Schopenhauer e il suo pensiero pessimista e anacronista

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Schopenhauer, pensiero e vita di un’intelligenza senza tempo.

Partiamo dalla fine. Schopenhauer muore nel 1860 per una polmonite.  

Prima di essere colto dalla morte riuscirà, finalmente, negli ultimi anni della sua vita ad avere le meritate attenzioni. 

Il disfattismo aveva caratterizzato il suo pensiero. “Il mondo come volontà e rappresentazione” a causa del suo carattere anti-idealistico non trovò il successo auspicato. L’opera fu, quindi, messa al macero. 

“Il mondo come volontà e rappresentazione” rimane una delle opere più importanti. Inattuale per i tempi in cui è stata concepita. 

Inizia ad insegnare all’università di Berlino e non riesce a competere con la fama di Hegel che svolge le lezioni negli stessi anni, nelle stesse giornate. Fondamentale sottolineare come lui sia un antihegeliano fervente. Lui rovescia la filosofia ottimistica di Hegel. Il mondo, per lui, non è il trionfo della ragione che torna a sé bensì il mondo è la riproduzione della volontà di vivere, cieca ed irrazionale. Per il filosofo tedesco la storia è un’immutabile tragedia, un ritorno continuo del dolore nel mondo.

La filosofia parla molte lingue diverse.

La fama di Arthur Schopenhauer arriva in concomitanza della diffusione di un clima di pessimismo per via del declino dell’ottimismo borghese e del fallimento dei moti del ’48. La primavera dei popoli, fu un’ondata di moti rivoluzionari contro i regimi assolutisti. E nonostante i tempi fossero maturi per queste azioni i moti furono sedati molto velocemente. 

L’ondata contestataria si concludeva con la disfatta delle forze progressive, con all’interno le posizioni democratiche e socialiste che intendevano scalzare l’impostazione liberale fino ad allora egemone.

Hegel e Schopenhauer agli antipodi, figli di un’epoca lacerata. 

Il successo tardivo arriva con “Parerga e Paralipomena”. In quest’opera utilizza un linguaggio semplice ed aperto. Scritta per aforismi. 

Parerga, dal greco parà παρά (a lato di) ed ergon ἔργον (lavoro) significa letteralmente “collaterale al lavoro.” 

Paralipomena, deriva dal verbo greco paraleipo παρά + λείπω che possiamo tradurre con “lascio fuori”. Nella letteratura classica il termine è stato utilizzato per indicare un ampliamento o un supplemento ad opere maggiori.

“Parerga e Paralipomena” presenta una grande varietà di argomenti. La prima parte è dedicata all’esame della storia della filosofia. L’interesse del filosofo è attratto dalle aporie rivelatesi da Cartesio a Kant nella formazione di una teoria dell’ideale e del reale. È violento l’attacco all’idealismo post-kantiano. La trattazione schopenhaueriana continua ad oscillare nella perenne contrapposizione tra ottimismo e pessimismo.  

La seconda parte è meno sistematica: aforismi e riflessioni sulla natura politica. 

Ogni saggio presente nell’opera ha un tono polemico.

«..così questo mondo è già il giudizio universale, in quanto ciascuno porta con sé, secondo i suoi meriti, premio e onta.»

L’autore del pessimismo, il solitario di Francoforte, ha il grande merito di aver scardinato l’illusione del mondo reale in cui noi viviamo e di mettere in discussione le apparenze.

Nel precedente articolo abbiamo parlato della Piattaforma Rousseau e cos’è, nel prossimo ci avventureremo a conoscere e forse strappare il velo di Maya, il concetto di sofferenza universale sentita da Arthur Schopenhauer.

Alessia Aleo 

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