Cinema italiano e caffè: un sodalizio vincente destinato a durare

capsule nespresso

Il caffè, e l’espresso in special modo, costituiscono un elemento tanto radicato nella cultura italiana da essere entrato subito nelle pellicole del nostro cinema. Avete mai pensato, ad esempio, che, quando due personaggi si confrontano, sono sempre davanti ad una tazza di caffè? Sicuramente non è casuale.

Il rituale del caffè è allo stesso tempo sinonimo di relax ma anche di ospitalità. Certo, nel tempo siamo passati dal macinino alle cialde compatibili, ma la sostanza non cambia.

In molte scene casalinghe, il caffè, le tazzine e la macchinetta stessa sono parte integrante dell’oggettistica e dell’arredamento. Un esempio tra tanti, possiamo prenderlo da Jonny Stecchino, nella scena in cui il protagonista incontra il Dottor Randazzo in casa propria. L’assicuratore arriva nel mezzo del pasto e sulla tavola c’è, guarda caso, una moka.

La presenza del caffè nel cinema italiano non si limita però alla pura oggettistica. Il rituale del caffè diventa funzionale ai fini dello svolgimento dell’azione.

Abbiamo detto, infatti, che offrire un buon espresso è sinonimo di ospitalità e pertanto ben si presta per far interagire due personaggi. In Una giornata particolare, Sofia Loren offre un caffè a Mastroianni quando questi bussa alla sua porta. Il caffè diventa un elemento di scena, insomma, paragonabile quasi al campanello di una locanda che consente l’andirivieni dei personaggi.

Ma il cinema va oltre ed eleva il caffè da elemento scenico a simbolo carico di significato.

In Divorzio all’italiana, Fefè Cefalù (Marcello Mastroianni), ai ferri corti con la moglie, si rifugia nel suo studio. Rosalia, consorte poco gradita, cerca un contatto portandogli il caffè ma non riesce a rispettare la distanza voluta dal marito, al punto da voler bere dalla stessa tazzina di Fefè. L’insofferenza del protagonista è tutta in quella tazzina di caffè condivisa. La cuccuma piena e quella tazzina, quindi, sono assunte ad immagini simboliche del rapporto tra i due coniugi.

Non è mancato nemmeno l’uso comico del caffè, come nella lezione di seduzione al bar impartita da Anna Foglietta a Paola Cortellesi in Nessuno mi può giudicare. La situazione comica, generata dal contrasto, potrebbe ambientarsi anche in un ambiente domestico. Basterà sostituire alla macchina professionale del bar, le caspule nespresso. Insomma, le possibili combinazioni sono tali da rendere il caffè un elemento propulsore del riso e della comicità in generale.

Caffè e cinema hanno stretto subito un legame forte e indissolubile. Scene casalinghe e di vita quotidiana, quasi come una filigrana, mostrano in modo subliminale l’evolversi della storia di un abitudine di un popolo. Storie drammatiche o comiche lasciano sullo sfondo un’interessante rassegna che spazia dalle antiche macchinette napoletane alla capsule in allumino ecompatibili.

Serena Vissani

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