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È morto Zombie Boy all’età di 32 anni

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Rick Genest , in arte Zombie Boy è stato trovato suicida nella sua casa di Montreal in Canada

Si è suicidato a Montreal, in Canada, nella sua abitazione, il modello, attore e cantante Rick Genest, meglio noto col suo nome d’arte Zombie Boy. Un vero e proprio artista a tutto tondo. Tra soli 6 giorni avrebbe compiuto 33 anni, ma non ce l’ha fatta, è morto prima di compierli.
Famoso per aver preso parte nel 2011 al videoclip di Lady Gaga, “Born This Way”, il modello e attore statunitense aveva una lunga carriera davanti a sé. Agghiacciante il suo ultimo post su instagram e commovente il tweet dedicato all’amico dalla cantante Lady Gaga.

All’età di 15 anni gli era stato asportato un tumore al cervello. Era nel Guinnes World Record per il maggior numero di tatuaggi su tutto il corpo, circa il 97%. Tra i disegni rappresentati sul suo corpo famosi quelli dello scheletro umano, per questo il suo soprannome era “Zombie Boy”, appunto “Ragazzo Zombie”.

Ecco il videoclip che lo ha reso famoso in tutto il mondo, successivamente ad aver conosciuto il picco mediatico era diventato testimonial per una campagna della Vichy.

L’ultimo e commovente tweet che l’artista Lady Gaga ha dedicato al suo amico scomparso e a tutte le persone, come lui, in difficoltà:

“The suicide of friend Rick Genest, Zombie Boy is beyond devastating. We have to work harder to change the culture, bring Mental Health to the forefront and erase the stigma that we can’t talk about it. If you are suffering, call a friend or family today. We must save each other”.

Traduzione:

“ll suicidio dell’amico Rick Genest, Zombie Boy è devastante. Dobbiamo lavorare di più per cambiare la cultura, portare la salute mentale in primo piano e cancellare lo stigma di cui non possiamo parlare. Se stai soffrendo, chiama oggi un amico o la famiglia. Dobbiamo salvarci l’un l’altro”.

Alessandra Santini

Brooke di Beautiful diventa produttrice cinematografica in Italia

In primavera le riprese del romantic drama “How to climb a three” in Puglia.

La madrina dell’8a edizione del Social World Film Festival di Vico Equense si è raccontata al pubblico in piazza Mercato dopo una masterclass con giovani attori e registi: brooke logan oggi

«Produrrò un film in Italia, inizieremo a girare in primavera in Puglia». Katherine Kelly Lang, nota al grande pubblico anche per sua interpretazione nel ruolo di Brooke nella serie statunitense “Beautiful” in onda dal 1987, è stata ospite a Vico Equense come madrina dell’8a edizione del Social World Film Festival. Ha parlato del suo amore per il Bel Paese annunciando le riprese di “How to climb a three” con la sua “Angel Eyes Production” di Hollywood in collaborazione con Bros Group Italia. «Si tratta di un romantic drama, una storia di famiglia, un film che parla di come riuscire nella vita e scalare verso il successo, parlerà al cuore».

L’attrice americana ha incontrato giovani attori e registi per una masterclass nel pomeriggio per poi abbracciare il pubblico di Piazza Mercato – Arena Loren durante il gala inaugurale della Mostra Internazionale del Cinema Sociale che le ha tributato un grande applauso. Salita sul palco la Lang si è concessa alle domande della presentatrice, l’attrice Roberta Scardola, raccontando le fasi principali della sua carriera a partire dalle prime apparizioni nella serie tv cult “Happy Days”, fino all’ultimo spot dedicato alla ricerca contro il cancro.

«Sono ambasciatrice della lotta contro il cancro, alcuni membri della mia famiglia sono scomparsi a causa di questa malattia, è un tema che mi sta molto a cuore. È giusto comunicarlo attraverso questi canali per far arrivare i giusti messaggi a milioni di persone».

Al termine dell’incontro ha firmato la tavoletta in argilla per il Wall of Fame, il monumento al cinema nel centro della città che custodisce gli autografi dei grandi ospiti del festival come Claudia Cardinale, Giancarlo Giannini, il premio Oscar Luis Bacalov, Ornella Muti, Valeria Golino, Leo Gullotta, Franco Nero e tanti altri.

La Lang è legata all’Italia anche da un altro suo progetto imprenditoriale: sta lanciando infatti il brand “Salsedine by KKL” con una linea di abbigliamento da mare per donna. «Tutto ciò che è fatto in Italia è perfetto». Incantata dalle bellezze della Penisola Sorrentina, è poi ripartita con il Dominique Zoida alla volta di Los Angeles per tornare negli studi della Cbs per registrare le nuove puntate della soap dei record “Beautiful”.

Il Social Festival proseguirà stasera con un incontro dedicato alla lotta alla violenza di genere con la partecipazione dell’attrice Cristina Donadio e alla premiazione della sezione “Scuole”. Mercoledì 1 agosto sarà la giornata del Mercato del cinema giovane europeo e in serata un omaggio agli Academy Awards.

Grande attesa per l’evento di giovedì 2 agosto con Michele Placido che tributerà il cinema italiano, leggendo passi dal libro “Cinema è Sogno”. A seguire, la proiezione del suo film “7 minuti” e il concerto delle Ebbanesis. Verrà premiata la factory “Casa Surace” con la quale si discuterà di comunicazione sociale sui nuovi media. Venerdì 3 agosto sarà il turno del tributo a Stefania Sandrelli che sarà insignita del titolo di Ambasciatrice del Social World Film Festival nel

mondo e omaggiata con il Golden Spike Award alla carriera, poi un approfondimento su “Gatta Cenerentola” alla presenza del cast e dei produttori.

Gran galà di premiazione sabato 4 agosto con sfilata sul red carpet del premio Oscar Mike Van Diem, Gianfranco Gallo (membro giuria qualità), Nto e Lucariello, Fabio Balsamo, il cast della serie televisiva “Braccialetti Rossi” e tanti altri. Domenica 5 al mattino l’evento di chiusura con l’“Ottava Conferenza Internazionale: Il Cinema come veicolo di messaggio sociali”.

Corciano Festival 2018: dal 4 agosto tanti spettacoli nell’antico borgo

Corciano torna ad ospitare nel suo antico borgo il Festival dedicato all’arte e alla cultura in tutte le sue sfumature. Un cartellone ricco di appuntamenti che affianca realtà locali, giovani o affermate, a grandi protagonisti di rilievo nazionale e internazionale per una commistione artistica sempre nuova ed emozionante.

Un’attenzione speciale alle rievocazioni storiche per i 50 anni del Corteo storico del Gonfalone.

Tra contemporaneità e tradizione, sperimentazione e memoria delle proprie origini, torna il Corciano Festival/Agosto Corcianese, da sabato 4 a mercoledì 15 agosto 2018.

Come accade da oltre 50 anni, la manifestazione, organizzata e promossa dal Comune e dalla Pro Loco di Corciano, si svolgerà nei luoghi storici, lungo le vie, gli scorci e nelle piazze del suggestivo centro di Corciano, selezionato tra I Borghi più belli d’Italia e riconosciuto come Destinazione Europea d’Eccellenza.

Da sempre l’evento rappresenta un’importante occasione per valorizzare l’antico borgo che per l’occasione si trasforma nella scenografia naturale di uno dei Festival culturali più antichi dell’Umbria, offrendo ai visitatori la possibilità di trascorrere le sere d’estate in un’atmosfera senza tempo.

Gli appuntamenti culturali dedicati ad arti visive, teatro, musica, letteratura, rievocazioni storiche e la particolare attenzione ai giovani talenti, rendono la kermesse un luogo vivace di commistione artistica e Corciano uno dei punti di riferimento per l’agosto umbro.

Numerosi i concerti in programma tra i quali quello del virtuoso trombettista, compositore e direttore d’orchestra Allen Vizzutti, accompagnato dalla Corciano Festival Orchestra; il concerto-spettacolo del cantautore e attore David Riondino con “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè, sempre accompagnato dall’Orchestra; i Billi Brass Quintet con uno show tra cinema e musica dedicato alla Luna. Ascolteremo il pianista e compositore umbro Ramberto Ciammarughi accompagnato dalla voce recitante di Eugenio Allegri e l’emozionante concerto finale del Festival sarà dedicato a Gioacchino Rossini in occasione dei 150 anni dalla sua morte. E ancora, ampio spazio ai ‘giovani sulla strada del successo’ che ogni sera, dall’11 al 15 agosto, si esibiranno mostrando il loro talento.

Per la sezione teatro, torna un’altra regia di Maurizio Schmidt “Sketches & Short Plays” del premio Nobel Harold Pinter, un viaggio dagli anni ’50 ai giorni nostri nei meandri dell’atelier immaginario del grande drammaturgo inglese.

Novità di questa edizione la collaborazione con un giovanissimo gruppo teatrale umbro Regalmente ma non troppo (tutti attori under 25) con lo spettacolo “La luna degli attori. Commedia brillante in due atti del drammaturgo americano Ken Ludwig”.

La sezione letteraria del Corciano Festival sarà anche quest’anno ricca di appuntamenti di grande spessore. Incontreremo Diego de Silva con il suo nuovo libro Superficie; Carlo D’Amicis, finalista del Premio Strega 2018 con il suo Il gioco; Paola Buzzetti per la presentazione del suo Una ragazza in gamba, inoltre Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno racconteranno la loro opera Il divo e il giornalista. Ci sarà un incontro per omaggiare il romanziere americano Philip Roth insieme all’americanista e traduttore Luca Briasco, e un progetto originale del Corciano Festival ‘Migranti’ e ‘Umbria’, che vedrà coinvolti alcuni dei migliori scrittori umbri.

Tra le esposizioni d’arte: “L’Italia di Mezzo. La Cartografia storica del centro Italia dal XVI al XIX secolo” nella Chiesa-Museo di San Francesco e un progetto espositivo dedicato allo storico Corteo del Gonfalone di cui ricorre quest’anno il cinquantenario.

Non mancheranno le affascinanti rievocazioni storiche in costume del ‘400 e gustose serate enogastronomiche per assaporare i prodotti del territorio.

 

GLI OSPITI E GLI APPUNTAMENTI DEL CORCIANO FESTIVAL

 

  • SEZIONE MUSICALE | L’attività musicale del Festival, a cura del Maestro Andrea Franceschelli, si apre come da tradizione con lo Stage di Perfezionamento per Giovani Strumentisti, iniziato quest’anno il 23 luglio per concludersi il 15 agosto. Un periodo di studio in cui ragazzi del Conservatorio di Perugia e delle Scuole di Musica umbre si ritrovano per affrontare e approfondire le tecniche esecutive dell’Orchestra di Fiati. L’esperienza didattica si completerà con la realizzazione di tre concerti con la Corciano Festival Orchestra, oltre alla serata del 9 agosto in cui il Gruppo Strumentale dello Stage realizzerà la fiaba musicale “I Musicanti di Brema” su musiche di Angelo Sormani.

I concerti della Corciano Festival Orchestra prendono il via il 5 agosto con una produzione che vede la presenza del trombettista americano Allen Vizzutti, uno dei massimi virtuosi a livello mondiale. Vizzutti si è esibito con numerosi artisti tra cui Chick Corea, ‘Doc’ Severinsen, la NBC Tonight Show Band, Chuck Mangione, Woody Herman e la Tokyo Kosei Wind Orchestra, sia come solista classico che jazz. In programma, tra gli altri brani, il celeberrimo “Carnevale di Venezia” oltre a un omaggio a Leonard Bernstein nel centenario della nascita.

Altro appuntamento di grande impatto sarà la collaborazione con David e Chiara Riondino nella realizzazione de “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè, una tra le più significative e importanti raccolte di racconti in versi di De André con un tema spirituale tratto dai Vangeli Apocrifi, rielaborata per due voci, coro e orchestra di fiati.

Il concerto conclusivo del Festival, il 15 agosto, vedrà ancora protagonista la Corciano Festival Orchestra in un programma dedicato a Gioacchino Rossini, con la presenza del soprano Chiara Franceschelli e il baritono Giulio Boschetti nelle più famose arie rossiniane.

Novità di quest’anno, la 1^ edizione di “Artigiani in Bottega” che vedrà due giornate, il 6 e il 7 agosto, dedicate ai direttori di banda con masterclass, laboratori e conferenze. Un momento di incontro e di sviluppo di idee sulla figura del direttore di banda e del suo rapporto con il repertorio; una proposta artistica inclusiva rivolta a giovani studenti e operatori del settore.

ALTRI INCONTRI con la musica | Sabato 4 agosto i Billi Brass Quintet aprono il Festival con il cineconcerto “A trip to the moon”, un percorso interamente dedicato alla Luna; si parte da Méliès, di cui verrà proiettato Le Voyage Dans la Lune (il primo film fantascientifico della storia, 1902), riproposto con una colonna sonora originale e inedita composta per i Billi Brass Quintet dal compositore americano David Short. L’itinerario proseguirà poi attraverso epoche diverse spaziando dalla musica classica al jazz, dalla musica leggera al rock, fino alle colonne sonore senza tempo.

Lunedì 6 agosto, in Piazza Coragino, il concerto “Lauda di Frate Francesco” del pianista e compositore umbro Ramberto Ciammarughi, con la voce recitante di Eugenio Allegri.

Dall’11 al 15 agosto torna lo Spazio ai giovani… sulla strada del successo, cantanti e musicisti umbri che animeranno le serate del Festival sul palco ai Giardini del Torrione di Porta S. Maria; ascolteremo i Resiliency Quintet, i Nur., Selene Capitanucci, O-Live acoustic trio e John Andrew Lunghi.

  • SEZIONE TEATRALE | Torna anche quest’anno a Corciano Farneto Teatro con lo spettacolo “Sketches & Short Plays” di Harold Pinter, in scena al Teatro della Filarmonica venerdì 10 e sabato 11 alle 21.30; il regista Maurizio Schmidt ci accompagna in un viaggio attraverso quindici componimenti brevi del grande drammaturgo inglese: dai primi “revue sketches” giovanili e scanzonati sulla alienazione nel mondo del lavoro, passando per gli shorts di indagine psicologica della maturità, fino agli ultimi testi sulla violenza della globalizzazione o sulla forza della memoria. Entreremo nei meandri dell’atelier immaginario di Pinter, alla scoperta dei primi vagiti di personaggi poi sviluppati nei suoi testi maggiori. Il mondo di queste prove d’autore riflette il clima del suo teatro: un teatro della minaccia, un campionario delle paure dell’uomo contemporaneo che nel corso dei decenni si fanno sempre più politiche, ma anche uno spazio poetico e libero per giocare con le parole e le percezioni e trovare sintesi sorprendenti. Una sorta di ‘cabaret pinteriano’, sotto la spinta di un quartetto musicale e recitato da un gruppo poliedrico di attori e musicisti che restituiscono a Pinter tutti i colori e la profonda leggerezza che spesso nella pratica scenica il suo teatro ha perduto. In scena: Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani e Gaetano Mongelli (voce e chitarra), Carlo Giammusso (voce e tastiera) Bruno Bassi (basso), Lorenzo Attanasio (batteria) (Tano e L’Ora d’Aria).

Un altro spettacolo in scena a Corciano, in Piazza Coragino martedì 7 e mercoledì 8 agosto alle 21.30, è quello del Gruppo Teatrale Regalmente ma non troppo “La luna degli attori. Commedia brillante in due atti di Ken Ludwig: una successione di colpi di scena, fraintendimenti e scambi di persona porterà le cose a risolversi, finalmente, per il meglio, come nelle tradizionali sit-com americane. Il giovane Gruppo si è formato nel 2015 a San Feliciano da un’idea di Lucia Baldassarri, anche regista dello spettacolo, con lo scopo di costituire una compagnia stabile di liceali e universitari che, ad oggi, è composta da tutti attori under 25.

  • LA SEZIONE LETTERARIA / Incontri e presentazioni di libri | Diego De Silva, Carlo D’Amicis, un omaggio a Philip Roth, gli scrittori umbri e i migranti. Più la consueta attenzione all’editoria locale. La sezione letteraria, curata dal giornalista e scrittore perugino Giovanni Dozzini, sarà anche quest’anno ricca di appuntamenti di grande spessore, tutti al Chiostro del Palazzo Comunale.

Si comincia sabato 4 agosto, ore 18.30, con la presentazione di Superficie (Einaudi), il nuovo libro di Diego De Silva, ormai da anni uno degli autori più apprezzati e popolari del nostro Paese. Superficie, uscito la scorsa primavera, è una sorta di zibaldone fatto di pensieri ibridi, in cui i luoghi comuni vengono smontati e rimontati in chiave paradossale. Non un semplice gioco, ma un esercizio di intelligenza e provocazione: cosa succede a interrompere i percorsi logici a cui siamo abituati? Interverrà Giovanni Dozzini.

Domenica 5 agosto alle ore 18.30, Carlo D’Amicis, finalista del Premio Strega 2018 con il suo Il gioco (Mondadori). Un romanzo che indaga gli abissi della psiche e dell’eros, tra intrecci, ossessioni e continui ribaltamenti di senso e di apparenze. D’Amicis, scrittore raffinato e immaginifico, redattore e conduttore del programma di Radio Tre, Fahrenheit, lo presenterà insieme a Giovanni Dozzini.

Mercoledì 8 agosto, ore 18.30, spazio all’editoria locale con la presentazione del libro di Paola Buzzetti Una ragazza in gamba (Ali&No), storia di una donna costretta a convivere da sempre con una grave malattia, ma capace di trasformare in speranza il dolore e le difficoltà. Dialogheranno con l’autrice l’atleta non vedente Luca Aiello e l’editrice Francesca Silvestri.

Venerdì 10 agosto, ore 18.30 Chiostro del Palazzo Comunale, Corciano omaggerà Philip Roth. Il romanziere americano, morto lo scorso maggio a ottantacinque anni, è stato con ogni probabilità la voce più significativa della letteratura d’Oltreoceano a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo. A parlare di Roth e della sua opera ci sarà Luca Briasco, americanista, traduttore, a lungo editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile Libero e adesso per Minimum Fax, autore tra le altre cose della raccolta critica sulla letteratura contemporanea statunitense Americana (Minimum Fax, 2016).

Domenica 12 agosto, ore 21.15, sarà dedicata a un progetto originale del Corciano Festival. ‘Migranti’ e ‘Umbria’: Giovanni Dozzini ha chiesto ad alcuni tra i migliori narratori umbri di scrivere un racconto ispirato a queste due parole chiave, all’idea di sradicamento e smarrimento intesi nel senso più ampio possibile. Il risultato è stato sorprendente. Durante la serata si dibatterà su questi temi e sul ruolo della letteratura, tra testimonianza e stimolo, rispetto alla società e alle sue dinamiche, e saranno proposte delle letture di stralci dei racconti, che confluiranno in un’antologia intitolata Lontano da casa.

Lunedì 13 agosto, ore 18.30, Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno presenteranno Il divo e il giornalista (Morlacchi), libro indagine sul processo a Mino Pecorelli e sul ruolo di Giulio Andreotti in una delle vicende più torbide della storia dell’Italia repubblicana. Interverrà Giovanni Dozzini.

E ancora, a cura dell’organizzazione del Festival, domenica 12 si terrà la presentazione dell’ultima opera di Luciano Taborchi: Nicolò Piccinino, storia di un capitano di ventura. Dal castello di Caligiana al sogno del Ducato di Milano, (Ed. Collana della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche); interverranno Alessandra Tiroli e Mario Squadroni.

 

  • SEZIONE ARTI VISIVE | Nella Chiesa-Museo di San Francesco “L’Italia di Mezzo. La Cartografia storica del centro Italia dal XVI al XIX secolo”, a cura di Carla Cicioni e Piero Giorgi. Quasi cento esemplari di carte, atlanti, e libri di viaggio che abbracciano oltre tre secoli di storia e che delineano un suggestivo percorso di immagini fino all’Unità d’Italia. Si parte da alcuni esemplari cinquecenteschi e si prosegue con la prima delineazione dell’Italia di Mezzo che si deve a Giovanni Antonio Magini (1555-1617). É possibile ammirare le carte di Blaeu, Hondio, Jansonio, ma anche quelle di Mortier, Sanson e Robert de Vaugondy per citare alcuni autori che si rifanno esplicitamente al modello maginiano. La Nuova Carta Geografica dello Stato Ecclesiastico di Christopher Maire e Ruggiero Boscovich del 1755, modifica la visione spaziale dell’Italia di Mezzo, e di conseguenza dell’intera penisola, perché introduce per la prima volta, nel definire i profili e la posizione dei luoghi, l’uso delle misurazioni geodetiche e trigonometriche. Una sezione è dedicata all’Epoca Napoleonica dove sono esposte grandi carte telate di uso militare o amministrativo delle nuove entità politiche che si susseguono nel tempo: il Teatro della Guerra in Italia di Bouchard del 1799, la Repubblica Romana, rara immagine di questa breve e fuggevole entità politica, edita da Pagni nel 1799 e lo Stato Romano edita anch’essa da Pagni nel 1809 circa. Nella sezione successiva si trovano gli esemplari del periodo della Restaurazione fino all’Unità d’Italia che raccontano sia il processo di restaurazione, sia gli eventi militari e politici che portano alla creazione del Regno d’Italia. Fra gli esemplari più rappresentativi: la grande carta di Giovanni Maria Cassini nella rara edizione del 1824, la gigantesca opera del Marieni, pubblicata dall’I. R. Istituto Geografico Militare di Vienna nel 1851 e il raro esemplare detto delle Minchiate Fiorentine, pubblicata nel 1779.

Sabato 11 agosto si terrà il Convegno “L’Italia di Mezzo tra passato e futuro. Memoria e attualità della cartografia storica” con: Vladimiro Valerio Professore ordinario presso l’Università di Venezia, Donatella Porzi Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, Cristian Betti Sindaco di Corciano, Marta Custodi Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Corciano.

In occasione dei 50 anni del Corto del Gonfalone, il Festival dedica a questa ricorrenza un progetto espositivo per omaggiare l’iter di una tra le più antiche rievocazioni storiche della nostra regione.

Il Corteo storico fu ideato e curato, a partire dalla prima edizione del 1969, dal parroco di Corciano Don Franco Pulcinelli, di cui quest’anno si ricorda il decennale della scomparsa. Questa solenne processione, dedicata alla Madonna Assunta, patrona della chiesa parrocchiale, è la prima e più importante fra le rievocazioni del Corciano Festival; così sentita dai corcianesi e tanto amata dal pubblico, ha contribuito fortemente alla valorizzazione del borgo di Corciano, depositario di innumerevoli valori storici, artistici, architettonici.

La mostra, a cura di Alessandra Tiroli e Cinzia Verni, si snoda all’interno dei locali dell’Antico Mulino di Corciano e prevede il racconto dei cinquant’anni trascorsi attraverso immagini, ricostruzioni d’ambiente e interventi multimediali. Il materiale fotografico, selezionato e studiato dai curatori, proviene in gran parte dall’archivio storico dell’Associazione ProLoco, che conta decine di migliaia di scatti e molti video, e dagli album delle famiglie e dei privati cittadini.

Il centro storico sarà inoltre arricchito da un percorso espositivo composto da botteghe di arti e artigianato artistico curato da Cinzia Verni.

  • RIEVOCAZIONI STORICHE | Un Ferragosto speciale per i 50 anni del Corteo del Gonfalone

Le rievocazioni storiche tra Medioevo e Rinascimento sono le manifestazioni in costume del ‘400 che rappresentano la vita di un castello medievale e le sue manifestazioni religiose.

13 agosto Serenate dei Menestrelli. I Menestrelli di Corciano intonano dolci serenate per le vie del centro storico sotto finestre e balconi, per poi ritrovarsi in piazza a festeggiare al suono di cornamuse e tamburelli, danzando e cantando in una suggestiva atmosfera rinascimentale.

14 agosto Processione del lume. Dalle sedi delle Arti e Mestieri a Piazza Coragino, il dono del cero da parte della magistratura corcianese alla chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Secondo quanto stabilito nell’antico Statuto di Corciano, Clero, valletti, magistrati, corporazioni delle Arti e dei Mestieri, tamburini e popolani sfilano per le vie dell’antico Borgo al canto di laudi medievali e orazioni latine. Seguirà all’interno della Chiesa parrocchiale il concerto in onore di Don Franco Pulcinelli, a dieci anni dalla sua scomparsa, ideatore del Corteo storico. Direzione del coro Antonietta Battistoni.

15 agosto Corteo storico del Gonfalone. Oltre 300 figuranti sfilano dal convento di Sant’Agostino alla Piazza Coragino portando in processione solenne la riproduzione del Gonfalone di Benedetto Bonfigli (1472). Tutta la comunità partecipa a questa processione che ogni anno, dal 1969, viene riproposta con sempre migliori costumi e arredi e che, come le altre iniziative storiche, mantiene viva la tradizione.

 

ALTRI EVENTI | I Giochi medievali popolari tra i rioni del Castello di Corciano (domenica 5 agosto): tiro alla fune, la corsa dei sacchi, la corsa dei travi, il gioco della palla e il tiro con l’arco.

Dal 10 al 15 agosto, alle ore 22.30 ai Giardini del Torrione di Porta Santa Maria, l’apertura dell“Hostaria” che offrirà momenti di degustazione di birra artigianale e vino delle cantine del territori. Infine, come ogni anno, la “Taverna” accoglierà gli ospiti offrendo le eccellenze del territorio, i presidi Slow Food dell’Umbria e preparazioni tradizionali in sintonia con l’evento in calendario per la serata.

La manifestazione è patrocinata dalla Regione Umbria ed è sostenuta dal BCC Umbria – Credito Cooperativo.

 

INFO: Comune di Corciano Tel. 075/5188255 – 075/5188260 | cultura@comune.corciano.pg.it //

Associazione Pro Loco Corciano info@prolococorciano.it || www.prolococorciano.it / www.corcianofestival.it

Oggi Dante Alighieri farebbe rap! Tiuke, un giovane rapper romano si racconta

La musica rap anche in Italia è oramai una certezza. Un genere ascoltato e prodotto principalmente dai giovani. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo incontrato il rapper romano Tiuke.

Il rap è un genere che nasce negli Stati Uniti negli anni Settanta del secolo scorso ma che, da alcuni anni, ha preso piede anche in Italia grazie ad autori che sempre più occupano un posto di riguardo nel panorama musicale nazionale.
Accanto ai rapper più celebri si stanno affermando anche ragazzi meno noti al grande pubblico che producono pezzi che si distinguono per la qualità dei testi e dei video.
Abbiamo incontrato uno di questi giovani rapper, Lorenzo Balla, classe 1996, in arte Tiuke. Come molti prima di lui, anche Lorenzo è stato innanzitutto un fan della musica rap, in particolare di Fabri Fibra e Marrakech. Ma ascoltare non era sufficiente, per questo ha provato a fare il grande salto, cercando, come i suoi beniamini, di fare del buon rap.
Con il compagno di scuola Aurelio inizia un sodalizio straordinario. Lorenzo si occupa dei testi, l’amico, nome d’arte Rick Freak, delle strumentali.
E il sogno inizia ad avere il profilo di una bellissima realtà.

Ciao Lorenzo, il tuo nome d’arte, Tiuke, è certamente particolare, come nasce?

Tiuke è un termine greco, piacevole reminiscenza degli anni del liceo. Vuol dire destino, sorte, casualità. Mi è sempre piaciuto il significato di questa parola, la sua potenza semantica, la sua affascinante sonorità. Discorso estetico a parte, mi attraeva l’idea di sottolineare come, per uno recondito gioco del fato, il mio destino fosse quello di fare il rap, di raccontarmi attraverso questo tipo di musica. E tiuke mi sembrava la parola migliore per rappresentarmi.
Certo succede che talvolta il mio nome venga storpiato, ho sentito di tutto in questi anni. Tic, tuc, esatto come le patatine, anche tak, ma non importa anche se talvolta è davvero snervante.

Oltre alla musica rap cosa ti piace ascoltare?

Al di fuori del rap mi piace molto la musica pop internazionale. Sono un fan delle hit commerciali americane, di cui apprezzo molto le sonorità, meno i testi, spesso deludenti. Sono anche incuriosito da alcuni autori pop italiani come Takagi e Ketra che, dopo essere stati dietro le quinte, producendo le basi musicali per diversi artisti (Fedez, J-Ax, Giusi Ferreri, Calcutta, Rocco Hunt), hanno scelto di esporsi in prima persona. Non mi dispiacciono neppure i TheGiornalisti, una novità nel panorama pop 2.0.

Come crei i tuoi pezzi?

Non esiste un protocollo prestabilito. Ogni pezzo ha una sua genesi. Di solito parto dalla strumentale, dalla base che realizza Aurelio, Rick Freak. Ci incontriamo in studio e gli indico quali sono le mie esigenze, qual è il mood musicale che vorrei e quel genio del mio amico si mette all’opera. Prima ancora che termini la base ho già in mente il testo. Inizio dal ritornello e poi scrivo le strofe.
I miei testi hanno sempre un’inevitabile componente autobiografica. Una cosa scontata, si penserà, ma non è così. Molti rapper famosi parlano di cose che in realtà non hanno mai vissuto. Lo fanno perché ritengono che affrontando certi argomenti risultino più di moda. Per me una simile scelta è inaccettabile.
Ultimamente sto lavorando molto sui testi, cercando di migliorarli il più possibile. Immagino il mio rap come un diamante da sgrezzare, per renderlo più lucente.

Perché a tuo avviso la musica rap ha così successo fra i giovani?

Grazie per la bella domanda. Ritengo che il successo del rap oggi giorno, derivi dal fatto di essere vera e propria cultura di massa. Il rap è uno straordinario catalizzatore di immagini. Tramite questo genere musicale gli artisti hanno la possibilità di far sentire la loro voce. Senza rap sarebbero afoni.
Pur nascendo come genere di protesta, il rap negli ultimi anni si è sdoganato, assumendo diverse sfaccettature che attirano fette di pubblico sempre più ampie. Oggi il rap asseconda anche i gusti più particolari.
Il rap mastica la realtà che poi risputa fuori attraverso le rime.
La maggiore caratteristica del rap, a mio avviso, è che vive di contemporaneità. Per questo non morirà mai. Ora dirò qualcosa che farà inorridire i puristi della lingua. Sono fermamente convinto che se Dante Alighieri vivesse oggi, farebbe rap. Sarebbe la migliore e più diretta possibilità d’espressione.
Il rap, in questa fase post ideologica, di caduta di valori, diventa il portavoce delle nuove generazioni, quelle più scosse da questa crisi sociale.

I tuoi video sono sempre molto curati. Come nascono?

I video sono strettamente legati alla canzone. Per questo prima di qualsiasi cosa parlo con il mio gruppo di videomaker, i Demaniak (Giacomo è l’operatore mentre Emanuele si occupa del montaggio) per capire come realizzarli. Stabilite le location, faccio il sopralluogo per evitare eventuali imprevisti. Dopo si inizia con le riprese che di norma prendono due giorni. Infine, si arriva al montaggio vero e proprio.
Tengo molto ai video. La musica rap si nutre del videoclip. La componente estetica è fondamentale. Un buon video è il viatico necessario per il successo di una canzone.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

L’obiettivo è sempre quello di fare musica. Vorrei, però, fare il famoso salto. Mi manca, pur ricevendo spesso attestati di stima, quel quid che fa la differenza. Utilizzando una metafora calcistica, mi sento come il talento della primavera che ambisce a esordire in prima squadra.
Per fare questo sono consapevole di dover lavorare molto, migliorando i testi, offrendo un prodotto musicale più appetibile al grande pubblico senza snaturarmi. L’imperativo categorico è di essere sempre coerente.
L’obiettivo è lavorare su me stesso prima ancora che sui testi, un lavoro d’introspezione ma il rap, alla fine, è anche questo.
Grazie agli amici di Culturamente per lo spazio concessomi, per questa bella vetrina.
Concedetemi un appello in cui credo molto. Se vi piace il rap e la musica in generale, vi prego, andate alle serate. I social sono belli, sono la modernità, fanno indiscutibilmente parte della nostra vita, però la musica si ama dal vivo. Solo nei concerti si apprezza davvero il suo valore unico del suono, delle canzoni.
E andate oltre i rapper famosi. Esistono tantissimi ragazzi che fanno dell’ottimo rap che rimane sconosciuto. Date anche a loro la possibilità di non essere afoni.

Maurizio Carvigno

40 anni di paura: i Goblin di Claudio Simonetti fanno tremare Riano

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Il 30 luglio 2018 il Tour internazionale dei Goblin ha fatto tappa anche nel comune romano di Riano regalando una serata “da paura” a tutti i fan.

Ma facciamo un piccolo salto indietro. Un giorno, nel 2017, cercando Dawn of the Dead (noto anche come Zombi) su Youtube, mi sono imbattuta nel film intero. Inizio a vederlo, famelica romeriana, ma all’ottavo minuto qualcosa mi fa storcere il naso. Siamo nel bel mezzo dell’attacco Swat: i residenti di un palazzo non vogliono consegnare i loro morti alla Guardia Nazionale.

Iniziano le prime scene di sangue, ma qualcosa non va. In realtà è come se mancasse qualcosa. Quel qualcosa era la musica dei Goblin come sottofondo e mai, in 20 anni di ripetute visioni, mi ero resa conto di quanto fosse stata fondamentale per rendere il film il cult che è diventato. Non che non l’avessi apprezzata chiaramente, ma l’avevo totalmente interiorizzata: nella mia mente il ricordo di Zombi era indissolubilmente legato a determinate melodie, senza che l’avessi davvero realizzato.

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Dal minuto 8 con picco dal minuto 10: trovate le differenze

Versione del 1978: https://www.youtube.com/watch?v=Czo24cU4dfA

Versione del 1979 con i Goblin: https://www.youtube.com/watch?v=0e35FeiQkn4

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Ero una bambina quando ho guardato il film per la prima volta, ma solo crescendo (a pane e Dario Argento) ho avuto la sensibilità di comprendere e di appassionarmi alle colonne sonore di Claudio Simonetti. Perciò, dopo averlo visto live al Quirinetta nel 2016, sono tornata al Teatro nelle Cave di Riano per ascoltarlo ancora una volta.

Sul palco le tastiere sono predominanti come sempre, accompagnate dalla nuova bassista Cecilia Nappo, una vera sorpresa in fatto di energia e bravura; forse proprio per questo le è stata data moltissima rilevanza durante la performance. Una presenza femminile che arricchisce il quartetto con grinta e professionalità, sdoganando anche tanti luoghi comuni sulla presenza delle donne in alcuni contesti professionali ancora ritenuti “off limits”.

Immancabili, ma lievemente in sordina durante lo spettacolo del 30 luglio, Bruno Previtali (chitarra) e Titta Tani (batteria).

claudio simonetti - goblin band

Da Opera al Cartaio, da Phenomena a Profondo Rosso, tutti gli appassionati del genere horror hanno potuto riassaporare i loro spaventosi amori in una location davvero suggestiva, e soprattutto molto in linea con lo scenario di una zombie apocalypse!

Oltre alle colonne sonore la band ha proposto anche brani estratti dai propri album e un tributo a Enrico Simonetti.

Minimalisti sul palco, simpatici e sempre accoglienti, Simonetti e sui musicisti hanno regalato ai loro fans un concerto raccolto, per pochi intimi, ma sempre molto intenso. È incredibile quanto sia piacevole ascoltare queste musiche senza mai annoiarsi, pur trattandosi di pezzi esclusivamente strumentali.

Durante il concerto ricordavo che quest’anno Suspiria compie 40 anni e sarà presto riproposto al Festival del Cinema di Venezia dal regista Luca Guadagnino. Impossibile immaginarsi una colonna sonora diversa da quella che ha cresciuto tutti noi. Stavolta infatti è stata ideata da Thom Yorke, frontman dei Radiohead. Anche Dawn of the Dead festeggia i suoi primi 40 anni e tutti questi anniversari mi ricordano quanto queste pellicole abbiano segnato il genere horror anche grazie al genio di Claudio Simonetti che, riuscendo a miscelare varie ispirazioni musicali, ha saputo realizzare il quid che ha reso questi film indimenticabili nell’immaginario comune.

 

Foto nell’articolo di Luca Sorbera

Foto di copertina di Margherita Toni

 

Alessia Pizzi

Grande prima per l’Anfiteatro festival con Il Trovatore di Verdi

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L’apertura della stagione estiva dell’Anfiteatro Festival con Il Trovatore di Giuseppe Verdi non poteva essere migliore; complice una incantevole luna rossa sotto gli effetti di un’eclissi unica nella storia.

Immersi un’atmosfera surreale, in una conchiglia naturale immersa in una leggera nebbia che offuscava il fenomeno lunare rendendolo ancora più misterioso, gli spettatori hanno potuto assistere a uno spettacolo unico e prezioso.

Il Trovatore di Verdi non è un’opera semplice a dispetto della denominazione di trilogia “popolare” alla quale appartiene insieme al Rigoletto e alla Traviata. Composta nel 1853 su libretto di Salvatore Cammarano, si divide in quattro atti e otto quadri ed è tratta dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez.

Perchè si possa comprendere in pieno la grandezza dell’opera verdiana è necessario conoscere il contesto nel quale la sua musica si è generata, in un clima di rinnovamento musicale dove Il Trovatore rappresenta la completa maturità di Verdi e del suo genio.

Ma senza volersi addentrare in un campo che meriterebbe una vasta trattazione, ci limitiamo ad approcciare emozionalmente a uno spettacolo prezioso, una conferma delle proposte di eccellenza di Europa Musica che il 27 luglio  ha prodotto ed allestito l’opera.

Gli interpreti principali sono Paola Di Gregorio, Antonino Interisano,  Domenico Balzani, Anastasia Pirogova per la regia di Gianmaria Romagnoli, la scenografia di Giovanni Di Mascolo e la direzione d’orchestra di Maurizio Morgantini.

Il trovatore verdianoLa storia del Trovatore è ambientata in Spagna al principio del secolo XV; racconta con toni di grande espressività passioni intense come l’amore, la gelosia, la vendetta, l’odio e la lussuria, temi della tradizione romantica mediterranea.

Manrico e il Conte di Luna, i protagonisti maschili, sono innamorati della stessa donna e si fronteggiano fino alla morte come nemici, senza sapere di essere fratelli. Appartenenti a due diverse classi sociali, sono entrambi innamorati di Leonora e la trama si svolge attraverso una serie di vicende intricate grazie anche alla presenza della zingara Azucena.

Il dramma in alcune parti potrebbe cadere nell’incredibile, ma la musica di Verdi e la poesia del libretto riscattano l’opera trasformandola nell’opera migliore del musicista. Ottimi gli interpreti, spiccavano su tutti le due donne protagoniste: la soprano Paola Di Gregorio nel ruolo di Leonora e la mezzosoprano Anastasia Pirogova in Azucena.

Anche il ruolo della scenografia ha avuto il suo ruolo importante. Suggestiva ma essenziale è stata supportata dall’illuminazione in blu che sembrava essere stata concepita proprio per la serata dell’eclissi.

Con questa meravigliosa sorpresa di apertura l’anfiteatro Festival si conferma un’opportunità da coltivare nelle calde sere estive. Un plauso va anche al fatto di aver reso un grande spettacolo come la lirica accessibile in un contesto che nulla ha da invidiare alle grandi location romane.

Antonella Rizzo

Il trovatore verdiano

Made in Calabria Rock Festival: Lacuna Coil, Elegy of Madness e tanti altri ospiti

Sei ore di musica rock/metal con una line-up di eccellenza internazionale ed italiana, rappresentata dai LACUNA COIL, che con la loro frontwoman Cristina SCABBIA, reduce della partecipazione come coach al talent show The Voice of Italy”, si esibiranno come headliner nell’Open Air Theatre del Centro Polivalente di Villapiana, in provincia di Cosenza.

Sarà la loro unica esibizione italiana in teatro dopo quella che hanno tenuto a Gennaio 2018 nel The O2 Forum Kentish Town di Londra in occasione dei loro vent’anni di carriera mondiale. Ed è proprio The O2 Forum di Londra ad aver conferito l’11 giugno scorso ai LACUNA COIL l’importante riconoscimento come “Best Live Band 2018” al Metal Hammer Golden Gods Award.

https://www.facebook.com/lacunacoilcol

I LACUNA COIL saranno preceduti dai JOE STUMP’S TOWER OF BABEL, band americano-europea di genere hard rock – heavy/power metal, creata dall’eclettico chitarrista shredder metal neoclassico Joe STUMP. Gli altri componenti JOE STUMP’S  T.O.B. sono il batterista Mark CROSS (HELLOWEEN, FIREWIND, SCORPIONS); il tastierista-compositore di musica classica e rock/metal Maestro Mistheria; il frontman Ruben SACCO e il bassista calabrese NIc ANGILERI.

https://www.facebook.com/TOBRock/?fref=mentions

Prima dei JOE STUMP’S T.O.B. on stage gli ELEGY of MADNESS, band di origine pugliese tra le migliori italiane del symphonic metal; rappresentano una realtà musicale pugliese e dal respiro internazionale; il loro genere richiama, per la sua natura tipicamente mitteleuropea, un pubblico molto vasto che ne apprezza la miscellanea di orchestre, cori, voce lirica e pop e chitarre graffianti, offrendo atmosfere suggestive. Gli ELEGY of MADNESS hanno preso parte a diversi festival europei, facendo da opening ai LACUNA COIL, AMORPHIS e THERION. Proporranno il loro terzo progetto New Era, album rappresentativo di un metal sinfonico e straordinariamente melodico.

https://www.facebook.com/elegyofmadness/

I gruppi che anticiperanno la Triade Metal sono i milanesi BREAK ME DOWN, i crotonesi IL GENERE e i calabro-londinesi LOST REALITY, selezionati tra i tanti, italiani e stranieri, che si sono proposti iscrivendosi al sito www.microckfestival.it.

I BREAK ME DOWN sono un gruppo musicale lombardo fondato nel 2017 dalle ceneri dei LOVE FRAME e da due ex membri dei ROCKSTAR FRAME, suona prevalentemente Hard Rock e Metal.

https://www.facebook.com/BreakMeDownIT/

IL GENERE è una band calabrese nata alla fine del 2016 che si esprime con un rock influenzato da funky, blues e elettronica, il che rende estremamente eterogenea la loro musica.

https://www.facebook.com/ilgenereband/

LOST REALITY è una band calabro-londinese attiva dal 1996. Lo stile musicale è alternative rock con venature elettroniche.

https://www.facebook.com/lostrealityspace/

Concluderà la prima parte dello show Elisabetta Eneh, la giovane e ormai celebre artista cosentina, con la sua voce calda e dirompente si è ben distinta nel talent show The Voice of Italy 2018, entrando a far parte del team guidato da Cristina Scabbia dei LACUNA COIL.

https://www.facebook.com/elisabettaeneh/

I biglietti di ingresso, al prezzo speciale di €. 10 + d.d.p., sono acquistabili online con carta di credito sul sito www.microckfestival.it o su bit.ly/MiCRockFestival, (www.diyticket.it / Lacuna Coil) oppure prenotabili online, e/o telefonando allo 06 83393024. In questo caso sarà fornito un codice per il ritiro entro le 24 ore successive, pagando in contanti presso tutti i punti SisalPay d’Italia (bar, tabacchi, edicole).

Gli spazi verdi del Centro Polivalente diventeranno area food and beverage con l’allestimento di stand per offrire agli utenti le specialità gastronomiche calabresi, nel rispetto della politica economica del Chilometro Zero. I commercianti e i privati interessati possono chiedere informazioni all’associazione promotrice del festival Apollo’n’Artsmicrockfestival@gmail.com.

L’associazione APOLLO’N’ARTS comunica che il MiBACT – POLO MUSEALE DELLA CALABRIA nel considerare M.i.C. Rock Festival manifestazione di carattere culturale, il cui logo trova ispirazione nel famoso reperto archeologico del Toro Cozzante V-IV sec. a.C. e che di conseguenza concorre sensibilmente alla divulgazione dell’immagine del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, alla valorizzazione ed alla promozione del patrimonio archeologico, storico artistico locale, ha concesso per le giornate di sabato 4 e domenica 5 agosto, la riduzione del biglietto di ingresso, al costo di solo €. 1,50, al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide ed al Parco Archeologico di Sibari. Per ottenere lo sconto basta esibire in biglietteria il ticket del M.i.C. Rock Festival.

Sul sito www.microckfestival.it e sulla pagina facebook MIC ROCK Festival tutte le informazioni riguardanti l’evento.

Media partner

Roma Tre Radio, Radio Cosenza Nord, South Sibari Bike Show, Aero Club Sibari Fly, Creative Art Studio Grafico, Relais CapoSpulico Beach & Spa, VRC Hotels & Resort, Club Nature Village, Villaggio Agrituristico Colle degli Ulivi.

Ufficio Stampa

Maria Genovese

ufficiostampa@microckfestival.it

Spacciamo consigli di lettura: ecco quali libri portare sotto l’ombrellone

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Si sa che l’estate è il periodo perfetto per dedicarsi alla lettura. E allora eccoci qui a spacciare consigli sui libri da leggere durante l’estate.

Una delle scuse di chi non legge è la mancanza di tempo. “Sai, dopo il lavoro sono distrutto/a e quindi non mi va di prendere un libro in mano”. Ragionamento opinabile o condivisibile che sia, è un dato di fatto reale. Per fortuna che arriva poi l’estate! Quale miglior momento per riprendere una sana abitudine come quella della lettura se non quando siamo stesi sotto l’ombrellone al mare? Oppure quando l’aereo ci scarrozza da una parte all’altra del globo?

Molti di voi saranno in partenza per le ferie o staranno programmando il prossimo viaggio. Se siete in dubbio su quale libro portare con voi, non temete! Sappiamo quanto faticosi possano essere i preparativi di un viaggio e abbiamo deciso di agevolarvi, per quanto possibile. Le letture estive da portare ve le consigliamo noi!

Ovviamente, a ogni lettore il suo genere!

Gli amanti del classici dovrebbero dare una possibilità a Daniel Deronda, ultimo romanzo di George Eliot, recentemente ripubblicato da Fazi editore. Pur essendo ambientato in epoca vittoriana, molti sono gli spunti di riflessione sulla nostra vita quotidiana. Attraverso le storie dei due protagonisti Gwendolen e Daniel, avrete modo di pensare alle convenzioni sociali che irrigidiscono le nostre esistenze e se sia possibile o meno scamparle.

Se, invece, avete voglia di leggere qualcosa di contemporaneo che vi faccia ridere, il libro giusto è Heidi di Francesco Muzzopappa. Tra una battuta di spirito e l’altra (nel libro si parla di programmi televisivi e della loro realizzazione, quindi possiamo immaginare!), accompagniamo Chiara nel suo percorso di salvezza e di crescita. Un viaggio introspettivo reso in maniera autentica e mai stereotipata dall’autore. È un romanzo che si fa leggere in poco tempo, ideale come lettura estiva.

libri consigliati da leggere

Chi vuole leggere qualcosa di utile alla vita di tutti i giorni (anche se tutti i libri lo sono), corra a comprare Il mondo è pieno di cretini. O sei tu che non riesci a farti capire? di Thomas Erikson. Un’attenta analisi dei comportamenti dell’uomo contemporaneo è ciò che viene offerto da questo testo. Vi servirà a comprendere e ad accettare alcuni atteggiamenti che proprio non vi vanno giù!

Sicuramente tra di voi c’è qualche eterno romantico che non vede l’ora di perdersi nelle vicende altalenanti di un’appassionata storia d’amore. Allora perché scegliere una coppia? Perché non fare il pieno e leggere di 36 relazioni diverse? Forse qualcuno l’ha già capito, vi stiamo suggerendo di prendere in mano Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia. Il viaggio che l’autore ha preparato per i suoi lettori è diviso in tappe. Al termine di ciascuna potrete andare a fare una passeggiata o un bel bagno e pensare a questo sentimento così complesso e affascinante.

Se, invece, per voi “estate” è sinonimo di “avventura”, perdetevi tra le pagine de La primula rossa di Emma Orczy. Ambientato nella Francia rivoluzionaria, potrete seguire le vicende dell’uomo inglese, conosciuto da tutti come “primula rossa” (fiore usato come firma), impegnato a salvare aristocratici dalla ghigliottina. Detestato dal governo del Terrore, la primula rossa dovrà vedersela con un tranello architettato appositamente per lui. Riuscirà a scamparla?

libri consigliati da leggere

Siete lettori compulsivi di gialli? Allora gli autori su cui puntare sono quelli di cui si sente tanto parlare: Glenn Cooper, Dan Brown, Camilla Läckberg… ma molto interessante è anche l’ultima pubblicazione di Joël DickerLa scomparsa di Stephanie Mailer. Per provare qualcosa di meno noto, date una chance a Luc Lang con All’inizio del settimo giorno. Un thriller dallo stile molto particolare, lungo ma che si farà divorare e che vi lascerà addosso una leggera inquietudine.

Infine, vi dirò che cosa ho intenzione di portare io in valigia quest’anno. Il primo libro si chiama Superficie. L’ho comprato durante il Salone del Libro di Torino, dopo aver assistito alla presentazione da parte dell’autore, Diego De Silva. È un libro sui luoghi comuni, su quanto li usiamo e su quanto rischino di rendere sterili le nostre conversazioni, impedendoci di comunicare nel vero senso del termine. Ho poi deciso di dedicarmi alla lettura del ciclo dei Melrose di Edward St Auby dopo essere stata affascinata dalla serie tv. Sono cinque volumi in uno… diciamo che ne avrò per un bel po’.

Se questi titoli non vi soddisfano, potete sempre dare un’occhiata a quelli che vi avevamo proposto l’anno scorso. Leggeteci, scegliete e… fateci sapere quale libro o quali libri avete scelto come compagno/i dell’estate 2018!

Federica Crisci

Villa Ada incontra il mondo multiculturale di Goran Bregovic

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Villa Ada incontra il mondo a luglio, in un format collaudato da tempo. E anche quest’anno Goran Bregovic il 24 luglio è stato ospite nella grande isola verde romana, accompagnato dalla storica formazione The Wedding and Funeral Band.

L’occasione è anche quella di presentare al pubblico di Villa Ada gran parte dell’ultimo disco, senza dimenticare i grandi successi e le indimenticabili colonne sonore che lo hanno reso celebre.

Cinque anni dopo l’album Champagne for Gypsies, torna con una nuova produzione incentrata sul tema della diversità religiosa e della coesistenza pacifica: Three Letters from Sarajevo; uscito con Universal.

Il musicista balcanico è ormai nella zona consacrata ai grandi miti della musica contemporanea; continua tuttavia ad esercitare il suo fascino anche alla soglia dei settanta anni e di una vita all’insegna della sperimentazione e del nomadismo musicale.

Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni. “Il rock aveva all’epoca un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era l’unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera, o quasi”.

Per far piacere ai suoi genitori, Goran si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti. Seguono quindici anni con il suo gruppo White Button e tredici album venduti in 6 milioni di copie.

Tour interminabili in cui Goran diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni 80, Bregovic si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in un “ritiro dorato” in una piccola casa sulla costa adriatica. Qui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica Il Tempo dei Gitani.

bregovic musicistaMa ben presto i primi disordini scoppiano in Yugoslavia e i due amici sono costretti ad abbandonare tutto e trasferirsi a Parigi. Alla sua origine già mista, Goran ha aggiunto una moglie musulmana.

Tutto questo è necessario per comprendere fino in fondo la filosofia artistica di Bregovic che appare tra i suoi musicisti vestito di bianco da sempre, il non-colore capace di assorbire e trattenere ogni sfumatura di colore presente nel mondo.

Unico, selvaggio e raffinato si lascia rapire da ogni tipo di contaminazione che arriva dal cinema di Kusturica, dal teatro, dalla tradizione.

A Villa Ada la sua orchestra si è esibita in formazione ridotta, per motivi ovviamente logistici ma il pubblico fedele sembra non accorgersene, travolto dal ritmo indiavolato e del suo rapporto empatico con i fan che invita a cantare con una perfetta padronanza dell’italiano.

Ho notato l’assenza del direttore-percussionista, Ognjen Radivojevic e di Alen Ademovic rimpiazzati da un nuovo artista. Quelle che non potrebbero mai essere sostituite sono le voci bulgare, presenti nei loro costumi coloratissimi.

Il rituale è quello solito, i pezzi nuovi sono stati composti con la collaborazione di musicisti come Bebe, Riff Cohen, Rachid Taha, Asaf Avidan. Un Bregovic en passant che infiamma i cuori dei suoi fedelissimi, in un contesto anche troppo intimista per la portata del suo sound.

Antonella Rizzo

bregovic musicista

Antonella Rizzo

10 capolavori svelati: quando l’arte diventa protagonista grazie al Fai

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Raffaello, Leonardo ma anche Palladio e Boccioni. 10 Capolavori Svelati è un’imperdibile occasione che il Fondo Ambiente Italia (FAI) ci offre per conoscere l’arte in ogni sua declinazione.

Il prossimo 23 novembre nella prestigiosa sede del Teatro Argentina di Roma, prenderà il via la terza edizione di 10 Capolavori Svelati, I dettagli della perfezione.

Ad aprire il ciclo di dieci appuntamenti è uno dei più celebri storici dell’arte: Antonio Paolucci.

L’ex direttore dei Musei Vaticani, nonché Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, allievo del grande Roberto Longhi, terrà una lectio magistralis sull’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, commissionata al pittore toscano dai monaci di San Donato a Scopeto.
Il 30 novembre spazio ad Andrea Palladio e al suo Teatro Olimpico. A raccontare la storia del più antico teatro coperto in muratura al mondo, sarà Guido Beltramini, grande esperto dell’architetto padovano.
Marco Carminati (storico dell’arte e responsabile della pagina dell’arte dell’inserto culturale del Sole 24 ore) il 14 dicembre parlerà di Umberto Boccioni e di Forme uniche della continuità dello spazio. Un’opera assai nota tanto da essere rappresentata sulla moneta italiana da 20 centesimi.

L’11 gennaio protagonista sarà la Menil Chapel, la cappella che John e Dominique de Menil commissionarono a Mark Rothko.

A raccontare la genesi di un’opera unica nel suo genere, (che il 16 settembre del 2000 è stata inserita nel National Register of Historic Places), sarà lo storico dell’arte Valerio Terraroli.

L’arte italiana torna in scena nel quarto appuntamento previsto per il 18 gennaio 2019.

Al centro della lezione di Cristina Acidini, (già responsabile della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze) sarà Benozzo Gozzoli e gli Affreschi di  Palazzo Medici Riccardi in Firenze. Un autentico capolavoro che il pittore, allievo del Beato Angelico, realizzò nel 1459 su commissione di Piero dè Medici, noto come il Gottoso.

Al centro del quinto incontro ci sarà Il Ritratto di giovane dama. L’opera ancora oggi divide la critica circa l’attribuzione. Per alcuni sarebbe di Piero del Pollaiolo, per altri, invece, del fratello Antonio.

La grande architettura è l’assoluta protagonista dell’incontro previsto il 1° febbraio.

Francesco Dal Co terrà una lezione sul Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright, uno dei capolavori dell’architetto statunitense. Il complesso museale è al tempo stesso un’opera d’arte, con le sue forme originali che ricordano uno Ziggurat rovesciato.

L’8 febbraio sarà la volta di Raffaello.

A descrivere Le Stanze Vaticane, una delle maggiori espressioni del Rinascimento, sarà la storica dell’arte Claudia La Malfa.
Cesare Nebbia e in particolare a Piazza del Quirinale e Via Pia sono l’oggetto del penultimo incontro tenuto dallo storico della città Paolo Micalizzi.

Il ciclo di 10 Capolavori Svelati si chiuderà l’8 marzo 2019 con una lezione su William Kentridge. A introdurre l’eclettico artista sudafricano sarà Salvatore Settis, archeologo di fama mondiale e già direttore della Scuola Normale di Pisa.

Dieci incontri con al centro l’arte.

Dieci appuntamenti narrati da voci che hanno fatto della bellezza la loro ragione di vita.

Per informazioni:
FAI – Fondo Ambiente Italiano© – Delegazione Roma
Piazza Enciclopedia Italiana,50 – 00186 Roma – Telefono 06 6879376 Fax 06 6879149  roma@delegazionefai.fondoambiente.it
www.fondoambiente.it

Maurizio Carvigno

50 sfumature di Suspiria al Festival di Venezia: protagonista Dakota Johnson

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Suspiria di Luca Guadagnino è in Concorso alla 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, con Jessica Harper e Chloë Grace Moretz

Sinossi: In una scuola di danza famosa in tutto il mondo, l’oscurità inghiottirà la sua direttrice artistica (Tilda Swinton), un’ambiziosa e giovane ballerina (Dakota Johnson), e uno psicoterapeuta in lutto (Lutz Ebersdorf). Alcuni soccomberanno all’incubo. Altri alla fine si sveglieranno.

Dakota Johnson, attrice nota per 50 sfumature di grigio, diventa la protagonista del remake di Suspiria. I fan di Dario Argento e dell’horror in generale potrebbero non prendere benissimo la notizia: oppure è la volta buova per rivalutare le doti artistiche di Dakota?

Il regista Guadagnino (mettendo le mani avanti?) dichiara che il film non è un vero e proprio remake, quanto più “omaggio” alla “potente emozione” che provò quando guardò per la prima volta il film originale del 1977. Cosa aspettarsi quindi da questo film? Le aspettative sono alte visto il calibro del colosso con cui va a scontrarsi questa pellicola.

Già che la colonna sonora non sia firmata ancora una volta Goblin fa soffrire tutti gli appassionati. Un momento di nostalgia:

La nuova colonna sonora sarà firmata da Tom Yorke, ecco il trailer del Suspiria 2018 e un assaggio delle nuove musiche.

Orange is the New Black: le ragazzacce di Litchfield sono tornate

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Orange is the New Black è tornato: la serie – ambientata nel penitenziario di Litchfield e arrivata alla sesta stagione – sarà disponibile da venerdì 27 luglio sulla piattaforma digitale Netflix.

Cominciamo col dire che questa nuova stagione è – secondo la sottoscritta – la più bella; che ritroveremo le nostre ragazze – le nostre adorabili, cattivissime ragazze – in una cornice sicuramente diversa ma non per questo meno appassionante e introspettiva; che, ancora una volta, il bene e il male, nella prigione di Litchfield – amara metafora della nostra intera esistenza – sfumano in contorni difficilmente giudicabili. E perseguibili. Cosa dobbiamo aspettarci, allora, dalla sesta stagione di Orange is the New Black? Difficile esprimersi in poche parole e senza incappare nel rischio di anticipare più del dovuto la bellezza di questa serie.

Abbiamo lasciato le ragazze alla fine di una rivolta. Le ritroviamo, sì, ma, come loro, anche noi dobbiamo piano piano dipanare i fili di una matassa lunga, contorta e difficile: da Suzanne, in forte crisi per qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, alla “protagonista” Piper che in questa sesta stagione dimostra ancora una volta la mutevole adattabilità dell’essere umano, quando costretto da determinate circostanze in determinate circostanze; da Taystee, sempre decisa ad abbracciare un ideale di giustizia alto e sofferto, cinico e disperato, a personaggi che, a poco a poco, attraverso sguardi, parole, silenzi, rivelano aspetti della loro esistenza per noi ancora inediti. Entrano in ballo, ovviamente, nuove storie e nuovi protagonisti: le due inquietanti sorelle Barb e Carol, l’odiosa Badison, Daddy e altre che imparerete presto a conoscere.

E’ una tragedia nella commedia e una commedia nella tragedia questa sesta stagione di Orange is the New Black. Non si perde mai il lato volutamente comico (quando non grottesco) di alcune situazioni, così come sono all’ordine del giorno paradossi e cambi di prospettiva. Del resto –  e ci tengo a ribadirlo – il pregio della serie è proprio quello di mettere in luce la complessità dell’animo umano con tutte le sfaccettature possibili.Si dipana, allora, una storia di sopravvivenza prima –  in cui vengono rimesse in discussioni amicizie e rapporti –  e la ferrea volontà di andare avanti, poi, con tutto quello che ne può conseguire.

Si può perdere la speranza adattandosi ad una vita da recluse? O si può e si deve pretendere anche in mezzo a quattro mura un sistema che posso garantire condizioni più dignitose? Perché alla fine, il messaggio (o un invito, leggetelo come vi pare) in Orange is the New Black è anche questo: cercare di trarre sempre il meglio, da qualsiasi situazione, anche la più brutta.

Le ragazze di Litchfield, le nostre ragazze, non si arrendono ma, anzi, trovano sempre il modo di ingegnarsi e rimettersi in piedi. Non sono i soprusi delle guardie, la scontrosità delle nuove compagne di cella o l’ingiustizia delle accuse che vengono loro rivolte. In qualche modo si va avanti. In qualche modo si ripristinano vecchi legami, se ne creano altri fino a qualche puntata prima impensabili, o altri ancora del tutto nuovi. E’ sempre una storia di sopravvivenza, certo, ma non solo.  Si parla di vendetta, di morte, di giustizia e di ingiustizia. Di amore. E la lezione più importante, però, è che alla fine è quell’incrollabile fiducia in sé stessi che non deve mai venire a mancare.

Insomma, Orange is the New Black, in questa nuova stagione,  non ha disatteso nessuna delle aspettative a cui ormai ci ha abituato: ritmi incalzanti, dialoghi brillanti, personaggi indimenticabili (nel bene e nel male). Le porte di Litchfield si stanno per aprire di nuovo, signori. È tempo di accendere Netflix, spegnere il cellulare, aprire un sacchetto di popcorn e godervi una delle serie tv più belle di sempre.

Chiara Amati

Tra monumenti e musei: combattere il caldo a Milano in modo alternativo

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Vi trovate a Milano e vorreste combattere la calura estiva in un modo che dia sollievo al corpo, ma che sollevi anche la mente? Una passeggiata tra le mostre di Milano potrebbe essere la soluzione. Ecco qualche idea per godersi i monumenti e le mostre a Milano e trovare refrigerio per corpo e mente:

Cominciamo subito con un’esposizione particolare e sicuramente alternativa: la Street art.

Molto spesso centro di discussioni, l’arte di strada attraversa tutte le città e i muri d’Italia da sempre: nata come forma di espressione di polemica contro la politica e la società, nel corso degli anni cambia aspetto, andando sempre più oltre la facciata politica, fino ad arrivare ad abbandonarla e ad esprimere semplicemente il proprio estro, molto spesso senza un significato preciso. È solo intorno agli anni 2000 che la Street art italiana viene riconosciuta a livello europeo. Da quel momento vengono realizzati eventi a tema e mostre completamente dedicate a questa forma d’arte peculiare, che si ama o si odia, ma di cui comunque si parla.

Milano è una delle tre città, insieme a Bologna e Roma, a cui è possibile ricondurre una vera e propria scuola di arte di strada italiana e, sia che siate appassionati di arte urbana, che siate solo curiosi o vogliate avvicinarvi soltanto adesso a questa arte, Nolo è sicuramente il quartiere di Milano che dovete visitare, in quanto museo a cielo aperto della street art. Ma se amate questo genere di arte e il solleone vi porta a desistere da una bella passeggiata per questo quartiere, non potete non recarvi anche al museo Pirelli Hangar Bicocca, dove gratuitamente, potrete gustare alcune delle più interessanti mostre di Milano da visitare in giornata che includono, tra le altre, una mostra dedicata a questo particolare tipo di arte (oltre alla più grande esposizione fotografica di Matt Mullican, artista statunitense di fama mondiale).

Proseguendo sul filone delle mostre più innovative e particolari, segnaliamo il Museo del Fumetto dedicato, appunto, al fumetto ma anche all’illustrazione e al cartone animato.

Se invece preferite qualcosa di più “tradizionale”, ecco cosa vedere a Milano e passare così una giornata estiva diversa dal solito:

  • Il Castello Sforzesco, la cui costruzione risale alla seconda metà del 1300, merita una visita non soltanto per la sua importanza storica, ripercorribile attraverso le sue stanze, ma anche per le mostre di arte contemporanea che ospita al suo interno;
  • Stessa cosa per il Palazzo Reale, attraverso le sue stanze ripercorriamo la vita sociale e culturale di Milano attraverso i secoli ma, allo stesso tempo, è possibile ammirare mostre di arte moderna e contemporanea in una sezione espositiva dedicata;
  • Palazzo Morando è un’altra dimora storica che ha ospitato numerose famiglie patrizie di Milano e ospita diverse collezioni private di arte appartenente a diversi secoli. Accanto a queste esposizioni è possibile visitare anche mostre di artisti del nostro tempo;
  • Il Museo Teatrale alla Scala che, come è intuibile dal nome, si trova vicino al celebre Teatro di Milano, offre una mostra molto interessante per gli appassionati di Opera lirica e di teatro, con l’esposizione di ritratti, autografi, scenografie e libretti d’Opera, ma offre anche l’opportunità di assistere alla manutenzione del Teatro alla Scala e alla pulizia del lampadario, ammirabile in tutta la sua maestosità grazie al fatto che viene portato a pochi metri da terra;
  • Il Museo Diocesano ospita 12 sezioni espositive che permettono di ammirare varie opere provenienti da epoche ed artisti diversi e, allo stesso tempo, mostre temporanee dedicate al “Nuovo”, per accogliere i gusti e le esigenze di tutti;
  • Casa Bagatti Valsecchi permette di osservare arredi dell’epoca rinascimentale e collezioni d’arte di quel tempo;
  • Originalissimo è poi il Museo del Profumo, che raccoglie flaconi di profumi appartenenti a ben due secoli di Storia non soltanto italiana, ma anche di tutto il mondo, con reperti originali appartenuti ad artisti di fama internazionale come Dalì;
  • Il Museo Delle Culture (MUDEC), aperto nel 2014, espone permanentemente opere, oggetti quotidiani, strumenti musicali e tessuti che provengono da tutto il mondo e da tutte le epoche, a partire dall’uomo della Preistoria.
  • Infine, il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) propone esposizioni temporanee di arte dei nostri giorni.

Insomma, le mostre e i monumenti da vedere a Milano sono tantissimi e per tutti i gusti: c’è solo l’imbarazzo della scelta! Se dopo una bella giornata culturale passata nei musei cercate altre idee per trascorrere una serata speciale nel capoluogo lombardo, date un’occhiata su cosa fare a Milano questa settimana!

Pole Dance: la disciplina della bellezza e della forza

Il mio primo contatto con Simona Narcisi, 27 anni, campionessa italiana Artistic Pole 2017 e ottava classificata ai campionati mondiali del 2017, avviene via messaggio su Facebook.

La contatto per chiederle informazioni sulla Pole Dance, disciplina che Simona pratica da cinque anni e insegna da quattro, che mi ha letteralmente folgorato. È strano questo primo contatto. Le confido che vengo da una gravidanza, che sono in sovrappeso e che sono stanca di quello che mi dice la gente. Simona è gentile, professionale. Risponde alle mie domande, mi invita alla prova che anticipa l’inizio dei corsi.

Dentro di me penso “Perché no?”.

So già cosa a cosa sto per andare incontro. Siamo ad agosto ma non farebbe differenza. Servono pantaloncini e top sportivo per praticare la Pole Dance, anche se è solo una prova. Io ho partorito da appena sei mesi. La mia pancia, dopo un cesareo, è ancora voluminosa. Sono in sovrappeso. Non mi piaccio. Non so chi troverò. Saranno tutte donne, tutte più in forma di me.
Però qualcosa mi spinge ad andare. Sono emozionata ma non ho paura.

E questa è la prima sorpresa della Pole Dance. Un mondo di donne (non solo donne, in realtà) che non ha pregiudizio sulle altre. Quasi avessi mangiato il vetro, nessuno fa caso a me, nessuno bisbiglia, nessuno sorride maliziosamente. Sono una donna tra le altre. Non esistono i chili in più, non esiste una pancia voluminosa.

Simona Narcisi ha una storia singolare: ha una passato da ginnasta e da ballerina. Poi smette e per tanti anni non fa più nulla. Si innamora della Pole Dance per caso, durante un RiminiWellness. Le piace talmente tanto che questa ragazza brucia tutte le tappe e dopo appena un anno non solo partecipa ai campionati italiani ma si certifica anche come insegnante di Pole Dance metodo Polexgym®. È il primo passo in un mondo che riesce a coniugare la  forza, la disciplina, la passione e la danza. E sono solo due dei suoi molti traguardi raggiunti. Vederla volteggiare sul palo è qualcosa di meraviglioso.

“Non ci sono vie di mezzo con la Pole Dance”, mi dice un giorno sorridendo. “O continui a vita o smetti”.

 

pole dancer
Simona Narcisi

A distanza di quasi un anno da quella prova nel caldo di agosto, posso dire che aveva ragione. Ma soprattutto, Simona aveva ragione in merito ad un’altra cosa: che chiunque può praticare Pole Dance. E quando scrivo chiunque intendo veramente chiunque.

Cominciamo a sfatare il mito che per fare Pole Dance ci sia bisogno di un background alla Vanessa Ferrari (per chi non lo sapesse, la prima ginnasta italiana a conquistare una medaglia d’oro ai Campionati mondiali di ginnastica artistica nel 2006, noi l’abbiamo anche intervistata): praticando Pole Dance si sviluppa giocoforza la flessibilità ma questa non deve essere necessariamente un prerequisito. Così come la forza, indispensabile per volteggiare sul palo, e la coordinazione che gioca un ruolo altrettanto fondamentale.

Questo perché in una lezione di Pole Dance, ci si abitua ben presto a preparare tutto il corpo con un vigoroso riscaldamento che per il metodo Polexgym® prevede: plié, camminate, affondi, batman, piegamenti, addominali e una parte dedicata solo all’allungamento, come la preparazione alla spaccata frontale e sagittale. Poi si passa al palo: si comincia dalle figure base, come la “segretaria”, alle salite, ai potenziamenti  per braccia e addome (ancora, sì), fino a passare via via a posizioni e combo sempre più complesse.

Alla fine si vanno ad utilizzare persino le unghie delle mani e dei piedi (tutto ciò che può aiutarti, in sostanza, a fare grip sul palo), brucia la pelle, bruciano i muscoli, ci si riempie di lividi. Insomma, si lavora sodo ma un’ora passa velocissima e tu nel frattempo hai fatto lavorare braccia, gambe e addome come mai nella tua vita.

La sensazione che si prova, poi, è bellissima. Un senso di forza e di grazia ti pervade anche se lo specchio ti rimanda un’immagine scippata, sudata, col viso rosso e ciuffi di capelli qua e là. Succede la prima volta che riesci a salire in cima al palo, succede la prima volta che ti abbandoni con la testa in giù tenuta soltanto dalla forza delle gambe. Succede quando vorresti mollare e non lo fai, perché nel frattempo, tra piegamenti e addominali, hai imparato ad amare il gesso tra le mani, il dolore e, soprattutto, i lividi. Hai imparato a sviluppare una determinazione e una dedizione che non pensavi potessi mai avere.  Soprattutto, hai ritrovato quella sorellanza che credevi morta e sepolta da tempo.

“Nella Pole Dance non esiste la competizione, tutte ci aiutiamo a fare meglio e a dare il meglio”, sostiene Simona.

Ero scettica all’inizio, perché viviamo in una società che porta, spesso e volentieri, le donne le une contro le altre. Invece, anche in questo caso, mi sono dovuta ricredere: si lavora insieme, si collabora insieme, ci si aiuta. E ci si abbraccia, anche, quando capita (a me è capitato) di sbottare a piangere perché sul palo non riesco a salire e magari ho anche qualche altro magone qua e là da tirare fuori. Ed è in quel momento, quando persone che conosci da poco più di qualche mese, vengono e ti circondano, sdrammatizzano, ti fanno ridere, o ti cazziano anche, ma certo non ti fanno sentire giudicata, che tu ritrovi quella solidarietà che credevi perduta.

Ho iniziato Pole Dance perché volevo ritrovare me stessa credo, da qualche parte dentro di me. Ho iniziato Pole Dance perché rapita dai quei corpi muscolosi e aggraziati allo stesso tempo. Ho iniziato Pole Dance perché ero stanca delle mie giornate, ancora troppo tutte uguali. Ho iniziato Pole Dance per darmi una chance perché so che dentro ogni donna c’è una forza e una determinazione che non si crede di avere. E ora scrivo di Pole perché sono convinta che, nel mio personalissimo caso, questa meravigliosa disciplina mi abbia salvato dalla convinzione di non valere una ceppa, di non essere forte, di non essere in grado di dire no, di farmi valere e rispettare. Tante cose cambiano, quando abbracci qualcosa che riesce a rivoltarti come un calzino. Comprendi che niente è davvero impossibile, comprendi che non ti manca davvero nulla per poter essere –  o anche solo avvicinarti ad essere – qualcosa che prima credevi solo di poter sognare.

Se avete voglia di mettervi in gioco e contattare Simona per una prova, qui trovate tutte le informazioni!

Chiara Amati

Uomini e miti: incontriamo il recordman Fabio Barone e la sua Ferrari 458

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C’è un solo mito italiano capace di appassionare tutti, senza distinzione: la Ferrari. E ci sono uomini che contribuiscono a rendere il mito immortale come Fabio Barone, il pilota romano che correrà in Marocco per conquistare il terzo Speed World Record ed entrare così nella storia.

Dopo aver domato la Transfagarasan in Romania, ritenuta la strada più bella del mondo, e conquistato la Tianmen Mountain Road in Cina, a sua volta considerata la strada più pericolosa sulla Terra, il 4 ottobre Fabio Barone vuole legare il suo nome ad uno dei luoghi più spettacolari e scenografici del Marocco, sui monti dell’Atlante. Un percorso di oltre 8 km, tutto curve e senza parapetto, che non concede un attimo di respiro al pilota, con un insidioso tratto in discesa che mette a dura prova sospensioni e gomme e con l’aggiunta di un meteo spesso capriccioso, che alterna nella stessa giornata condizioni di caldo estremo e piogge improvvise, con venti carichi di sabbia che arrivano dal deserto.

Per quello che ha già dichiarato essere il suo ultimo tentativo di record, Fabio Barone guiderà la compagna di mille avventure, la sua Ferrari 458 Italia da oltre 600 CV, opportunamente preparata per l’impresa. Sabato scorso la vettura è stata presentato in un magnifico evento a Cinecittàworld. 

La vettura è stata affidata alle mani sapienti dell’elaboratore Capristo e della Leone Motor e sarà equipaggiata con cerchi superleggeri della OZ e gomme Michelin, mentre Mafra si è presa cura della carrozzeria.

Ma noi di CulturaMente non ci fermiamo ai dati tecnici e vogliamo entrare nello spirito dell’impresa. Così abbiamo incontrato Fabio Barone che ha risposto con grande cordialità alle nostre domande.

Fabio, la presentazione del suo ultimo progetto è stato emozionante. Cosa la spinge ad affrontare imprese sempre più rischiose ed emozionanti?

Credo che sia “qualcosa” scritto nel nostro DNA, non riesco a stare lontano dalla velocità in genere anche se ormai è ora di chiudere nell’armadio dei ricordi casco e tuta…

Attraversare un territorio impervio ma estremamente suggestivo con la macchina più bella del mondo è l’estremizzazione del lusso. Quanto conta la Bellezza nella sua vita?

Sono una persona decisamente pragmatica, preferisco i contenuti all’estetica in quanto tale, credo che la vera bellezza sia racchiusa nella natura che ci circonda, tutto il resto è oggettivo.

I traguardi si raggiungono insieme, quanto deve alla squadra che la supporta e lavora per la ricerca di equipaggiamenti sempre più competitivi?

Tutto! Le guerre le vincono i soldati non i generali…siamo un team, una squadra, ma soprattutto amici! Con loro non mi sento mai solo in auto.

Il suo è un magnifico connubio tra natura e cultura, ambiente naturale e tecnologia. Che rapporto si instaura con l’ecosistema che la accoglie nelle sue avventure?

Lo rispetto e riesco a trarne pura energia, prima di ogni corsa, faccio lunghe passeggiate sul tracciato, ascoltando il mondo e i suoi “rumori”.

La Ferrari è una filosofia di vita nel suo caso. Qual è la differenza tra possedere uno status symbol e vivere in prima persona la leggenda?
La differenza è sostanziale! I primi cercano immagine, io cerco sensazioni e adrenalina. L’unica cosa che ci accomuna è solo il cavallino.

Dott. Barone, grazie per la sua disponibilità. La seguiremo con passione in questa nuova sfida e le auguro grandi successi parafrasando Goethe: “l’audacia ha in sé genio, potere e magia”.

Grazie a voi e buona strada…

 

Antonella Rizzo

Terenzio torna in scena con Teatri di Pietra, ma non attacca

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Qual è il senso di riportare in scena uno spettacolo dopo oltre venti secoli se non quello di riproporre un messaggio considerato ancora attuale?

Fin qui la domanda è retorica, specialmente per gli estimatori del teatro antico. Questo sicuramente era l’intento di Adelphoe (I Fratelli)  per la regia di Silvio Giordani, regia che onestamente non ho percepito. Da antichista quello a cui ho assistito è stata la recitazione di un testo di Terenzio, in questo caso la storia di due fratelli, uno burbero, l’altro libertino, che crescono due figli con approcci totalmente opposti. La morale della commedia è far comprendere che i rigidi valori del mos maiorum non servono a guadagnarsi l’amore della prole, che invece va lasciata libera di agire.

Partendo dal presupposto che già la commedia terenziana non è che la rielaborazione del genio di Menandro, ovvero uno dei più grandi esponenti della commedia nuova ellenistica, mi risulta davvero difficile trovare un pregio nello spettacolo proposto dalla rassegna Teatri di Pietra, a parte la meravigliosa location, presso l’Arco di Malborghetto, sulla via Flaminia di Roma.

commedie terenzio

L’umorismo latino, e ancor di più quello terenziano, è molto difficile da seguire, a differenza di quello che potrebbe accadere con Plauto. Quindi avrei gradito un’attualizzazione del testo, soprattutto considerando la battuta finale, in cui è stata sottolineata l’attualità dell’opera.

Ma come fa il pubblico a immedesimarsi davvero in un testo tanto antico quanto raffinato se non viene proposta una chiave di lettura che sottolinei da subito il focus della palliata? Seppur non di facile approccio, i testi della Commedia Nuova propongono una psicologia profonda dei protagonisti, che ben si presta, per la grande attenzione alla parola, a sviluppi estrosi.

Il risultato purtroppo è uno spettacolo lento, che non riesce a colpire. E purtroppo gli attori del Centro Teatrale Artigiano non sono riusciti a sopperire tale mancanza.

 

Alessia Pizzi

Ant-Man and the Wasp: il piccolino di casa Marvel è tornato:

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Marvel è una delle case di produzioni più interessanti nel mercato dei cinecomics. Sa investire anche su di una sceneggiatura palesemente mediocre traendone risultati decisamente funzionali ed esilaranti.

Ant-Man and the Wasp è un film in 3D scritto da Andrew Barrer e Gabriel Ferraridiretto e diretto da Peyton Reed con un cast di tutto rispetto: Paul Rudd (Scott Lang / Ant-man), Evangeline Lilly (Hope van Dyne / Wasp), Michael Peña (Luis), T.I. (Dave), Michael Douglas(Hank Pym), Michelle Pfeiffer (Janet van Dyne / Wasp). In uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 14 Agosto.

Torna la comicità

Dopo il pugno allo stomaco che i fan della Marvel hanno incassato con Avengers: Infinity War, la Marvel aveva bisogno di rientrare in scena con qualcosa di leggero e decisamente comico.

Il film ha una storia non troppo pretenziosa. La trama si presenta scontata fin dai primi minuti, la sceneggiatura è assolutamente mediocre ma nel complesso piace grazie ad un umorismo genuino. Insomma se nella botte piccola c’è il vino buono – rispetto ai suoi predecessori – allora  il film è una bella boccata d’aria fresca.

Altra carta vincente è sicuramente il giusto equilibrio tra azione, suspense e comicità. Il film, seppur lento a tratti, confuso in alcune scene, forzato in altre, riesce a non annoiare. È ben calibrato: i colori sono vivaci, le azioni intense e la scelta del cast fa tutto il resto, senza contare il grande aiuto dato dalla tecnologia 3D che riesce a dare quel quid pluris che manca alla storyline.

In Ant-Man and the Wasp non abbiamo una linea guida, un piano ben studiato. I protagonisti hanno le loro storie e tutti lottano contro il tempo.

Scott (Ant-Man) che vuole solo finire i suoi domiciliari e tornare ad essere un padre a tempo pieno e lavorare alla società che ha fondato con Luis; Hope (Wasp) e Hank che voglio salvare la signora Pym dall’universo quantico e infine Ava che sta per tirare le cuoia ed ha bisogno del laboratorio di Hank Pym. Altri nemici sono messi li per dare spessore alla trama ma sembrano più marionette che corrono senza senso.

Nonostante gli aspetti negativi che derivano, forse, da una poca attenzione verso questa pellicola, il film rappresenta una sorta di palliativo alla contusione post traumatica da Infinity War.  Sfata, inoltre, il mito da sequel uguale disastro e, vince – non in termini qualitativi – grazie al suo non prendersi troppo sul serio, perché a volte lo spettatore ha solo bisogno di divertirsi, nulla di più e poi l’autoironia a chi non piace?!

ant-man the wasp

L’azione è solo una schermata, il cuore pulsante del film sta tutto nei sentimenti e nelle relazioni.

Un film sentimentale travestito da action movie. Non c’è il mondo da salvare, ma una moglie e madre da riportare a casa. L’amore di un marito verso la propria moglie scomparsa da 30 anni. Il desiderio e la speranza di una figlia di riabbracciare sua madre. E poi ci sono Scott e Hope: l’amore passato, la rabbia, la frustrazione e la complicità che ritorna spingendoli, sul finire, a ritrovarsi insieme, ancora una volta.

Ant-Man the Wasp

Insomma, sono le relazioni durature o meno, nuove e vecchie a trainare il film fino alla fine. Il bene trionfa sul male e tutti vissero felici e contenti o forse no? È palese, dunque, che la pellicola non sia per nulla ambiziosa e piace per questo. Marvel sa quando sferrare il colpo che sbanca il botteghino, ma sa anche quando è il momento di volare basso, forse per questo Ant-man non ancora ha una tuta con le ali?

Ah dimenticavo, non alzate il sedere dalla poltrona fino alla fine dei titoli di coda, ne vedrete delle belle!!!

Angela Patalano

In che ordine vedere film e serie Marvel? Guida e Riassunto

Ocean’s 8, la rapina al femminile è ai danni della saga

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Disclaimer: in questo film, seppur brevemente, compaiono le sorelle Kardashian. Con questa premessa, non potete certo aspettarvi adesso una recensione positiva.

E fare una recensione positiva di Ocean’s 8, battute a parte, sarebbe davvero impegnativo. Non tiriamo fuori il confronto col genitore Ocean’s Eleven (che pure a sua volta nasceva come remake/reboot) perché qui non ritroviamo quel senso di eleganza e coolness, ma non ritroviamo nemmeno il tono e il genere di riferimento. Vedendo Ocean’s 8, siamo sicuri sia un film di rapine e truffe e non un Sex and the City in salsa vagamente criminale, ma ugualmente pacchiano?

Il dubbio è lecito, dato che Ocean’s 8 è un film di rapine completamente disinteressato alla rapina. Il grande colpo è deciso subito senza grande motivazione o costruzione, narrativa o emotiva che si voglia. Si svolge nella normalità più assoluta, semplice semplice, senza un filo di tensione, senza l’accenno ad un vero problema, senza il rischio o un conflitto. Finisce e muore subito, e non ha nemmeno più importanza nell’atto finale della storia.

I film appartenenti a questo genere non devono avere un intreccio particolarmente drammatico o uno scavo psicologico acutissimo. Parliamo sempre d’intrattenimento, non è una trasposizione di Ibsen, chiaramente. Ma devono necessariamente essere avvincenti, creare suspense, intrattenere con continui capovolgimenti di fronte che cambiano le prospettive. Nulla di tutto ciò è in Ocean’s 8, uno dei film più superficiali e peggio scritti degli ultimi tempi. Manca la costruzione, manca lo sviluppo, manca il senso intero del piano generale. Il problema maggiore è che tutto vada avanti liscio, tranquillamente, non c’è nemmeno l’idea di immaginare un villain. E quando un detective appare non solo è troppo tardi, ma è una figura talmente irrisoria da trasformare il tono ancora di più in commedia farsesca (e ovviamente, come se non bastasse, la sua apparizione non cambia minimamente l’impatto della trama).

Siamo allora di fronte a uno di quei casi in cui tocca dire “almeno il cast vale il prezzo del biglietto?”. Magari fosse questo il caso, magari.

Le attrici, capacissime, sono abbandonate a loro stesse in ruoli mai sviluppati. C’è chi si nota di più, come una Anne Hathaway tornata frizzante ed ironica. Chi si nota meno, come una Cate Blanchett che praticamente non fa nulla lungo tutto il film. E chi è sempre uguale a se stessa, come Helena Bonham Carter scritturata per fare le faccette.

Il senso di un progetto tutto al femminile, nato come spin-off che sovvertiva i generi, non si intravede mai. Non tutte le nostre protagoniste hanno forti motivazioni personali o conflitti interiori, e pertanto viene anche a mancare quel senso di gruppo, di solidarietà femminile che invece dovrebbe essere l’architrave. Tutto nel film viaggia tra il semplicistico e il superficiale. L’unica urgenza è quella di essere a tutti i costi glamour, un tono che cozza terribilmente con lo spirito d’avventura che solitamente popola le storie di questo genere.

Ocean’s 8 è un’esperienza deludente per chi va al cinema anche solo cercando intrattenimento, perché quell’intrattenimento non arriva mai. Ed è un’esperienza agghiacciante per un cinefilo che cerca anche qualcosa di più, sempre e comunque, in ogni genere e in ogni tipo di film. Anne Hathaway, Sandra Bullock, Sarah Paulson, Cate Blanchett: fate qualcosa sempre degno del vostro talento, perfavore.

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Emanuele D’Aniello

Hereditary, il male si nasconde sempre dove non credete sia

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Si fa fatica oramai a contare quanti film horror escono ogni anno. Di horror mascherati da film drammatico, o viceversa, ancora di più. Così come quelli a tema possessione demoniaca.

Cosa differenzia pertanto Hereditary dal resto? Innanzitutto, è nel filone del nuovo horror arthouse indipendente, che abbandona il jump scare (o lo riprende solo in piccole dosi) a favore dell’atmosfera, del disagio, dell’eleganza della messa in scena dark, del tema, sbattendo in faccia allo spettatore senza problemi citazioni svariate e un certo autocompiacimento. Un horror che si prende troppo sul serio, di conseguenza? Assolutamente sì. Ma lo fa in maniera chiara, onestissima, talmente onesta da fare tutto il giro del paradosso e diventare quasi coraggioso.

Gli amanti dell’horror, lo sappiamo, non sono felicissimi quando il genere è tradito per “farlo prendere sul serio ai critici”. Eppure Hereditary è quella via di mezzo, d’eccellenza si intende, che può mettere d’accordo tutti.

Dopotutto, vedere Hereditary è davvero un’esperienza. Anzi, due esperienze distinte.

Da un lato, è un puro horror di possessione demoniaca con radici chiare in L’Esorcista e Rosemary’s Baby. Apparizioni, stregoneria, rumori, incubi, tutto il necessario per non far star bene lo spettatore. La regia dell’esordiente Ari Aster indugia a più non posso sull’atmosfera buia che avvolge la storia. Non c’è tanto il timore del colpo ad effetto fine a se stesso, quanto la certezza di essere risucchiati in un vortice di pessimismo. La paura e l’orrore, in Hereditary, si insidiano nelle piccole cose quotidiane, e sono costruite con una escalation di disagio permanente.

Dall’altro lato, invece, Hereditary è prima di tutto e soprattutto un film drammatico puro. Un dramma familiare, per essere ancora più pignoli. Uno studio, attentissimo e perciò ancora più asfissiante, sull’infelicità di una famiglia causata dal lutto, sull’impossibilità di superare una tragedia che travolge tutti comunemente e cambia per sempre gli equilibri interni. Si può quasi dire che Hereditary è davvero un film sull’elaborazione del lutto – grazie a questo la protagonista Toni Collette può avere una recitazione più complessa che non siano solo urli o facce bizzarre – e sui sensi colpi. A tratti, la forza drammatica del dolore umano, umanissimo che traspare dalla vicenda, è quasi insostenibile.

I due lati riescono ad incastrarsi e soprattutto darsi forza vicendevolmente. C’è sicuramente qualche eccesso, cose già viste e una durata eccessiva, ma i difetti non annullano i pregi di Hereditary. L’elemento soprannaturale e gli effetti puramente horror danno ancora più consistenza allo scavo introspettivo nel dolore personale. Dopotutto, il vero horror non è nel credere o meno alle streghe, ma nella nostra vita quotidiana ad ogni angolo, purtroppo.

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Emanuele D’Aniello

The Chemical Brothers, i signori dell’elettronica al Rock in Roma 2018

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Il duo che ha fatto la storia della musica elettronica mondiale The Chemical Brothers ha letteralmente mandato in delirio il pubblico del Rock in Roma 2018 con uno show fenomenale.

Il 19 luglio 2018 sarà sicuramente una data da ricordare per tutti coloro che erano presenti all’Ippodromo delle Capannelle ad assistere al concerto dei The Chemical Brothers. Il duo londinese infatti non ha deluso le aspettative delle migliaia di fans provenienti da tutta Italia, pronte a godersi uno spettacolo senza pari.

 

Tom Rowlands e Ed Simons, i Chemical Brothers, negli anni hanno praticamente ribaltato il concetto di musica elettronica portandola dai club agli stadi, dalle discoteche ai festival più importanti del mondo. A rendere tutto ciò possibile è la loro straordinaria abilità nei set live che mescolano una tecnica musicale unica a un’esperienza visiva mozzafiato. Loro, tra i primi, hanno osato nel creare un genere che unisse elettronica, tecno e rock e la scelta, come ci insegna la storia non è mai stata così azzeccata.

Già dagli anni ’90 i Chemical Brothers dominano la scena musicale rinnovando di album in album il proprio stile che si adatta alle tendenze e spesso ne genera di nuove. Dopo un silenzio di qualche anno i due dj londinesi nel 2016 si sono rifatti avanti con la hit “Go” e un nuovo cd fiammeggiante, Born in Echoes.

Il concerto dei The Chemical Brothers al Rock in Roma 2018 ha confermato il loro dominio incontrastato sulla scena live. Lo show alle Capannelle è una vera e propria esperienza sensoriale fatta di vibrazioni, suoni e luci. Sullo sfondo le immagini accompagnano la musica rendendo lo spettacolo sempre più immersivo. Creature sovrannaturali, uomini fatti di neon, re dannati e figure danzanti si susseguono tuffandosi sulla folla in estasi. A dare il via alla serata non può che essere “Go”, accompagnata da immagini in 3d art psichedeliche, e la continuazione è sempre in crescendo.

La particolarità del concerto è la presenza di vari apici di intensità, il primo dei quali è “EML Ritual”, la vera perla dell’ultimo album, remixata ad arte. Il live dei The Chemical Brothers diventa quindi rave e il rave si trasferisce tra le mura immaginarie di un club underground londinese, senza spostarsi però di un centimetro. L’esperienza cresce di intensità, il ritmo cala e le vibrazioni si fanno più forti, più incisive.

Sul palco vengono quindi calati due giganteschi robot che si ergono sul pubblico e, sparando laser dagli occhi, si muovono a tempo con i colpi di cassa dei Chemical Brothers. Ovviamente non mancano le canzoni più famose come “Hey Boy Hey Girl”, “Galvanize” e “Block Rockin’ Beats” a dare una scossa definitiva al pubblico in delirio. A mettere fine alle danze è “Sympathy for the Devil” accompagnata da immagini di santi e demoni in un tripudio di colori.

 

Che dire, uno dei live più emozionanti di questo Rock in Roma 2018 che ha ancora in serbo per noi tante sorprese!

Gianclaudio Celia

@Gian_Celia

Cristiano De Andrè. Il 15 agosto parte il tour “De André canta De André – Best of”

Dal 15 agosto CRISTIANO DE ANDRÉ si esibirà in tutta Italia con il tour estivo “De André canta De André – Best of” in cui attingerà dall’immenso repertorio di Fabrizio, portando sul palco i più grandi brani del padre riarrangiati, già contenuti nei progetti discografici di grande successo “De André canta De André – Vol. 1” (2009), “De André canta De André – Vol. 2” (2010) e “De André canta De André – Vol. 3” (2017).

Questo tour estivo arriva dopo un’interruzione di qualche settimana dell’attività artistica, a causa di un problema alle corde vocali, che ha costretto Cristiano De André a rimandare il tour “STORIA DI UN IMPIEGATO” all’autunno 2018.

«De André canta De André è un progetto che mi ha permesso e mi permette di portare avanti l’eredità artistica di mio padre – scrive Cristiano De André –  caratterizzandola però con nuovi arrangiamenti che possano esprimere la mia personalità musicale e allo stesso tempo donino un nuovo vestito alle opere, una mia impronta. Mi auguro che così facendo la poesia di mio padre possa arrivare a toccare le anime più giovani, a coinvolgere anche chi non ascolta la canzone prettamente d’autore».

Queste le prime date confermate del tour “De André canta De André – Best of”:

15 agosto a Rispescia (GR) in occasione di Festambiente;

17 agosto al Parco dei Suoni di Riola Sardo (OR);

18 agosto a Osini (NU);

24 agosto a Castagnole Lanze (AT) in occasione di Festival Contro;

30 agosto in Piazza della Vittoria a Ceriale (SV);

3 settembre in Piazza Duomo a Prato;

7 settembre al Parco Nord di Bologna.

Sul palco con Cristiano, ci saranno i musicisti Osvaldo Di Dio, Davide Pezzin, Davide Devito e Riccardo di Paola.

 Il tour è prodotto e organizzato da Intersuoni Srl, divisione Booking & Management Unit.

 

I Tiromancino tornano col nuovo album “Fino a qui”

FINO A QUI” è il titolo del nuovo progetto discografico dei Tiromancinoin uscita su etichetta Sony Music Italy il 28 SETTEMBRE!

Anticipato in radio da un’inedita “Due Destini” realizzata insieme ad Alessandra Amoroso, Fino a quisegna il ritorno in grande stile dei Tiromancino e conterrà le canzoni più significative della band, interamente risuonate, riarrangiate e reinterpretate per l’occasione da Federico Zampaglione insieme a grandi artisti del panorama musicale italiano, oltre che 4 brani inediti dal forte impatto emotivo.

«Questo per me non è un disco. È un insieme di pensieri, emozioni, amori, ricordi, canzoni, amici e tanto altro – racconta Federico Zampaglione – Le tracce contenute sono come pagine di un lungo diario… Tenuto negli anni… Ma che racconta anche l’oggi…Fino a qui».

È partito venerdì 20 luglio il pre-order su ITUNES (https://apple.co/2mqQTKe) e il PRE-ADD su APPLE music dell’album “Fino a qui”Su AMAZON invece l’album sarà in pre-order in due versioni: versione CD e versione DOPPIO VINILE.

Chi acquisterà l’album su iTunes otterrà subito come instant gratification le inedite versioni di “Due Destini” con Alessandra Amoroso e“Imparare dal vento” con Luca Carboni.

Sempre da venerdì “Imparare dal vento è disponibile anche su tutte le principali piattaforme di streaming e download e sul canale Vevo di Tiromancino sarà visibile lo still video del brano realizzato insieme a Luca Carboni.

Questa la tracklist di “FINO A QUI”, prodotto e arrangiato da Federico Zampaglione e Antonio Marcucci:

 

01)    “Sale, amore e vento” (performer Tiromancino)

02)   Noi casomai” (performer Tiromancino)

03)   La descrizione di un attimo (performer Tiromancino feat. J.)

04)   Due Destini” (performer Tiromancino feat. Alessandra Amoroso)

05)   “Per me è importante” (performer Tiromancino feat. T.)

06)   Un tempo piccolo” (performer Tiromancino feat. B.)

07)   “Liberi” (performer Tiromancino feat. G.)

08)   Amore impossibile” (performer Tiromancino feat. E. e M.)

09)   Se mi verrai a cercare” (performer Tiromancino feat. A.)

10)   Muovo le ali 2018” (performer Tiromancino feat. F.)

11)   I giorni migliori” (performer Tiromancino feat. T.)

12)   Strade” (performer Tiromancino feat. C.)

13)   Imparare dal vento” (performer Tiromancino feat. Luca Carboni)

14)   Settembre scordati di noi” (performer Tiromancino)

15)   Immagini che lasciano il segno” (performer Tiromancino feat. L.)

16)   Piccoli miracoli” (performer Tiromancino – Acoustic Version)

Ha quasi raggiunto i 5 milioni di visualizzazioni il video di “DUE DESTINI”, brano attualmente in radio, che vede come protagonisti lo straordinario attore MARCO GIALLINI nei panni di un padre affettuoso e la giovanissima ALICE PAPES nel ruolo della figlia. Un mini-film carico di grandi emozioni, nato da un’idea di Federico Zampaglione e diretto da Antonio Usbergo & Niccolò Celaia di YouNuts!. Il video è visibile al seguente link: http://www.vevo.com/watch/tiromancino/

I Tiromancino, con la forza e la sensibilità cantautorale di Federico Zampaglionesono considerati una tra le band più apprezzate del panorama musicale italiano. Sin dagli esordi negli anni ‘90 si sono sempre contraddistinti con proposte musicali di volta in volta più sperimentali e di grande valore artistico e musicale e per la voglia di raggiugere un pubblico sempre più vasto e arrivare dritto al loro cuore.La svolta arriva nel 2000con “La descrizione di un attimo, album che comprende tra gli altri l’omonimo singolo, colonna sonora del film di Paolo Virzì “My Name Is Tanino”, e il brano “Due Destini”Con alle spalle 12 albumla raccolta “95-05 contenente i più grandi successi dei primi 10 anni di carriera della band, e prestigiose collaborazioni artistichei Tiromancino vantano un grande successo di pubblico e critica e si distinguono da sempre nel panorama italiano grazie a una musica improntata sulla fusione tra forma canzone e ricerca di sonorità sperimentali.

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Narcos: Messico arriva su Netflix entro la fine del 2018

Il racconto dell’iconica serie TV originale Netflix si sposta in un nuovo territorio con Narcos: Messico, sul servizio entro la fine del 2018.

La nuova serie si allontana dalla Colombia, dove sono ambientate le prime tre stagioni di Narcos, per raccontare le origini della moderna guerra della droga messicana, andando dritto alle sue radici. Il conflitto inizia in un momento storico in cui i trafficanti di droga messicani erano una disorganizzata confederazione di coltivatori e commercianti e segue la successiva affermazione del cartello di Guadalajara negli anni Ottanta, quando Félix Gallardo (Diego Luna) prende il comando, riunendo tutti i trafficanti e costruendo un impero.

Quando l’agente della DEA Kiki Camarena (Michael Peña) si trasferisce con la moglie e il giovane figlio dalla California a Guadalajara per assumere il suo nuovo incarico, capisce rapidamente che il suo ruolo sarà molto più complicato di quanto potesse immaginare. Kiki attira l’intelligence su Félix ed è sempre più coinvolto nella sua missione. Inizia una tragica catena di eventi, che segnerà il destino del traffico di droga, dando vita alla guerra degli anni successivi.

Narcos: Messico è prodotto da Gaumont Television per Netflix. Eric Newman è sceneggiatore e produttore esecutivo. José Padilha, Doug Miro e Carlo Bernard sono i produttori esecutivi.

Michael Peña interpreta Kiki Camarena, un uomo di famiglia, agente della DEA sotto copertura, che riesce ad ottenere informazioni utili grazie ad una serie di informatori vicini a Félix e al suo cartello nuovo di zecca. Kiki si ritrova però rapidamente nei guai quando si rende conto di aver totalmente sottovalutato il sofisticato sistema di Gallardo.

Diego Luna è Miguel Ángel Félix Gallardo (“Félix”), il leader del cartello Guadalajara, uno dei più grandi narcos della storia del Messico, nonché fondatore del moderno traffico di droga contemporaneo. Tranquillo ma audace, imperscrutabile ma pronto a tutto, all’apparenza è un leader benevolo, fedele ai propri amici, soci ed impiegati… la sua ambizione viene però sempre prima di qualsiasi cosa.

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Dante in Cina, un libro per scoprire l’avventurosa vita di Eugenio Volpicelli

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Con Dante in Cina Eric Salerno ricostruisce le vicende di Eugenio Volpicelli, un personaggio che, superando frontiere linguistiche e barriere culturali, congiunse l’Oriente con l’Occidente, avvicinando tradizioni letterarie solo geograficamente lontane.

Un ex famoso magistrato avrebbe esclamato «e che ci azzecca» Dante in Cina?
Ci azzecca, eccome.
A spiegarcelo è Eric Salerno con un saggio edito da il Saggiatore dal titolo Dante in Cina. La rocambolesca storia della Commedia nell’Estremo Oriente.
Se l’opera del maestro fiorentino si diffuse in Cina, ma non solo, fu grazie all’infaticabile azione di un diplomatico italiano, Eugenio Felice Maria Zanoni Hind Volpicelli.

Un uomo con tanti nomi ma con un’unica passione, quella per l’Estremo oriente.

Eric Salerno  (giornalista e apprezzato corrispondente da anni da Gerusalemme e dal Medio Oriente, autore fra gli altri di Mossad base Italia, Rossi a Manhattan e Uccideteli tutti, libri editi da il Saggiatore,) in questo godibilissimo saggio ripercorre le avventurose tappe di un geniale ma al tempo stesso singolare diplomatico.
Nato a Napoli nel 1856, da una nobile famiglia, Volpicelli fin da giovane definì il suo carattere con scelte impopolari.
Uomo di grande cultura, convinto vegetariano, poliglotta (parlava 15 lingue fra cui l’arabo, il persiano, il mandarino, il russo, il coreano oltre che l’inglese, il tedesco e il francese) ed esperto degli scacchi cinesi (uno dei primissimi occidentali ad avvicinarsi a un gioco per molti indecifrabile) Volpicelli girò in lungo e largo.
Questa incredibile avventura ebbe inizio la sera del 23 agosto 1881, quando Volpicelli lasciò la natia Napoli.

Vi tornerà solo per brevi periodi, sentendosi, però, solo come un visitatore e non più come un cittadino.

Perché il cuore ormai era legato all’Estremo Oriente, lì si sentiva davvero residente.

«Ho trascorso [in quelle terre] la parte maggiore e migliore della mia vita.»

Dante in Cina è innanzitutto l’avvincente biografia di un uomo decisamente fuori dal normale.
Basterebbe il fatto che terminati gli studi all’Istituto orientale di Napoli Volpicelli, invece «di patire un posto» come tanti altri studenti, fece una richiesta insolita: essere assunto alle dogane imperiali cinesi.
E il suo desiderio si materializzò, la prima pagina di uno straordinario romanzo che lo porterà a diventare Console d’Italia a Hong Kong e Macao dal 1899 al 1919.
Ma in quelle terre lontane e amate Volpicelli portò con se la sua grande passione: la Divina Commedia.
Un amore, quello per Dante Alighieri, che nacque quando il futuro diplomatico era poco più che studente.
La diffusione della Commedia divenne il suo principale scopo. Per questo tradusse in cinese molti canti del poema dantesco.
Convinto che quell’opera dovesse appartenere anche alla tradizione cinese, Volpicelli tenne moltissime conferenze, sottolineando come fra Dante e Confucio vi fossero molti punti di contatto.

Ma non tradusse solo la Commedia.

Ammiratore di Cesare Beccaria, Volpicelli tradusse molti passi di Dei delitti e delle pene, suscitando un inatteso interesse.
In Cina la pena capitale era da sempre adottata, oltretutto con metodi barbari come, ad esempio, lo strangolamento.
Lo scopo del diplomatico napoletano fu scuotere le coscienze, non solo cinesi, sul tema della pena di morte, sperando di avviare quel moto di animi che aveva determinato in alcune realtà europee l’abolizione della pena capitale.
La carriera di Volpicelli fu un affascinante caleidoscopio di avventure, riconoscimenti, esperienze. Il tutto sullo sfondo di un mondo segnato dal colonialismo europeo, dalla guerra sino-giapponese e, all’inizio del secolo scorso, dalla rivolta dei Boxer.

Tutto questo e molto altro nel libro di Salerno trova il meritato spazio.

Se, infatti, il nome del diplomatico in Italia è pressoché sconosciuto non si può dire la stessa cosa in estremo Oriente.
Volpicelli, come sottolinea lo stesso Salerno «è uno degli italiani più noti agli studiosi cinesi dopo Marco Polo»
Basti pensare che il giorno dei suoi funerali, morì il 30 ottobre 1936, la chiesa di Nagasaki, dove il diplomatico aveva scelto di vivere, perché le ricordava un poco Napoli, fu gremitissima.
Colleghi, alti dignitari della corte giapponese, funzionari inglesi ma anche studiosi di vari generi tributarono l’ultimo saluto a un uomo che in molti stimavano.
In prima fila gli esponenti della comunità della città giapponese, che anni dopo sarà rasa al suolo dallo sgancio della bomba atomica (fu seriamente danneggiata anche la sua tomba che, però, fu anni dopo restaurata da un anonimo benefattore), che vollero rendere omaggio a «una figura cospicua negli eventi sociali e ufficiali di Nagasaki.»
La bara fu portata a spalla dal console americano Glen Bruner, dagli avvocati di Volpicelli, dal viceconsole britannico e da un caro amico del diplomatico italiano.
Leggere Dante in Cina consente non solo di conoscere la vita e la carriera di un uomo fuori dal comune ma anche di esplorare terre distanti, calandosi in mondi differenti ma incredibilmente affascinanti.
Allora bene ha fatto l’autore a citare all’inizio del suo saggio una splendida frase di Mark Twain, il modo migliore per ricordare l’incredibile vita di Eugenio Volpicelli:

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che
non avete fatto che per quelle che avete fatto.
Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal
porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti.
Esplorate. Sognate. Scoprite.

 

Maurizio Carvigno