Big Little Lies 2: donne che contengono moltitudini

big little lies 2

Big Little Lies aveva tantissimi pregi come serie tv.

Il primo era stato senza dubbio la sua brevità. Episodi concentrati, pillole di vita femminile, di dramma di genere.

La seconda serie è stata una conferma ulteriore: al magico cast (Reese Witherspoon (Madeline), Nichole Kidman (Celeste) e Shailene Woodley (Jane), non poteva che aggiungersi un’altra perla del cinema americano, Meryl Streep (Mary Louise).

Insieme a loro iniziano ad avere più risalto anche Zoë Kravitz (Bonnie) e Laura Dern (Renata). Che dire? Queste attrici sono una meglio dell’altra. Ciascuna di loro regala al pubblico uno spaccato di personalità, di carattere e anche del passato del proprio personaggio.

E se i partner in questa serie hanno ruoli fondamentali solo perché riflettono i sentimenti delle protagoniste, i loro dubbi e le loro ansie, una menzione va al fantastico Adam Scott (Ed, il marito di Madeline), che in questa seconda serie ha dato il meglio di sé.

Il piacere di vedere Big Little Lies 2, tuttavia, non risiede solo nel cast stellare, però.

Le musiche, la fotografia e le tematiche affrontate, ma soprattutto come vengono affrontate, rendono questa serie tv uno dei prodotti migliori degli ultimi anni.

La patinata Monteray californiana ha i suoi scheletri nell’armadio: madri violente, compagni irresponsabili, figli ribelli. Ma non si esaurisce qui la storia: la seconda stagione è la stagione delle maschere cadute e, quindi, di un passo in avanti, un passo nel vuoto.

Un passo che non si sa bene dove porterà le “Cinque di Monteray”, ma è comunque sintomatico di un dinamismo ritrovato, dopo tanti dubbi e tanto senso di inadeguatezza.

Tra le tante crisi personali e la tragica crisi che le unisce tutte, queste donne dimostrano tutta la loro determinazione. Big Little Lies 2 ci mostra come ogni essere umano è fatto di forza e debolezza. Ci mostra che non esistono vittime o carnefici, che ognuno di noi contiene moltitudini, per dirla alla Walt Whitman.

E forse vi sembrerà una’affermazione banale, ma non lo è. Vi basti pensare alla struttura monolitica che ci offre la società in cui viviamo, ai modelli da non trasgredire e a tutti i dubbi che porta con sé la rigidità delle sovrastrutture. Siamo abituati a identificare gli altri essere umani secondo le caratteristiche che ci è dato vedere in determinate circostanze: abbiamo una visione approssimativa e limitata degli altri, ma siamo sempre portati a etichettarli.

Ebbene, questa è una serie dove emerge la moltitudine e la contradditorietà umana. Siete pronti ad accettarla sul serio o volete continuare a sguazzare nella comfort zone?

Alessia Pizzi

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