Il Sorpasso: ecco perché il film di Dino Risi è un capolavoro del cinema italiano

Il Sorpasso film recensione

“Ognuno di noi ha un ricordo sbagliato dell’infanzia. Sai perché diciamo sempre che era l’età più bella? Perché in realtà non ce lo ricordiamo più com’era!”

Titolo originale: Il Sorpasso
Regista: Dino Risi
Sceneggiatura: Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari
Cast principale: Catherine Spaak, Claudio Gora, Jean-Louis Trintignant, Linda Sini, Luciana Angiolillo, Vittorio Gassman
Nazione: Italia
Anno: 1962

Giugno 1962, mese in cui usciva nei cinema italiani  Il Sorpasso, un film immediatamente destinato a entrare nel novero delle pellicole cult del cinema mondiale, nonostante critiche non molto entusiaste al momento dell’esordio.

Ancora oggi, la pellicola di Dino Risi è ricordata come il manifesto del boom economico italiano degli anni ’60, un periodo in cui  l’economia italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale non aveva solamente ingranato, ma aveva portato il Paese a diventare una vera e propria potenza mondiale.

Un Road Movie all’italiana

Ambientato in una Roma assolata e deserta il 15 agosto, il film può essere definito un vero e proprio “road movie” e racconta il confronto di due generazioni nel territorio neutro di una giornata di vacanza, tramite i due protagonisti interpretati da Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. 

Due personaggi perfettamente studiati e incredibilmente intensi: il gradasso romano, Bruno Cortona, e il timido e impacciato studente universitario, Roberto Mariani.

I due protagonisti intraprendono un viaggio senza meta, apparentemente per lasciare il caldo della città, ma in realtà per scoprire molto di più su sé stessi.

Le sequenze della pellicola sono girate per gran parte in strada, a bordo di una Lancia Aurelia B 24 Spider, Il Sorpasso racconta del viaggio di iniziazione del giovane e ingenuo Roberto che incontra alla vigilia di ferragosto, in una Roma completamente deserta, Bruno, spaccone e sicuro di sè. Durante la giornata che trascorrono insieme, la meta cambia continuamente e i due toccano varie località laziali dove gli italiani, che ora possono permettersi anche le automobili, passano le loro vacanze estive.

Addentrandosi sempre di più nella trama, lo spettatore vede Roberto gradualmente modificare il suo approccio con il prossimo, grazie alla forte influenza che il carattere di Bruno ha su di lui.

Infatti, il giovane passa da un’arrendevolezza adolescenziale a una maggiore consapevolezza, simboleggiando l’italiano dell’epoca fiducioso che però si rende poi conto che in realtà il miracolo economico tanto millantato non è altro che un bluff.

Le ore del viaggio di Bruno e Roberto passano veloci in un susseguirsi di episodi tragicomici, fino all’epilogo inatteso, uno dei finali più scioccanti ed emblematici della storia del cinema italiano. 

Due personaggi contrastanti ma complementari

Il contrasto tra la sfacciataggine di Bruno e la sobria introspezione di Roberto si può dire che sia la chiave di lettura del film. I protagonisti de Il Sorpasso rappresentano  due poli opposti attratti per un attimo dal fluire degli eventi, in definitiva è il contrasto tra strepito e silenzio, tra mondanità e intimità, tra apparire ed essere.

Bruno Cortona è il simpatico italiano conquistatore che vive di espedienti, ma non si nega nulla, egoista, esibizionista, fondamentalmente irresponsabile. Si tratta di un soggetto emblematico dell’Italia del miracolo economico: alla gran presunzione di sé fa da contraltare l’effettiva capacità di affermazione e di successo. 

Nonostante sia l’opposto di Bruno, è grazie a lui che Roberto scopre che, al di là della società palese, che richiede l’adattamento a determinate norme sociali, si nasconde una società aggressiva, amorale, senza spessore storico o sentimentale, senza progettualità collettiva, senza futuro, una società che tollera e incoraggia alcune forme di trasgressione  sociale  mentre è fortemente critica verso ogni forma di comportamento definito “plebeo”.

Il ritratto sincero di una società volta al dio denaro

Con Il Sorpasso, Dino Risi insieme ad Ettore Scola e Ruggero Maccari ha regalato al cinema italiano una vera e propria fonte storica, un ritratto puro e semplice della realtà italiana degli anni ’60, della decadenza consumistica che invase il Paese per la prima volta.

Durante il film sono tanti i personaggi e le situazioni che simboleggiano il clima italiano in quel periodo: i giovani delle città e delle campagne,  la crisi della famiglia, un nuovo senso del tempo e delle distanze, nuove modalità di gestione del tempo libero, tracce evidenti della crescita del livello medio di istruzione.

L’Italia canzonettara, palazzinara, rombante, in generale più ricca, è la vera protagonista dei diversi episodi che si susseguono nel film ma, guardando oltre, si insinuano le prime inquietudini, si registrano i primi segnali d’allarme, rappresentati da un finale doloroso e inaspettato.

Tre motivi per vedere il film:

  • Perché si ride, si piange e si riflette
  • Per godere di una delle interpretazioni più belle del giovane Vittorio Gassman
  • Per soffermarsi e carpire i diversi riferimenti alla storia italiana dell’epoca

Quando vedere il film:

Una domenica pomeriggio, quando si è rilassati e pronti a un viaggio profondo e sincero.

Ilaria Scognamiglio

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