Perché il docufilm di Chiara Ferragni vi indigna?

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Unposted, il docufilm di Chiara Ferragni presentato al Festival di Venezia 2019, è ora disponibile in streaming su Amazon Prime Video.

Pur non essendo una follower di Chiara Ferragni né tanto meno un’esperta di moda, non ho potuto fare a meno di essere incuriosita da questo docufilm, che in realtà ha assolutamente soddisfatto le mie aspettative.

A parte il fatto che nonostante le sue foto patinate, Chiara Ferragni mi sembra una ragazza molto semplice, sia per come si esprime sia per come ragiona. Non mi sembra assolutamente falsa e credo che per lei valga la formula “what you see is what you get“, che può piacervi o meno.

Arrivo quindi subito al punto in cui mi sono andata a leggere le recensioni sul docufilm, da Rolling Stone Italia in poi: recensioni impietose che secondo me non hanno alcun fondamento perché si basano sul pregiudizio.

Non capisco per quale motivo la critica si aspettava di trovare un genio al posto di una ragazza come tante. Non capisco perché pensavano che dietro le foto di Chiara Ferragni si celasse una certa profondità.

Chiara Ferragni è una ragazza che nasce dal web e dai social. Ha creato un nuovo genere di storytelling, anche molto rischioso, che comprende persino la condivisione di lati molto intimi, come la nascita di un figlio. Alcune persone, specialmente le sue fan, speravano di scoprire lati segreti di Chiara in questa pellicola, ma come specifica l’imprenditrice nel docufilm: sui social puoi decidere tu cosa lasciare fuori.

Quindi che senso avrebbe avuto svelarlo poi nel docufilm?

Io ho trovato una certa coerenza tra quello che offre Chiara sul suo profilo Instagram e il docufilm di Elisa Amoruso.

Ricercarvi un messaggio nascosto secondo me significa non voler accettare questa trentenne di Cremona è arrivata dove voleva semplicemente seguendo il suo talento: qual è? Vi chiederete. Secondo me è quello di condividere la sua vita. E da professionista che lavora con le community vi garantisco che non è per tutti. Perché sì, Chiara è molto amata, ma ci vuole anche una certa leggerezza o quantomeno un certo distacco per ricevere quotidianamente le critiche che riceve lei e proseguire comunque con l’immagine che ha creato.

Il suo talento è la condivisione: like it or not!

Io stessa non sono stata d’accordo con la condivisione della foto del figlio appena nato: proprio lì ho smesso di seguirla su Instagram (cosa che facevo per mera curiosità). Tuttavia, ho trovato lucidissima l’osservazione di Fedez a riguardo, il cui succo è: abbiamo condiviso tutto, non condividere anche questo sarebbe stato assurdo. Per noi è più normale condividere che nascondere. Non fa una piega, poi la scelta può essere più o meno condivisibile. Chiara Ferragni è regista della propria vita: nel docufilm chiede a Fedez di dirle che è bellissima alle prove del matrimonio e il giorno delle nozze spera di “piangere carina”. Questa è lei e non ha paura di farsi vedere per come è, a differenza di tante “timorate di Dio” che ogni giorno postano sui social le foto della loro falsa vita in stile Mulino Bianco, accostandovi copy dal dubbio lirismo e suscitando l’afflato di tutti i seguaci che supportano questo genere di apparenze. A Chiara Ferragni non importa un fico secco di essere lirica: perché vi aspettate che lo sia? Non ha mai sfoggiato nulla al di fuori di quello che è: brillantini, bei vestiti, meravigliose location. Mi sembra sincero. A lei piace e anche ad altri milioni di persone.

Dopo aver visto il docufilm, quindi, ho iniziato a seguire nuovamente sia lei che Fedez su Instagram: non condivido le loro scelte, ma credo che sia importante prendere atto che tutto ciò esiste davvero e non c’è nulla dietro da scoprire.

La rivincita dei blogger

Chiara Ferragni ha portato in Italia un modello americano, come lei stessa racconta: quello dei blogger che si fanno le foto con gli outfit sui loro blog. Posso affermare senza paura che è stata un’antesignana dell’imprenditoria digitale, riscattando il ruolo dei blogger, ora presenti anche alle sfilate di moda. E qui vi parlo da giornalista: è vero, molti blogger non vengono formati alla deontologia come i giornalisti, ma quanti giornalisti con tanto di tesserino scrivono coi piedi? Anche nella Redazione di CulturaMente scrivono sia giornalisti che blogger, io non ho mai fatto differenze basandomi sul titolo. Quindi secondo me bisogna smetterla di essere obsoleti, ma anzi magari dare ai blogger la possibilità di crescere e responsabilizzarsi anche dal punto di vista etico, se proprio vogliamo sottolineare qualcosa.

I messaggi che manda questo docufilm sono molto interessanti per chi li vuole cogliere. Chiara è una ragazza che si è fatta da sola, nonostante molti abbiamo creduto che il suo successo fosse legato al suo ex ragazzo Riccardo Pozzoli (come spesso accade a molte donne in gamba). Quando è diventa una case history ad Harvard, qualcuno ha affermato che la parola bionda e Harvard non potevano stare nella stessa frase. Pregiudizio, di nuovo. Non capisco questo ostinato rifiuto per il business digitale (al femminile), quando è evidente che questa donna ha monetizzato col suo sito per poi crearsi una carriera che prima nemmeno esisteva.

Poi se vogliamo parlare del fatto che il docufilm sia approdato al Festival di Venezia sconvolgendo anche i cinefili… Beh, un docufilm è la storia di una vita, e la vita di Chiara Ferragni è questa. Bisogna accettare il fatto che se qualcuno la racconta significa che qualcuno ha voglia di conoscerla. Poi potete non condividere quello che fa o lo zelo dei suoi fans, ma dovete assolutamente accettare il fatto che tutto questo esiste.

A mio avviso molte persone sono rimaste scioccate dalla stessa realizzazione del docufilm, prima che della visione del docufilm stesso, perché semplicemente non riescono ad accettare che si possa diventare ricchi e famosi in questo modo. Senza essere necessariamente dei “geni” (altro luogo comune), ma sfamando gli altri con la propria vita. Gli altri sono tanti e gradiscono la “purea rosa” di Chiara Ferragni. Siamo liberi di non cibarcela, ma credo dovremmo farci una ragione della sua esistenza, dell’abilità di chi l’ha inventata e del gradimento generale che suscita.

Alessia Pizzi

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