Cinema America Occupato. Intervista a Valerio Carocci

Avrete sicuramente già sentito parlare del Cinema America Occupato. Il ventiquattrenne Valerio Carocci, insieme a ad un gruppo sempre più grande di amici, ha sfruttato tutto il movimento che si era creato intorno alle Occupazioni liceali e ha occupato la struttura, chiusa dal 1999, dando vita ad un’iniziativa culturale che vuole regalare una vita migliore ai luoghi abbandonati di Roma. Questo è costato soprattutto molto sacrificio. Valerio mi ha raccontato questa meravigliosa storia, che vale la pena di essere ascoltata.
Partiamo dall’inizio: com’è nato il vostro progetto?
L’idea è nata semplicemente dalla volontà di creare uno spazio nel centro storico di Roma dove tutti i ragazzi che frequentavano il centro e ci abitavano si potevano incontrare e riunirsi quando le lezioni scolastiche finivano. Da lì è iniziata una mappatura di tutti gli spazi abbandonati, così abbiamo incontrato il Cinema America, che è un po’ il simbolo di tutti i posti romani che non hanno più lo scopo per cui erano nati. La proprietà del cinema aveva intenzione di demolirlo e farci un parcheggio e degli appartamenti. Abbiamo occupato nel 2012 e, una volta entrati, ci siamo chiesti come potevamo valorizzarlo. Abbiamo visto lo schermo davanti a noi e abbiamo capito che dovevamo fare qualcosa. Ci siamo appassionati al cinema ma fino a quel momento è sempre stato un gruppo esterno e più esperto a decidere i film adatti. Noi da soli non eravamo in grado di andare oltre la seconda settimana di programmazione. Ora, a cinque anni di distanza, la situazione è un po’ in stallo, noi speravamo di ottenere una sala, mettendoci d’accordo con la proprietà. L’accordo non si è trovato – anche se alcuni produttori si erano presentati per fare da mediatori – dato che il proprietario voleva il doppio di quello che gli era stato offerto. Attualmente in attesa di altri risvolti, siamo riusciti a richiedere dei vincoli per ottenere la sala a nostro favore.
Come hanno risposto gli artisti e i protagonisti del cinema italiano?
Dato che noi non siamo partiti come un gruppo che voleva fare cinema, non creavamo concorrenza, quindi la risposta degli attori e di tutti quelli che fanno realmente questo mestiere è stata molto positiva e incoraggiante. Inizialmente era una cosa molto più popolare, lontanissima da qualsiasi festival di cinema o cose simili. Il settore cinematografico, secondo me, ha anche bisogno di un rapporto con la città e quindi è stato abbastanza facile trovare un avvicinamento tra noi e il mondo cinema. Poi la programmazione era vastissima proprio per avvicinare il più possibile la gente, quindi alternavamo il cinema più ricercato a quello più commerciale, inserendo anche la partita della Roma, sempre per attirare pubblico. Non appoggiavamo solo una tipologia di spettatore, così da avere un ampio raggio di azione sulla città.
L’idea è di un gruppo di giovanissimi che non lavorano nel cinema. Qual è la motivazione che ti spinge, che vi spinge, a continuare nonostante tante difficoltà incontrate?
Ormai è una sfida. Ad esempio chi fa politica, soprattutto all’inizio, ha un ideale e lo porta avanti, tutto qui. La risposta è molto semplice, anche se non sembra. Abbiamo avuto l’idea, ci abbiamo creduto fino in fondo e, nonostante le difficoltà, come hai detto tu, l’abbiamo mandata avanti. 

Dato che hai nominato la politica, avete avuto delle persone che vi hanno appoggiato? Al di là della bellissima azione culturale, l’appoggio della Regione Lazio o del Comune di Roma è essenziale a livello pratico, no?
La politica istituzionale dipende dalle fasi, dipende dai momenti e da chi c’è in quel momento. È talmente vasta che è difficile rispondere. In una prima fase non c’è stato quasi nessuno che credeva in quello che facevamo. Quando però abbiamo iniziato a portare “a casa” dei risultati innegabilmente buoni anche la politica istituzionale ha iniziato ad ascoltarci. Inoltre, questo meccanismo si è innescato quando i media hanno iniziato a interessarsi a noi. Dalle cronache romane ai Tg, fino alla radio, hanno tutti recepito e la causa ha affascinato. Anche questo è stato sicuramente positivo e essenziale.

Questi ultimi mesi, oltre ad occuparvi del Cinema America, avete aperto per due serate un Drive In e avete fatto tre giornate di programmazione al carcere di Trastevere (San Michele). Ti va di raccontarmi queste due iniziative di successo?
In assenza di uno spazio dove poter fare le nostre attività siamo andati alla ricerca di luoghi che normalmente vengono utilizzati per altre funzioni o fondamentalmente sono abbandonati. Abbiamo scoperto che a Roma c’era il più grande Drive In d’Europa, quindi abbiamo contattato i proprietari e gli abbiamo chiesto se potevamo prendere questa iniziativa nominandoli sponsor. Così hanno concesso gratuitamente la proprietà. La cosa interessante è stato capire come pulire lo spazio sia all’inizio che alla fine della serata. Per questo abbiamo chiesto al Simply di Casal Palocco di pulirlo in cambio  del ruolo di sponsor ufficiale. Inoltre, quando i clienti arrivavo gli consegnavamo una busta, sempre del Simply, chiedendo di non buttare niente per terra, e così è stato. L’offerta era libera, c’era un bar, e avevamo tutti i documenti in regola con la SEA… rimaneva solo da scegliere i film. Abbiamo proiettato quelli che ritenevamo più vicini alla situazione: Grease e America Graffiti. 
Per quanto riguarda la questione del carcere a San Michele, dismesso dal 1970 e  diventato in seguito l’appoggio ufficiale dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, abbiamo contatto il ministro dei Beni Culturali gli abbiamo presentato la proposta. Il progetto è subito piaciuto, quindi abbiamo organizzato l’evento insieme alla Fondazione Cinema per Roma, coproducendo la riapertura di questo carcere. Anche lì abbiamo avuto una risposta di pubblico ottima.
Valerio mi ha spiegato le motivazioni che lo spingono ogni giorno ad abbracciare la causa del Cinema America. Innegabilmente questo impegno gli ha aperto molte strade, quindi cerca di lavorare senza togliere tempo alle iniziative legate al Cinema America, che sono sempre al primo posto nella sua lista delle priorità. Prende tutto questo come una specie di volontariato, ed è stato affascinante ascoltare le motivazioni sue e dei quindici ragazzi che lo aiutano. Voi, noi, cosa possiamo fare per aiutarli? Basta andare sulla loro pagina facebook e seguirla: non appena ci sarà un bell’evento sarete tutti in prima fila, già lo so. Perché? Perché ne vale la pena, credetemi. Io ci sarò sicuramente.
Elena Lazzari 

Dopo aver conseguito il diploma di Psicopedagogico si è iscritta, senza pensarci due volte, alla facoltà di Lettere Moderne di "Roma tre". Da due anni il teatro è la sua seconda casa e oltre che praticarlo, ogni volta che può, è pronta a recensire uno spettacolo, cercando sempre di essere clemente e diplomatica con i suoi "colleghi" attori.

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