Coronavirus: arriveremo a una guerra dei Puffi 2.0?

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A causa del Coronavirus e della pandemia da esso causata i cittadini italiani sono confinati all’interno delle proprie abitazioni da più di due settimane.

Cosa fa la gente in casa? C’è chi cucina, chi si dedica ad attività manuali, chi ascolta la radio, chi si intrattiene sui social e chi guarda la tv. In qualche modo bisogna ammazzare il tempo.

Tuttavia la televisione generalista non riesce ad andare avanti normalmente con il tradizionale palinsesto.

I talk show e i programmi di approfondimento giornalistico proseguono seppur con le difficoltà tecniche dovute ai collegamenti su skype.

I programmi di intrattenimento invece pagano le conseguenze della quarantena.

Ecco degli esempi: Uomini e donne di Maria De Filippi è stato sospeso anticipatamente e sostituito dai film di Rosamunde Pilcher; Amici continua ad andare in onda il venerdì sera ma le coreografie sono state riviste in modo tale che i ballerini tengano la distanza di un metro e Loredana Bertè è stata sostituita da Alessia Marcuzzi perché bloccata a Milano; su Rai 1 vanno in onda le repliche de l’Eredità.

Inoltre il fatto che tutti siamo connessi h24 potrebbe diventare un problema.

L’Unione Europea ha chiesto a YouTube e Netflix di abbassare la qualità della risoluzione dei video per preservare la rete. Il commissario europeo Thierry Breton ha scritto su Twitter il 18 marzo:

Important phone conversation with @ReedHastings, CEO of @Netflix To beat #COVID19, we #StayAtHome Teleworking & streaming help a lot but infrastructures might be in strain. To secure Internet access for all, let’s #SwitchToStandard definition when HD is not necessary.

Il numero di accessi su internet è in costante crescita. Si tratta di lavoratori in smart working impegnati in riunioni in streaming, studenti che seguono lezioni online e spettatori che guardano film e serie TV.

Questa crescita delle attività online potrebbe mandare in tilt il web europeo.

Netflix in realtà ha già provveduto ad abbassare il bitrate del 25% per i prossimi 30 giorni, quindi il pericolo dovrebbe essere scongiurato.

Zuckerberg ha poi lanciato l’allarme per le piattaforme social.

Come riporta Adnkronos Zuckerberg ha dichiarato:

“Non siamo ancora di fronte a una epidemia massiccia nella maggioranza dei paesi del mondo. Ma se si arrivasse a questo, dobbiamo attrezzare le nostre infrastrutture per riuscire a sostenere il picco di traffico, per essere sicuri che non vadano in tilt” In Italia il traffico su Whatsapp è “ben oltre il picco che di solito si raggiunge a Capodanno e lo è in modo sostenuto nel tempo”. “La sfida è ora riuscire a sostenere questo andamento”. 

Dunque c’è la probabilità di non poter più usare Facebook e Whatsapp?

Se questo scenario diventasse realtà cosa succederebbe?

Ricordate la guerra dei puffi? Il 16 ottobre 1984 i pretori di Roma, Torino e Pescara ordinarono l’oscuramento delle reti Fininvest, colpevoli di non aver rispettato i limiti imposti alle televisioni locali.

La gente scese nelle strade perché non poteva più vedere le puntate dei Puffi.

La gente si riverserà nelle strade per una guerra dei Puffi 2.0?

In Francia, del resto, i puffi sono stati già coinvolti con un raduno di 3500 francesi che ha scandalizzato mezza Europa: “Pufferemo il Coronavirus”, ha urlato un “puffo”. Ma questa è un’altra storia.

Valeria de Bari

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