A dimora le rose, le donne del passato che hanno sfidato la tradizione

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Non è facile parlare di un libro di Antonella Rizzo, specialmente di A dimora le rose.

La scrittrice romana, infatti, è una persona dalla profonda conoscenza, nonché una penna molta attiva, premiata in molti festival letterari. Nelle sue produzioni, molti elementi si distinguono, ma alcuni tornano, poiché cari all’autrice. Tra questi, l’attenzione alle figure storiche e la voglia di delineare i turbamenti, i pensieri e l’istinto della femminilità.

Tra le pagine di A dimora le rose, Antonella Rizzo ci offre più di un assaggio di questo.

Narrando le vicende di 5 donne del passato, l’autrice ci porta in un universo dove non solo la femminilità e la Storia si abbracciano nella ricerca di qualcosa che analizza i sentimenti e penetra i sensi, come un graffio di passione sulla pelle; ma, al tempo stesso, ci racconta come esse si siano ribellate al loro destino.

Ribellione intensa nella maniera più latina del termine, cioè una forma di riscossa verso omologazioni e tradizioni, opprimenti e costrittive, in grado di bloccare qualsiasi forma di desiderio e volontà. Tutte cose che implicano un ingrediente fondamentale: la forza.

Ecco quindi Hypatia che, in una lettera al padre Teone, inizia dicendo, parlando dei suoi pensieri:

“Seppur confusi, stipati come gli adorati volumi, in continua ribellione, io li governo tutti”.

Lei, filosofa e matematica, alla ricerca dell’Infinito, dell’essenza oltre gli astri, in ciò che scrive al patriarca nonché suo maestro, con coscienza e fermezza, non teme per se stessa, ma per ciò che il “credo” sta facendo, cioè distinguere gli uomini e, con essi, il sapere.

Si unisce a lei Plotina, moglie dell’imperatore Traiano, alla morte del marito e in seguito alla presa del potere del figlio adottivo Adriano.

È qui, in un fascia temporale sospesa, che l’imperatrice parla con una Donna del Tempo. Questa, facendosi ambasciatrice dei posteri, domanda se nella scelta ci fu inganno. La sovrana però non cede. Anzi! La sua superiorità d’animo dimostra quanto piccoli siano i “moderni”, così attaccati alla ricerca della singola emozione, ogni volta distinta e impossibile da unire ad altro. La verità però, ci dice Plotina, non potremo capirla perché:

“Tanti suoni formano una sola voce…è lo sfregare delle corde che libera l’incantesimo dell’armonia, così come le labbra umide ai flauti e i corpi nell’amore notturno”

Una forza che porta anche Marie Madelaine d’Aubray, marchesa francese del 1675, a subire delle torture nonostante abbia confessato delle colpe; o che spinge Cleopatra a sfidare tutto e tutti, pur di amare quell’uomo, il cui nome un giorno sarà sinonimo di potere. Quell’amore che va oltre il dantesco pensiero di lussuria.

Grande delicatezza di A dimore le rose, però, non è solo in ciò che viene raccontato, ma anche come.

Antonella Rizzo, tra le pagine del libro, unisce vari generi letterari, che testimoniano la sua indubbia esperienza. Poesia, testo teatrale, epistola e narrativa si abbracciano in composizioni che generano una specie di “satira”, vista anche questa nella maniera più latina.

Non quindi quello scrivere che, in maniera beffarda, “castigat ridendo mores“; ma una varietà di categorie che, creando insieme un’armonia, vengono offerte a divinità: nel nostro caso, queste 5 donne che hanno lottato col destino, pur di restare fedeli a se stesse.

Francesco Fario

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