Tales from the Loop: la serie sci-fi degna erede di Black Mirror

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Amazon Prime Video propone una science fiction squisitamente distopica e dal grande spessore psicologico. Siete pronti a cambiare prospettiva?

Loop, in italiano Tales from the loop, colpisce già dalla fotografia. Ma questa forse potrebbe risultare un’osservazione banale visto che la serie tv è tratta proprio dalle opere illustrate dell’artista svedese Simon Stålenhag. Le atmosfere in cui lo spettatore viene immerso sono rese ancora più suggestive dalla malinconia della colonna sonora, dal cast azzeccato (compresi gli attori bambini che sono davvero bravi) e dai pochi, ma davvero intensi, dialoghi proposti.

Il filo conduttore che unisce i personaggi della storia è proprio il Loop, un grande acceleratore di particelle costruito negli anni Sessanta. Per via della sua esistenza, i protagonisti si ritrovano faccia a faccia con delle esperienze davvero atipiche a livello emotivo.

Le tematiche affrontate dal punto di vista psicologico sono innumerevoli, ma potrebbero essere riassunte con una espressione: le vicende umane.

Di cosa parla Tales from the loop quindi?

Ogni episodio pone l’attenzione su amore, morte, tradimento, sul rapporto tra genitori e figli, tra amici, tra coppie, tra fratelli e sorelle, sul sentirsi diversi, sulla solitudine e sulla paura. Insomma, tutto quello che ci troviamo a vivere quotidianamente nelle nostre esistenze, ma con una grossa differenza: il Loop.

Il Loop gioca col tempo, ma non posso svelarvi come o vi rovinerei tutto il gusto di questa serie meravigliosa, a mio avviso degna erede di Black Mirror. Un perla per tutti gli appassionati di distopia e fantascienza.

In the blink of an eye

Con questo modo di dire, in un batter di ciglia, si può riassumere il messaggio della serie tv: la vita è un soffio. Scorre così veloce da farti perdere di vista alcune cose molto importanti.

Il Loop può offrire uno sguardo differente sulle nostre storie, su come conduciamo le nostre esistenze e su come ci relazioniamo con gli altri. Potrei affermare che il Loop è la metafora per il caso: i personaggi sanno accettare le esperienze, a volte anche dolorose, a cui sono sottoposti. Sanno adattarsi, sanno mettersi in gioco, sanno cambiare idea. Sono flessibili, insomma, e questa secondo gli standard moderni è sicuramente una “soft skill” che fa bene all’esistenza, prima che al nostro inserimento nel mondo del lavoro.

Possiamo affermare con certezza di saper essere altrettanto flessibili?

Otto episodi che cambieranno il vostro sguardo (e magari il vostro approccio) alle cose della vita. Provateci.

Tales From The Loop 2020, il trailer:

Alessia Pizzi

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