World War Z: la zombie apocalypse psicologica

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“Il problema è che molti non credono che qualcosa possa avvenire finché non è già avvenuta. Non è stupidità o debolezza, è solo la natura umana.”

Titolo originale: World War Z
Regista: Marc Forster
Sceneggiatura: Damon Lindelof, Drew Goddard, Matthew Michael Carnahan
Cast Principale: Brad Pitt, Mireille Enos, Daniella Kertesz
Nazione: USA, Malta
Anno: 2013

Siamo stati abituati a zombie lenti ma letali, firmati George Romero. Siamo stati abituati a Milla Jovovich che fa le capriole per uccidere Nemesis. Siamo stati anche abituati agli zombi di 28 giorni e 28 settimane dopo, che corrono come pazzi per afferrare la preda. Ma non eravamo abituati a vederla dal punto di vista squisitamente antropologico e scientifico, nonostante i tentativi dell’Umbrella Corporation: finché non è arrivato Brad Pitt.

Un attore che ho saputo rivalutare nel corso degli anni e che ho imparato ad apprezzare di recente, come è accaduto con il film di cui sto per parlarvi.

Confesso, infatti, che World War Z non mi ha entusiasmato quando l’ho visto al cinema.

Brad Pitt in questo film interpreta Gerry, un ex investigatore delle Nazioni Unite che fa il papà a tempo pieno: una volta scoppiata l’apocalisse zombie viene invitato caldamente ad attivarsi se vuole che la moglie e le figlie restino al sicuro in una base segreta. Così parte insieme ad un virologo per provare a trovare una cura per il virus.

La fotografia del film è spettacolare e dà un tocco in più a tutti i momenti di suspense, come quello sull’aereo. Ma le stesse inquadrature sulla roccaforte di Gerusalemme, circondata da mura altissime anti-zombi, sono davvero suggestive.

Lo sguardo al virus, però, è la chiave di volta di World War Z:

se in 28 settimane dopo la cura poteva essere un’anomalia genetica già in atto (come un occhio di colore diverso dall’altro), nel film di Brad Pitt c’è qualcos’altro che sembra non piacere ai non-morti, e sappiate che il nostro protagonista farà davvero di tutto pur di testare questa teoria.

Anche sul piano emotivo, World War Z non ci lascia indifferenti: dall’affetto che Brad ha per la sua famiglia al magico cameo di Pierfrancesco Favino, che dice poche parole ma lascia il segno con la sua solita eleganza.

Sicuramente una pellicola piacevole, piena di buoni sentimenti, che mette sotto ai nostri occhi anche un altro aspetto, ancora più sottile:

il papà Gerry avrà anche scelto di dedicarsi alla sua famiglia, ma è bello vedere che alcune parti di noi stessi (in questo caso quella più avventurosa) non spariscono mai, restano piuttosto sopite in attesa di essere stimolate dalla prossima occasione di vita. E allora, vi sembra plausibile che la felicità abbia un volto solo? Perché anche se in una condizione piuttosto avversa, come può essere un’orda di cannibali, il nostro Gerry sembra vivere l’impresa come se fosse pane quotidiano, o meglio… pane per i suoi denti: qualcosa che gli viene naturale.

Non a caso, mentre sforna pancakes all’inizio del film e la figlia gli chiede ingenuamente se gli manca il suo lavoro, Gerry esita. Esita perché ama la sua famiglia, ma non vuole mentire: gli manca anche essere un eroe. E non gli mancherà l’occasione per esserlo ancora una volta, come spesso accade nella vita.

Tre motivi per vedere il film:

  • Il cameo di Favino che parla un buonissimo inglese!
  • Brad Pitt in versione super papà
  • È un buon film sugli zombie rispetto a tante schifezze in circolazione

Quando vedere il film:

una mattina o un pomeriggio in cui avete davvero bisogno di rilassarvi sul divano e staccare il cervello.

Alessia Pizzi

Nell’ultimo cineforum abbiamo parlato di…

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