Maturità 2020, Scuola e Coronavirus: come cambia la didattica?

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C’è stato un tempo in cui studiare a casa era la normalità. Poi è arrivata la scuola, la realtà sociale maggiormente responsabile – subito dopo la famiglia – dell’educazione culturale, civile e umana delle future generazioni.

Quando pensiamo alla scuola, l’immagine che si forma nella nostra testa non può mancare di banchi, cattedra, lavagna, registro, campanella… Oggi, a causa dell’emergenza Coronavirus, dobbiamo togliere tutti questi elementi. Bisogna immaginare una persona seduta di fronte a un computer con la lucina verde della videocamera puntata sulla faccia. In altre parole: didattica a distanza.

Con la chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale a partire dallo scorso 5 marzo, si è reso necessario rivoluzionare la didattica. Dopo anni di incertezze sull’utilizzo del registro elettronico (alcuni istituti ancora si affidano a quello cartaceo), questo strumento si dimostra ora indispensabile per tracciare, per quanto possibile, l’attività di insegnanti e studenti. A questo si aggiungono vari altri tool digitali: dalle semplici email o gruppi WhatsApp, alle varie piattaforme per la condivisione e per le videochiamate.

Il rapporto quotidiano tra docenti e alunni tra le mura scolastiche è stato all’improvviso sostituito da lezioni online attraverso uno schermo. Non senza tutte le piccole difficoltà e peculiarità del caso: “Prof non la vedo”, “Prof, mi sente?”, “Prof è andata via la linea”, “Prof, posso rimanere in pigiama?”, “Prof, questo è il mio cane”…. Il tutto condito da rumori tipicamente domestici. La grande paura è quella di sentire lo sciacquone del water.

La didattica a distanza: tra mito e realtà

Ci stiamo accorgendo di quanto le tecnologie possono aiutarci in questo momento eccezionale, pensate come sarebbe stato invece 20 anni fa! Senza smartphone, senza una linea internet veloce, senza la possibilità di fare videochiamate…

Nelle ultime settimane si cerca disperatamente di colmare le enormi lacune che l’improvvisa attuazione della didattica a distanza ha determinato. Da una parte si sta cercando di fornire gli strumenti tecnologici necessari alle famiglie più bisognose grazie anche al supporto di associazioni e organizzazioni come Save the children. Dall’altra aumentano i percorsi di formazione e i webinar per supportare i docenti in questa nuova dimensione dell’insegnamento. Si è reso necessario riorganizzare i programmi  e adattarli ai nuovi tempi di fruizione, senza sapere se e quando si tornerà in classe quest’anno.

Le videolezioni sono probabilmente lo strumento che più facilita la relazione tra insegnante e alunno. Tuttavia alcuni insegnanti si sono rifiutati di usare questo strumento per paura di essere fotografati e registrati dagli studenti. Un rischio non proprio campato in aria e che richiede un forte senso di responsabilità (e di civiltà) da parte dei ragazzi per essere scongiurato.

La situazione presente sta riportando alla luce il vecchio dibattito sull’e-learning che ancora è oggetto di molti pregiudizi nel nostro paese.

I limiti delle lezioni online

Di certo la pandemia creata dal Coronavirus ha messo in evidenza l’arretratezza digitale del nostro paese, ma anche i limiti delle conoscenze informatiche dei suoi cittadini. E non si parla solo di insegnanti con alle spalle diversi anni di onorato servizio che hanno delle valide giustificazioni per le loro mancanze. Anche i cosiddetti “nativi digitali” si dimostrano poco esperti nell’uso di strumenti abbastanza scontati. Pur muovendosi bene tra le piattaforme digitali, molti studenti scrivono il corpo dell’email al posto dell’oggetto. Sono mancanze abbastanza gravi, ma è anche vero che forse nessuno glielo ha mai insegnato e che per loro non è mai stato necessario.

Studenti e insegnanti non erano pronti ad affrontare la didattica a distanza. Un sistema scolastico che si basa prevalentemente sull’uso di libri e quaderni cartacei e che dà molto spazio all’oralità (non è detto che sia un male, è solo un fatto) rimane spiazzato nel momento in cui ci si trova davanti al solo computer. Materie come la matematica, la fisica, la chimica non sono semplici da spiegare senza un supporto su cui scrivere. Bisognerebbe usare delle app apposite che, però, si devono conoscere!

E allora ecco che ciascuno improvvisa come può. Tra compiti fatti sul quaderno, fotografati e mandati agli insegnanti e lavagne realizzate in momenti di pura creatività, quello che manca più di tutto è il contesto.

Per quanto possa essere comodo svegliarsi con più calma, vestirsi solo a metà e non doversi spostare, la scuola è la scuola. Ha i suoi spazi, i suoi riti, la sua atmosfera. Interagire con gli studenti di persona è fondamentale per capire ciò che passa loro per la testa, per comprenderli e accompagnarli nell’apprendimento. La didattica a distanza insegnerà tanto e sarà un’ottima occasione per colmare alcune lacune informatiche. Ma, ancora una volta, è chiaro che il contatto umano non è qualcosa che si può perdere facilmente.

Ma quanto durerà la chiusura della scuola?

Per ora l’unica cosa certa è che bisogna aspettare il 18 maggio per poter parlare di riapertura degli istituti scolastici. Questa è la data fissata dal decreto del 6 aprile 2020. Ma la ministra Azzolina ha più volte dichiarato che la chiusura della scuola continuerà fin quando non sarà sicuro per tutti ritornare in aula. Quindi tutto dipende dall’andamento dell’epidemia di Covid-19.

La sensazione generale è che l’anno scolastico “in presenza” sia ormai del tutto finito.

Esame di maturità 2020: il Miur cosa ha deciso?

I più preoccupati per questa situazione sono gli studenti che dovranno sostenere l’esame di maturità. Molti si stanno abituando all’idea di dover trascorrere gli ultimi mesi del loro percorso scolastico facendo lezione online. Ma la domanda rimane: come sarà la maturità 2020?

La risposta è arrivata finalmente dopo settimane di interrogativi, dibattiti e supposizioni. Sono due gli scenari contemplati dal Decreto Scuola del 6 aprile legati al ritorno o meno nelle aule scolastiche. Se si dovesse tornare a scuola il 18 maggio, l’esame di maturità 2020 si svolgerebbe a partire dal 17 giugno con prove sia scritte che orali. La prima prova (il tema d’italiano) sarebbe decisa dal Ministero, mentre la seconda – le cui materie dipendono dall’indirizzo di studi – sarebbe scelta dalla commissione d’esame, commissione composta da soli membri interni con presidente esterno.

Nel caso in cui la chiusura delle scuole fosse prorogata fino alla fine dell’anno scolastico, non ci sarebbero le prove di maturità scritte, ma solo il colloquio orale, probabilmente per via telematica.

In entrambi i casi, l’accesso all’esame di maturità 2020 dovrà essere consentito a tutti gli studenti, ma crediti e media finale dovranno essere assegnati dal consiglio di classe tenendo conto dell’impegno e del lavoro dello studente durante tutto l’anno.

INVALSI ed esame di terza media

Anche per gli esami di terza media tutto dipende dal se e quando si tornerà a scuola. Nel caso in cui le scuole riaprano il 18 maggio, allora gli esami procederebbero come al solito, anche se semplificato. Altrimenti, l’alunno dovrà consegnare un elaborato scritto che sarà valutato dal consiglio di classe insieme all’impegno del singolo studente.

Per quanto riguarda invece le prove INVALSI (obbligatorie per svolgere gli esami di fine ciclo scolastico almeno fino a un po’ di tempo fa) non è stato detto nulla. Sulle piattaforme dei registri elettronici sembra sia apparso di recente un’icona Invalsi che farebbe pensare a un possibile svolgimento online da casa. Ma ancora non si sa nulla su quando saranno le prove INVALSI. La domanda che ci si deve porre, però, è: come sopperire all’assenza in alcuni casi di mezzi e strumenti per svolgere le prove? A quel punto sarebbe opportuno almeno eliminarne l’obbligatorietà.

Per tutti gli altri alunni non coinvolti negli esami, si prospetta una promozione assicurata (come sempre ci sarà chi ne trarrà giovamento!) e un recupero del programma all’inizio del prossimo anno scolastico. La Ministra Azzolina ha voluto sottolineare che non si può e non si deve parlare di sei politico. In tutta questa situazione, forse, è la cosa più giusta da fare nei confronti di quegli studenti che hanno capito che ora come mai lo studio deve essere fatto solo e soltanto per la loro cultura personale, non in vista del voto finale.

Il Coronavirus ha stravolto anche la realtà scolastica come ha fatto con la nostra quotidianità. Ma come tutti noi, anche la scuola sta imparando a resistere.

Francesca Papa e Federica Crisci

Photo by Green Chameleon on Unsplash

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