Alfred Hitchcock e “Il caso Paradine”. Una pellicola condannata dai contrasti

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Il Caso Paradine di Alfred Hitchcock

Regia: Alfred Hitchcock
Titolo originale: The Paradine Case
Cast:  Gregory Peck, Charles Laughton, Ann Todd, Alida Valli, Ethel Barrymore.
Genere: Romance, Crime, Drammatico
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 1947

Il caso Paradine. La trama

L’affascinante Maddalena Paradine (Alida Valli) viene accusata di aver ucciso il marito. A difenderla il brillante avvocato Keane (Gregory Peck) che finisce per innamorsi di lei mettendo a repentaglio il proprio matrimonio e la sua carriera. Quando l’uomo annuncia di voler abbandonare il caso, perché si sente troppo coinvolto, è proprio sua moglie a pregarlo di continuare. La donna sa che se la signora Paradine venisse condannata tra lei e suo marito si sarebbe creata una frattura insanabile. Il processo così prosegue con clamorosi colpi di scena e verità nascoste.

L’ultima collaborazione di Alfred Hitchcock con David O. Selznick come produttore. Una storia dietro la storia

“Il caso Paradine” è un melodramma giudiziario in cui il principale asse narrativo è dato dal rapporto tra l’imputata e il suo avvocato. Una produzione che tenta, senza riuscirci fino in fondo, di portare sul grande schermo il classicismo hitchcockiano.

Un film condannato al fallimento ancor prima che fosse pronunciato il primo ciak. Infatti, chi ama la pellicola conosce anche le vicissitudini avvenute a telecamere spente. Una serie di contrastri tra Hitchcock e il produttore Selznick hanno determinato, irreversibilmente, le sorti della produzione. I contrasti si ebbero su ogni fronte.

Il soggetto e la sceneggiatura. Il film venne scritto da Selznick, ma l’adattamento originale fu prima di Hitchcock e Alma Reville, poi di James Bridie e infine di Ben Hecht che lasciò la sceneggiatura incompleta. Proprio quest’ultima, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, fu stravolta letteralmente dal produttore, cambiando volontariamente e unilateralmente molte scene ritenute fondamentali dal grande Maestro.

Tali furono i tagli e le rivisitazioni ad opera del produttore Selznick durante la fase di montaggio che il film, nella sua versione finale, si discostava totalmente dalla visione orginaria di Hitchcock. Il risultato? La pellicola fu un vero e proprio flop e la critica non ebbe pietà.

Alfred Hitchcock a più riprese non smentì il suo malcontento. In una delle sue interviste affermò che l’insuccesso del film era dovuto all’incompetenza di chi aveva imposto delle scelte, «…quando si è disattenti e non si padroneggia la materia di una storia è inevitabile che il risultato sia confuso» [G. Gosetti, Alfred Hitchcock, Il Castoro Cinema, Milano].

Non solo Alfred Hitchcock, anche Alida Valli prese le distanze dal produttore

Il caso Paradine è la punta di diamante della sua breve carriera Hollywoodiana. L’attrice italiana, come il grande Maestro Alfred Hitchcock, ebbe problemi con il produttore Selznick. Considerata la Ingrid Bergman italiana, l’attrice ha mostrato ottime doti attoriali grazie ad una interpretazione magistrale nonostante le vicissitudini che la videro coinvolta. Alida Valli, infatti, fu scritturata all’ultimo momento arrivando sul set a riprese già iniziate e non ebbe tempo per imparare la parte assegnatale. Le battute le vennero sempre suggerite.

Detto questo, anche per la Valli – il produttore Selznick – era una presenza opprimente ed invadente. Noto per la mania di controllo che aveva sui suoi attori e sulla produzione in generale, la sua megalomania spinse l’attrice a rescindere dal contratto andando incontro ad una penale decisamente notevole.

…nonostante gli ostacoli, il tocco magico di Alfred Hitchcock ha salvato il salvabile

Anche se il film non rientra tra quelli particolarmente segnanti per il periodo, soprattutto a seguito della pessima critica che stroncò la pellicola. Non mancano elementi positivi o comunque goliardici, come la figura del giudice che Hitchcock ha voluto rappresentare come grasso, ripugnante, viscido e senza pudore.

Ben rappresentato è il personaggio dell’avvocato, che da gentleman si lascia stregare dal fascino e dal mistero della signora Paradine cadendo in un circolo vizioso definito “degradazione di un gentleman”. La “tentazione della perdizione” che travolge l’avvocato “costringendolo ad attraversare “tutti gli stadi, compresa la gelosia, compreso il disprezzo di sé” culminanti con la “confessione pubblica”, estremo tentativo di “lavare la sua vergogna”  [Rohmer-Chabrol,Hitchcock, Marsilio, Venezia, 2010].

La costante hitchcockiana nei suoi film

La struttura narrativa di Hitchcock sarebbe riconoscibile anche a coloro che non amano particolarmente le sue pellicole. Dettagli, sguardi, momenti di tensione, elementi questi che accomunano i suoi lavori e che per questo vanno considerati come un corpus unico e non singolarmente. Lui stesso, ha affermato, in un’intervista a Truffaut che le sue storie sono sempre intrecciate da qualche elemento. Sta allo spettatore individuarli.

Altra costante è data dalla solennità dei luoghi pubblici. Spesso l’intrigo è risolto in questi contesti, come se fosse il più adatto a concludere una situazione. Infatti, l’ammissione della colpevolezza avviene proprio in un’aula di tribunale.

Curiosità

  • Nella versione originale de Il caso Paradine, il film durava oltre tre ore. Ad oggi la director’s cut è andata dispersa. Non sapremmo mai come originariamente Hitchcock aveva pensato questo film.
  • I costi di produzione furono talmente elevati da eguagliarli a quelli sostenuti per Via col vento.
  • Originariamente, Hitchcock aveva pensato a Greta Garbo come attrice protagonista e sir Lawrence Olivier nel ruolo di avvocato. Entrambi rifiutarono.
  • In una scena c’è un richiamo esplicito alle origini italiane della Valli. Nel film la signora Paradine nasce in Italia.
  • Non manca il tradizionale cameo di Hitchcock, as usual.
  • Il tribunale inglese di Old Bailey fu fedelmente ricostruito nei teatri di posa hollywoodiani.

Tre motivi per guardarlo

  1. Se avete amato Gregory Peck nel ruolo di avvocato in “Il buio oltre la siepe”, non potete assolutamente perdervi questa versione. Da palladino della giustizia sociale a uomo che si lascia governare da impulsi passionali.
  2. Uno dei pochi film di Hitchcock mal riusciti e nonostante questo la sua impronta è l’unica nota positiva di tutta la pellicola.
  3. Per il fascino intramontabile di Gregory Peck.

Angela Patalano

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