De André + Carpino: arte e musica si fondono in un “Abbraccio Universale”

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Dal pennello di Violetta Carpino, la giovane artista romana apprezzatissima per le opere di street art nel XIV Municipio capitolino, a una delle arene più importanti del panorama musicale romano, quella dell’Auditorium Parco della Musica.

Alle spalle di Cristiano “L’Abbraccio Universale” di Violetta, ispirato al suo “Abissi dell’Anima”

Quanti di voi ad un concerto musicale posano l’attenzione sulla scenografia? O forse sarebbe meglio chiedere se c’è stato un concerto del quale vi ha colpito la scenografia, regalando un valore aggiunto alla performance, completandone il messaggio.

Lo scorso 24 giugno alle spalle di Cristiano De André si ergeva un esercito di braccia che si rincorrono in un cerchio senza fine. Un’eterna corsa per stringersi, una dolce morsa che avvince in un “Abbraccio Universale”.
Fautore del bacio tra arte visiva e arte musicale, il cantante ha scelto “Abissi dell’Anima” di Violetta Carpino per ispirare la scenografia della prima tappa romana del tour De André canta De André:

“Ho conosciuto Violetta per i suoi lavori di street art dell’ex Manicomio – mi racconta Cristiano – mi ha colpito il suo stile moderno che però si rifà a lavori importanti, che ricordano i fiamminghi, e dunque l’unione di stili diversi […]. Violetta dipinge bene e lancia dei messaggi che si legano perfettamente alle parole di mio padre, alla musica d’autore che porto in giro e che vorrei far arrivare in tutta Europa e Oltreoceano, anche ai giovanissimi […]; del resto ogni testo di mio padre è un po’ un “abbraccio universale“. Sono felice di aver realizzato questo sogno insieme a lei e spero di riuscire a portare le sue opere anche in altre tappe per farla conoscere durante il tour. Ha le doti per diventare un’artista internazionale.”

Il pubblico non solo ha reagito bene, apprezzando la scelta di Cristiano e facendogli i complimenti per la scelta, ma come ci racconta Violetta:

“A fine concerto si è spostato sotto al palco per cantare e ballare: attaccate al palco le persone hanno completato il mezzo abbraccio stilizzato nella scenografia: ha riposto all’opera, è diventato parte stessa dell’arte”. 

Abissi dell’Anima, Violetta Carpino,
Olio su Legno con specchio centrale
E questo incontro tra tre generazioni “le parole di Fabrizio, la voce di Cristiano e la mia pittura” è nato un po’ per caso, ci racconta Violetta, che un sera dell’anno scorso capita per sbaglio a un concerto di De André a Villa Ada.
“Conoscevo solo due canzoni scritte di suo pugno. Le ho ascoltate in un momento struggente della mia vita e sono rimaste dentro di me, come gli odori degli affetti cari che non si dimenticano mai; la stessa voce di quelle canzoni, dopo due anni, stava toccando un dolore profondo e trovò sfogo in “La canzone dell’amore perduto”. Impossibile descrivere le emozioni… ero commossa, confusa.”

Colpita dalla performance musicale, Violetta viene sopraffatta dalle emozioni e quella notte sogna il cantante: decide quindi di ringraziarlo per l’esperienza emotiva che le ha regalato. Anche lei, qualche tempo dopo regala qualcosa a Cristiano. Ma lo scambio tra i due è sempre “involontario”, mai su committenza. E’ un’affinità d’anime.
Cristiano De André e Violetta Carpino
guardano la scenografia appena montata

“La ricerca della scenografia ha preso avvio da un mio dipinto che secondo Cristiano traduceva in immagine ciò che era espresso nei testi e nelle musiche, ma che soprattutto rappresentava il desiderio di un abbraccio e calore universale. Quando ho dipinto “Ascolto Fetale, il murale all’ex manicomio del Santa Maria della Pietà, ho ascoltato continuamente le canzoni di Cristiano De Andrè. Fu un caso che a lui piacque particolarmente quel lavoro? Io non credo: senza essere a conoscenza della sua influenza, aveva ritrovato se stesso nel mio dipinto. Ecco, lui in quel murale è stato la mia “scenografia”. C’è una continua compenetrazione, un costante flusso che domina tutti noi; il mio lavoro per questo concerto è stato tradurre in immagine il pensiero di Cristiano, interpretando le sue parole, cogliendo il significato che questa scenografia potesse avere per lui e per il pubblico. Le canzoni di Fabrizio stimolano l’immaginazione, creano figure passanti che ognuno ha diritto ad immaginarsi come meglio crede, come avrei potuto privare il pubblico di una simile apertura mentale? Non ci sono volti né tratti caratteristi nella mia scenografia, così nessuno sarà su quel palco, ma saremo tutti noi, diverrà la culla dell’Umanità.”



Da un movimento artistico di periferia è partito uno tsunami che sta travolgendo un panorama molto più ampio, raggiungendo vette inaspettate e comunicando un messaggio davvero fondamentale in un momento storico dove la cultura italiana sembra essere sempre troppo poco considerata: anche le piccole realtà possono regalare tanto, offrendo, attraverso un linguaggio universale, delle risposte aggregative, dai mille significati, che ognuno può fare proprie senza aver paura di sbagliare o di essere giudicato. È una grande lezione per tutti e me la ricorda Violetta, quando mi canticchia al telefono: Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…

Alessia Pizzi

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