Napoli milionaria, quella nottata che ancora tutti speriamo che passi

Napoli milionaria film

“Una città che tutti, bene o male, hanno visto; ma che ben pochi conoscono”

Titolo originale: Napoli milionaria
Regista: Eduardo De Filippo
Sceneggiatura: Eduardo De Filippo, Piero Tellini, Arduino Majuri
Cast Principale: Eduardo De Filippo, Leda Gloria, Delia Scala, Pietro Carloni, Gianni Glori, Mario Soldati, Totò, Titina De Filippo
Nazione: Italia
Anno: 1950

Napoli Milionaria è un’opera, forse, tra le più famose scritte da Eduardo De Filippo.

Scritta in poche settimane nel 1945 e andata in scena quello stesso anno, Napoli Milionaria ci descrive la vita di una famiglia partenopea durante la Seconda Guerra Mondiale e le conseguenze morali che ne succedono.

È la storia di Gennaro Iovine che vive con sua moglie Amalia e i suoi tre figli (Amedeo, Maria Rosaria e la piccola Rita) in uno dei bassi di Napoli. Amalia si arrangia con la vendita abusiva del caffè e altri prodotti tramite la borsa nera: commercio che ha parecchi concorrenti. Gennaro, infatti, pur non condividendo i traffici della consorte, capisce che “necessità fa virtù” e la famiglia rimane comunque sempre unita, pur di mandare avanti la baracca: si arriverà perfino a fingere di avere un morto nel letto, pur di non far scoprire a un brigadiere cosa vi sia sotto il materasso…

Gli anni passano, la guerra è finita. Gennaro, catturato durante un rastrellamento, è considerato disperso da mesi. Amalia è diventata ricca, dando importanza a gioielli e arredamenti, sempre in lasciando da parte la famiglia. Amedeo, infatti, si è associato ad un ladro di pneumatici; mentre Maria Rosaria è incinta di un soldato americano, che l’ha illusa e abbandonata.

In questo contesto ritorna Gennaro.

Nessuno però vuole sentire i suoi racconti: a Napoli la guerra non c’è più e la gente non vuole ricordare il male vissuto, ma tornare ad essere felice. L’uomo però capisce che non c’è solo voglia di dimenticare, ma anche uno strano menefreghismo. Lo stesso che aveva portato Amalia a vedere in Rita una semplice febbre, ma che in realtà era qualcosa di più serio, che solo una medicina particolare potrebbe salvarla…Medicina che la Borsa Nera tiene nascosta per aumentarne il prezzo! Solo con essa Rita potrà superare la notte…

Cinque anni dopo la messa in scena, Eduardo dirige il film, che verrà presentato al Festival di Cannes, che permise a Eduardo di essere conosciuto in tutto il mondo.

Film molto diverso dalla commedia originale, meno duro e meno angosciante, seppur più polemico. La guerra è finita veramente e l’autore napoletano sa ormai come l’Italia (come Rita) ha “passato la nottata”. Il film infatti va oltre la storia dell’opera teatrale, creando un dibattito su faccende successive al conflitto, come la politica, che hanno cambiato la quotidianità di Napoli, come dell’intero Paese.

Tra i cambiamenti importanti del film di Napoli milionaria ci soni i personaggi, primo fra tutti Pasquale Miele, interpretato da Totò.

Il personaggio, completamente assente nella commedia, è stato creato apposta per permettere a Eduardo di lavorare con il suo collega partenopeo. Stima e amicizia li univa da tempo e questa è l’unica pellicola in cui i due condividono la scena. La fiducia che il commediografo aveva nei confronti dell’attore la possiamo vedere nel fatto che la scena “del finto morto” (che nella commedia era di competenza di Gennaro/Eduardo) viene data a Totò.

Una commedia che va letta, poi vista a teatro e poi riammirata sul piccolo schermo. Poesia e Storia non possono sempre essere recensite, ma servono ad essere ricordate; e Napoli milionaria, sia il film che il testo stesso, sono appunto schegge che ci rammentano cosa eravamo (e non solo nel capoluogo campano).

Tre motivi per vedere il film:

  • La fotografia, che ci mostra una Napoli ancora traumatizzata dalle macerie e dalla disperazione post-bellica (per quanto il film inizi in pieno conflitto mondiale)
  • Delia Scala, intensa nel ruolo di Maria Rosaria
  • Capire, notando le differenze tra il film e la commedia, quanto qui Eduardo sia più critico con la società

Quando vedere il film:

È un film che fa riflettere e ci racconta il passato. Non c’è un momento, ma occorre la voglia di seguirlo. Anche per i più giovani, se aiutati a contestualizzare.

Francesco Fario

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