Viaggia nei Musei Vaticani con un click: la guida passo passo

Visita Virtuale dei Musei Vaticani

Come godere dei Musei Vaticani ai tempi del Coronavirus? Basta una semplice visita virtuale

Il mondo è tutto in subbuglio a causa del COVID-19. Non vi preoccupate. Oggi vi spiegheremo come far parte della visita virtuale dei Musei Vaticani. Il progetto fa parte di tutta una serie di tour virtuali promossi da alcuni grandi musei del mondo, perché l’arte non va mai in quarantena.

Musei: un tour virtuale tra musei e collezioni ai tempi del Coronavirus

Come entrare nella visita virtuale dei Musei Vaticani?

L’operazione è semplice, basta solo un po’ di pazienza. Si accede semplicemente dalla homepage dei Musei Vaticani e si deve andare su Collezioni. Alla pagina che si apre si clicca su Scopri i Musei e poi su in altro a destra su Scopri i tour virtuali, ed ecco che il Vaticano, come per magia, si aprirà davanti a voi.

Quanta storia e quanta bellezza

I Musei Vaticani non sono musei semplici, ma è un complesso museale ricco di storie differenti, il quarto al mondo per estensione (dopo il Museo Nazionale Cinese di Pechino, l’Hermitage di San Pietroburgo ed il Museo del Louvre). Ogni parete, ogni angolo racconta un pezzo del Vaticano, della chiesa ma anche della storia di tutto il mondo. Lasciatevi guidare in questo mondo di bellezza straordinaria, attraverso un percorso che ci porterà idealmente nel luogo simbolo del Vaticano: la Cappella Sistina.

Immersione diretta nel Braccio Nuovo, prima tappa della visita virtuale dei Musei Vaticani

Generalmente, dopo aver attraversato l’ingresso, saliti al controllo biglietti, passata la scala mobile, si va a sinistra verso il Cortile della Pigna, chiamato così in onore della pigna bronzea trovata vicino il Pantheon (in un rione, guardate un po’, chiamato appunto…PIGNA!), posizionata poi dall’VIII secolo d.C. davanti la Basilica di San Pietro ed ora messa sopra un capitello nel suddetto cortile. A destra di questo ampio spazio aperto sorge una costruzione molto severa ed imponente: il cosiddetto Braccio Nuovo, costruzione promossa da Papa Pio VII Chiaramonti per il riallestimento delle collezioni pontificie voluto a seguito del rientro delle opere d’arte dopo le confische napoleoniche. Passeggiare virtualmente all’interno dello spazio costruito da Raffaele Stern e Pasquale Belli è un’emozione impressionante.

La meraviglia di una galleria unica al mondo, scandita da 28 nicchie che ospitano statue, con i pavimenti decorati mosaici antichi, è tutta lì davanti a noi. Seguendo il cursore che indica di andare avanti, cioè la grande freccia posta alla base dello schermo, vi consiglio di fermarvi all’altezza della quarta nicchia, di girare il video sulla destra e di aumentare lo zoom con il simbolo + davanti ad un autentico capolavoro: l’Augusto di Prima Porta.

Augusto, il primo protagonista della visita virtuale dei Musei Vaticani

Si tratta di una meravigliosa statua di I secolo d.C. che rappresenta il primo imperatore nella scena di adlocutio (cioè nell’atto di parlare ai soldati), con il braccio steso, la corazza ed il paludamentum. Trovata nel 1863 presso la Villa di sua moglie Livia nella zona di Prima Porta, è un vero e proprio manifesto politico del primo imperatore. Sulla corazza si vede il Re dei Parti ridare ad un generale romano le insegne che erano state precedentemente al governo romano. Quale opera può mostrare un segnale di potenza più forte di questa!!

Curiosando insieme si arriva al Museo Chiaramonti

Tornando indietro alla pagina ufficiale della visita virtuale dei Musei Vaticani, accediamo ora al Museo Chiaramonti, altra grandiosa costruzione voluta dallo stesso Papa Pio VII, la cui disposizione delle opere venne decisa da Antonio Canova, nominato nel 1802 Ispettore Generale delle Antichità e belle arti dello Stato della Chiesa, dell’Accademia di San Luca, dei Musei Vaticani e del Campidoglio. Al terzo click sul nostro grande cursore in basso, girate il tutto a sinistra. Due occhi meravigliosi vi stanno guardando: gli occhi di Atena. Sono una vera sorpresa per i visitatori, in quanto tali parti del corpo in genere mancano nelle statue romane.

Gli occhi infatti venivano creati attraverso decorazioni fatte con pasta vitrea o avorio e le statue erano completamente dipinte; un insieme di visibilità e forza espressiva. In una sola parola: politica! Tali caratteristiche sono andate perse con l’abbandono e la distruzione di tali opere e tutto ciò al falso ideologico della purezza del candore della statuaria antica nel momento della grande riscoperta della cultura classica nel XVIII secolo. Ma non è il momento di abbandonarci del tutto. Tornando in posizione ritta, andate verso la scala giù in fondo, sulla sommità della quale vi è un cancello chiuso. Oltre quello vi è la nostra prossima destinazione!!

Dove tutto ebbe inizio: la Villa del Belvedere…

Un punto di non ritorno, un’atmosfera spettrale. Con solo un tocco virtuale, quasi come fossimo uno dei clavigeri che ogni mattina aprono le centinaia di porte dei Musei Vaticani, varcato quel cancello sopra detto e sorpassato il Cortile Ottagono, siamo nel palazzo dove tutto ebbe inizio. Giulio II iniziò proprio qui, nel Cortile delle Statue della cosiddetta Villa del Belvedere, la raccolta di opere come il Laocoonte che diedero vita a questa mirabile collezione.

… che poi divenne il Museo Pio – Clementino

La villa fu trasformata in un grande museo alla fine del ‘700 da Clemente XIV e Pio VI. Dopo di loro il nome cambierà. Siamo all’interno del Museo Pio – Clementino.

Visita Virtuale dei Musei Vaticani
Il retro del Torso del Belvedere (Foto di cains da Pixabay)

 

Quasi come fosse un ingresso in un mondo arcaico, due aggressivi leoni ci accolgono e ci portano verso la prima grande sala che vediamo: la Sala delle Muse. Attorno a noi ci sono divinità, come appunto Apollo e le Muse. Al centro, un’opera straordinaria: il Torso del Belvedere, opera del I secolo d.C. dello scultore ateniese Apollonios.

Il soggetto ci è ignoto, in quanto mancano delle parti. Si pensa possa rappresentare Aiace nell’atto di uccidersi per non aver ricevuto le armi di Achille. Al di là del soggetto rappresentato, l’opera colpisce per la forza della sua muscolatura, che impressionò anche Michelangelo, il quale s’ispirò a questa meraviglia per il Cristo Giudice del Giudizio Universale. Andando avanti nel nostro percorso, si vede apparire, nella stanza successiva, una tazza di porfido, il marmo degli imperatori, una grandiosa tazza che viene dalle Terme di Tito. Ma le sorprese non sono ancora finite

L’Ercole con la foglia di fico

Alla destra della tazza, si vede un Ercole in bronzo. È una vera e propria chicca, in quanto non conosciamo molte opere bronzee antiche (tale materiale venne spesso fuso per fabbricare materiale da guerra). Eppure questa statua è qui, come mai? La risposta è semplice: al momento del dissotterramento la statua era coperta da una lastra in travertino recante le lettere F C S, cioè Fulgur Conditum Summanium. In pratica, la statua venne colpita da un fulmine ed i Romani (bei tipi superstiziosi) la seppellirono. Venne quindi trovata integra e qui sistemata. Venne solo aggiunta una foglia di fico (è un eroe certo ma ….. siamo sempre in Vaticano eh!!).

La pars privata: le Stanze di Raffaello

Quasi come volando sopra le tre gallerie che le uniscono a tutto il resto, arriviamo alle Stanze di Raffaello, parte dell’appartamento di Giulio II. Il grandioso papa ligure, artefice della costruzione della nuova Basilica di San Pietro, chiamò tutta una serie di artisti per dipingere alcune stanze del suo appartamento. Tra questi vi era un giovane, venticinquenne, di nome Raffaello Sanzio il quale, una volta testata la sua bravura, riceverà l’intera commissione. Raffinato, colto, amante della vita e delle belle donne, Raffaello compirà qui il suo capolavoro.

La Stanza dell’Incendio di Borgo

Il percorso che si affronta in questo tour virtuale è nella direzione opposta di quello del visitatore. Si accede dalla Stanza dell’Incendio di Borgo, sala che venne usata da Giulio II per le adunanze del tribunale della Segnatura Grazia e Giustizia e trasformata da Papa Leone X in una sala di pranzo. Le pitture commissionate a Raffaello celebrano le storie di due grandi papi, chiamati come lui appunto Leone. Sono esattamente Leone III e Leone IV. Un modo molto sottile (ma non troppo) per celebrarsi.

Appena immersi in quest’atmosfera magica dei quattri grandi affreschi (l’Incendio di Borgo, la Battaglia di Ostia, l’Incoronazione di Carlo Magno e la Giustificazione di Leone III) ruotate l’immagine della sala ed arriverete davanti alla scena dell’Incendio di Borgo. Nell’847 d.C. un grande incendio si sviluppò nella zona di Borgo, il quartiere antistante la Basilica di San Pietro. Papa Leone IV spense miracolosamente il fuoco con una sola benedizione dalla loggia della Basilica. In questa pittura si esprime chiaramente l’arte del Raffaello ultima maniera (la sala è la terza in ordine cronologico ad essere stata dipinta dal maestro e dagli aiuti): classicità, poesia, limpidezza dei colori ma anche muscolature vigorose.

La Stanza della Segnatura

Basta solo passare il confine tra la sala e la successiva, sempre con il nostro amato cursore, per vedere qualcosa di differente: la Stanza della Segnatura, la prima sala dipinta da Raffaello. Concepita da Giulio II come studiolo privato e biblioteca, divenne poi sede della Segnatura Grazia e Giustizia. L’intero corpus pittorico riflette l’originaria idea di Giulio II. Le scene (la Scuola di Atene, la Disputa sul Santo Sacramento, le Virtù e la Legge ed il Parnaso) rappresentanti la filosofia, la religione, la giustizia e la poesia si legano ai concetti immortali del Vero, del Bene e del Bello. Raffaello esprime tutto questo con la sua grazia e bellezza.

Nella Scuola di Atene, che si vede appena entrati girando verso destra l’immagine del nostro tour virtuale, vero e proprio stendardo dell’arte raffaellesco, non abbiamo quella forza muscolare che egli avrebbe usato circa dieci anni dopo per la sala precedenza, ma tutto è bellezza. Un gruppo di filosofi e scienziati antichi si staglia davanti ad una costruzione. Essi sono rappresentati con ritratti di personalità coeve a Raffaello, quasi come a segnare un legame spirituale della sua società con gli ideali perfetti del mondo classico. Vertice di tutto è Platone, sopra le scale, che indica il cielo quindi il mondo dell’iperuranio. È ritratto nelle fattezze di Leonardo da Vinci, la cui opera veniva veramente dall’iperuranio.

tour Virtuale dei Musei Vaticani
La Scuola di Atene di Raffaello con al centro Leonardo nelle vesti di Platone (Foto di Gianni Crestani da Pixabay)

 

 

La Stanza di Eliodoro

Un’atmosfera opprimente, una pittura più scura e densa. La Stanza di Eliodoro, concepita da Giulio II per le sue udienze private, è un vero e proprio manifesto politico del suo ideale, che attraverso le scene rappresentate (Cacciata di Eliodoro dal Tempio, la Messa di Bolsena, l’Incontro tra Leone Magno ed Attila e la Liberazione di San Pietro) testimonia il miracolo aiuto che Dio dà sempre alla sua chiesa quando è minacciata.

In quegli anni, Giulio II aveva promosso la creazione di una lega militare per muovere guerra contro la Francia, il cui potere sul ucato di Milano disturbava il papa. Anche se gli eserciti della Lega Santa furono sconfitti a Ravenna, la morte del generale francese Gaston de Foix portò il suo esercito in scompiglio. La risoluzione fu la loro ritirata dell’Italia. Giulio II (che per due anni non si tagliò la barba in seguito al voto fatto al Signore per ottenere questa risoluzione) ha voluto esprimere il messaggio del sostegno divino alla chiesa in questo contesto.

Tra i tanti affreschi, uno è fondamentale: la Liberazione di San Pietro. Una scena notturna, tra le più belle mai realizzate. San Pietro è in carcere, sta dormendo, ma un angelo sfavillante di luce lo viene a liberare. È un sogno, è un messaggio di aiuto al papa (San Pietro ha le fattezze di Giulio II) ma Raffaello ci rappresenta qualcosa di magico. Il senso di umidità della notte è dato da una tecnica particolarissima che prevede l’utilizzo di velatura a fresco mista ad acqua di calce. Il tutto steso su l’intonaco già dipinto. Questo è Raffaello: grandioso, conscio di sé stesso, bello ed amante delle donne. Insomma, un vero artista!!

La Stanza di Costantino

In tutta questa vicenda vi è una grossa nota dolente: l’ultima sala che incontriamo, la Stanza di Costantino, la sala delle cerimonie ufficiali. Raffaello non fece in tempo a terminarla, perché quel 6 aprile 1520, giorno della sua precoce morte, arrivò improvviso come una bomba. L’opera venne terminata dai suoi allievi. In un affresco, la Battaglia di Costantino, fatto da Giulio Romano, (che si vede a destra della prima immagine del nostro tour) vi è il messaggio della chiesa: la gloria del Cristianesimo e del papa.

Luoghi nascosti: la Sala dei Chiaroscuri e la Cappella Niccolina

Sono delle vere e proprie chicche, luoghi non accessibili al grande pubblico (ebbene si, anche chi scrive non c’è mai stato). La Sala dei Chiaroscuri era la sala dei cubicolarii, cioè gli addetti al controllo del cubiculum, la camera da letto del papa, e dei palafrenieri, coloro che portavano il papa in spalla. È un’opera straordinaria. Le figure di Apostoli e Santi dipinte da Raffaello e aiuti per volontà di Papa Leone X ma poi ridipinte dai fratelli Federico e Taddeo Zuccari sono parte di una vera e propria pittura prospettica. Le finte colonne sembrano aprirsi davanti a noi. Gli Apostoli e Santi sembrano uscire da una vera nicchia. L’effetto è assolutamente straniante.

L’esatto opposto è rappresentato dalla Cappella Niccolina, voluta da Papa Niccolò V. Le Storie dei SS. Stefano e Lorenzo, la volta rappresentante i Quattro Evangelisti e le lunette con i Dottori della Chiesa hanno la firma di Beato Angelico. Il suo stile, così grazioso ma che si caratterizza per volti e costruzioni plastiche, è accentuato moltissimo dal punto di vista del virtual tour, che parte dal basso per salire verso la volta.

La fine di tutto… la Cappella Sistina!

Ed eccola, in fondo a tutto: la Cappella Sistina, la summa dei Musei Vaticani e della loro visita virtuale. Si possono dire tante cose: cappella privata del papa, sede del conclave…tutte parole vane! La Cappella Sistina è tutto. Il senso di rapimento che questo luogo infonde è aumentato dalla visione virtuale, proprio lì dove foto e video sono rigorosamente vietate per ragioni di culto. Partendo dall’accesso principale, attraverso il mondo virtuale, siamo investiti subito dalla bellezza della cappella, costruita per volere di Papa Sisto IV, dalla quale riprese il nome. Alla nostra destra compaiono le Storie di Gesù ed alla sinistra le Storie di Mosè, le due prime guide della Chiesa, mirabilmente affrescate da grandi pittori come il Perugino, Luca Signorelli, Sandro Botticelli, il Pinturicchio e tanti altri.

Sopra di noi la volta con le Storie della Genesi circondate da Sibille e Profeti e gli Antenati di Cristo tra le vele e le lunette. Un’impresa mirabile, una volta lunga 40 metri ed alta 17, dipinta in soli quattro anni di lavoro da Michelangelo Buonarroti ed aiuti. Il giorno della scoperta della volta, il 31 ottobre 1512, fu il momento in cui Michelangelo, all’epoca trentottenne, raggiunse una vetta difficile da scalare.

Lui stesso però riuscì a scalarla, con il Giudizio Universale. Davanti a quest’affresco si resta muti ed impressionati. La forza del Cristo Giudice che, con il suo gesto, chiama a sé gli eletti e condanna i reprobi insieme agli altri 390 personaggi dipinti rendono il tutto un’esperienza indimenticabile. Michelangelo concepì il tutto insieme ad un solo aiuto (non era molto simpatico) in soli 5 anni di lavoro e lo completò ormai sessantaseienne.

La Cappella Sistina è la vetta di tutto.

La visita virtuale dei Musei Vaticani finisce qui!

Siamo arrivati alla fine del nostro percorso. Una cosa mi preme di dirvi. Anche attraverso la loro visita virtuale, i Musei Vaticani sono uno straordinario crescendo rossiniano di emozioni che non è facile dimenticare.

Marco Rossi

(Foto di copertina di Waldo Miguez da Pixabay

 

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