Addio Raffaella Carrà, la Rivoluzione televisiva

raffaella carrà morte

Raffaella Carrà si è spenta il 5 luglio dopo una lunga e riservatissima malattia all’età di 78 anni.

La Carrà: un’icona per tutti, un nome che si associava alla musica, al ballo e al mondo televisivo. Nata Pelloni e di origine bolognese, Raffaella è stata presente nell’intrattenimento degli italiani sin da quando aveva 8 anni, per un piccolo ruolo in un film di Mario Bonnard. Con 2 diplomi accademici nell’arte dello Spettacolo (prima l’Accademia di Danza e poi il Centro Sperimentale di Cinematografia), Raffaella viene ricordata per tante cose: la danza, la musica, la televisione, un po’ di cinema…

Già pure il cinema! Pochi infatti sanno che la prima strada che prova a percorrere è quella per diventare attrice. Sarà diretta da Blasetti, Fenoglio, Lizzani, Monicelli, Robson; e reciterà accanto a Domenico Modugno, Enrico Maria Salerno, Frank Sinatra, Renato Salvatori, Marcello Mastroianni e altri.

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Il successo

Il grande successo però arriva con il piccolo schermo: sarà la televisione a darle lustro e popolarità.

Nella primavera del 1970, è protagonista del programma Io, Agata e tu…, insieme a due “pilastri” della scena come Nino Ferrer e Nino Taranto. Qui, Raffaella compie la sua prima rivoluzione: in un mondo nuovo come la televisione, svecchia il termine “soubrette”, legato ad una versatilità artistica femminile molto composta, trasformandolo “showgirl”, più dinamica e al passo con i tempi, compresi i ritmi musicali e di costume.

Apprezzata ed ammirata per la sua energia, nell’autunno di quell’anno viene invitata a condurre, insieme a Corrado, il noto programma Canzonissima. Qui, Raffaella cambierà il mondo italiano con coraggio e determinazione. Suo il primo ombelico mostrato in televisione dal vivo! Quella maglia, con la pancia scoperta, non fu solo un mero discorso di moda e comodità, ma divenne il simbolo e la voce di una generazione stanca del bigottismo e dell’arretratezza dei costumi. Lo spirito del ’68, anche senza la politica, era ufficialmente entrato nelle case degli italiani, cantando e ballando.

L’anno successivo, riconfermata insieme a Corrado, nonostante alcune perplessità (ma troppo richiesta dal pubblico), un altro scandalo la vide protagonista nella trasmissione, ma sempre con leggerezza e sorriso.

Nella terza puntata di quell’edizione del ’71, Raffaella balla il celebre Tuca Tuca. I vertici Rai non gradirono la coreografia: “troppo trasgressiva” venne definita e, dopo un articolo dell’Osservatore Romano, venne addirittura tolta dalle classifiche. Come mai allora tutti noi conosciamo la canzone e l’omonimo balletto? Dobbiamo tutto ad Alberto Sordi. L’attore romano, infatti, dopo un pranzo con la ballerina, decise di cogliere la palla al balzo.

Ospite nella nota trasmissione, usò la sua magica verve e propose a Raffaella di ballare insieme il Tuca Tuca. L’ironia di Sordi mentre la ballerina lo toccava e cantava, donò alla coreografia uno spirito diverso, sdoganandolo dalle polemiche della precedente e “provocante” pezzo eseguito con Enzo Paolo Turchi.

I diritti degli omosessuali

Altra grande rivoluzione di Raffaella fu nei confronti dei diritti degli omosessuali, tema ancora molto discusso nel nostro Paese e non solo.

Dopo l’edizione di Canzonissima del ’70, Raffaella iniziò a ricevere (così dichiarò in un’intervista) tante lettere da parte di ragazzi omosessuali che le raccontavano le loro difficoltà dovute all’emarginazione, sia da parte della società che da parte delle famiglie. Rispose a quanti più poté! Non riusciva a capire il perché di tanto silenzio o il perché giudicare! Inoltre nel 1978, canterà il brano Luca, uno dei primi brani narranti l’amore di una ragazza verso un ragazzo, che non ricambia perché preferisce la compagnia di un ragazzo biondo.

Una donna inoltre sempre sorridente, ironica, raggiante ed iconica. Un altro importante lutto nel mondo dello spettacolo italiano: dopo un simbolo per la musica come Franco Battiato e Carla Fracci per la Danza; Raffaella Carrà sarà sempre per tutti noi quella Televisione pura, ribelle e musicale.

Francesco Fario

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