Maturità? Non resta che affidarsi a un santo

san giuseppe da copertino

Pozioni magiche, ricette contro l’ansia, tecniche mnemoniche garantite, consigli della nonna, tutto pur di superare la maturità. Non resta che affidarsi a un santo.

Gli scritti, comunque siano andati, ormai sono solo un ricordo ma l’esame di maturità non è certo finito. Le tracce di italiano, la versione di latino al classico, il temuto Tacito, o le altre prove sono ormai alle spalle, con buona pace di rimpianti e rimorsi.

Ma la maturità non ha ancora smesso di incutere terrore e come una specie di novello It affila le unghie con i temutissimi esami orali. La prova per eccellenza, quella che non si dimenticherà più. Pochi minuti per convincere la commissione che si è preparati, anzi, meglio, “maturi”.
E allora in previsione dell’ennesima prova da superare, prima delle meritate e salvifiche vacanze, un aiuto inaspettato potrebbe arrivare da un paesino in provincia di Ancona: Osimo.
In questo paese, a pochi chilometri da località marine note come Numana e Sirolo, si trovano nell’omonima chiesa le spoglie mortali di San Giuseppe da Copertino, nato il 17 giugno 1603 e canonizzato da papa Clemente XIII nel 1767.
Questo santo, che morì a Osimo il 18 settembre 1663, oltre a essere il patrono del paesino delle Marche, è anche quello degli aviatori, il santo dei voli, in virtù della sua capacità di levitare.

Secondo le agiografie Giuseppe da Copertino era in grado, durante gli stati di estasi, di volare. Una dote che lo mise in grossa difficoltà, al punto da essere convocato dal temutissimo tribunale del Sant’Uffizio con l’accusa di abuso di credulità popolare. Un’imputazione che però cadde e il futuro santo fu assolto con formula piena.

Ma vi chiederete cosa c’entri San Giuseppe da Copertino con gli esami di maturità? Un attimo, non correte, un poco di pazienza.

San Giuseppe da Copertino, oltre a proteggere gli aviatori, è da sempre anche il protettore degli studenti, per cui orecchie ben aperte, inizia il nostro racconto.

Giuseppe fin da piccolo ebbe un rapporto molto difficile con i libri, lo studio, la scuola. Non si trattava di svogliatezza, l’impegno il piccolo Giuseppe lo metteva, ma sembrava tutto tempo perso. Tanto leggeva, tanto dimenticava.
Insomma una situazione a molti familiare.
Ogni nozione sembrava volare via e quei libri, sui cui spendeva tempo prezioso, diventavano montagne troppo alte da scalare. I suoi insegnanti, davanti alle sue ripetute scene mute, erano soliti consigliargli di andare a zappare.

«Sei asino» gli ripetevano, ma Giuseppe era “capa tosta” e lo dimostrò.

Il suo desiderio era quello di diventare sacerdote, ma per farlo era necessario studiare e superare degli esami, uno scoglio, però, non semplice da affrontare.
Dopo numerose porte chiuse in faccia, finalmente si aprirono quelle del convento dei Minori conventuali della Grottella, una località vicino a Copertino. Fu accolto come laico e, visto che non eccelleva nello studio, gli fu affidato l’incarico di stalliere con annesso soprannome di “fratel asino”.
Ma Giuseppe era uno testardo e fra lui e il sogno di arrivare al sacerdozio c’era l’ostacolo dei libri, dello studio.
Nel 1627 dovette affrontare l’esame per ricevere il diaconato. Avrebbe dovuto leggere, cantare e commentare un brano del Vangelo. Fra Giuseppe studiò anche di notte, pur di passare l’esame.
La fortuna o l’imprevedibilità del disegno divino aiutarono il futuro santo.

Il vescovo aprì la Bibbia a caso e sottopose a Giuseppe proprio il brano evangelico che conosceva meglio.

Fu un successo, tanto da ricevere i complimenti dell’ecclesiastico, con buona pace di coloro che lo chiamavano “fratel asino”.

Lo stellone, o altro, accompagnò ancora Giuseppe. Il giorno dell’esame per ricevere il sacerdozio il futuro protettore degli studenti era l’ultimo di cinque esaminandi. I primi quattro andarono benissimo. Arrivò il suo turno.

Lingua felpata, salivazione azzerata, cuore simile alla sveglia della nonna e la paura di non farcela.

Stava per iniziare l’esame ma avvenne l’incredibile. Il vescovo, che avrebbe dovuto esaminare Giuseppe, improvvisamente lasciò la sala.

La spiegazione? Un’improvvisa urgenza.

Per questo l’eminenza decise, visto che i primi quattro candidati erano stati brillantissimi, di promuovere pure Giuseppe. Questi, insomma, passò l’esame senza sostenerlo.

Il sogno di tutti gli studenti.

Pensare che l’intera commissione il giorno degli orali sia richiamata da un’improvvisa ambasciata è difficile da crederlo, ma chissà, nella vita, in fin dei conti, tutto è possibile.
Insomma nelle notti insonni che precederanno l’ultimo atto della nostra maturità, fra una tisana rilassante e il consiglio di una vecchia zia, un pensiero a “fratel asino” diventato, incredibilmente, il protettore degli studenti non sarebbe male.

Tanto, come diceva il grande Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai!

 

Maurizio Carvigno

 

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