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Maturità 2020, Scuola e Coronavirus: come cambia la didattica?

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C’è stato un tempo in cui studiare a casa era la normalità. Poi è arrivata la scuola, la realtà sociale maggiormente responsabile – subito dopo la famiglia – dell’educazione culturale, civile e umana delle future generazioni.

Quando pensiamo alla scuola, l’immagine che si forma nella nostra testa non può mancare di banchi, cattedra, lavagna, registro, campanella… Oggi, a causa dell’emergenza Coronavirus, dobbiamo togliere tutti questi elementi. Bisogna immaginare una persona seduta di fronte a un computer con la lucina verde della videocamera puntata sulla faccia. In altre parole: didattica a distanza.

Con la chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale a partire dallo scorso 5 marzo, si è reso necessario rivoluzionare la didattica. Dopo anni di incertezze sull’utilizzo del registro elettronico (alcuni istituti ancora si affidano a quello cartaceo), questo strumento si dimostra ora indispensabile per tracciare, per quanto possibile, l’attività di insegnanti e studenti. A questo si aggiungono vari altri tool digitali: dalle semplici email o gruppi WhatsApp, alle varie piattaforme per la condivisione e per le videochiamate.

Il rapporto quotidiano tra docenti e alunni tra le mura scolastiche è stato all’improvviso sostituito da lezioni online attraverso uno schermo. Non senza tutte le piccole difficoltà e peculiarità del caso: “Prof non la vedo”, “Prof, mi sente?”, “Prof è andata via la linea”, “Prof, posso rimanere in pigiama?”, “Prof, questo è il mio cane”…. Il tutto condito da rumori tipicamente domestici. La grande paura è quella di sentire lo sciacquone del water.

La didattica a distanza: tra mito e realtà

Ci stiamo accorgendo di quanto le tecnologie possono aiutarci in questo momento eccezionale, pensate come sarebbe stato invece 20 anni fa! Senza smartphone, senza una linea internet veloce, senza la possibilità di fare videochiamate…

Nelle ultime settimane si cerca disperatamente di colmare le enormi lacune che l’improvvisa attuazione della didattica a distanza ha determinato. Da una parte si sta cercando di fornire gli strumenti tecnologici necessari alle famiglie più bisognose grazie anche al supporto di associazioni e organizzazioni come Save the children. Dall’altra aumentano i percorsi di formazione e i webinar per supportare i docenti in questa nuova dimensione dell’insegnamento. Si è reso necessario riorganizzare i programmi  e adattarli ai nuovi tempi di fruizione, senza sapere se e quando si tornerà in classe quest’anno.

Le videolezioni sono probabilmente lo strumento che più facilita la relazione tra insegnante e alunno. Tuttavia alcuni insegnanti si sono rifiutati di usare questo strumento per paura di essere fotografati e registrati dagli studenti. Un rischio non proprio campato in aria e che richiede un forte senso di responsabilità (e di civiltà) da parte dei ragazzi per essere scongiurato.

La situazione presente sta riportando alla luce il vecchio dibattito sull’e-learning che ancora è oggetto di molti pregiudizi nel nostro paese.

I limiti delle lezioni online

Di certo la pandemia creata dal Coronavirus ha messo in evidenza l’arretratezza digitale del nostro paese, ma anche i limiti delle conoscenze informatiche dei suoi cittadini. E non si parla solo di insegnanti con alle spalle diversi anni di onorato servizio che hanno delle valide giustificazioni per le loro mancanze. Anche i cosiddetti “nativi digitali” si dimostrano poco esperti nell’uso di strumenti abbastanza scontati. Pur muovendosi bene tra le piattaforme digitali, molti studenti scrivono il corpo dell’email al posto dell’oggetto. Sono mancanze abbastanza gravi, ma è anche vero che forse nessuno glielo ha mai insegnato e che per loro non è mai stato necessario.

Studenti e insegnanti non erano pronti ad affrontare la didattica a distanza. Un sistema scolastico che si basa prevalentemente sull’uso di libri e quaderni cartacei e che dà molto spazio all’oralità (non è detto che sia un male, è solo un fatto) rimane spiazzato nel momento in cui ci si trova davanti al solo computer. Materie come la matematica, la fisica, la chimica non sono semplici da spiegare senza un supporto su cui scrivere. Bisognerebbe usare delle app apposite che, però, si devono conoscere!

E allora ecco che ciascuno improvvisa come può. Tra compiti fatti sul quaderno, fotografati e mandati agli insegnanti e lavagne realizzate in momenti di pura creatività, quello che manca più di tutto è il contesto.

Per quanto possa essere comodo svegliarsi con più calma, vestirsi solo a metà e non doversi spostare, la scuola è la scuola. Ha i suoi spazi, i suoi riti, la sua atmosfera. Interagire con gli studenti di persona è fondamentale per capire ciò che passa loro per la testa, per comprenderli e accompagnarli nell’apprendimento. La didattica a distanza insegnerà tanto e sarà un’ottima occasione per colmare alcune lacune informatiche. Ma, ancora una volta, è chiaro che il contatto umano non è qualcosa che si può perdere facilmente.

Ma quanto durerà la chiusura della scuola?

Per ora l’unica cosa certa è che bisogna aspettare il 18 maggio per poter parlare di riapertura degli istituti scolastici. Questa è la data fissata dal decreto del 6 aprile 2020. Ma la ministra Azzolina ha più volte dichiarato che la chiusura della scuola continuerà fin quando non sarà sicuro per tutti ritornare in aula. Quindi tutto dipende dall’andamento dell’epidemia di Covid-19.

La sensazione generale è che l’anno scolastico “in presenza” sia ormai del tutto finito.

Esame di maturità 2020: il Miur cosa ha deciso?

I più preoccupati per questa situazione sono gli studenti che dovranno sostenere l’esame di maturità. Molti si stanno abituando all’idea di dover trascorrere gli ultimi mesi del loro percorso scolastico facendo lezione online. Ma la domanda rimane: come sarà la maturità 2020?

La risposta è arrivata finalmente dopo settimane di interrogativi, dibattiti e supposizioni. Sono due gli scenari contemplati dal Decreto Scuola del 6 aprile legati al ritorno o meno nelle aule scolastiche. Se si dovesse tornare a scuola il 18 maggio, l’esame di maturità 2020 si svolgerebbe a partire dal 17 giugno con prove sia scritte che orali. La prima prova (il tema d’italiano) sarebbe decisa dal Ministero, mentre la seconda – le cui materie dipendono dall’indirizzo di studi – sarebbe scelta dalla commissione d’esame, commissione composta da soli membri interni con presidente esterno.

Nel caso in cui la chiusura delle scuole fosse prorogata fino alla fine dell’anno scolastico, non ci sarebbero le prove di maturità scritte, ma solo il colloquio orale, probabilmente per via telematica.

In entrambi i casi, l’accesso all’esame di maturità 2020 dovrà essere consentito a tutti gli studenti, ma crediti e media finale dovranno essere assegnati dal consiglio di classe tenendo conto dell’impegno e del lavoro dello studente durante tutto l’anno.

INVALSI ed esame di terza media

Anche per gli esami di terza media tutto dipende dal se e quando si tornerà a scuola. Nel caso in cui le scuole riaprano il 18 maggio, allora gli esami procederebbero come al solito, anche se semplificato. Altrimenti, l’alunno dovrà consegnare un elaborato scritto che sarà valutato dal consiglio di classe insieme all’impegno del singolo studente.

Per quanto riguarda invece le prove INVALSI (obbligatorie per svolgere gli esami di fine ciclo scolastico almeno fino a un po’ di tempo fa) non è stato detto nulla. Sulle piattaforme dei registri elettronici sembra sia apparso di recente un’icona Invalsi che farebbe pensare a un possibile svolgimento online da casa. Ma ancora non si sa nulla su quando saranno le prove INVALSI. La domanda che ci si deve porre, però, è: come sopperire all’assenza in alcuni casi di mezzi e strumenti per svolgere le prove? A quel punto sarebbe opportuno almeno eliminarne l’obbligatorietà.

Per tutti gli altri alunni non coinvolti negli esami, si prospetta una promozione assicurata (come sempre ci sarà chi ne trarrà giovamento!) e un recupero del programma all’inizio del prossimo anno scolastico. La Ministra Azzolina ha voluto sottolineare che non si può e non si deve parlare di sei politico. In tutta questa situazione, forse, è la cosa più giusta da fare nei confronti di quegli studenti che hanno capito che ora come mai lo studio deve essere fatto solo e soltanto per la loro cultura personale, non in vista del voto finale.

Il Coronavirus ha stravolto anche la realtà scolastica come ha fatto con la nostra quotidianità. Ma come tutti noi, anche la scuola sta imparando a resistere.

Francesca Papa e Federica Crisci

Photo by Green Chameleon on Unsplash

Perché leggere “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante

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Elena Ferrante è tornata, pochi mesi fa, a riempire gli scaffali di tutte le librerie con il suo ultimo romanzo, La vita bugiarda degli adulti.

Ultimo tra i libri di Elena Ferrante, questo romanzo non poteva non catturare la nostra attenzione dopo il successo mondiale della serie televisiva L’amica geniale:

“Storia del nuovo cognome”: il finale è un grande abbraccio

Tralasciando di commentare la meravigliosa serie televisiva di Saverio Costanzo, chi si è accostato anche ad uno solo dei romanzi della Ferrante non può non rimanere incantato dalla sua prosa densa e scorrevole. Ed è con questo profondo senso di fiducia che mi sono fiondata tra le righe di questa nuova uscita.

I libri di Elena Ferrante ormai sono sinonimo di qualità.

La vita bugiarda degli adulti è un romanzo che nasce intorno a Napoli, alla stessa Napoli della più nota quadrilogia. Ma non è solo questo il senso di continuità che il lettore percepisce. Giovanna, la protagonista del romanzo, è il perno di una leva intorno alla quale gravitano personaggi di varia natura, dalla mamma intellettuale, alla zia “cafona”, dall’amica di famiglia che poi tanto amica non lo è, alla preside della scuola.

Sono tutte donne, insomma, le figure che più colpiscono il romanzo della Ferrante.

Ci sono, è vero, poi tanti uomini che bazzicano le pagine del romanzo, ma tutti fungono da elemento complementare alle figure femminili. Quasi fossero dei pretesti per consentire alle altre, le vere protagoniste della storia, di svilupparsi.

Come per tutta la quadrilogia de L’amica geniale, anche qui non troviamo mai personaggi buoni o personaggi cattivi. Le anime dei vari caratteri sono grigie come l’elegante copertina scelta da Edizioni e/o. Zia Vittoria, apparentemente, è meschina, ignorante e invidiosa, ma con lo scorrere delle pagine il lettore vede in controluce la fragilità di questa donna, le difficoltà che ha dovuto sempre affrontare con i pochi strumenti che la vita le ha messo a disposizione. Così come la perfezione della mamma di Giovanna lascia il campo ad una sempre più grande dipendenza verso un marito che l’ha umiliata per anni. Una debolezza che non riesce a colmare trovando la forza in se stessa ma solo attraverso il supporto di un altro uomo.

I libri di Elena Ferrante raccontano la grande complessità delle donne.

Colpisce in particolare un passo. Si tratta di una riflessione della giovane protagonista circa la reazione della sua preside ad un sofismo di suo padre:

Aspettai in ansia che la preside gli rispondesse. Lei lo fece con una voce devota, lo chiamò professore, era così sedotta che mi vergognai di essere nata femmina, di essere destinata a farmi trattare a quel modo da un uomo anche se avevo studiato, anche se occupavo un posto di rilievo. […] La preside non voleva più lasciar andare mio padre, e si vedeva che gli rivolgeva domande e domande […], forse sperando in altri complimenti o nell’inizio di un’amicizia con una persona gentile e fine che l’aveva considerata degna di belle riflessioni.

Il padre di Giovanna sa incantare con le sue parole e, agli occhi della figlia, non è altro che un figura misera, capace di creare solo dolore alle persone che gli sono vicine. Eppure, può lei stessa constatare che per le donne, lui è  un pifferaio magico che le incanta e le fa pendere dalle sue labbra.

Giovanna si rifiuta di essere devota ad un uomo. Di sminuire la sua persona di fronte a qualcun altro solo perché maschio. La ribellione insita nei suoi sedici anni le fa percepire il senso di disgusto dovuto a una subalternità cosciente e acconsentita.

Ai suoi occhi, la preside è una persona di successo, dirigente di un importante liceo di Napoli, istruita e di un certo potere. Eppure quell’uomo è la sirena che la strega con il suo canto, lei, marinaio che naviga in mezzo alla tempesta della vita quotidiana. Il papà di Giovanna non è lontano da quel Sarratore (padre o figlio, fate vobis) che tanto abbiamo detestato leggendo la storia di Lila e Lenù.

Giovanna prova a orientarsi in un mondo fatto di maschi. Lo fa inizialmente attraverso il linguaggio del sesso che gli viene insegnato, appunto, da un ragazzo. Poi lo fa credendo di trovare nell’amore la sua via di salvezza. Ma nonostante la sua mente adolescente concepisca gli stratagemmi più assurdi per far suo l’uomo più perfetto che crede di aver mai incontrato nella sua vita, si accorge che, in fin dei conti, altro non è che una copia ripulita di suo padre.

E decide di ripartire da sé, sapendo di valere molto di più di quanto qualsiasi altro uomo le consentirà mai di brillare della propria luce riflessa.

Come sempre, dunque, Elena Ferrante non delude. Chiude il suo romanzo lasciando a noi di proseguire, riflettendo su quello che sarà il futuro di Giovanna e, perché no, anche il nostro.

Serena Vissani

Viaggia nei Musei Vaticani con un click: la guida passo passo

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Come godere dei Musei Vaticani ai tempi del Coronavirus? Basta una semplice visita virtuale

Il mondo è tutto in subbuglio a causa del COVID-19. Non vi preoccupate. Oggi vi spiegheremo come far parte della visita virtuale dei Musei Vaticani. Il progetto fa parte di tutta una serie di tour virtuali promossi da alcuni grandi musei del mondo, perché l’arte non va mai in quarantena.

Musei: un tour virtuale tra musei e collezioni ai tempi del Coronavirus

Come entrare nella visita virtuale dei Musei Vaticani?

L’operazione è semplice, basta solo un po’ di pazienza. Si accede semplicemente dalla homepage dei Musei Vaticani e si deve andare su Collezioni. Alla pagina che si apre si clicca su Scopri i Musei e poi su in altro a destra su Scopri i tour virtuali, ed ecco che il Vaticano, come per magia, si aprirà davanti a voi.

Quanta storia e quanta bellezza

I Musei Vaticani non sono musei semplici, ma è un complesso museale ricco di storie differenti, il quarto al mondo per estensione (dopo il Museo Nazionale Cinese di Pechino, l’Hermitage di San Pietroburgo ed il Museo del Louvre). Ogni parete, ogni angolo racconta un pezzo del Vaticano, della chiesa ma anche della storia di tutto il mondo. Lasciatevi guidare in questo mondo di bellezza straordinaria, attraverso un percorso che ci porterà idealmente nel luogo simbolo del Vaticano: la Cappella Sistina.

Immersione diretta nel Braccio Nuovo, prima tappa della visita virtuale dei Musei Vaticani

Generalmente, dopo aver attraversato l’ingresso, saliti al controllo biglietti, passata la scala mobile, si va a sinistra verso il Cortile della Pigna, chiamato così in onore della pigna bronzea trovata vicino il Pantheon (in un rione, guardate un po’, chiamato appunto…PIGNA!), posizionata poi dall’VIII secolo d.C. davanti la Basilica di San Pietro ed ora messa sopra un capitello nel suddetto cortile. A destra di questo ampio spazio aperto sorge una costruzione molto severa ed imponente: il cosiddetto Braccio Nuovo, costruzione promossa da Papa Pio VII Chiaramonti per il riallestimento delle collezioni pontificie voluto a seguito del rientro delle opere d’arte dopo le confische napoleoniche. Passeggiare virtualmente all’interno dello spazio costruito da Raffaele Stern e Pasquale Belli è un’emozione impressionante.

La meraviglia di una galleria unica al mondo, scandita da 28 nicchie che ospitano statue, con i pavimenti decorati mosaici antichi, è tutta lì davanti a noi. Seguendo il cursore che indica di andare avanti, cioè la grande freccia posta alla base dello schermo, vi consiglio di fermarvi all’altezza della quarta nicchia, di girare il video sulla destra e di aumentare lo zoom con il simbolo + davanti ad un autentico capolavoro: l’Augusto di Prima Porta.

Augusto, il primo protagonista della visita virtuale dei Musei Vaticani

Si tratta di una meravigliosa statua di I secolo d.C. che rappresenta il primo imperatore nella scena di adlocutio (cioè nell’atto di parlare ai soldati), con il braccio steso, la corazza ed il paludamentum. Trovata nel 1863 presso la Villa di sua moglie Livia nella zona di Prima Porta, è un vero e proprio manifesto politico del primo imperatore. Sulla corazza si vede il Re dei Parti ridare ad un generale romano le insegne che erano state precedentemente al governo romano. Quale opera può mostrare un segnale di potenza più forte di questa!!

Curiosando insieme si arriva al Museo Chiaramonti

Tornando indietro alla pagina ufficiale della visita virtuale dei Musei Vaticani, accediamo ora al Museo Chiaramonti, altra grandiosa costruzione voluta dallo stesso Papa Pio VII, la cui disposizione delle opere venne decisa da Antonio Canova, nominato nel 1802 Ispettore Generale delle Antichità e belle arti dello Stato della Chiesa, dell’Accademia di San Luca, dei Musei Vaticani e del Campidoglio. Al terzo click sul nostro grande cursore in basso, girate il tutto a sinistra. Due occhi meravigliosi vi stanno guardando: gli occhi di Atena. Sono una vera sorpresa per i visitatori, in quanto tali parti del corpo in genere mancano nelle statue romane.

Gli occhi infatti venivano creati attraverso decorazioni fatte con pasta vitrea o avorio e le statue erano completamente dipinte; un insieme di visibilità e forza espressiva. In una sola parola: politica! Tali caratteristiche sono andate perse con l’abbandono e la distruzione di tali opere e tutto ciò al falso ideologico della purezza del candore della statuaria antica nel momento della grande riscoperta della cultura classica nel XVIII secolo. Ma non è il momento di abbandonarci del tutto. Tornando in posizione ritta, andate verso la scala giù in fondo, sulla sommità della quale vi è un cancello chiuso. Oltre quello vi è la nostra prossima destinazione!!

Dove tutto ebbe inizio: la Villa del Belvedere…

Un punto di non ritorno, un’atmosfera spettrale. Con solo un tocco virtuale, quasi come fossimo uno dei clavigeri che ogni mattina aprono le centinaia di porte dei Musei Vaticani, varcato quel cancello sopra detto e sorpassato il Cortile Ottagono, siamo nel palazzo dove tutto ebbe inizio. Giulio II iniziò proprio qui, nel Cortile delle Statue della cosiddetta Villa del Belvedere, la raccolta di opere come il Laocoonte che diedero vita a questa mirabile collezione.

… che poi divenne il Museo Pio – Clementino

La villa fu trasformata in un grande museo alla fine del ‘700 da Clemente XIV e Pio VI. Dopo di loro il nome cambierà. Siamo all’interno del Museo Pio – Clementino.

Visita Virtuale dei Musei Vaticani
Il retro del Torso del Belvedere (Foto di cains da Pixabay)

 

Quasi come fosse un ingresso in un mondo arcaico, due aggressivi leoni ci accolgono e ci portano verso la prima grande sala che vediamo: la Sala delle Muse. Attorno a noi ci sono divinità, come appunto Apollo e le Muse. Al centro, un’opera straordinaria: il Torso del Belvedere, opera del I secolo d.C. dello scultore ateniese Apollonios.

Il soggetto ci è ignoto, in quanto mancano delle parti. Si pensa possa rappresentare Aiace nell’atto di uccidersi per non aver ricevuto le armi di Achille. Al di là del soggetto rappresentato, l’opera colpisce per la forza della sua muscolatura, che impressionò anche Michelangelo, il quale s’ispirò a questa meraviglia per il Cristo Giudice del Giudizio Universale. Andando avanti nel nostro percorso, si vede apparire, nella stanza successiva, una tazza di porfido, il marmo degli imperatori, una grandiosa tazza che viene dalle Terme di Tito. Ma le sorprese non sono ancora finite

L’Ercole con la foglia di fico

Alla destra della tazza, si vede un Ercole in bronzo. È una vera e propria chicca, in quanto non conosciamo molte opere bronzee antiche (tale materiale venne spesso fuso per fabbricare materiale da guerra). Eppure questa statua è qui, come mai? La risposta è semplice: al momento del dissotterramento la statua era coperta da una lastra in travertino recante le lettere F C S, cioè Fulgur Conditum Summanium. In pratica, la statua venne colpita da un fulmine ed i Romani (bei tipi superstiziosi) la seppellirono. Venne quindi trovata integra e qui sistemata. Venne solo aggiunta una foglia di fico (è un eroe certo ma ….. siamo sempre in Vaticano eh!!).

La pars privata: le Stanze di Raffaello

Quasi come volando sopra le tre gallerie che le uniscono a tutto il resto, arriviamo alle Stanze di Raffaello, parte dell’appartamento di Giulio II. Il grandioso papa ligure, artefice della costruzione della nuova Basilica di San Pietro, chiamò tutta una serie di artisti per dipingere alcune stanze del suo appartamento. Tra questi vi era un giovane, venticinquenne, di nome Raffaello Sanzio il quale, una volta testata la sua bravura, riceverà l’intera commissione. Raffinato, colto, amante della vita e delle belle donne, Raffaello compirà qui il suo capolavoro.

La Stanza dell’Incendio di Borgo

Il percorso che si affronta in questo tour virtuale è nella direzione opposta di quello del visitatore. Si accede dalla Stanza dell’Incendio di Borgo, sala che venne usata da Giulio II per le adunanze del tribunale della Segnatura Grazia e Giustizia e trasformata da Papa Leone X in una sala di pranzo. Le pitture commissionate a Raffaello celebrano le storie di due grandi papi, chiamati come lui appunto Leone. Sono esattamente Leone III e Leone IV. Un modo molto sottile (ma non troppo) per celebrarsi.

Appena immersi in quest’atmosfera magica dei quattri grandi affreschi (l’Incendio di Borgo, la Battaglia di Ostia, l’Incoronazione di Carlo Magno e la Giustificazione di Leone III) ruotate l’immagine della sala ed arriverete davanti alla scena dell’Incendio di Borgo. Nell’847 d.C. un grande incendio si sviluppò nella zona di Borgo, il quartiere antistante la Basilica di San Pietro. Papa Leone IV spense miracolosamente il fuoco con una sola benedizione dalla loggia della Basilica. In questa pittura si esprime chiaramente l’arte del Raffaello ultima maniera (la sala è la terza in ordine cronologico ad essere stata dipinta dal maestro e dagli aiuti): classicità, poesia, limpidezza dei colori ma anche muscolature vigorose.

La Stanza della Segnatura

Basta solo passare il confine tra la sala e la successiva, sempre con il nostro amato cursore, per vedere qualcosa di differente: la Stanza della Segnatura, la prima sala dipinta da Raffaello. Concepita da Giulio II come studiolo privato e biblioteca, divenne poi sede della Segnatura Grazia e Giustizia. L’intero corpus pittorico riflette l’originaria idea di Giulio II. Le scene (la Scuola di Atene, la Disputa sul Santo Sacramento, le Virtù e la Legge ed il Parnaso) rappresentanti la filosofia, la religione, la giustizia e la poesia si legano ai concetti immortali del Vero, del Bene e del Bello. Raffaello esprime tutto questo con la sua grazia e bellezza.

Nella Scuola di Atene, che si vede appena entrati girando verso destra l’immagine del nostro tour virtuale, vero e proprio stendardo dell’arte raffaellesco, non abbiamo quella forza muscolare che egli avrebbe usato circa dieci anni dopo per la sala precedenza, ma tutto è bellezza. Un gruppo di filosofi e scienziati antichi si staglia davanti ad una costruzione. Essi sono rappresentati con ritratti di personalità coeve a Raffaello, quasi come a segnare un legame spirituale della sua società con gli ideali perfetti del mondo classico. Vertice di tutto è Platone, sopra le scale, che indica il cielo quindi il mondo dell’iperuranio. È ritratto nelle fattezze di Leonardo da Vinci, la cui opera veniva veramente dall’iperuranio.

tour Virtuale dei Musei Vaticani
La Scuola di Atene di Raffaello con al centro Leonardo nelle vesti di Platone (Foto di Gianni Crestani da Pixabay)

 

 

La Stanza di Eliodoro

Un’atmosfera opprimente, una pittura più scura e densa. La Stanza di Eliodoro, concepita da Giulio II per le sue udienze private, è un vero e proprio manifesto politico del suo ideale, che attraverso le scene rappresentate (Cacciata di Eliodoro dal Tempio, la Messa di Bolsena, l’Incontro tra Leone Magno ed Attila e la Liberazione di San Pietro) testimonia il miracolo aiuto che Dio dà sempre alla sua chiesa quando è minacciata.

In quegli anni, Giulio II aveva promosso la creazione di una lega militare per muovere guerra contro la Francia, il cui potere sul ucato di Milano disturbava il papa. Anche se gli eserciti della Lega Santa furono sconfitti a Ravenna, la morte del generale francese Gaston de Foix portò il suo esercito in scompiglio. La risoluzione fu la loro ritirata dell’Italia. Giulio II (che per due anni non si tagliò la barba in seguito al voto fatto al Signore per ottenere questa risoluzione) ha voluto esprimere il messaggio del sostegno divino alla chiesa in questo contesto.

Tra i tanti affreschi, uno è fondamentale: la Liberazione di San Pietro. Una scena notturna, tra le più belle mai realizzate. San Pietro è in carcere, sta dormendo, ma un angelo sfavillante di luce lo viene a liberare. È un sogno, è un messaggio di aiuto al papa (San Pietro ha le fattezze di Giulio II) ma Raffaello ci rappresenta qualcosa di magico. Il senso di umidità della notte è dato da una tecnica particolarissima che prevede l’utilizzo di velatura a fresco mista ad acqua di calce. Il tutto steso su l’intonaco già dipinto. Questo è Raffaello: grandioso, conscio di sé stesso, bello ed amante delle donne. Insomma, un vero artista!!

La Stanza di Costantino

In tutta questa vicenda vi è una grossa nota dolente: l’ultima sala che incontriamo, la Stanza di Costantino, la sala delle cerimonie ufficiali. Raffaello non fece in tempo a terminarla, perché quel 6 aprile 1520, giorno della sua precoce morte, arrivò improvviso come una bomba. L’opera venne terminata dai suoi allievi. In un affresco, la Battaglia di Costantino, fatto da Giulio Romano, (che si vede a destra della prima immagine del nostro tour) vi è il messaggio della chiesa: la gloria del Cristianesimo e del papa.

Luoghi nascosti: la Sala dei Chiaroscuri e la Cappella Niccolina

Sono delle vere e proprie chicche, luoghi non accessibili al grande pubblico (ebbene si, anche chi scrive non c’è mai stato). La Sala dei Chiaroscuri era la sala dei cubicolarii, cioè gli addetti al controllo del cubiculum, la camera da letto del papa, e dei palafrenieri, coloro che portavano il papa in spalla. È un’opera straordinaria. Le figure di Apostoli e Santi dipinte da Raffaello e aiuti per volontà di Papa Leone X ma poi ridipinte dai fratelli Federico e Taddeo Zuccari sono parte di una vera e propria pittura prospettica. Le finte colonne sembrano aprirsi davanti a noi. Gli Apostoli e Santi sembrano uscire da una vera nicchia. L’effetto è assolutamente straniante.

L’esatto opposto è rappresentato dalla Cappella Niccolina, voluta da Papa Niccolò V. Le Storie dei SS. Stefano e Lorenzo, la volta rappresentante i Quattro Evangelisti e le lunette con i Dottori della Chiesa hanno la firma di Beato Angelico. Il suo stile, così grazioso ma che si caratterizza per volti e costruzioni plastiche, è accentuato moltissimo dal punto di vista del virtual tour, che parte dal basso per salire verso la volta.

La fine di tutto… la Cappella Sistina!

Ed eccola, in fondo a tutto: la Cappella Sistina, la summa dei Musei Vaticani e della loro visita virtuale. Si possono dire tante cose: cappella privata del papa, sede del conclave…tutte parole vane! La Cappella Sistina è tutto. Il senso di rapimento che questo luogo infonde è aumentato dalla visione virtuale, proprio lì dove foto e video sono rigorosamente vietate per ragioni di culto. Partendo dall’accesso principale, attraverso il mondo virtuale, siamo investiti subito dalla bellezza della cappella, costruita per volere di Papa Sisto IV, dalla quale riprese il nome. Alla nostra destra compaiono le Storie di Gesù ed alla sinistra le Storie di Mosè, le due prime guide della Chiesa, mirabilmente affrescate da grandi pittori come il Perugino, Luca Signorelli, Sandro Botticelli, il Pinturicchio e tanti altri.

Sopra di noi la volta con le Storie della Genesi circondate da Sibille e Profeti e gli Antenati di Cristo tra le vele e le lunette. Un’impresa mirabile, una volta lunga 40 metri ed alta 17, dipinta in soli quattro anni di lavoro da Michelangelo Buonarroti ed aiuti. Il giorno della scoperta della volta, il 31 ottobre 1512, fu il momento in cui Michelangelo, all’epoca trentottenne, raggiunse una vetta difficile da scalare.

Lui stesso però riuscì a scalarla, con il Giudizio Universale. Davanti a quest’affresco si resta muti ed impressionati. La forza del Cristo Giudice che, con il suo gesto, chiama a sé gli eletti e condanna i reprobi insieme agli altri 390 personaggi dipinti rendono il tutto un’esperienza indimenticabile. Michelangelo concepì il tutto insieme ad un solo aiuto (non era molto simpatico) in soli 5 anni di lavoro e lo completò ormai sessantaseienne.

La Cappella Sistina è la vetta di tutto.

La visita virtuale dei Musei Vaticani finisce qui!

Siamo arrivati alla fine del nostro percorso. Una cosa mi preme di dirvi. Anche attraverso la loro visita virtuale, i Musei Vaticani sono uno straordinario crescendo rossiniano di emozioni che non è facile dimenticare.

Marco Rossi

(Foto di copertina di Waldo Miguez da Pixabay

 

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Coronavirus: i VIP in quarantena partecipano al nostro #CoronaChallenge!

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Alcuni vip sono rinchiusi nella Casa del Grande Fratello VIP, altri sono a casa loro, proprio come noi, privati della loro vita ordinaria.

E siamo felici che abbiano voluto partecipare alla nostra sfida per mettere in quarantena la solitudine!

Durante la quarantena le persone hanno lanciato molte coronavirus challenge per passare il tempo in casa senza patire troppo la clausura. Ne abbiamo viste di ogni tipo e su tutti i social network.

Il nostro #CoronaChallenge è partito il 9 Marzo: in quanto spacciatori di cultura ci siamo attivati non appena abbiamo visto che tutti gli eventi culturali stavano subendo per primi gli effetti del Coronavirus.

Con molto orgoglio e gratitudine da parte nostra, hanno risposto in tanti, tra cui alcuni personaggi dello spettacolo, da Gerolamo Alchieri a Brusco, da Pietro De Silva alla Chef Sybil Carbone.

Il doppiatore Gerolamo Alchieri ci ha ammaliati con il sonetto 116 di Shakespeare, recitato in italiano e poi in inglese. In redazione siamo rimasti a bocca aperta per due giorni!

Anche Brusco, autore di una delle cover più riuscite degli ultimi anni, Sotto i raggi del sole, ha risposto alla nostra challenge con due freestyle sul Coronavirus.

“Resto qui come un re senza corona sulla poltrona, col TG di Mentana, un vecchio che legge romanzi d’amore come Cast Away senza pallone”.

La sintesi di queste giornate! 

Pietro De Silva, l’attore e commediografo romano, affronta il coronavirus, rivolgendosi a lui direttamente, in un breve monologo molto ironico. Lo sfida nella conclusione, dicendo:

“Bene, sai che faccio? Io stasera non mi chiudo in casa. Io stasera vado ai Castelli e me faccio un piatto de rigatoni caa pajata e na litrata de vino rosso. Alla faccia tua! E te faccio nero, ma te faccio proprio nero!”.

Ma anche la cucina è arte, è cultura! Per questo la chef Sybil Carbone, ex concorrente e poi assistente di Carlo Cracco in Hell’s Kitchen, si è unita subito al #CoronaChallenge! Forse l’è giunta voce dei nostri aperitivi culturali, perché la videoricetta che ha proposto non è altro che uno Spritz casareccio! Abbiamo gradito molto!

Ora mancate solo voi per il CoronaChallenge! La cultura, ora più che mai, è davvero di tutti ed è il momento adatto per condividerla con gli altri.

Qui trovate la #CoronaChallenge playlist con alcuni dei partecipanti. Cosa aspettate a partecipare? La sfida è aperta a tutti gli artisti e gli appassionati di cultura:

Ambra Martino

Lilli e il Vagabondo: una coppia che farebbe invidia a tanti umani

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Lilli e il Vagabondo (in versione film 2019) è disponibile in streaming sul catalogo di Disney Plus (gratis per una settimana per tutti i nuovi iscritti).

Non ho potuto proprio resistere e devo dire che ne è valsa la pena. Vi spiego perché. Il live action del celebre cult Disney porta sul grande schermo moltissime novità interessanti sotto tanti punti di vista, dall’approfondimento psicologico dei personaggi alla questione di genere. Ma andiamo con ordine.

Lilli e il vagabondo: i personaggi

Le prime differenze che colpiscono lo spettatore cresciuto a pane e Disney sono quelle che concernono i protagonisti. Intanto la coppia che adotta Lilli è mista e ha moltissima connotazione psicologica, a differenza del cartone. La sottotraccia razziale pare abbia inciso anche sulla scelta dei gatti dispettosi, che non sono più due siamesi, ma sembrano usciti da un reality di interior design.

Ho apprezzato molto di più le garbate modifiche dedicate alla questione di genere: Lilli è meno “donna” del cartone, sembra proprio una cucciola: ma la sua ingenuità va di pari passo con la profondità emotiva. Fortissimo è il contrasto tra il legame con la casa di appartenenza, il nido, e la libertà che scopre con il Vagabondo, come fortissima è la scissione: ma Lilli sa sempre quando è il momento di agire e quando è il momento di dire le cose come stanno, senza paura o sensi di colpa.

Il rapporto con Biagio è molto moderno: si basa su una complicità squisitamente adatta alla nostra epoca, all’amore come lo vorremmo vivere tutti noi. Fatto di risate, divertimento, imprevisto, ma anche di comprensione reciproca e di una fedeltà reale.

Non a caso, i due cagnolini parlano spesso di quanto i cani siano più fedeli degli umani e diventano un modello di coppia matura, che si parla molto apertamente, anche quando deve dirsi le verità più scomode.

Insomma, Lilli e il suo Biagio sono meglio di tante coppie Disney che abbiamo visto nel secolo scorso per quanto riguarda gli equilibri a due! Hanno un’introspezione psicologica che farebbe invidia a molti umani contemporanei

Anche Tesoro ha un ruolo centrale alla fine del film, ponendo l’accento sulla determinazione femminile nello scontro con l’accalappiacani: figura, anche questa, a cui viene dato molto più risalto rispetto al predecessore.

Le novità non riguardano solo i protagonisti, però: sono rimasta un po’ male quando ho visto che Whisky non c’era nel film di Lilli e il Vagabondo: poi vi stupirete, perché al suo posto c’è una cagnolina davvero simpatica. E non è l’unica new entry: avrete tra i piedi anche una zia piuttosto interessante! Quindi, come potete notare, le donne sono in maggioranza: dulcis in fundo, la figlia di Tesoro e Gianni caro è una bimba!

Cosa mi ha deluso di questo Lilli e il Vagabondo “formato” film?

Le canzoni. Le canzoni sono doppiate davvero male e non mi è piaciuta nemmeno Arisa che canta la canzone di Gilda al canile. Ammetto che non avevo gradito nemmeno il ri-doppiaggio del cartone di Lilli e il Vagabondo (1997) perché le voci italiane del 1955 mi piacevano moltissimo, ma la parte musicale di questo film, almeno nella versione italiana, è davvero pessima. Un po’ come avevo pensato anche per Il re Leone, che però era doppiato male anche durante i dialoghi, a mio avviso.

Oltre a questo, sono stata infastidita da alcuni picchi di buonismo in stile “Mulino Bianco” nella coppia umana, che non discute neppure un secondo; la coppia canina mi è piaciuta molto di più: paradossalmente è più realistica! E soprattutto, a differenza del classico Disney, che finisce sempre con la protagonista femminile che sforna bambini (o in questo caso, cuccioli), stavolta la nostra Lilli è libera di godersi il suo rapporto con Biagio almeno cinque minuti prima di fiondarsi nelle gioie della maternità!

Per concludere con ironia, finalmente nel live action viene svelato uno dei dubbi atavici che ha arrovellato per anni tutti i fan di Lilli e il Vagabondo: la razza della cagnolina viene finalmente detta a voce alta! Lilli è un Cavalier King Charles Spaniel: se nel cartone vi è stato concesso di avere dei dubbi, nel live-action li dissolverete tutti e finalmente potrete dormire sogni più sereni.

Alessia Pizzi

Lilli e il Vagabondo, il trailer del film (2019)

Babylon Berlin 3, episodi 1 e 2: che le nuove indagini abbiano inizio!

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Gereon Rath e Charlotte Ritter tornano a indagare su un nuovo caso in Babylon Berlin 3, in onda dal 1 aprile su Sky Atlantic.

È il 1929. La società post-prussiana si trasforma in un universo capitalista, dove la finanza sta prendendo sempre più potere. In questo panorama, però, le avanguardie sono all’ordine del giorno, in particolare l’espressionismo, che si mostra in mille forme, dalla musica al cinema. Ed è proprio in uno studio cinematografico che il Commissario Gereon Rath (Volker Bruch) e Charlotte Ritter (Liv Lisa Fries) investigano sulla morte di un’attrice.

Una situazione apparentemente accidentale, che nasconde sotto ben altro: infatti, dalla prima scena, vediamo che qualcuno incappucciato, manomette le viti del faro che finirà per uccidere la vittima. Cosa c’è, quindi, dietro la morte della star Betty Winter?

Premesse intriganti per le prime puntate di Babylon Berlin 3!

Babylon Berlin 3: su Sky tornano le indagini del commissario Rath

Nel frattempo altre storie continuano, molte delle quali in eredità dalle precedenti stagioni.

Greta (Leonie Benesch) è in prigione e subisce il processo per la morte del questore Benda; mentre l’Armeno (Mišel Matičević) e Nyssen (Lars Eidinger) proseguono i loro loschi affari. Il primo vede il ritorno di Walter Weintraub, un socio in affari, interpretato da Ronald Zehrfeld: prima novità di Babylon Berlin 3! Nyssen, invece, ha trovato, grazie all’arma della borsa finanziaria, di combattere gli ebrei, per lui:

“veri nemici della patria”

Discorsi che, a posteriori, ricordano non solo quanto il personaggio Nyssen avesse pensieri politici già dichiarati nelle altre serie; ma che mostrano un altro argomento che, negli episodi 1 e 2 di questa 3° stagione di Babylon Berlin, sembra sarà molto presente: l’ascesa al potere del Nazionalsocialismo.

Anche le vite private dei protagonisti procedono. Da quella di Lotte e sua sorella; a quella di Rath che deve affrontare sua cognata e il mistero di suo fratello Atto.

Puntate già calde queste prime due di Babylon Berlin 3!

La regia del trio Tom Tykwer, Achim von Borries e Henk Handloegten è sempre all’altezza delle aspettative, con musiche e costumi degni della Repubblica di Weimer; così come gli interpreti.

Aspettiamo per vedere cosa ci riserva questo nuovo caso!

Francesco Fario

La Casa di Carta 4: disponibili i nuovi episodi su Netflix

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Finalmente online i nuovi episodi della Casa di Carta! Quale sarà il gran finale?

Dopo una lunga attesa, dalle 9 del mattino del 3 aprile, sono disponibili su Netflix i nuovi episodi della Casa di Carta 4. Sicuramente, dato che probabilmente si tratta di uno dei pochi motivi di sollievo di questa quarantena, in molti magari stabiliranno nuovi record di puntate viste in un giorno, per scoprire l’epilogo della seconda avventura del Professore e della sua banda.

Un piccolo ripasso della 3^ stagione della Casa di Carta

Per affrontare al meglio gli episodi della Casa di Carta 4, Netflix ha pubblicato sul proprio canale Youtube un video per ripassare insiemi i momenti salienti della 3^ stagione.

In arrivo la 5^ stagione?

Tra i fan ci si chiede anche se, oltre a questa, è prevista la 5^ edizione della serie tv spagnola.  Alcuni dei principali interpreti hanno lasciato più di uno spiraglio aperto sulla possibilità. Tra questi anche Iztar Ituño (risultata proprio in questi giorni positiva al Coronavirus), conosciuta per il ruolo di Raquel Murillo, durante le ultime riprese aveva lasciato intendere la possibilità che l’avventura poteva non finire qui.  A rilanciare è stato, Álvaro Morte, interpreti del Professore e compagno nella serie della stessa Raquel, ha rilanciato in una recente intervista dichiarando il suo amore per il personaggio e dichiarandosi “pronto a fare 10 stagioni della Casa di Carta, qualora il Professore riuscisse a sopravvivere”.

In attesa però di avere notizie ufficiali su una eventuale nuova stagione, non ci resta che goderci le nuove gesta di Tokyo, Nairobi, Helsinki, Palermo e tutti gli altri personaggi che sentiamo ormai di famiglia. Sicuramente è un ottimo rimedio per far scorrere velocemente le ore da passare a casa e per poterci svagare un po’, magari commentando insieme ad amici e familiari gli sviluppi del colpo al Banco de España!

Better Call Saul 5×07, finché qualcosa non li separi

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Se due settimane fa ha prevalso l’antipatia, e la scorsa settimana la rabbia, stavolta c’è solo tristezza per Jimmy e Kim.

Immagino che tanti, nel commentare questo splendido episodio di Better Call Saul 5×07, partiranno dal monologo finale. L’esplosione di Jimmy che lo porta a un millimetro da Saul è efficacissima, potentissima, e quante cose volete. Altri, nell’analizzare il dualismo morale del protagonista ormai sempre meno insito e sempre più esteriore, prenderanno spunto dalla notevolissima immagine del volto di Jimmy separato in due dal riflesso sulla parete di marmo del tribunale. Simbolismo che più simbolico e meno sottile proprio non si può.

Tutto giusto, sono i momenti cardini e che probabilmente più resteranno di questo episodio. Ma anche tutto molto facile. Io invece vorrei soffermarmi sull’inizio, prima ancora delle note della breve sigla. Il singolare “matrimonio” tra Jimmy e Kim è certamente uno degli atti più patetici, disperati, teneri e tristi nella storia della serie.

Nella titubanza di una decisione presa per altri motivi, nella gioia soffocata dalle circostanze, nelle lacrime che non possono uscire perché altrimenti vincerebbe altro, c’è tutto il peso delle scelte finora compiute dai due. Jimmy e Kim sono praticamente nudi di fronte al destino compiuto, incapaci di riprendere in mano la situazione e ribaltarla, ma solo assecondarla. Tristemente, perché il sentimento che esiste tra i due non è mai messo in secondo piano, ma fattori esterni rubano la priorità.

Molto più che nelle urla, o nelle scelte di accettare una vita criminale, è qui che Jimmy si arrende a essere Saul. Si arrende, infatti, a non vivere più una vita normale. E a lui sta bene, soprattutto. Se persino il matrimonio con la donna da sempre amata può essere riconvertito in escamotage, allora anche le lacrime della famiglia di un uomo assassinato possono rimanere inascoltate di fronte alla prospettiva di fare soldi.

Adesso, arrivati a questo punto, solo i soldi contano per Jimmy. Solo il lavoro conta per Kim. Solo accettare le carte che si hanno in mano conta per Mike, senza provare a cambiare pescandone altre dal mazzo. Soltanto la vendetta conta per Gus.

E questo è l’adesso. Pensiamo in futuro prossimo, pertanto, cosa di brutto potrà ancora accadere.

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Emanuele D’Aniello

Quarantena: tra i film consigliati dalla BBC anche Pranzo di Ferragosto

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Nella Top Ten dei film da vedere in quarantena, la BBC inserisce anche Pranzo di Ferragosto di Gianni De Gregorio

In questa quarantena che stiamo vivendo, i grandi quesiti che ci poniamo, oltre a cosa mangiare, riguardano quali serie o film guardare e riguardare. Tra le molte testate che nazionali e internazionali che si occupano della materia, in questi giorni ha destato una piacevole sorpresa per noi italiani (e romani) che la BBC abbia selezionato nella sua Top Ten anche un film nostrano: Pranzo di Ferragosto di Gianni De Gregorio come regista e protagonista. Si tratta di una pellicola indipendente che narra le gesta di un uomo qualunque (ma non qualunquista) di mezza età, il quale, per far fronte a diversi debiti, accetta di accudire le anziane parenti del suo amministratore di condominio e medico, oltre alla propria madre della quale si prende cura già tutti i giorni, in una Roma rovente e deserta nel giorno di Ferragosto.

“Per sentirsi parte di una comunità”

Ma, viene da chiederci, come mai la BBC è venuta a pescare questo film, che magari ad alcuni di noi era sfuggito? Questa è la spiegazione del servizio nazionale di broadcasting di oltremanica: “Una commedia delicata e affascinante, leggera e lieve di soli 75 minuti, un promemoria vitale di quanto sia importante prendersi cura delle generazioni più anziane e di quanto sia importante scendere per strada per un bicchiere di vino con un amico. In breve, cosa significa appartenere a una comunità”. Non possiamo che essere d’accordo sul giudizio dato dal sito inglese, ed è sicuramente commovente e piacevole vedere così tanta interazione umana, soprattutto nei confronti dei nostri anziani, che non vediamo l’ora di tornare ad abbracciare. Quindi, in conclusione, la visione di Pranzo di Ferragosto è assolutamente consigliata!

Scopri il Cineforum di CulturaMente per restare aggiornato su tutti i film cult!

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Un cult per stasera: ecco quali film vedere in Tv

Avete deciso di guardare un film questa sera ma ancora non avete deciso quale? Se la risposta è affermativa, allora vi interesserà questa breve lista di film da vedere in Tv in questi giorni, su Netflix e non solo.

Questa è una breve lista di film da non perdere, ma se non vi basta, su NientePopcorn potrete trovare classifiche film e serie tv e un palinsesto giornaliero. Inoltre, per ogni film è possibile leggere una scheda di approfondimento.

42- La vera storia di una leggenda americana

Il film del 2013, e disponibile su Netflix, narra la storia di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball afroamericano ad essere entrano nella Major League Baseball.

La sua prima partita fu giocata nel 1947, grazie all’allenatore Branch Rickey, e Robinson riuscì a vincere il premio come miglior Rookie, il National League MVP, divenne campione nelle World Series e, nel 1962, fu introdotto nella Hall of Fame.

L’entrata di Robinson nelle Major Leagues contribuì, aprendo le porte ai giocatori non bianchi, al Movimento dei diritti civili.

Amazing Grace

Film biografico del 2006, racconta la figura di William Wilberforce, un politico inglese leader del movimento contro la schiavitù.

Eletto in qualità di giovane deputato nel Parlamento inglese, Wilberforce sta per abbandonare tutto per convertirsi in pastore anglicano, ma capisce che può dedicarsi alla sua vocazione religiosa anche come uomo politico.

Inizia quindi una serie di campagne ed una dura lotta di più di 30 anni per abolire la schiavitù dei neri.

Deriso da molte persone e passando per momenti difficili, William viene sostenuto da sua moglie e da John Newton, un ex negriero pentito che gli fornisce tutto il supporto necessario per non gettare la spugna.

Nel 1807, finalmente, viene abolito il commercio degli schiavi e nel 1833, tre giorni prima che Wilberforce muoia, viene abolita la schiavitù anche nelle colonie britanniche.

Il film è disponibile sia su Amazon Prime Video che su Netflix.

Parto col folle

Il film del 2010, con Robert Downey Jr. E Zach Galifianakis, racconta le disavventure dell’architetto Peter Highman che deve tornare a casa per la nascita del suo primo figlio. Purtroppo, dopo aver scambiato per sbaglio la sua valigia con quella di un altro passeggero, viene inserito nella lista no-fly.

Senza soldi e documenti Peter è costretto ad accettare un passaggio da Ethan Tremblay, il passeggero proprietario dell’altra valigia, aspirante attore diretto ad Hollywood.

Inizia così un esilarante viaggio attraverso gli States con deviazioni, imprevisti, incidenti, ma, soprattutto, una full immersion nelle strane abitudini di Ethan.

Il film è disponibile in streaming su Netflix.

Il diavolo veste Prada

Il soggetto del film del 2006 è tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger ed è possibile noleggiarlo sui Tim Vision, Google Play ed Infinity.

Le scarpe sono le migliori amiche delle ragazze, altro che diamanti. Soprattutto se si lavora nella redazione del “Runaway” a New York, la più importante rivista di moda americana.

Ed è proprio il caso di Andy Sachs, una giovane neolaureata un po’ trasandata che arriva nella metropoli piena di speranze. E tra queste c’è quella che vede aprire importanti porte per il suo futuro grazie all’impiego come assistente della terribile direttrice del “Runaway” Miranda Priestely, interpretata da Meryl Streep.

Andy deve solo stringere in denti per un periodo, ma cominciando ad osservare il mondo della moda attraverso gli occhi di Miranda, capirà che non si può passare sotto le sfavillanti luci delle passerelle senza vendere l’anima a un diavolo che veste Prada.

Babylon Berlin 3: su Sky tornano le indagini del commissario Rath

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Tornano le indagini del commissario Gereon Rath nella 3° stagione di Babylon Berlin.

Tratta dai libri dell’autore tedesco Volker Kutscher, la serie indaga non solo vari casi, ma anche il costume e la mentalità di uno dei periodi storici più iconici e bui che ci siano mai stati.

Di cosa parlerà, però, Babylon Berlin 3?

In fondo, la seconda stagione sembrava aver concluso tutto! Il doppio gioco di Wolter era stato scoperto e lui era stato fermato. La contessa Soronika e la Fortezza Rossa erano stati smascherati, dopo il caso del treno d’oro. Lotte era diventata assistente della polizia, ricompensando i suoi sforzi e gli aiuti dati a Rath

Cosa ci sarà di nuovo, quindi? Cosa ci racconta il trailer dell’inaspettata stagione 3 di Babylon Berlin?

Visto così, quasi nessun ingrediente ci riporta alla storia precedente, se non uno solo: il malcoltento sociale che dilaga nella popolazione. Vedremo ancora quel “sottobosco”, formato da dirigenti e militari (di cui Wolter faceva parte), soffiare sulle disgrazie delle prima, nonché più fragile, democrazia liberale del XX secolo, come la Repubblica di Weimer? Si saprà qualcosa della nuova vita di Anno Rath?

Lo capiremo il giorno della messa in onda di Babylon Berlin 3, cioè il 1 aprile, su Sky Atlantic.

Sappiamo solo che le vicende questa volta sono tratte dalle pagine di La morte non fa rumore. Qui infatti Lotte e Gereon si troveranno ad indagare sulla morte di un’attirce, che all’apparenza sembrerà un incidente, ma nasconderà qualcosa di più profondo, di sociale e politico.

Ritroveremo molte figure delle stagioni passate. A partire dal cast. Volker Bruch e Liv Lisa Fries tornernanno a vestire i panni del commisario e della sua, ormai, assistente; così come Leonie Benesch nella parte di Greta e Hannah Herzsprung nel ruolo di Helga, cognata di Gereon. Torneranno anche alcuni antagonisti, come “l’Armeno”, sempre interpretato da Mišel Matičević; e l’industriale Nyssen, ancora recitato da Lars Eidinger.

A fare la differenza, come sempre, però, sarà l’ambientazione. Una Germania senza freni, travolta da eccessi, anarchia, avanguardie e segreti.

Un’altra serie, quindi, da vedere e da recuperare in questo periodo di quarantena.

Quarantena: Serie TV da vedere (su Netflix e non solo) nel 2020

Francesco Fario

Anton Zoran Mušič, il “pittore dei cavallini” che disegnava nel lager

Dal lager nazista all’arte. Nascondeva l’inchiostro e pur di farlo durare lo allungava con l’acqua.

Alcune delle opere del pittore e incisore sloveno, Anton Zoran Mušič, il ‘pittore dei cavallini’, sono esposte al Moma di New York.

‘I cavalli che passano’ (1949), ‘I pesci’ (1951), ‘I cavallini’(1953), ‘Le scene dalmate’(dal 1951 al 1955) sono visitabili anche online.

A Firenze è possibile ammirare un’opera di Zoran Mušič presso la Galleria d’Arte la Fonderia di Niccolò Mannini, in via della Fonderia 42R. Sono poche le opere di Mušiĉ che si trovano all’estero, pochissime in Italia. Infatti per la maggior parte sono rimaste nel suo paese di origine.

Chi era il “pittore dei cavallini”?

Anton Zoran Mušič nacque il 12 febbraio 1909 in un villaggio di una frazione di quella che attualmente è Gorizia: Bukica (in sloveno) o Boccavizza (in italiano). Nelle biografie dedicate a  Mušič si trovano entrambe le denominazioni topografiche. Boccavizza è stata italiana dal 1920 al 1947. Nel 1909 il villaggio si trovava invece sotto il dominio dell’impero asburgico.

L’infanzia di Anton Zoran Mušič si svolse a Boccavizza, fino a quando nel 1915, a sei anni il piccolo Anton fu sfollato insieme a suo fratello e a sua madre ad Arnaĉe, vicino a Velenje. Nel 1919, anno in cui Gorizia fu annessa all’Italia, i Mušič si trasferirono in Carinzia, dove Zoran Mušič studiò e si diplomò a Maribor, la sua passione per l’arte si sviluppò negli anni del liceo. Terminati gli studi liceali, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Zagabria.

Le opere cosiddette giovanili sono quelle che coprono il periodo dal 1931 al 1945, cioè quando l’artista viveva  ancora in Slovenia, fase fondamentale per la sua formazione.

Quelle databili all’incirca tra il 1931 e il 1933, sono disegni, litografie e xilografie ispirate alla vita cittadina.

Dal 1935 anno di esordio del giovane artista in una mostra collettiva a Lubiana e anno in cui terminò l’Accademia di Belle Arti, Zoran Mušič proseguì i suoi studi in giro per l’Europa, a partire dalle opere del Goya e del Greco a Madrid, percorso che gli aveva indicato il maestro dell’Accademia, il croato Ljubo Babi. In Spagna Zoran Mušič  si ferma per lungo tempo, fino allo scoppio della guerra civile spagnola, evento che costrinse l’artista a fare ritorno in patria. La produzione artistica fu prolifica e molte le collettive a cui partecipò.

Nel 1938 a Lubiana espose in una importante collettiva e a Belgrado in una doppia personale con Frano Simunovič, amico artista con cui aveva condiviso il soggiorno in Spagna. Dal 1943 l’artista visse tra Gorizia e Lubiana, ma la sua scelta era già fatta, nel 1944 si trasferì a Venezia. Qui conobbe Ida Cadorin, figlia del pittore Guido Cadorin,  che si era rifugiato a Venezia con la famiglia perché aveva nascosto in casa sua un capo della Resistenza e per questo era ricercato dalla Gestapo. Nello stesso anno, nel mese di giugno, Mušič inaugura una personale presso la Piccola Galleria di Venezia.

Poco dopo conosce Ivo Gregorc, uno sloveno diciassettenne che leggendo il nome sloveno dell’artista, decide di entrare alla nostra.

Gregorc sarà il motivo per cui Zoran Mušič finirà al campo di concentramento, un segno indelebile nella vita e nelle opere dell’artista, da questo momento in avanti. Ivo Gregorc faceva parte della Croce Rossa slovena, attiva nella resistenza contro i nazisti.  Zoran Mušič si traferì con l’amico Gregorc a San Provolo, insieme ad altri connazionali anti-nazisti.  Presto anche Zoran Mušič fu fermato e condotto a Trieste in piazza Oberdan.

Poi a Dachau, dove fu fatto prigioniero e nel campo di concentramento per sette mesi, durante i quali Zoran Mušič riuscì a eseguire i suoi disegni rischiando quotidianamente la vita.

Nascondeva l’inchiostro e pur di farlo durare lo allungava con l’acqua. I fogli erano piegati e nascosti sotto la camicia insieme alle penne, che sottraeva nei laboratori in cui lavorava. Riuscì a conservare e salvare 35 disegni su oltre duecento eseguiti.

Rientrato in Italia in gravi condizioni, dopo la liberazione di Dachau, ritrovò Guido Cadorin e sua figlia Ida. Tornò presto a dipingere e tutta la sua vita fu prolifica di produzioni e viaggi. Nel 1949 sposò Ida Barbarigo Cadorin.

Si trasferì a Parigi negli anni cinquanta dove studiò ‘l’astrazione lirica’ francese. Diverse le partecipazioni alla Biennale tra cui quelle del 1956 e del 1960. Dagli anni sessanta il lavoro di Mušič divenne più astratto e tridimensionale.

Le opere tra il 1970 e il 1976 raccolte nella serie ‘Noi non siamo gli ultimi’, furono ispirate all’inferno della prigionia nel campo di concentramento di Dachau ed ebbero enorme successo, acclamate dalla critica.

Numerose le esposizioni internazionali, le opere di Zoran Mušič sono esposte nei più importanti musei del mondo.

Scoprire la poesia attraverso “Le cose del mondo” di Paolo Ruffilli

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In tempi di introspezione forzata dedicarsi alla poesia è un atto di generosità verso noi stessi e Le cose del mondo spiegate da Paolo Ruffilli per Mondadori sono il suggerimento più adatto alla lettura.

Il volume è un compendio dell’attività poetica di Ruffilli dal 1978 al 2019; in quasi trent’anni di umanità pulsante sono divise in sezioni le liriche più belle dell’autore, cesellatore di versi e sentimenti.

Le cose del mondo rappresentano un mirabile tentativo di chiamare, anzi richiamare alla memoria, tutta la potenza del logos contenuta negli atti quotidiani, nel pensiero e nella prassi.

Quello che il poeta compie è un progetto animato da un vero spirito illuminista alla Diderot, animo ribelle e anticlericale, che alla fine di un percorso intellettuale e passionale si dedica alla realizzazione di un’impresa grandiosa: l’archiviazione di un patrimonio di esperienze.

Perchè la scienza e l’arte hanno un percorso parallelo è facile comprenderlo: entrambe sono empiriche e animate da esigenze vitali.

Così è congegnata la poetica di Ruffilli, basata su fondamenti di classicità verista nell’impianto letterario ma pregna di candore emotivo nell’appropriarsi di ogni atomo di universo.

Tanto è complesso ed articolato il funzionamento e la conoscenza della realtà attraverso la poesia, tanta è l’audacia e la competenza linguistica di Paolo Ruffili che riesce a fornire una chiave di lettura dei sentimenti e della corporeità, in modo agile ma ricercato.

Nella prima parte del libro la parola poetica è più ieratica e solenne e corrisponde alla gioventù degli ideali e della militanza del sentimento, l’atto eroico contenuto nella parola.

Ma nei versi più maturi è piacevole immergersi nel disincanto, nel gioco dei corpi, nell’ironia vagamente futurista. L’attenzione alla fisicità, alle forme plastiche, alla sensualità affrontata senza pregiudizio, la simbiosi perfetta del sentimento sono la forza vitale che garantisce il perpetuarsi della specie.

Il viaggio compiuto da Ruffilli è quello degli intellettuali veri, senza manierismi e con la complicità della penombra: ogni parola risuona nella cassa armonica dell’Anima.

Paolo Ruffilli è uno dei maggiori esponenti della poesia italiana contemporanea. Nato a Rieti nel 1949, ma originario di Forlì, si è laureato in Lettere presso l’Università di Bologna. Dopo alcuni anni d’insegnamento nei licei si è dedicato all’attività di saggista, traduttore, consulente e direttore editoriale, e collaboratore di quotidiani quali Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione e Il Gazzettino. Ha pubblicato numerosi volumi di poesia e saggi.

Antonella Rizzo

Quarantena: Serie TV da vedere (su Netflix e non solo) nel 2020

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Nelle ultime settimane, costretti a restare a casa, abbiamo tanto tempo libero in più da occupare. C’è chi ha ripreso ad allenarsi, chi passa ore ai fornelli, chi spulcia la libreria alla ricerca di quel libro che non ha ancora avuto tempo di leggere. E poi ci sono gli appassionati di serie tv, quelli che passerebbero volentieri tutte le loro giornate sul divano in compagnia del fidato amico Netflix. Per loro questa quarantena si traduce in tanto tempo libero per guadare e riguardare serie tv.

Che voi siate degli addicted delle serie tv o che siate semplicemente alla ricerca di consigli su serie tv da vedere per sconfiggere la noia, CulturaMente corre in vostro soccorso con una lista di suggerimenti che vi faranno tenere gli occhi incollati allo schermo.

Le serie tv da non perdere

Friends, New Girl, How I Met Your Mother

Per staccare la mente da tutti i pensieri negativi, una bella serie comedy è la medicina giusta per voi. Se siete dei nostalgici degli anni ’90, questo è il momento giusto per passare un po’ di tempo in compagnia dell’esilarante gruppo di amici del Central Perk guardando Friends.

Alla ricerca di qualcosa di più “moderno”? How I Met Your Mother, New Girl, Scurbs, Jane The Virgin.

Grey’s Anatomy

Se siete degli instancabili ipocondriaci che vivono nell’ansia queste settimane, Grey’s Anatomy è un ottimo diversivo. Dopo aver scoperto le innumerevoli sciagure capitate alla protagonista Meredith Grey nel corso delle 16 stagioni, vi sentirete tutti in una botte di ferro.

Inoltre, la serie è stata colpita direttamente da questa emergenza. Le riprese dell’ultima stagione sono state sospese proprio a causa del Covid-19, così la produzione ha ben deciso di donare tutti gli oggetti di scena inutilizzati agli ospedali americani.

Downton Abbey

Se volete immergervi in un’altra epoca e lasciarvi trasportare tra i drammi della famiglia Crawley, Dowton Abbey rientra di diritto nella lista delle serie tv da vedere assolutamente. Le campagne dello Yorkshire, le vicende amorose delle tre figlie del Conte di Grantham, l’affilata ironia di Lady Violet, interpretata dalla magnifica Maggie Smith, vi conquisteranno al primo sguardo.

Modern Love

State vivendo con fatica il vostro amore a distanza ai tempi del Coronavirus? Una dose di puro romanticismo arriva dalla serie Amazon Prime Video, Modern Love.

Si tratta di otto episodi autoconclusivi, basati sui racconti raccolti in una rubrica settimanale pubblicata dal New York Times. Otto storie di amore vero, otto modi diversi di amare, per una mini serie tutta da vedere.

Ciliegina sulla torta: un cast di tutto rispetto rende ancora più magica la visione, spiccano per esempio i nomi di Anne Hathaway, Tina Fey e Dev Patel.

The Morning Show

Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell sono i volti della più acclamata serie di Apple Tv+. Nella patinata redazione dello show del mattino, uno scandalo sessuale porta a galla tutti gli scheletri nascosti sapientemente negli armadi e distrugge completamente tutte le dinamiche interne.

Il movimento del #MeToo è portato alla sua massima espressione in questa avvincente serie. Ogni sfaccettatura e ogni conseguenza di una violenza sessuale vengono approfondite e analizzate da differenti punti di vista, per mostrare come l’omertà e il silenzio possano ferire al pari di una violenza fisica.

Le serie tv da vedere su Netflix nel 2020

La Casa di Carta tornerà con la nuova stagione proprio nei prossimi giorni; quale occasione migliore per guardare la serie spagnola che ha conquistato tutti?

Altre serie tv da guardare su Netflix? Ecco alcune degne di nota:

Le serie tv consigliate dalla nostra redazione

La nostra Angela ci consiglia The Sinner: è un thriller che rivoluziona il genere con due stagioni avvincenti. Due storie sconnesse che trovano la loro intersezione nel detective Ambrose. Al centro delle storie l’aspetto psicologico dei protagonisti ne fa da padrona. Tra una storia e un’altra in realtà si comprende che il reale protagonista è proprio il detective. Ma per capire meglio di che cosa stiamo parlando vi suggerisco di guardare la serie. E se siete curiosi date uno sguardo alla nostra recensione.

Lorenzo ci consiglia di guardare Sons Of Anarchy: una storia avvincente e ricca di colpi di scena, con personaggi carismatici e profondi e una colonna sonora di qualità.

Miss Fisher è la proposta di Micaela: costumi e scenografie da capogiro e trame divertenti. Una detective donna negli anni ’30, tra glam ed emancipazione.

Non avete ancora scelto cosa guardare?

Federica ha due suggerimenti per voi: vorrei sfruttare la quarantena per recuperare tante serie tv che mi sono ripromessa di guardare. La lista è lunga e ogni giorno si aggiungono titoli anche a seconda dell’umore della giornata. Sono riuscita a vedere la prima stagione di The Witcher e devo dire che mi ha incuriosito molto, tanto che sto aspettando ansiosamente la seconda stagione. I primi episodi sono un po’ difficili da seguire, come spesso avviene per le serie fantasy, perché devi entrare in un mondo completamente nuovo. Ma, una volta che ti sei orientato, la serie scorre piacevolmente. Vorrei leggere anche i libri! Inoltre, ho visto il pilot di Lucifer e l’ho trovata una serie leggera, fresca, ironica… mi sembra molto adatta al periodo di quarantena per “alleggerire” un po’ il clima.

Per Serena dovremmo tutti guardare Locke & Key: è una serie mistery, targata Netflix, assolutamente coinvolgente, che in questo periodo molto difficile di quarantena e di auto isolamento, mi ha letteralmente catturata. La trama gira intorno ad una famiglia composta da tre fratelli e una madre, distrutti rispettivamente per la perdita del loro padre e marito. Gli episodi si intrecciano in un susseguirsi di avvenimenti imprevedibili ed inaspettati. Il mistero appassiona e coinvolge in pieno lo spettatore. Io personalmente non ho potuto fare a meno di vedere cosa potesse accedere nell’episodio direttamente successivo… Tutto ruota intorno ad una casa, ad un passato, a delle chiavi magiche. Ma non vi voglio svelare di più… Cosa nasconderanno? Quali porte apriranno? Locke and Key è tutto questo, ma è anche molto altro. Da non perdere!

La lista di serie tv da guardare (su Netflix e non) in questo 2020 da reclusi potrebbe essere infinita. Secondo voi quali sono quelle che non possono proprio mancare?

Simona Specchio

Ancora non siete sazi? Allora consultate la nostra classifica delle migliori serie tv 2019!

Bambini in Quarantena: come giocare con la app della realtà aumentata di Google!

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S.O.S. Quarantena: bambini VS Coronavirus. Genitori disperati, non temete: abbiamo testato per voi la app della realtà aumentata di Google per farvi divertire un po’!

Basta una semplice app (GRATUITA) sul cellulare per far sbizzarrire la fantasia dei bambini. Moltissime mamme straniere sui social network stanno dando sfoggio dell’ultimo trend per tenere i pargoli occupati durante la reclusione forzata della quarantena.

L’ingegno femminile stavolta è approdato su Google Play Services per AR, un pacchetto Android che viene automaticamente installato sui dispositivi idonei e che prima si chiamava ARCore. Come suggerisce il nome, si tratta di un kit che si dedica alla fruizione di contenuti in realtà aumentata.

Insomma, se ancora vi state chiedendo cosa fare in quarantena, ecco cosa manca alla vostra lista!

Come usare Google Play Services per AR per far divertire i bambini?

La app vi consente di vedere gli animali in 3D dentro casa vostra e di fare delle foto per far divertire i vostri figli. Ricorda un po’ quella dei Pokemon, che consentiva proprio di fotografare gli animaletti nei nostri spazi di vita quotidiani.

L’ha testata per voi la nostra Angela Patalano.

Eccome come usare la Google App della Realtà Aumentata per giocare in Quarantena:

  • Cercate un animale su Google dal dispositivo in cui avete installato la APP
  • Cliccate su “Visualizza in 3D”
  • Cliccate su “Visualizza nel tuo spazio”

Divertitevi con i vostri bambini a scattare foto di tanti animali diversi dentro casa vostra. Preparatevi, fanno anche i versi!

Ecco qualche esempio del risultato: tigri, cavalli, gatti, pinguini, leoni e tanti altri animali (ma non tutti, l’ippopotamo non lo abbiamo trovato!), vi aspettano per sorridere un po’!

Con quali modelli di cellulari è compatibile la app Google Play Services per AR?

Intanto, per utilizzarla dovete scaricare la app da questo link e dovete verificare se il vostro cellulare è compatibile. Vi apparirà la scritta nello store che vi dirà se il vostro dispositivo è compatibile o meno.

Dispositivi compatibili con Google Play Services per AR

Per comodità vi lasciamo la lista di tutti i dispositivi compatibili e…buona realtà aumentata a tutti (grandi e bambini!).

Alessia Pizzi e foto di Angela Patalano

(Copyright di CulturaMente)

Tutti gli eventi culturali online per passare il tempo in quarantena

I vostri Spacciatori di Cultura non vi abbandonano: stiamo raccogliendo tutti i comunicati stampa che ci stanno inviato e aggiorniamo costantemente questo articolo per fornirvi tutte le informazioni sulle attività culturali che potete seguire sul web mentre l’Italia vive la quarantena.

Se anche voi siete appassionati di cultura, vi ricordiamo di partecipare anche al nostro #CoronaChallenge, inviandoci un video con una dose di cultura presso i nostri canali social (via messaggio privato o wetransfer a info@culturamente.it).

Cosa fare a casa in quarantena? Ecco un elenco di attività culturali gratis online!

1) Catalogo film gratis

OpenDDB ha deciso di mettere a disposizione per tutte e tutti uno streaming di comunità. Una lunga programmazione di video, film e documentari senza dover pagare per forza. Da sabato è on line al link https://www.openddb.it/streaming-di-comunita/, lo streaming di comunità che permette di accedere alla piattaforma OpenDDB e usufruire gratuitamente di un catalogo di titoli, che viene quotidianamente aggiornato e ampliato.

2) “La Panchina dei Versi”, festival letterario online

È un festival online dove artisti, poeti, intellettuali, autori, si collegheranno da casa propria per condividere una diretta (miniconcerti, letture, lezioni) e tenere compagnia agli utenti collegati, attraverso l’arte e la cultura. La data di inizio è sabato 14 marzo. https://www.facebook.com/ilpaesedellapoesia

3) Fiesta Immobile di Alessandro Baricco e Scuola Holden

Alle 18.30, l’ora in cui tutto chiude e comincia il coprifuoco, su Radio Casa Bertallot uno scrittore o una scrittrice leggerà per mezz’ora le pagine che ama. Il primo a iniziare, la sera dell’11 marzo, è stato Baricco, con le pagine del Circolo Pickwick di Charles Dickens, ma sono moltissimi gli scrittori che hanno risposto all’appello e continueranno finché ce ne sarà bisogno: tra gli altri Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Chiara Gamberale, Stefano Benni, Francesco Piccolo, Rosella Postorino, Viola Ardone, Paolo Rumiz, Giorgio Fontana, Gianrico Carofiglio, Andrea Tarabbia, Elena Varvello, Alessandro Mari, Daria Bignardi, Federica Manzon, Paolo Di Paolo. Per ascoltare Fiesta Immobile basta connettersi a Radio Casa Bertallot dal sito ufficiale di Alessio Bertallot, sul canale dedicato di Spreaker o con l’App omonima, disponibile gratuitamente in tutti gli store.

Non perdete inoltre la possibilità di scaricare i libri de Il Saggiatore nella sezione “Solidarietà” del sito web e di partecipare alle dirette facebook del festival letterario digitale: Decameron – una storia ci salverà.

4) THE COLOURING BOOK


131 artisti italiani hanno risposto in meno di 24 ore all’invito della piattaforma digitale Milano Art Guide: creare un disegno in bianco e nero da scaricare e colorare!
 The Colouring Book è un album virtuale che tutti, da casa, possono sfogliare e scaricare su smartphone o tablet, oppure stampare su semplici fogli A4 e colorare. The Colouring Book è un album da colorare che si compone giorno dopo giorno, collezionando i disegni che la piattaforma Milano Art Guide metterà online regolarmente nel sito web milanoartguide.com.
I disegni potranno essere scaricati su tutti i device, stampati, colorati e liberamente condivisi sui social network, taggando il nome dell’artista e @milanoartguide.


ISTRUZIONI

• Scarica i disegni su www.milanoartguide.com
• Condividi su instagram i tuoi capolavori e tagga @milanoartguide e gli artisti
• Ricordati gli hashtag #MilanoArtGuide #TheColouringBook #iorestoacasa #laculturanonsiferma

5) Dal 13 marzo sui canali ufficiali di Sergio Bonelli Editore

Il calendario degli “incontri” di “A CASA CON L’AUTORE” sarà periodicamente aggiornato sui profili ufficiali Bonelli e inaugura proprio oggi con un video realizzato dal Direttore editoriale Michele Masiero ieri, direttamente da Casa Buonarroti.

  • Venerdì 13 marzo alle ore 18 Michele Masiero inaugura “A casa con l’autore” 

Dalla prossima settimana presenteranno in anteprima i loro volumi molti altri autori, tra cui:

  • Roberto Recchioni che ci parlerà di Dylan Dog e di tutte le novità sull’Indagatore dell’Incubo
  • Mauro Boselli che ci racconterà di Tex
  • Giovanni Masi e Mauro Uzzeo che racconteranno Il Confine
  • Giacomo Keison Bevilacqua che ci aprirà la sua casa per raccontarci di Attica
  • Emiliano Mammucari che ci racconterà Zardo, il nuovo fumetto di Tiziano Sclavi
  • Luca Enoch e Stefano Vietti che parleranno di Dragonero. La Principessa delle Sabbie
  • Claudio Chiaverotti con il suo Morgan Lost & Dylan Dog. Incubi e Serial Killer
  • Luca Barbieri che ci racconterà Dragonero. Il Ribelle 5
  • Pasquale Ruju per il suo Le Storie 90. Cassidy
  • Moreno Burattini che ci parlerà di Zagor Speciale 32 e Zagor 657
  • Antonio Serra che commenterà per i lettori Odessa Rivelazioni 5 e Nathan Never – Stazione Spaziale Internazionale

Per seguire gli incontri Sergio Bonelli Editore “A casa con l’autore”

https://www.sergiobonelli.it/

https://www.facebook.com/SergioBonelliEditoreUfficiale/

https://www.instagram.com/sergiobonellieditoreufficiale/

https://www.youtube.com/user/BonelliEditore

L’hashtag ufficiale dell’iniziativa è

#aCasaConBonelli

Sergio Bonelli Editore, inoltre, ha pensato di proporre una nuova iniziativa dedicata a tutti i suoi lettori. Grazie a “UN BONELLI AL GIORNO”, ogni mattina alle ore 10, visitando il sito della Casa editrice, i lettori troveranno un fumetto in formato PDF scaricabile GRATUITAMENTE.

6) Arte per la Libertà, il festival della creatività per i diritti umani”, nato dall’unione di “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty” e “DeltArte – il Delta della Creatività

Ogni giorno dai profili social (Facebook, Instagram e Twitter) di Arte per la Libertà,Voci per la Libertà e Deltarte, si collegheranno musicisti, cantanti, street artist, pittori e pittrici, attori e attrici, per condividere un pezzo del loro tempo ed esprimersi nel loro linguaggio artistico.


Tutti i giorni alle ore 15.00 in diretta su: www.facebook.com/arteperlaliberta/ – www.facebook.com/vocixlaliberta – www.facebook.com/Deltarte/
www.instagram.com/vociperlaliberta/ – www.instagram.com/deltarte/ https://twitter.com/vocixlaliberta – https://twitter.com/DeltArte

CALENDARIO DELLE PRIME DUE SETTIMANE

Lunedì 16 Marzo – Riccardo Noury – Portavoce Amnesty International Italia
Martedì 17 Marzo – Chiara Patronella – Musicista

  • Mercoledì 18 Marzo – Carolì – Street artist
  • Giovedì 19 Marzo – Eleonora Betti – Musicista
  • Venerdì 20 Marzo – Jessica Ferro – Street artist
  • Sabato 21 Marzo – Elisa Erin Bonomo – Musicista
  • Domenica 22 Marzo – Alessandra Carloni – Street artist
  • Lunedì 23 Marzo – Carlo Valente – Musicista
  • Martedì 24 Marzo – Gianluca dei Grace N kaos – Musicista
  • Mercoledì 25 Marzo – Violetta Carpino – Street artist
  • Giovedì 26 Marzo – Marco Cortesi – Attore
  • Venerdì 27 Marzo – Guido e Jacopo dei Marmaja – Musicista
  • Sabato 28 Marzo – Centocanesio – Street artist
  • Domenica 29 Marzo – Michele Mud – Musicista

7) #iosuonodacasa

Tutti gli artisti che includeranno nella loro comunicazione, stampa, radio, tv e social l’hashtag #iosuonodacasa potranno comunicare giorno e ora della propria performance domestica all’indirizzo email iosuonodacasa@gmail.com

Raccogliendo tutte le informazioni ricevute verrà stilato giorno per giorno un calendario che quotidianamente sarà diffuso da tutti i siti musicali che hanno dato vita a #iosuonodacasa, e che sarà liberamente utilizzabile anche da altri siti di informazione con il solo vincolo della citazione dell’hashtag #iosuonodacasa.

Oltre alla diffusione dell’informazione, #iosuonodacasa si propone però anche un altro e più importante obbiettivo: quello di sollecitare e raccogliere microdonazioni, via sms, da parte degli spettatori dei concerti “domestici” degli artisti.

L’Associazione Nazionale Cantanti ha concesso a #iosuonodacasa l’utilizzo del proprio numero solidale 45527, che a partire da sabato 14 marzo raccoglierà donazioni via telefono (anche con l’hashtag #iodonodacasa).

Il valore della donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare personale WINDTRE, Tim, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali – altre compagnie potranno aggiungersi in seguito.

Da rete fissa, sempre al numero 45527, è possibile donare 5 € o 10 € con Tim, Vodafone, WINDTRE.

I fondi raccolti sono destinati ad aumentare i posti “unità posto letto rianimazione” (letto, respiratore, pompa, infusionali, monitor) disponibili per l’emergenza Coronavirus (COVID-19) dell’ospedale Niguarda di Milano.

#iosuonodacasa, in cambio della promozione della loro attività, chiede agli artisti di impegnarsi, durante il loro concerto “da casa”, a rendere sempre visibile il numero di telefono solidale e a sollecitare agli spettatori donazioni via telefono.

8) Bonfirrao Editore

Bonfirraro editore ha chiesto ai suoi autori di presentare direttamente dalle loro case i propri libri con delle video dirette in cui ognuno di loro spiegherà come nasce un libro e cosa racconta, e leggerà un breve estratto.
I video saranno pubblicati sulla pagina facebook della casa editrice e su tutti i nostri social ogni giorno alle 18.30 da mercoledì 18 marzo.

Per tutto la durata dell’iniziativa, inoltre, sarà possibile scaricare gratuitamente l’ebook Hans Mayer e la bambina ebrea di Eleonora Spezzano, scrittrice di Reggio Calabria che ha da poco compiuto 15 anni.

9) Fazi Editore

Sul sito e in tutti i negozi online potete scaricare gratuitamente, in formato epub o mobi, l’ebook di Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim, una storia di amore, amicizia e speranze ritrovate. Con l’augurio che l’aprile che ci aspetta possa essere realmente un mese di rinascita, per tutti noi.

https://www.culturamente.it/spettacoli/san-carlo-di-napoli-programma-coronavirus/ 

Bao Publishing

Sconta forte la Bao Pubblish. Sui loro store, fino alla fine della quarantena, potete trovare libri  a  soli 1,99.

Sempre lo stesso editore mette, inoltre, a disposizione allo stesso prezzo i libri di (Z)ZeroCalcare.

10) PANINI COMICS

Da giovedì 19 marzo a venerdì 3 aprile, sarà possibile scaricare gratuitamente dai maggiori store digitali (Amazon, Apple Store, Google Play, Kobo e molti altri ancora) i numeri uno di fumetti originali Panini Comics. Una lunga lista di titoli che accontenteranno gli appassionati dei generi più disparati, dall’avventura al sci-fi, dall’azione all’urban fantasy. Tra questi: Contronatura di Mirka AndolfoCTRL-Z di Alessandra “Alyah” PatanèGurt di Isaak Friedl e OscaritoNomen Omen di Jacopo Camagni e Marco B. BucciSpace Opera di Jacopo Paliaga e Eleonora Bruni

Le letture possono poi proseguire sui numeri successivi in formato digitale, proposti a loro volta con prezzi scontati. Un’imperdibile selezione di matite italiane è pronta a far viaggiare i lettori Panini Comics in nuovi mondi, senza spostarsi da casa!

Le iniziative digitali Panini Comics proseguiranno anche nei prossimi giorni, con un focus particolare sul mondo Marvel

Per chi invece volesse ricevere i propri fumetti a casa, fino al 3 aprile le spese di spedizione sul sito comics.panini.it sono gratuite per tutti gli ordini superiori ai 15 Euro.

10) FUMETTI NEI MUSEI ADERISCE ALLA CAMPAGNA #IOLEGGOACASA

Ogni domenica sarà possibile accedere gratuitamente alla lettura online di una parte dei 51 albi dedicati ai musei e ai parchi archeologici d’Italia. Il progetto è stato ideato dal Mibact in collaborazione con la casa editrice Coconino Press – Fandango. Un modo innovativo per sostenere le scuole nell’istruzione del giovani sul Patrimonio artistico e culturale italiano.

11) Colorachetipassa

Alcuni illustratori hanno partecipato all’iniziativa #colorachetipassa. Hanno messo a disposizione alcuni loro disegni da colorare.

12) #IOSCRIVOACASA

Un’iniziativa lanciata da Paesi Edizioni e promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Fino al 30 Aprile sarà possibile inviare il proprio racconto breve sulla vita ai tempi del Coronavirus.

13) FOTOGRAFA ROMA DALLA TUA FINESTRA! #FinestrasuRoma

Parte oggi il contest lanciato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L’obiettivo è quello di costruire un nuovo modo di raccontare la capitale d’Italia ai tempi del Coronavirus.

14) #Mostriamoci

E’ il titolo del foto-contest indetto da Civita Mostre e Musei S.p.A. sul tema del “restare a casa”.  

15) AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Amate il Rock, l’arte, i discorsi filosofici? Siete appassionati di economia? Sul sito dell’Auditorium non manca proprio nulla. Numerosi poadcast vi terranno compagnia sui settori più disparati.

16) Rakuten TV

Amplia i suoi contenuti gratuiti nella sezione FREE, offrendo oltre 100 film gratis. La piattaforma continua a scommettere sulla sua offerta gratuita e arricchisce oggi ulteriormente la sezione AVOD (Advertising Video On Demand) lanciata lo scorso ottobre, mettendo a disposizione un ricco catalogo di oltre 100 film gratis con piccole interruzioni pubblicitarie. 

17) AUDIBLE, AUDIOLIBRI GRATIS PER BAMBINI E STUDENTI

18) Musei virtuali da scoprire

19) Archivi digitali aperti e gratuiti

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Segnalateci le vostre iniziative e aggiorneremo l’articolo.

La Redazione

La Casa di Carta: Itziar Ituño svela su Instagram di avere il Coronavirus

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Itziar Ituño, una dei protagonisti della Casa di Carta nel ruolo di Raquel, è risultata positiva al COVID-19. A rivelarlo è stata la stessa attrice sul suo account Instagram.

Itziar Ituño, la straordinaria interprete nella serie la Casa di Carta di Raquel, e ormai conosciuta con il nome di battaglia Lisbona, ha reso noto sul suo profilo Instagram di essere risultata positiva al COVID-19.

Nel messaggio diretto ai fan, l’attrice basca ha pubblicato un selfie accompagnandolo con il seguente commento:

Ciao a tutti! È ufficiale, da venerdì pomeriggio ho presentato diversi sintomi (febbre e tosse secca) e oggi (19 marzo ndr) abbiamo ricevuto la conferma del test epidemiologico. Si tratta di Coronavirus. Il mio caso è lieve e sto bene, ma è molto molto contagioso e super pericoloso per le persone più deboli”. La Ituño raccomanda quindi a tutti i giusti comportamenti da adottare: “Questa non è una sciocchezza, attenzione, non prendetela alla leggera, ci sono morti, molte vite in gioco e non sappiamo ancora fino a quando durerà, quindi è giunto il momento di farsi un vaccino di responsabilità per il bene comune. È un momento di solitudine e generosità! Bisogna stare a casa e proteggere gli altri. Ora ho 15 giorni di quarantena e poi si vedrà! Abbiate cura di voi”.

https://www.instagram.com/p/B94G2HsAs7M/

Il caso ha voluto che le due settimane di quarantena per il Coronavirus di dell’ex ispettrice Murillo rappresentano anche una specie di countdown per l’uscita de La Casa di Carta 4, che verrà rilasciata da Netflix il 3 aprile. Abbiamo quindi modo di starle virtualmente vicino ripercorrendo nei prossimi giorni la top ten dei suoi momenti salienti nella serie, dai primi incontri con il Professore, al cambio di fazione, la fine della carriera da ispettrice e la nascita di Lisbona. Quindi, stay tuned e godetevi questi video con protagonista assoluta Itziar Ituño.

La morte di Lisbona? (Video bonus con la risposta)

https://www.youtube.com/watch?v=c2EBTnRwf20
https://www.youtube.com/watch?v=6PCiWuo6ujU

La proposta del Professore a Lisbona

https://www.youtube.com/watch?v=8XW7Xusmt5c

Lisbona e il professore, Bum Bum Ciao!

https://www.youtube.com/watch?v=a0RZfJaH7kE&has_verified=1

Raquel diventa Lisbona, lo scontro con Tokyo

https://www.youtube.com/watch?v=xInwU9Y8Ztw

Un anno dal colpo, Raquel e il Professore si rincontrano a l’isola di Palawan

https://www.youtube.com/watch?v=PtL5JAS_hnA&list=PL5D0ketNkqpeUzpqyMxy8WxCk0xnYRzW0&index=50

Raquel passa dalla parte del Professore

https://www.youtube.com/watch?v=s2HSyL-_BTY&list=PL5D0ketNkqpeUzpqyMxy8WxCk0xnYRzW0&index=46

L’ispettrice Murillo arresta il Professore!

Raquel e il Professore, il primo bacio (e non solo)

Raquel e il Professore, il primo appuntamento e i primi sospetti

Una delle tante telefonate della trattativa tra l’ispettrice Murillo e il Professore. Chi ha vinto questa manche?

Yves Saint Laurent, dalle borse iconiche alle mascherine per il Coronavirus

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Dalle borse alla produzione di mascherine in tempi di Coronavirus, Yves Saint Laurent non smetterà mai di stupirci.

Amazon Prime Video ci racconta la sua storia con “Discovering – Yves Saint Laurent”.

Amate la moda e i suoi protagonisti, ma non avete mai tempo di approfondire? Approfittate di questa quarantena per conoscere più da vicino la storia dei grandi stilisti. Io ho iniziato da ‘Discovering – Yves Saint Laurent’, su Amazon Prime Video, e mi sono definitivamente innamorata. No, non si parla solo di borse!

Venerato dalla sua maman e stregato dai suoi eleganti abiti anni ’30-’40, Yves Saint Laurent fin da bambino mostra il suo lato da esteta, allestendo produzioni teatrali con le sorelle. Gli abiti delle bambole sono fatti da lui, e chi gli sta intorno vede nascere la stella più brillante della moda dal dopoguerra ad oggi.

A 18 anni partecipa a un concorso di moda con 3 bozzetti. Arriva primo nella categoria ‘abiti’. Un’impresa quasi impossibile per un novellino.

Gli esordi da Dior

Grazie al direttore di Vogue, viene segnalato a Dior, che gli propone di lavorare con lui. In breve riesce ad assorbire lo stile della maison, elaborando contemporaneamente il suo.

E’ il 1957, la collezione Dior viene disegnata da Saint Laurent. Nello stesso anno il suo mentore muore e lui prende le redini di tutto, a soli 21 anni. Muoverà l’estetica verso il suo gusto, più giovane, più innovativo, meno costruito. A lui dobbiamo la forma a trapezio degli abiti, la scelta di tessuti più maschili, l’amore per le gambe scoperte, gli accessori preziosi come borse, profumi, foulard.

Nel frattempo arrivano gli anni 60 e i tempi dell’alta moda sono pronti per un cambiamento epocale. Molto prima del rapporto d’amore tra Vivienne Westwood e i punk, Yves Saint Laurent si innamora della cultura beatnik. Gli artisti, i bohemienne, gli intellettuali della Sorbona, i ribelli della Rive Gauche diventano parte fondamentale dell’immaginario estetico dello stilista.

A lui va il merito di aver sdoganato il pret a porter, portando in passerella pantaloni neri, chiodi di pelle e dolcevita. Ribelle si, ma chic. Questo amore per la Riva Sinistra della Senna durerà tutta la vita e incarnerà l’icona maschile e femminile dei suoi disegni.

La dura reazione della maison Dior

Tutto questo modernismo, però, manda in tilt i vertici di Dior, completamente inadatti a capire la portata rivoluzionaria delle nuovi collezioni Rive Gauche, si mettono di traverso.

A 24 anni Yves viene chiamato alle armi in Algeria.

La maison Dior potevano evitarlo, in fondo a quei tempi rappresentava da sola il 75% dell’export moda francese, eppure i suoi capi non lo aiutarono. Completamente inadatto alla vita militare, resistette 20 giorni prima di essere ricoverato per inabilità psichiatrica. Dior lo licenzia e lui perde salute e lavoro. Questa ferita rimarrà sempre aperta, e il resto della sua esistenza sarà profondamente segnato dalle conseguenze del crollo psichiatrico ed emotivo.

Fortunatamente era ancora giovanissimo (sembra incredibile, ma ha solo 25 anni), incontra l’industriale e mecenate Pierre Berge, lo aiuta nella causa contro Dior: insieme la vincono.

Da questo incontro professionale e sentimentale nasce la maison Yves Saint Laurent. Il nostro stilista può finalmente creare senza briglie. Disegna un’intera collezione dedicata a Mondrian, soprattutto crea la donna del ’68: abiti maschili declinati al femminile, lo Smoking ispirato alla Dietrich, pantaloni per tutte.
Fu il primo a far sfilare le donne di colore e le sue testimonial, prima su tutte la sua musa Catherine Deneuve (che noi abbiamo amato in 8 donne e un mistero).

Sfilate a tema Cina per il lancio di Opium, ancora oggi uno dei profumi più venduti, l’amore sconfinato per il Marocco (la sua seconda casa), coraggiose campagne pubblicitarie, genialità e innovazione, snobismo intellettuale e amore per il mondo: questo il carburante che fa decollare Yves Saint Laurent.

Ma nei primi anni 2000 l’alcol, gli abusi di farmaci, la fragilità psicologica lo inducono a dire addio alla moda, dopo 40 anni di carriera.
YSL diventa gruppo Gucci (ora Kering) e chiude in bellezza con una sfilata memorabile, che ripercorre i suoi successi.

Lo show si chiude con 100, magnifici, smoking neri. Nel 2008 muore. Al funerale la sua musa Catherine Deneuve indossa il trench nero iconico del film “Bella di giorno” come ultimo omaggio.

Oggi, il brand si chiama solo Saint Laurent e fa parte del gruppo Kering. Durante questa crisi sanitaria dovuta al Covid-12, Saint Laurent ha iniziato a produrre mascherine nelle sue fabbriche, per supportare i grandi sforzi sanitari.

Gli archivi del maestro rimarranno per sempre fonte di ispirazione, ma chi lo sostituisce oggi alla guida della maison ha difficoltà a ritrovare il genio.
YSL ha creato lo stile del XX secolo. E diffidate da chi dice il contrario!

E se vi è venuta voglia di Francia…

Micaela Paciotti

Wim Wenders: viaggio e confine in “Alice nelle città”

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“Il cinema è cominciato come una faccenda puramente fenomenologica […]. Al principio non c’era altro che la pura e semplice rappresentazione della realtà”.

Titolo originale: Alice in den in Städten
Regia: Wim Wenders
Sceneggiatura: Wim Wenders, Veith von Furstenberg
Cast principale: Rüdiger Vogler, Yella Rottländer, Lisa Kreuzer
Nazione: Germania Ovest
Anno: 1974

Primo capitolo della «trilogia della strada», Alice nelle città rappresenta per Wim Wenders il punto di coagulazione della sua poetica, lo snodo di un percorso in cui passato e presente si sommano al fine di ri-costruire un cinema puro, debitore della tradizione ma da essa intimamente emendato.

Wim Wenders e il Nuovo cinema tedesco

Sebbene il Nuovo cinema tedesco debba considerarsi una corrente disomogenea, la comune «assenza di un Padre» [1] induce registi come Herzog, Fassbinder e Wenders a confrontarsi con modelli stranieri volutamente assunti, punti di riferimento essenziali da opporre a un’identità nazionale rimossa perché colpevolmente segnata, ancora, dallo stigma ‘dei vinti’. L’adozione di stilemi statunitensi accomuna la generazione dei cineasti tedeschi all’esperienza dirompente della Nouvelle Vague, promotrice di una ‘politica degli autori’ che proprio in Wim Wenders trova uno dei più attenti e risoluti rappresentanti.

Wim Wenders tra road-movie e iper modernità

Il rifiuto della sceneggiatura – gabbia precostituita e invalidante – fa della sua opera un campo di lotta tra immediatezza e lavoro di cesello, opposti sapientemente tenuti in equilibrio da una semplicità formale che recupera l’‘evidenza’ del miglior cinema americano. In quest’ottica, Alice nelle città assorbe l’influenza del roadmovie e ne riproduce motivi, figure e spirito di fondo. L’attraversamento del territorio ‘classico’, disseminato di riferimenti metanarrativi alla società che di quel cinema è anima e prodotto, rende Wenders un cantore critico della realtà iper connessa, neutralizzata nella sua marca identitaria da una colonizzazione culturale scientemente accettata.

Rivisitazione dei modelli

Il dominio statunitense è da egli interpretato come una norma su cui misurare il mondo per poi rivoltarlo, un modello da assumere e ripensare al fine di liberarsi – anche sul piano formale – da stereotipi vieti nonché decisamente avviati a una sclerotizzazione irredimibile. Lungi dall’investire la sola componente diegetica, l’‘ottica americana’ di Wenders s’insinua nella scrittura dell’opera e ne permea i dettagli, si appunta sui segni esteriori e dissemina di indizi sonori il racconto di un viaggio che non ha inizio né meta concreta.

Viaggio e movimento

Contrariamente allo spirito irridente e libertario di Easy Rider (ma parimenti estraneo all’explotaition di Punto Zero [2]), “Alice nelle città” porta in scena un itinerario che risolve il suo compito nell’atto stesso del movimento, offrendo allo spettatore una prospettiva piana e realistica dello spostamento. Il rifiuto dell’ellissi e delle manipolazioni fa sì che il viaggio di Philip (Rüdiger Vogler) e Alice (Yella Rottländer) si configuri come una riproduzione «spazio-temporale del reale» [3], costellata di tempi morti e imprevisti, sguardi interroganti e silenziose argomentazioni.

Wim Wenders

Gusto per il dettaglio

La camera di Wim Wenders si sofferma sui volti, ne scava le pieghe e subito vira verso i dettagli, a fotografare la semplice e inosservata quotidianità della vita. L’acqua che defluisce nello scarico nella vasca, il gelato che si scioglie tracimando dalla coppa, la porta dei servizi igienici fissata sul rosso. L’occhio dell’autore, tuttavia, è irrimediabilmente attratto dai simulacri del consumismo, tracce poderose e indelebili della colonizzazione americana, qui sfacciatamente espressa da un paesaggio urbano puntellato di insegne al neon, stazioni di servizio, motel spersonalizzanti.

Corrispondenza autore-personaggio

Il percorso di Philip – prima e dopo Alice – si snoda attraverso non-luoghi [4] che restituiscono il senso di una realtà opaca e ormai intimamente privata di valore storico e relazionale, segnata da una meccanicità dello sguardo che inibisce la possibilità di un’ottica alternativa, capace di disvelare ciò che passa inosservato. In tal senso, tra Philip e Wim Wenders si stabilisce una corrispondenza che emerge dalla ri-considerazione del mito americano e arriva a coinvolgere i meccanismi della percezione, bisognosi di un cambio di prospettiva per attuare la liberazione dal proprio passato.

Viaggio e resa formale

Come il protagonista dell’opera – giornalista impossibilitato a de-scrivere la società statunitense che pur aveva amato – Wim Wenders si trova a fare i conti, finalmente, con l’evidenza di una realtà completamente alienata. La re-visione, allora, si risolve a livello formale mediante un’alternanza ossessiva di luci e ombre, fissità e movimento. Il viaggio – costante tematica del cinema di Wenders – è restituito visivamente tramite il cambiamento d’ambiente, la presenza dei mezzi di trasporto, il transito continuo nelle sale d’attesa di aeroporti e stazioni. Philip, da solo e con Alice, viaggia in auto, si sposta in battello, osserva la città dall’alto riflettendo le suggestive panoramiche aeree del regista [5].

Cesura tra il personaggio e il reale

Macchina da presa e profilmico sono dunque impegnati in un complesso lavoro di spostamento che assume un valore altro e ben più ‘europeo’ rispetto all’originale impostazione del road-movie. Come tutti i personaggi di Wim Wenders, Philip inizia il suo itinerario dopo uno scarto dal reale trasformando così lo stesso in una «trascrizione spaziale del processo di ricerca della propria identità» [6], drammaticamente compromessa dallo shock dell’alienazione.

Wim Wenders

Un avvio paradigmatico

La sequenza iniziale restituisce in tal senso la piena crisi del protagonista, già avviato a un’operazione di «scarabocchio» su carta a cui tenta di opporre il potere della fotografia. Seduto sotto un pontile, sulla spiaggia deserta, Philip fotografa il mare e poi poggia lo scatto sopra un cumulo di altre ‘polaroid’. Salito in auto, punta la fotocamera verso i soliti, anonimi, particolari del paesaggio urbano e ne restituisce il carattere standardizzato, eternamente riproducibile in ogni luogo.

Wim Wenders e la fotografia

Abbandonato il linguaggio come possibile intercessore tra Io e mondo (del resto l’incomunicabilità è una delle costanti wendersiane) Philip si affida alla fotografia che, in un mondo dominato dai mass media, conserva ancora il suo carattere di unicità. Gli attimi fissati, così come gli oggetti, acquistano allora valore ‘reale’, si presentano quali esattamente sono in virtù dell’attendibilità che il mezzo possiede [7]. Non è un caso, dunque, che le fotografie del protagonista appaiano tutte senz’anima, «così vuote» come dirà Alice dopo averle osservate.

Il personaggio di Alice

L’intervento della bambina è del resto la chiave di volta del film, la sua presenza uno sguardo altro e finalmente rinnovato. Come nota Gianni Amelio, nel film di Wim Wenders non c’è «né rapporto padre-figlio [tipico del modello italiano], né la ribellione [modello francese]» ma il personaggio di Alice serve al regista «per aprire uno sguardo sul mondo meno prevedibile, più aperto» [8]. Ecco allora che la foto da lei scattata a Philip («Per farti vedere come sei») diviene la concretizzazione di una nuova presa di coscienza, l’ottica finalmente differita su un mondo parcellizzato.

Wim Wenders

Infanzia

Com’è tipico dell’infanzia, Alice non possiede filtri né sovrastrutture, a lei non si può mentire né nascondere nulla. Philip si trova a badarle dopo che la madre – mero elemento ornamentale – l’ha abbandonata in una camera d’albergo, ennesimo luogo non relazionale che si apre alla possibilità di una ricostruzione dei rapporti. Coppia improbabile (il giovane non sarà mai scambiato per il padre Alice, tranne una sola volta, nel bagno di un aeroporto e significativamente alla fine del film) i due attraversano Amsterdam e la Germania alla ricerca della nonna, figura evanescente e poco funzionale all’indagine di Wenders.

Il viaggio come identità

Ciò che preme al regista è mostrare semmai il mutamento in atto, il cambio di prospettiva che investe Philip in maniera dirompente seppur misurata, in ossequio a un cinema che rifiuta lo straordinario, il sovradimensionato. Come per gli altri protagonisti della «trilogia della strada», la vicenda del giornalista non ha un prima né un dopo, si risolve nel movimento lento che è comunque avanzata. Alice, alla fine, troverà la madre e la nonna impedendo così alla storia di di trasformarsi in una storia con, modulo tradizionale e usurato cui Wim Wenders non può che sottrarsi.

Assunzione di uno sguardo altro

La vicinanza con la bambina serve a Philip per riscoprire la dimensione ludica dell’infanzia, per adottare e introiettare uno sguardo finalmente non viziato. Tutto ciò ha per Wenders una conseguenza immediata sul piano della rappresentazione e costituisce una precisa allusione al suo affrancamento dal modello, l’abbandono consapevole e necessario dei vecchi stilemi.

Morte del ‘vecchio’ cinema

Durante l’ultimo viaggio in treno Alice e Philip si affacciano al finestrino perturbando le aspettative, sciolgono le briglie di un passato contratto e si aprono alla possibilità di un avvenire spontaneo, finanche sottratto alla meccanicità dei rapporti. Un momento prima Philip apprende dal giornale della morte di John Ford, ‘maestro’ e padre del cinema americano. Lungi da tentazioni edipiche e nuovi, sterili incasellamenti, il cineasta tedesco intende così rimarcare il suo cambio di rotta, la presa d’atto di una personale identità cinematografica.

Evidenza e rappresentazione

«Molte strade si prospettano per un rinnovamento, e una di queste è, paradossalmente, il ritorno alle origini, all’infanzia del Cinema» [8]. L’intervento sulla percezione di Philip si traduce in riformulazione del linguaggio filmico e approda – attraverso un lavoro di sfrondamento e, per così dire, ‘essiccazione’ – a un cinema puro e dell’evidenza, in cui alla spiegazione si sostituisce l’atto del rappresentare. Alice nelle città è dunque un decisivo atto di liberazione, il compimento – mai definitivo eppure totale – di un percorso di ricerca appropriazione di sé.

Tre motivi per vedere il film

  • La vispa e straordinaria Yella Rottländer
  • Il ricorso – tipicamente wendersiano – alla musica rock
  • I movimenti di camera

Quando vedere il film

Dopo il cortometraggio Alabama 2000 anni luce (1969) e La paura del portiere prima del calcio di rigore (1972).

Note

[1] F. D’Angelo, Wim Wenders, Milano, Il Castoro, 1995, p. 13.
[2] Cfr. Ivi, p. 58.
[3] Ivi, p. 18.
[4] Cfr. M. Augé, Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité, Paris, Seuil, 1991.
[5] Cfr. F. D’Angelo, Wim Wenders, cit., p. 54.
[6] L. Quaresima, Wim Wenders. Alice in Deutschland, in “Cinema e Cinema”, 11, aprile-giugno 1977, p. 61.
[7] Cfr. quanto afferma Leonardo Sciascia in Il ritratto fotografico come entelechia, in D. Palazzoli (a cura di), Ignoto a me stesso. La fotografia vista da Leonardo Sciascia. Ritratti di scrittori da Edgar Allan Poe a Jorge Luis Borges, Milano, Bompiani, poi in Fatti diversi di storia letteraria e civile, Palermo, Sellerio, 1989, p. 153.
[8] R. De Gaetano – B. Roberti, Conversazione con Gianni Amelio, in “Fata Morgana. Quadrimestrale di cinema e visioni”, 35, Pellegrini Editore.
[9] F. D’Angelo, Wim Wenders, cit., p. 67.

Ginevra Amadio

 

 

 

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Coronavirus: arriveremo a una guerra dei Puffi 2.0?

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A causa del Coronavirus e della pandemia da esso causata i cittadini italiani sono confinati all’interno delle proprie abitazioni da più di due settimane.

Cosa fa la gente in casa? C’è chi cucina, chi si dedica ad attività manuali, chi ascolta la radio, chi si intrattiene sui social e chi guarda la tv. In qualche modo bisogna ammazzare il tempo.

Tuttavia la televisione generalista non riesce ad andare avanti normalmente con il tradizionale palinsesto.

I talk show e i programmi di approfondimento giornalistico proseguono seppur con le difficoltà tecniche dovute ai collegamenti su skype.

I programmi di intrattenimento invece pagano le conseguenze della quarantena.

Ecco degli esempi: Uomini e donne di Maria De Filippi è stato sospeso anticipatamente e sostituito dai film di Rosamunde Pilcher; Amici continua ad andare in onda il venerdì sera ma le coreografie sono state riviste in modo tale che i ballerini tengano la distanza di un metro e Loredana Bertè è stata sostituita da Alessia Marcuzzi perché bloccata a Milano; su Rai 1 vanno in onda le repliche de l’Eredità.

Inoltre il fatto che tutti siamo connessi h24 potrebbe diventare un problema.

L’Unione Europea ha chiesto a YouTube e Netflix di abbassare la qualità della risoluzione dei video per preservare la rete. Il commissario europeo Thierry Breton ha scritto su Twitter il 18 marzo:

Important phone conversation with @ReedHastings, CEO of @Netflix To beat #COVID19, we #StayAtHome Teleworking & streaming help a lot but infrastructures might be in strain. To secure Internet access for all, let’s #SwitchToStandard definition when HD is not necessary.

Il numero di accessi su internet è in costante crescita. Si tratta di lavoratori in smart working impegnati in riunioni in streaming, studenti che seguono lezioni online e spettatori che guardano film e serie TV.

Questa crescita delle attività online potrebbe mandare in tilt il web europeo.

Netflix in realtà ha già provveduto ad abbassare il bitrate del 25% per i prossimi 30 giorni, quindi il pericolo dovrebbe essere scongiurato.

Zuckerberg ha poi lanciato l’allarme per le piattaforme social.

Come riporta Adnkronos Zuckerberg ha dichiarato:

“Non siamo ancora di fronte a una epidemia massiccia nella maggioranza dei paesi del mondo. Ma se si arrivasse a questo, dobbiamo attrezzare le nostre infrastrutture per riuscire a sostenere il picco di traffico, per essere sicuri che non vadano in tilt” In Italia il traffico su Whatsapp è “ben oltre il picco che di solito si raggiunge a Capodanno e lo è in modo sostenuto nel tempo”. “La sfida è ora riuscire a sostenere questo andamento”. 

Dunque c’è la probabilità di non poter più usare Facebook e Whatsapp?

Se questo scenario diventasse realtà cosa succederebbe?

Ricordate la guerra dei puffi? Il 16 ottobre 1984 i pretori di Roma, Torino e Pescara ordinarono l’oscuramento delle reti Fininvest, colpevoli di non aver rispettato i limiti imposti alle televisioni locali.

La gente scese nelle strade perché non poteva più vedere le puntate dei Puffi.

La gente si riverserà nelle strade per una guerra dei Puffi 2.0?

In Francia, del resto, i puffi sono stati già coinvolti con un raduno di 3500 francesi che ha scandalizzato mezza Europa: “Pufferemo il Coronavirus”, ha urlato un “puffo”. Ma questa è un’altra storia.

Valeria de Bari

La $uicide Gvng è la prova che in Italia esiste l’emo trap

Quando si parla di trapper italiani spesso si guarda solo al mainstream. Ma dietro si cela un fitto sottobosco di emergenti molto validi.

La $uicide Gvng fa parte di una generazione innovativa, quella dei trapper italiani che portano nuove sonorità. Uscito da poco con Voci Nella Testa, un EP di sei tracce, il duo, composto da Nova Bless e Corey Brown, propone una corrente nata all’estero nota come emo trap. Abbiamo deciso di incontrarli ed intervistarli per farci raccontare meglio il loro progetto, e del perché hanno deciso di abbracciare questo immaginario.

Iniziamo l’intervista con una presentazione: chi sono Nova Bless e Corey Brown? Quando avete iniziato a fare musica?

Nova Bless:
Ciao a tutti. Ho iniziato a fare musica nel 2016 con i miei primi testi rap. Col tempo ho iniziato a cambiare stile cavalcando l’onda della trap, per poi differenziarmi ancora. Adesso faccio emo trap.
Corey Brown:
Ciao a tutti. Faccio musica dal 2015. Ho iniziato anche io con il rap muovendomi nell’underground e mi sono poi spostato su altre influenze. Cerco di portare nuove sonorità con l’emo trap.

Quand’è che invece nasce il progetto $uicide Gvng?

Corey Brown:
Il progetto $uicide Gvng nasce all’incirca nel 2017, dall’incontro con Nova al Dojo, un posto in cui si va a fare freestyle per allenarsi. Da subito vi è stata affinità artistica, abbiamo quindi deciso di unirci. Il tutto grazie anche a Rick Freak, il produttore che sta dietro ai nostri lavori.
Nova Bless:
Dopo la fondazione ci siamo messi a produrre la classica trap di tendenza. Soltanto dopo ci siamo evoluti nello stile e spostati su nuove correnti.

Rispetto ai soliti trapper italiani, in cosa pensate di distinguervi? Qual è la vostra particolarità rispetto ai numerosi artisti che ci sono in giro?

Corey Brown:
Raccontiamo ciò che ci capita davvero, invece di far credere al resto del mondo che la nostra vita sia tutta rose e fiori, come fanno invece molti trapper italiani. In poche parole siamo autentici.
Nova Bless:
Il nostro modo di approcciarci alla musica è introspettivo. Parliamo di cose tutte sentite e che ci rispecchiano in pieno. Non c’è neanche bisogno di fare chissà quali metafore, il nostro stile non necessita filtri. Inoltre abbiamo influenze di solito estranee al rap italiano: dal punk al rock fino al metal, prendiamo spunto da numerosi generi musicali.

Analizziamo il vostro Ep “Voci Nella Testa“: il progetto segue qualche concept?

Corey Brown:
Sentivamo il bisogno che il nostro pubblico potesse riconoscerci con un progetto che facesse loro capire chi siamo.
Nova Bless:
Il concept principale è l’emotività, da qui il titolo. L’ordine dei brani segue un escalation di follia e frustrazione fino a sfociare in un estremo finale. L’intero lavoro è un climax della nostra psiche.

Qual è stato il processo lavorativo? Siete partiti dalle produzioni o dalla scrittura?

Nova Bless:
Abbiamo lavorato principalmente scrivendo testi su strumentali abbastanza scarne. Poi siamo andati in studio da Rick Freak per rivisitare il tappeto sonoro e creare l’atmosfera delle canzoni.
Corey Brown:
Soprattutto le basi non sono del tutto eseguite digitalmente. Gran parte delle chitarre sono suonate e vogliamo andare sempre più in quella direzione.

C’è una traccia in particolare che vi sta più a cuore?

Corey Brown:
Se dovessi scegliere una canzone, dico Voci Nella Testa. È forse il pezzo che esprime di più quello che proviamo e vogliamo raccontare.
Nova Bless:
Scelgo Non Vivo Più (feat. Xrick), perché è la prima che abbiamo scritto e ci sono molto affezionato.

Dov’è possibile ascoltare l’Ep? Sono usciti dei singoli estratti?

Nova Bless:
L’EP è fuori su tutti i principali store digitali, e per ora sono usciti anche i videoclip di due singoli su YouTube, sul canale Emo Black Wave, il movimento che stiamo creando.

Come avete detto, siete diversi da molti trapper italiani. Ci sono altri artisti che seguono questa corrente? Se si consigliatene qualcuno.

Nova Bless:
Per quanto riguarda l’Italia siamo ancora in pochi a sperimentare questo genere. Tra tutti consiglio Xrick, con cui abbiamo anche collaborato. A livello mondiale invece ci sono numerosi artisti come Lil Peep (defunto) che hanno raggiunto grandi risultati. In Italia purtroppo questo genere fa fatica ad attecchire perché la cultura è molto statica e non consente di spaziare.
Corey Brown:
Consiglio anche io Xrick perché è un capostipite di questo stile. Inoltre è stato quello che ci aiutato a definirci artisticamente. L’emo trap non riesce a sfondare come all’estero perché rigettata dal mainstream nazionale, che invece ha accolto i trapper italiani. Forse non conosce abbastanza il genere per capirlo.

Spesso le persone creative non riescono a vivere in sintonia con la società circostante. Voi vi sentite capiti e accettati? Ed oggi conta ancora avere qualcosa da dire?

Nova Bless:
Non mi sento capito per niente. C’è una visione delle cose molto chiusa, perché la gente non approfondisce quello che gli viene tramandato. In diversi periodi non sono stato al meglio e tutti si fermavano solo alla superficie.
Corey Brown:
Non mi sento minimamente capito ogni giorno, dalla mattina quando mi alzo alla sera quando vado a letto. Avere qualcosa da dire, invece,conta ancora, ma dipende da come lo si dice. Il modo migliore è piacere alla gente portandoli nel tuo mondo.

Come vivete il rapporto tra persona e personaggio artistico? Sono scissi tra loro o entrambi viaggiano nella stessa direzione?

Corey Brown:
All’inizio vivevo questo rapporto in maniera scissa, ma col tempo mi sono accorto che quanto faccio artisticamente è anche quello che voglio essere. Quindi ho imparato a non separare le due cose.
Nova Bless:
Anche io vivevo il tutto separatamente, ma col tempo ho capito che essere il mio personaggio significa soprattutto esprimere al massimo la mia persona. Divento veramente me stesso solo se è il mio personaggio a trasparire.

Ci sono nuovi progetti in cantiere?

Corey Brown:
Molti, perché non ci fermiamo mai. Faremo uscire periodicamente su Instagram dei freestyle (strofe scritte in breve tempo) su strumentali punk/rock. Inoltre stiamo lavorando anche ai nuovi singoli della $uicide Gvng.
Nova Bless:
Aggiungo che prossimamente uscirà il videoclip di un mio brano solista, Terapia 1, a cui tengo molto e che apre un filone parallelo.

Ultima domanda: c’è qualcosa che vi preme dire in particolar modo? 

Nova Bless:
Un saluto a CulturaMente e ai suoi lettori, grazie per lo spazio concesso. Una cosa voglio dirla: cercate di ampliare la vostra visione delle cose. Informatevi e non limitatevi solo a quello che vi passa sotto al naso.
Corey Brown:
Ringrazio CulturaMente per l’intervista e condivido quanto dice Nova. Questo discorso vale tanto per la musica quanto per le persone od altri aspetti della vita. Mai fermarsi all’apparenza.

Lorenzo Balla

Gratis su Amazon tutti gli Audiolibri per bambini: vai col download su Audible!

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Audiolibri per bambini e studenti in sei lingue differenti: grazie Amazon per aver eliminato il costo di Audible, che ora è gratis!

Sicuramente la quarantena da Coronavirus ha messo in crisi tutti noi, sradicando le nostre abitudini e la nostra concezione di libertà.

Sono quasi certa, però, che i più sofferenti in questo momento possano essere i genitori che, oltre a doversi adeguare a questa situazione particolare facendo i conti con le proprie esigenze ed emozioni, devono mettersi in gioco per intrattenere i loro figli, chiusi in casa.

Ora che Amazon ha cancellato l’abbonamento a libri e storie audio per bambini e studenti, i genitori potranno tirare un sospiro di sollievo:

sono disponibili in streaming un’incredibile collezione di storie, in sei lingue diverse per far svagare i propri figli.

Tutte le storie possono essere trasmesse in streaming sul desktop, sul portatile, sul telefono o sul tablet utilizzando il seguente link: https://stories.audible.com/discovery

Anche noi di CulturaMente già da tempo avevamo messo in cantiere l’idea degli audiolibri gratis da farvi ascoltare o scaricare con un semplice download.

Naturalmente si tratta di opere di pubblico dominio, principalmente classici, letti da alcuni membri della redazione.

Per questo primo episodio abbiamo deciso di aprire le danze con il nostro redattore-regista-attore-doppiatore Francesco Fario. Ma la scelta del libro, di cui vi proponiamo il primo capitolo, è un po’ particolare. Personalmente ritengo che sia adatta a grandi e bambini e, male che vada, avrete trovato un metodo indolore per addormentare la vostra prole.

Perché Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni di Giulio Verne

Da bambina ho letto moltissimi libri, quelli che solitamente vengono considerati “i classici”. Piccole Donne, Incompreso, Ventimila leghe sotto i mari e… Viaggio al centro della terra. Quest’ultimo, scritto da Giulio Verne, mi fece letteralmente impazzire: avevo solo 9 anni.

Questo è uno dei motivi per cui sono convinta che potrebbe piacere anche a bambini e bambine. La curiosità viene stimolata dall’abilità descrittiva dello scrittore: Giulio Verne è proprio uno di quelli che sa disegnarti le immagini nella mente.

E quindi, che l’ascolto abbia inizio. E se vi va, magari, fateci sapere cosa vorreste ascoltare, ricordando che secondo il diritto d’autore possiamo leggere solo opere di pubblico dominio (sia l’autore, sia il traduttore devono essere morti da 70 anni).

Audolibri gratis in italiano: ascolto e download

Alessia Pizzi

Il ritratto di una effimera bellezza nei quadri di Giovanni Boldini

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Le donne di Giovanni Boldini sono figure flessuose di inafferrabile bellezza. Nei suoi più celebri ritratti il pittore dipinge la fugacità del tempo e l’effimera durata della gioventù e della beltà.

I quadri di Giovanni Boldini

I quadri di Boldini, fatti di dettagli luminosi e grandi pennellate dinamiche, sembrano immagini sul punto di scomparire. Le bellissime donne e talvolta i gentiluomini che appaiono sulle tele, ricchi esponenti della Belle Epoque, sembrano essere sempre sul punto di lasciare il quadro da un momento all’altro. Dopotutto, anche La Belle Epoque stessa, incorniciata da Boldini, fatta di sete, piume e perle, fu uno sbrilluccichio di breve durata.

Esempio della caducità del tempo e della bellezza è un’opera in particolare: nel 1916 si sedette un attimo su un divanetto, giusto il tempo di essere immortalata per sempre, la splendida Gladys Deacon, Duchessa di Marlborough.

Non ho mai visto una ragazza con così tanta bellezza…”

Gladys ci appare vestita di rosa, con il volto di profilo, il corpo sporto in avanti. Sembra essersi seduta un momento a riposare, o forse è in procinto di alzarsi. La figura elegante mostra una malizia quasi inconsapevole nella profonda scollatura e nelle sottili gambe che si mostrano tra le sete del vestito.

“Non ho mai visto una ragazza con così tanta bellezza, tanta magnifica intelligenza, bontà e grazia,” scrisse di lei Marcel Proust.

L’anno che Boldini la dipinse (anno supposto, quantomeno), Gladys aveva 35 anni. I suoi occhi azzurri avevano già incantato i cuori più sensibili di tutta Europa. Si innamorò di lei Proust, certo, ma anche il principe Guglielmo di Prussia. Quest’ultimo le regalò un anello di inestimabile valore e, quando il padre del principe, l’imperatore Guglielmo II, lo scoprì, avviò delle trattative diplomatiche urgenti per averlo indietro.

Due begli occhi non valevano un gioiello tanto prezioso secondo l’imperatore, ma a dissentire sarebbero stati in molti: Gladys ammaliò e fu amica, tra gli altri, di Bernard Berenson, Hermann von Keyserling, di Monet, Rodin e di Gabriele d’Annunzio.

Il fascino di questa donna intrigante non le derivava solo da una grande bellezza. Americana di origine, nacque a Parigi. Ebbe una vita interessante. Da bambina suo padre sparò e uccise l’amante della madre, e da allora la piccola Gladys viaggiò per il mondo seguendo un genitore o l’altro.

Non si sposò che a quarant anni, diventando la seconda moglie del nono Duca di Marlborough, del quale era stata a lungo amante.

Le rovine di una “belle epoque”

Lo scrittore Hugo Vickers conobbe Gladys ormai novantenne, ricoverata in un ospedale e creduta pazza. La descrisse come di una grande bruttezza… cosa era accaduto?

La gioventù che svanisce certo porta via ogni grazia ma il volto che incantò l’Europa non fu deturpato solamente dall’età. Gladys, ossessionata dalla perfezione, si sottopose a iniezioni di paraffina che a lungo andare le deturparono completemente la faccia e le sconvolsero i lineamenti.

La donna in rosa del quadro era sparita per sempre, la bellezza era durata un attimo e si era spenta. Ma quell’attimo nella tela di Boldini è eterno.

Le mostre di Giovanni Boldini

Vorrei concludere questo articolo invitandovi a vedere dal vivo i quadri di Giovanni Boldini, al museo di Giovanni Boldini di Ferrara. Molte delle opere sono passate negli scorsi mesi da Brescia e Modena e si trovano ora nel Palazzo Della Marra di Barletta in occasione della mostra “Boldini. L’incantesimo della pittura”. Ma il palazzo è chiuso per adesso, così come gli altri musei, a seguito del Dpcm dell’8 marzo per il contenimento e il contrasto del diffondersi del Coronavirus. La bellezza rimarrà sulle tele, in attesa di occhi sereni, pronti a goderne.

Cristiana F Toscano

Better Call Saul 5×06, it’s too late

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Ed ecco che questa serie è riuscita a farmi venir voglia di mettere le mani addosso a Jimmy, incredibilmente.

Apro la recensione in maniera quasi identica, cambiando qualche addendo, a quella della scorsa settimana. Perché gli episodi in questione sono quasi gemelli, diretta continuazione e conseguenza l’uno dell’altro, e molte parole già spese potrebbero essere usate anche ora. A cominciare dai vari discorsi su Kim, naturalmente.

Se già, come detto, era lei sempre più la protagonista silenziosa della serie, adesso la serie stessa se ne è finalmente accorta. Se le conseguenze emotive e pratiche delle sue scelte iniziavano a presentare il conto e il loro peso, adesso esplodono definitivamente. E confermano non solo quanto Jimmy sia sempre più un pallido ricordo che ha lasciato spazio quasi definitivamente a Saul. Ma soprattutto che la stessa Kim è in piena trasformazione, e gli ultimi rimasugli etici sono come un naufrago che si aggrappa ad uno scoglio.

Kim è quella che si accorge di aver sbagliato, e di continuare a sbagliare, a differenza di Jimmy. Kim si accorge anche delle conseguenze irreparabili delle sue scelte, e quanto danno possa continuare a fare un domino inarrestabile. Ma Kim è pure quella che, sempre volontariamente, decide di abbandonarsi alla marea.

In questo caso, è quasi scontato sottolinearlo, la marea tossica è rappresentata da Jimmy/Saul.

Forse anche lui si accorge di ciò che fa, e di cosa possa succedere dopo. Probabilmente si rende anche conto di quanto ciò possa danneggiare Kim, professionalmente e umanamente. Ma lui, rispetto alla compagna, è già nella fase successiva: nella marea è già annegato da tempo. E a lui, molto semplicemente, sta benissimo così, perché gli piace e addirittura è l’unica cosa che sa veramente fare. Non vi ricorda qualche altro personaggio che, in Breaking Bad, alla fine ammetteva quanto gli piacesse e lo facesse sentire vivo fare cose sbagliate?

Kim e Jimmy sono sulla medesima zattera: in difficoltà, certo, in pieno mare in tempesta, ovviamente, ma a loro sta benissimo così. Non è più solo una storia sulle scelte sbagliate Better Call Saul, ma è ormai un racconto morale sulla dipendenza da tali scelte. Se alla metanfetamina di Breaking Bad sostituiamo il piacere e il divertimento nello sbagliare che vediamo in Better Call Saul, vediamo come Vince Gilligan e soci continuino a raccontare forme di dipendenza eccessiva, esempi di drogati che non possono fare a meno di un qualcosa di fortemente dannoso per vivere, sempre purtroppo consapevolmente.

Vedere questa serie è come quella strana forma di mania che ha la gente quando trova incidenti: si sa che è moralmente reprensibile, ma non si possono distogliere gli occhi.

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Emanuele D’Aniello