Freddie Mercury, You Are The Champion

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Due milioni di persone in Italia hanno visto Bohemian Rhapsody. Seicento milioni di dollari incassati al botteghino mondiale per il film più visto della storia del cinema.

Un biopic che racconta i primi quindici anni di vita dei Queen, focalizzandosi particolarmente sull’icona di Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara.

Frontman insuperabile, voce assolutamente irripetibile, autore di pilastri della storia della musica, e di quella rock nella fattispecie, come appunto Bohemian RhapsodyDon’t Stop Me NowSomebody to Love e We Are the Champions.

Freddie Mercury, dal successo con i Queen alla morte per AIDS

Un’anima decisa, pignola, eccentrica, potremmo definirla tranquillamente geniale. Ma il biopic mette in luce anche le ombre del cantante, sottolineando il suo smisurato e spesso egoistico bisogno di attenzioni, specialmente nel rapporto con la compagna, e poi amica, Mary Austin. Sarà proprio lei a fargli confessare la sua bisessualità dopo 6 anni di relazione. In Bohemian Rhapsody Freddie è un uomo che si sente solo, molto probabilmente anche per l’atteggiamento severo del padre che non concepisce la sua carriera artistica.

Il film diretto da Bryan Singer ripercorre la storia dall’entrata del cantante nel gruppo fino al celebre concerto del Live AID nel 1985. L’attore Rami Malek meriterebbe un Oscar per l’interpretazione, specialmente  per l’emulazione di Freddie nel concerto finale. Su YouTube già spopolano i video doppi che mettono a confronto le due performance: l’attore ha rivelato che il ruolo gli è costato moltissima fatica a livello fisico, specialmente per queste scene.

Da quel momento sarebbero rimasti a Freddie meno di dieci anni di vita, a causa dell’AIDS. Tuttavia il frontman dà il massimo, coinvolgendo l’intero stadio londinese di Wembley come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Ed è forse questo il segreto – o meglio il dono? – di alcune personalità. Estri che vivono per il pubblico, come ripete lo stesso Freddie durante il film:

“We’re four misfits who don’t belong together. We’re playing for other misfits. And the outcasts right in the back of the room, we’re pretty sure they don’t belong either. We belong to them.”

Con questa frase il cantante esprime perfettamente il suo posto nel mondo, quello di un emarginato – come tutti noi – che vuole far sentire la propria unica voce per sentirsi meno solo. Ma Freddie alla fine ha fatto e fa sentire tutti noi meno soli. Chi non ha bisogno di qualcuno da amare? Chi non ha mai pensato di non voler morire, o non si è mai maledetto per essere nato almeno una volta?

E di errori, dice Freddie, ne ha commessi un po’, pagandoli poi tutti. Ma non c’è tempo per autocommiserarsi, non c’è tempo per comportarsi da perdenti, ‘cause we are the champions of the world.

Freddie Mercury canta al Live AID: film vs realtà

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Alessia Pizzi

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