di Daniel e Matilda, protagonisti interpretati rispettivamente da Angelo Spagnoletti Cristina Cappelli, nella loro versione adulta, e da Alfredo Cerrone e Azzurra Iacone in quella da ragazzini.

Protagonisti della serie anche due componenti dei The Jackal nel ruolo degli amici storici di Daniel: Gianluca Fru è Luca e Fabio Balsamo è Sandro.

Trama

Al centro della storia Daniel e Matilda, due compagni di scuola che si conoscono da giovanissimi e che vivranno una storia tormentata, e che, insieme agli amici di sempre Luca e Sandro, sono il simbolo della Generazione del Modem 56K. 

Daniel e Matilda vivono una relazione che rivoluzionerà il loro mondo mettendo in discussione tutto quello che avevano costruito fino ad allora facendo riemergere quella parte infantile e genuina che avevano dimenticato di avere.

Otto episodi che si intrecciano in un viaggio tra passato e presente, un doppio binario delle vite ma anche un doppio punto di vista rispetto alle situazioni che si creano.

Generazione 56k è una storia d’amore, un romantico inseguirsi di Daniel e Matilda che fa da sfondo ad un racconto corale in cui ogni personaggio ti pone davanti a domande esistenziali: sei davvero felice del tuo matrimonio perfetto? Perché ti spaventa avere un figlio? Hai mai avuto paura di incontrare una persona che hai frequentato solo sui social? Ti andrebbe di vivere una storia a distanza? 

Ogni personaggio con la sua storia, cerca, in genere comedy, di sbriciolare pian piano qualsiasi tipo di stereotipo sulle relazioni. Una storia d’amore avvincente, contemporanea, ma con un profumo nostalgico di sottofondo. 

Una colonna sonora che fa viaggiare nel tempo e che rimanda al desiderio d’estate, ai panni asciugati al sole, al silenzio di un’isola nelle prime ore dei pomeriggi d’estate, al rumore delle stoviglie provenienti dalle finestre quando cala il sole…

Una serie estiva che vi farà mettere in discussione le vostre scelte facendo un tuffo nel passato e riscoprendo il bisogno di semplicità che a volte manca.

Francesca Sorge

Podcast: Millennials VS GenZ

Se ti intriga lo scambio generazionale, ascolta il nostro nuovo podcast “Cultura & Menta”.

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