Mary Shelley in pillole | Classici della letteratura inglese

In questa uscita della rubrica sulla letteratura inglese parliamo di Mary Shelley e del suo Frankenstein, considerato il primo romanzo di fantascienza della storia.

La vita

Mary Shelley era la figlia del filosofo William Godwin e della scrittrice Mary Wollstonecraft. All’età di 18 anni Mary Shelley scappò con Percy Bysshe Shelley, uno dei più importanti poeti romantici britannici, che sposò nel 1816. Dopo la morte in un naufragio del marito, Mary Shelley cadde in povertà, scrivendo narrativa per mantenersi. Frankenstein fu la sua prima e di gran lunga la sua opera di narrativa di maggior successo.

Mary Shelley ideò la storia in un piovoso pomeriggio del 1816 a Ginevra, dove si trovava con suo marito, il loro amico Lord Byron e il medico di Lord Byron, John Polidori. Il gruppo, intrappolato in casa dal tempo inclemente, passò il tempo raccontando e scrivendo storie di fantasmi. L’idea per Frankenstein nacque in quel momento.

Contesto storico: il genere gotico

La maggior parte dei critici considera il genere gotico una reazione all’illuminismo, un movimento artistico e letterario del XVIII secolo che sottolineava soprattutto il potere della mente umana. I romanzieri gotici miravano a rappresentare il lato oscuro che accompagnava quest’epoca di apparente progresso umano. 

In un’epoca in cui scrittori e pensatori avevano iniziato a credere nella “infinita perfettibilità dell’uomo”, i romanzieri gotici descrivevano gli esseri umani come tristemente imperfetti e alla mercé di forze molto più potenti, come la natura e la morte.

Frankenstein: la trama in dettaglio

Robert Walton, il capitano di una nave diretta al Polo Nord, scrive una lettera a sua sorella in cui afferma che i suoi membri dell’equipaggio hanno recentemente scoperto un uomo alla deriva in mare. L’uomo, Victor Frankenstein, si offre di raccontare a Walton la sua storia.

Victor ha un’infanzia perfetta in Svizzera, con una famiglia amorevole che ha persino adottato orfani bisognosi, inclusa la bellissima Elizabeth, che presto diventa la più cara amica, confidente e amore di Victor. Victor ha anche un premuroso migliore amico, Clerval.

La genesi del mostro

Durante gli anni di università, Victor si tuffa appassionatamente nella “filosofia naturale”, studiando i segreti della vita con tale zelo che perde persino il contatto con la sua famiglia. Improvvisamente, una notte, scopre il segreto della vita. 

Con visioni di creare una nuova e nobile razza, Victor mette le sue conoscenze al lavoro. La creatura viene costruita da cadaveri smembrati e quando viene animata, il suo aspetto è così orribile che lo abbandona, nonostante sia gentile e intellettualmente dotata. Victor spera che il mostro sia scomparso per sempre, ma alcuni mesi dopo riceve la notizia che il suo fratello più giovane, William, è stato assassinato. Justine Moritz, un’altra adottata nella sua famiglia, viene ingiustamente accusata e giustiziata. Victor è consumato dal senso di colpa.

Il mostro ritorna

Per sfuggire alla sua tragedia, i Frankenstein vanno in vacanza. Victor fa spesso escursioni in montagna, sperando di alleviare le sue sofferenze con la bellezza della natura. Un giorno il mostro appare e prega Victor di ascoltare la sua storia. Il mostro descrive la sua vita miserabile, piena di sofferenza e rifiuto solo a causa del suo aspetto orribile. Il mostro è arrabbiato a causa dell’incapacità dell’umanità di percepire la sua bontà interiore e il suo totale isolamento che ne deriva. Lui chiede che Victor, il suo creatore, crei un mostro femmina per dargli l’amore che nessun essere umano potrà mai dargli. Dopo alcuni tentennamenti, Victor accetta.

Victor si trasferisce su un’isola remota per la sua seconda creazione. Ma, una notte, inizia a preoccuparsi che il mostro femminile possa rivelarsi più distruttivo del primo. Nello stesso momento, Victor vede il primo mostro che lo guarda lavorare attraverso una finestra. L’orribile spettacolo spinge Victor a distruggere il mostro femminile, scaricando i resti nell’oceano. Ma quando torna a riva, viene accusato di un omicidio commesso quella stessa notte. Quando Victor scopre che la vittima è il suo migliore amico, crolla e rimane delirante per mesi.

L’epilogo

Scagionato dalle accuse contro di lui, Victor torna a Ginevra e sposa Elizabeth. Ma durante la sua prima notte di nozze, il mostro uccide Elizabeth. Il padre di Victor muore di dolore subito dopo. Ora, solo al mondo, Victor si dedica esclusivamente a cercare vendetta contro il mostro. Segue il mostro nell’Artico, ma rimane intrappolato sulla rottura del ghiaccio e viene salvato dall’equipaggio di Walton, il narratore.

Walton scrive un’altra serie di lettere a sua sorella. Le racconta del suo fallimento nel raggiungere il Polo Nord e nel far riprendere Victor, che era morto subito dopo il suo salvataggio. L’ultima lettera di Walton descrive la sua scoperta del mostro in lutto per il cadavere di Victor. Accusa il mostro di non avere rimorsi, ma il mostro dice di aver sofferto più di chiunque altro. Con Victor morto, il mostro ha avuto la sua vendetta e quindi progetta di porre fine alla propria vita.

I temi del romanzo

La natura

Gli scrittori romantici ritraevano la natura come la forza più grande e perfetta dell’universo. Usavano parole come “sublime” (come fa la stessa Mary Shelley nel descrivere il Monte Bianco in Frankenstein) per trasmettere il potere del mondo naturale. Al contrario, Victor descrive le persone come “truccate a metà”. L’implicazione è chiara: gli esseri umani, appesantiti da meschine preoccupazioni e innumerevoli difetti come vanità e pregiudizio, impallidiscono di fronte alla perfezione della natura.

Non dovrebbe sorprendere, quindi, che crisi e sofferenza risultino quando, in Frankenstein, uomini imperfetti disturbano la perfezione della natura. Victor nel suo orgoglio tenta di scoprire i “misteri della creazione”, di “aprire la strada a una nuova via” penetrando nella “cittadella della natura”. Ma proprio come un’onda abbatterà anche il nuotatore più forte, la natura alla fine prevale e Victor viene distrutto per il suo maldestro tentativo di manipolarne il potere.

L’isolamento

Il vero cattivo in Frankenstein non è Victor o il mostro, ma l’isolamento. Il mostro diventa vendicativo non perché è malvagio, ma perché il suo isolamento lo riempie di odio e rabbia travolgenti. E qual è la vendetta del mostro? Rendere Victor tanto isolato quanto lui. Sommate tutto e diventa chiaro che Frankenstein vede l’isolamento dalla famiglia e dalla società come il peggior destino immaginabile e la causa dell’odio, della violenza e della vendetta.

Il pregiudizio

Frankenstein esplora uno dei difetti più distruttivi dell’umanità: il pregiudizio. Quasi ogni personaggio nel romanzo presume che il mostro debba essere pericoloso in base al suo aspetto esteriore, quando in verità il mostro è (originariamente) di buon cuore. Il mostro si ritrova aggredito e respinto da interi villaggi e famiglie nonostante i suoi tentativi di trasmettere le sue intenzioni benevole. La violenza e il pregiudizio che incontra lo convince della “barbarie dell’uomo”. Il fatto che l’unico personaggio che accetta il mostro sia un cieco, De Lacy, suggerisce che il mostro ha ragione: l’umanità è barbara e accecata dal proprio pregiudizio.

Veronica Bartucca

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