Platone e l’innamoramento: la semplicità dello sguardo dell’anima

amore platone
amore platone

Se prendiamo un oggetto A, che è uno, e gli aggiungiamo un oggetto B, che è uno anch’essi, questi due oggetti sommati saranno ora due. Ora abbiamo un due che prima non c’era. Questo due pare perciò essere nato dal nulla.

Platone dice che CONOSCERE equivale a RICONOSCERE.

Come se noi avessimo insite delle conoscenze che ci consentono di comprendere anche ciò che non conosciamo. Mi permetto di applicare questo pensiero all’innamoramento: quando conosciamo una persona, cos’è che ci attrae a lei in maniera diversa dalle altre? Ciò che di solito ci fa percepire la diversità è il paragone con le esperienze precedenti, ma credo ci sia molto di più in fondo.
Platone dice che l’anima è superiore al corpo: non c’è dubbio. Le attrazioni fisiche ci saziano finché c’è la novità da scoprire… finita la passione la persona ci diviene praticamente indifferente.
Esistono persone che non abbiamo neanche sfiorato, che non riescono ad uscire dalla nostra testa.
Non sappiamo come sarebbe farci l’amore, ma l’occhio dell’anima sente che sarebbe speciale.
Attenzione: non parlo degli amori idealizzati. Parlo di quando accade che due persone si conoscono e sentono che lo scambio di anime avviene a prescindere da un’eventuale fisicità.
Ho parlato dell’occhio dell’anima. È un concetto che mi ha colpito in Platone perché proprio poco tempo fa scrivevo un post sull'”occhio esterno” che per me è sempre stato un po’ il filtro razionale di ogni relazione.
Oggi voglio scrivere dell’occhio interno. Cosa RI-CONOSCE quest’occhio che non ha mai amato, o che torna ad amare in alcune persone che ci toccano? Il fattore che ho sempre trovato stupefacente nell’innamoramento è la semplicità.
Il giorno prima quella persona è un’estranea… poi ti ci trovi a parlare e senti che l’attrazione è subito diversa. Non subentra la noia, non subentra quella voglia di bruciare tutto e subito (come molte passioni superficiali) ma si creano subito quei piccoli feeling speciali che lasciano perplessi.

L’anima riconosce una fossetta, uno zigomo, un sorriso.

L’anima riconosce gli sguardi, gli odori, le vicinanze. Poi conoscendosi ovviamente subentrano le discussioni, ma l’anima riconosce ancora: e ci fa aspettare davanti a un telefono o fuori da una porta, mentre per altre persone “non speciali” era bastata una parola o un gesto fuori posto a farci calare l’interesse. Per non parlare di quando si sta insieme, si fa l’amore… quella persona non ci basta mai. Per questo a me non piace parlare di “persone sbagliate” e di mancanze: non mi piace dare etichette.
Possiamo amare la persona peggiore al mondo per noi e allontanare quelle che secondo uno standard di normalità ci renderebbero serene. Ma soprattutto non concepisco domande come: cos’ha lei/lui che io non ho? Sono domande insensate… nessuno ha qualcosa in più o in meno, semplicemente gli occhi delle anime si riconoscono tra loro e, per quanto uno possa essere perfetto, se l’altra anima non lo riconosce non sarà mai come l’imperfetto che ha amato.
Credo che non ci sia nulla di più bello di un riconoscimento d’anime. L’appagamento che ne deriva anche a distanza di tempo, anche se l’amore è finito, arreca una soddisfazione unica perché dà speranza: la speranza che abbiamo occhi interni per cercare, per riconoscere, per amare di nuovo. Persone diverse a seconda dei momenti della vita, ma che ci sorprenderanno sempre con quella sensazione di averci toccato il cuore con uno sguardo… lo sguardo interno, appunto. Anche gli stilnovisti scrivevano che l’amore passa attraverso gli occhi e io sono d’accordo: quando due persone si guardano con l’anima c’è riverbero pure nello sguardo oculare.
Quando amiamo, quasi affoghiamo negli occhi dell’altro in un perdersi e ritrovarsi ad ogni battito di ciglia.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità,
lì c’è dolcezza,
lì c’è sensibilità,
lì c’è ancora amore.
Alda Merini
Alessia Pizzi

4 Commenti

  1. Beata te che vedi la cosa in un ottica così romantica. Per come la vedo io il concetto di amore è solo l'idealizzazione di un mix di chimica e background sociale. Non per niente il come si vive l'amore evolve a pari passo di come si vive la società con oggi una moltitudine di amori usa e getta manco fossero un prodotto commerciale, gente che se lo cerca su Internet allo stesso modo in cui si sfoglia un catalogo di Amazon, amori che spesso nascono sul presupposto che siano a termine come un contratto telefonico, amori che appena cominciano ad incartarsi offrono la scusa perfetta per aggiornare il sentimento ormai obsoleto e passare ad un nuovo amore di ultima generazione, amori che si decide di spettacolarizzare spogliandoli di ogni intimità di coppia spiattellandoli nei social network alla mercè di tutti o che ti vengono sparati in faccia dai nuovi reality show televisivi. Nella società liquida postmoderna l'amore è un prodotto commerciale con i suoi brand e le sue regole di mercato, tanti amori poveri, la quantità che ha la meglio sulla qualità. Se fossimo ancora un mondo pagano probabilmente Afrodite sarebbe sponsorizzata ufficialmente dalla Perugina.

  2. Credo che la semplicità dello sguardo dell’anima esista veramente, il dubbio è nel fatto che possa non essere vissuto nella stessa maniera se non a contatto diretto, cioè con le persone fisiche presenti. A distanza non credo
    che possa funzionare, l’immaginazione, la fantasia fanno, ma non possono determinare in che modo l’attrazione
    epidermica esista davvero, qualche probabilità esiste, chissà! Condivido anch’io lo scritto di Stefano Arnaldi!

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