Cavalleria Rusticana – Pagliacci al Teatro dell’Opera di Roma: per la croce di Dio!

Cavalleria Rusticana teatro dell'opera di roma

Quanto ancora i fan dell’opera devono sopportare gli sproloqui spesso senza senso dei registi??

Come al solito la mia prima regola, per quanto riguarda scrivere delle recensioni di spettacolo, è “prima guardare e poi giudicare”. Ero molto curioso di andare a vedere il dittico Cavalleria Rusticana – Pagliacci, due opere molto eseguite al Teatro dell’Opera di Roma, ma rarissime volte messe insieme (solo sei). Sono due capolavori immortali, differenti per autore (la prima è di Pietro Mascagni e la seconda di Ruggero Leoncavallo), ma simili per storie, per ambientazione (il Sud Italia ed entrambe si svolgono durante una festa religiosa (la prima il giorno di Pasqua e la seconda il giorno dell’Assunzione di Maria) e per periodo della loro composizione (Cavalleria Rusticana andò in scena la prima volta nel 1890 proprio al Teatro dell’Opera di Roma ed i Pagliacci nel 1892 al Teatro Dal Verme di Milano).

Nella musica di entrambi i compositori si sente proprio la passionalità meridionale. Entrambe parlano di un sud passionale e vivo. Il problema di quest’allestimento ha un nome e un cognome: Pippo Delbono, il regista.

Cominciamo con le cose belle, cioè la musica e i cantanti.

Un po’ di cavalleria..

La storia, tratta dalla novella omonima di Giovanni Verga, si svolge in paese siciliano. La giovane Santuzza ama Compare Turiddu. La ragazza però capisce di essere stata solo un mezzo per far ingelosire Lola. Prima di partire per il militare, Turiddu aveva dichiarato il suo amore per Lola ma, durante la sua assenza, la ragazza si era sposata con Compar Alfio. Santuzza, donna innamorata ma forte e intrisa di senso d’onore, dopo aver capito che il legame tra i due continua, decide di raccontare tutto a Compar Alfio. Il carrettiere sfida a duello il suo rivale. Turiddu, sentendo la fine arrivare, rivolge un’accorata preghiera a sua madre Lucia di occuparsi di Santuzza. Tra l’agitazione delle due donne, arriva la terribile notizia: Alfio ha ammazzato Turiddu.

Che musica quella della Cavalleria Rusticana!!

Cavalleria Rusticana

 

La musica di Pietro Mascagni descrive perfettamente l’aspetto più sanguigno della passionalità. Il direttore Carlo Rizzi ha sottolineato perfettamente quest’aspetto. L’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma erano in forma smagliante. L’esecuzione del famoso Intermezzo Sinfonico è stata sublime, così come gli artisti.

Al suo debutto in Cavalleria Rusticana, la giovane mezzosoprano Anita Rachvelishvili (lanciata nel 2009 a soli 25 anni con la Carmen di George Bizet alla Scala) affronta il ruolo di Santuzza con una sicurezza tecnica e bravura scenica impressionante. La punta più alta della sua interpretazione è stata Voi lo sapete, o mamma.

Alfred Kim è è stato un Turiddu interessante vocalmente, ma poco espressivo. Più spavaldo è stato Gevorg Hakobyan come Alfio e molto brava Martina Belli come LolaAnna Malavasi ha risolto con grande professionalità il ruolo di Mamma Lucia, ma non aveva la voce profonda della protagonista.

Arrivano i Pagliacci!!

Dopo il primo tempo si cambia rotta. Basata su di un’inchiesta vera svoltasi nel paese di nascita del compositore, Montalto Uffugo, e sulla Femme du Tabarin di Catulle Mendès, la vicenda dei Pagliacci vede anche qui come protagonista la gelosia.

Una compagnia di artisti arriva in un paese calabrese per uno spettacolo. Siamo il giorno di Pasqua. Il capocomico è Canio, uomo violento e geloso. Sua moglie Nedda è una donna forte e intraprendente. Ha una relazione con Silvio, un giovane del paese. Tonio, un altro membro della compagnia rifiutato da Nedda, fa scoprire la relazione a Canio. Egli tenta di uccidere il suo rivale, ma i suoi doveri lo chiamano. La sua gelosia esplode durante lo spettacolo (Canio interpreta Pagliaccio, una maschera teatrale tradita dalla moglie Colombina (Nedda)). Alla fine Nedda capisce che il marito non sta recitando, e, con un moto d’orgoglio, tenterà di sfuggirgli per rimarcare il suo essere persona libera. Tra le urla disperate del pubblico, Canio uccide i due amanti. Al grido di Tonio “la commedia è finita!” cala la tela.

Che artisti

 

Anche qui, come nella Cavalleria Rusticana, la parte musicale (direzione e artisti) è stata la migliore. Fabio Sartori, tenore oggi lanciatissimo, ho cantato il ruolo di Canio con una voce ragguardevole, ottenendo lusinghieri applausi soprattutto dopo la celebre aria Vesti la giubba. Si tratta di un pezzo difficilissimo, dove Canio è diviso tra il suo essere marito tradito ed essere attore. Parla della trasformazione che lui deve fare. Deve nascondere la sua personalità. Come si dice quando si va al lavoro, i problemi vanno lasciati a casa. Il problema di questo tenore è però la mancanza di una grande personalità. Vale per questo motivi ricordare che l’opera originariamente si chiamava Pagliaccio, indicando la centralità del protagonista; il titolo venne modificato in quanto la parte di Tonio venne affidata a Victor Maurel, grande baritono di fine Ottocento.

Carmela Remigio, altra debuttante, non ha la voce adatta per Nedda ma è una grande attrice e sa usare il suo mezzo con intelligenza. Soprattutto nel duetto con Tonio la personalità è stata la carta vincente.

Ho trovato anche interessanti il Tonio sempre di Gevorg Hakobyan (anche se era in difficoltà nel Prologo), il Silvio di Dionisos Sourbis e il Beppe di Matteo Falcier. Beppe nella commedia interpreta Arlecchino ed ha una serenata (O Colombina), che Falcier ha cantato benissimo.

Ma poi arriva la regia

Purtroppo il problema di questa messinscena è stata la regia di Pippo Delbono. Tolte alcune idee interessanti come le scene (la storia si svolgeva in unico luogo) e le luci taglienti e forti di Sergio Tramonti ed Enrico Bagnoli ed i bellissimi costumi di Giusi Giustino, le idee registiche erano abbastanza nocive.

Prima che iniziasse lo spettacolo, Pippo Delbono è apparso in sala leggendo alcuni pezzi riguardanti il terremoto del Belice, le celebrazioni della Pasqua con sua madre, la guerra con la poesia San Martino del Carso di Giuseppe Ungaretti. Tutte cose che non avevano a che fare con lo spettacolo. Lo abbiamo visto danzare sgangheratamente e muoversi come un ossesso durante lo spettacolo, distribuire petali al pubblico (scatenando un piccolo applauso che ha fatto andare fuori tempo l’orchestra). Alle rimostranze del pubblico durante i suoi numerosi interventi il regista ha risposto dicendo che bisognava mostrare rispetto per chi fosse attento, che Leoncavallo e Mascagni erano due rivoluzionari è che il nostro atteggiamento era la morte del teatro.

Ciò che personalmente non ho apprezzato di più è stato l’uso di persone diversamente abili facenti parte della sua compagnia, come Bobò (nome d’arte di Vincenzo Cannavacciuolo), artista sordomuto, rinchiuso per cinquant’anni nel manicomio di Aversa e salvato da Pippo Delbono. Il gesto è sicuramente ammirevole, ma non capisco quale sia lo scopo di spettacolarizzare quest’aspetto in questo contesto. Bobò reggeva la croce durante la messa nella Cavalleria Rusticana, faceva parte del gruppo dei Pagliacci. E’ un’esortazione a mostrare i mali del mondo, le due opere rappresentano i mali dell’umanità. Ho visto però anche la sofferenza fisica di quest’uomo (soprattutto quando teneva la croce) e quindi mi sono chiesto se ce ne fosse stato bisogno.

Errori

Ho notato anche errori. Quando il coro diceva nella Cavalleria Rusticana (che ricordiamo era uno spettacolo importato dal Teatro San Carlo di Napoli, mentre invece i Pagliacci erano una nuova produzione) “Comare Lola, andiamo via di qua” Lola già se n’era andata. Il duetto d’amore tra Silvio e Nedda nei Pagliacci era cantato con i due artisti a venti metri di distanza l’uno dall’altro (eccezion fatta per la parte finale molto efficace, svoltasi su di un letto rosso)

Una nota positiva è che le storie sono quelle, ma oltre a quello ci vorrebbe altro. Per dirla come Tonio “Per la croce di Dio!“.

Insomma, anche l’8 aprile come alla prima, è stata applaudita la parte musicale ma contestata quella visiva.

Ci sono repliche fino a domenica 15 aprile 2018.

Andate e giudicherete.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Yasuko Kageyama prese dal sito del Teatro dell’Opera di Roma)

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