“Storia del nuovo cognome”: il finale è un grande abbraccio

L'amica geniale 2 finale

L’amica geniale 2 si è conclusa.

La scorsa settimana ci eravamo salutati con il viaggio in treno di Lenù alla volta di Pisa, in procinto di iniziare l’università. Gli ultimi episodi fanno un salto di qualche mese e ritroviamo la giovane matricola alle prese con gli esami universitari e con la vita studentesca pre-sessantottina. Per le vie della città toscana si respira aria di rivoluzione e in un certo senso la nostra Elena, che dal rione povero di Napoli arriva a laurearsi alla Normale di Pisa, costituisce il simbolo di questa rivoluzione. Se la figlia dell’usciere può diventare una scrittrice, allora siamo davvero gli artefici del nostro destino, davvero la società può cambiare.

Eppure, nonostante il cambiamento e la lontananza geografica, l’esistenza di Lenù continua a essere strettamente legata a quella della sua amica Lila.

La serie tv torna insistentemente sul personaggio interpretato da Gaia Girace. Ha avuto molto spazio in questa seconda stagione. È un peccato che tutta l’esperienza universitaria di Lenù si sia ridotta a poche scene. È un momento importante nella vita della protagonista non solo per la sua storia personale, ma anche per il suo rapporto con Lila. Nel libro è molto interessante leggere di come Elena entri in una realtà completamente nuova, tentando di liberarsi del rione, del suo accento, di quel senso di mediocrità che la perseguita.

Cambia la scena e cambia la lingua che sentiamo. Ma non abbiamo abbastanza tempo per rendercene conto, per abituarci che subito siamo riportati nel rione. Lo siamo con l’arrivo della madre di Elena a Pisa per accudire la figlia con la febbre (un momento molto bello che è significativo per il rapporto tra le due di cui già avevamo parlato nell’articolo scorso) e con la lettura dei diari di Lila.

Non è un difetto, ma, forse, una serie che si è presa il tempo che doveva per raccontare in modo dettagliato il mondo della periferia napoletana, si poteva prendere altrettanto tempo per raccontarne la fuga.

Lila rimane il centro. Della storia e di Elena stessa.

Ecco perché dopo la laurea, Lenù torna a cercare Lila. Scopre che, dopo aver lasciato Stefano, si è trasferita con Enzo e il figlio Rinuccio nel quartiere di San Giovanni a Teduccio e lavora in fabbrica nel salumificio dei Soccavo. Veniamo tra l’altro a sapere anche che Bruno, uno dei proprietari, è solito molestare le operaie della fabbrica. Lo stesso Bruno che, in un tempo che sembra ormai lontanissimo, aveva mille accortezze e corteggiava la giovane Lenù a Ischia. E viene da chiederci: cosa sarebbe successo se Lenù avesse acconsentito al fidanzamento? Ora sarebbe anche lei parte integrante di quel mondo squallido o, al contrario, Bruno sarebbe diventato una persona migliore? Non per essere pessimisti, ma purtroppo tutti gli indizi (vi ricordate Stefano come sembrava diverso prima del matrimonio?) ci fanno propendere per la prima opzione.

Lenù ha una notizia straordinaria da comunicare all’amica: un suo libro verrà pubblicato. Dopo tante fatiche e sacrifici il sogno d’infanzia che entrambe condividevano, per Lenù si sta per avverare. Eppure percepisce un’ingiustizia in questo traguardo, una fortuna che non sente di meritarsi davvero, perché come sempre non si sente all’altezza. Come quella notte sulla spiaggia con Donato Sarratore, in fondo si sente una mediocrità, un “quasi”, come lei stessa sostiene. Fa derivare il suo successo, il suo talento, dalla genialità di Lila. Si convince, infatti, che il suo stesso romanzo sia stato ispirato da quella favola che la sua amica scrisse da bambina, “La fata blu”, e che lei sin da subito aveva trovato bellissima e geniale.

L'amica geniale 2

La serie si conclude con l’abbraccio tra le due amiche.

L’amicizia sopravvive. Nonostante tutto. Si sente che è un legame che non si può recidere, che è parte delle due protagoniste. Ma si tratta di un rapporto positivo o negativo? Si può parlare veramente di amicizia? C’è chi direbbe di sì e chi di no. Ma, forse, la cosa migliore da fare è astenersi dal giudicare o dal tentare di dire se sia una cosa buona oppure no e pensare solo a ciò che è. Troppo spesso usiamo categorie generiche per classificare la realtà. Troppo spesso ci rendiamo conto che sono insufficienti.

Il rapporto tra Lila e Lenù ci fa vedere come una relazione può avere delle conseguenze su di noi. Il bene o il male che fa dipende dai momenti, dalle circostanze. L’unica cosa sicura che si può affermare è che le due non sarebbero quello che sono l’una senza l’altra. Si spronano, si sostengono, si scontrano, si soffocano. Ma nel frattempo crescono, imparano qualcosa su loro stesse, sull’altra e su ciò che le circonda.

La maggior parte dei rapporti reali è così. Difficile valutare quelli che sono veramente solo positivi o solo negativi.

In chiusura di stagione non possiamo che riaffermare quanto già detto nelle scorse recensioni.

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome è una delle migliori produzioni realizzate sugli schermi Rai. È una serie che, pur avendo alle spalle una storia costruita magnificamente, riesce a brillare di luce propria. Perché è recitata bene, la scenografia è accurata e le immagini comunicano molto al di là della narrazione fuori campo (che si conferma, episodio dopo episodio debole a causa della pessima dizione di Alba Rohrwacher).

Una serie che può sembrare lenta, ma che in realtà si prende il tempo che deve per raccontare la sua storia. Una storia bella, complessa, appassionata che parla anche del nostro Paese e soprattutto di cosa significa essere umani.

Alla prossima stagione!

Federica Crisci e Francesca Papa

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