Memento: il cult per eccellenza di Christopher Nolan

memento nolan recensione e spiegazione del film

Dopo il successo nei festival indipendenti ed in home video di Following, il nome dell’emergente regista britannico Christopher Nolan ha attirato l’attenzione dell’industria cinematografica oltreoceano. Spostatosi in terra statunitense, durante un viaggio in auto da Chicago a Los Angeles, Jonathan Nolan racconta al fratello del romanzo cui sta lavorando, dove un uomo affetto da perdita di memoria a breve termine è alla disperata ricerca dell’assassino della moglie. Il giovane regista rimane affascinato dal concept e, con il permesso del fratello minore, scrive una sceneggiatura similare dal titolo: “Memento”, traducibile dal latino come “ricordati”. 

“Non riesco a ricordarmi di dimenticarti”

Una caccia al killer mai vista prima

Leonard Shelby è un ex investigatore assicurativo che, a causa di un trauma cranico dovuto a un’aggressione domestica, soffre di amnesia anterograda ed è impossibilitato ad assimilare naturalmente nuovi ricordi. Il protagonista è infatti perfettamente in grado di ricordare la sua vita prima del manifestarsi della patologia, che lo porta ora a dimenticarsi ogni cosa avvenuta negli ultimi 10 minuti. Leonard sviluppa dunque un sistema di memorandum attraverso post-it, polaroid e tatuaggi che gli permetta in breve tempo di rimettersi sulle tracce di John G.: il colpevole della morte della moglie. 

L’ingresso nell’industria che conta 

Anche questa volta Emma Thomas, futura moglie di Christopher Nolan, ebbe un ruolo fondamentale nella realizzazione del film, proponendo la sceneggiatura alla Newmarket Films. Lo studio cinematografico definì il progetto come “il più innovativo mai visto” e concedette un budget di 9 milioni di $. La pre-produzione partì immediatamente tanto che, dopo sole 7 settimane dall’accordo, la troupe era già sul set. Girato in soli 25 giorni, il film vede la presenza di Guy Pearce nei panni di Leonard Shelby e della coppia Carrie-Anne Moss – Joe Pantoliano, già vista in “Matrix” delle sorelle Wachowski, nei rispettivi ruoli secondari di Natalie e Teddy. Con un cast di prima scelta che il giovane Nolan riuscirà a dirigere con rara maestria, Memento diverrà un vero e proprio cult movie, nonostante la tiepida accoglienza ricevuta alla 57^ Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia durante la prima assoluta. Oggi considerato come uno dei film più importanti del nuovo millennio, nel 2002 ricevette anche le candidature ai premi Oscar per miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio.  

Chi siamo senza ricordi?

L’obiettivo dichiarato di Christopher Nolan non era raccontare unicamente il difficoltoso percorso investigativo di Leonard alla ricerca di John G., ma portare il pubblico ad una riflessione sulla memoria e l’identità. Attraverso una struttura filmica straordinariamente complessa, lo spettatore è portato ad immedesimarsi immediatamente con lo smemorato protagonista, smarrito dalla non conoscenza totale degli avvenimenti post-trauma e disorientato da un’elaborata sovversione del rapporto causa-effetto. Tuttavia, con l’incedere del film, quell’unica soggettiva comune s’incrina e, dove lo spettatore è portato a dubitare delle persone, degli oggetti e delle false verità che circondano Leonard, quest’ultimo non può fare a meno di fidarsi ciecamente di sé stesso e del suo metodo. Da questa svolta scaturisce l’interrogativo più grande che il regista vuole instillare in noi: chi siamo senza ricordi? Ed è proprio qui che il personaggio di Sammy Jenkins, persona anch’essa affetta da memoria anterograda con la quale Leonard si relaziona prima degli avvenimenti in corso nella pellicola, assume un ruolo di primaria importanza. “Ricordati di Sammy Jenkis” è il primo tatuaggio che vediamo sul corpo del nostro protagonista e la prima frase che quest’ultimo legge ad ogni risveglio. Una rapida rimembranza che scopriremo non essere un semplice avvertimento per lo smemorato, ma spunto di riflessione sul rapporto identità-memorie e su come i ricordi possano essere facilmente sabotati e modificati a piacimento nostro e/o altrui. 

Un montaggio che ha fatto storia

Osservando Memento all’interno della filmografia nolaniana, nasce spontaneo pensare che sia il perfezionamento della struttura narrativa già vista in Following, dove ad un labirinto temporale ne viene associato uno percettivo. Come nel precedente film, anche la seconda opera del regista britannico si apre con un dettaglio, non di una scatola questa volta, ma di una polaroid raffigurante il cadavere di un uomo. Lentamente la fotografia sbiadisce e, con un cambio di soggettiva, abbiamo la conferma che la sequenza si sta volgendo a ritroso, con un rewind che ci lancia spediti nel 2020 al controverso Tenet. La camera si sposta dallo scatto, alla macchina fotografica, al bozzolo del proiettile che torna nella pistola che ha sparato il colpo, fino a scoprire i volti dell’assassino e dell’assassinato. L’opening si conclude dunque con il finale, cronologicamente parlando, della storia di Leonard che, dopo lo stacco, ritroveremo solo in una camera di un motel. Capiremo ben presto che la struttura filmica è composta da due linee temporali, concatenate tra loro e destinate a collimare in un punto comune, ma qualcosa ancora non torna. Prestando maggiore attenzione, è possibile notare che la narrativa in bianco e nero è cronologicamente consequenziale e si sofferma sulla soggettiva di Leonard che espone in prima persona la sua condizione e le sue credenze allo spettatore. Questa viene segmentata e collocata all’interno della più longeva linea oggettiva a colori con una tempistica fissa, dove ogni 10 minuti di “linea a colori” avremo “un intervallo in bianco e nero”, richiamando così i blackout dello smemorato. La narrazione dei fatti intorno a Leonard, vengono portati a schermo a ritroso, partendo dall’ultimo segmento (l’opening) al primo (il finale del film che in un contesto di narrazione lineare sarebbe l’inizio). Si passa dunque costantemente dalla soggettività del racconto del vissuto personale all’oggettività degli eventi, dal bianco e nero ai colori.

La delineazione delle figure femminili

Nel Cinema di Christopher Nolan, il ruolo della donna è di fondamentale importanza tanto che, nella pellicola in analisi, assistiamo ad un passaggio cruciale. A mio avviso, in questo film viene accentuata la figura della Bionda, ampliata e sdoppiata nelle figure Catherine (Jorja Fox) e Natalie (Carrie-Anne Moss). Se in Following, l’unica figura femminile rappresentava la motivazione delle azioni del protagonista e, al tempo stesso, colei che plasmava il suo pensiero, in Memento avvengono similari dinamiche ma con due diversi personaggi secondari. Leonard è mosso dall’unico desiderio di vendicare la moglie deceduta, mentre Natalie si rivelerà essere una personalità forte ed ambigua. Il film in oggetto è dunque, tra le altre cose, anche quello che delinea con inequivocabile chiarezza il significato dell’amore e dei sentimenti all’interno della filmografia nolaniana: una forza non tangibile, resistente al tempo e allo spazio (come vedremo più avanti in Interstellar), non pienamente comprensibile ma motore delle azioni dell’essere umano

Un labirinto circolare di false verità da vedere e rivedere 

Iniziando con la fine e finendo con l’inizio, in conclusione la struttura della pellicola risulta circolare. Al termine della visione il regista vuole invitarci a salire nuovamente su questa giostra chiamata Cinema, per poter decifrare appieno il suo lavoro. Esattamente come Catherine Shelby è intenta a leggere per l’ennesima volta lo stesso libro “per il puro piacere di farlo”, Christopher Nolan chiede allo spettatore di tornare sul suo film e su quelli che verranno, superando il concetto del “vedere cosa succede dopo”.
Non limitandosi al raccontare una storia ma supportando un’esperienza cognitiva e condivisa, il cineasta britannico permea la sua seconda opera di dualismi in soggettiva, bugie, crisi d’identità e amori perduti, firmando una pagina indimenticabile del cinema contemporaneo. 

Michele Finardi

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