Joyce e la sua gente di Dublino troppo umana

Manoscritto del racconto
Manoscritto del racconto "I Morti".

Un classico della letteratura che impiegò dieci anni ad essere pubblicato.

Nel 1905 James Joyce (1882-1941) sottopose per la prima volta il manoscritto di Gente di Dublino (Dubliners) a un editore. Il libro fu pubblicato solo nel 1914. In quell’arco di tempo, Joyce ricevette 18 rifiuti da 15 diverse case editrici. Ci vollero azioni legali, lettere e insistenza da più parti per far ultimare la pubblicazione. Cerchiamo di ripercorrere le tappe di questo tortuoso cammino.

Innanzi tutto, uno sguardo al libro così come lo leggiamo oggi. È una raccolta di 15 racconti, di cui 12 originari e 3 aggiunti poco dopo. Sono ambientati a Dublino e i loro protagonisti sono, ovviamente, abitanti di Dublino. Persone di tutte le età (in ordine crescente) si trovano in situazioni di sospensione, di paralisi, di inquietudine. Eventi fortuiti li portano a momenti di “epifania”, cioè di comprensione o illuminazione sulla loro vita.

Il libro, oggi, viene letto praticamente in tutte le scuole ed è considerato un classico. Nessun insegnante di inglese penserebbe di censurarlo o vietarne la lettura (forse non si può dire lo stesso di Ulysses). Eppure, all’epoca, Joyce ebbe non pochi problemi per la pubblicazione del suo lavoro.

Cos’è, quindi, che ha scandalizzato e frenato così tanti editori?

Fotografia di James Joyce nel 1915.
Fotografia di James Joyce nel 1915.

Gran parte della storia è narrata da Joyce stesso in una lettera che Ezra Pound fece pubblicare nel 1914. Questa è la vicenda. Nel 1906, Grant Richards, il primo ad aver accettato il manoscritto, si tirò indietro. Il suo editore voleva che fosse eliminato il racconto “Due gentiluomini” e che altre sezioni venissero cambiate. Joyce si rifiutò e l’accordo saltò.

Un altro editore, Maunsel, accettò un contratto di pubblicazione per il 1909. Poi, però, il suo manager chiese di omettere una sezione del racconto Il giorno dell’Edera nella sede del Comitato. A detta sua conteneva un offesa all’allora re Edoardo VII (che sarebbe morto poco dopo, nel 1910). Ci furono varie diatribe legali e Joyce si impuntò. Scrisse al nuovo re Giorgio V, il cui segretario rispose in modo neutrale facendo intendere che il re non si riteneva offeso. L’offesa, per inciso, consisteva in un personaggio che definiva la nonna di Giorgio V, niente di meno che la regina Vittoria, bloody old bitch.

Maunsel continuò con le obiezioni. Chiese di omettere altre sezioni e di cambiare tutti i nomi di negozi e locali di Dublino presenti nei racconti. Joyce acconsentì a patto che il libro fosse pubblicato subito e che le edizioni future venissero riportate allo stato originale del testo. Neanche questo bastò. Dopo aver pagato una grossa cifra di tasca sua, Joyce si sentì dire che le copie stampate sarebbero state bruciate. A questo punto l’autore abbandonò l’Irlanda con una copia che era riuscito a ottenere. Questa copia fu poi usata per la pubblicazione definitiva, che alla fine fu accettata da Grant Richards nel 1914.

La mia intenzione era quella di scrivere un capitolo di storia morale del mio paese e ho scelto Dublino come ambientazione perché quella città mi sembrava il centro della paralisi. (J. Joyce)

Questa è una piccola parte della vicenda editoriale. Offese alla maestà, impudicizia, riferimenti a posti e persone esistenti erano i capi d’accusa, più o meno espliciti. In poche parole, il problema di Dubliners era l’eccesso di realismo. Personaggi troppo umani, ambientazione troppo autentica. Persone che tentavano di fuggire da una città paralizzata. Il lettore non dimenticherà mai Eveline e la sua cantilena, Derevaun Seraun, Derevaun Seraun!

Moriva dal desiderio di salire in cielo attraverso il tetto e di volare verso un altro paese dove non avrebbe più sentito parlare dei suoi guai, eppure una forza lo spingeva dabbasso scalino per scalino.

Era veramente così, come in quel libro, la gente di Dublino? Davvero la città era così paralizzata e così i suoi abitanti? Probabilmente era questo il punto.  A quanto pare, dunque, se Dubliners fu rifiutato era perché diceva cose dei Dublinesi che loro non volevano sentirsi dire. Insomma, perché era riuscito troppo bene.   

He was not sure what idea he wished to express but the thought that a poetic moment had touched upon him took life within him like an infant hope.

Non era sicuro di quale idea volesse esprimere, ma il pensiero che un momento poetico lo avesse toccato prese vita dentro di lui come una speranza nascente.

Davide Massimo

 

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