Carlo Verdone e quel Cinema italiano… che dura sempre

carlo verdone film

È difficile parlare di Carlo Verdone, così come dei suoi film, senza parlare del Cinema e della sua evoluzione nel corso degli anni.

Nelle sue interpretazioni, nelle sue sceneggiature e anche nelle sue regie, si respira, oltre che un tocco più che personale, anche lo spirito di chi ha respirato la Settima Arte sin da bambino. Suo padre Mario, infatti, era un critico e un saggista cinematografico molto importante e influente: basti pensare che, non solo fu direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma; ma era uno degli “esperti” chiamati a far parte della giuria per l’assegnazione all’ambito premio Oscar.

Con una presenza come quella di Mario, era impossibile che l’esistenza di Carlo fosse distaccata dal mondo cinematografico. Anche lui si diploma al Centro (facendo anche un esame con il padre, che una volta lo bocciò) e nel mentre si laurea in Lettere Moderne alla Sapienza di Roma, creando un bagaglio culturale non indifferente: studia Manzoni, mentre conosce l’arte di Chaplin, e capisce le tecniche di regia, creando una tesi sul cinema muto alla presenza di Francesca Bertini.

Carlo Verdone però è anche un acuto osservatore e lo dimostra anche in ambiti diversi dallo studio, cioè quelli che lo faranno diventare la personalità che tutti noi conosciamo.

Prima di essere un regista di noti film, Carlo Verdone è stato un attore. Un comico soprattutto, nonché creatore di figure al limite della commedia dell’arte. Le sue prime esperienze sono nell’ambito cabarettistico al termine degli anni ’70. Anni di cambiamento sociale, dove una figura come Carlo, frequentante tanti gli accademici quanto la strada, prende spunto per creare personalità che ritraggono il moderno “uomo medio”, dal coatto al ragioniere saccente, passando per l’eterno bambinone.

La grande svolta di Verdone arriva nel 1980 con Un sacco bello, primo film diretto dal regista romano.

Qui infatti Verdone crea una tecnica tutta sua, poiché tramite la scelta del film a episodi, riesce a mettere su pellicola le vicende tristi ai limiti del patetico di alcuni dei suoi personaggi, con un’ironia dal gusto semplice e efficace, creando una sorta di commedia all’italiana moderna. La certificazione viene data dalla produzione, firmata dal maestro Sergio Leone.

Un film dove però, malgrado ogni storia sia a se, tutti i personaggi si collegano, come in una staffetta, condividendo la scena degli eventi di uno dei tre: si pensi alla macchina di Mario Brega, diretta verso il figlio Ruggero (Verdone), che farà cadere l’olio al timido Leo (sempre Verdone).

Una scelta vincente, che verrà riproposta in altri film, come Bianco, rosso e Verdone (1981) e Grande, grosso e Verdone (2008); e Viaggi di Nozze (1995), sempre firmati Verdone.

Quella di Carlo, però, è una stella destinata solo a salire e a splendere sempre di più. La sua attenzione all’uomo medio lo rende un regista che molti sentono vicino, poiché racconta storie senza troppe fantasie, facendole apparire speciali.

Ci racconta l’ipocrisia del successo, come in Sono pazzo di Iris Blond (1996), Perdiamoci di vista (1994) o C’era un cinese in coma (2000); lo strano rapporto italiano con il lavoro (si pensi a Borotalco dell’82 oppure Acqua e sapone dell’83); passando sempre nei rapporti sentimentali e famigliari, dove ci si conosce ma non si sta mai insieme: Io e mia sorella (1987), Al lupo al lupo (1992), L’amore è eterno finché dura (2004), Il mio miglior nemico (2006) ne danno un esempio.

Nei suoi film, inoltre, Carlo Verdone si accompagna ad altri noti artisti, soprattutto vicini alla città di Roma.

Nota la sua collaborazione con Alberto Sordi in Troppo forte (1986) e il celebre In viaggio con papà (1982), ma solo come attori: collaborazione così forte, anche nell’affrontare il tema dell’italiano comune, che per molti Carlo Verdone è considerato “l’erede naturale” di Sordi.

Enorme spazio viene dato sempre alle attrici. Paola Cortellesi, Stefania Rocca, Laura Morante, Eleonora Giorgi, Anna Bonaiuto, Laura Chiatti, Francesca Negri, Ilenia Pastorelli, Veronica Pivetti, passando per le due storiche compagne di scena quali Margherita Buy e Claudia Gerini; sono solo un esempio delle interpreti che hanno condiviso la scena con Verdone.

Perché i film di Verdone, però, riescono sempre ad attirare tanto pubblico nelle sale cinematografiche? Facile: perché è stato al passo con i tempi.

Da quel genere comico degli anni ’80, si è spostato a temi importanti, come l’ipocondria, il rifiuto verso la società, l’incapacità di ogni individuo di reagire; sempre usando quel tocco di ironia e di semplicità, rendendo tutto semplice e parte della quotidianità.

Un Maestro nel suo genere e anche in altri, visto che è un ottimo batterista e un appassionato di medicina. Una figura che ormai è nell’Olimpo del Cinema e non potrà mai uscirne.

Francesco Fario

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Attore e regista teatrale, si laurea in Lettere Moderne a La Sapienza per la triennale, poi alla magistrale a TorVergata in Editoria e Giornalismo. Dopo il mondo del Cinema e del Teatro, adora leggere e scrivere: un pigro saccentone, insomma! Con Culturamente, ha creato la rubrica podcast "Backstage"

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