“La Notte dei Morti Viventi”: l’emancipazione femminile spiegata dagli zombie

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film zombie - emancipazione femminile

“Stanno venendo a prenderti, Barbara…”

Titolo originale: Night of the Living Dead
Regista: Tom Savini
Sceneggiatura: John A. Russo, George A. Romero
Cast Principale: Patricia Tallman, Tony Todd, Tom Towles
Nazione: USA
Anno: 1990

“La notte dei Morti Viventi” è uno di quei rari remake degni di essere visti. L’originale del 1968, firmato George A. Romero, viene omaggiato degnamente grazie soprattutto alle innovazioni inserite da Tom Savini. Oltre al tocco più moderno legato strettamente al ventennio che separa i due film (basti pensare che la pellicola del 68′ è in bianco e nero), la novità più interessante è senza dubbio quella che riguarda la caratterizzazione della protagonista femminile.

La trama è molto semplice ed è quella che influenzerà praticamente tutto il genere degli zombie movies, di cui Romero è considerato senza alcuna ombra di dubbio il papà spirituale.

Barbara e suo fratello stanno andando al cimitero per portare i fiori alla madre deceduta, ma vengono attaccati da alcuni morti resuscitati. Johnnie muore subito, mentre la sorella scappa verso una casa abbandonata, dove sarà raggiunta da vari sconosciuti nel corso del film, tutti personaggi che tenteranno di sopravvivere alla notte apocalittica.

Cresciuti a pane e zombi con i film di Romero

La trasformazione di Barbara da ragazza fragile a guerriera è incredibile: nel film di Romero non era assolutamente contemplata, tanto che Barbara alla fine sarà vittima della propria debolezza.

Nel film di Savini, invece, la notte dell’orrore trasforma la ragazza in una donna che guarda in faccia le proprie paure. Questa forza emerge ancora più prepotentemente nel momento in cui gli uomini del gruppo iniziano a fare i “galli del pollaio”. Schierati su due fronti abbiamo Ben, un uomo tanto determinato quanto sensibile, e Cooper, il tipico maschilista che inneggia almors tua, vita mea“.

Nelle varie gare di testosterone, che condurranno alla spartizione della casa (Ben al piano terra e Cooper in cantina), Barbara sarà l’unica a mostrare i nervi saldi, ma raramente sarà ascoltata dalle due parti. E il finale delineato da Savini non fa che sottolineare quanto la linea della protagonista fosse l’unica degna di essere seguita.

Il radicale cambiamento di Barbara potrebbe sembrare troppo improvviso, ma non fa altro che delineare quanto in momenti di panico generale le persone tirino fuori la propria natura. Paura, coraggio, egoismo, empatia, lavoro di squadra, individualismo. Tutte tendenze che non si possono celare, specialmente quando c’è in gioco la vita.

Savini non fa che sottolineare il costante maschilismo di cui è vittima Barbara: dalle battutine del fratello all’inizio del film fino alla fine della pellicola, quando la squadra “di salvataggio” la sminuisce in tutti i modi possibili.

Alla ragazza viene affidato un grande compito, quello di trasmettere il messaggio più profondo del film e di far apparire tutti gli altri molto subordinati. Barbara diventa quasi occhio esterno della vicenda, come si intuisce dalle ultime immagini del film in modalità reportage fotografico, e racconta quanto gli esseri umani siano i veri mostri, anche se messi a confronto con dei morti viventi assetati di sangue.

Purtroppo la traduzione italiana, come spesso accade, ha banalizzato le parole di Barbara.

Vale la pena di menzionare, ad esempio, il momento in cui gli zombie buttano giù i rinforzi che i sopravvissuti stanno inchiodando alle finestre. La ragazza imbraccia il fucile e inizia a sparare ad uno zombie per mostrare a tutti che è già morto e che solo un colpo alla testa può stenderlo definitivamente. Mentre dà questa dimostrazione, Ben le grida you are losing it (stai perdendo la testa) e Barbara gli risponde che qualsiasi cosa abbia perso, lo ha perso tempo fa e che non ha intenzione di perdere altro, ma soprattutto che Ben potrà arrogarsi il diritto di dirle che sta perdendo la testa solo quando la smetterà di gridarsi contro con Cooper come fanno i bambini di due anni.

La traduzione perde totalmente il messaggio, con Ben che grida a Barbara che sta perdendo tempo e la ragazza che gli risponde che gli zombie hanno paura, è per questo che gridano tutto il tempo come bambini di due anni.

Questa censura priva la protagonista di tutta la sua evoluzione psicologica eliminando la velata allusione al suo passato, vissuto con una madre oppressiva (come sottolinea Johnnie all’inizio del film), ma soprattutto la incorona regina di sensibilità nei confronti dei non morti, che sono dei “bambini spaventati” secondo i traduttori di questa scena. Visto che non vedo alcuna difficoltà di traduzione, poiché non vengono tirate in ballo tematiche avulse dal contesto italiano o comunque ostiche da tradurre a livello concettuale, non comprendo per quale motivo i traduttori italiani abbiano modificato la frase in cui Barbara rimette tutti a posto sottolineando il suo processo di emancipazione.

Sembra quasi, confrontando il testo originale con quello tradotto, che gli italiani abbiano preferito mostrare una ragazza sensibile, che comprende l'”anima” dei non morti, piuttosto che una donna forte che non ha paura di dire quello che pensa a chi millanta un ruolo da leader mentre, come spesso accade, si comporta esclusivamente da prevaricatore.

3 motivi per vedere il film:

– È un cult del genere Horror

– Pur essendo di vent’anni fa, getta luce su molte dinamiche sessiste ancora in auge

– È uno dei pochi remake che supera il film originale

Quando vedere il film:

Di domenica pomeriggio, possibilmente tarda estate, quando il cielo è rosso e sta per piovere terra.

Aggiungo “Come vedere il film”:

rigorosamente IN INGLESE.

Alessia Pizzi

Ecco il precedente appuntamento col Cineforum:

Anna dei miracoli e la potenza delle parole che va oltre, in tutti i sensi

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