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Per il momento nessun “Downton Abbey film” bensì una mostra a New York

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Downton Abbey film: rumors sempre più insistenti.

Le voci che si rincorrevano annunciavano la possibilità del primo ciak entro quest’anno. Purtroppo ancora non si muove niente in merito. E la stampa stampa di settore sembra tacere in merito. La saga della famiglia Crawley ha incollato davanti il piccolo schermo milioni di spettatori creando un perfetto connubio tra le vite di aristocratici e domestici. L’avvento della modernità, la genitorialità, il femminismo, l’omosessualità, i cliché e le perle di Lady Violet sono componenti fondamentali che hanno regalato il successo alle sei stagioni di Downton Abbey.

Per i nostalgici della serie televisiva conclusasi nel 2015 oggi è possibile rivivere le vicende di Lady Mary e Lady Edith a New York.

Difatti, è stata allestita una mostra a pochi isolati da Broadway una mostra .

La mostra è aperta dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18:30. Invece, il venerdì e il sabato dalle 10 alle 20. Occasionalmente gli orari possono variare poiché vengono organizzati degli eventi privati.

L’esposizione sarà a New York City per un tempo limitato.

Successivamente la mostra verrà realizzata in una nuova posizione. Speriamo, sinceramente, anche in Europa. Così da offrire questa possibilità anche ai fan del Vecchio Continente.

Una passeggiata tra le location ricostruite di Downton Abbey “downstairs e upstairs” e in esposizione i costumi disegnati da Anna Robbins e indossati durante le riprese dal cast . Un vero salto nel passato.

Se siete degli appassionati della serie Tv e siete in attesa del film di Downton Abbey potete “ripassare”. Infatti, le sei stagioni sono disponibili su Netflix. E vi è un account Instagram che pullula di scatti pre e post l’era dei Crawley.

Speriamo che lo sceneggiatore Fellowes riesca a riunire il cast per sviluppare Downton Abbey film, da Thomas Barrow a Lady Rosamund Painswick.

Alessia Aleo

San Giovanni Decollato a Roma: chiesa, chiostro e confraternita

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Per comprendere pienamente il lato più oscuro e buio della Roma papalina, basterà visitare la Chiesa di San Giovanni Decollato, sorta a pochi metri di distanza dalla celebre Bocca della Verità.

E’ questo infatti uno dei luoghi di culto più interessanti di Roma, non solo a livello artistico, ma anche sociale perché era in questo complesso che operava l’importante Arciconfraternita della Misericordia. Chi erano? Un gruppo di laici devoti alla Nazione Fiorentina e a San Giovanni Battista, che avevano come compito principale quello di assistere, spiritualmente e materialmente, i condannati a morte. Il sodalizio nacque nel 1488 e venne ufficialmente approvato da papa Innocenzo VIII, il quale concesse in uso alla confraternita la dismessa Chiesa di Santa Maria de Fovea.

Fu così che tra Cinquecento e Seicento, si arrivò alla sistemazione attuale della chiesa e all’edificazione del convento, del chiostro e dell’oratorio. Un complesso che è da considerarsi uno dei più significativi esempi di Manierismo toscano a Roma. La chiesa è purtroppo aperta al pubblico unicamente il 24 Giugno (nel 2018 sarà però aperta Sabato 23), in occasione della celebrazione del santo patrono, San Giovanni Battista appunto.

 

 

Iniziando la visita dalla chiesa, si rimane subito incantati davanti alla sua bellezza e al trionfo di stucchi, altari e opere d’arte. Tra i capolavori presenti meritano una particolare menzione la Natività del Battista di Jacopo Zucchi, l’Incredulità di San Tommaso e la Decollazione del Battista di Giorgio Vasari e ancora la Visitazione del Pomarancio.

Raggiungendo l’oratorio, si rimane completamente rapiti dalla potenza del ciclo di affreschi presenti lungo le pareti con gli episodi della vita del Battista, realizzati dai più grandi artisti manieristi fiorentini dell’epoca: Jacopino del Conte, Francesco Salviati e Pirro Ligorio.

 

 

La visita continua poi nel vicino chiostro, costruito nel 1600 all’epoca di papa Clemente VIII, un luogo di pace assoluta.

Osservando però attentamente i pavimenti del portico, si notano alcune lastre che vanno a chiudere le fosse comuni dove venivano sepolti i condannati a morte. Su questi chiusini vi è una esplicativa iscrizione: “Signore, quando verrai, non ci giudicare”, perché (e questo è sottinteso) noi siamo stati già giudicati! La presenza di queste fosse si spiega con quello che era uno dei compiti più importanti dell’Arciconfraternita, dare cristiana sepoltura ai condannati a morte e pregare per le loro anime.

 

 

Immaginando di tornare indietro nel tempo, sul far della sera e alla vigilia di un’esecuzione, avremmo sentito il suono di una campana annunciare al popolo che l’indomani un uomo (o una donna) sarebbe stato giustiziato. I confratelli infatti, usciti dalla loro chiesa e avvolti nei loro mantelli neri, si dirigevano verso le prigioni, recitando preghiere e annunciando così le esecuzioni. Una volta raggiunto il condannato nella sua cella, i confratelli trascorrevano insieme a lui la lunga veglia notturna. Dopo l’esecuzione i corpi dei giustiziati, che non potevano permettersi una degna sepoltura, – e solo se si erano realmente pentiti – venivano deposti nelle fosse del loro chiostro. Destino ben più crudele spettava invece agli “eretici impenitenti” perché le loro salme venivano gettate in fosse comuni presso il Muro Torto.

Un altro ambiente particolarmente interessante – chiuso però al pubblico – è la “camera storica” dell’Arciconfraternita, una piccola stanza che si apre sul chiostro annesso della chiesa. È qui che i confratelli, durante il corso dei secoli, hanno gelosamente custodito alcuni cimeli rarissimi, come per esempio la condanna a morte, affissa ad una parete, di Giordano Bruno; l’inginocchiatoio su cui pregò Beatrice Cenci prima della sua esecuzione; i registri in cui furono elencate tutte le esecuzioni, le più celebri delle quali sono certamente quelle dei membri della famiglia Cenci e dell’eretico Gian Luigi Pascale. È proprio però grazie a queste terribili pagine che rivive tutta un’umanità dolente e spesso dimenticata, anche perché ormai da tempo – fortunatamente – la storia ha condannato patiboli e roghi, soprattutto quelli ispirati dall’intolleranza politica e religiosa!

L’Asino d’Oro Associazione Culturale

 L’Asino d’Oro Associazione Culturale

Il pubblico romano dell’Auditorium dà l’addio a Elio e le Storie Tese

Il 14 giugno 2018 all’Auditorium Parco della Musica si è tenuto l’ultimo concerto romano degli Elio e le Storie Tese.

Quello definitivo è previsto per il 29 giugno, a Barolo. I biglietti sono disponibili su TicketOne. Gli ospiti annunciati per quella data sono tantissimi, da Maccio Capatonda a Cristina D’Avena e molti altri. E quella sarà davvero una tappa definitiva, poiché questo concerto romano fa parte del loro lungo tour d’addio dopo aver annunciato, lo scorso inverno, uno scioglimento sereno e amichevole dopo oltre 30 anni di carriera insieme.

Chi vi scrive è fan del gruppo da tempo immemore. Ha attraversato il liceo e l’università ascoltando le loro canzoni, da Burattino senza fichi a Dannati Forever. L’Arrivedorci di ieri all’Auditorium è stato straordinario e coinvolgente. Il pubblico li ha amati per tutti questi anni e ha dimostrato l’affetto nei loro confronti con lunghissimi applausi e ovazioni.

Commoventi i due cori “Forza Panino”, a metà e a fine concerto. “Forza Panino” è contenuto in Tapparella, brano storico del gruppo, che commemora Feiez, scomparso più di vent’anni fa, che ebbe un malore proprio durante un concerto.

C’era Mangoni, che Elio ha nominato come possibile erede dello spirito del gruppo. È stato anche provocatoriamente lanciato l’evento “Mangoni – Campovolo 2021”.

Lunga la scaletta. Si è cominciato col classico intramontabile Servi della Gleba e si è passati da La terra dei cachi a Cateto fino a Urna, La vendetta del fantasma formaggino e l’immancabile Born to be Abramo. Non potevano mancare Discomusic e TVUMDB, ma soprattutto la favola de Il vitello dai piedi di Balsa. Elio ironizzando ha detto che è ambientata ad Albano Laziale.

Si sono sciolti, si scioglieranno. È finita un’epoca. A chi li ama e li apprezza non resta che dire solo una cosa: grazie. E mi raccomando con questa cosa di Rocco Tanica.

State piangendo o vi è entrata una bruschetta nell’occhio?

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Emanuele Paglialonga

Patrick Melrose tra eccessi e fantasmi del passato

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Un’altra serie tv di successo firmata dagli inglesi. Si è conclusa la settimana scorsa Patrick Melrose, tratta dalla saga di Edward St Aubyn. Tra i protagonisti Benedict Cumberbatch e Hugo Weaving.

Un telefono che squilla. Una mano si protende per alzare la cornetta. Mentre l’uomo al telefono ripete per ben due volte “Pronto?”, la macchina da presa si alza e finisce per inquadrare il profilo del protagonista. Nel frattempo, sentiamo la voce di Nicholas al telefono.

Patrick, temo di doverti dare delle brutte notizie. Sono a New York. Riguarda tuo padre. Tuo padre è morto la notte scorsa nella sua stanza d’albergo.

Continuando ad ascoltare le parole di Nicholas, Patrick si piega in avanti. Non un gesto di dolore, ma una semplice mossa per recuperare una siringa caduta a terra. Vediamo una piccola macchia di sangue aprirsi sulla sua camicia all’altezza del braccio. Poi, finalmente, è inquadrato in primo piano. Chiude la telefonata. E scoppia a ridere.

Un inizio sconcertante quello di Patrick Melrose. Come sarà tutto il telefilm.

La serie tv di cinque episodi segue la vita del protagonista. Ogni episodio è ambientato in un anno preciso dell’esistenza di Patrick (1982, 1967, 1990, 2003 e 2005), anche se ci sono continui flashback e flashforward. Nel corso della storia vediamo il personaggio perdersi nelle sue dipendenze – la droga prima e l’alcol dopo -, nella depressione, nella rabbia e nella mancanza di fiducia in se stesso. Tutto questo a causa di un pessimo rapporto con i genitori (interpretati da Hugo Weaving e Jennifer Jason Leigh). I due, infatti, anche se in maniera molto diversa, si sono dimostrati completamente incapaci di proteggere e di amare il figlio. Con conseguenze devastanti per la vita di Patrick.

Non è un tema molto originale. Ci sono moltissime storie che raccontano le difficoltà di una persona generate da dinamiche familiari ambivalenti e da genitori poco amorevoli. Non è molto innovativo neanche l’argomento delle famiglie aristocratiche inglesi che dietro le apparenze rivelano comportamenti molto bassi e ben poco virtuosi.

Patrick Melrose italia

Ciò che rende la storia di Patrick più intensa e interessante da guardare è sicuramente il fattore autobiografico.

Per scrivere la saga dei Melrose (composta da 5 libri da cui sono stati tratti gli episodi), l’autore Edward St Aubyn ha mescolato fantasia ed esperienze realmente vissute. E il potere delle storie reali ha sempre un impatto forte sullo spettatore. Inoltre, il meccanismo d’incastro delle scene presenti e passate, il modo in cui le diverse situazioni vengono mostrate allo spettatore, è veramente interessante. Il quadro dell’intera vicenda si compone poco a poco attraverso tutti gli episodi e solo alla fine lo si può ammirare con cognizione di causa. L’attenzione e la curiosità dello spettatore sono così sempre attive.

Le scene si prendono il tempo di cui hanno bisogno per rappresentare le sensazioni dei personaggi.

Sensazioni che colpiscono in pieno chi guarda. Dal delirio provocato dall’eroina alla tensione causata dal solo sguardo di David, il padre di Patrick. Ci si sofferma sui dettagli, sui silenzi,sull’ambiente. Ma tutto ha un senso e tutto aiuta a creare un senso di decadenza e di inevitabilità di emozioni negative.

Ma ciò che rende imperdibile questa serie tv sono le interpretazioni degli attori.

Benedict Cumberbatch si conferma un attore di prim’ordine, dando vita a un personaggio che dietro al distacco emotivo e all’ironia pungente nasconde una ferita probabilmente impossibile da rimarginare completamente e che fatica a cicatrizzarci. Memorabile la scena in cui, in balia della cocaina, immagina un possibile incontro psicoterapeutico con i propri genitori, cambiando voce e atteggiamento. Hugo Weaving riempie lo schermo con i suoi sguardi crudeli e il suo tono pacato ma allo stesso tempo minaccioso. Leigh dà il meglio di sé soprattutto quando interpreta la madre da anziana. Bravissimo anche il giovane interpreta di Patrick da bambino.

Patrick Melrose

Non è una visione semplice.

Alle volte ci si sente del tutto impotenti di fronte alle immagini che si vedono. In alcuni momenti si prova un vero e proprio peso sullo stomaco che ti segue anche una volta finita la puntata. In diverse occasioni si ha voglia di urlare contro determinati personaggi, di scuoterli, di farli ragionare. Capita di rimanere anche senza parole davanti ai loro atteggiamenti. Questo è il livello di coinvolgimento della serie!

Dopo tanti capolavori, come Black Mirror, Sherlock, Doctor Who, Patrick Melrose conferma la bravura degli inglesi nel creare show adatti alla televisione. Assolutamente da non perdere!

Federica Crisci

Al Teatro di Ostia Antica torna la rassegna il Mito e il Sogno

IL 15 GIUGNO TORNA OSTIA ANTICA FESTIVAL. Ecco il programma della terza edizione della rassegna  Il Mito e il Sogno” al Parco Archeologico di Ostia Antica.

Il 15 giugno torna OSTIA ANTICA FESTIVAL – Il Mito e il Sogno, la terza edizione della rassegna che si svolge al Teatro Romano e presenta ogni anno grandi spettacoli di musica, teatro e danza fra tradizione e innovazione, organizzati dal consorzio di imprese “Antico Teatro Romano” in collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia antica.

“La danza, il canto e la recitazione rendono indimenticabile la visita di una città romana meravigliosa, Ostia Antica, la più grande tra quelle che si sono conservate dopo il declino dell’Impero Romano. Al Teatro si arriva percorrendo l’antica via Ostiense, con la sua pavimentazione originale in blocchi di pietra vulcanica. Si attraversa una vasta necropoli prima di arrivare alla Porta Romana, presidiata dalla gigantesca statua della Vittoria. Prima di arrivare alle strutture del Teatro antico si incontrano ancora alcuni isolati di grandi strutture – magazzini per merci e alimenti posti lungo il Decumano, non lontani dal Tevere sul quale viaggiavano per raggiungere il centro nevralgico dell’Impero” ricorda Mariarosaria Barbera, direttore del parco archeologico di Ostia Antica.

Il Festival al Teatro Romano anche quest’anno, come nelle scorse edizioni, presenta un cartellone davvero prestigioso, ricco di proposte, grazie ai grandi personaggi italiani e internazionali che si alterneranno sul palcoscenico per quasi due mesi di spettacoli.

L’apertura è affidata ad Amii Stewart & Gerardo Di Lella Pop O’rchestra con lo spettacolo Anni 70 – the “Dance Era” che insieme a 22 elementi, (nove fiati, sei cantanti e doppia ritmica) riproporranno l’atmosfera originale dei brani più celebri ed emozionanti come Le Freak degli Chic, Cuba dei Gibson Brothers, Can’t Take My Eyes Off Of You di Gloria Gaynor, The Best Disco in Town dei Ritchie Family , YMCA dei Village People, Mamma Mia e Waterloo degli Abba. Ma non solo: Di Lella e Amii Stewart dedicheranno un imperdibile omaggio, a cinque anni dalla sua scomparsa, a Donna Summer, ‘The Queen of Disco’ con un medley delle sue indimenticabili canzoni.spettacoli a roma - ostia antica

Si prosegue il 24 giugno con JEFF BECK, uno dei chitarristi rock più influenti di sempre e fra i più importanti per l’evoluzione della chitarra moderna che eseguirà i brani del suo leggendario repertorio, in uno show sorprendente.

Il 7 luglio, andrà in scena THE QUEEN ORCHESTRA in “Bohemian Symphony – Concerto per Gruppo Rock, Orchestra e Coro”: le più grandi hit dei Queen interpretate da un ensemble di 50 artisti. per due ore di puro spettacolo in cui musica sinfonica, proiezioni e “live camera show” faranno da cornice a brani indimenticabili come The Show Must Go On, Barcelona, Under Pressure, Somebody to Love e Bohemian Rhapsody.

Il 10 Luglio il dream pop dei CIGARETTES AFTER SEX: la band formata da Greg Gonzalez, Phillip Tubbs, Randy Miller e Jake Tomsky ha pubblicato lo scorso anno l’album d’esordio “Cigarettes After Sex” – anticipato dal singolo “K” che ad oggi ha raggiunto oltre 5 milioni di views su YouTube.

Il 13 e il 14 luglio, due giorni in cui la grande danza sarà la protagonista assoluta con la prima edizione dell’HERITART FESTIVAL che proporrà spettacoli sul tema del Mar Mediterraneo.

il 13 luglio alle ore 21 SHELTERING SEA, la performance di danza contemporanea con le coreografie di Igor Kirov e il Croatian National Theatre Split Ballet ensemble su musiche del Balanescu Quartet e Alva Noto, un viaggio emozionale attraverso persone e culture, con un cast multiculturale di sei ballerini sul palco, per “danzare il mare”, punto centrale di questa ricerca artistica del famoso coreografo macedone, la cui ricca carriera internazionale è stata acclamata con numerosi premi.

Il 14 luglio alle ore 18.30 sarà la volta di MEDITERRANEO SUITE, una performance itinerante con musiche delle culture del Mediterraneo a cura di Daniele Cipriani e Maitre du Ballet  Stefania Di Cosmo. “Mediterraneo Suite” non è un lavoro narrativo ma evocativo: una vera circumnavigazione del Mediterraneo, attraverso la musica delle culture che vi si affacciano e che fanno viaggiare lo spettatore nello spazio e nel tempo in un percorso tra archeologia, musica e danza.

La sera, alle ore 21, MEDITERRANEA, una grande produzione, con le coreografie di Mauro Bigonzetti, nata nel 1993 per il Balletto di Toscana che dopo uno strepitoso successo si rinnova oggi a 25 anni dal suo debutto: la coreografia più rappresentata nel mondo di Bigonzetti, verrà ripresa con 18 danzatori solisti della Daniele Cipriani Entertainment.

Il 19 luglio il grande ritorno del cantante degli Alter Bridge, MYLES KENNEDY, che dopo il SOLD OUT ai Magazzini Generali di Milano dello scorso 4 aprile in un indimenticabile show, torna in Italia per suonare dal vivo i brani acustici del suo primo e nuovo album da solista intitolato “Year Of The Tiger”. In apertura, assieme a Myles Kennedy, Dorian Sorriaux, chitarrista dei Blues Pills, col suo progetto personale.

il 20 luglio l’atteso ritorno a Roma di NINO D’ANGELO con il suo 6.0 European Tour, con cui ha riscosso ovunque l’”overbooking” da nord a sud del Paese e dell’Europa (da Milano a Torino, a Reggio Emilia, Cosenza, Roma, Catania e Palermo; dalla Germania alla Svizzera).

Il 21 luglioCARMINA BURANA – DALLE RADICI DELLA TRADIZIONE A CARL ORFF“, la nuova ed esclusiva produzione firmata MENTI ASSOCIATE, avverrà grazie all’ideazione e direzione musicale di Nando Citarella, Stefano Saletti e Pejman Tadayon del Cafè Lotì che si esibiranno insieme al loro ensemble popolare dividendo il palco con cento elementi tra cantanti, musicisti e coro, diretti dal Giovanni Cernicchiaro, per l’incontro tra la tradizione popolare e la musica colta.

Il 22 luglio e il 25 luglio, in programma due concerti con due musicisti di rilievo assoluto:  DAMIEN RICE, considerato uno dei migliori cantautori internazionali del nostro tempo, farà tappa al Teatro Romano con il suo Wood Water Wind Tour e BURT BACHARACH, uno dei più grandi compositori di ogni tempo, con una personalità da eroe carismatico che gli ha consentito di superare i limiti generazionali scrivendo alcuni fra i più acclamati brani nella storia della musica, che torna in tour in Europa per festeggiare i suoi 90 anni.

Il 24 luglio, la nuova produzione di Fabio Morgan per Progetto Goldstein, FASCISMO MON AMOUR, uno spettacolo teatrale di Leonardo Ferrari Carissimi, tratto dal Miles Gloriosus di Plauto per la prima volta in scena con la Compagnia del Teatro dell’Orologio, una commedia degli equivoci al tempo stesso amena e brillante come il miglior teatro romano, una commedia che dietro le sue vicenduole tiene nascosta, nemmeno troppo bene, una critica violenta nei confronti dell’impero in disfacimento.

Il 26 luglio sarà la volta del grande ritorno di LATTE E I SUOI DERIVATI, in concerto con la storica formazione di sempre: Claudio Greg Gregori e Lillo Petrolo alle voci, Paolo Di Orazio alla batteria e Fabio “The Fabulous” Taddeo alle chitarre, Attilio Di Giovanni alle tastiere e Ingo Schwartz al basso. La scaletta comprenderà brani storici ed imprescindibili (riarrangiati ad usum delphini), canzoni troppo spesso dimenticate (stoltamente dalla band, volutamente dal pubblico) e composizioni nuove di pacca.

Il 28 luglio, dopo il sold out dello scorso anno, tornano i PINK FLOYD LEGEND con “Live At Ostia Antica” con l’esecuzione – oltre ai maggiori “greatest hits” –  dei brani che i Pink Floyd eseguirono dal vivo nel leggendario concerto-evento del 1971 “Live At Pompeii”, con un nuovo ed unico allestimento del palco per riprodurre la suggestione delle atmosfere, dei suoni e delle luci dell’originale.

Ostia Antica Festival – Il Mito e il Sogno si concluderà il 9 settembre con PINTUS@OSTIA ANTICA, uno spettacolo live concepito per la ripresa televisiva, la logica continuazione degli “speciali” legati agli spettacoli teatrali di Angelo Pintus e che segue la traiettoria della sua crescita artistica.

L’esibizione al Teatro romano, unica data estiva del 2018, vedrà la presenza di musicisti e ballerini e sarà registrata da Italia Uno per essere messa in onda la settimana seguente.

La terza edizione di Ostia Antica Festival “Il Mito e il Sogno” è organizzata dal consorzio di imprese Antico Teatro Romano, in collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia antica. L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale, con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e il patrocinio del Municipio X.

La terza edizione di Ostia Antica Festival “Il Mito e il Sogno” è organizzata dal consorzio di imprese Antico Teatro Romano, in collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia antica.

Il progetto nasce e si sviluppa con l’obiettivo di rilanciare la magnifica area archeologica di Ostia e il Parco Archeologico di Ostia antica. Il binomio fra tradizione e innovazione rimane il punto cardine del progetto proposto dal consorzio di imprese Antico Teatro Romano.

TEATRO ROMANO OSTIA ANTICA – PARCO ARCHEOLOGICO

VIALE DEI ROMAGNOLI 717 – 00119 – OSTIA ANTICA – ROMA

 

TEATRO ROMANO / OSTIA ANTICA FESTIVAL 2018 – “IL MITO E IL SOGNO – IIIa EDIZIONE”

PARCO ARCHEOLOGICO – VIALE DEI ROMAGNOLI 717 – 00119 – OSTIA ANTICA – ROMA

INFOLINE : 06-97602968

http://www.ostianticateatro.com

PREVENDITE: ticketone.it – boxofficelazio.it – etes.it – bookingevents.it

UFFICIO STAMPA:  Fabiana Manuelli – stampa@fabianamanuelli.it 

OSTIA ANTICA FESTIVAL. IL MITO E IL SOGNO 2018 – IIIa EDIZIONE

15 GIUGNO 2018 AMII STEWART e GERARDO DI LELLA in Anni 70 – the “Dance Era”

24 GIUGNO 2018 JEFF BECK

7 LUGLIO 2018     THE QUEEN ORCHESTRA in Bohemian Symphony

10 LUGLIO 2018   CIGARETTES AFTER SEX

13 LUGLIO 2018:  HERITART FESTIVAL (Danza) – Sheltering Sea

14 LUGLIO 2018

           ore 18.30HERITART FESTIVAL Mediterraneo Suite

           ore 21:       MEDITERRANEA Il balletto Italiano che ha conquistato il mondo

19 LUGLIO 2018  MYLES KENNEDY + Dorian Sorriaux (Blues Pills)

20 LUGLIO 2018  NINO D’ANGELO 6.0 European Tour

21 LUGLIO 2018  CARMINA BURANA – Dalle radici della tradizione a Carl Orff

22 LUGLIO 2018  DAMIEN RICE  Wood Water Wind Tour

25 LUGLIO 2018  BURT BACHARACH

26 LUGLIO 2018  LATTE E I SUOI DERIVATI

28 LUGLIO 2018  PINK FLOYD LEGEND plays Live At Ostia Antica

8 SETTEMBRE 2018 ANGELO PINTUS in PINTUS@OSTIA ANTICA

 

Björk, concerto annullato causa maltempo. Ecco la nuova data a Roma

We were all really excited, but nature and destiny came in, and I think its all for a reason

Bjork a Roma

Il Just Music Festival e il Teatro dell’Opera di Roma esprimono nuovamente il loro dispiacere per l’annullamento del concerto dell’artista islandese Björk. Le Terme di Caracalla sono un luogo bellissimo e speciale, ma sono anche un sito archeologico coperto da rigidi vincoli della Sovrintendenza e non sarebbe stato possibile, né lo è mai stato in passato, costruire una copertura anti-pioggia per il palco. In ogni caso, come l’artista stessa ha voluto sottolineare quando è uscita sul palco per scusarsi e ringraziare il pubblico, oltre la pioggia in sé, è stato anche il rischio crescente di temporali e fulmini a mettere a repentaglio la sicurezza e l’incolumità del personale tecnico e di scena, oltre che dell’artista stessa.

Non è stata una semplice scelta organizzativa, ma uno stop irremovibile dovuto a cause di forza maggiore, rispetto alle quali i responsabili della sicurezza, congiuntamente al management dell’artista, hanno deciso di sospendere il concerto.

Il concerto di Björk si terrà il prossimo lunedì 30 Luglio a Roma, sempre presso le Terme di Caracalla.

Come già annunciato, i biglietti già acquistati per la data del 13 Giugno – annullata a causa del maltempo – restano validi e potranno essere riutilizzati per la nuova data. Tutti coloro che invece vorranno chiedere il rimborso del biglietto, lo potranno fare – a seconda del metodo di acquisto effettuato – presso le biglietterie del Teatro dell’Opera o attraverso il circuito Ticketone (sia online, sia ricevitorie).

 Info:

justmusicfestival.it
dnfbooking.com
neromagazine.it

 

 

 

 

 

Ecco chi sono i vincitori del Meneghetti International Art Prize (MIAP)

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Meneghetti International Art Prize nella splendida cornice di Lìzori ha accolto i vincitori di questa prima edizione.

Sono stati assegnati i premi del Meneghetti International Art Prize per le sezioni di pittura, scultura, moda e design.

Ciascun vincitore si è aggiudicato la somma di 5.000 euro, la pubblicazione di un catalogo, una mostra dedicata e un periodo di soggiorno a Lìzori, suggestivo borgo umbro fra Assisi e Spoleto.

Sono Paolo Amico, Sophie Muhlmann, Arnd Christian Muller e Lygia de Almeida Marques i quattro artisti vincitori della prima edizione del Meneghetti International Art Prize.

La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 9 giugno presso il borgo di Lìzori. Erano presenti il Presidente della Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti, Pamela Bernabei, il Direttore artistico Ermanno Tedeschi e le autorità locali. Inoltre, presenti i 37 i finalisti, selezionati tra i 341 artisti e provenienti da tutto il mondo. Gli artisti erano stati chiamati ad interpretare il tema

“La funzione del bello nell’arte come elemento essenziale nella vita dell’uomo”.

Vincitore per la sezione pittura è stato Paolo Amico (Italia) con l’opera Riflessioni. La motivazione: “perché l’opera rappresenta una riflessione sulla modalità di fare pittura oggi riconsiderando una visione analogica del mondo. La luce riporta il tema della bellezza dell’arte”.

Ad Arnd Christian Muller (Germania) è andato il premio per la sezione scultura con l’opera Sound Field. Per la giuria “l’opera è una combinazione di martelli unici fatti a mano in una composizione che fa sì che, quando questi sono insieme e sono attivati, si generi un gioco sonoro che si riverbera nell’ambiente acquisendo una spazialità differente. E i martelli rappresentano l’operatività dell’uomo faber e dell’uomo ludicus”.

Il premio per la sezione design è stato assegnato a Lygia de Almeida Marques (Brasile). La sua opera è “Uomo con cappello”. E la motivazione: “Partendo dalle tre linee e un punto, secondo la declinazione classica del pieno e del vuoto costruisce un elemento artistico che illumina il volto della persona che lo indossa”.

Per la sezione moda, è Sophie Muhlmann (Italia) ad essersi aggiudicata la vittoria con “Bello, dichiarazione”. La giuria ha premiato questa creazione per “La semplicità e l’eleganza classica sottolineata dalla scritta ricamata sull’abito si completa con la sensibilità della dichiarazione di Bellezza a margine dell’opera”.

Il premio, istituito nel 2016 dalla Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti, rientra nel programma dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale per la valorizzazione della cultura umanistica.

La finalità di promuovere l’espressione artistica come anelito al bello.

Viene offerta così l’opportunità a tutti gli artisti di favorire questa ispirazione incoraggiando un’educazione all’arte che generi bellezza e che trasmetta valori positivi al fruitore dell’opera artistica.

Alessia Aleo

The Handmaid’s Tale 2×08/2×09, oltre le colonne d’Ercole

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Siamo forse davvero vicini alla tanto attesa e voluta risalita?

No, non parlo del destino di June, come avrete intuito. Ma del nostro destino di spettatori, in snervante attesa che la serie torni al livello del primo anno. Uno spiraglio che non si è aperto con l’ottavo episodio, noioso e a tratti avvilente, forse addirittura il peggiore finora della seconda stagione. Ma naturalmente col nono episodio, la prima volta che The Handmaid’s Tale apre veramente al contatto col mondo esterno a Gilead.

Il contrasto tra ciò che sappiamo, e ciò che vediamo, è potentissimo. Così come la carica emotiva che tutto l’episodio si porta dietro, fino al culmine dell’incontro tra Nick e Luke. Per una serie a fortissima impronta femminile e femminista, è significativo che uno dei momenti più malinconici avvenga tra due uomini, due estranei innamorati della medesima donna, due prigionieri rinchiusi in carceri completamente differenti ma ugualmente soffocanti.

E poi c’è Elisabeth Moss, come sempre, che fa tantissimo con poco. Ha poche scene stavolta, forse è il primo episodio nel quale è quasi una comparsa, ma il suo volto e le sue reazioni emotive riempiono lo schermo e diventano esse stesse la scrittura dei momenti.

Ancora una volta siamo sulle montagne russe con The Handmaid’s Tale.

La seconda stagione vive di picchi e momenti bassissimi. Così come June che alterna fiammate di speranza di fuga a attimi di pura rassegnazione. L’incertezza degli autori insomma, che probabilmente stanno ancora ricalibrando le loro stesse intenzioni.

Lo vediamo anche nella scrittura di personaggi come Lydia e soprattutto Serena, che da mostri si stanno rapidamente, per quanto diversamente, trasformando. La prima è sicura in ciò che fa, ma in lei esce fuori puntata dopo puntata sempre più umanità. La seconda invece si sta aprendo ai dubbi e alla consapevolezza di ciò che ha personalmente contribuito a creare. Trasformazioni sulle quali gli autori devono andare molto cauti, perché è vero che è necessario empatizzare e aprirsi ad un dibattito interiore come spettatori, ma umanizzare troppo autentici aguzzini rischia fortemente di normalizzare l’orrore aberrante che ci propongono.

Qualcosa comunque, inevitabilmente e fortunatamente, si sta muovendo. Vicini al rush finale della seconda stagione, la serie probabilmente sta smettendo di rigirarsi i pollici. Era ora, indubbiamente, adesso è il momento dell’azione. Lo ha capito anche la stessa June.

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Emanuele D’Aniello

Dominio Pubblico: i risultati della V edizione e i propositi per il futuro

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Si è appena conclusa la quinta edizione del Festival Dominio Pubblico_La Città agli Under 25, che ha confermato un elevato interesse da parte della città di Roma.

Più di 4.000 spettatori hanno seguito gli oltre 50 eventi in programma dal 29 maggio al 6 giugno 2018 negli spazi del Teatro India e nel foyer del Teatro Valle, grazie alla rinnovata collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e al Comune di Roma che ha inserito l’iniziativa nella programmazione Estate Romana 2018, con il patrocinio del Municipio Roma XI – Arvalia Portuense.

Una programmazione multidisciplinare che per 9 giorni ha accolto 18 spettacoli teatrali nazionali e internazionali in diversi formati: itineranti, multidisciplinari, partecipati, people specific che hanno coinvolto spesso il pubblico, mettendolo in relazione con ciò che accadeva sulla scena. È il caso di Oliver Twisted della Scuola del Teatro dell’Orologio, che ha fatto attraversare gli spazi del teatro India ad un pubblico di oltre 100 spettatori, o del format people specific di Eleonora Pippo, Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, che ha messo a confronto una compagnia “temporanea” composta da 12 adolescenti con un pubblico interattivo che ha partecipato in prima persona allo spettacolo.

Tante le collaborazioni di rilievo nazionale e internazionale come il debutto romano de Il giardino dei Ciliegi di Kepler 452 insieme a Lodo Guenzi, frontman del gruppo pop Lo Stato Sociale, prodotto dalla Fondazione Emilia Romagna Teatri e che verrà riprogrammato all’interno della stagione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale.

E ancora lo spettacolo Gilgamesh presentato dagli studenti attori della Middlesex University di Londra, primo passo di una collaborazione internazionale che  svilupperà un progetto triennale in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e il Dipartimento di Storia dell’Arte e dello Spettacolo dell’Università La Sapienza.

Oltre agli spettacoli teatrali moltissimi gli eventi gratuiti a cui il pubblico numeroso ha partecipato con curiosità ed entusiasmo: la proiezione di cortometraggi selezionati con la complicità del Sapienza Short Film Fest; la danza che ha avuto anche ospiti eccellenti come la giovanissima coreografa italo-nipponica Masako Matsushita. Poi ancora le diverse mostre di arte visiva e installativa esposte nei foyer dei teatri India e Valle, due delle quali realizzate in collaborazione con il Teatro del Lido di Ostia e Zalib – I Ragazzi di via della Gatta. Un ciclo di meeting, incontri e conferenze aperti al pubblico di ogni età che hanno favorito lo scambio di buone pratiche con le molte realtà messe in rete dal progetto.

dominio pubblico

Per concludere, oltre all’ottimo riscontro di pubblico e di stampa e il consolidato rapporto con gli spettatori della città, risulta evidente anche il grande interesse da parte di operatori nazionali nei confronti di una generazione di artisti, autori, interpreti e registi al di sotto dei 25 anni di età, dimostrata dalle molte richieste di programmazione nate dalla rete creata da Dominio Pubblico.

In primis la scelta di Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, di assegnare  un riconoscimento allo spettacolo Sempre Domenica della Compagnia Controcanto, “che, essendo lo spettacolo del festival che ha ottenuto il maggior successo di pubblico e di critica, ha adottato un linguaggio teatrale capace di parlare delle insoddisfazioni provocate nei giovani dal lavoro precario, toccando le corde dell’ironia e dell’emotività”.

Lo spettacolo, già vincitore del Premio In Box 2017, verrà inserito nella prossima Stagione del Teatro India dal 21 al 24 febbraio come Premio Miglior Spettacolo Dominio Pubblico.

Il Festival Outis-Trame d’autore di Milano ha scelto di programmare lo spettacolo Aplod della compagnia Fartagnan Teatro dal 14 al 23 settembre 2018 al Piccolo Teatro di Milano – Sala Grassi. Ecco le motivazioni espresse dalla direzione artistica curata da Michele Panella: “Fartagnan Teatro con Aplod ha voluto indagare le dinamiche di una società distopica che, con le sue regole, riesce a stravolgere i valori etici e le sane relazioni tra le persone. Un testo ben strutturato, gremito di ironia dove il ritmo serrato esalta il lavoro registico e attoriale facendoci scoprire un vibrante collettivo caratterizzato da una grande intesa e sintonia”.

Lo Small Season Festival for young professionals of all arts di Sofia (Bulgaria) ha selezionato lo spettacolo Victor della compagnia Dispensa Barzotti, che verrà programmato tra il 25 giugno e il 5 luglio. Queste le motivazioni espresse dalla direzione artistica: “It’s a very poetic and elegant play. It has no speech and is therefore understable by any kind of audience. The play has a very good international vocation”. Una simile opportunità verrà data anche ad altri artisti del festival. Selezioneranno infatti un titolo dal progetto Dominio Pubblico le direzioni artistiche di altri importanti partner nazionali e internazionali: In Scena! Italian Theatre Fetsival (NY), Middlesex University (London).

Dominio Pubblico_la città agli Under 25 si conferma così non solo come una delle più importanti vetrine per giovani artisti, ma come un vero e proprio trampolino di lancio nazionale e internazionale per compagnie provenienti da tutta Italia. Per questo motivo il direttore Antonio Calbi, nella conferenza stampa del 7 giugno, ha confermato ufficialmente la collaborazione tra il festival e il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, che ne ospiterà anche la sesta edizione prevista a giugno del 2019.

Il percorso di Dominio Pubblico continua a crescere e non ha intenzione di fermarsi, nella piena consapevolezza di avere acquisito un ruolo sempre più decisivo nella formazione dei futuri spettatori, operatori e artisti, quelli che, con orgoglio, abbiamo definito la Generazione M. M di Millennials, ma che di Militante, Multidisciplinare e, soprattutto, Mutante.

L’ultimo libro di una vera dark lady: gli “Uomini senza” di Alda Teodorani

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Alda Teodorani pubblica il suo ultimo romanzo Uomini senza con Fahrenheit 451 ed è subito un libro cult. Tirare le somme nella vita sentimentale di una donna è sempre un’operazione rovinosa. Ma la Teodorani ha una tempra forgiata dal viaggio negli abissi, e sa sfuggire all’editing morale della propria coscienza.

Dai tempi di Donne che amano troppo di Robin Norwood che non provavo quel senso di assoluzione sociologica nei confronti  della sessualità femminile. Ci sono testi che scuotono la coscienza e scavalcano le convenzioni, e non interessa se attingono dalla propria esperienza personale o sono un manifesto delle proprie convinzioni.

Pensiamo alle ultime vicende di Hollywood sullo star system: hanno scatenato una polemica feroce ed è avvenuta una separazione netta tra le donne. Alcune schierate per il riconoscimento degli abusi, compiuti sotto forma di pressioni sessuali, e quelle che si arroccano sulla presunzione di colpevolezza sotto forma di consezienza.

Il libro della Teodorani Uomini senza sviscera la verità intima nascosta nelle scelte delle donne che non avvengono mai lungo percorsi lineari, ma scaturiscono da bisogni occultati dalla cultura patriarcale. L’autrice è coraggiosa e feroce nella lettura della sua storia intima, una storia che percorre diversi momenti storicamente diversi.

La matrice comune è forte e denuncia uno stato di fatto incontrovertibile: l’uomo non si sublima sessualmente neanche quando si pone in situazioni off rispetto alle pratiche borghesi. La donna non sa individuare i suoi reali bisogni, plasmandoli a quelli del partner.

La dipendenza psicologica è lo stupro più grave compiuto nei confronti delle donna, ed è ancor più grave perchè viene commesso nel proprio gruppo affettivo e legittimato attraverso una linea matriarcale.

Cinque sono gli uomini verso i quali Alda Teodorani rivolge il processo sommario, un numero che diventa esponenziale perchè calcolato all’infinito delle probabilità umane nella vita di una donna. Perchè qualche barlume di autocoscienza venga a galla c’è bisogno di una forte epurazione e l’autrice si riappropria della propria umanità distruggendo in qualche modo l’umanità dell’altro, ridotto a un numero.

Dura come soluzione ma necessaria perchè occorre un processo riduzionistico crudele per individuare le caratteristiche comuni che si ripetono negli incontri di vita.

Ci vuole la scrittura della Teodorani, raffinatamente pulp e lucidamente contemporanea per abbracciare in un contesto limitato come quello di un’opera letteraria le delusioni e l’amarezza che una donna raccoglie alla fine della giornata, quando decide di fare il conto degli aguzzini incontrati nella vita.

Sicuramente questo libro della Teodorani rappresenta il principio e la fine della sua produzione letteraria: il punto zero da cui partire o naufragare nella scoperta di un’autrice intensissima alla quale, come donna, sento di dovere molto per la sua testimonianza letteraria.

E nessuno, leggendolo, potrà sentirsi fuori dal coro. Dire no è ancora un grande limite.

Alda Teodorani è una scrittrice, traduttrice e poetessa italiana. Ha spaziato tra vari generi letterari tra cui l’horror, il giallo, l’erotico e il Noir, spesso contaminando tra loro i vari generi.

uomini senza

Dario Argento ha detto di lei: “I racconti di Alda Teodorani somigliano ai miei incubi più profondi”. All’attività di scrittrice affianca quella di traduttrice. Fin dai suoi esordi, nel 1990, ha determinato la sua vena “splatter” scrivendo sceneggiature di fumetti, ha pubblicato racconti in antologie, quotidiani e riviste. Insegna scrittura creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Roma.

Uomini senza di Alda Teodorani

Edizioni Fahrenheit
Pagine: 100
ISBN: 978-88-99791-08-7

Antonella Rizzo

A Quiet Passion, Emily Dickinson non deve morire

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A pensarci bene, se la conoscete, la vita di Emily Dickinson è una delle meno cinematografiche in assoluto.

Il biopic

E onestamente A Quiet Passion, il biopic sulla grande poetessa americana, di cinematografico ha davvero pochissimo. Questa scelta è un boomerang, naturalmente. Da un lato è la più azzeccata, per trasmettere il malessere e quel senso di chiusura in cui Emily Dickinson scelte di autorelegarsi. Dall’altro lato è un flagello per lo spettatore, che si trova di fronte un cinema ormai appartenente a ere preistoriche.

Il cinema del regista Terence Davies, comunque, non è fatto per un ritmo serrato. Qualunque sia il soggetto, l’ambientazione, il protagonista, la finalità, questo è ciò che riesce meglio all’autore inglese. Un cinema fatto di momenti rarefatti e mood, serenità e naturalezza. Probabilmente è l’approccio migliore per raccontare il mondo ipocrita e vetusto nel quale Emily Dickinson è cresciuta, uno stile registico che quindi si fa esegesi di usi e costumi di un’epoca intera.

Indubbiamente A Quiet Passion sta in piedi così, coerente con la propria forma e sostanza, permettendosi qua e là iniezioni di umorismo perfettamente in linea con lo spirito della poetessa protagonista del racconto. Il problema, semmai, è l’incapacità, o forse la volontà, di non evolversi durante le due ore. Un film che sceglie di rimanere seduto, chiuso in sé stesso, trincerato nella propria bellezza estetica.

Un film anticinematografico

Esattamente come Emily Dickinson scelse, negli ultimi anni di vita, di iniziare una autentica clausura, il film si richiude a riccio nella propria natura anticinematografica.

Lungo tutta la seconda parte Davies sostituisce gli umori con estenuanti dialoghi, l’atmosfera con sentimenti melodrammatici. Sarà pure una scelta voluta per specchiarsi nel tramonto personale della protagonista, probabilmente. Ma è anche una scelta che, forse, non capisce fino in fondo Emily Dickinson, una poetessa di rottura per la sua epoca il cui indomito spirito ribelle e anticonvenzionale avrebbe meritato, appunto, un film ribelle e anticonvenzionale. Alla fine, Terence Davies invece ci offre un biopic classico, ma che più classico non si può, come da decenni il cinema di qualità non vede più.

Sembra allora un esperimento A Quiet Passion, un esperimento che fallisce laddove prova a nascere. L’aderenza parossistica al percorso della protagonista finisce per soffocare ancora di più la sua eredità. L’isolamento non è più quello della Dickinson, ma quello di un film che, pensando di capire la sua protagonista, finisce per alienare il linguaggio cinematografico. Emily Dickinson era una ribelle avanti nel suo tempo, A Quiet Passion un film congelato nel passato: a voi l’ardua sentenza.

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Emanuele D’Aniello

Il Gladiatore riecheggia nell’eternità del Circo Massimo

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Al mio segnale scatenate l’inferno.

Chi non ha mai sentito questa frase almeno una volta della vita? Portatore sano di tale minaccioso monito era un aitante Russell Crowe nei panni di Massimo Decimo Meridio, generale di Marco Aurelio.

Il film colossal era ovviamente Il Gladiatore, firmato dal genio di Ridley Scott ben 18 anni fa. Dodici candidature all’Oscar, cinque statuette portate a casa.

La Capitale quest’anno ha avuto l’onore di accogliere la proiezione del film su schermo gigante l’8 e il 9 giugno nei suggestivi spazi del Circo Massimo. Sotto lo schermo ben 200 musicisti e coristi dell’Orchestra Italiana del Cinema hanno suonato per tutta la durata del film diretti dal maestro Justin Freer, con la partecipazione di Lisa Gerrard, interprete originale della colonna sonora composta da Hans Zimmer. Presentatore d’eccezione sul palco lo stesso Russell Crowe che ricorda:

“Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità!”

E riecheggiano nell’eternità queste serate in cui la storia romana viene raccontata nei luoghi in cui è davvero avvenuta.

Tre ore di musica e parole per ripercorrere le peripezie di un uomo impavido, tradito e privato di ogni affetto solo per invidia e giochi di potere. Dopo vent’anni la storia di Massimo ancora fa vibrare il pubblico, che durante lo spettacolo riprendeva col cellulare le scene storiche del film. L’Orchestra italiana del Cinema, che avevamo già apprezzato per i fenomenali cine-concerti con i due primi capitoli della saga di J. K. Rowling – Harry Potter e la pietra filosofale nel 2016 e Harry Potter e la camera dei segreti nel 2017, può meritare solo critiche positive. Unica nota dolente quella tecnologica visto che lo schermo e l’audio del film non erano proprio in condizioni ottimali.

L’esperienza, comunque, è degna di essere vissuta e raccontata. È il cuore di Roma che pulsa sotto lo stesso cielo stellato che guardò con vanto i grandi imperatori del passato. Lo stesso cielo che ancora oggi veglia su di noi, affamati di antiche vittorie e valori, quelli che non sembrano morire mai, nemmeno nella funesta arena dei gladiatori.

Alessia Pizzi

Pino Daniele, pubblicata la raccolta Le corde dell’anima

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Disponibile sul mercato da venerdì 8 giugno, Le corde dell’anima Studio & Live è la diciottesima raccolta dedicata a Pino Daniele.

Il cofanetto dedicato a Pino Daniele contiene quattro cd e 40 pagine contenenti musica, fotografie di Luciano Viti e racconti scritti da John Vignola.

A poche settimane dall’uscita del suo ultimo singolo postumo dal titolo “Resta quel che resta” e a pochi giorni dalla sua pessima celebrazione andata in onda su RaiUno, chi vorrà potrà acquistare la raccolta pubblicata sul musicista partenopeo Le corde dell’anima Studio & Live.

Mi appello alle parole dell’ultimo singolo di Pino Daniele per descrivere lo stato d’animo di noi fan  “Sarà che in questo tempo che passa mi accorgo che mi manchi”.

Sono tre anni e mezzo che questa gigante della musica non c’è più. Questo genio umile. Quest’uomo in blues. Ha fatto la storia della musica. Ha cantato le fatiche di una Napoli che si doveva rialzare, ma anche la sua immensa bellezza. Ha raccontato i sentimenti universali dell’uomo, ma anche i suoi privati. Ha attraversato i generi musicali andando dal blues al rock, dal pop fino a scoprire lirica. Tutti questi attraversamenti li ha fatti senza mai smettere di regalare e provare emozioni e sentimenti.

Forse Le corde dell’anima Studio & Live (contenente ben 74 tracce!) non è il modo migliore per celebrare la grandezza di Pino Daniele. Innanzi tutto perché, come detto, è la raccolta numero 18 dedicata alle sue canzoni. Il che la potrebbe far passare come “una delle tante”.

Scorrendo la tracklist de Le corde dell’anima Studio & Live salta all’occhio la doppia presenza di Napul’è, di I say i’ sto ccà, di A me me piace ‘o blues, di Lazzari felici. E ancora le due versioni di Resta… Resta cu’ mme , Quanno chiove, Chi tene ‘o mare, Je so’ pazzo, Alleria e Terra mia. Dieci brani che si ripetono due volte. Sono proposte in versioni differenti come live, duetti e versioni in studio, ma sono pur sempre dieci canzoni che si ripetono e che potevano lasciare il posto ad altre. Permettendo così al grande pubblico delle raccolte di conoscere altri, “nuovi” pezzi di Pino Daniele.

Un modo, a mio avviso, approssimativo per avvicinarsi a un autore.

Per capire a fondo la poesia di un cantautore bisognerebbe partire dall’ascolto dei primi dischi, conoscerne la storia, i musicisti che vi hanno suonato… Solo così si possono scoprire il lavoro e le evoluzioni musicali di un musicista. Non ci si può affidare a una dispensa come Le corde dell’anima Studio & Live.

Pino Daniele, Le corde dell'anima
Pino Daniele, Le corde dell’anima

Quello che mi sconcerta di più è l’assenza di una piccola perla: ‘O ssaje comme fa ‘o core, scritta dal suo grande amico Massimo Troisi e magistralmente musicata e interpretata da Pino Daniele.

Pino e Massimo erano un’anima sola e chi ha dato forma a Le corde dell’anima Studio & Live se n’è dimenticato. Due anime belle accomunate da un cuore grande ma fragile.

Con l’augurio che oggi stiano di nuovo insieme in un “paradiso che forse esiste” dove non manca una chitarra.

https://www.youtube.com/watch?v=JYy11vJdobc

Francesca Blasi

“In che luce cadranno” i pensieri del poeta Gabriele Galloni

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Chi può concepire la morte come un valore estetico, immaginare la luce divergente dell’atterraggio se non un poeta come Gabriele Galloni?

Ho già recensito Slittamenti, la prima silloge del giovane poeta che ho apprezzato dagli esordi e leggo adesso In che luce cadranno pubblicato da RP edizioni, una giovane ma ambiziosa casa editrice che si occupa di poesia di qualità.

L’evoluzione di Galloni poeta segue il percorso definitamente tracciato dall’inizio; una scrittura riconoscibilissima tra prodotti di grande omologazione sfornati da scuole di scrittura e conversioni artistiche del’ultima ora.

Perchè la Poesia, in Italia, si scrive ancora e vengono pubblicati una miriade di versi sotto l’egida di un riscatto interiore che va ad affollare speranze, un sottobosco letterario sospinto talvolta da ambizioni puramente personali. Ma la Poesia è un’altra cosa, e verrebbe riconosciuta anche da un perfetto analfabeta.

La Poesia irretisce, stravolge i sistemi, crea connessioni tra i sensi. Gabriele Galloni porta in sé tutta l’inquietudine, il disincanto, la veggenza lucida della realtà metafisica e della ragione arcana dell’insondabile.

Non mi stupisce affatto che il suo libro sia dedicato alla morte, e al dialogo interiore con i trapassati che incarnano le debolezze e la crudeltà dei limiti terreni. Quello della morte è un culto arcaico che al giorno d’oggi viene allontanato dalla coscienza, in una società anestetica, formalmente corretta, che usa termini come “scomparso”, “venuto a mancare”. Termini usati per allontanare un evento sacrale dell’esistenza, un diritto a non rimanere per sempre vincolato dalla corporeità.

Gabriele Galloni ha un senso della provocazione sperimentale, empirica, che si consolida in questa ultima opera fugando il dubbio del giovanilismo trasgressivo che spesso si accompagna a una dimestichezza linguistica eccellente.

poeti contemporanei italiani

Sono visioni reali, quelle dei morti, che rispondono alle domande morbose dei vivi. Essi cercano il destino della luce, la sostanza shakeaspeariana dei sogni. Per questo il rapporto del poeta con la morte è estetica; è proprio l’esperienza della paradossalità e dell’assurdo che permette l’insorgenza di profondi sentimenti positivi, e non il contrario.

Perciò la Poesia di Galloni possiede la facoltà catartica di esorcizzare il male e l’ignoto pur stringendo una grande confidenza con la zona d’ombra dell’animo umano. Possiede il dono della sintesi divinatoria, il rituale cabalistico degli iniziati, ma segue una direzione personalissima e tenace. La parola è trattenuta al punto giusto, semza ombra di artificio.

Per gli amanti della poesia contemporanea, un libro elegante da assaporare con lentezza.

Gabriele Galloni è nato a Roma nel giugno del 1995. Esordisce nel 2017 con la silloge poetica Slittamenti, edita da Alter Ego – Augh! Studia Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza di Roma.

In che luce cadranno di Gabriele Galloni
Editore: RP Libri
Collana: L’anello di Möbius
Anno edizione: 2018
EAN: 9788885781030
Antonella Rizzo

Kraftwerk in Puglia per l’unica data italiana a Taranto

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I Kraftwerk, padri della musica elettronica mondiale, si sono esibiti lo scorso 7 giugno, in esclusiva italiana, al Medimex 2018 a Taranto.

Indossati gli occhiali polarizzati ci siamo immersi nello spettacolo in 3D e nel concert film dei Kraftwerk, davvero coinvolgente ed emozionante!

I brani tratti dagli album Autobahn, Radio-Activity, Trans Europe Express, The Man-Machine, Computer World, Techno Pop, The Mix e Tour De France hanno scaldato il pubblico della “città dei due mari”.

Il concerto è iniziato alle 22.30 ed è finito un’ora e mezza dopo come da programma.

I Kraftwerk hanno portato il pubblico italiano “altrove” in una sorta di cortocircuito spaziotemporale, facendolo viaggiare nel ciberspazio, poi a bordo di una navicella spaziale, e ancora sulle autostrade tedesche, poi nei siti nucleari, sulle strade francesi ed infine nel vortice infinito della musica.

Uno spettacolo da osservare bene, quasi ipnotizzati, ma anche da ballare sui coinvolgenti ritmi elettronici e techno-pop.

Sul led wall del concerto, durante il brano Radio-Activity passavano le scritte Černobyl, Sellafield, Harrisburg, Fukushima (tutti siti nucleari ndr.). Per me è stato quasi inevitabile associare il pensiero dei disastri nucleari a quello ambientale perpetrato a Taranto.

I Kraftwerk hanno, sin dagli anni ’80, esaltato tutto ciò che fosse progresso tecnologico e le nuove possibilità espressive della musica. Ma oggi, alla luce dei fatti accaduti in seguito, in un momento di gioia e coinvolgimento è stato impossibile non fermarsi a riflettere sul contesto in cui si è svolto lo spettacolo e sui limiti della tecnologia.

Meravigliosa città di mare Taranto, luogo simbolico dei danni che l’industrializzazione estrema può portare.

Con le sue ciminiere fumanti, la polvere rossa che colora e contamina tutto, deturpata dalle politiche scellerate e dagli scarsi controlli, merita, invece, di essere bonificata, di tornare alla vita, di essere ricordata, per il suo splendido mare, il meraviglioso centro storico, la compostezza e la grazia dei suoi abitanti, i miei conterranei, i pugliesi, che hanno pagato e stanno pagando un prezzo troppo caro per il progresso.

Taranto non si fa fermare, non desiste, punta sulla cultura e sul turismo, guarda al 2020 e al progetto dello spazioporto! Non a caso i Kraftwerk (che adattano i loro spettacoli ai luoghi in cui si esibiscono) hanno mostrato una navicella spaziale che ha sorvolato città.

I maestri tedeschi stupiscono sempre, stupiscono ancora, mixano con maestria atmosfere degli anni ’80, contemporaneità e futurismo.

Un plauso speciale, permettetemi di dirlo, va anche all’organizzazione impeccabile del Medimex, che ha reso questa esperienza davvero piacevole e speciale.

Silvia Bilenchi

I Chaosm conquistano YouTube con il loro primo singolo Dreamer

Oltre 20 mila visualizzazioni per il video progressive power metal della band emergente romana.

Dreamer, il sognatore, questo il titolo del primo accattivante singolo dei Chaosm, band emergente formata da Federico Palucci (chitarra), Dario Bernardini (batteria), Alessandro Pansieri (basso), Dario Palazzolo (tastiere) e Alessio Manca (voce).

Il singolo, come potranno facilmente percepire gli ascoltatori, è fortemente influenzato dal progressive e dal power metal classico, ricordando a tratti lo stile di pionieri come Dream TheaterSymphony X. In aggiunta ai riferimenti agli illustri modelli, i Chaosm propongono al pubblico una linea vocale accattivante e variegata, oltre a continui accenni di musica elettronica.

Forse è proprio questo il segreto di Dreamer, che con la sua carica ha ottenuto moltissime approvazioni su YouTube, arrivando a raggiungere oltre 20 mila visualizzazioni. Il videoclip, girato in un casale abbandonato, è semplice ed efficace, focalizzandosi esclusivamente sulle performance della band.

Il messaggio della canzone è molto chiaro: carpe diem, cogli l’attimo per realizzare i tuoi sogni, senza pensarci troppo su.

In una società dove la mania del controllo è ormai pane quotidiano, Dreamer è un invito a non dimenticare la nostra vera essenza, quella forza che deve continuare a spingerci verso i nostri sogni, anche quelli che sembrano più impossibili.

Un brano d’impatto, ascoltabile e cantabile. L’accordo perfetto tra tecnicismi e musicalità. Linee vocali efficaci e cura quasi maniacale per gli arrangiamenti rendono Dreamer un ottimo biglietto da visita per questa band romana ricca di sogni da realizzare.

Biografia

Nell’aprile 2013 Federico Palucci (chitarra) risponde ad un annuncio pubblicato da Dario Bernardini (batteria) e Alessandro Pansieri (basso), già compagni musicisti di lunga data, entrando a far parte degli “Inside of DB”, progetto progressive-fusion d’ispirazione Planet X. Insieme a Dario Palazzolo (tastiere) incidono un demo, per poi cambiare rotta. Con l’arrivo di Alessio Manca (voce) completano la formazione: nascono i “Chaosm” – dall’unione delle parole “chaos” (caos) e “chasm” (abisso). Dopo una fitta fase di scrittura e registrazione di nuovi brani di stampo power metal con influenze progressive, rigorosamente autoprodotti, nel luglio 2017 registrano il videoclip per il primo singolo, Dreamer. Recentemente si è parlato molto di loro alla Fiera Internazionale della Musica di Milano (2018).

Chiamami Col Tuo Nome arriva finalmente in dvd e blu-ray

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Dal 6 giugno è finalmente arrivato nei negozi, in dvd e blu-ray naturalmente, l’home video di Chiamami col tuo nome.

Cosa aggiungere a quanto già detto mesi fa nella nostra recensione? Beh, intanto che nel frattempo ha vinto un premio Oscar, alla sceneggiatura non originale. Un premio che è valso il primo Oscar in carriera a quella leggenda di James Ivory. Poi, diciamo che il film è ancora il capolavoro che ricordiamo tutti nella nostra mente. Mantiene intatta tutta la sua eleganza e sensualità, tutta la sua dolcezza e erotismo, che ne fa uno dei racconti intimi più potenti sul primo amore. Un vero apice per il cinema LGBT, e non solo.

La magia di Luca Guadagnino, la carica emotiva dell’interpretazione di Timothée Chalamet, tutto è intatto nella perfetta edizione dvd che ci ha gentilmente concesso la Universal Italia. In questa versione i fans avranno la possibilità di gustarsi imperdibili contenuti extra.

Per prima cosa troverete “Istantanee dell’Italia: la realizzazione di Chiamami col tuo nome”, un viaggio nel dietro le quinte della realizzazione del film, accompagnati dalle parole del regista e del cast. Più interessante è ancora una conversazione a quattro con Michael Stuhlbarg, Armie Hammer, Timothée Chalamet, Luca Guadagnino, registrata durante la promozione del circuito festivaliero lo scorso autunno. Poi vari trailer, perché quelli non possono mai mancare. Infine, anche la possibile di vedere il videoclip musicale ufficiale di “Mystery of Love”, la canzone di Sufjan Stevens che ha ottenuto una nomination all’Oscar nella sua categoria.

Volete immergervi nuovamente in quell’estate del Nord Italia negli anni ’80? Chiamami col tuo nome è disponibile in tutti i negozi di home video in dvd e blu-ray, finalmente. In più una edizione speciale in blu-ray contenente il cd con la colonna sonora originale completa.

chiamami col tuo nome home video

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Emanuele D’Aniello

L’inno all’amicizia del giovane cantautore Simone Frulio

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Il 22 maggio è uscito “Battito di mano” il nuovo singolo del giovane cantautore Simone Frulio.

Classe ’97, l’artista ha all’attivo tre edizioni di “Io Canto” e un tour di due anni con gli altri ragazzi della trasmissione. Nel 2013 partecipa a X-Factor come membro dei Freeboys, gruppo con il quale produrrà un album prima dello scioglimento da cui ripartirà con la sua carriera da solista! Pubblica anche un libro intitolato “poesie di un bambino”, distribuito da Feltrinelli. Si tratta di una raccolta di poesie create da Simone Frulio all’età di 7 anni.

Battito di mano è il singolo con cui si rilancia dopo anni di assenza.

Almeno dalla musica, visto che l’artista si è dedicato appunto alla scrittura. Un brano semplice e immediato che nelle atmosfere rimanda a brani come “Hold My Hand” di Michael Jackson feat. Akon, oppure a cantanti come R. Kelly. Dunque influenze d’oltre oceano almeno nelle sonorità. Un pianoforte che scandisce poche note, ripetute nella strofa e che fanno da tappeto al rap di Simone Frulio questo sì, in italiano e pieno stile nostrano.

Rime baciate per tutti i gusti.

Un ritornello orecchiabile dal sapore amaro. Tutto il brano è immerso in un’atmosfera malinconica, a sottolineare la distanza tra due persone che però, se unite da una vera amicizia, possono ritrovarsi in un “battito di mano”.
(mia riflessione personale ironica…ma su che batte ‘sta mano?)

Per la canzone è stato girato un video che potete vedere qui:

 

Un brano che rispolverà sonorità di qualche anno fa e che sembra andare in controtendenza con l’ivasione di Indie di cui è vittima il nostro paese.

Il termine vittima sia interpretato come meglio si crede, il masochismo è una realtà. Di certo i fan di Simone Frulio apprezzeranno il suo ritorno che speriamo possa essere il primo passo all’interno di una nuova serie di lavori musicali.

Emiliano Gambelli

Il salone del libro e dell’editoria a Napoli: parola chiave Back Home

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Napoli è un capoluogo ricco di storia, arte e buon cibo. Un luogo impossibile da dimenticare. I “vicoli” racchiudono il patrimonio folcloristico di generazioni e generazioni. Usi e costumi unici nel loro genere arricchiscono la cultura partenopea. Il calore dei cittadini ha il sapore di casa e magicamente si scivola in una dimensione nuova: chiassosa ma calorosa, pomposa a volta grottesca ma di cui inevitabilmente ci si innamora.

Ed è proprio passeggiando tra queste stradine, in un caldo venerdì pomeriggio tra schiamazzi, il profumo di pizza e l’aroma del caffè, che noi di CulturaMente abbiamo visitato la I° edizione del “Salone del libro e dell’editoria”. Un evento organizzato dal Comitato Liber@Arte, di cui fanno parte esperti del settore: Alessandro Polidoro (Presidente del Comitato), Rosario Bianco e Diego Guida.

L’evento è arrivato dopo un pit-stop lungo ben nove anni. L’ultima Kermesse legata all’editoria risale a “Galassia Gutenberg”. Da allora il silenzio totale.

Questo grande ritorno, evocato dalla parola chiave dell’evento “back home”, risponde ad un’esigenza avvertita soprattutto a fronte di dati che rilevano la scarsa attenzione che si registra in Campania per la lettura.  Di fatti è la regione con il minor numero di lettori.

L’evento si è svolto nella splendida cornice del complesso monumentale di San Domenico Maggiore dal 24 al 27 maggio. Oltre 110 stand con i quali gli editori hanno contribuito a rendere speciale la kermesse al suo debutto.

Un calendario ricco di eventi – circa 300 – tra autori nazionali e internazionali, eventi culturali e numerosi workshop.  Non è mancata una consistente partecipazione di personalità di spicco: Michele Ainis, Franco Arminio, Alessandro Barbano, Marco Boato, Fortunato Cerlino, Claudio Cerasa, Cristina Comencini, Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva, Chiara Francini, Anna Marchitelli, Claudio Martelli, Gianni Molinari, Silvio Muccino. Non sono mancati ospiti internazionali – Friedrich Ani, Ali Bader, Simone Buchholz, Michael Frank – né comici della nuova generazione come i The Jackal o Gigi e Ross.

Particolare attenzione è stata rivolta anche ai bambini con gadget, foto con il pupazzo Greg e tanti laboratori ad hoc.

 

Insomma a conti fatti l’evento è stato un successo anche se le polemiche non sono mancate. Tra ospiti di rilievo e momenti di svago per piccoli e grandi l’organizzazione ha tutte le potenzialità per essere riproposta il prossimo anno. Vedremo se effettivamente questo sia l’inizio di una rieducazione alla lettura e se potremmo assistere alle successive edizioni.

Angela Patalano

Tesine per la maturità: qualche idea per essere originali

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Giugno è il mese in cui finisce la scuola.

In questi giorni, molti studenti parlano già di vacanze. Dopo l’ultima ondata di interrogazione e compiti – alcuni sadicamente ricercati con la speranza di recuperare -, è il momento del riposo del guerriero. Ma non per tutti è così.

Non dimentichiamoci dei maturandi!

Altro che fine, per loro il vero lavoro inizia adesso. E come se non bastasse preoccuparsi del tema, della versione, del problema matematico o delle lingue straniere, bisogna anche scegliere un argomento per la tesina. Una scelta non semplice visto che uno dei requisiti principali è l’originalità. Le commissioni d’esame non vogliono più sentir parlare di sogno, doppio, anima e via discorrendo. Peccato, però, che i programmi delle materie siano sempre quelli. Da qui il dilemma degli studenti: come fare una tesina interessante per la maturità?

Comprendendo l’ansia da scelta dell’argomento, noi Spacciatori di Cultura abbiamo deciso di venire in soccorso degli studenti in crisi! Abbiamo pensato di suggerirvi ben 6 argomenti tesina, riprendendo le nostre mappe concettuali. Insomma sì, oltre alla cultura, spacciamo anche tesine!

Leggete, scegliete e dite addio alla mappa sulla prima guerra mondiale!

Prima proposta: L’esilio.

Per il suo esame, Alessia ha scelto l’argomento dell’esilio. Questa parola basta a evocare le figure di Foscolo, di Dante, di Ovidio e di Joyce che si allontanò per scelta dalla sua patria. Chi studia greco, può parlare della Medea di Euripide, la donna che per amore si è condannata a vivere da esule in terra straniera, ma anche del De esilio di Plutarco. Non dimentichiamo la Consolatio ad Helvetiam Matrem di Seneca. E per arte, perché non presentare la Decollazione del Battista di Caravaggio?

idee tesine maturità

Seconda proposta: La follia.

Ecco il consiglio di Francesco: “Ricordo bene la mia maturità: ricordo l’ansia dei giorni prima e il senso di assoluta libertà di quelli successivi. Al mio liceo linguistico decisero quell’anno che in tesina si dovevano portare 5 materie, di cui 3 dovevano essere le materie d’indirizzo, quindi le lingue. In un periodo in cui concreto e astratto si confondono, per via dell’agitazione e dall’età, quale argomento migliore da approfondire in tesina se non la follia?

Cominciai con filosofia con il saggio Michel Foucault Storia della follia nell’età classica, analizzando un estratto della prima parte. Ho poi collegato un brano tratto da Le serve di Genet per francese (monologo finale di Solange); il monologo finale di Enrico IV di Pirandello per italiano; un brano tratto da La famiglia di Pascual Duarte  di Cela per spagnolo (brano de ‘la perrilla’); concludendo con la morte di Septimus, tratto da Mrs Dalloway della Woolf, per inglese”.

Terza proposta: oltre le apparenze.

Si sa che le materie scientifiche e quelle letterarie sono difficili da collegare. Francesca l’ha fatto parlando del mistero che si cela dietro le apparenze. Grazie a questo argomento ha potuto parlare della luna e dell’eclissi in scienze, del miraggio e le onde magnetiche in fisica, del simbolismo in letteratura (parlando di Baudelaire e Pascoli) e di Beckett in inglese. Dato l’argomento, è impossibile non parlare di Schopenhauer e del velo di Maya, dell’arte dadaista e de Le metamorfosi di Apuleio. Infine, la propaganda fascista offre un grande esempio di costruzione delle apparenze.

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Quarta proposta: l’esteta.

Serena ha un suggerimento speciale per gli allievi del liceo classico: “Se amate le materie letterarie perché non affrontare una figura che attraversa molte materie? Una figura a cavallo tra ‘800 e ‘900 molto affascinante è quella dell’esteta! Di cosa parlare? Tanto per cominciare potrete inquadrare il periodo storico e artistico ed entrare poi in merito: D’Annunzio per la letteratura italiana, Wilde per quella inglese (Huysmans per quella francese), il tutto ben “guarnito” con qualche riflessione sul Don Giovanni di Kierkegaard”.

Quinta proposta: Opera d’arte – tra unicità e riproducibilità.

Io sono partita da un saggio di W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, in cui si affrontava il cambiamento dell’arte nel momento dell’invenzione di fotografia e cinema. Queste nuove espressioni artistiche permettono di riprodurre l’opera in molteplici copie e hanno comportato la perdita della sacralità dell’arte, legata a un hic et nunc, un qui ed ora, al momento della creazione. I collegamenti derivavano da citazioni dello stesso saggio.

Quando Benjamin parla di riproducibilità, menziona anche la scrittura, quindi, in greco, si può parlare del passaggio dalla cultura orale a quella scritta, di Apollonio Rodio e del suo poema epico, così diverso da quelli di Omero. Viene citato Freud e l’uso che fascismo e nazismo hanno fatto del cinema. Si parla dell’estetismo e della teoria dell’arte per l’arte che accomuna non solo autori di diverse nazioni, ma anche scrittori antichi, come Petronio. Nel romanzo di Pirandello Quaderni di Serafino Gubbio operatore si parla del cinema e dello straniamento provocato dalla macchina da presa. D’Annunzio, invece, in diversi saggi ha difeso le possibilità offerte dal cinema. Infine, visto che il mio indirizzo prevedeva anche due ore di storia del cinema, ho parlato di Bazin e dei primi tentativi di critica cinematografica.

Sesta proposta: la donna.

Alessia ha creato una ring composition in cui si analizza il ruolo della donna. Un percorso complesso, ma ricco di stimoli.”Si parte con il greco e l’approfondimento sull’opera Ecuba di Euripide; a seguire il latino con la Medea di Seneca. Le due donne possono essere confrontate e ci si può dilungare sui drammi teatrali nell’antichità così da poter ricollegare la disciplina successiva. Letteratura italiana: L’amica delle mogli di Luigi Pirandello e relativa analisi del pensiero dell’autore. Pirandello, inoltre, ha scritto Novelle della grande guerra. Si continua, dunque, con la storia riallacciandosi al titolo dell’opera precedente: le donne nella prima guerra mondiale (lavoratrici e crocerossine). Filosofia: Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo. E per concludere geografia: Grecia e Sicilia. Ultimo passo la storia dell’arte con l’architettura ellenistica”.

Ora che avete qualche spunto, correte a preparare la vostra tesina e non preoccupatevi. Quando saranno finiti, inizierete a dire che non erano poi così difficili. Lo abbiamo fatto tutti!

Federica Crisci

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E poi, l’in bocca al lupo specifico da parte della redazione

Il 21 giugno torna la Festa della Musica a Roma: accorrete musicisti!

Tutti sono invitati a suonare alla Festa della Musica a Roma: c’è tempo fino alla mezzanotte del 19 giugno per iscriversi online ed entrare nel programma ufficiale.

www.festadellamusicaroma.it

#festadellamusicaroma

#FdM2018

Sarà una giornata di festa in cui tutti potranno suonare nelle strade, nelle piazze, nei cortili e nei giardini della città. Giovedì 21 giugno dalle 16.00 alle 24.00 torna la Festa della Musica a Roma: amatori e professionisti, bande, gruppi, dj e cori sono invitati a scegliere il proprio repertorio e fare musica in tutti i luoghi della città, anche in quelli più sconosciuti e inaspettati, per festeggiare cantando e suonando il solstizio d’estate.

Partecipare è semplice: basta leggere le regole, compilare il modulo di adesione sul sitowww.festadellamusicaroma.it entro le ore 23.59 del 19 giugno per entrare nel programma ufficiale della festa.

Sarà possibile seguire la Festa della Musica anche su Facebook, Twitter e Instagram attraverso Cultura Roma, il nuovo account dedicato alla cultura, uno spazio unico in cui scoprire, raccontare e condividere le tante e imperdibili iniziative culturali nella città.

Con la Festa della Musica di Roma, la Capitale mantiene e rafforza lo spirito della prima Festa lanciata in Francia nel 1982 dall’allora Ministro della Cultura Jack Lang: permettere alla musica di invadere tutte le strade della città, dalla periferia al centro, per salutare il solstizio d’estate. Dal 1985, poi, anno europeo della musica, il 21 giugno in tutta Europa si festeggia la musica. Obiettivo della Festa, che Roma intende raccogliere e rinnovare, è quello di creare un’occasione di partecipazione, collaborazione per chi vive la città, ovunque si trovi. Nella sua 33ima edizione europea, Roma rafforza l’esperienza dello scorso anno: sarà una festa spontanea e gratuita che invita tutti a partecipare e offre l’occasione di aprire alla musica anche alcuni luoghi non destinati tradizionalmente a concerti, come musei, ospedali o edifici pubblici; sarà un’occasione di condivisione e collaborazione per chi vive la città, dal centro alla periferia. 

Dalla musica classica al reggae, dall’elettronica al pop ogni melodia sarà quella giusta per essere suonata, ascoltata e cantata a Roma, il prossimo 21 giugno.

In programma anche un fitto calendario di eventi organizzati da istituzioni pubbliche e private come accademie, ambasciate, biblioteche, centri anziani, scuole, carceri, librerie, teatri, istituti di cultura, ospedali, centri sportivi e locali.

La Festa della Musica di Roma 2018 è promossa da Roma Capitale – Assessorato Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali con la comunicazione di Zètema Progetto Cultura e aderisce alla Festa della Musica del MiBACT– Società Italiana degli Autori ed Editori AIPFM Associazione italiana per la Promozione della Festa della Musica (coordinamento nazionale). Per informazioni su come partecipare e aderire: www.festadellamusicaroma.it

Al via l’Estate Romana: ecco i primi eventi dall’8 al 14 giugno

I primi eventi di cinema e le note della musica jazz e classica. Percorsi urbani che attraversano la città riscoprendo alcune delle storie e dei personaggi che l’hanno resa grande ma anche arte contemporanea e performance teatrali.

Questo e molto altro nella settimana dall’8 al 14 giugno dell’Estate Romana 2018, la manifestazione culturale promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e realizzata in collaborazione con SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) che riconosce particolari agevolazioni sul diritto d’autore e il supporto nelle attività di comunicazione di Zètema Progetto Cultura.

Tutti gli appuntamenti sono costantemente aggiornati sul sito www.estateromana.comune.roma.it, mentre sui social si può seguire l’attività del nuovo account Cultura Roma su Facebook, Twitter e Instagram.

Ecco alcuni degli eventi in programma dall’8 al 14 giugno:

Per gli amanti del CINEMA, sono in partenza in questa settimana due delle più importanti arene estive della capitale. Fino al 10 giugno la 22° edizione de Le vie del Cinema da Cannes a Roma e in Regione porta nei cinema i migliori film visti a maggio sulla Croisette. Nei cinema Eden e Giulio Cesare di Roma sono previste le proiezioni di alcuni titoli in versione originale con sottotitoli in italiano presentati in concorso e nella Quinzaine des Realisateurs del festival francese. Questi i titoli in programma: En liberté! di Pierre Salvadori (Eden Film Center – 8 giugno ore 18.15 e 9 giugno ore 22.30), Se Rokh di Jafar Panahi (Eden Film Center – 8 giugno ore 20.30, Giulio Cesare – 9 giugno ore 18), Comprame un revolver di Julio Hernàndez Cordòn (Eden Film Center – 8 giugno ore 22.30), La strada dei Samouni di Stefano Savona (Giulio Cesare – 8 giugno ore 17.30), Todos lo saben di Asghar Farhadi (Giulio Cesare – 8 giugno ore 20.00), Petra di Jaime Rosales (Giulio Cesare – 8 giugno ore 22.30), Pajaros de verano di Ciro Guerra e Cristina Gallego (Eden Film Center – 9 giugno ore 17.45), En guerre di Stéphane Brizé (Eden Film Center – 9 giugno ore 20.15, Giulio Cesare – 10 giugno ore 22.30), Capharnaüm di Nadine Labaki (Giulio Cesare – 9 giugno ore 20 e 10 giugno ore 17.30), Zimna Wojna di Pawel Pawlikovski (Giulio Cesare – 9 giugno ore 22.30), Manbiki Kazoku di Hirokazu Kore-eda (Giulio Cesare – 10 giugno ore 20) .

In settimana prende il via anche L’isola del Cinema presenta l’Isola di Roma.

L’Isola Tiberina ospiterà fino al 2 settembre la XXIV edizione di una manifestazione ricca di rassegne cinematografiche, eventi culturali, mostre e musica. Si parte mercoledì 13 giugno con tre film della rassegna Roma Città di Cinema realizzata con il Patrocinio Unesco e in collaborazione con Minerva Pictures: alle 21.30 all’Arena Groupama Il medico della mutua di Luigi Zampa, alle 22 al Cinelab Lo scapolo di Antonio Pietrangeli e allo Spazio Young alle 22 Nell’anno del Signore di Luigi Magni. Giovedì 14, invece, per Cinema italiano in programma i due film di Riccardo Milani Come un gatto in tangenziale alle 21.30 all’Arena Groupama e Scusate se esisto alle 22 al Cinelab. La stessa sera per Sapore di mare la proiezione di Avventura a Capri di Giuseppe Lipartiti alle 22 allo Spazio Young.

Dal jazz all’opera, dal rock all’etnico, la MUSICA è una delle protagoniste dell’estate in città. Nel jazz club di Village Celimontana ad ingresso libero grandi musicisti italiani ed internazionali si esibiscono ogni giorno dal vivo (ore 22.00) ricreando quell’alchimia con la Villa che ha reso celebre il jazz dell’Estate Romana in tutto il mondo.

Durante la settimana in programma la musica swing di Emanuele Urso “The King of Swing” Septet (venerdì 8 giugno) e di Hot Feet Swinging Band (martedì 12 giugno), lo spettacolo Max Maglione – Vietato ai minori di 40 anni (sabato 9 giugno), il Musicabaret di Max Paiella & The Rabbits (domenica 10 giugno), il jazz di Saint Louis “Round midnight” (mercoledì 13 giugno) e quello in chiave Dixieland di Michael Supnick & Sweetwater Jazz Band (giovedì 14 giugno). Lunedì 11 è invece il giorno dell’appuntamento a pagamento Celimontango.

In questa settimana sono in partenza anche due manifestazioni itineranti che portano i partecipanti alla scoperta di PERCORSIinusuali.

Con le Visite guidate teatralizzate si ha la possibilità di conoscere da vicino “La vera storia del Marchese del Grillo” e di “Michelangelo: il cuore e la pietra” (venerdì 8 giugno ore 21.30) per proseguire con “I Borgia: il potere del male”“Bernini VS Borromini”“A spasso con Trilussa” (9 giugno ore 21) e“Caravaggio a Roma. Vita e opere” (9 giugno ore 21.30). Il tutto in compagnia di guide e attori professionisti in costume d’epoca. Prenotazione obbligatoria www.iviaggidiadriano.it

Invece, con i Librotrekking urbani nei parchi di Roma in programma fino al 29 settembre, il piacere di una passeggiata a contatto con la natura si accompagna a quello di ascoltare brani di romanzi o poesie ad alta voce.

In programma sabato 9 giugno con appuntamento alle ore 10.30Librotrekking da Trilussa a Pasolini tra quattro parchi: un percorso più lungo rispetto agli altri, che occupa l’intera giornata ed è accompagnato da alcune riflessioni sul tema della mobilità, del senso civico e della “romanità” in senso pratico e poetico: da una parte le poesie romanesche più divertenti, dall’altra la storia della tutela del Parco dell’Appia Antica e il lavoro di oggi delle Associazioni che curano il verde del parco degli Acquedotti e di Tor Fiscale.

Nel corso dell’estate saranno in programma anche diversi ESPERIMENTI con manifestazioni che presentano nuovi linguaggi, visioni e performance crossmediali.

La prima Live Performers Meeting al Mattatoio di piazza Orazio Giustiniani fino al 10 giugnoè un importante incontro internazionale di audio visuals performing artists, interaction designers e vjs. Un luogo di stimolo per la ricerca e la sperimentazione in cui circa 400 artisti provenienti da tutto il mondo realizzano 180 performances, workshops e showcases. Nelle giornate dell’8, 9 e 10 giugno si ripete lo stesso programma di eventi: Cisterne Workshop (dalle 15 alle 21), Atelier Installazioni (dalle 15 all’1.00), Tettoia Lectures (dalle 15 alle 18), Studio 2 Presentazioni di progetti e prodotti (dalle 15 alle 18), Studio 2 AV Performances (dalle 18 all’1.00), Galleria AV Performances (dalle 18 all’1.00), Ingresso Video Mapping (dalle 21 alle 24). Solo per le giornate di venerdì 8 e sabato 9 è previsto Studio 2 VJ/DJ set dall’1.00 alle 3.00 e per le giornate di sabato 9 e domenica 10 sono previsti Laboratori per bambini dalle 16 alle 19.

Manifestazioni ricche di iniziative multidisciplinari sono alla base degli INCROCI ARTISTICI di Estate romana 2018.

Da un’idea originale di Nero Gallery, Hide Art e i corsi di pittura del Lanificio e di via Tiburtina nasce Thoma – Il giardino dell’arte, la galleria all’aperto nel Parco Ponte Nomentano che porta in mostra fino al 15 luglio le opere di alcuni artisti romani affiancati da importanti nomi dell’arte internazionale. Si comincia questa settimana con le presentazioni da parte di Hide Art delle mostre di Samuele StaziBeppe Stasi (venerdì 8 giugno) e delle opere di Elzo Durt da parte di Nero Gallery (sabato 9 giugno). Si continua domenica 10con la Musica per cicale, un progetto del musicista e compositore Matteo D’Incà, che prevede concerti di musica completamente acustica suonata in interazione con insetti vivi, senza corrente elettrica e palco. Lunedì 11 e martedì 12 sono le giornate dedicate alla collettiva di artisti di Art Plus Roma, mentre protagonista della giornata di mercoledì 13 è Jean Michel Basquiat e la sua arte. Si chiude giovedì 14 con la giornata dedicata all’Arte Collaborativa.

 

INFO PER IL PUBBLICO

Web www.estateromana.comune.roma.it

Tel 060608 (tutti i giorni ore 9-19)

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Twitter twitter.com/CulturaaRoma

Instagram Instagram.com/CulturaaRoma

#estateromana2018

In Umbria per il premio Meneghetti International Art Prize (Miap)

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Si terrà in Umbria la premiazione del Miap.

Sabato 9 giugno saranno decretati i vincitori del Meneghetti International Art Prize.

Le arti in concorso sono pittura, scultura, moda e design. L’ obiettivo del premio è celebrare la funzione del bello nell’arte come elemento essenziale nella vita dell’uomo.

Arriveranno in Umbria da da 14 Paesi di tutto il mondo per celebrare il connubio tra bellezza e creatività.

Sono i 37 finalisti della prima edizione del Meneghetti International Art Prize (Miap).

E la premiazione avrà luogo nell’incantevole Borgo umbro di Lizori (Campello sul Clitunno).

Quattro i vincitori che si aggiudicheranno la somma di 5.000 euro.

Un premio per ciascuna delle 4 sezioni (pittura, scultura, moda e design). Seguirà la pubblicazione di un catalogo, l’esposizione dedicata e un periodo di soggiorno a Lizori, suggestivo borgo in Umbria fra Assisi e Spoleto. Lizori è il nome con cui è ormai conosciuto in Italia e all’estero Borgo San Benedetto (frazione di Campello sul Clitunno). Un insediamento medievale che vede la sua rinascita dalla fine degli anni settanta.

Il Premio, che rientra nel programma dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale per la valorizzazione della cultura umanistica, è stato istituito dalla Fondazione di ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti.

L’obiettivo è promuovere l’espressione creativa come aspirazione al bello.

Era questa la filosofia del professor Antonio Meneghetti creatore della Fondazione nel 2007. Il Miap è dedicato al professor Antonio Meneghetti, scomparso nel 2013. Meneghetti aveva declinato in diversi ambiti della cultura e della scienza i principi dell’ontopsicologia.

I vincitori saranno decretati da una giuria prestigiosa:

  • Pamela Bernabei, Presidente della Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti
  • Ermanno Tedeschi, Direttore artistico, curatore e critico d’arte
  • Franco Marrocco, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera
  • Masayuki Koorida, Direttore dello Shanghai Sculpture Center
  • Werner Meyer, Direttore del Museo Kunsthalle Göppingen
  • Tom Moran, capo Curatore Grounds for Sculpture di Hamilton, New Jersey
  • Riccardo Cordero, Scultore e artista, docente presso Accademia delle Belle Arti di Torino
  •  Licia Mattioli, Vice Presidente per l’Internazionalizzazione – Confindustria e A.D. Mattioli SpA
  •  Bruna Biamino, coordinatore del Dipartimento di Fotografia dello IED di Torino.

Il luogo di premiazione è un locus amoenus. “Lìzori” è un toponimo di fantasia con il quale è conosciuto in Italia e all’estero Borgo S. Benedetto.

Un nome dolce e musicale, coniato per gioco da Antonio Meneghetti. Il nome contiene tre parole in una: “Lì”, avverbio di luogo, nella nostra lingua, dove; “Zo”, etimo del verbo greco vivere; “Ri”, sempre dal greco antico, orao (ὁράω), ossia vedere.

“Lì dove – la vita – vede”, “lì dove – la vita – si contempla”.

La Terra dell’abbastanza: il primo film dei fratelli D’Innocenzo, un capolavoro da non perdere

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La Terra dell’abbastanza il primo film dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo con Luca Zingaretti e Max Tortora

La Terra dell’abbastanza, acclamato al Festival di Berlino esce proprio oggi al cinema. Un film da vedere, un piccolo capolavoro di due giovanissimi registi romani, due artisti a tutto tondo. Damiano e Fabio D’ Innocenzo, classe 1988 sono sia i registi, che gli sceneggiatori di questo film. I protagonisti sono due attori straordinari Andrea Carpenzano, 22 anni e Matteo Olivetti, 28 anni.

Sicuramente la scelta degli attori ha influito molto sulla riuscita del film, che ha suscitato molto scalpore. Sentiremo parlare molto a lungo di questo giovane attore romano, di madre inglese e padre italiano, che ha recitato in modo del tutto naturale, così come se stesse bevendo un bicchier d’acqua, emozionando fino alla fine con la sua espressività, sia facciale che nel linguaggio usato. Un film mai forzato, che descrive la quotidianità con cui siamo messi a confronto noi giovani.

Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti in una scena del film.

A rendere tutto ancora più piacevole ci sono due attori ormai affermati, come Max Tortora, che interpreta il padre di uno dei due, in una veste del tutto diversa da come siamo abituati a vederlo. Via la faccia comica, per rivestire un ruolo del tutto più drammatico e complicato, così come la storia che si intreccia con il personaggio interpretato da Luca Zingaretti, altra certezza del cinema italiano, che non delude mai. Una rappresentazione cruda della realtà, quella dei fratelli D’ Innocenzo, così realista e a tratti commovente. Si alternano stati d’animo: momenti di nostalgica comicità, mescolati ad attimi di commozione estrema.

Un film che fa piangere e ridere insieme, ricco di emozioni contrastanti. Il messaggio dei registi è quello di raccontare un mondo, il nostro, “quello dei giovani”, in cui cadere nel tranello del male e non riuscire a provare più nulla è molto semplice. Quello che sembra essere il paradiso, è invece una strada spianata per l’inferno. La difficoltà ad uscirne, è quello che più fa paura. Moltissima suspance, specialmente nell’ultima mezz’ora e colpi di scena. Tenetevi pronti a saltare dalla poltrona.

Il film racconta la vita di due bravi ragazzi della periferia di Roma, ancora puri, che a causa di un incidente vengono messi di fronte all’ opportunità di riscattarsi e poter conquistare tutto quello che hanno sempre desiderato. La sofferenza è vista come sinonimo di debolezza e così i protagonisti si spingeranno fino ai loro limiti, superandoli. Ma ce la faranno ad affrontare tutto questo da soli?

Per scoprirlo, andate al cinema e vedrete che sarà uno dei film italiani migliori che direte di aver visto degli ultimi tempi.

Trailer ufficiale de “La Terra dell’abbastanza”

 

 

DETTAGLI TECNICI:

Titolo internazionale:Boys Cry
Aspect Radio: 2:35
Format: DCP 2K
Sound: Dolby 5.1
Anno: 2018
Lingua originale: italiano

 

Alessandra Santini