Escono così tante serie tv che è inevitabile perderne qualcuna per strada, e molte delle migliori si possono sempre recuperare dopo.
Una di queste è sicuramente Sons Of Anarchy, uscita il 2008, conclusasi nel 2014 e disponibile in streaming su Netflix. Protagonista è Jackson Teller detto Jax, figlio di John, il fondatore del club di motociclisti Sons Of Anarchy, con sede principale nella cittadina californiana di Charming. Non fatevi però ingannare dal nome “club”, è tutto fuorché un’associazione di parrocchia: violenza, crimini e conflitti con gang rivali sono all’ordine del giorno.
Gia dal primo episodio veniamo introdotti nel mondo dei SAMCRO (Son Of Anarchy Motorcyle Club Redwood Original), e tutto diventa pretesto per conoscere i membri, ognuno con le sue qualità. Dalla fermezza di Clay alla saggezza di Bobbie alla follia di Tig; dal carisma di Chib al carattere duro di Opie. E ovviamente le inquietudini di Jax. La storia prende da subito una piega avvincente, tra sospetti e segreti nascosti. Stagione dopo stagione si aggiungono piccoli pezzi che alla fine compongono il puzzle completo.
Ma cos’è che rende “Sons of Anarchy” una serie su Netflix che va assolutamente recuperata?
In primis,Sons Of Anarchy, grazie ad un cast di tutto rispetto, si distingue per il carisma dei personaggi, a cui non puoi non affezionarti. Non solo i membri dei Sons, ma chiunque si incontra nella storia, persino i ruoli più secondari, acquista senso in una trama così ben congegnata.
Una delle figure chiave è sicuramente Gemma, la madre di Jax, donna pervasiva che recita come seconda protagonista. È spesso lei a muovere i fili della trama, il più delle volte ingarbugliandoli.
Avrai anche la sensazione di aver avuto in Jax un compagno di viaggio. Non importa quanti crimini abbia commesso, è una persona di buon cuore che ha avuto soltanto la sfortuna di crescere in un contesto caotico e controverso. Vorrebbe liberarsi, ma sa di essere troppo coinvolto; proprio per questo cerca di trarre in salvo almeno la compagna Tara e i suoi due figli: Abel e Thomas.
Da considerare anche le frequenti metafore ed una serie di immagini iconiche presenti in tutta la storia, con molti elementi che hanno valenza religiosa e simboleggiano la redenzione dei protagonisti. Tutto questo distingue il lavoro di Kurt Sutter da molte serie tv.
Quella dei Sons è una storia che dopo qualche anno hai voglia di rivivere, per provare le stesse emozioni della prima volta.
Magari non sei mai stato in America, magari non hai mai messo piede su una motocicletta. Ma basta qualche episodio per immergerti nel mondo dei SAMCRO e sentirti uno del club. Gli episodi durano molto, ma lasciano incollato allo schermo con cliffhanger messi al momento giusto. Arrivato alla fine non ti sembrerà di aver visto una semplice serie tv, quanto un opera di narrativa che poteva tranquillamente essere stata tratta da un libro.
Sons Of Anarchy, in streaming su Netflix, disponibile in ogni momento. Da vedere assolutamente.
Lorenzo Balla
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
La tua dose di curiosità:
Dove vedere “Sons Of Anarchy”?
Sons Of Anarchy è disponibile in streaming su Netflix
Chi sono i componenti del cast di “Sons Of Anarchy”?
Di seguito il cast dei principali interpreti: Charlie Hunnam: Jax Teller Katey Sagal: Gemma Teller Maggie Siff: Tara Knowles Ron Perlman: Clay Morrow Tommy Flanagan: Chibs Tellford Mark Boone Junior: Bobby Munson Kim Coates: Tig Trager Ryan Hurst: Opie Winston William Lucking: Piney Winston David Labrava: Happy Lowman Theo Rossi: Juice Ortiz Kurt Sutter: Otto Delaney Dayton Callie: Wayne Unser Jimmy Smits: Nero Padilla Drea De Matteo: Wendy Case
Che moto utilizzano i Sons?
I Sons si spostano su chopper, prevalentemente Harley Davidson, come la Dyna Super Glide Sport di Jax Teller. Molti di loro fanno anche il meccanico di mestiere presso l’officina di riparazione Teller-Morrow, che funge da facciata per la club house dei SAMCRO.
Ci sarà un ottava stagione?
Al momento non è prevista un’ottava stagione di Sons Of Anarchy.
Cosa vedere dopo “Sons Of Anarchy”?
Nel 2018 è uscito il sequel di Sons Of Anarchy Mayans Mc. La serie si concentra sulla gang di biker dei Mayans, storici rivali dei Sons.
La Cléo di Guido da Verona è una giovane donna indipendente, affarista per passione, anche nell’amore.
Cosa succede se
un seducente ammaliatore improvvisamente viene pagato per aver passato una
notte d’amore che lui stesso aveva tanto cercato? Se non gli è possibile restituire
il denaro dovrebbe tenerlo? Anche se sente di essersi innamorato? E se la donna
che egli ama gli propone un’altra notte insieme a condizione, ancora, che ella
paghi il favore? Rifiutare per onore? Accettare per amore?
Piuttosto inspiegabile come Guido da Verona sia sfuggito via dalle pagine dei manuali di letteratura italiana. Segno, probabilmente, di una società quantomai bigotta che ha voluto nascondere, dietro il preteso stile mediocre, dei romanzi dai temi scandalosamente moderni che già nei primi del ‘900 conquistarono i lettori, se non i critici (vendette 220.000 mila copie la storia più letta!).
Ma dicevamo di Cléo…
Siamo in degli anni ’20 genuinamente italiani. La società di quel periodo si respira in ogni pagina che trasuda di citazioni ora auliche, ora da popolino e che disegnano in maniera autentica ed estremamente divertente un’epoca che ormai appartiene ai nostri bisnonni (si passa da Dante Alighieri a “Io cerco la Titina”).
Il protagonista è
un conte di una nobiltà in decadenza in una società alto borghese. Un dongiovanni
vanaglorioso che passa le sue giornate vivendo di rendita e divertendosi a
pensarsi meraviglioso e inimitabile. È
lui che ci racconta la storia, in un tono falsamente snob e sempre colmo di
ironia.
Ebbene, dopo essersi perdutamente innamorato della brunetta Cléo, dopo averla instancabilmente corteggiata e infine irretita, il nostro conte si ritrova in tasca ben 1000 lire di pagamento per i servigi amorosi e una lettera che gli chiede una seconda notte d’amore – e in caso di gradimento una terza – solo a patto di essere pagato.
Guido da Verona, che scandaloso femminista!
Una situazione quanto mai scioccante – si pensi, poi, al 1920 della società italiana che ancora nel 2020 è tanto moralista! La donna che scegliel’uomo solo per il proprio piacere e non viceversa… Inoltre, lo fa in un modo anche piuttosto brusco, e si rifiuta perdipiù di ricevere denaro in qualsiasi forma, dovesse anche trattarsi di una cena, poiché essa è libera, indipendente, senza legami.
“…cercate di essere pronto per le otto, che io verrò a prendervi per condurvi a cena”.
“Spero vorrete dire: per concedere al vostro innamorato il piacere di condurvi a cena”.
“Neanche per sogno! Sono io che pago. Pago il taxi, pago il conto del ristorante, e se dovessimo andare in albergo, pagherei anche l’albergo”.
Cléo
La storia procede velocemente tra monologhi esilaranti e dialoghi da teatrino. Inoltre, viene il dubbio che se Guido da Verona non si sia semplicemente divertito ad essere scandaloso, lo si potrebbe definire un femminista convinto (qui si intende ilfemminismo dell’uguaglianza tra i sessi, non le fantasie che oggi vengono collegate alla parola).
Il merito di aver riportato alla luce questo romanzo quasi del tutto dimenticato lo si deve a Graphofeel. La casa editrice, durante il lockdown delle scorse settimane, aveva regalato libri a chiunque fosse disponibile a commentarli o a recensirli appena letti, per rendere più piacevoli le ore a casa.
La nuova serie TV Netflix Snowpiercer ci mostra proprio questo, immergendoci in una storia piuttosto inquietante. Tutto ciò che resta dell’umanità è rinchiuso in un treno che compie un perpetuo giro del mondo, costruito dal magnate Wilford. Naturalmente la serie è tratta dal film omonimo diretto sempre dal regista sudcoreano premio Oscar Bong Joon-ho e attualmente distribuito da Amazon Prime Video. Film e serie tv fanno parte dell’universo Le Transperceneige, il graphic novel da cui traggono ispirazione, datato 1982.
Una trama allettante, che diventa ancora più interessante quando si apprende che il treno è suddiviso in classi, naturalmente. E questo mi ha ricordato moltissimo Il Buco, altro film recensito di recente e visto proprio su Netflix, in cui la lotta alla sopravvivenza diventa – letteralmente – il “pane quotidiano” in una sorta di prigione futuristica.
Sembra, insomma, che il genere Sci-fi vada di pari passo con le ingiustizie sociali: in questo caso, come in un treno normale, le condizioni di vita sono legate al prezzo del biglietto pagato. Immaginate in 1001 vagoni come potranno vivere quelli nel milleunesimo…
Jennifer Connelly è l’unica apostrofo rosa in una serie davvero troppo lenta da guardare. Snowpiercer ha tutto il potenziale per essere qualcosa di interessante, specialmente per tutti gli affamati di Distopia. Eppure, sin dal primo episodio, manca l’elemento distintivo che possa rendere la serie davvero appassionante.
Alessia Pizzi
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Il pensiero di Schopenhauer viene definitivo pessimista.
Secondo il filosofo la vita dell’uomo è scandita dal dolore, un pendolo tra noia e bisogno. Il piacere non è mai reale e duraturo, è semplicemente un fugace ed effimero placarsi del tedio.
Il dolore è l’unica certezza delle nostre vite. Solo la contemplazione estetica ci permette di oltrepassare questo fenomeno.
Come facciamo a comprendere le cose?
Bisogna distinguere tra uomo mediocre e uomo superiore. Il primo è come una lampadina che riesce ad illuminare solo le sue prossimità invece il secondo è come il sole in grado di illuminare tutto. Gli uomini superiori, per il filosofo, sono i pittori, i romanzieri e i musicisti. Sono esseri capaci di far vedere il mondo con occhi totalmente nuovi. Nonostante ciò l’artista è destinato a soffrire poiché sarà spesso un incompreso. Questo interfacciarsi degli esteti con costanti ostacoli li porterà a sviluppare una notevole sensibilità. La compassione diventerà un ulteriore strumento per empatizzare con il prossimo.
L’uomo cerca quindi semplicemente di sopravvivere a secondo del suo modo di essere.
“Il mondo come volontà e rappresentazione”, una delle opere più importanti, è la chiave di volta per concepire totalmente il pensiero del filosofo Arthur Schopenhauer.
Schopenhauer tra intelletto e volontà.
L’uomo vede il mondo come lo desidera. Ogni forma di conoscenza rimanda alla rappresentazione intuitiva. Questo desiderio ci porta a vedere la realtà in maniera distorta.
Il velo di Maya altera il nostro cono visivo, potremmo quasi definirla una inconscia illusione ottica. Evidente l’influenza platonica e la conoscenza del mito della caverna.
In virtù della presenza del velo di Maya nelle nostre esistenze è impossibile raggiungere la conoscenza poiché anch’essa fa parte della nostra rappresentazione soggettiva della realtà.
La vita è un sogno. Il mondo reale è dietro il velo.
Renzo Di Falco è uno dei conduttori di RDS, oltre ad essere la voce di numerose campagne pubblicitarie e doppiatore.
Gran divoratore di serie tv di tutti i generi nel 2019 ha lanciato il format Il serialista sulla sua IGTV.
Tra Netflix, Amazon, tv generalista e Sky siamo letteralmente sommersi da un mare di serie televisive e spesso lo spettatore non sa cosa guardare. Renzo Di Falco ha la risposta e vuole condividerla con i suoi follower.
Il Serialista è infatti un format di 4 minuti nel quale il doppiatore illustra i titoli delle serie tv che lo hanno colpito di più, con la promessa di non fare spoiler.
In questi due nuovi episodi, che sono disponibili online da mercoledì 10 e da mercoledì 24 giugno, Il Serialista si concentra sulle “voci del doppiaggio” .
Durante l’emergenza del Coronavirus le sale di doppiaggio erano chiuse e, di conseguenza, molte serie sono arrivate in tv in lingua originale disorientando i fan abituati a sentir parlare in italiano i loro personaggi preferiti.
Il Serialista ha voluto chiedere ad alcuni dei doppiatori più conosciuti il loro rapporto con le serie tv.
Ecco gli ospiti delle due nuove puntate:
Mirko Cannella (voce di Rio de La Casa di Cartae Jughead di Riverdale),
Massimo Lopez (voce di Homer Simpson e di Jane The Virgin),
Sabrina Duranti (Lorna Morello di Orange Is The New Black, Eve di Killing Eve e Cristina Yang di Grey’s Anathomy),
Tito Marteddu (JJ di Outer Banks e Brandon Stark de Il Trono di Spade),
Sara Labidi (Anna di Chiamatemi Anna e Arya Stark de Il Trono di Spade),
Riccardo Niseem Onorato (voce di Larry Belardo in The Young Pope),
Alex Polidori (voce di Tom Holland in Spiderman Homecoming e di Sam di Atypical),
Tommaso di Giacomo (Rasmus di The Rain e Mike di Stranger Things),
Elena Perino (Laurel de Le Regole del Delitto Perfetto e Veronica di Riverdale),
Che questo 2020 fosse un anno funesto lo potevamo facilmente intuire dal fatto che è anche bisesto, secondo una comune credenza popolare che accomuna i due fattori. Certo è che il Coronavirus non ha fatto altro che alimentare questo pensiero. E se non ne avevate abbastanza di disgrazie esterne, e il twerk di Elettra Lamborghini sul palco dell’Ariston non vi era bastato per aprire il nuovo anno con una vena dolceamara… è arrivato il nuovo singolo della cantante.
E’ disponibile su tutte lepiattaforme digitaliHOLA KITTY, featuring LA$$A ft. Bizzey, in uscita per Island Records.
Hola Kitty, il nuovo singolo di Elettra Lamborghini
Scritto da Elettra assieme al dj olandese Bizzey, e prodotto da LA$$A, HOLA KITTY, Elettra torna a cantare in spagnolo dopo “Musica e il resto scompare”, il brano in gara al 70esimo Festival di Sanremo e già certificato Disco diPlatino.
Una pioggia di ulteriori riconoscimenti per Elettra Lamborghini, amatissima dal suo pubblico e recentemente inserita dalla prestigiosa rivista Forbes Italia nella speciale Top 100 degli Under 30 Giovani Leader del Futuro, per la categoria Musica.
C’è da ammettere che Elettra è brava a far parlare di sé, ma questo singolo purtroppo non aggiunge nulla di nuovo ad un repertorio già ascoltato. Si tratta di quelle tipiche canzoni estive da ballare durante il risveglio muscolare in piscina, senza particolare modulazione canora, né parole di un certo calibro o tanto meno un arrangiamento musicale degno di nota.
Se ci fosse un’interpretazione che non abbiamo colto…spiegatecela voi. A noi sembra la canzone perfetta per salutare il proprio gatto al mattino!
LA-LA-LA-LA-LA$$A, ¿qué pasa? Elettra LamborghiniHol-Hol-Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá) ¿Quiere’-Quiere’ rasguñar? ‘Tonce pégate más Quiere tocarme, no quiere más na’, más na’, más na’ Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá)Ho-Ho-Ho-Hola kitty, kitty, kitty, kitty bam-bam Yo soy la gatita que tú quiere’ guayar (Mmm-hmm) Me vengo fácil cuando tú me llama’ (Ajá) No me gusta el agua, pero tú siempre me mojas (No) Pa’ ti no soy un tabú, ven embárrame este tattoo Des-Desde Italia hasta Perú Vamo’ a montar un revolúHol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty, kitty Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty, kitty Ven aquí, ven aquí, ven aquí (Ven aquí) Ven aquí, ven aquí, ven aquíHola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá, ajá) Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá) ¿Quiere’-Quiere’ rasguñar? ‘Tonce pégate más Quiere tocarme, no quiere más na’, más na’, más na’ Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá)Soy yo un puero (Wow) Puero, puero, puero, puero, puero (Wow) Klim in die paal voor dinero (Mira) Dat ding in m’n broek da’s pas net zo Tú-Tú-Tú sabe’, I like it mala Bi-Bi-Bi-Bi-Bi-Bi-Bitch, ik wil je lala (Ey, ey, ey, ey, ey) Herken de stijl, ik ben de vader (Wow, wow, wow, wow, wow) Kom hier met je Hello Kitty-ondergoed (Rrra) Kom zitten op m’n tollie, doet je wanden goed (Yeah) Ik ga niet liegen, je hebt een kitty die niet onderdoet (Oh)Hol-Hol-Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá, ajá) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ah) Hol-Hol-Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá) ¿Quiere’-Quiere’ rasguñar? ‘Tonce pégate más Quiere tocarme, no quiere más na’, más na’, más na’ Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá, ajá) Hola kitty, kitty, kitty, kitty (Ajá)
Scegliamo l’outfit dell’estate 2020 ispirandoci alle protagoniste delle serie tv più popolari
Tra Amazon e Netflix c’è l’imbarazzo della scelta: protagoniste forti, comiche, rock, vintage, gotiche, con i superpoteri. Ognuna con il suo look da copiare.
Nairobi è forte, allegra, sicura di sé, è un caterpillar. È il mio personaggio preferito della serie La Casa di Carta e incarna la libertà di espressione ma anche l’amore per le proprie radici. Nelle parti in cui non indossa la famosa tuta rossa dei rapinatori, sfoggia dei look gitani e rock che la rendono divina. Tips: rosso, nero, oro, make up occhi strong. (In copertina)
Il famoso teen drama degli anni 90 è tornato, in una veste più gotica. Anche le divise della scuola e gli abiti da liceale hanno un aspetto tra il pop e il macabro, ben lontani dal look anni 90. Sabrina incarna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dal bene al male, dalla castità alla scoperta del proprio corpo. La sua sensualità e forza incantano. Tips: maglioncini aderenti, capelli biondissimi, gonne micro.
VANESSA IVES (Eva Green) – Penny Dreadful
Eva Green è una donna magnetica e stupenda, ma il suo massimo splendore lo raggiunge nei panni di Miss Ives (e di Miss Peregrine nel film di Tim Burton). La protagonista di Penny Dreadful è un’eroina nel grigiore della Londra vittoriana, tormentata ma pronta a combattere le forze del male. Tips: camicie con rouches e volumi, nero, trasparenze.
MARGARET, contessa di Snowdon (Vanessa Kirby)- The Crown
La secondogenita della regina Elisabetta ha avuto una gioventù movimentata, nella trasgressiva Londra degli anni 60. Gli outfit sono una bomba, in pieno contrasto con il guardaroba sobrio e conservatore della sorella più celebre. Una petite peste, sempre sull’onda, impossibile non tifare per lei. Tips: colori forti come arancione e bluette, linee geometriche, accessori retro.
Esiste qualcosa di più glamorous dei vestiti di Mrs Maisel? Non credo proprio. Completi, spezzati, soprabiti, cappellini e un sorriso che vale più del guardaroba. Più femminile di così è impossibile. Tips: toni pastello, bon ton come se piovesse.
AMANDA (Morven Christie) – Grantchester
Alla fine della Seconda guerra mondiale, nella ridente contea del Cambridgeshire, vive Sidney Chambers, un carismatico e affascinante sacerdote che aiuta la polizia nei casi di omicidio. Il suo cuore batte per Amanda, rampolla di una ricca famiglia. Gli abiti di Amanda rispecchiano il conto in banca del padre e la moda delle ragazze di buona famiglia degli anni 40 e 50. Micro cardigan, abiti a ruota, tubini di seta. Altro che uccelli di rovo. Tips: gonne a ruota e crop top, dettagli in seta, frangetta.
Modern Love racconta in più episodi cos’è l’amore, le sue forme e la gioia e il dolore che scatena. Una serie tv per anime sensibili e profonde. L’episodio che mi ha conquistato ha come protagonista Lexi, una giovane e bellissima donna dal look elegante ed eccentrico, un’esplosione di colori e di abbinamenti azzardati ma mozzafiato, per un personaggio caleidoscopico e fatto di opposti. Si parla di bipolarismo e di come renda difficile l’amare e l’essere amati. Tips: paillettes a tutte le ore, maxigonne plissé, accessori anni 70.
SUMMER (Coco Rebecca Edogamhe) – Summertime
Liberamente ispirata al libro di Moccia “Tre metri sopra il cielo”, è la storia di un’estate. Amici, amori, flirt, litigi, spiaggia, biliardino e una bella colonna sonora. Summer è la protagonista: viso solare, capelli afro, skate ai piedi, collanine, shorts e top a righe: ci fa sentire l’odore del mare dal monitor. Tips: shorts in denim, top a righe, nude make up.
MAZIKEEN (Lesley-Ann Brandt) – Lucifer
Quando Lucifer si prende una vacanza e viene a vivere tra gli uomini, porta con sé l’infernale torturatrice di anime Mazikeen, che si ritrova a servire dei cocktail in un famoso club. Mentre Lucifer si ammorbidisce, lei rimane quella che è: picchia duro e non prova nulla per gli esseri umani. Il tutto fasciata in tute di pelle e look aggressivo, con immancabili stivali a spillo. Tips: sandali neri, maglie stretch, bracciali di pelle e metallo.
La protagonista di questa acclamatissima serie tv vive a Londra e ha una vita complessa, tra famiglia disfunzionale, vita sentimentale disgregata e un grande dolore nel cuore. Il suo look, però, rispecchia quel british touch che ce la fa amare anche quando si fa odiare. E no, non è solo una serie tv per ragazze, è molto di più. Tips: trench, pattern british e bob.
E se volete conoscere altre fantastiche protagoniste femminili, non perdetevi le due stagioni di Big Little Lies!
La prima stagione è condita da numerose discussioni in merito alla violenza e al concetto di vendetta presentati sul piccolo schermo.
Idee non astratte e ben contestualizzate. Siamo nel 1977, un gruppo di vendicatori, no non stiamo parlando degli Avengers, cerca di rintracciare tutti i nazisti ancora in vita giunti in America dopo il secondo conflitto mondiale. L’Operazione Paperclip, citata e da cui prende spunto la serie TV, fu difatti un programma segreto portato avanti per “utilizzare” i migliori cervelli germanici. In questo progetto più di 1.600 scienziati, ingegneri e tecnici tedeschi, furono portati dalla Germania agli Stati Uniti, affinché fossero assunti dal governo statunitense.
I Cacciatori (The Hunters), una volta scoperta la presenza sul suolo americano di centinaia di ufficiali nazisti di alto rango ancora in vita e soprattutto con il dono di aver potuto godere di una pseudo normalità eclissandosi tra le persone comuni, con vite comuni e di basso profilo, hanno l’obiettivo di ucciderli. La vendetta, l’ironia e la violenza che si alternano durante i vari episodi hanno un richiamo ai cult tarantiniani.
Ciò che durante la caccia verrà scoperto è che i sopravvissuti teutonici arrivati sul suolo statunitense non solo vivono le loro nuove esistenze ma cospirano per creare il quarto Reich proprio nella terra che li ha segretamente accolti. La squadra dei cacciatori è assai variegata. Ognuno ha un profondo motivo per essere guidato dall’istinto vendicativo. Il gruppo è condotto nelle sue operazioni da Meyer Offerman.
Il filantropo carismatico ed inesorabile, Meyer Offerman, è interpretato da un immenso Al Pacino, doppiato da Giancarlo Giannini.
Il sanguinoso progetto di assicurare i nazisti alla “nuova giustizia” vedrà l’ebreo sopravvissuto all’Olocausto rivestire il ruolo di mentore del giovane Jonah Heidelbaum (Logan Wade Lerman famoso per aver interpretato Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini).
Il susseguirsi degli eventi incollerà lo spettatore dinnanzi allo schermo.
Il finale di stagione, lascia ben sperare alla possibilità di una seconda stagione della Serie TV scritta ed ideata da David Weil.
Testimone d’accusa è un legal drama in cui Billy Wilderconduce un’indagine ambiziosa sul fenomeno-Marlene Dietrich, attrice simbolo dell’ambiguità.
Titolo originale: Witness for the Prosecution Regista: Billy Wilder Sceneggiatura: Billy Wilder Cast principale: Marlene Dietrich, Tyrone Power, Charles Laughton, Elsa Lanchester Nazione: Stati Uniti d’America Anno: 1957
Billy Wilder e il fenomeno-Dietrich
Testimone d’accusa di Billy Wilder (1957) è un’opera costruita attorno a Marlene Dietrich. Si tratta di un dato fondante, indispensabile anzitutto per comprendere la scelta eccentrica del courtroom drama, genere alieno agli slanci ironici già rattenuti da un’amarezza singolarissima, qui espressa senza alcun velo – con tratto «cinico» e «impietoso».
Basato sull’omonima commedia di Agatha Christie, il film costituisce il compimento dell’operazione tentata con Scandalo internazionale (1948), pellicola dominata dal fenomeno-Dietrich, ora indagato nella sua «semantica esteriore»[1] e nella propria genesi creativo-strutturale.
Il mondo di Marlene Dietrich
Quello di Wilder è un raffinato percorso a ritroso, volto a mostrare – senza disvelamento – giochi di arabeschi e ombre sapientemente intessute. Il lavoro sul “materiale” Marlene è un viaggio al termine del controllo, l’espressione di quel «ligamentum rationis» che Brunetta fa risalire alla trattatistica d’amore[2].
C’è un assoggettamento dei sensi dinnanzi al volto di Marlene, la cinecamera che ne inquadra i “segni” (gambe, sopracciglia, abiti) diviene porta d’accesso a un rituale iniziatico, l’ingresso su un mondo altro di chiaroscuri e ambiguità.
L’occhio di Billy Wilder
Non ha valore un’indagine asettica di quest’enigma insolubile. Erich Maria Remarque scrisse che solo un grande regista può rendere bene la «bellezza» e la «personalità», il «fascino» e il «carattere». Ne L’angelo azzurro (1930) Josef von Sternberg – «Jo» – traccia il contorno: il resto è soffio di vento, un «segreto» irripetibile e impenetrabile [3].
Di carattere diverso ma parimenti acuto è Billy Wilder, la cui (doppia) operazione si pone come tentativo di avvicinamento del “mistero”, senza che questo sia violato nella sua intima, proteiforme essenza. Bene afferma Arecco quando identifica in Scandalo internazionale una «critica di Marlene» intesa come «esame approfondito delle facoltà, della natura, dei principi, delle [sue] caratteristiche»[4].
La Dietrich di Scandalo internazionale
Nello schema tipicamente wilderiano – commedia degli equivoci, dei travisamenti semi-grotteschi – prende corpo una preistoria del mito ricollocato, sapientemente, alle proprie origini. La Marlene di Billy Wilder è una canzonettista di bassa lega, «una creatura umana spezzata» come Remarque osava indicarla. Si tratta del suopersonaggio tipo, alle prese con un acclimatamento sperimentato e rivelatorio.
È la Dietrich degli inizi, immersa in atmosfere deliquescenti e sordide; è la spia che avrebbe potuto essere, mostrata in sequenze d’immagini che raccontano la storia attraverso i “se” – prisma deformante di una realtà deformata. Più di tutto è l’ipostasi dell’ambivalenza, la sintesi perfettamente sfuggente di erotismo e repressione.
Testimone d’accusa
In Testimone d’accusa tale lavoro viene perfezionato. Billy Wilder adotta il dramma a mo’ di coup de théâtre, volendo rispecchiare il personaggio-Dietrich e, insieme, il finale dell’opera. Stavolta il respiro scenico è al minimo. L’ambientazione si compone d’interni soffocanti, i quali dominano il piano della narrazione (l’aula di tribunale) e i flashback che ne interrompono la linearità (il cinema, la casa dell’anziana Fresh, il locale in cui l’imputato incontra la “moglie”).
Leonard Vole (Tyrone Power) è accusato di aver ucciso la ricca Emily, vedova intravista in una modisteria. Disoccupato, gigolo, il giovane si diletta in cucina e attribuisce all’utilizzo di un tritacarne le macchie di sangue rinvenute sulla sua giacca. A confermare tale versione può intervenire Christine (Marlene Dietrich), la donna altera e spigolosa spontaneamente presentatasi all’avvocato Robards (Charles Laughton). La sua è una testimonianza decisiva, l’unica in grado di minare le accuse.
Cenni di trama
È qui che comincia il lavoro di Billy Wilder su Marlene, il gioco di ruoli che lo porta a riflettere sulle apparenze e l’intricata coabitazione tra virtù e vizio. Un lampo all’indietro restituisce l’immagine di un Leonard sergente, scaltro avventore della cantina “Die Blaue Lanterne” in cui Christine si esibisce tra militari ubriachi. Interrotta dai tumulti, la giovane è tratta “in salvo” dal futuro compagno, che le offrirà cibo e accoglienza al fine di ottenerne la piena sottomissione.
Da cantante scarmigliata, coi pantaloni strappati, Christine appare ora elegantissima in tailleur e cappellino. Introdotta in aula come Helm – cognome del vero marito, sposato in Germania nel ’42 – rinuncia alla versione concordata coi legali e accusa Leonard Vole del crimine commesso. Poco dopo la ritroveremo sfregiata, orrendamente camuffata allo scopo di consegnare del materiale scottante.
Il tema del doppio
Fingendosi un’altra, Christine regala a Robards la carta per la vittoria. Si auto-accusa, inventa un amante, ridona a Vole quell’«ottima impressione» che l’ha sempre salvato. Lui però l’abbandona, si getta fra le braccia di un’altra. A Christine non resta che l’omicidio, un ultimo, estremo atto di dignità.
Quello che compie Wilder è un vero capolavoro di sintesi; il tema del doppio – così frequente nelle sue opere – supera il carattere di scissione per incarnarsi, perfettamente, in un personaggio-interprete dall’identità multipla. Chanteuse e donna impeccabile, meretrice e vittima disgraziata. Christine è la traduzione su schermo dell’anima della Dietrich, ne compendia le interpretazioni, i ruoli cuciteli addosso mediante un procedimento slabbrato, di scarti e sovrapposizioni.
Alle origini del mito
Il rovesciamento di situazione operato da Billy Wilder non ha il solo scopo di mostrare l’inattendibilità delle “impressioni” (Leonard è un vile seduttore assassino); a muovere il regista è soprattutto l’attenzione verso l’universo-Dietrich, già indagato nelle sue origini biografico-artistiche e ora condotto alla «fase successiva, quella di Lola Lola»[5]. “Di Blaue Lanterne”, infatti, è un calco sfacciatamente variato di Der Blaue Engel, le insegne si assomigliano, la natura belluina delle due donne si manifesta in misura sostanzialmente affine.
Christine è il personaggio con cui Billy Wilder gioca di più perché il suo travestimento costituisce un campo d’analisi, è sovversione della norma e sostituzione della stessa. Per suo tramite egli completa la «ricostruzione della […] storia personale»[6] di Marlene, ne sostanzia finalmente il carattere cangiante. «Due donne in una», dichiara Arecco, «due identità in una sola»[7]: il volto eterno e sfuggente di un mito “globale”.
Tre motivi per vedere il film
La grande prova di Tyrone Power, a suo agio in un ruolo per sé inusuale.
Le gambe-feticcio di Marlene, per “contemplare” le quali fu girata una scena che costò novantamila dollari.
Il finale, allegoria dell’inganno e del fallimento dell’umana razionalità.
Quando vedere il film
Dopo Scandalo internazionale
Note
[1] S. Arecco, Marlene Dietrich. I piaceri dipinti, Genova, Le Mani, 2005, p. 80.[2] G. P. Brunetta, Regina del desiderio, in “La Repubblica”, 7 maggio 1992. [3] Si veda E. M. Remarque – M. Dietrich, Dimmi che mi ami. Testimonianze di una passione, Milano, Archinto, 2002, p. 67 e ss. [4] S. Arecco, Marlene Dietrich, cit., p. 193. [5] Ivi, p. 213. [6] Ibidem. [7] Ivi, p. 214.
Ginevra Amadio
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Aperte nuovamente anche le aree archeologiche dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su via dei Fori Imperiali) dalle 08.30 alle 19.15 (ultimo ingresso 18.15) e del Circo Massimo (a esclusione di Circo Maximo Experience) dalle 9.30 alle 19.00 (ultimo ingresso 18.00). L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalicon i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Le visite saranno effettuate nel rispetto delle linee di indirizzo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per la prevenzione del COVID 19.
E’ obbligatoria per tutti la prenotazione allo 060608.Si potrà accedere solo al proprio turno di ingresso, esibendo la prenotazione digitale o cartaceae solo dopo la rilevazione della temperatura corporea che deve essere inferiore ai 37.5°. E’ obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza dalle altre persone. È consentita la visita senza distanziamento solo alle famiglie.
Si
potranno visitare lecollezioni permanenti di Musei Capitolini,
Museo di Roma a Palazzo Braschi,Museo dell’Ara Pacis,Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali,
Centrale Montemartini, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna,
Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo Carlo Bilotti –
Aranciera di Villa Borghese, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo
Napoleonico, Museo Pietro Canonica, Museo della Repubblica Romana e della
memoria garibaldina, Museo di Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura.
Si potrà
inoltre tornare a vedere dal vivo alcune delle esposizioni presenti nei
musei, la maggioranza delle quali a ingresso gratuito ad eccezione della mostra
Canova. Eterna bellezza al Museo di Roma (aperta fino alle 22,
con chiusura biglietteria ore 21) e della mostra C’era una volta Sergio
Leone alMuseo dell’Ara Pacis: entrambe a ingresso ridotto solo per i
possessori della MIC Card.
Il Balletto di Roma annuncia la graduale ripresa delle attività dopo l’emergenza sanitaria e al proprio 60° anniversario affida il valore simbolico di un nuovo inizio.
Con oltre mezzo secolo di storia già vissuta e altrettanta da scrivere, la struttura affida al proprio 60° anniversario il valore simbolico della “ripartenza”, ribaltando le incertezze che hanno travolto il settore dello spettacolo dal vivo in una possibile rinascita per tutti.
Già attiva dai primi giorni di aprile con i programmi di formazione a distanza, la Scuola Online del Balletto di Roma ha continuato a fornire agli oltre 300 allievi un’innovativa modalità didattica a favore della continuità di allenamento ed educazione teorico-pratica.
Nell’“anno zero” di una nuova storia, il Balletto di Roma riparte dalle solide fondamenta del proprio passato e avvia una riscrittura delle proprie attività, sempre attente e allineate all’evolversi della situazione sanitaria globale.
I programmi del Balletto di Roma che avrebbero dovuto celebrare in questi mesi la storica fondazione del 1960 vengono riformulati per far fronte alle sfide del presente e per predisporre strumenti adeguati agli scenari futuri.
Nell’immediato,
il Balletto di Roma conferma i programmi e le attività che lo vedono impegnato
sui fronti della formazione e della produzione.
Per quanto riguarda la Compagnia, in attesa del possibile rientro in sala per la regolare ripresa degli allenamenti, si annuncia la riprogrammazione a novembre e dicembre del tour internazionale, in Cina e in Brasile, di Giulietta e Romeo di Fabrizio Monteverde.
Con lo storico riallestimento del 2002 (debutto originale al Teatro Carlo Felice di Genova, 1989), osannato dalla critica e dal pubblico con oltre 300 repliche e più di 200.000 spettatori, il Balletto di Roma torna in Cina dopo i successi nel 2011 ripresentando uno degli spettacoli di danza più visti in Italia, simbolo della qualità artistica della compagnia nel mondo.
“La Scuola è
l’immagine della speranza che guida oggi le nostre idee e iniziative, nella
convinzione che proprio dalle nuove generazioni la danza debba ripartire, con
ancora più forza e spirito di ricostruzione – sottolinea Luciano
Carratoni, general manager del Balletto di Roma – Siamo di fronte
ad una situazione epocale, tutta l’umanità riparte in un certo senso da adesso.
Il fatto che questo coincida con il 60° anniversario del Balletto di Roma ci
impone una profonda riflessione sulla nostra storia e sul nostro futuro,
sospesi ma non immobili tra un “prima” e un “dopo” emergenza. La ripresa in
questo senso è per noi già iniziata, fondata non tanto sulla concreta ripresa
di uno spettacolo, quanto sulla riformulazione del nostro lavoro e delle
prospettive della danza in generale. Quello che ci auguriamo nel breve termine
è intanto il ritorno ad una graduale “nuova normalità”, dalla quale poter
ripartire e continuare nel tempo a realizzare i nostri programmi secondo le
condizioni che ci troveremo di fronte.”
Nell’immagine in alto, Giulietta e Romeo, coreografia di Fabrizio Monteverde - Produzione Balletto di Roma - Foto Matteo Carratoni.
Una donna iconica, d’ispirazione per coloro che hanno voglia di andare oltre, una moglie, una madre. L’ex 44esima first lady, la prima di colore, che ha fatto sognare l’America è l’idolo al femminile dello “Yes, we can!”e si racconta nel documentario Netflix: Becoming – La mia storia. Tra esperienze passate e ambizioni future, seguiamo Mrs. Obama nel tour di presentazione dell’omonimo libro.
Becoming – La mia storia, uno sguardo intimo sulla vita dell’ex first Lady
Su Netflix il prodotto dalla Higher Ground Prods. e diretto da Nadia Hellgren segue l’ex first lady durante il suo tour. Ben 34 tappe, per la presentazione del libro Becoming, appunto. Uno sguardo ravvicinato sulla sua vita presente e passata. Palco dopo palco Mrs. Obama si racconta, in prima persona, grazie al supporto di host del calibro di Oprah Winfrey, Rees Witherspoon, Conan O’Brien.
Tra un discorso e un altro lo spettatore comprende il vero cuore pulsante del documentario: il senso di forte speranza che ha connotato i coniugi Obama per ben due mandati.
Michelle si apre un passato fatto di caparbietà, salti nel vuoto, ma anche rinunce e a volte arrese. Ma soprattutto c’è politica, inutile negarlo, il documentario indubbiamente ha un intento auto promozionale. Sono pur sempre gli Obama.
Le telecamere ci mostrano i retroscena di una delle donne più potenti d’America, che non si lascia travolgere dai cliché ma li usa e li trasforma in strumenti che diventano il suo punto di forza, e chissà forse sarà una prossima candidata alla Casa Bianca.
Un documentario in cui si riflette la storia e non i successi professionali
Secondo alcuni troppo politically correct, il documentario mostra i retroscena di una storia fatta di ostacoli e pregiudizi: essere una donna per di più nera.
Un potente prodotto comunicativo che si avvale di una storia personale come punto di partenza. Un’azione strategia pensata sia per le donne che per le future generazioni, soprattutto per coloro che appartengono alle minoranze etniche. Un documentario che dimostra, in realtà, quanto il cambiamento verso dinamiche nuove possa far accrescere la rabbia. Quanto la società non ancora sia pronta per una donna al potere, semplicemente perché questo significherebbe accettare qualcosa di assolutamente diverso.
La produzione mostra dopo un ascolto attento il suo profondo intento, raccontare un cambiamento, un passaggio: da first lady a mentore. Il risultato è piacevole e stimolante. Soprattutto nelle scene in cui il confronto non è più con un host ma con gli studenti. I futuri elettori, il potere, d’altronde, è nelle loro mani. Gli Obama piacciono per questo, sanno reiventarsi. Lo fanno con delicatezza, entrando nelle case, comunicando e avvicinandosi alla gente.
Non solo speranza e forza. Ora a rendere l’America, e i suoi cittadini, un posto migliore è la storia personale. Quella in cui ha creduto sia Michelle, sia Barack. La propria storia quale forte strumento di potere. Non importa quanti titoli hai, questi ti fanno rientrare in una statistica, un numero che incontra un altro numero. Quello che ti da la forza è la storia, la tua storia e i tuoi desideri.
Spot promozionale sì o no poco importa, ha raggiunto il suo scopo
Dietro Becoming non c’è solo la storia di Mrs. Obama. Questo è un prodotto pensato per continuare a cavalcare l’onda carismatica dello “Yes we can!”. E a chi si lamenta del politically correct dico, che i consensi si coltivano con la vicinanza e forti segni di speranza. E su questo gli Obama sono molto bravi.
Barack è stato il primo presidente di colore, insieme alla moglie ha rivoluzionato il perbenismo che aleggiava intorno alla casa bianca. Un’ex first lady ineguagliabile che ha saputo cogliere in questo documentario una grande occasione per il futuro.
Il di più che manca in Becomig – La mia storia
Non c’è ombra di dubbio che questo documentario abbia registrato in tutto il mondo milioni di visualizzazioni. Tuttavia non soddisfa la sete di conoscenza o curiosità che ci si aspettava.
Le scene si susseguono troppo velocemente, e a volte tutto è decontestualizzato. Si ha la sensazione di una macchina da presa che insegue Michelle Obama mentre le fanno un’intervista. Avremmo voluto che il tempo fosse maggiore, magari meno inediti e più approfondimenti. Tante questioni lasciate in sospeso e mai portate a termine.
Insomma le zone d’ombra sono state portate a galla ma mai approfondite, il che li rendono più umani, ma poi ci hanno lasciato addosso una sensazione di insoddisfazione, e questo non piace.
In conclusione, Becoming è un documentario che cattura lo spettatore. Il carisma degli Obama ancora una volta ammalia e sicuramente incuriosisce a tal punto da desiderare di leggere l’autobiografia di Michelle. Forse questo era l’intento originario, no? Tuttavia, ci si aspettava contenuti più approfonditi e meno frenesia.
Angela Patalano
Se amate gli Obama non perdetevi la recensione di Alessia Pizzi.
La pandemia ha messo in ginocchio tutti noi colpendo in particolare modo i settori dove il contatto umano non solo è importante, ma imprescindibile.
Turismo e Covid-19
Lo sanno bene i professionisti dell’ospitalità, che hanno dovuto chiudere i battenti per tanto, troppo tempo, rischiando anche la chiusura dell’attività.
Per questo motivo noi di CulturaMente abbiamo deciso di lanciare un nuovo servizio dedicato a tutti i professionisti che vogliono dare visibilità alla propria attività in questo momento di “riaperture”.
Riaperture delle regioni, delle attività. Riapertura della quotidianità, ancora così difficile da acquisire, specialmente dopo tre mesi di lockdown.
Le persone hanno paura, sono sfiduciate, hanno vissuto per mesi in una bolla. Questo è il momento di uscire fuori, naturalmente con le dovute cautele, e di rilassarsi un po’ in campagna, oppure, di iniziare a progettare le vacanze estive.
Bisogna far sapere alle persone che, rispettando tutte le norme sanitarie, è possibile vivere ancora una volta un momento di benessere di relax, magari immersi nella natura.
Se vuoi promuovere la tua attività, contattaci all’indirizzo email per ricevere un preventivo e i dati di traffico certificati: info@culturamente.it
CulturaMente è un sito che genera 100mila visualizzazioni al mese, è presente su Google News e Google Discover ed è stato riconosciuto da Google come organizzazione giornalistica Europea nel 2019.
Durante e dopo la crisi, molti brand si sono impegnati per reinventare il futuro della moda: sarà social, sostenibile, con corsi in digitale e fashion challenge.
La moda sembrava morta, ma si sa, sotto la cenere covano sempre le scintille del rinnovamento. Le grandi catene di retail hanno i grafici in picchiata, moltissimi dipendenti rischiano il posto, il negozio fisico non ha più l’appeal di una volta.
Le sfilate, centro nevralgico del fashion business, hanno preso provvedimenti importanti già durante la Milano Fashion Week: porte chiuse, in streaming per i buyer, sedie vuote nella front row.
Ma dopo le prime settimane di remi in barca, molte realtà hanno capito come rendersi più malleabili in vista di questo cambiamento epocale. Tutte le grandi maison si sono riconvertite rapidamente in fabbriche di gel igienizzante e di mascherine, ed è stato un primo passo per non perdere il ritmo. Poi si è trattato di scegliere una strada alternativa alla vecchia o per lo meno tentare. Qualche esperimento, per me, è riuscito.
Il Met Gala 2020 è alternativo
Un altro duro colpo è stato il rinvio a data da destinarsi del magnifico ed opulento Met Ball, galà annuale di raccolta fondi a beneficio del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York City. E’ una serata a tema (quello di quest’anno sarebbe stato ‘lo scorrere del tempo’) in cui tutto il mondo della moda e dello show business si scatena per avere il costume più vistoso, elaborato, ironico, memorabile. Quelli del Met, però, non si sono abbattuti: hanno lanciato una divertentissima challenge, invitando il popolo di Instagram a riprodurre a casa i costumi più iconici delle scorse edizioni. Tra scolapasta, giornali, sacchi dell’immondizia e un bel po’ di inventiva, quest’anno al Met Ball virtuale hanno partecipato, all’insegna della creatività in lockdown, migliaia di persone, unite dall’hashtag #MetGalaChallenge.
Armani e le riflessioni post Covid-19 su una moda sostenibile e umana
Giorgio Armani già ad aprile ha fatto il punto della situazione ipotizzando il futuro post Covid 19. Il suo approccio etico al mondo della moda ha fatto centro: “Trovo assurdo che si possano trovare in vendita abiti di lino nel bel mezzo dell’inverno e cappotti d’alpaca d’estate per la semplice ragione che il desiderio d’acquistare deve essere immediatamente soddisfatto”.
Spettacoli e show grandiosi che si rincorrono di mese in mese, di continente in continente, solo per l’avidità di consumo sfrenato. Ma il lusso, l’alta moda, non possono seguire questi ritmi, perché sono controproducenti. La chiave per riprendere una giusta economia è ricominciare a fare delle cose belle, create per durare.
Le dichiarazioni di Armani hanno aperto la strada a numerosi marchi e designer e manager, che hanno sottoscritto un documento, un vero e proprio manifesto che propone di semplificare il business sia dal punto di vista sostenibile sia da quello commerciale, venendo incontro alle necessità del cliente finale.
Alessandro Michele (Gucci) e il tempo ritrovato
Michele, direttore creativo di Gucci, è ormai da anni il vero ago della bilancia di tutto il fashion business. Quello che pensa fa, rompe gli schemi, lascia perplessi, affascinati, curiosi di capire questa nuova estetica di cui lui è contemporaneamente fautore, mentore, mecenate e musa. Io, personalmente, adoro lui e le sue idee. Al centro della sua creazione c’è sempre un racconto e la memoria, di un movimento storico o della nostra infanzia, purché sia un onirico specchiarsi.
Sul proprio account Instagram ha pubblicato le pagine del suo diario dal 29 marzo al 16 maggio, gli ‘Appunti dal silenzio’, nei quali scrive: “Nel mio domani, abbandonerò quindi il rito stanco delle stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo. Ci incontreremo solo due volte l’anno, per condividere i capitoli di una nuova storia. Si tratterà di capitoli irregolari, impertinenti e profondamente liberi“. Basta sigle astruse, dicotomia uomo/donna, regole stantie. Vedremo come ci stupirà, all’insegna di una ritrovata creatività riflessiva.
Dolce e Gabbana, mascherine e tutorial
Tra un’uscita infelice e un colpo di genio, D&G è un duo che non ci annoia mai. Se già due anni fa avevano mandato in passerella una mascherina tempestata di Swarovski, dedicata al mercato asiatico, ora entrano nelle nostre case, visto che noi non possiamo entrare nei loro negozi. Come? Con dei tutorial davvero interessanti! Ricamatrici, artigiani, sarti ci insegnano piccole tecniche per grandi risultati home made. Nell’ottica nel trionfo dell’artigianalità del Made in Italy e dell’omaggio al nostro paese, da sempre tratto distintivo della maison siciliana.
La moda è morta, evviva la moda
Partendo dall’assunto che innovazione non vuol dire trasformazione, ma essere capaci di creare un nuovo paradigma, La moda si conferma un animale mutevole e adattivo.
Rimane un sistema complesso, fatto di economia, creatività, posti di lavoro, ma in grado di percepire e spesso anticipare le nuove esigenze e, soprattutto, le nuove modalità che le permettono di sopravvivere da millenni.
Se vuoi approfondire altri cambiamenti della moda, ti consiglio Made in Italy, per capire l’evoluzione del fashion world negli anni 80.
Il primo Festival sull’Innovazione ai tempi del Covid-19 è italiano: al WMF Online – Edizione Diffusa dal 4 al 6 giugno un viaggio nel futuro tra le evoluzioni tecnologiche, digitali e sociali per migliorare il pianeta.
Con più di 200 tra speaker e ospiti il WMF torna con un format unico e innovativo e con un ricco programma formativo nella nuova veste di evento multisala online: 30 sale su temi legati al Web Marketing e all’Innovazione e un Mainstage in formato show televisivo che ospiterà talk ispirazionali e testimonianze sulle sfide del presente e del futuro alla luce della nuova emergenza sanitaria e non solo. Tra gli ospiti Sophia il Robot, Claudio Marchisio, Andrea Scanzi, Gessica Notaro, il PM antimafia Giuseppe Lombardo, Andrew McAfee del MIT di Boston, Lo Stato Sociale. Torna anche la Startup Competition più grande d’Italia e la prima di sempre interamente digitale, assieme all’Area Expo Online. Tra le novità, il primo Digital Skills Assessment nazionale per valutare le competenze digitali nel nostro Paese.
Web Marketing Festival 2020: l’edizione online a giugno
Il 4, 5 e 6 giugno Rimini ospita il WMF Online – Edizione Diffusa, rivelando un format ibrido che unirà lo scenario tradizionale del Palacongressi di Rimini e IEG, riaperto per la prima volta dopo l’emergenza sanitaria, a una lunga serie di collegamenti in live streaming e alla trasmissione di sale tematiche da luoghi culturali e sportivi della penisola, per uno sviluppo di interventi e contributi senza precedenti, che coinvolgerà luoghi da tutto il mondo ed eccellenze italiane. Diffondere l’innovazione attraverso il digitale e l’offline, il tutto, spaziando tra formazione, attualità, futuro, tecnologia e riflessioni su come l’innovazione, vero filo conduttore del Festival, possa agire sulla società di oggi e di domani.
Quella del WMF Online sarà infatti un’Innovazione diffusa, distribuita su tutto il territorio nazionale per un’iniziativa e un modo di intendere la formazione senza precedenti e ad altissimo impatto:
la riapertura simbolica di teatri e luoghi della cultura in tutta Italia, ma ancora di più la trasmissione dell’intera programmazione di alcune sale tematiche da Palasport e luoghi simbolo nella storia del nostro paese, con il chiaro intento di dare un segnale di ripartenza comune guardando al futuro.
Nel dettaglio, la Casa Memoria di Felicia e Peppino Impastato, in Sicilia, alla presenza della direttrice Luisa Impastato, nipote di Peppino – che si inserirà all’interno del panel “mafia e digitale” – trasmetterà in live streaming la Sala Voice e Podcast. Ma non solo: in tema di sport, direttamente dall’Arena di Monza, casa dei club di Serie A1 della Vero Volley, verranno trasmesse le sale dedicate a Digital Journalism, Content e Social Media Strategies.
#WeMakeFuture – il claim ufficiale del Festival –
rappresenta l’impegno del WMF nel convogliare il capitale umano, il genio, la
creatività e l’arsenale tecnologico per la costruzione condivisa di un futuro
basato su lavoro, formazione e innovazione.
“Valorizzare la formazione e il ruolo dell’Innovazione, soprattutto in un contesto emergenziale come quello che stiamo vivendo, è diventata una prerogativa della nostra società, che si è fatta trovare impreparata su alcune sfide del nostro tempo. Noi come WMF siamo felici di farlo rappresentando l’Italia in questo momento così delicato e difficile. Abbiamo deciso di non fermarci e, anzi, di ideare una doppia versione dell’evento: una a novembre, con il format tradizionale, e un’edizione diffusa che prenderà il via il prossimo 4 giugno, unica nel suo genere e in grado di coinvolgere tante realtà e tanti luoghi del territorio con una modalità mai sperimentata prima”, sottolinea Cosmano Lombardo, Chairman e Ideatore del WMF.
Il programma del WMF Online – Edizione Diffusa manterrà la formula di un evento online multisala: procederanno in contemporanea 30 sale formative verticali su altrettante tematiche tra cui Intelligenza Artificiale, Digital Tourism, Onp e Philanthropy, E-Commerce, Startup, SEO, Content Marketing, Export e Mercati Internazionali, Video e Podcast e molte altre.
Un’offerta formativa ampia e variegata – frutto di un processo di costruzione condivisa con persone, aziende e istituzioni – arricchita dalla partecipazione di oltre 200 speaker e ospiti da tutto il mondo che proporranno interventi di aggiornamento professionale e approfondimenti mirati su attualità e innovazione, vero e proprio fulcro di un Festival che riparte dalle 21.000 presenze registrate nella scorsa edizione.
All’interno delle oltre 30 sale formative, spazio invece agli interventi di relatori esperti e rappresentanti di brand internazionali come Twitter, Mozilla, Oracle, IPSOS, Hewlett Packard Enterprise e Microsoft. Tra le nuove sale di questa edizione ONP e Philanthropy, Video e Podcast ed Export e Mercati Internazionali, quest’ultima in collaborazione con le Camere di Commercio Italiane all’estero e con la partecipazione dei segretari generali di Malta, Croazia, Serbia, Francia, Vietnam, Australia, Canada e Tunisia, che rende il WMF Online un Festival dal respiro internazionale.
Confermate all’interno del programma formativo, inoltre, le sale tematiche su E-Commerce (di cui una realizzata da Shopify, l’altra da Search Marketing Connect), Content Marketing, SEO, Social Media Strategies, Digital Journalism, Brand, Intelligenza Artificiale. A queste si aggiungono la sala Video Strategy sponsorizzata da Infinity e Mediaset, quella Legal sponsorizzata da Polimeni-Legal, UX e Web Design in collaborazione con Architecta e l’evento Aruba.
Il WMF Online “riapre” i luoghi della cultura e dello sport: dal Mainstage collegamenti con teatri, palcoscenici e residenze artistiche di tutta Italia
Il WMF Online si collegherà in diretta con teatri, palazzetti e altri luoghi da ogni parte d’Italia rimasti chiusi nelle scorse settimane e che, per l’occasione, diventeranno palcoscenici dell’Innovazione. Sul palco del WMF saranno simbolicamente riaperti teatri, palcoscenici e residenze artistiche come il Teatro Regio di Parma, lo Sferisterio di Macerata, il Teatro Coccia di Novara, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro Primo di Villa San Giovanni, il live club Mood Social Club di Rende, il Cap10100 di Torino, la residenza artistica “Artemista”. Un’iniziativa, questa, realizzata in collaborazione con AGIS per compiere un primo passo verso il rilancio di teatri, cinema e di tutto il comparto culturale e dell’intrattenimento, che necessita di strategie innovative per ripartire. Altre due iniziative, inoltre, si rivolgono al settore cinematografico: la Call “Ripensare il futuro – documentari e storie post quarantena“ del WMF in collaborazione con Infinity Lab e la proiezione gratuita di due film di Mondovisione, la rassegna cinematografica realizzata da CineAgenzia e Internazionale.
Confermati, inoltre, il collegamento live con la Casa Memoria di Felicia e Peppino Impastato, in Sicilia, alla presenza della direttrice Luisa Impastato, nipote di Peppino, che si inserirà all’interno del panel “mafia e digitale”. Dal grande valore simbolico, poi, la moderazione in live streaming della Sala Voice e Podcast dalla stessa casa che diede inizio al progetto di Radio Aut.
Nella giornata del 4 giugno ci sarà il collegamento anche con l’Arena di Monza per parlare di sport e
ripartenza insieme a Thomas Beretta, centrale della Vero Volley Monza e
Beatrice Parrocchiale, libero della Saugella Monza e della Nazionale Italiana
di Pallavolo.
In occasione dell’anniversario dei 50 anni di relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Cina, inoltre, interverrà in collegamento dalla Cina anche la rappresentante di alcuni scuole – riaperte il 2 giugno dopo la pandemia -per rinnovare il programma di cooperazione e sviluppo tra i due Paesi: tra i temi di riferimento, l’impiego dell’innovazione tecnologica applicata all’educazione, da sempre di centrale importanza per il WMF.
Startup Competition, Digital Skills Assessment, Area Expo Online, Hackathon del Parlamento Europeo: gli eventi del WMF Online
Preannunciata da uno spot tv tradotto
in LIS, l’innovativa edizione del WMF Online presenta anche il consueto
appuntamento con la fase finale della 7^ edizione
della Startup Competition più grande d’Italia, che vedrà le 6 startup
finaliste presentare il proprio progetto sul Mainstage davanti a una giuria di
esperti in collegamento e sfidarsi per aggiudicarsi i premi per un valore di oltre 300mila euro messi
in palio dai partner della Startup Competition, tra cui Almacube Bologna, ARDUINO,
Arxivar, Barilla, BIP, Cariplo Factory,
Digital Magics, Digital On Things, Engineering, Faster Capital, Ferrovie dello
Stato, Fondazione Golinelli, Guanxi, I3p Torino, IAG, IBAN, LuissEnlabs,
MetaGroup, Nuvolab, Pelliconi, Pranaventures, Sella Lab, Smartangle, StarBoost,
The Hive, Tim W Cap, UniCredit Start Lab.
Un’opportunità importante per le
migliori startup e i progetti imprenditoriali più innovativi, soprattutto
in una fase delicata per l’economia come quella attuale.
Dalla collaborazione con il Parlamento Europeo, inoltre, nasce l’Hackathon #EuropeiControCovid19, una sfida tra team di creativi che avranno l’obiettivo di realizzare campagne di comunicazione creative per raccontare 4 storie di solidarietà e cooperazione di persone che si sono messe a disposizione per fronteggiare la pandemia.
Il WMF Online presenterà inoltre la prima fase del Digital Skills Assessment, il
primo assessment nazionale per fare il punto sulle competenze digitali in Italia e all’interno del mercato del lavoro.
La seconda fase dell’Assessment si terrà invece durante l’edizione del 19-20-21
novembre, che si svolgerà al Palacongressi di Rimini e IEG.
Ampio spazio anche al business networking con l’inedita Area Expo Online, grazie alla quale gli
sponsor del Festival e oltre 80 espositori e startup – tra cui ESA,
Infinity, Intel, Shopify, Nexie molti altri – potranno entrare in
contatto con i partecipanti collegati attraverso live meeting, consulenze e
appuntamenti.
Appuntamento dunque alle 9:30 del 4 giugno, quando il WMF Online aprirà i battenti di un’edizione completamente nuova: tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.ilfestival.it.
Quando si terrà il Web Marketing Festival 2020?
Il WMF2020 si presenterà con una doppia edizione: online il 4, 5 e 6 giugno e a Rimini il 19, 20 e 21 novembre 2020.
Quante e quanti di voi si sono dedicati al bricolage durante il lockdown? Chi non si è lasciato sedurre dalla possibilità di realizzare qualcosa di unico?
Ma ci sono artiste come Cristina De Siati che hanno fatto della creatività una ragione di vita. Naturalmente noi di CulturaMente l’abbiamo intervistata.
Cristina De Siati è una creativa romana che si è trasferita da qualche anno in Ortigia, l’antica Siracusa, dove si dedica appassionatamente alle sue creazioni. Accanto alle competenze informatiche che ha sviluppato dopo un lungo periodo di lavoro in una multinazionale americana, ha deciso di fare della sua passione la colonna sonora della sua vita, cimentandosi in attività apparentemente diverse ma legate tra di loro dall’irrefrenabile desiderio di dare vita al turbinio di idee che la perseguitano piacevolmente dall’età infantile.
Non c’è campo in cui Cristina non riesca ed eccellere: un Leonardo da Vinci contemporaneo che coniuga matematica e arte con una dimestichezza disarmante. Nella bottega di Cristina si fabbrica il sapone, si creano gioielli con i principi della cristalloterapia e della radionica, si realizzano straordinari lavori in macramè, scialli all’uncinetto, oggetti decorativi per la casa, persino opere di falegnameria, fino alle mascherine d’autore. Ma conosciamola più da vicino.
Cristina, le tue competenze nel mondo della decorazione e del craft sono poliedriche: come hai iniziato e qual è stato il tuo primo lavoro?
Ho iniziato fin da piccola. Mia madre mi insegnò a lavorare l’uncinetto a sei anni per fare i vestitini alla Barbie, poi da lì sono passata ai ferri e poi al cucito. La nostra era una famiglia numerosa e se volevi essere alla moda dovevi imparare a fare da sola, e quindi ho imparato a cucire. C’è da dire però che le cosiddette “arti femminili” sono nel dna della mia famiglia: mia nonna paterna, nata alla fine dell’800 era una sarta super rifinita, le mie zie sapevano tutte cucire e mi hanno insegnato tanti trucchetti; da parte di mia madre, invece, avevano altre caratteristiche. Ricordo, però, una zia a cui ho insegnato come ricavare i modelli dall’unico giornale del settore esistente all’epoca: Burda, che era tutto in tedesco…
Creare attraverso la manualità è la prima forma d’arte, le grandi opere nascono nelle botteghe rinascimentali e non solo. Si sta riscoprendo questo significato di Arte o rimane un divario intellettuale tra galleristi e artigiani?
Direi che il divario c’è, nonostante sia difficile segnare una linea di demarcazione netta tra le due cose. Credo che questa linea sia rappresentata dalla funzione di entrambi: l’artigiano viene spesso considerato semplice manovalanza con una finalità, generalmente, di tipo pratico, mentre il gallerista in un’opera ricerca la comunicazione di emozioni piuttosto che di messaggi ecc. Credo, però, che questa visione abbastanza miope stia cambiando grazie a sempre più artigiani “artisti” che creano oggetti in cui la bellezza estetico-artistica prevale sulla praticità e auspico che le gallerie se ne accorgano presto.
Quali sono le tecniche che preferisci? Le tue ultime creazioni in macramè sono splendide.
Sono un persona che fin da piccola ha amato sperimentare, ma con un approccio pragmatico, di studio. Mio marito amava sempre dire che “il genio arriva quando finisce la tecnica” ed io ne sono fermamente convinta. Non sono capace di prendere una cosa e trasformarla in una meraviglia da zero, devo prima studiare la tecnica e poi spingermi oltre. Per il momento adoro il macramè e mi sta dando molte soddisfazioni, ma prima di questo, e solo in termini temporali, mi sono dedicata al punchneedle. Ma anche qui, non mi sono limitata a fare ricami, ho fatto ritratti partendo da foto elaborate al computer, ridotto il numero di colori, scelto i particolari che mi intrigavano di più di un volto, per esempio, e poi a quel punto ho trasferito tutto su stoffa e punchato. Per rispondere alla tua prima domanda su quale tecnica preferisco posso dirti, con tutta sicurezza, che è sempre l’ultima di cui mi occupo…
Quanto tempo dedichi alla creatività in una giornata?
Direi parecchio, anzi diciamo che quando arriva l’ispirazione non esiste più il giorno e la notte finché non termino.
La tua è una vera e propria ricerca antropologica e spirituale; dagli alberi della vita realizzati con la cristalloterapia alla riscoperta delle tecniche antiche dell’intreccio dei fili, tutto sembra far parte di una ricerca interiore…
E’ proprio così. la mia parte spirituale è molto importante e cerco sempre di dare un senso a quello che faccio. Per me lavorare con le mani è come meditare, vengo assorbita completamente da quello che faccio, a volte al punto di non rendermi conto del tempo che passa o di non sentire il telefono che squilla. Amo questo mio modo di “vivificare” il lavoro manuale
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Anche se è ancora embrionale, c’è il progetto di esporre le mie creazioni durante delle sessioni di lettura di poesie. L’idea è di creare oggetti intrecciando fili così come si intrecciano le parole per creare una poesia. Spero di esserne all’altezza.
Lo sei, e siamo ammirati dalle tue creazioni. In un periodo come questo, dove la riscoperta del fare è stata una necessità e un piacere, Cristina si colloca a pieno titolo tra gli esperti del settore.
Dal 2 giugno riaprono al pubblico tutti gli spazi del Sistema Musei in Comune di Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Dal 29 maggio saranno aperte le prenotazioni obbligatorie.
Dopo la ripresa delle attività dei Musei Capitolini e del Museo di Roma a Palazzo Braschi, lo scorso 19 maggio, riaprono anche Museo dell’Ara Pacis, Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, Centrale Montemartini, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Napoleonico, Museo Pietro Canonica, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo di Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura. Dalla stessa data, saranno nuovamente visitabili le aree archeologiche dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su Via dei Fori Imperiali), dalle 08.30 alle 19.15 (ultimo ingresso 18.15), e del Circo Massimo(a esclusione di Circo Maximo Experience), dalle 9.30 alle 19.00 (ultimo ingresso 18.00). Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.
Dal 29 maggio sarà possibile prenotare l’ingresso e la fascia oraria al numero 060608 oppure online sul sito www.museiincomuneroma.it. Per i possessori della MIC card la prenotazione allo 060608 è obbligatoria e gratuita.
Si tornerà così a vivere di persona tutti i musei civici, spazi di cultura e bellezza, visitando le loro prestigiose collezioni permanenti e la ricca e variegata offerta di mostre molte delle quali prorogate dopo la sospensione dovuta al lockdown. La riapertura avverrà nel rispetto delle linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
LE MOSTRE NEI MUSEI CIVICI
Sono varie e interessanti le mostre da visitare, gratuite o con biglietto ridotto per i possessori della MIC card. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi è stata prorogata fino al 21 giugno la grande mostra Canova. Eterna bellezza, dedicata al legame tra Antonio Canova e la città di Roma, con oltre 170 opere e prestigiosi prestiti da importanti Musei e collezioni italiane e straniere. Al Museo dell’Ara Pacis la grande mostra C’era una volta Sergio Leone Roma celebra, a 30 anni dalla morte e a 90 dalla sua nascita, uno dei miti assoluti del cinema italiano. Altri tre mesi per visitarla: la chiusura della mostra è stata posticipata al 30 agosto.
Alla Centrale Montemartini è stata prorogata all’1 novembre la mostra Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta, la straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere), in parte inedite. Sono esposti reperti archeologici di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, recentemente rientrati in Italia grazie a un’operazione di contrasto del traffico illegale La Centrale Montemartini e la Galleria d’Arte Moderna di via Crispi ospitano la mostra Miresi. Sguardi e Architetture. Berlino/Roma/Barcellona, una serie di opere dedicate agli “sguardi” e alle “architetture” delle tre capitali in parallelo con gli spazi museali e le collezioni, prorogata al 23 agosto.
Alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi ospita anche la mostra La rivoluzione della visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei ungheresi, dedicata all’arte di László Moholy-Nagy, artista d’origine ungherese e figura chiave del movimento Bauhaus nel mondo, in occasione delle celebrazioni per i 125 anni dalla sua nascita (1895-2020). Nell’ambito della mostra, prorogata al 23 agosto, nell’area del chiostro/giardino, è presente un’installazione di Sàndor Vàly, in una prospettiva di ricostruzione ambientale contemporanea delle teorie sulla luce dello stesso fondatore del Bauhaus. Sempre alla Galleria, proroga fino all’11 ottobre per Spazi d’arte a Roma. Documenti dal centro ricerca e documentazione arti visive (1940-1990), un progetto espositivo e di workshop in correlazione con i 40 anni del Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive (1979-2019).
Al Museo di Roma in Trastevere sono state prorogate fino al 20 settembre due esposizioni fotografiche. La mostra Ara Güler è dedicata al fotografo turco, lucido osservatore della storia e della società del proprio Paese d’origine: reclutato da Henri Cartier-Bresson per l’agenzia Magnum, Ara Güler fu il primo corrispondente dal Medio Oriente per il quotidiano Times. È poi possibile visitare la mostra Frammenti. Fotografie di Stefano Cigada, un lavoro che indaga il patrimonio statuario di alcuni grandi Musei attraverso il medium fotografico.
Al Museo Napoleonico, la mostra Aspettando l’Imperatore – prorogata al 25 ottobre – ricostruisce il volto utopico della Roma napoleonica, rimasto in gran parte al solo livello progettuale, mentre ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali prosegue fino al 6 settembre Civis Civitas Civilitas che illustra, attraverso plastici degli edifici sacri e pubblici, il modello di vita urbano romano, esportato militarmente anche nelle città dell’impero.
Da visitare nei Musei di Villa Torlonia: Carlo Levi e l’arte della politica, al Casino dei Principi, una mostra a cura del Centro Carlo Levi di Matera e della Fondazione Carlo Levi che, attraverso l’esposizione di 58 disegni politici e 46 opere pittoriche, spazia nella poliedrica personalità di Levi, dalla letteratura alla poesia, dalla pittura al disegno. L’esposizione è stata prorogata al 19 luglio.
Al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese in mostra fino al 6 settembre marzo Monica Ferrando. Bianco, Nero, in levità passare. Opere Recenti, una mostra che si muove tra novità e tradizione pittorica come le opere della sede museale in cui è ospitata. Prosegue qui inoltre fino al 23 agosto Le altre opere. Artisti che collezionano artisti, la prima tappa della rassegna delle opere di 86 artisti contemporanei, che si svolge in cinque sedi museali romane. Secondo appuntamento al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, fino al 30 agosto, e al Museo di Roma in Trastevere, fino al 13 settembre.
Per i possessori della MIC card la prenotazione allo 060608 è obbligatoria e gratuita. La chiamata al numero attiva un biglietto, anch’esso gratuito, da mostrare all’ingresso insieme alla MIC. L’obbligo del preacquisto del biglietto è necessario anche per le mostre Canova. Eterna bellezza e C’era una volta Sergio Leone, entrambe accessibili con riduzione sul costo del ticket. Si consiglia l’acquisto della MIC Card online (con 1€ di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei. Anche tutte le categorie beneficiarie di gratuità secondo le norme vigenti devono prenotare gratuitamente il turno d’ingresso allo 060608.
PRENOTAZIONI, BIGLIETTI E VISITA PER I MUSEI CIVICI.
Da casa. E’ obbligatorio il preacquisto dei biglietti di ingresso ai musei e/o alle mostre tramite il sito www.museiincomuneroma.it (con 1€ di prevendita) per l’assegnazione della fascia oraria di visita. Anche per i musei con ingresso gratuito è necessario prenotare il proprio ingresso chiamando lo 060608.
Nel museo. All’arrivo al museo, il visitatore deve attendere il proprio turno di ingresso e mantenere la distanza di sicurezza. Verrà sottoposto a misurazione della temperatura tramite termoscanner (l’accesso non è consentito con risultato uguale o superiore ai 37.5. Si accede senza passare dalla biglietteria, mostrando il biglietto pre-acquistato sullo smartphone o stampato. Ai varchi di accesso e nelle sale interne sono disponibili gel disinfettanti è obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza.
Tutte le informazioni di sicurezza si trovano su www.museiincomuneroma.it o chiamando lo 060608.
Accanto all’esperienza dal vivo della visita al museo prosegue grandissima offerta digital de #laculturaincasa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale con la collaborazione di tutte le istituzioni culturali cittadine, che in queste settimane di lockdown – con rubriche dedicate alle collezioni museali e archeologiche, con cinema e musica, teatro, con spazi di didattica, eventi, celebrazioni di ricorrenze e tanti giochi per piccoli e grandi.
Regia: Alfred Hitchcock Titolo originale: The Paradine Case Cast: Gregory Peck, Charles Laughton, Ann Todd, Alida Valli, Ethel Barrymore. Genere: Romance, Crime, Drammatico Paese: Stati Uniti d’America Anno: 1947
Il caso Paradine. La trama
L’affascinante Maddalena Paradine (Alida Valli) viene accusata di aver ucciso il marito. A difenderla il brillante avvocato Keane (Gregory Peck) che finisce per innamorsi di lei mettendo a repentaglio il proprio matrimonio e la sua carriera. Quando l’uomo annuncia di voler abbandonare il caso, perché si sente troppo coinvolto, è proprio sua moglie a pregarlo di continuare. La donna sa che se la signora Paradine venisse condannata tra lei e suo marito si sarebbe creata una frattura insanabile. Il processo così prosegue con clamorosi colpi di scena e verità nascoste.
L’ultima collaborazione di Alfred Hitchcock con David O. Selznick come produttore. Una storia dietro la storia
“Il caso Paradine” è un melodramma giudiziario in cui il principale asse narrativo è dato dal rapporto tra l’imputata e il suo avvocato. Una produzione che tenta, senza riuscirci fino in fondo, di portare sul grande schermo il classicismo hitchcockiano.
Un film condannato al fallimento ancor prima che fosse pronunciato il primo ciak. Infatti, chi ama la pellicola conosce anche le vicissitudini avvenute a telecamere spente. Una serie di contrastri tra Hitchcock e il produttore Selznick hanno determinato, irreversibilmente, le sorti della produzione. I contrasti si ebbero su ogni fronte.
Il soggetto e la sceneggiatura. Il film venne scritto da Selznick, ma l’adattamento originale fu prima di Hitchcock e Alma Reville, poi di James Bridie e infine di Ben Hecht che lasciò la sceneggiatura incompleta. Proprio quest’ultima, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, fu stravolta letteralmente dal produttore, cambiando volontariamente e unilateralmente molte scene ritenute fondamentali dal grande Maestro.
Tali furono i tagli e le rivisitazioni ad opera del produttore Selznick durante la fase di montaggio che il film, nella sua versione finale, si discostava totalmente dalla visione orginaria di Hitchcock. Il risultato? La pellicola fu un vero e proprio flop e la critica non ebbe pietà.
Alfred Hitchcock a più riprese non smentì il suo malcontento. In una delle sue interviste affermò che l’insuccesso del film era dovuto all’incompetenza di chi aveva imposto delle scelte, «…quando si è disattenti e non si padroneggia la materia di una storia è inevitabile che il risultato sia confuso» [G. Gosetti, Alfred Hitchcock, Il Castoro Cinema, Milano].
Non solo Alfred Hitchcock, anche Alida Valli prese le distanze dal produttore
Il caso Paradine è la punta di diamante della sua breve carriera Hollywoodiana. L’attrice italiana, come il grande Maestro Alfred Hitchcock, ebbe problemi con il produttore Selznick. Considerata la Ingrid Bergman italiana, l’attrice ha mostrato ottime doti attoriali grazie ad una interpretazione magistrale nonostante le vicissitudini che la videro coinvolta. Alida Valli, infatti, fu scritturata all’ultimo momento arrivando sul set a riprese già iniziate e non ebbe tempo per imparare la parte assegnatale. Le battute le vennero sempre suggerite.
Detto questo, anche per la Valli – il produttore Selznick – era una presenza opprimente ed invadente. Noto per la mania di controllo che aveva sui suoi attori e sulla produzione in generale, la sua megalomania spinse l’attrice a rescindere dal contratto andando incontro ad una penale decisamente notevole.
…nonostante gli ostacoli, il tocco magico di Alfred Hitchcock ha salvato il salvabile
Anche se il film non rientra tra quelli particolarmente segnanti per il periodo, soprattutto a seguito della pessima critica che stroncò la pellicola. Non mancano elementi positivi o comunque goliardici, come la figura del giudice che Hitchcock ha voluto rappresentare come grasso, ripugnante, viscido e senza pudore.
Ben rappresentato è il personaggio dell’avvocato, che da gentleman si lascia stregare dal fascino e dal mistero della signora Paradine cadendo in un circolo vizioso definito “degradazione di un gentleman”. La “tentazione della perdizione” che travolge l’avvocato “costringendolo ad attraversare “tutti gli stadi, compresa la gelosia, compreso il disprezzo di sé” culminanti con la “confessione pubblica”, estremo tentativo di “lavare la sua vergogna” [Rohmer-Chabrol,Hitchcock, Marsilio, Venezia, 2010].
La costante hitchcockiana nei suoi film
La struttura narrativa di Hitchcock sarebbe riconoscibile anche a coloro che non amano particolarmente le sue pellicole. Dettagli, sguardi, momenti di tensione, elementi questi che accomunano i suoi lavori e che per questo vanno considerati come un corpus unico e non singolarmente. Lui stesso, ha affermato, in un’intervista a Truffaut che le sue storie sono sempre intrecciate da qualche elemento. Sta allo spettatore individuarli.
Altra costante è data dalla solennità dei luoghi pubblici. Spesso l’intrigo è risolto in questi contesti, come se fosse il più adatto a concludere una situazione. Infatti, l’ammissione della colpevolezza avviene proprio in un’aula di tribunale.
Curiosità
Nella versione originale de Il caso Paradine, il film durava oltre tre ore. Ad oggi la director’s cut è andata dispersa. Non sapremmo mai come originariamente Hitchcock aveva pensato questo film.
I costi di produzione furono talmente elevati da eguagliarli a quelli sostenuti per Via col vento.
Originariamente, Hitchcock aveva pensato a Greta Garbo come attrice protagonista e sir Lawrence Olivier nel ruolo di avvocato. Entrambi rifiutarono.
In una scena c’è un richiamo esplicito alle origini italiane della Valli. Nel film la signora Paradine nasce in Italia.
Non manca il tradizionale cameo di Hitchcock, as usual.
Il tribunale inglese di Old Bailey fu fedelmente ricostruito nei teatri di posa hollywoodiani.
Tre motivi per guardarlo
Se avete amato Gregory Peck nel ruolo di avvocato in “Il buio oltre la siepe”, non potete assolutamente perdervi questa versione. Da palladino della giustizia sociale a uomo che si lascia governare da impulsi passionali.
Uno dei pochi film di Hitchcock mal riusciti e nonostante questo la sua impronta è l’unica nota positiva di tutta la pellicola.
Per il fascino intramontabile di Gregory Peck.
Angela Patalano
Se vi siete persi l’ultimo Cineforum, eccolo per voi
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Sì, va bene: molti di voi si saranno già concessi almeno un paio di aperitivi e forse forse qualche serata tra i pub del centro, a rischio assembramento più o meno elevato.
Ma a questa partenza manca ancora qualcosa: gli irriducibili dei musei, gli amanti del cinema, i bei signori del teatro sono ancora col fiato tirato. Che sorti aspettano alla nostra cultura?
Riapertura Musei e Mostre
Alcuni musei, in quel di Roma, hanno riaperto i battenti. Quelli che rimangono, i musei comunali, apriranno il 2 Giugno. Buone notizie anche per le mega-mostre attesissime: prorogata sia la mostra di Raffaello alle scuderie del Quirinale fino al 30 Agosto sia quella di Canova che rimarrà nella capitale ancora un mese.
Ovviamente dobbiamo abituarci a nuove metodiche: la prenotazione, obbligatoria, verrà fatta da cellulare. L’orario della visita sarà stabilito prima e dovremo passare direttamente nelle sale, senza passare dalla biglietteria- che forse non sia addirittura più comodo?
Le regole del buon senso poi sono le solite: distanza di sicurezza obbligata, mascherina bene sul viso, gel igienizzante all’ingresso di ogni ambiente. A non ripartire per il momento sono i tour di gruppo: sono stati concessi solo piccoli nuclei familiari.
Alla luce dell’ultimo decreto, habemus datam! Il d-day è atteso per il 15 Giugno, salvo incremento improvviso dei casi. Anche qui per sederci in sala o sulla poltroncina rossa del teatro dovremo essere ligi al dovere: pure stavolta dovremo comprare il biglietto da casa per limitare l’uso dei contanti e le folle ordinarie alla cassa. L’uso delle mascherine e il mantenimento della distanza saranno obbligatorie sia per gli spettatori che per gli artisti, e per chiunque altro lavori dietro le quinte. La sala dovrà assicurare un ricambio d’aria costante, oltre alle sanificazioni quasi giornaliere. Addio ai pop-corn classici, vietata anche la vendita di cibi e bevande. Inoltre, il limite sugli ingressi è tassativo: duecento persone in una sala chiusa, mille per uno spettacolo all’aperto. Qualcuno ha favoleggiato sul grande ritorno dei drive-in ma, ad oggi, pare sia destinato a rimanere un ricordo nostalgico.
La nota è invece dolentissima per gli appassionati delle musica dal vivo: per i concerti non c’è ancora un piano. Se per cinema e teatri è più facile garantire il distanziamento sociale, sembra un’impresa più ardua per i grandi concerti negli stadi e nei palazzetti. I primi ad aver chiuso saranno probabilmente gli ultimi ad aprire, minacciando così un‘estate senza musica.
Cosa succede dopo la morte? C’è chi crede nella vita ultraterrena in paradiso o all’inferno; chi pensa ci sia la reincarnazione dello spirito; chi non sa rispondere alla domanda.
Nella serie tv Upload, disponibile su Amazon Prime Video dal primo maggio, c’è un’ulteriore possibilità per chi muore: trasferire, ovvero uploadare, la propria coscienza in un universo digitale.
L’idea di Greg Daniels, già creatore di The Office e Parks and Recreation, è di realizzare una sci-fi comedy ambientata in un futuro ipertecnologico in cui la gente si nutre di cibo stampato in 3D, i ricordi possono diventare dei veri e propri film, con titoli di coda annessi, e le automobili hanno il pilota automatico.
La peculiarità di questo futuro però è senz’altro quella di poter uploadare la propria coscienza in un mondo virtuale dopo la morte.
Upload, la trama
La vicenda di Upload, la serie tv, ruota attorno a Nathan Brown, un programmatore, che è protagonista di un brutto incidente automobilistico.
Nathan in ospedale ha un’importante decisione da prendere e un dubbio amletico da risolvere: fare o non fare l’upload?
Dopo un’affrettata discussione con la sua fidanzata decide per il sì. Si ritroverà quindi a Lakeview, l’aldilà digitale gestito dalla famiglia della sua ragazza.
Terminato il procedimento di “caricamento”, il programmatore viene accolto da Nora, l’addetta al servizio clienti che sarà responsabile del suo avatar. I due diventeranno ben presto amici e confidenti e condivideranno un “affetto stabile”, per usare un’espressione inflazionata negli ultimi tempi.
Upload, la nostra recensione
Il tema di un mondo virtuale in cui potersi muovere utilizzando il proprio avatar non è nuovo nell’immaginario della produzione sci-fi.
Basti pensare all’episodio di Black Mirror intitolato San Junipero ambientato in un universo digitale costruito per funzionare come palliativo alle sofferenze terrene.
La serie, pur mettendo in scena un immaginario non originale, risulta godibile soprattutto per la sua vena comedy. La penna di Daniels è tangibile sia nei momenti di satira che nelle scene più triviali, come quella in cui il protagonista scopre che la sua pipì è programmata per finire nel water, qualunque sia la sua posizione.
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“Space Force”, serie TV prodotta da Netflix, sarà disponibile sulla piattaforma streaming a partire dal 29 maggio.
“Space Force” non è solo il titolo della nuova serie Netflix, del genere commedia ambientata sul posto di lavoro. È anche il nome della sesta branca delle forze armate degli Stati Uniti, ristrutturata molto recentemente per volontà dell’attuale Presidente Donald Trump. Le responsabilità di questa branca vanno dalle operazioni spaziali, al cyberspazio, dai sistemi di lancio ai satelliti, fino alla gestione dell’astronautica militare. Il fine del rilancio e della ristrutturazione è rivitalizzare il programma spaziale degli Stati Uniti per ristabilirne la supremazia nello spazio.
Questa è la premessa da cui sono partiti i co-ideatori, Steve Carell e Greg Daniels, già autori del molto amato “The office”. Con quest’ultimo “Space Force” condivide anche il produttore esecutivo, Howard Klein.
Chi conosce “The office” si aspetta, quindi, una nuova serie comica, piena di situazioni paradossali. E non sarà deluso.
Il protagonista è il generale Mark R. Naird, interpretato dallo stesso Steve Carell, un pilota pluridecorato che sogna di comandare l’aeronautica militare. Il suo cammino verso la realizzazione del suo sogno si arresta quando deve trasferirsi da Washington al Colorado con la sua famiglia, per prendere il comando della Space Force. Il trasferimento sconvolge la vita familiare: ritroviamo la moglie (Lisa Kudrow, indimenticabile Phoebe di “Friends“) detenuta in carcere e la figlia Erin (Diana Silvers) in piena crisi adolescenziale, bullizzata dai compagni e in difficoltà a fare nuove amicizie.
Il generale Naird persegue il difficile obiettivo della Casa Bianca: riportare gli Americani “boots on the Moon“.
Anche il Generale Naird è scettico sulla missione, ma è determinato a raggiungere l’obiettivo che la Presidenza gli ha dato: riportare gli U.S.A. sulla Luna, o meglio “boots on the moon”. Ora, di solito, l’espressione “boots on the ground” indica nel linguaggio militare una missione di guerra molto pericolosa, in cui gli uomini sono sul campo di battaglia e rischiano la vita. In “Space Force” “boots on the moon” è il mantra del Generale Naird e il motto di una missione che punta, non solo a far camminare di nuovo gli Americani sul nostro satellite, ma soprattutto ad installarvi sopra una base per la ricerca scientifica. Per la Casa Bianca la Luna è la nuova frontiera da conquistare prima di tutti gli altri Paesi, Cina in testa.
Mark Naird dovrà guidare un eterogeneo gruppo di scienziati e di astronauti verso quel difficile obiettivo.
Di qui, nasceranno situazioni paradossali e, quindi, esilaranti.
I personaggi appaiono tutti improbabili nel ruolo che ricoprono, per poi rivelarsi (quasi) sempre all’altezza della situazione. Il Generale è il tipico comandante, che però per rilassarsi e caricarsi canta i Beach Boys. Un elemento narrativo ricorrente è la contrapposizione tra la sua mentalità politico-militare e quella scientifica del Dott. Adrian Mallory, interpretato da un imperdibile John Malkovich. Il contrasto tra le loro visioni sull’andamento della missione fotografa benissimo un contrasto effettivo nella società odierna, tra politica e scienza.
Il social media manager di Naird, F. Tony Scarapiducci (Ben Schwartz), è il personaggio a cui sono state regalate alcune delle gag più divertenti, criticamente graffianti per la categoria.
In “Space Force” tutto è costruito per sembrare una satira della politica americana e del suo mondo militare.
La satira è riuscita, ma a volte si riscontrano delle semplificazioni, non saprei dire quanto inevitabili.
Inoltre,
in alcuni casi è necessario conoscere un po’ la politica e la società americana
per cogliere certi riferimenti all’attualità. Ad esempio, una delle deputate del
Congresso che devono esaminare l’operato del Generale Naird e l’economicità della
Space Force è chiaramente ispirata ad Alexandra Ocasio-Cortez, un personaggio
non necessariamente conosciuto da tutto il pubblico.
Ciò non toglie che guardando “Space Force” ci si possano fare parecchie risate, come si vede già dal trailer:
La casa-museo di Novate Milanese e la collezione Iannacone lanciano un e-commerce solidale. Il ricavato sarà devoluto ai senza tetto
Casa Testori promuove Posterquotidiano.it, l’iniziativa di raccolta fondi per mezzo dell’acquisto di un’opera d’arte. Ventisei artisti contemporanei firmano un loro lavoro, in formato 50 per 70 centimetri, in tiratura limitata di venti copie. Chi acquista on line un poster, al prezzo di 100 euro, contribuisce a un progetto della Fondazione Arca a favore dei senza tetto. La campagna è stata lanciata il 5 maggio, sull’onda dell’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha stravolto le nostre vite. Casa Testori, la casa-museo di Novate Milanese, alle porte di Milano, segue il progetto insieme a Collezione Giuseppe Iannaccone e ai curatori Giuseppe Frangi e Rischa Paterlini. Molti artisti hanno realizzato dei poster per l’occasione; altri hanno scelto opere che avevano già realizzato e che oggi assumono un valore nuovo.
Da Casa Testori l’arte solidale
Sono stati Iva Lulashi, Adrian Paci eFabio Roncato a chiedere ad alcuni artisti, italiani e stranieri, di offrire la loro firma per un progetto di e-commerce solidale. Gli autori che hanno accolto la proposta si trovano, con i poster in vendita, all’indirizzo posterquotidiano.it/. Sono Giovanni Frangi, Marinella Senatore, Stefano Arienti, Massimo Kaufmann,Vanni Cuoghi, Emilio Isgrò, Alessandro Sambini, Giovanni Iudice, Ruben Montini, Davide Monaldi, Elena Mocchetti, Filippo Berta, Andrea Cerruto, Giulia Andreani, David Reimondi, Matteo Fato, Hermanos Santiago, Beatrice Marchi, Alessandro Agudio, Thomas Braida, Paolo Ciregia, Nina Carini. Il progetto si avvale anche del sostegno di collezione Nembrini, Art Defender, a Media Revolution.it, a Lara Facco P&C e ad altri sponsor anonimi. I fondi raccolti grazie ai poster andranno a sostegno di Fondazione Arca, l’associazione che in questi giorni ha avviato un programma, d’intesa con i Comuni di Milano, Roma e Napoli, per assistere gli homeless.
Cerini accesi, maschere e sogni perduti
Massimo Kaufmann, Dissipatio H.G. #2
È di Filippo Berta l’immagine di tante mani con cerini accesi: in questi giorni di pandemia, quasi una preghiera o una richiesta di aiuto. Paolo Ciregia evoca ricordi inquietanti con una fiamma di fronte a uomini in divisa; Giulia Andreani propone quattro sagome con in testa una maschera animalesca. Opere figurative e astratte si affastellano in immagini di impatto, mai gratuite: come le due persone vicine, che non si toccano, dal volto coperto di una maschera rossa, di Alessandro Sambini. Già esaurito il poster di Emilio Isgrò, Preghiera per l’Europa, quasi una triste evocazione dei problemi che oggi vive la comunità europea.
In ricordo, vivo, di Giovanni Testori
Hermanos Santiago, Piedad de Guayaquil, particolare Alessandro Sambini, People At An Exhibition, Couple
Mai come in questo periodo sentiamo il bisogno di un’arte legata al presente, in sintonia con quello che succede alle comunità: l’iniziativa Poster Quotidiano accoglie questa esigenza e non è un caso che proprio Casa Testori ne sia protagonista. Casa Testori è un’associazione culturale intitolata allo scrittore Giovanni Testori. Si trova a Novate Milanese, nell’immediato hinterland a Nord Ovest di Milano, nella casa che fu abitazione dello scrittore. Oggi Casa Testori è una casa museo, che ospita mostre temporanee e, in questo periodo di emergenza sanitaria, segue progetti culturali a distanza.
Foto del poster in copertina: Nina Carini, Le piume di Jean Lucot Claudia Silivestro
Oggi vi faccio fare la conoscenza di un tale, Soren Kierkegaard, e lascio che si presenti con le sue stesse parole. Siamo agli inizi dell ‘800 e a Copenaghen la famiglia Pedersen-Lund non se la passa granché bene: dei 7 fratelli del nostro sfortunato Soren, ne muoiono ben cinque. Il padre finisce per credere che sul suo tetto gravi una maledizione divina per un’antica colpa (quale non ci è dato sapere) e in casa vige un’atmosfera di religiosità rigida, incentrata su un forte senso del peccato e del rigore. Il nostro ragazzone vien su tormentato da sconosciuti sensi di colpa, introverso, pericolosamente incline alla malinconia ma con una penna alle volte deliziosamente ironica. Dice, parlando di sé:
“Fin dall’infanzia sono preda della forza di un’orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere. “
Inizialmente seguace di Hegel, si pente aspramente, apostrofandosi nelle carte del suo diario come uno stupido hegeliano: l’universale astratto non gli interessa più, riparte dal concreto, dal singolo individuo.
Aut-Aut: scegli chi sei
Kierkegaard è categorico, scegli chi essere: o sei questo o sei quello. Nessuna soluzione di continuità tra un modo di essere e l’altro, nessuno sviluppo necessario. Diamo uno sguardo.
Stadio estetico (ossia Don Giovanni) : è la vita di chi non sceglie, di chi insegue l’attimo, il piacere, le sensazioni. Don Giovanni è l’esemplificazione per eccellenza: un uomo che si innamora di tremila donne e presto tutte e tremila le dimentica, che vive, senza darsi pensiero, alla giornata. Bene, un uomo così vive in un eterno presente, defraudato del passato e senza possibilità del futuro. In altre parole, non ha durata, per cui non può affermarsi.
Stadio etico: qui si sceglie di scegliere. L’uomo ha preso su di sé il ruolo di padre, di cittadino, di marito e a questi compiti assolve. Ha una progettualità, si determina e quindi, ahimè, si conosce. E dispera. (Della disperazione, vi parlerò più avanti)
Stadio religioso: disperato e stanco, l’uomo può dunque saltare nell’assurdo e credere in Dio, ponendo fine ai suoi affanni. Ma, si badi, la fede è uno scandalo, un paradosso: si pensi ad Abramo, disposto ad uccidere il figlio solo perchè crede. Se volessimo giudicarlo seguendo le normali leggi dello stadio etico, dovremmo condannarlo senza appello.
Nella scelta dell’uomo non tutto ovviamente è pacifico ma si devono fare i conti con questi due enormi mostri. Ho fatto cenno prima alla disperazione: quando l’uomo prende consapevolezza di chi sia vorrebbe essere altro da sé ma non può essere altro da quello che già è. O in alternativa, vorrebbe diventare sé e non può, perché è un essere finito e mortale. Tutte le strade portano a Roma ma in questo caso alla disperazione. La soluzione? La fede, come dicevo prima.
Altra cosa è L’angoscia, ossia il sentimento della possibilità. Siamo chiamati a scegliere e scegliere vuol dire che potremmo anche sbagliare. La possibilità del peccato ci dilania ma è anche l’unica cosa che ci permette di determinarci e ci rende umani.
Da Soren abbiamo ancora molto da imparare, e se ancora non vi basta vi lascio nelle mani di un altro mio fido: Artur Schopenhauer.