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Il Ritorno di Mary Poppins, senza che nessuno l’avesse chiesto

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Se alzate gli occhi al cielo, nel mondo del cinema Disney, noterete che Mary Poppins è tornata. E con lei il suo ombrello, la sua borsa, e il suo carico di magie e dolcezza. Un ritorno che avviene 54 anni dopo il primo “atterraggio”. Anni che però non si notano perchĂŠ rivederla fa sembrare tutto uguale, a cominciare dal film stesso, purtroppo.

Questo Il Ritorno di Mary Poppins dovrebbe essere un sequel, e dopotutto i romanzi di P.L. Travers sono talmente tanti da poter attingere a chissĂ  quante storie. Eppure, e la Disney nel giocare sul sicuro e correre zero rischi è maestra (azzardo nuovamente un “purtroppo” come commento), questo film piĂš che un sequel pare un remake dell’amatissimo classico. Uno sbiadito, ripetitivo, a tratti ridicolo e patetico remake.

Forse proporre adesso una nuova avventura di Mary Poppins sembra estremamente fuori tempo massimo. Sono cambiati i tempi, è cambiato il nostro mondo, soprattutto è cambiato il cinema e di conseguenze le aspettative degli spettatori. Oppure, semplicemente, fuori tempo massimo è anche l’etĂ  di riferimento di chi lo guarda: sia i bambini, sia gli adulti, sono molto piĂš smaliziati adesso rispetto a 54 anni fa.

Paradossalmente, Il Ritorno di Mary Poppins è cambiato zero pur essendo intrinsecamente cambiato moltissimo. E spiegare questo paradosso gattopardiano non è semplice.

Quello che ci troviamo di fronte, prima di tutto, è una banalissima operazione commerciale di replica. La storia è andata avanti nel tempo, siamo venti anni dopo i fatti del classico degli anni ’60, ma la famiglia Banks è sempre protagonista. Il resto, esattamente come Mary Poppins stessa, è tutto uguale: i lampionai sostituiscono gli spazzacamini, la gita nel vaso sostituisce la gita nel quadro, le canzoni hanno la stessa funzione, la banca cattiva cattiva ha la stessa funzione, lo zio Albert è sostituito dal truce personaggio di Meryl Streep che, pur vedendosi fortunatamente solo in un cameo, ci regala una delle peggiori e piĂš insopportabili scene mai concepite da un essere umano.

Al tempo stesso, però, è l’essenza del film, e quindi della presenza di Mary Poppins, ad essere irrimediabilmente mutata. E lo è in peggio, non perchĂŠ vogliamo valutare un film in base all’inutile paragone con un classico di tanti anni fa, ma perchĂŠ questo film arriva al momento sbagliato con la modalitĂ  sbagliata.

L’insistenza di Il Ritorno di Mary Poppins sull’affidarsi all’immaginazione fallisce miseramente vedendo quanta poca immaginazione abbia il film stesso. Determinate scene, determinate sequenze, potevano stupire 54 anni fa, ora non solo sono diventate routine, ma lasciano indifferenti sapendo quanto la tecnologia sia avanzata.

L’improvviso e atteso ritorno di Mary Poppins nella vita dei Banks avviene senza grossa sorpresa, quasi come un fatto acclarato e immediatamente assorbito. Il film vive sull’urgenza di passare, sempre in fretta, alla scena successiva, al numero musicale successivo, senza approfondire qualcosa. E si badi bene, non parlo di approfondire personaggi o situazioni, so benissimo che non siamo davanti ad un dramma shakesperiano. Ma il film non si limita nemmeno a spiegare e approfondire perchĂŠ i bambini, e di conseguenza il pubblico, dovrebbero credere nell’immaginazione e abbracciare l’ottimismo. Addirittura, quello che dovrebbe essere il villain finisce quasi per avere ragione, e la sua enorme colpa è essere antipatico e voler rispettare le regole.

Non oso adesso dire che Il Ritorno di Mary Poppins finisca quasi per essere diseducativo, è solo una voluta iperbole. Ma, realmente, manca del tutto la funzione didattica che dovrebbe essere alla base di un film per ragazzi, ed era la base del primo film.

Ogni momento, ogni scena in Il Ritorno di Mary Poppins pare forzato, a tratti disonesto. Non scalda il cuore, perchĂŠ il senso d’unita famigliare è dato per scontato e non è costruito – oltre che giĂ  presente all’inizio senza che il ritorno della supertata lo influenzi – e non riesce a rapire con l’immaginazione, perchĂŠ si affida al giĂ  visto. Semmai, il film finisce per annoiare e sprecare il dolce talento della solare Emily Blunt nell’impossibile imitazione di Julie Andrews.

Eppure il film, all’inizio, una strada nuova e interessante pareva averla trovata. Ambientando la storia in un tempo di crisi, mostrando un Viale dei Ciliegi mai cosĂŹ grigio, un cielo londinese solo plumbeo, il film sembrava davvero rispecchiarsi nel nostro presente. In realtĂ  questo si è rivelato l’ennesimo autogol: il richiamo alla speranza, al credere che le cose possano migliorare non può essere affrontato con una fuga dai problemi nell’immaginazione, ma imparando ad affrontare la realtĂ . Questa, per chi vi scrive, sarebbe potuta essere la vera funziona educativa di una moderna Mary Poppins ai bambini di oggi, e forse anche agli adulti. Una Mary Poppins per il 2018, insomma, aggiornata ai tempi che viviamo. Invece, la Disney ha deciso di regalarci, nel 2018, la stessa Mary Poppins targata 1964, nella maniera piĂš anacronistica e a tratti fastidiosa possibile.

Il risultato? Parafrasando il vecchio film “come supponevo: Il Ritorno di Mary Poppins, praticamente sbagliato sotto ogni aspetto”.

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Emanuele D’Aniello

Michelangelo, il regalo di Tondo Doni negli Uffizi di Firenze: analisi

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Natale, tempo di regali, di doni. Ma Doni è anche il nome di un certo banchiere che decise di farsi un regalo costoso. Un dipinto che oggi scopriamo insieme

Ah Natale, tempo di essere piĂš buoni, o almeno provarci, tempo di regalare e scartare doni. Ma “doni” non è solo una bellissima deliziosa parola ma anche il cognome di una ricca famiglia che nel Cinquecento decise di regalarsi un dipinto. Dipinto che come immaginate è l’infuso d’arte di oggi.

L’infuso di oggi è il tondo Doni, realizzato da Michelangelo tra il 1503 e il 1504 e oggi conservato nella galleria degli Uffizi di Firenze.

Potete visionarlo qui.

Cosa rappresenta?

Se vogliamo è una Sacra Famiglia un po’ particolare. In primo piano vediamo infatti la Vergine che sta passando un vivace GesĂš Bambino a San Giuseppe.  La Madonna ha appena smesso di leggere e si volta all’indietro in una torsione sottolineata dal panneggio dell’abito. È lei il centro della scena ed è sempre lei che dĂ   movimento all’intera composizione. Le tre figure infatti sembrano quasi una sola. Un’unica piramide animata dall’avvitamento di Maria. Alle spalle delle tre figure centrali un muretto basso divide la Sacra Famiglia da una folla di figure nude in un ambiente naturale (si intravedono un lago e qualche albero). Non proprio quello che ci saremmo aspettati in un dipinto sacro…Appoggiato sul muretto sulla destra vediamo infine un ragazzino con una croce tra le mani. Quel ragazzino altri non è che un giovane San Giovanni Battista.

Cosa significa questo dipinto? E  perchÊ gli uomini nudi?

Eh giĂ , il nostro tondi Doni è piuttosto enigmatico. Possiamo però dire che quest’opera mette in scena due mondi diversi separati dal muro alle spalle di San Giuseppe. Lo spazio occupato dalla Sacra Famiglia è il mondo cristiano, un mondo che ha appena conosciuto GesĂš. Non a caso il Bambino sta salendo verso il centro del dipinto, posizione che lo renderĂ  anche la piĂš in alto di tutte le figure. Il mondo al di lĂ  del muro è quello pagano, che non ha ancora conosciuto Cristo. Le figure di nudo sono gli uomini in attesa del battesimo (rito che all’epoca avveniva per immersione). Chi ci dĂ  la conferma di questa teoria? Il San Giovannino sulla destra. È  proprio lui infatti che battezzerĂ  GesĂš guadagnandosi l’appellativo di Battista. Ancora scettici? Vi convinco Io! Angolo Doni, il ricco committente dell’opera, commissionò a Michelangelo il tondo Doni in occasione del battesimo della propria figlia Maria.  PiĂš chiaro di cosĂŹ…

Fantastico..ma perchÊ è cosÏ famoso?

I motivi sono tantissimi. Il tondo Doni è ad esempio l’unica opera dipinta (di formato ridotto) da Michelangelo. Addirittura disegnò anche la cornice ( che per i piĂš curiosi nasconde lo stemma della famiglia Doni e ospita teste di profeti e sibille). Il nostro Tondo inoltre mette in scena una Sacra Famiglia decisamente particolare in cui la figura piĂš visibile ed esposta non è il Bambino ma la Vergine. Anche Maria ha un aspetto inusuale: è una donna muscolosa, forte, ben lontana dalle figurine delicate preferite da altri artisti. Tanto che non fa nessuna fatica a sollevare suo Figlio quasi sopra la propria testa. Il dipinto inoltre nasconde una leggenda curiosa. Agnolo Doni si rifiutò di pagare settanta ducati a Michelangelo perchĂŠ a suo dire era un prezzo eccessivo. Il Buonarroti per tutta risposta si riportò a casa il dipinto, al che il Doni dovette richiamarlo e pagare lo stesso dipinto centoquaranta ducati. Esattamente il doppio.

Due parole sullo stile…

Michelangelo nasce ed è famoso come scultore. La sua pittura infatti riprende da vicino le sue opere di marmo: anatomie reali con muscolatura evidente e un chiaroscuro freddo, quasi tagliente, soprattutto sui panneggi.

Anche questo infuso d’arte è ormai finito ma noi vi aspettiamo tra due settimane per cominciare insieme il 2019.

Per non annoiarvi nel frattempo qui trovate qualche altro infuso da leggere (ottimo con una fetta di panettone):

“Matrimonio alla moda” di William Hogarth: analisi dell’opera

Da tutti noi degli infusi d’arte i nostri piĂš belli, artistici e sinceri auguri di buon Natale!

Chiara Marchesi

La Recensione di Bohemian Rapsody: Freddie, You Are The Champion

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Due milioni di persone in Italia hanno visto Bohemian Rhapsody. Seicento milioni di dollari incassati al botteghino mondiale per il film piĂš visto della storia del cinema.

Un biopic che racconta i primi quindici anni di vita dei Queen, focalizzandosi particolarmente sull’icona di Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara.

Frontman insuperabile, voce assolutamente irripetibile, autore di pilastri della storia della musica, e di quella rock nella fattispecie, come appunto Bohemian RhapsodyDon’t Stop Me NowSomebody to Love e We Are the Champions.

Freddie Mercury, dal successo con i Queen alla morte per AIDS

Un’anima decisa, pignola, eccentrica, potremmo definirla tranquillamente geniale. Ma il biopic mette in luce anche le ombre del cantante, sottolineando il suo smisurato e spesso egoistico bisogno di attenzioni, specialmente nel rapporto con la compagna, e poi amica, Mary Austin. SarĂ  proprio lei a fargli confessare la sua bisessualitĂ  dopo 6 anni di relazione. In Bohemian Rhapsody Freddie è un uomo che si sente solo, molto probabilmente anche per l’atteggiamento severo del padre che non concepisce la sua carriera artistica.

Il film diretto da Bryan Singer ripercorre la storia dall’entrata del cantante nel gruppo fino al celebre concerto del Live AID nel 1985. L’attore Rami Malek meriterebbe un Oscar per l’interpretazione, specialmente  per l’emulazione di Freddie nel concerto finale. Su YouTube giĂ  spopolano i video doppi che mettono a confronto le due performance: l’attore ha rivelato che il ruolo gli è costato moltissima fatica a livello fisico, specialmente per queste scene.

Da quel momento sarebbero rimasti a Freddie meno di dieci anni di vita, a causa dell’AIDS. Tuttavia il frontman dĂ  il massimo, coinvolgendo l’intero stadio londinese di Wembley come se fosse la cosa piĂš naturale del mondo.

Ed è forse questo il segreto – o meglio il dono? – di alcune personalitĂ . Estri che vivono per il pubblico, come ripete lo stesso Freddie durante il film:

“We’re four misfits who don’t belong together. We’re playing for other misfits. And the outcasts right in the back of the room, we’re pretty sure they don’t belong either. We belong to them.”

Con questa frase il cantante esprime perfettamente il suo posto nel mondo, quello di un emarginato – come tutti noi – che vuole far sentire la propria unica voce per sentirsi meno solo. Ma Freddie alla fine ha fatto e fa sentire tutti noi meno soli. Chi non ha bisogno di qualcuno da amare? Chi non ha mai pensato di non voler morire, o non si è mai maledetto per essere nato almeno una volta?

E di errori, dice Freddie, ne ha commessi un po’, pagandoli poi tutti. Ma non c’è tempo per autocommiserarsi, non c’è tempo per comportarsi da perdenti, ‘cause we are the champions of the world.

Freddie Mercury canta al Live AID: film vs realtĂ 

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Alessia Pizzi

Bentornati a Villa Paradiso: un giallo per Natale

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Dopo Angelo Ingordo, Roberto Vallerignani torna con un nuovo caso per l’ispettore Antonelli: un duplice omicidio a Villa Paradiso, un ricovero per malati attorno al quale si svela, lentamente, una fitta trama di segreti, relazioni e rivelazioni.

Tra le indagini e le supposizioni si sviluppa un complesso racconto corale dove le voci pubbliche e private delle forze dell’ordine, della politica e dei media si intrecciano a rivelare vite, abitudini e sentimenti di uomini e donne del nostro tempo. In un giallo che sfocia nel noir, alla scoperta del lato oscuro dell’animo umano e di una società di apparenze, l’ispettore finirà per confrontarsi con un assassino inaspettato, tormentato dai medesimi fantasmi che sembrano far visita, talvolta senza distinzione, alle vittime e ai colpevoli, agli accusanti e agli innocenti. Con uno sguardo discreto, l’autore indaga la superficialità dei mezzi di comunicazione, le storture della giustizia, le contraddizioni della burocrazia e soprattutto le pieghe dei pensieri di diverse esistenze, legate insieme quasi per caso dal sottile filo del delitto.

«[…] Si sentiva sporco perché anche lui aveva desiderato più volte di vederla morta. Ecco, lo aveva ammesso. Avvertì la straziante disperazione della sua voce e si inginocchiò. Il pianto era uscito allo scoperto, come un fiume carsico si precipitava verso il vuoto dell’afa. Capì che di tempo ne sarebbe occorso tanto, ebbe il timore di non riuscire a sopportare. Si appellò a qualcosa su nel cielo, qualcosa che doveva stazionare tra venere scintillante e una coda di luna che sbucava da un ultimo residuo di nuvolaglia. Si concentrò su quello spicchio di nero. Vi stabilì dimora. Con la speranza di poterne uscire. Un giorno».

È un agosto difficile al commissariato di polizia: piove da giorni, gran parte degli agenti è in ferie e l’ispettore Antonelli, a un passo dalla pensione, per un cavillo burocratico si ritrova a dover posticipare il meritato congedo. Non aiuta, quindi, l’apparentemente irrisolvibile omicidio avvenuto a Villa Paradiso, una struttura che ospita malati in riabilitazione considerata da molti un rifugio per chi non ha più speranza. Nulla di ciò che riguarda il delitto è limpido: la meccanica, troppo “pulita”; la tempistica, nel cuore di una notte silenziosa; nemmeno l’identità delle due vittime, dai poli antitetici e in perenne bilico tra una facciata pubblica e un complesso volto privato.

Annarita Cardone, uccisa a sangue freddo insieme a un dipendente della Villa, è troppo bella per non aver attirato, in vita, invidie e attenzioni.

Ed è quindi intorno alla sua figura che si muove la squadra investigativa, che sondandone il passato ricostruisce una fitta trama di vicende personali che, in breve, coinvolgono numerosi sospettati. Fanno parte di questi ultimi anche figure di spicco della società, invischiando le indagini in una rete di implicazioni politiche e di ricadute mediatiche. L’intera vicenda si trascina stancamente, così come paiono esausti coloro che se ne occupano: l’agente incaricato, costretto a rimandare le proprie ferie a Cuba; il commissario, che dalle vacanze in Kenya è dovuto rientrare di malavoglia; il medico legale, l’unico a essere rimasto in laboratorio. La solitudine ritorna, pesante, nel cuore di molte altre figure: nella moglie dell’uomo ucciso, sola con una bambina; in un’infermiera della Villa, che per l’esposizione ripetuta alla sofferenza ha perso la ragione; e persino nell’ispettore Antonelli, l’unico punto fermo di una costellazione di personaggi che sembrano vorticare senza meta, spossati.

È la vita stessa dell’ispettore a dare la chiave di lettura dell’intera vicenda, caratterizzata da un continuo rimbalzo tra opposti: l’ambiente casalingo, che profuma di famiglia, di affetti e di una calda quotidianità, stride con l’inquietudine interiore del protagonista, schiacciato dalla pressione di una politica di apparenze che mal si adegua alla sua natura.

È proprio nel desiderio dell’ispettore di sondare profondamente l’animo umano per ottenere risposte che la narrazione, infine, trova il suo epilogo; un finale straziante, dove il colpevole e l’accusante, in un silenzioso confronto, portano alla luce una storia di violenza, di dolore e di frustrazione. In un giallo corale dai tratti inquieti e sottilmente nichilisti, Roberto Vallerignani mette a nudo le contraddizioni di una società d’immagine cieca di fronte alla dimensione privata dei suoi attori, dispersi in un quadro psicologico dai contorni labili e inaspettati, dove la superficie vale più della sostanza.

TRAMA

In una struttura di ricovero per malati in fase di riabilitazione, nel cuore di una città della provincia italiana, avviene un efferato, duplice omicidio. Le vittime sono due giovani: uno dei dipendenti della struttura e la bellissima Annarita Cardone, alla quale la morte ha strappato un’esistenza complessa e a prima vista contraddittoria, in bilico tra frivolezze amorose con personaggi di spicco e una vocazione alla solidarietà sociale. Accanto ai numerosi sospettati turbinano le storie interne al commissariato di polizia, popolato da una squadra investigativa pressata da una parte dalla politica e dalla stampa e, dall’altra, dal clima feriale di un ferragosto uggioso. Le indagini si intrecciano alle vicende personali dei numerosi personaggi che animano la vicenda, tra ispettori e commissari, colpevoli e innocenti, fino ai pazienti del ricovero, tra i quali si nasconde un oscuro segreto.

BIOGRAFIA

Roberto Vallerignani (Narni, 1962), libero professionista in ambito finanziario, è autore di numerose sceneggiature per lungometraggi, cortometraggi e spettacoli teatrali e musicali, tra cui Camel Obsession (2008), Ed è subito sera (2013), Reflex (2015) e Conta il Cielo (2016), interpretato dagli attori selezionati al Premio Molè – Città di Terni, festival al quale ha contribuito negli ultimi anni come parte dello staff organizzativo. È inoltre tra gli ideatori del mensile Liberamente, attento alle dinamiche culturali e sociali della città di Terni, del percorso multi artistico “11” dedicato ai luoghi colpiti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e, dal 2016, del format multiculturale “Umbrialand”, esordito all’Indie Film Fest dell’anno successivo. Il suo esordio come autore di romanzi avviene nel 2010 con La Sella del Vento, edito da La Riflessione, divenuto in seguito il soggetto di un film diretto da Andrea Sbarretti. Con il suo secondo romanzo del 2014, Angelo Ingordo, Vallerignani si misura con il genere giallo per le Edizioni Dalietta, con cui lavorerà anche per Bentornati a Villa Paradiso.

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Alla scoperta di Koh Tao, nota come “l’isola della morte”

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Koh Tao è uno dei piÚ luoghi magici e divertenti del sud-est asiatico ed è il luogo ideale per fare immersioni in Thailandia.

Si tratta di un’isola ancora autentica, dove è possibile godere di tranquillità, pace e armonia. Per chi cerca proprio questo, questa meta potrà offrire le vacanze agognate.

Cosa fare a Koh Tao

Quest’isola della Thailandia ha un paesaggio meraviglioso, bellissime spiagge e calette nascoste che insieme ai suoi tramonti mozzafiato lascia chiunque a bocca aperta. È un piccolo rifugio dove poter recuperare l’energie e riposare durante il proprio viaggio in Thailandia.

Koh Tao è anche piena di attività e attrazioni. Si può fare un giro in kayak per esplorare le acque intorno all’isola o noleggiare un quad per visitare la terra ferma con un mezzo adatto a tutte le superfici; si tratta di un’idea molto divertente, dato che ci sono molti sentieri sabbiosi da attraversare.

Al fine di esplorare l’isola nella sua interezza e godersi le sue acque, non vi è niente di meglio che fare un’escursione di snorkeling e vedere i pesci esotici mentre si nuota in queste magnifiche acque tropicali. Qui è possibile ottenere il tuo certificato PADI o SSI nelle molte scuole di immersione presenti un po’ dappertutto. Se si vogliono ottenere delle informazioni in piĂš è possibile consultare questa guida di Koh Tao. Una meta che non può mancare è senza dubbio Sairee Beach, la zona piĂš famosa per trascorrere il tempo libero dedicandosi ad attivitĂ  di vario genere; ad esempio, si possono assaggiare ottimi piatti a base di frutti di mare freschi, serviti direttamente sulta spiaggia.

thailandia viaggio

Quando andare a Koh Tao

Essendo un luogo dove vale la pena dedicarsi a delle immersioni, sarebbe dunque appropriato lasciarsi guidare da alcune informazioni sul clima per scegliere quando andare in vacanza a Koh Tao. Il periodo migliore per visitare l’isola è durante la stagione secca, che va da dicembre a febbraio, anche se in un paese tropicale non si può mai essere sicuri che non pioverĂ . Il meteo nell’isola durante questo periodo dell’anno, comunque, è molto buono e definisce questo come uno dei periodi migliori per visitarla, con giornate di sole e un basso livello di umiditĂ .

Da Marzo ad Agosto si entra nella stagione calda, un periodo in cui le temperature sono più elevate. Ma il momento peggiore va da Settembre a Novembre, quando sono presenti i monsoni e ci sarà quindi molta pioggia, con mare un po’ agitato. Si tratta infatti della stagione meno raccomandabile per godere della zona.

Come arrivare a Koh Tao

L’isola thailandese si può raggiungere attraverso svariati mezzi di trasporto. Se ci si trova a Koh Phangan o Koh Samui, si può raggiungere Koh Tao con tre diverse barche che viaggiano da queste due isole confinanti e sono Lomprayah Catamaran, Seatran Discovery e Songserm Express. Se invece ci si trova a Chumphon o Surat Thani sono disponibili delle barche notturne che portano a Koh Tao e che impiegano normalmente 6 ore da Chumphon e 9 ore da Surat Thani.

Viaggiando dalla terra ferma, si può prendere un bus fino a Chumpon e da lĂŹ imbarcarsi sul traghetto, che impiega circa due o tre ore. Da Bangkok si può viaggiare in bus per circa dieci ore fino al porto di Mae Haad dove è possibile prendere un traghetto che impiega circa 2 ore per arrivare a Koh Tao. Un altro modo è quello di prendere un treno da Bangkok a Chumphon, poi un autobus e un traghetto per l’isola. Con questa opzione è possibile scegliere il treno notturno e trascorrerci la notte. Se si vuole risparmiare tempo, si può andare in aereo fino a Chumphon e poi una volta lĂŹ prendere un traghetto.

L’ultima Londra è quella che non ti aspetti

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Iain Sinclair tra le sue righe ci porta a visitare Londra oggi.

Nuda, cruda e senza scrupoli. Al di lĂ  dei percorsi turistici che, direttamente o indirettamente, conosciamo.
Minuziose le descrizioni in ogni singolo capitolo. I dettagli, a volte troppi, sono la peculiarità di quest’opera. Una passeggiata per la Capitale del Regno Unito dopo la Brexit che aprirà a lettore nuovi spunti di riflessione sul miraggio oltre la Manica.
La Shoreditch hipster, la City, il Tamigi e il sogno sono il proscenio di quel futuro luminoso che in teoria siamo tutti destinati a condividere, scortati inevitabilmente delle difficoltĂ , dalla sofferenza, dal dolore e dalla morte.
Si parla di invisibilitĂ  e di uomini isole, nonostante la sua magnifica pluralitĂ .
In una Babele di lingue in cui ognuno cerca e rincorre il proprio “dio” alcune esistenze veleggiano quasi trascinate da forze centrifughe. Alcuni riescono a trovare riparo come il personaggio chiamato Buddha Vegetativo, uomo fuori dal tempo e oltre il linguaggio. Colui che aveva interiorizzato il valore dell’immobilità, del radicarsi come arbusti.

Quanto tempo occorre per diventare spettro, per diventare parte della cittĂ  dove ti sei perso?

Una volta aperto il vaso di Pandora anche l’uomo invisibile può essere fastidio per la corsa quotidiana della massa. Una complessità di realtà che si incontrano e si scontrano, violentemente.
Guardingo osservatore, candido investigatore, vorace narratore Iain Sinclair fotografa gli eventi dell’avida società contemporanea. Ecologia dell’eccesso, quotidiani gratuiti, ascesa dei prezzi, diritto di superfice, trivellazioni aggressive e operazioni marketing travestite da pseudo attività benefiche: bugie su bugie.
Nitido è il contrasto dipinto tra le baracche urbane (sia pirata che autorizzate) e le residenze con infinity pool.
In questa camminata tra passato e futuro, viene sdoganata l’immagine della perfetta Londra oggi e viene sottolineata l’ambiguità e il cinismo passando da Renzo Piano a Stephen.

Chi è Stephen?

A mio parere “uno specchio” che rifletterà la sua storia tra le righe delle trecento settantasei pagine edite da Il Saggiatore.
L’ultima Londra è una città fatta luci e molte ombre, di estremismi e che vive in momentaneo moto ondulatorio tra leave & stay, come molte metropoli europee.

Alessia Aleo

La modernitĂ  di Pirandello al Quirino con “Il berretto a sonagli” di Lo Monaco

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Niente di piĂš attuale in questo periodo di disordine esistenziale che la suggestione della parola pirandelliana. Al Teatro Quirino un grande Sebastiano Lo Monaco mette in scena Il berretto a sonagli, emblema di una crisi profonda dei rapporti e dei ruoli.

Una commedia che reca in sĂŠ il senso profondo della precarietĂ  delle convenzioni sociali, della famiglia come progetto di vita al quale viene sacrificato ogni sentimento autentico, soprattutto dove si consuma un piano liberticida contro le proprie passioni.

Il pensiero pirandelliano si fonda sul conflitto dialettico tra vita e forma. Un eterno vagabondare dell’esistenza in cerca di un’incarnazione che rechi pace e compiutezza, una tragedia che si compie all’interno di noi stessi e nelle interazioni sociali.

Ma quando i sentimenti tra uomo e donna vengono coinvolti in questa morsa infernale il dramma è assicurato perchè l’amore e la decenza, l’attrazione e la forma, gli equilibri fondati sulla stabilitĂ  della coppia vacillano.

Ciò che è intimo diventa pubblico perchè ognuno è un pupo, una maschera prima di essere un uomo.

La scenografia Liberty di Keiko Shiraishi ricorda un disegno di Ertè. Le sagome nere degli alberi stagliate dietro le vetrate introducono lo spettatore nel clima borghese e ironico del primo tempo; la gelosia di una donna e i retropensieri di una famiglia borghese sono l’anticamera del dramma che si consumerĂ .

Incredibile la potenza recitativa dei personaggi, anche quelli minori, che imprimono un carattere ancora piĂš moderno a un’opera centenaria ma veggente.il berretto a sonagli

Dice Lo Monaco di questo lavoro: “una commedia NATA e non SCRITTA, cosĂŹ Pirandello ha definito il suo Berretto a Sonagli. Su questo pensiero ho costruito la mia regia: viva e non scritta.

Ed è riuscito perfettamente nell’intenzione imprimendo al personaggio di Ciampa, l’uomo comune in balia del compromesso perenne, una umanitĂ  commovente soprattutto nei momenti in cui cadono le sovrastrutture morali e rivela i desideri ancestrali di possesso e vendetta.

Belli, pieni di vitalitĂ  i dialoghi con Beatrice, interpretata magistralmente da Marina Biondi. Tutti nella commedia hanno un ruolo estremamente moderno, non ultimo il Delegato Spanò che incarna l’anima di uno Stato assente, debole e sottoposto alle pressioni dei potenti.

Ma il Berretto a sonagli, il segno distintivo dell’uomo fallito, marchiato, deriso viene rifiutato da Ciampa come il calice del Getsemani; egli si fa materia liquida per incarnarsi in un altro pupo e sopravvivere a un sentimento letale.

In un sottile gioco di ruoli rimbalza a Donna Beatrice, ingannata dal  suo stesso artificio, la responsabilità di ripristinare la realtà di facciata rifugiandosi nella pazzia.

Lucido, delirante, onirico il capolavoro pirandelliano resta sempre uno delle pietre miliari del grande Teatro; a noi di CulturaMente questa versione convince in pieno.

Antonella Rizzo

 

Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello 11-23 dicembre  

Sicilia Teatro in collaborazione con Festival La Versiliana – Pietrasanta e Teatro Luigi Pirandello di Agrigento   

Regia: Sebastiano Lo Monaco

Attori: Sebastiano Lo Monaco, Marina Biondi

con Clelia Piscitello, Claudio Mazzenga, Barbara Gallo, Giovanni Santangelo, Lina Bernardi, Maria Laura Caselli 

Costruzione scene Keiko Shiraishi – costumi Cristina Da Rold – musiche Mario Incudine – luci Nevio Cavina

 

Le Signorine: una solitudine condivisa

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Le Signorine è stato lo spettacolo che ha inaugurato la grande stagione 2018/19 del Teatro Traiano. Commedia agrodolce, per la regia di Pierpaolo Sepe, portata in scena da due attrici la cui bravura sembra rinnovarsi ad ogni performance. Parliamo dell’inarrivabile Giuliana De Sio e della magistrale Isa Danieli.

Napoli, giorni nostri: due sorelle, Rosaria e Addolorata, ormai in etĂ  con gli anni, condividono casa e negozio, affanni e rimpianti di una vita spesa senza essere goduta. Entrambe portano i segni indelebili della poliomielite, entrambe sono ormai scese a patti con una quotidianitĂ  fatta di giornate tutte uguali, tv accesa su programmi di intrattenimento, soap opera, canali semisconosciuti dove sedicenti maghi predicono il futuro leggendo le carte.

 

E’ una quotidianitĂ  che fagocita ben presto ogni altra cosa, dove ben pochi fatti di spessore aggiungono qualcosa di nuovo, qualcosa di cui sparlare: una telefonata da parte degli zii, l’annuncio di un matrimonio inaspettato, l’invito ad una festa.

Sono, soprattutto, i battibecchi tra le due a fare da contraltare a questa esistenza ormai priva di mordente. PerchĂŠ le due “signorine”, che per tutta la vita hanno lavorato entrambe nel loro piccolo negozio di merceria, hanno anche saputo accumulare un piccolo patrimonio. Di cui, però, la sorella maggiore, Rosaria (la bravissima Isa Danieli), non vuole disporre. Una vita, dunque, dedita alla piĂš assoluta parsimonia. A tutto questo, però, Addolorata (una intensa Giuliana De Sio) non vuole piĂš stare. E comincia, allora, un duetto fatto di piccole ripicche, battibecchi laceranti, testa a testa che, inevitabilmente, vedono vincere quasi sempre Rosaria. FinchĂŠ, un brutto giorno succede qualcosa. Qualcosa che finisce per destabilizzare questo rapporto che, nel bene e nel male, era riuscito a trovare una propria dimensione. Una propria ragione di vita.

 

 

SarĂ  capitato a tutti di conoscere due “signorine” cosĂŹ. Hanno trascorso tutta una vita insieme, non si sono sposate, non hanno nessuno se non qualche nipote lontano. E zii, anche loro avanti con gli anni, che ogni tanto telefonano. Sempre vestite uguali, sempre insieme. Compaiono ai matrimoni con l’unico vestito buono che possiedono, il loro regalo è la classica cornice che verrĂ  scartata e vista e apprezzata una sola volta.

E ci si chiede, vedendole, se dietro quelle battute acide che si rimpallano a vicenda, ci sia un po’ di affetto. Qualche momento di tenerezza. Una risata che precede di pochissimo la lite subito dietro l’angolo. Si litiga per i soldi, che ci sono ma non si toccano. Per la televisione che Addolorata guarda sempre in camera sua, desiderando, sognando, che qualcosa cambi. Che si presenti qualcuno alla porta. Si discute per la cena, per il pranzo, per la luce, per i vestiti. Per il regalo di matrimonio su cui Rosaria piĂš di cinquanta euro non vuole spendere. Si passa la voce da una stanza all’altra. Si sbattono queste porte, mentre dietro si mugugna ancora qualche battuta.

Cosa dire sulle due eccezionali interpreti di questa commedia dolceamara? Giuliana De Sio è impeccabile. Misurata, mai sopra le righe. In continuo equilibrio tra l’assecondare controvoglia la sorella e scatti di ribellione alla stessa che non producono mai l’effetto sperato. Isa Danieli riesce a dosare in modo eccelso la forte tempra di Rosaria, tanto da riuscire a dare vita ad un personaggio che, giĂ  difficile di suo, non risulta mai – fortunatamente – sopra le righe.

Le Signorine resta un spettacolo eccezionale, un amaro spaccato contemporaneo di vissuto anonimo, la pantomima di una intera esistenza che ci conduce, in poco piĂš di un’ora e mezza, ad un epilogo sconcertante. Un epilogo di quelli che a volte capita di leggere sul giornale. Non certo in prima pagina, però. Occupa di solito un piccolo trafiletto nella cronaca locale.

 

Chiara Amati

È un Natale per cinefili con i regali della Universal Pictures

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Non sarebbe Natale senza qualcosa di perfetto da regalare. E quest’anno la Universal ha preparato davvero regali perfetti.

In tutti i negozi specializzati potete trovare i cofanetti da collezione di due saghe famosissime e diversissime. La prima è Hotel Transylvania, un dono ideale per i piĂš piccoli, e la seconda è Mission: Impossible, per gli amanti dell’adrenalina.

Sin dal primo film del 2012, Hotel Transylvania ha conquistato pubblico e critica affermandosi come un prodotto d’animazione intelligente e soprattutto esilarante. Dalla mente di Genndy Tartakovsky, le avventure della famiglia di Dracula e dei suoi strampalati mostruosi amici non sono mai state cosĂŹ divertenti. Possiamo ora rivederle tutte in un unico imperdibile cofanetto, disponibile sia in dvd sia in bluray, che oltre ai tre film della saga propone anche cortometraggi inediti con protagonisti il gruppo di personaggi che abbiamo imparare ad amare.

Saliamo un po’ con l’etĂ  media proponendo come regalo il cofanetto di Mission: Impossible, ma non ve ne pentirete. Dedicato sicuramente a chi ama il cinema action, la saga però è diventata col tempo un cult amata indistintamente da ogni cinefilo. Questo grazie ad una qualitĂ  sempre crescente, cosa inedita per una saga, che proprio col sesto film ha raggiunto il suo apice. Il cofanetto, disponibile in dvd e bluray, propone tutti i sei film della saga piĂš un settimo disco con tutti i contenuti extra di Mission Impossible Fallout. Insomma, è davvero una collection da non perdere per alcun motivo.

Per tutti i gusti, e per tutte le etĂ , l’offerta natalizia della Universal Pictures Italia è davvero notevolissima. Ve lo possiamo confermare avendo gentilmente ricevuto le copie delle due collezioni, perfette dal punto di vista tecnico e audio. Natale è sempre un gran momento per gli amanti di cinema, con queste regali ancora di piĂš: fa freddo fuori, è l’occasione per restare a casa sotto il piumone e spingere “play” sul vostro lettore dvd/bluray.

Pioggia di stelle, l’ultimo brano di Roby Rossini

L’attesa per i fan di Roby Rossini è finalmente terminata. Ecco Pioggia di Stelle, l’ultimo brano del cantautore romano, una dedica all’amore, a quel sentimento senza etĂ , che se vero rimane per sempre.

 

Lo scorso giugno, in occasione del lancio del singolo Un’altra estate Roby Rossini ci aveva annunciato un nuovo pezzo.

 

Un’altra estate. Il nuovo disco di Roby Rossini

 

La promessa è stata mantenuta.

Lo scorso 7 dicembre è uscito Pioggia di Stelle, l’ultima creazione del cantautore romano.

Lo abbiamo incontrato per parlare di questo nuovo singolo e non solo.

Quando è nata Pioggia di Stelle?

In una bellissima sera prenatalizia di quattro anni fa.

Fu come un dipinto improvviso che prese forma sulla tela musicale.

La composi di getto, ispirato da un sentimento di estrema felicità, che si materializzò in musica e parole.

Da qualche parte in casa devo ancora avere il testo con le correzioni e lo spartito con le varie cancellazioni, la vivida testimonianza di quella preziosa ispirazione.

Fu veramente un colpo di fulmine, a cui seguĂŹ un amore duraturo. Pioggia di Stelle rimase in un cassetto in attesa del momento migliore per poterla pubblicare.

E quel momento è finalmente arrivato.

Si tratta di un brano emotivamente molto intenso che rappresenta in pieno la mia sensibilitĂ , rispecchiando la mia personalitĂ .

Pioggia di stelle è un connubio perfetto con l’altra mia metĂ , piĂš ritmata ed elettronica.

Come definiresti questo nuovo pezzo?

Non ho dubbi, la definirei come una fiaba, un cielo stellato che dall’alto protegge i nostri piĂš intimi sentimenti come la piĂš dolce delle mamme.

Pioggia di stelle ha il suono delle melodie piĂš dolci, un regalo prezioso da regalare alla persona dei propri sogni, quella a cui si dona tutti noi stessi.

Non è facile incontrarla e quando si ha questo tipo di fortuna bisogna fare di tutto per mantenere viva la luce di quella stella. Solo cosÏ sarà una pioggia di luce infinita.

A chi è dedicata Pioggia di Stelle?

A tutte le persone che hanno la fortuna di assaporare il vero amore, quello puro e incontaminato fatto di luci e bagliori quotidiani.

A me è capitato e sono stato privilegiato da questa meravigliosa sensazione che riecheggia sempre dentro la mia anima.

Magari può perdersi nei sentieri oscuri della vita ma quella fulgida luce rimane per sempre come un sole esploso e che in ogni istante continua ad illuminare anche inconsapevolmente la strada.

Quanto c’è di te in questo nuovo singolo?

Molto, anzi, senza tema di smentita, potrei dire tutto!

Spero sia propedeutico ad un nuovo periodo della mia vita artistica.

Ogni volta chiunque mi intervisti, inevitabilmente mi chiede di Tanz Bambolina e questo accade da ormai quindici anni.

Si tratta di un passaggio obbligato che contrassegna ogni intervista, a parte le tue Mauri, e di questo, ovviamente sono contento, orgoglioso.

Devo molto, moltissimo a Tanz Bambolina ma Roby Rossini è anche altro!

Ecco  vorrei che nei prossimi anni ci fosse una seconda canzone a segnare ogni prossima intervista e spero proprio che questa possa essere Pioggia di Stelle, la prima di altre canzoni.

Pioggia di Stelle rappresenta l’inizio di un nuovo progetto? 

PiĂš che altro ĂŠ la continuazione naturale di ciò che avevo iniziato con l’uscita di Un’altra estate nella scorsa stagione estiva.

Sono nato cantautore pop ed è la matrice essenziale, la cifra inevitabile del mio talento.

Spero di riuscire ad esprimere sempre più questo mio lato artistico ed umano, senza, tuttavia, accantonare la mia natura di deejay e la mia fase legata all’italodance degli anni 2000.

Altre novità che ci vuoi anticipare?     

Ho un altro inedito scritto con l’amico Dj Jump che uscirĂ  all’interno del suo nuovo album ad inizio 2019 su una major conosciuta.

Un’importante release discografica dove sono coinvolti molti miei colleghi italodance del periodo d’oro! Porterò, inoltre, avanti il percorso pop cantautoriale. Sto, infatti, sto scrivendo nuovi brani e intessendo collaborazioni musicali di diverso tipo.

Presto tornerò live anche con i miei concerti e sto preparando una super sorpresa in tal senso!!!!

Seguitemi  su www.robyrossini.com e sui miei social di riferimento (in particolare la mia pagina facebook @robyrossiniofficial e il mio profilo instagram @robyrossini

Grazie Roby per Pioggia di stelle, un regalo che scarteremo volentieri sotto l’albero di Natale.

A presto e in bocca al lupo.

Viva il lupo Maurizio. Grazie a te e alla redazione di CulturaMente che mi segue sempre con sincero affetto.

A presto, prestissimo.

 Maurizio Carvigno

In via Margutta fanno capolino Dorothy & Co

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Vivere a Roma è avere la possibilità di non annoiarsi mai. Sono tante le cose da poter fare, forse troppe. Talvolta il rischio è quello di non riuscire a fare tutto quello che si è proposti.

Dicembre il mese delle festività è un susseguirsi di iniziative culturali.

Fino a metà febbraio, ad esempio sarà possibile visitare la mostra “Il fantastico mondo di Ooz”.

La mostra presso gli spazi espositivi de Il Margutta Veggy Food & Art  è a cura di Valentina Virgili, con la direzione artistica di Moby Dick e con l’ideazione e l’organizzazione di Tina Vannini.

Ventuno artisti per ventuno opere.

Stili diversi con un solo intento: raccontare la natura e sensibilizzare, tra oz e ooz, pop surrealism e street art, pittura e fotografia.

Il mondo incantato del celebre romanzo per ragazzi di L. Frank Baum incontra la cruda realtĂ .

Ambiente in cui siamo ospiti, dove la natura è calpestata dall’egoismo dell’uomo. Un contrasto evidente che, applicandolo alla nostra lingua, si può trasformare in crasi.  “Ooz” che fonde il contrario di “zoo” e il mondo di “Oz”. PerchĂŠ l’arte un messaggio può mandarlo, di speranza e di sensibilizzazione, perchĂŠ il mondo migliore non sia solo un ideale irraggiungibile, ma un obiettivo “realmente fantastico”.

In mostra, ci sono gli alberi danzanti di Mauro Sgarbi e gli gnomi di Diego Poggioni, la Dorothy (e l’uragano) di Angelo Barile. Inoltre, l’uomo di latta di Valerio di Benedetto e lo spaventapasseri e il leone senza coraggio di Giu Sy. Ma anche la bellissima sirena, in trappola, di Moby Dick e Marta Petrucci e la strega buona di  Natascia Raffio.

Nello zoo di OoZ, in mostra anche il maiale, la mucca e lo squalo di Glasswall, il cervo indifeso di Nicola Monti, le dolci e inoffensivi tigri di Francesca Provetti e Simona Piccolini, la gallina, col suo uovo, di Alessandra Santo Stefano. Oniriche anche le ambientazioni e gli scenari, come il soggetto di  Silvia Faieta, il particolarissimo acquario di Michele Cara e il pesce deturpato di  Beetroot. In mostra, ovviamente, anche gli umani, soprattutto donne: quella “assente” di Monica Pirone, quella materna di Maupal, quella delicata di Liu Zi Xia, quelle piĂš guerriera di  Aurora Agrestini. Infine la piccola bambina in lacrime di Uman.

In mostra anche un albero speciale, realizzato dall’artista Valerio di Benedetto. L’albero è composto da 38 sezioni di una serranda, ognuno promotore di un messaggio di augurio, un sollecito per rendere la nostra Terra un posto migliore.

I pezzi possono essere acquistati: il ricavato sarà devoluto in beneficenza all’associazione ambientalista Marevivo.

Alessia Aleo

Sean Penn vi porta su Marte con la serie tv “The First”

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Arriva al cinema e in esclusiva su Tim vision la serie televisiva “The First” con il due volte premio oscar Sean Penn.

L’attesissima serie televisiva, in esclusiva per la Tim vision, “The First”, arriva in tutte le sale italiane a partire dal 18 dicembre 2018. Gli episodi che ci terranno compagnia sono 8. Inizialmente era stato pensato piĂš come ad un film della durata di 8 ore, che ad una serie di 8 episodi della durata di 45 minuti, circa l’una. Poi però, è stata distribuita in America dalla Westeords Productions, in collaborazione con Channel 4, Endeavor Content e distribuita su Hulu, sottoforma di otto mini episodi, ed è stato un successo clamoroso.

La serie verrĂ  presentata, in esclusiva, in 30 cinema italiani (a breve la lista delle sale aderenti all’iniziativa su www.nexodigital.it e su www.timvision.it) alle 20.00 il 18 dicembre 2018. A partire dal giorno seguente, il 19 dicembre, potrete, invece seguire la serie, in esclusiva, su TIM VISION.

Ambientata nel 2030, “The First” racconta la storia di  un team di astronauti che si sta preparando per una speciale missione da compiere: il tanto atteso primo viaggio su Marte della storia. La missione guidata dal capitato Tom Hagerty, interpretato da Sean Penn, due volte premio oscar, partecipa per la prima volta ad una serie televisiva.

Questa storia racconta però un duplice viaggio: sia quello fisico su di un altro pianeta, sia quello interiore, che ognuno dei protagonisti affronta, per sconfiggere i propri fantasmi interni e le proprie paure, con le mille difficoltà che la vita gli presenta davanti.

La responsabile della società Laz Ingram, è interpretata dalla bravissima Natascha MacElhone, che alcuni di voi ricorderanno sicuramente negli episodi di Californication.

Ricordiamo che l’evento al cinema è gratuito e invitiamo tutti gli appassionati di serie televisive di andare a vedere questi primi due episodi, davvero avvincenti.

Trailer ufficiale della serie “The Fisrst” con Sean Penn e Natascha MacElhone.

Frase da ricordare del primo episodio:

“… e non dico che due cose sporche ne facciano una pulita, ma hanno qualcosa di diverso dalla tua. Una è una stella, l’altra è polvere.”

Frase del secondo episodio:

“… quello che è lontano è vicino, cosĂŹ vicino e sotto la pelle, che respira, pulsa, corre e aspetta che tu lo trovi.”

Un sorprendente Sean Penn, che come al solito è una garanzia.

Alessandra Santini

L’Istat cambia voce per parlare ai cittadini: Intervista Patrizia Cacioli, direttore della Comunicazione

Il 2018 è stato un anno davvero importante per lIstat. L’istituto Nazionale di Statistica non solo ha introdotto i censimenti permanenti, rendendo il censimento annuale e non piĂš decennale, ma ha anche cambiato voce per introdurre questo importante cambiamento.

La strategia di comunicazione adottata è stata senza dubbio inedita per un ente di questo calibro e ha coinvolto campagne di social media, influencer marketing e digital pr che Patrizia Cacioli, direttore della Comunicazione dell’Istituto, ci ha voluto raccontare proprio per sottolineare le nuove esigenze – delineate nella societĂ  odierna – a livello comunicativo.

I The Jackal raccontano l’ISTAT (sĂŹ, avete letto bene)

Istat ieri e oggi: quali sono state le necessitĂ  di rinnovamento a livello comunicativo?

Nella società da alcuni anni ormai è in atto una profonda trasformazione del rapporto tra produttori, rispondenti e utilizzatori della statistica, e del legame tra le infrastrutture tecnologiche e quelle produttive. L’Istat si trova, pertanto, a operare al centro di una rete di soggetti sempre più ampia, anche grazie alla collaborazione più stretta con mediatori di opinione, società civile, mondo delle imprese, università e mondo della ricerca. L’evoluzione tecnologica ha inoltre ampliato la platea dei produttori di dati e ciò ha anche imposto una strategia di comunicazione incentrata sulla valorizzazione della qualità delle statistiche ufficiali dell’Istituto e di quelle prodotte dagli enti appartenenti al Sistema statistico nazionale.

Molti brand ed enti rifuggono dalle campagne d’influencer marketing per mantenere un approccio piĂš “conservativo” e tradizionale: voi invece avete coinvolto anche i The Jackal. Quanto è forte la necessitĂ  di informare anche divertendo gli utenti?

Più che divertire ritengo che sia importante scegliere ambassador che godono della fiducia dei loro pubblici. The Jackal per i nativi digitali (ma non solo) sono credibili oltre che molto ironici e divertenti. Oltretutto l’incontro con loro è stato molto stimolante: ci ha permesso di mettere a fuoco alcuni inciampi nel nostro modo di comunicare a un pubblico di non esperti e poco interessati. Ma il più grande risultato è aver fatto diventare i The Jackal degli autentici fan della statistica.

Cambiato il mondo, è cambiata anche l’idea di Istat nell’immaginario comune?

La statistica non deve essere ritenuta un “costo” per la collettività ma uno strumento fondamentale nella società della conoscenza. Questa è l’associazione che auspichiamo facciano i cittadini quando immaginano il ruolo e la funzione della statistica ufficiale. Sono molti in Europa gli Istituti nazionali di statistica che condividono questa vision. Si tratta di un vero e proprio “spostamento” concettuale che li vede sempre più impegnati a fornire informazioni utili a orientare i comportamenti individuali, sociali, a favorire decisioni in un contesto d’incertezza; ad aiutare a valutare le policy e prevedere gli effetti futuri delle scelte che ci apprestiamo a fare. Detto ciò, sappiamo che ci sono ancora radicate le resistenze nei confronti della statistica.

Quando avete capito che c’era la necessitĂ  di comunicare in maniera piĂš diretta con i cittadini?

La disintermediazione globale generata dal Web ha profondamente mutato rapporti, ruoli e regole. Al paradigma verticale è succeduto quello orizzontale. Anche l’Istat “ne ha dovuto prendere atto” e si è orientato verso una sempre maggiore apertura al dialogo e all’interazione, passando dalla trasmissione mediata di messaggi/informazioni a una relazione diretta con le diverse categorie di utenti/stakeholder. La sfida è stata quella di promuovere politiche di comunicazione e diffusione del dato statistico secondo un approccio integrato e sinergico tra nuovi media, canali social, sito internet istituzionale e altri servizi web, di elaborare nuovi registri comunicativi in grado di raggiungere un maggior numero di utenti.

Per noi giornalisti i dati Istat sono la manna dal cielo, ma – secondo lei – qual era la percezione di tali dati da parte dell’italiano medio? 

Il panorama era ed è variegato. Da quanto emerge da alcune indagini, commissionate ovviamente a soggetti esterni, i nostri dati sono sempre stati considerati dai cittadini affidabili, indipendenti e utili.  Un momento particolarmente difficile è stato il passaggio dalla lira all’euro. Erano gli inizi degli anni duemila e l’Istituto ha avuto una forte crisi di credibilità originata da una contestazione generalizzata della nostra stima dell’andamento dell’inflazione in quanto  ritenuta troppo bassa.  

Per riconquistare la fiducia dei cittadini abbiamo iniziato a parlare con il linguaggio più vicino all’esperienza quotidiana e a offrire strumenti adeguati, aggirando l’eccesso e la ridondanza di dati e notizie che appiattiscono la percezione di credibilità della fonte.

La strategia è stata quella di muoversi in direzione della sempre più profonda e consapevole conoscenza delle diverse categorie di utenti, ma anche di stakeholder, e dell’ascolto continuo delle loro esigenze anche attraverso la costituzione di organi consultivi come la Commissione degli utenti dell’informazione statistica. La scommessa più importante è però stata puntare sulle future generazioni. In questo percorso la scuola resta uno dei canali principali per raggiungere in modo capillare il target dei più giovani e una preziosa alleata per sensibilizzare anche i loro genitori. Vorrei sottolineare che per l’Istat, l’utenza e la relativa domanda sono entità complesse. La prima è composta da istituzioni nazionali e internazionali, organi di governo nazionali e locali, operatori economici e dell’informazione, privati cittadini, enti e associazioni di ricerca e rappresentanti della società civile. La seconda è altrettanto ampia, sia in termini settoriali, sia in termini di tipologia degli obiettivi di conoscenza da perseguire sia, ancora, in termini di cogenza delle risposte attese.

Come pensate che la campagna social possa rendere piĂš partecipi gli italiani?

I social media sono ormai stabilmente e giornalmente presenti nella vita di tutti noi. Il Web ha un’illimitata forza divulgativa e ci permette di comunicare direttamente con i nostri utenti e soprattutto di coinvolgerli trasformandoli in soggetti attivi anche sulla nostra  capacità di leggere e misurare i fenomeni. Instaurando legami costruttivi con la community, possiamo inoltre migliorare l’offerta delle informazione statistica.

L’Istat ha il dovere di far conoscere e arrivare le informazioni che produce ad una platea più ampia possibile e quindi deve stare dove sono i cittadini che ormai sono in gran parte utenti digitali.

L’Istat “dĂ  i numeri” introducendo il censimento annuale

Alessia Pizzi

“Macchine mortali” o molto rumore per nulla?

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Arriva in tutte le sale italiane Macchine mortali, il pubblico non lo acclama troppo, dovremmo attendere per uno steampunk coi fiocchi.

Molto rumore per nulla. È proprio il caso di dirlo. Ci aspettavamo qualcosa di piĂš da questo tanto atteso steampunk, di cui si è tanto sentito parlare. Gli effetti speciali, la grafica, l’ambientazione sono davvero il top, ma facili da raggiungere, grazie ai costi che ci sono voluti per realizzare questo film, di genere fantascienza-avventura. Molto piĂš avventura, che fantascienza, forse, visto che le macchine mortali, protagoniste del film, non fanno altro che scontrarsi e farsi la guerra.

Il film presentato dalla Universal Pictures, è infatti una delusione per il pubblico, dei meno giovani che si aspettava una sceneggiatura e dei dialoghi molto piÚ avvincenti e accattivanti. Il finale è del tutto prevedibile.

Anche se il film ha delle idee davvero originali, come quello di presentare nuove figure animate e di fantascienza come i Rinati, persone che hanno vissuto una vita in passato e dopo la morte, rinascono senza cuore e sentimenti, con un piccolo spiraglio di ricordi, quello che il pubblico si aspettava era sicuramente una storia ricca di emozioni intense e divertimento, che qui sono mancate. Queste straordinarie figure si andranno a mescolare al mondo degli umani e quello che ne verrĂ  fuori, sarĂ  davvero una sorpresa.

A parte questo spiraglio di originalitĂ , non c’è molto da dire. La storia è sempre la stessa: due cittĂ  che si fanno la guerra, buoni e cattivi, una storia d’amore che si sviluppa all’interno della vicenda.

Un film che noi di CulturaMente non consigliamo, se non per passare un pomeriggio con i vostri nipotini, o figli al cinema. Sicuramente una pellicola apprezzata dai piĂš piccoli, vista la prevedibilitĂ  del finale, che non richiede troppo impegno, nĂŠ concentrazione.

“Basato sul romanzo fantasy di Philip Reeve, Macchine Mortali è l’adattamento diretto dal premio Oscar Christian Rivers, un’artista degli effetti speciali che ricordiamo per King Kong. Firmano la sceneggiatura i produttori tre volte premi Oscar, Peter Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens (le trilogie de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli)”. cit.

Frase tratta dal film da ricordare:

“Posso affrontare tutto, anche la morte, fino a che il mio spirito è libero”.

Trailer ufficiale del film “Macchine Mortali”

SCHEDA TECNICA:

DATA USCITA: 13 dicembre 2018
GENERE: Fantascienza, Azione
ANNO: 2018
REGIA: Christian Rivers
ATTORI: Robert Sheehan, Hera Hilmar, Stephen Lang, Hugo Weaving, Ronan Raftery, Jihae, Leila George, Patrick Malahide, Yoson An, Colin Salmon, RegĂŠ-Jean Page, Mark Hadlow
PAESE: USA, Nuova Zelanda
DURATA: 128 Min
FORMATO: 3D e 2D
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures

 

Alessandra Santini

 

Trappola per topi. Il capolavoro di Agatha Christie al teatro Vittoria

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Trappola per topi, è forse la piÚ bella delle diciannove commedie scritte da Agatha Christie, di certo la piÚ rappresentata.

Al teatro Vittoria di Roma, nel popolare quartiere di Testaccio, va in scena fino al prossimo 16 dicembre Trappola per topi. Pronti a scoprire l’efferato assassino che si nasconde in un albergo circondato dalla neve?

Volete dei validi motivi per andare a vedere questo capolavoro di Agatha Christie?

Innanzitutto perchÊ è lo spettacolo piÚ replicato della storia del teatro e già questo potrebbe bastare e poi perchÊ è davvero bellissimo.

Trappola per topi fin dal 1952, anno in cui venne rappresentato per la prima volta a Londra, al teatro Ambassador, è un successo planetario. Il motivo è semplice e fu già individuato dalla stessa autrice.

«È il tipo di commedia  -affermò più volte Agatha Christie- alla quale si può portare chiunque. Non è proprio un dramma, non è proprio uno spettacolo dell’orrore, non è proprio una commedia, ma è qualcosa di tutte e tre e così accontenta la gente dai gusti più disparati.»

Questa peculiarità ha fatto sÏ che Stefano Messina, regista e attore della versione italiana di Trappola per topi, fin dalla primissima lettura del testo sia rimasto profondamente colpito. È una miscela perfetta di suspense, thriller e comicità

Fedele al testo originale, Messina porta sul palco del Vittoria una versione incontaminata del giallo di Agatha Christie, ricreando le calde ma al tempo stesso inquietanti atmosfere proprie della piece teatrale.

E quella miscela perfetta che caratterizza il testo di Agatha Christie, che tanto ha colpito il regista, riemerge completamente sul palco del Teatro Vittoria.

La trama è arcinota ma, nonostante questo, sempre affascinante ed emozionante.

Nella locanda appena inaugurata e gestita da Mollie e da Giles Ralston, cinque strani ospiti arrivano nel bel mezzo di una tormenta di neve.

La claudicante signora Boyle, l’instabile architetto Wren, l’innefabile maggiore Metcalf, l’ambigua signorina  Casewell e, infine, l’affascinante Paravicini.

Sette persone in tutto, compresi gli albergatori, “prigionieri” dentro la locanda immersa nella neve.

Tra di loro si cela un efferato assassino che ha giĂ  seminato il terrore a Londra uccidendo una persona.

Ognuno di loro sembra nascondere qualcosa. Segreti sapientemente celati e seppelliti dal tempo che, come il fuoco che continua ad ardere sotto la cenere, non sono mai davvero spenti.

Ad indagare è il sergente Trotter, che, venuto a conoscenza della possibilità che l’omicida si nasconda nell’albergo, raggiunge la locanda nonostante la neve a bordo di due sci.

Un tema classico quello dell’ omicida che si annida in mezzo a un gruppo di persone che apparentemente non si conoscono, in un ambiente lontano da tutto e tutti e che Agatha Christie utilizzò più volte in diversi suoi gialli.

Basti pensare a Dieci piccoli indiani, ad Assassinio sull’Oriente Express, a Carte in tavola o al bellissimo Un messaggio dagli spiriti, dove ritroviamo  il tema della casa isolata dalla neve.

Trappola per topi, il cui titolo originale era Tre topolini ciechi, nella versione di Stefano Messina convince per l’adesione al testo, per la bravura di tutti gli attori, (Claudia Crisafio, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Annalisa Di Nola, Roberto Della Casa, Elisa Di Eusanio, Sebastiano Colla, Massimiliano Franciosa) per la suggestiva scenografia e per i bei costumi.

Come in ogni opera di Agatha Christie, siano libri o commedie, la sensazione iniziale è quella di assoluta confusione, di totale smarrimento. Il colpevole sembra proprio introvabile ma poi la nebbia si dirada e tutto diventa inevitabilmente chiaro.

Alla fine l’ordine trionfa, spinto dalla forza trascinante della logica e scandito dalle note di una inquietante filastrocca e dagli scricchiolii di vecchie porte.

In sala si ride, ci si spaventa, si indaga e questo grazie all’intramontabile testo della regina incontrastata del giallo e alla prova di tutti gli attori che calcano il palco del teatro Vittoria con navigata bravura, interpretando alla perfezione i loro variegati personaggi.

In questo clima natalizio noi di CulturaMente vi consigliamo caldamente di vedere Trappola per topi, perchĂŠ siamo certi che alla fine dello spettacolo, lasciando le vostre accoglienti poltrone, ci ringrazierete per questo nostro prezioso suggerimento.

 

 

dal 6 al 16 dicembre 2018 ore 21.00 (martedi 11 ore 20.00; domenica 9 e 16 ore 17.30)

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI _ Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)
Botteghino: 06 5740170; 065740598 lunedĂŹ (ore 16-19), martedĂŹ – sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)
Vendita on-line e info: www.teatrovittoria.it  Come arrivare: Metro: Piramide; Bus: 170, 781, 83, 3
UFFICIO STAMPA E PROMOZIONE : ARTINCONNESSIONE artinconnessione@gmail.com / www.artinconnessione.com

 

Maurizio Carvigno

Il Testimone Invisibile, il diavolo è nei dettagli

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Suona tra il ridicolo e l’assurdo dire che, per Il Testimone Invisibile, un criterio di giudizio di riferimento è “essere un film italiano”. Eppure è verissimo. PerchĂŠ, nel panorama del cinema di genere che in Italia sta rinascendo negli ultimi anni, quando arriva qualcosa per altri normale, da noi invece è sensazionale. Iperbole poi declinata al positivo o negativo, a seconda dei casi.

Prendiamo appunto Il Testimone Invisibile, adesso. Un thriller simile, che gioca sulle costruzioni di un mistero da svelare con flashback e mezze verità, stesse scene viste e riviste attraverso prospettive differenti, non è nulla di rivoluzionario. Se fosse un film americano, a prescindere dalla qualità, il primo pensiero sarebbe subito la familiarità con chissà quante storie. Invece è un film italiano Il Testimone Invisibile, e come tale, è quasi sorprendente che sia stato realizzato da noi.

Soprattutto, che sia realizzato con tale cura, divertimento e ambizione. Che non è quella di realizzare il miglior thriller possibile, ma creare le due ore piĂš coinvolgenti possibili per lo spettatore. Non dobbiamo cercare temi o analisi complesse, un’acuta costruzione dei personaggi e dei loro caratteri, quanto attenerci alla storia. In pratica, Il Testimone Invisibile è un rompicapo, un gioco da tavola che gli spettatori accettano di sfidare

In questo, è indubbiamente un film iper-costruito, iper-forzato, forse addirittura un filino insincero. Ma dalla sua il regista Stefano Mordini ha la piena consapevolezza di cosa ha tra le mani. CosĂŹ, in un gioco dialettico e intellettuale tra due personaggi che montano e rismontano insieme allo spettatore un caso di omicidio, Mordini accompagna alla freddezza il divertimento, alla schematicitĂ  della storia una certa empatia verso il caso scelto. La tensione è piĂš importante della verosimiglianza, al netto della prevedibilitĂ  di taluni colpi di scena, e l’esasperata ricerca dei dettagli è la chiave con cui scardinare questo labirinto di falsitĂ  ed egoismi. Lasciando sottotraccia, perchĂŠ no, anche un pizzico di lotta di classe nel duello tra il ricco che ha tutto da perdere e il povero che non ha piĂš nulla da perdere.

Quella che ci rimane, pertanto, è la visione estremamente godibile di un film atipico nel cinema italiano recente. Talvolta questo può bastare per giustificare il prezzo dei popcorn.

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Emanuele D’Aniello

Festa di Roma 2019: il Capodanno sarĂ  ispirato alla Luna

Festa di Roma 2019: nella cittĂ  universale arriva il Capodanno ispirato alla Luna

24 ore di Festa, oltre 100 performance e 1000 artisti provenienti da 46 Paesi e 5 continenti, coinvolgendo una vasta area di 70.000 mq, tra piazza dell’Emporio, Giardino degli Aranci, Circo Massimo, via Petroselli, Lungotevere Aventino, Lungotevere dei Pierleoni e Isola Tiberina. Il 31 dicembre 2018 e il 1 gennaio 2019 prenderĂ  vita la Festa di Roma 2019, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale con il supporto del Dipartimento AttivitĂ  Culturali e la collaborazione delle istituzioni culturali della cittĂ .

Per un giorno intero il cuore della Città Eterna, un’area pedonalizzata, si trasformerà in un paesaggio da sogno con spettacoli, performance, istallazioni, musica, proiezioni e molto altro ispirati da un tema comune: la Luna a cui si rende omaggio in occasione dei 50 anni dal primo sbarco. Il nostro satellite naturale e il suo approdo, la conquista dello spazio, il sogno di poter viaggiare nel cosmo, a cinquant’anni da quel primo piede poggiato sui suoi crateri, continua ad essere spunto e simbolo di fantasia, di un’altra dimensione e, per estensione, l’emblema dell’assenza di gravità, di leggerezza e romanticismo. La Festa di Roma raccoglie questi spunti e ci invita a passeggiare per le vie del lungotevere facendoci perdere il senso dell’orientamento e con il naso sempre rivolto all’insù.

Il viaggio partirà alle ore 21.00 del 31 dicembre al Circo Massimo pensato come una grande piazza, in cui attendere l’arrivo del nuovo anno immersi in uno spettacolo di luci, suoni, performance acrobatiche, immagini e fuochi d’artificio.

Aprirà la serata la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, con un concerto pensato per la manifestazione ed eseguito da 20 ragazzi under 18 i cui genitori provengono da 14 diversi Paesi del mondo (Italia, Polonia, Egitto, Senegal, Eritrea, Tunisia, Nigeria, Cuba, Argentina, Colombia, Filippine, Bangladesh, Cina, Guatemala), per un’unica grande orchestra di “nuovi italiani” diretta da Pino Pecorelli.

A seguire i Kitonb, grande compagnia romana che torna a esibirsi nella sua cittĂ  dopo oltre 10 anni e che vanta meritati successi internazionali. Alla Festa presenteranno la performance Carillon, Il volo del tempo, un grande spettacolo di teatro urbano che si sviluppa tra la terra e il cielo, con un innovativo allestimento in cui spettacolari macchine sceniche in movimento, gigantesche scenografie volanti manovrate da autogrĂš idrauliche e azioni coreografiche dei danzatori-acrobati creano uno spettacolo tridimensionale che coinvolge lo spettatore a 360°. Inoltre daranno vita all’Ode alla luna, un omaggio creato per la Festa dedicato all’anniversario del viaggio dell’uomo sul satellite terrestre, performance che verrĂ  realizzata tra un evento e l’altro della serata.

Un ensemble capitanato da Vinicio Capossela si esibirà in un concerto per parole e musica dal titolo Vinicio Capossela in difesa della Luna che ci stupirà con un omaggio all’artista Guido Ceronetti, scomparso pochi mesi fa. Dopo il brindisi di mezzanotte lo spettacolo pirotecnico a cura di Acea, al quale seguirà il dj set e live di Achille Lauro, artista della nuova scena rap romana, che con la sua crew farà ballare il pubblico del Circo Massimo. Fino alle 03.00 la festa proseguirà con i dj di Dimensione Suono Roma, media partner dell’evento, la cui musica punteggerà l’intera serata.

L’alba del nuovo anno verrĂ  festeggiata al Giardino degli Aranci al suono di 100 chitarre elettriche, quelle dei coraggiosi musicisti che stanno rispondendo all’invito della PMCE – Parco della Musica Contemporanea Ensemble, per esibirsi dalle 7 di mattina del 1 gennaio sulle musiche composte da Michele Tadini.

Saranno quattro le manifestazioni organizzate dall’Istituzione Biblioteche per iniziare l’anno in compagnia delle comunità di cittadini stranieri che vivono in città provenienti da Africa, America Latina, Subcontinente Indiano, Medio Oriente e Paesi Arabi. Una mattinata all’insegna dell’arte e della cultura, ma soprattutto all’insegna della conoscenza reciproca e dell’incontro. Laboratori per adulti e bambini, laboratori di danza e cucina, workshop teatrali e musicali, letture e assaggi di varie cucine del mondo vi aspettano nelle biblioteche Cornelia, Laurentina, Goffredo Mameli e Vaccheria Nardi dalle 10 alle 13.

Dalle prime ore del pomeriggio del 1° gennaio la kermesse si sposterà tra piazza dell’Emporio e Lungotevere dei Pierleoni. Una festa all’insegna della poesia e dello stupore, dove danze in assenza di gravità e musiche dal vivo di ogni genere accompagneranno la passeggiata visionaria costellata da installazioni site specific, opere di videomapping e disegni di luce. Un gioco di laser azzurri creerà delle volte aeree sotto cui sfileranno giganti gonfiabili di ogni forma e dimensione, la strada sarà trasformata in un unico “tappeto” illuminato di rosso, dove marching band da ogni continente si esibiranno aprendo la strada a parate di tamburi per fuoco, giochi pirotecnici e girandole d’artificio. Coinvolti in questa kermesse artisti come Le Remue Menage o come Les commandos percu che hanno trasformato in questi anni il concetto di parata rendendole sorprendenti, spettacolari, coinvolgenti al pari di vere e proprie istallazioni mobili.

Ecco alcuni dei tantissimi appuntamenti del 1° gennaio (per programma completo vedere scheda allegata). Sculture semoventi deambuleranno lungo il tratto, animate da abili performers, come gli artisti guidati da Johanne Le Guillem di Parigi o come gli Stalker di Torino, e insieme agli spettatori occasionali creeranno tunnel, capanne e altre forme nello spazio, momenti ludici e di ristoro per poi essere di nuovo smontate e ricostruite. Acrobati volteggeranno intorno a delle spire di acciaio o appesi a dei grandi pianeti che, grazie alle gru, simuleranno delle rivoluzioni planetarie come nel caso del Gruppo Puja, artisti spagnoli vincitori di numerosi premi internazionali. Ogni film ispirato alla luna riecheggerà in frame sulle pareti dei palazzi e lungo i bastioni delle vie.

Una grande opera di mapping invece dialogherà con l’Isola Tiberina, vero e proprio site specific realizzato per la festa da Philippe Geist, artista di fama mondiale nella scena delle arti visive, attento sperimentatore di forme espressive orientate verso la video-arte.

Da alcuni palazzi si fronteggeranno ensamble musicali, realizzati da PMCE – Parco della Musica Contemporanea Ensemble, che faranno da colonna sonora a danze verticali e a teleferiche che trasporteranno danzatori da un palazzo all’altro, animati dall’interno con luci suggestive e mappati all’esterno con giochi di forme e di colori. Numerose sfere ad elio punteggeranno il percorso come a ricreare cosmogonie e stazioni stellari e una grande luna penderĂ  dal Giardino degli aranci: si tratta di Museum of the Moon il nuovo progetto dell’artista inglese Luke Jerram. Con un diametro di 7 metri, l’oggetto riproduce un’immagine dettagliata della luna, una foto di 120 dpi e di proprietĂ  della NASA. Secondo una scala di circa 1:500,000, ogni centimetro di questa scultura sferica illuminata dall’interno rappresenta 5 km della superficie lunare. L’installazione è una fusione di immagini lunare, chiaro di luna e una composizione sonora creata da compositore Dan Jones.

Un uomo di circa 15 metri d’altezza indica dal basso, la grande luna di Jerram si tratta dell’opera della famosa artista di land-art australiana Amanda Parer che con le sue sculture extralarge si è imposta all’attenzione mondiale vincendo numerosi premi internazionali per grandi istallazioni e landscape.

Chiunque potrà partecipare aderendo a una delle numerose call lanciate per alcune parate site specific, andando a danzare con un maestro come Virgilio Sieni, suonare in bande tradizionali come quelle di Ambrogio Sparagna o in raduni di chitarre e bassi, cantare con il coro delle voci bianche del Teatro dell’Opera, o cimentarsi nella realizzazione del primo simbolo dello Stato della Luna.

Festa di Roma 2019 è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale con il supporto del Dipartimento AttivitĂ  Culturali e del Tavolo Tecnico della Produzione Culturale Contemporanea composto da l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Associazione Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Casa del Cinema, la Fondazione Cinema per Roma, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Romaeuropa, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Istituzione Biblioteche di Roma, con la partecipazione della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. L’organizzazione dell’evento è a cura di Zètema Progetto Cultura, regia e coordinamento artistico Fabrizio Arcuri, il disegno luce di Daniele Davino e la cura e la realizzazione dei video di Daniele Spanò e Luca Brinchi. Si ringraziano per la collaborazione Siae, l’Istituto Cervantes e l’Accademia d’Ungheria.

 

INFO PER IL PUBBLICO

Ingresso libero per tutti gli appuntamenti

Web www.lafestadiroma.it

Tel 060608 (tutti i giorni ore 9-19)

#lafestadiroma

Ufficio Stampa Vicesindaco con delega alla Crescita culturale

Francesca Guinand tel. +39 06 6710 3166

francesca.guinand@comune.roma.it

Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Patrizia Morici tel. +39 06 82077371 cell.  p.morici@zetema.it

con Lorenzo Vincenti tel. +39 06 82077230 l.vincenti@zetema.it

Un Piccolo Favore, la vendetta è donna

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Che poi, a dirla tutta, non ho ancora capito se la definizione “guilty pleasure” sia una cosa buona o brutta. Ma in questa categoria Un Piccolo Favore rientra a pieno titolo.

Il film di Paul Feig è esattamente quello. Estremamente godibile e divertente quando lo guardi, ma talmente leggero che una volta finito hai già dimenticato cosa hai visto. Eppure, o forse proprio per questo, lo rivedresti tranquillamente. E lo dimenticheresti nuovamente.

La vicenda di due amiche dalla diversa estrazione sociale e stile di vita, intrisa di segreti, bugie e colpi di scena, è un puro divertissement che Feig ha creato quasi come parodia della spirale di thriller femminili esplosa negli ultimi anni: Gone Girl, La Ragazza del Treno, Sharp Objects, c’è praticamente l’elenco degli avvenimenti di queste storie in Un Piccole Favore. Tutto rivisitato, però, con ampio tono di commedia ed estrema consapevolezza. E questo, chiaramente, diventa a lungo andare sia un pregio sia un difetto.

Il non prendersi troppo sul serio è l’arma vincente del film, indubbiamente. Nella costruzione dell’intreccio enigmatico centrale, e nella dinamica dei personaggi, Paul Feig si diverte a parodiare i clichĂŠ del thriller facendo però risaltare, grazie ad una notevole abilitĂ  di scrittura e stile, un look che lo rende unico. Nessuno mette in dubbio che Un Piccolo Favore sia derivativo, per quanto lo sia volontariamente, ma al tempo stesso sembra originale nel disegnare una piccola realtĂ  fuori dal mondo: provinciale ma sofisticata, colta ma semplicistica, elegante ma kitsch. Il marchio di fabbrica è il genere “brillante”, e Feig nel costruire il suo thriller comico, piĂš che da Hitchcock, pare pescare a piene mani dai dialoghi di Lubitsch.

Ma, appunto, bisogna sapere anche quando smettere di divertirsi.

PiĂš che temperare il tono e seguire strade autonome, Un Piccolo Favore procede per accumulo. CosĂŹ, quando si arriva all’atto finale e si sono sommati tutti i clichĂŠ possibili immaginabili, e i colpi di scena ormai girano su sĂŠ stessi, non rimane in piedi nulla. Il divertimento lascia spazio alla fatica, il tono è ormai troppo sopra le righe per essere recuperato. Anche le due protagoniste, interpretate splendidamente da Anna Kendrick e Blake Lively – quest’ultima caratterizzata in maniera incredibile attraverso i costumi di scena – pian piano perdono la loro personalitĂ  e diventano macchiette al servizio dell’intreccio.

Non possiamo proprio definirla una delusione, perchÊ Un Piccolo Favore vere aspettative o ambizioni non ne aveva. Ma quello che sembrava poter diventare un piccolo cult alla fine rimane una giocosa e raffinata parodia di genere. Che è sufficiente per divertirci e rivederlo, ma non abbastanza per lasciare il segno.

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Emanuele D’Aniello

N come… Natale con le nuove uscite Netflix!

Natale è alle porte il che vuol dire che le vacanze (o le ferie) stanno finalmente per arrivare. Noi di CulturaMente continuiamo a farvi compagnia con le nostre pillole dell’Avvento Culturale fino al 24 Dicembre…

Per tutto il resto c’è Netflix.                                                                                                     

netflix nuove uscite dicembre
#AvventoCulturale: occhio agli indovinelli e ai segnalibri in regalo!

 

NUOVE USCITE NETFLIX DICEMBRE

L’INTRAMONTABILE CINEPANETTONE

Natale a 5 Stelle

Produzione originale disponibile dal 7 dicembre su Netflix

Non è Natale senza la classica commedia all’italiana. Scritto da Enrico Vanzina, diretto da Marco Risi e dedicato alla memoria di Carlo Vanzina, è il primo film italiano di Natale di Netflix. Affrontando la politica con pungente ironia, il film vede nel cast Massimo Ghini, Ricky Memphis e Martina Stella.

Se siete nostalgici…

Vacanze di Natale, all’alba dei cinepanettoni

 

I FILM PER TUTTA LA FAMIGLIA

Qualcuno salvi il Natale

Produzione originale giĂ  disponibile su Netflix

Realizzato dal produttore Chris Columbus (“Mamma, ho perso l’aereo”, “Harry Potter“) e dal regista Clay Kaytis (“Angry Birds – Il film“), una magica avventura natalizia per tutta la famiglia con protagonista, nei panni di un Babbo Natale mai visto prima, Kurt Russell.

 

Super Monsters: la Stella dei desideri

Produzione originale disponibile dal 7 dicembre su Netflix

È la Notte di Natale e i sogni possono diventare realtà! La prima sorpresa arriva per Lobo, quando la sua cugina preferita, Vida, arriva per una visita. Poi per Glorb, che desidera trovare un modo per trovarsi ovunque nello stesso momento.

 

Il Principe di Peoria: un miracolo di Natale

Produzione originale disponibile dal 14 dicembre su Netflix

Teddy non ha mai perso il Festival delle Luci, ma la pista da bowling è ricoperta di neve! Non c’è da preoccuparsi – Emil è convinto che l’alce natalizio sistemerà la situazione.

LE COMMEDIE ROMANTICHE

Nei panni di una principessa

Produzione originale  già disponibile su Netflix

Una settimana prima di Natale, la bellissima duchessa di Montenaro Margaret, si scambia di posto con una comune cittadina di Chicago di nome Stacey, interpretata da Vanessa Hudgens, che le somiglia in tutto e per tutto. Grazie alla magia del Natale, la nobile s’innamora del bel collega della plebea che, a sua volta, perde la testa per l’affascinante principe fidanzato della duchessa.

Un principe per Natale

Produzione originale giĂ  disponibile su Netflix

Il Natale arriva in anticipo per una giovane aspirante giornalista, mandata all’estero a fare un servizio su un affascinante principe che sta per diventare re.

Un principe per Natale: Matrimonio reale

Sequel di Un principe per Natale, produzione originale giĂ  disponibile su Netflix

Un anno dopo aver aiutato Richard a salire al trono, i due innamorati si apprestano a suggellare il loro amore con un matrimonio reale a Natale. I loro piani, però, sono messi a rischio dai timori di Amber, che dubita di avere la stoffa per fare la regina, e dalla crisi politica che il giovane deve affrontare e che minaccia di rovinare non solo il periodo delle festività, ma il futuro del regno.

 

Love Actually

GiĂ  disponibile su Netflix

Questa commedia corale ambientata a Londra è un delizioso trattato romantico che presenta un intreccio di dieci storie d’amore con il Natale come sfondo. Cast stellare con Colin Firth, Laura Linney, Hugh Grant, Emma Thompson e Liam Neeson.

Love Actually, l’amore e i suoi volti nell’atmosfera di Natale

Un’eredità per Natale

Produzione originale giĂ  disponibile su Netflix

Ellen, amante della mondanità, per poter ereditare l’azienda del padre deve tornare nel suo paesello, dove impara i valori della laboriosità e dell’altruismo.

 

IL PRANZO DI NATALE

Nailed it! Natale!

Cooking show, produzione originale disponibile dal 7 dicembre su Netflix

Condotta da Nicole Byer e Jacques Torres, questa competizione a tema natalizio vede dei pasticceri amatoriali con tanti disastri culinari alle spalle cimentarsi con la creazione di classici dolci natalizi per un premio finale di $10.000. Lo show è per il 50% una competizione, per l’altro 50% un susseguirsi di veri pasticci. Nailed It! Natale! È prodotto dagli Elfi Magici con Dan Cutforth, Jane Lipsitz, Daniel Calin, Casey Kriley, Patrick J. Doody, e Gayle Gawlowski nel ruolo di produttori esecutivi. Jo Sharon è invece co-produttore esecutivo.

 

UNCONVENTIONAL CHRISTMAS

Le Terrificanti Avventure di Sabrina: A Midwinter’s Tale

(speciale episodio natalizio della serie originale, disponibile dal 14 dicembre su Netflix)

La Chiesa della Notte, come tutte le congreghe, celebra il solstizio d’inverno – la note più lunga dell’anno – quando le famiglie si radunano attorno al fuoco di Yule per intonare canti pagani e raccontare storie di fantasmi. Ma le vacanze sono anche un momento per ospiti e visitatori – che sono sia I benvenuti che non graditi – non si sa mai cosa potrebbe scendere dal camino…

“Le terrificanti avventure di Sabrina” fanno tremare Netflix

 

Babbo Bastardo 2

Disponibile su Netflix dal 7 dicembre

Sad-sack Santa Willie Soke non è noto per fare la cosa giusta. Ora, con l’aiuto di sua madre, sta per entrare in scena in un livello completamente nuovo di cattiveria.

BoJack Horseman: Christmas Special

Speciale episodio natalizio originale giĂ  disponibile su Netflix

È Natale e BoJack non vuole saperne niente. Poi però arriva Todd con un dolcetto natalizio Gigante e l’episodio natalizio di “Horsin’ Around”.

NATALE IN MUSICA

Springsteen On Broadway

Produzione originale disponibile su Netflix dal 16 dicembre

 

 SPRINGSTEEN ON BROADWAY è una performance acustica da solista di Bruce Springsteen, vincitore del premio Tony, di un Oscar e ben 20 Grammy.

Ispirata alla sua autobiografia best-seller ‘Born to Run’, “Springsteen on Broadway” offre l’occasione di una serata speciale con Bruce, la sua chitarra, un pianoforte e tante storie personali dell’artista. Con la partecipazione straordinaria dell’artista Patti Scialfa.

Netflix permetterĂ  agli spettatori di tutto il mondo di vedere questa performance osannata dalla critica internazionale.

 

 

A Very Murray Christmas

Produzione originale giĂ  disponibile su Netflix

Bill Murray raduna un cast di grandi star per una serata di musica e goliardia, in questa irriverente rivisitazione dei classici spettacoli di varietĂ  natalizi.

Mariah Carey’s Merriest Christmas

Concerto giĂ  disponibile su Netflix

Festeggia il Natale assieme alla pop star Mariah Carey, tra ospiti famosi e una speciale interpretazione della poesia “The night before Christmas”.

TRA I TITOLI GIÀ PRESENTI SUL CATALOGO CONSIGLIATI DURANTE LE FESTE:

LE COMMEDIE SENZA TEMPO

Mrs. Doubtfire

Amara commedia del 1993 con Robbie Williams nel ruolo di un doppiatore disposto a vestire i panni di una signora settantenne britannica: farebbe di tutto pur di restare vicino ai suoi figli dopo la separazione…

 

Il peggior Natale della mia vita

Commedia italiana diretta da Alessandro Genovesi e interpretata da Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Cristiana Capotondi e Laura Chiatti

 

Ogni maledetto Natale

Dai creatori di Boris, una storia d’amore con un cast tutto italiano nel duplice ruolo dei parenti sia di lui che di lei. Con Alessandra Mastronardi, Alessandro Cattelan, Farncesco Pannofino, Corrado Guzzanti, Valerio Mastandrea.

 

Si accettano miracoli

Commedia diretta e interpretata da Alessandro SIani, la seconda da regista, con Fabio De Luigi.

Benvenuti al Sud

Commedia diretta da Luca Miniero e interpretata da Alessandro Siani, che racconta gli stereotipi legati alle differenze culturali tra italiani settentrionali e meridionali.  In questo capitolo Miniero ipotizza il trasferimento di un settenttrionale nel Sud Italia.

 

Benvenuti al Nord

Commedia diretta da Luca Miniero e interpretata da Alessandro Siani, che racconta gli stereotipi legati alle differenze culturali tra italiani settentrionali e meridionali. In questo capitolo Miniero ipotizza il trasferimento di un cittadino del sud, nel nord Italia.

 

I successi di Checco Zalone campioni al box office:  

 

Cado dalle nubi

Diretto da Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone, a  tratti autobiografico, è un film con protagonista un giovane cantante pugliese che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, e nel frattempo lavora nei fine settimana come cantante in un piano-bar a Polignano a Mare, suo paese natale.

 

Sole a catinelle

Diretto da Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone, è il terzo lavoro del comico pugliese da protagonista.

 

Quo Vado

 Diretto da Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone, è il quarto film del comico pugliese. Quo vado in poco piÚ di un mese e mezzo nelle sale ha sfiorato in termini di incassi il primato detenuto da Avatar.

I CLASSICI D’ANIMAZIONE PER TUTTA LA FAMIGLIA

 

La bella e la bestia

Imprigionata in un castello incantato, dove orologi e candelabri prendono vita, una giovane coraggiosa si scontra con un principe dall’aspetto bestiale ma di buon cuore. Con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Steven.

Biancaneve

Trasposizione della fiaba dei fratelli Grimm che segue la candida Biancaneve mentre, con l’aiuto di alcuni loschi nani, cerca di riprendersi il Trono.

 

La fabbrica di cioccolato

L’eccentrico Willy Wonka apre le porte della sua fabbrica di dolci a cinque fortunati bambini, che imparano così i segreti delle sue meravigliose creazioni.

 

Alla ricerca di Nemo

Commovente capolavoro della Pixar Animation Studios del 2003, vincitore del premio Oscar 2004 come miglior film d’animazione.

 

Alla ricerca di Dory

Sequel e spin-off di Alla ricerca di Nemo del 2003, diretto da Andrew Stanton, prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Walt Disney Pictures.

 

Up

Pellicola pluripremiata per tutta la famiglia.  UP  è stato il secondo film di animazione nella storia ad essere stato candidato agli Oscar come miglior film dopo La bella e la bestia nel 1991, ottenendo 5 candidature in totale, e vincendo due Premi Oscar, ossia miglior film d’animazione e migliore colonna sonora.

 

Oceania

Una delle pellicole più originali e moderne della produzione Disney, Oceania pone al centro della narrazione un’eroica adolescente che per salvare il suo popolo si imbarca in un viaggio avventuroso sul solco delle nuove eroine: da Rapunzel a Merida, da Elsa ad Anna ,forti e volitive che non hanno nessun bisogno di un principe azzurro per essere salvate.

Oceania, il nuovo classico Disney solca le onde

Oceania: Chi l’ha visto (il principe azzurro)?

Le follie dell’imperatore

È il 40º classico Disney, nacque come un musical epico intitolato Kingdom of the Sun con registi Dindal e Roger Allers, ma nel corso dei suoi sei anni di produzione fu trasformato una buddy comedy leggera su Kuzco, un giovane ed egoista imperatore inca.

 

Rapunzel – L’intreccio della torre

Tratto dalla fiaba tedesca Raperonzolo scritta dai Fratelli Grimm. è un film del 2010 diretto da Nathan Greno e Byron Howard.

LE SERIE PIU’ CLASSICHE DA RIVEDERE DURANTE LE FESTE

The Crown

La serie che segue le rivalità politiche e la storia d’amore delle regina Elisabetta II e gli eventi che hanno segnato l’Inghilterra nella seconda metà del XXX secolo.

The Crown 2: la regina svela il suo volto

 

La casa di carta

Quale miglior occasione per rivedere, con calma durante le feste, la serie che ha fatto impazzire i fan? Il Professore assoda una giovane ladra e 7 altri criminali per una super rapina alla Zecca spagnola.

Orange is the new black

Le avventure nel penitenziario femminile di Piper Chapman e le altre, in ben 6 stagioni, tutte giĂ  disponibili su Netflix.

Orange is the New Black: le ragazzacce di Litchfield sono tornate

Suburra – La serie

Avidità, corruzione, tradimenti… Per un ripasso durante le feste in vista della seconda stagione in arrivo il prossimo anno.

Suburra: la serie, Netflix porta la sporcizia di Roma nelle nostre case

Sense 8

Dai creatori di Matri e Babylon 5, l’inquietante serie racconta di otto sconosciuti che condividono le loro esperienze grazie a un legame telepatico.

PiĂš libri piĂš liberi: i nostri consigli di lettura

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Termina la fiera dell’editoria PiĂš libri piĂš liberi, ecco il nostro resoconto delle cinque giornate di cultura.

Si è appena conclusa la fiera dell’editoria indipendente italiana piĂš famosa dell’anno “PiĂš libri, piĂš liberi”. Quest’ anno la manifestazione culturale, che solitamente ci accompagna per quattro giorni, è durata un giorno in piĂš: cinque, infatti, le giornate che ci hanno tenuto impegnati tra: manifestazioni culturali, eventi, convegni, interviste, presentazioni libri e incontri con gli autori. Davvero un’emozione unica, potersi confrontare direttamente con l’autore del libro che si è appena finito di leggere, o curiosando tra una novitĂ  e l’altra, ritrovarsi a parlare con il proprio editore del cuore, come nel caso della casa editrice Sellerio, resa ormai famosissima in tutta Italia, grazie ai preziosissimi contributi di Camilleri.

Inconfondibili le copertine blu notte, con una piccola immagine al centro, che racchiudono con una semplicitĂ  unica, come solo le grandi case editrici sanno fare, tutta l’essenza dei racconti tipici della Sellerio e il titolo subito sotto l’immagine, che spiega il testo che andremo a leggere.

Una capacitĂ  che in poche case editrici hanno, visto che in fiera se ne vedono di ogni, da trovate alla “Trumpolino”, anzichè Topolino, per attirare le critiche e l’attenzione del lettore, ma che si capisce siano fatte solo per una questione di numeri, alle piĂš sdoganate copertine-fumetto, tanto care alla Bao Publishing Edizioni, che ha pubblicato il libro dell’ ormai noto fumettista romano Zero Calcare.

Una fiera ricca di emozioni, a partire dalla location scelta per il secondo anno la Nuvola di Fuksas, ormai nota come “Roma Convetion Center, molto minimal e criticata dai piĂš, che preferivano la vecchia location, considerata molto piĂš imponente e artistica, sicuramente piĂš complessa, almeno architettonicamente parlando.

La freddezza e la trasparenza della nuvola sono state un po’ criticate, ma non si può piacere sempre a tutti.

Noi di CulturaMente l’abbiamo apprezzata e non ci è affatto dispiaciuto essere stati coccolati dai nostri amici editori, che come al solito ci hanno accolto in fiera nel miglior modo possibile, presentandoci tanti autori e novitĂ  editoriali di ogni genere.

piu libri piu liberi

Libri scelti da CulturaMente alla fiera dell’editoria PiĂš libri PiĂš liberi 2018.

Ecco la lista delle case editrici che abbiamo scelto quest’anno in fiera e che vedrete presto tra le nostre recensioni nella categoria “libri”:

  • Albero delle matite
  • Arcana
  • Echos Edizioni
  • Elliott 
  • Europa Edizioni
  • Fazi Editore
  • Goodfellas

Tra i libri di narrativa per ragazzi vi consigliamo, quindi, la casa editrice l’Albero delle matite, che ha la caratteristica di avere delle copertine davvero originali, disegnate da un’illustratrice creativa, che dĂ  la possibilitĂ , di scegliere, per lo stesso romanzo, quattro diverse tipologie di copertine differenti, a seconda dei propri gusti.

Per quanto riguarda i gialli e i racconti di attualitĂ , senz’altro la migliore è Fazi Editore, sempre aggiornata anche sulla letteratura estera.

Arcana editore è il top per quanto riguarda la musica e per i romanzi storici la Elliot.

Europa edizioni va forte sia nei gialli, con ambientazione romana, che con i libri un pò piĂš di nicchia, se siete appassionati di musica vi consiglio di consultare la galleria, tanti libri, anche su un genere un pò meno ricercato che è l’HIP HOP, di cui non si parla spesso.

Goodfellas per la musica offre un’ampia scelta sul catalogo.

Ed infine, mi sono lasciata per ultimo la Echos edizioni, una casa editrice sensibile ai temi piĂš delicati, come possono essere le disabilitĂ  e la violenza di genere. Stra consigliatissima.

Da citare alcuni incontri importanti all’interno della nuvola, sono stati presenti: Valerio Mastrandrea, Marco Travaglio, Enrico Mentana e Barbara Alberti.

Insomma una fiera davvero ricca, di passioni, di emozioni di editoria, di fumetti, di romanzi, di incontri, ma soprattutto di cultura.

All’anno prossimo!

 

Alessandra Santini

Liberi come una nuvola: il nuovo umanesimo in fiera

Dragon Trainer: finalmente arriva la collezione completa 1 e 2

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Finalmente è arrivata la collezione completa dei primi due film di Dragon Trainer

Siamo trepidanti e in attesa del ritorno del nostro drago preferito: Sdentato. Ma quanto ci metterĂ  a tornare? L’attesa è stata lunga, ma l’uscita del terzo film della serie “Dragon Trainer” è previsto per il 31 gennaio 2019. Il titolo completo del film sarĂ  “Dragon Trainer – Il mondo nascosto”. Per tutti voi, che ancora non avete visto i primi due film della serie, prodotta dalla Universal Pictures, una super sorpresa è arrivata: finalmente un cofanetto completo del film 1 e 2 del drago piĂš amato della storia dei cartoni animati.

In questa special edition, pensata per gli amanti della serie, per tutti i collezionisti e chi ancora non ha avuto modo di seguire le avventure del simpatico drago, troverete due dvd con i film completi e contenuti extra.

Il primo film “Dragon Trainer – Come addestrare un drago” , uscito nel 2010, ci racconta la storia del giovane Hiccup, che vive sull’isola di Berck con suo padre, capo del regno dei vichinghi. La loro azione quotidiana è volta a dimostrare la loro forza e prestanza fisica con azioni di coraggio, una delle quali è uccidere i draghi che circondano l’isola. Hiccup, però, è un ragazzo con una fisicitĂ  non troppo possente, è piuttosto gracilino e anche se si sforza non riesce proprio a dimostrare di essere qualcosa che non è; cosĂŹ dopo un incontro con un piccolo drago Sdendato, anzichĂŠ sconfiggerlo inizierĂ  una bella amicizia tra i due e se volete scoprire come finisce, non vi resta che guardarlo…

Trailer ufficiale- Dragon Trainer 1

Nel secondo film “Dragon Trainer 2 – Come addestrare un drago”, del 2014, troviamo un protagonista cresciuto. Hiccup ormai non è piĂš un giovane, ma un ragazzo che ha raggiunto la maggiore etĂ . Continuano le sue avventure e qui ci saranno dei colpi di scena, in cui scoprirĂ  che sua madre, Valka, creduta morta è invece ancora viva. Il ragazzo ormai forte delle proprie esperienze, si prepara a combattere una battaglia con il capo di un regno vicino che accusa gli abitanti del regno di Berck di aver distrutto un suo forte. Come si concluderĂ  la battaglia e quali consiglia darĂ  Valka a suo figlio ritrovato per affrontare meglio le circostanze avverse che durante il suo viaggio alato, col suo amico drago lo ostacolerĂ ? Per scoprirlo dovrete attendere la fine del secondo episodio della saga.

Trailer ufficiale-Dragon Trainer 2

Entrambi i dvd contengono naturalmente contenuti extra. All’interno del primo dvd, contenente il film numero 1 ci sono: 

-commento al film del regista

-il dietro le quinte con cast e i tecnici che hanno dato vita ai draghi

-presentazione dell’ampio cast

Nel film numero 2, quindi nel secondo dvd i contenuti speciali sono:

-lezioni su come addestrare i draghi

-galleria foto

-trailer cinematografico

-presentazione del mondo di DreamWorks Animation

Se anche voi siete amanti degli animali, vi piacciono le storie di amicizia vere, non vi resta che vedere questi 2 film e aspettare il terzo in arrivo al cinema, previsto per il nuovo anno, cosÏ da scoprire come non è sempre detto che i draghi facciano paura, o siano da sconfiggere.

Alessandra Santini

Shrek, Fiona & Co. tutti insieme nella collezione completa home video

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Giusto in tempo per le feste natalizie, arriva in commercio la collezione completa della serie cinematografica di Shrek, Fiona e compagnia, in 4 dvd.

È infatti disponibile dal 14 novembre 2018 la versione home – video dei quattro film della Dreamworks su Shrek, Fiona e i loro amici e parenti. L’orco verde nato dalla penna di William Steig è ormai amatissimo da due (o più) generazioni di  bambini ed (ex) bambini.

Il personaggio di Shrek d’altronde nasce nella favola di Steig, ma conquista la sua celebrità solo con il film. La trama incentrata sull’amore tra l’orco verde e la bella principessa Fiona vi sarà sicuramente nota.

Shrek fu da subito un successo, fin dalla sua presentazione al Festival di Cannes del 2001. Addirittura, quando l’anno dopo l’Academy introdusse per la prima volta l’Oscar per il miglior film d’animazione, indovinate chi vinse? Proprio “Shrek”!

Divertiva i bambini, che si facevano conquistare dai colori, da Ciuchino, l’asinello parlante, dall’orco che aveva una cattiva reputazione, ma, in realtĂ , era un essere potenzialmente meraviglioso.

Risultò irresistibile anche per gli adulti o i giovani appena usciti dall’adolescenza, perché era irriverente al punto giusto e pieno di riferimenti alla cultura pop americana e non solo.

Quest’ultimo aspetto venne sempre piĂš curato negli episodi successivi della Saga di Shrek Fiona & Co.: “Shrek 2” (2004), “Shrek the Third” (2007) e, infine, “Shrek – Forever after” (nella versione italiana “Shrek e vissero felici e contenti” 2010).

Shrek Fiona film

Su tutto domina il messaggio edificante, veicolato con grazia passando per molte risate: l’amicizia e l’amore vanno (o dovrebbero andare) oltre le apparenze. E se si superano i pregiudizi, si trova un vero amico e un vero amore.

La versione dvd, con 4 dischi, distribuita da Universal Pictures vi offre tutti i film della saga, piĂš interessanti contenuti extra.

Tra questi vi segnalo:

per i nerd cinefili: i commenti dei registi, Andrew Adamson e Vicky Jenson; l’approfondimento sulla tecnologia che sta dietro l’animazione di “Shrek 2”; le scene eliminate o inedite in “Shrek Terzo” e in “Shrek e vissero felici e contenti“;

per i nerd amanti dei numeri musicali della saga: “Festa da ballo Karaoke di Skrek nella palude” nel DVD n. 1, in cui Shrek Fiona e tutti i personaggi si esibiscono nel canto; “la musica di Shrek 2”; il “video jukebox” con le canzoni dei film Dreamworks e la possibilità di creare un dvd personalizzato in “Shrek Terzo”;

per i nerd giocherelloni: la sezione giochi con tutte le domande sui film e non solo nel primo DVD; le “Shrektività” sul dvd di “Shrek Terzo”, con cui giocare sul computer;

per i nerd giornalisti: “Quotidiano di Molto Molto Lontano” con tutte le notizie sul regno in “Shrek 2“;

per i nerd amanti delle biografie: “L’annuario della Worcestershire Academy” in “Shrek Terzo”;

per i nerd neo – genitori: “la guida di Shrek del Perfetto Genitore” in “Shrek Terzo“.

A chi non vuole rovinarsi la magia del cartone animato sconsiglio, invece, la visione de “Le papere di Shrek 2″, con tutti gli errori fatti durante il processo di animazione.

Shrek Fiona film

Sotto le feste di Natale, a tutti piace accomodarsi su un divano comodo con i propri cari e vedersi un film che crei o mantenga un’atmosfera calda.

Nella collezione home – video di “Shrek”, se non bastassero giĂ  i quattro bei film della saga, i contenuti speciali vi daranno un motivo in piĂš per passare le feste di Natale con Shrek Fiona Ciuchino & Co.

Stefania Fiducia (testo e foto)

Un caffè con la Musa: intervista a Francesca Benedetti, l’ultima Diva del teatro italiano

Ho avuto il piacere di incontrare Francesca Benedetti, l’ultima Diva del teatro italiano, per un’intervista nella sua splendida casa romana.

Difficile descrivere l’emozione provata nel trovarsi di fronte a un vero mito del teatro italiano, superba nei suoi anni che le conferiscono un fascino ineguagliabile.

Davanti a una tazza di caffè la grande Benedetti si è raccontata per CulturaMente con una naturalezza e uno charme incredibile, tra le foto di scena in bianco e nero e gli aneddoti di un periodo artistico che possiamo solo immaginare, anzi sognare.

Signora Benedetti, lei che ha impersonato tante grandi eroine, cosa pensa del fatto che queste sono quasi sempre grandi madri, grandi libertine o grandi pazze?

Direi che ognuna di queste indicazioni, sia la pazzia che la grandezza che la singolarità fanno parte della grandezza dei personaggi. Ovvio che qualsiasi piccolo evento quotidiano non può avere la grandezza, l’elasticità, la mostruosità, in senso sacro e positivo dei personaggi che ho interpretato.

È chiaro che noi attingiamo a un’esca verso l’assoluto quando cerchiamo di fare seriamente questo mestiere che è sempre al confine con l’indicibile, col tragico, con le zone molto, ma molto sotterranee della coscienza e della sensibilitĂ  e quindi è chiaro che questi personaggi assumano questi criteri.

Negli ultimi tempi penso con molta testardaggine al mistero dell’Incarnazione, nel senso di come Cristo si incarna nell’Ostia e altrettanto i personaggi si incarnano in noi. Noi siamo dei tramiti oggettivi, naturalmente veniamo contaminati e ci contaminiamo. Il mio temperamento è tale che preferisco mettermi a contatto con personaggi di quel genere.

francesca benedetti teatroPerchĂŠ secondo lei le donne, come le eroine del teatro, per molto tempo sono state lasciare in disparte per molto tempo? Ataviche paure oppure inadeguatezza?

Se pensiamo che le donne nel teatro elisabettiano sono state interpretate da uomini…adesso ci prendiamo la nostra rivincita perchĂŠ spesso noi donne interpretiamo personaggi maschili.

Però devo dire che la donna è stata atavicamente sottomessa, perlomeno in alcune categorie. In alcuni ceti la donna ha sempre imperato, imperversato; in alcune grandi famiglie hanno sempre comandato sotto sotto…La donna è stata soggetta a tante limitazioni, poi la Chiesa ci ha messo il suo grande peso con il fatto della sessualitĂ , della verginitĂ , cose che le donne della mia generazione hanno sofferto e sopportato, con grandi distorsioni.

Le donne sono il ricettacolo della vita che nasce e hanno sempre contato enormemente nella societĂ , alle volte in modo passivo alcune volte in modo consapevole ma adesso siamo in un momento di grande riscatto.

Può nominarmi cinque nomi di registi con i quali ha lavorato e una loro caratteristica, anche se sono pochi?

Naturalmente tutti mi hanno dato molto però comincerei dal grande Orazio Costa, il Maestro che ho avuto . Mi ha insegnato questo culto della parola di cui parlavo prima, una parola oggetto di laboratorio addirittura, capace di sintesi straordinaria e che però può essere anche frammentata, discussa, osservata.

Poi Strehler, con il quale ho fatto questo straordinario ultimo suo cammino e quindi la sua genialità, la leggerezza mozartiana, che è impagabile.

Come terzo direi Cobelli che era invece molto fisico perchÊ era un mimo ed era stato alla scuola di Lecoque. ed era quindi attento alla corporeità. Ma questa cosa corporeità era infarcita di allarmi, di sprofondamenti; era un pò mago, io lo chiamavo un sole nero. Non era buono Giancarlo, ma questo non essere buono gli dava la forza di essere anche piÚ grande perchÊ aveva una spietatezza straordinaria che gli dava la forza di essere ancora piÚ bravo. Le sue prime note di regia erano guardarti negli occhi e trasmetterti qualcosa, e ti trasmetteva delle cose straordinarie.

Il quarto sicuramente è Riccardo Reims che è stato il “mio” regista e con lui ho sperimentato delle cose straordinarie, moltissimi linguaggi all’inizio stravaganti per me ma poi con il tempo ci siamo contagiati a vicenda.

L’ultimo che ho frequentato è stato Federico Tiezzi che mi ha dato molto anche con il suo apparente disinteresse. Lui sa arrivare per vie strane, traverse e ti contagia poco a poco, anche con la sua assenza. Mi ha fatto avere quest’anno un grandissimo premio con un Tiresia formidabile, assistendomi come da lontano, e mi ha molto giovato.

francesca benedetti teatro
Foto di Srdja Mirkovic

 

Premiatissima, amatissima da pubblico e critica, come vive questa giovinezza eterna? E, a proposito, come sarà l’Ecuba che impersonerà a marzo per la regia di Argirò?

Cominceremo con la cosa che dice Amleto ai comici quando vede che si strappano le vesti, piangono, ridono, alzano la voce e si chiede come riescono a fare tutto questo. Che cosa gliene importa a loro delle cose di cui parlano, di tutto questo clamore, tutta questa fisicitĂ , questa esposizione di sĂŠ? Per Ecuba? Per Ecuba tutto questo, e per il teatro, una zona di assoluta libertĂ  e di esplorazione straordinaria.

Non so come ma ho pensato che alla mia età è un personaggio che posso fare. Mi sono accostata all’Ecuba di Euripide e ho pensato: ma perché si lamenta tanto? Poi sono entrata nelle latebre e ho visto il dolore, il prototipo della vittima di tutte le guerre e mi è piaciuta la sua lucidità del dolore.

Questo mi piace del personaggio; ho interpretato in passato l’Ecuba scritta da Riccardo Reims, straordinaria, con inserzioni di grandi surrealisti mentre questa si rifà alla versione classica.

Francesca, lei è l’ultima, vera grande Diva, ed è stato un onore incontrarla.

Antonella Rizzo

Un nuovo thriller per Salvatore Di Gigli: “L’innocenza depredata”

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Si torna a parlare di cronaca nera e di pedofilia nell’ultimo libro di Salvatore Di Gigli L’innocenza depredata per le edizioni Croce, un thriller adrenalico che fa riflettere.

In una piccola cittadina di provincia del centro Italia, una serie di assassini sconvolge prima il luogo e poi la regione e tutta la nazione. È la settimana di Natale e, invece dell’esultanza e della gioia, serpeggia paura e terrore.

Gli assassinati sono sacerdoti e la loro morte sembra un macabro rituale, una specie di perversa azione teatrale. Questi sacerdoti di mezza etĂ  si sono dati appuntamento nel loro vecchio seminario per un incontro tra lo spirituale e il mondano.

Il sostituto procuratore Renata Villanova, una simpatica piccoletta e il suo assistente napoletano Ernesto Di Capua, risolvono il caso approfondendo le mise en scene tra il Requiem K626 di Mozart e uno dei fili di Arianna: il fiore della Datura Stramonium.

Tra gli ostacoli del caso intricato dovranno lottare con incubi di ogni genere. Giornaliste spregiudicate, operatori Tv senza scrupoli, doppie e triple vite, reticenze, apparizioni e scomparse, prima di incastrare l’assassino o gli assassini, circondati da uno scandaloso voyeurismo.

cronaca neraIl poeta Antonio Veneziani dice: “Il libro di Salvatore Di Gigli va via dalla prima all’ultima pagina tutto d’un fiato. Possiede suspense, ironia e una strana tenerezza verso le piccole cose”.

E sempre a proposito di leggibilità lo scrittore Giulio Laurenti sostiene che “ha un ritmo incalzante e trascinante a volte arioso altre chiuso proprio come il Requiem K626 di Mozart”.

Ancora il giornalista e scrittore Roberto Campagna si esprime sull’opera: “In un libro del genere, gli intrecci, i rimandi e i raccordi devono funzionare. E nel “noir” di Salvatore Di Gigli funzionano perfettamente. L’autore descrive alcuni aspetti di cronaca nera con una certa competenza e altri – si intuisce – li ha studiati. Colpisce il distacco con cui racconta e nello stesso tempo la passione nel raccontare”.

Duro e crudo, ma a tratti poetico e avvincente,  L’innocenza depredata è un libro da non iniziare la sera se il giorno dopo bisogna alzarsi presto.

Salvatore Di Gigli è uno scrittore di Sezze. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo Testimoni oculari e nel 2016 il thriller Il Vangelo maledetto ambientato in Medio Oriente, con cui ha vinto il premio Scrittori con Gusto dell’Accademia Res Aulica di Bologna.

Antonella Rizzo