Burlesque tra pregiudizi e stereotipi. Quanto costa a una donna giocare col proprio corpo?

burlesque roma - serena camerini

Si insinua tra il Diciottesimo e il Diciannovesimo secolo, non a caso nelle stanze anglosassoni, l’arte di parodiare il mondo aristocratico con musica, ballo e comicità. burlesque roma

Protagoniste le donne, inizialmente poco vestite, poi sempre più nude per un incidente di percorso in scena che lasciò la ballerina Mae Dix senza vestiti, scatenando l’entusiasmo del pubblico. Si parla ovviamente del burlesque, lo spettacolo additato dalla stampa, lo show il cui nome negli anni Venti del secolo scorso divenne addirittura fuorilegge. Negli anni Novanta il burlesque risorse dalle sue ceneri tra feste, concorsi e convention, capeggiato dalle pin up 2.0, ma in Italia resta ancora un mondo di nicchia, o forse un mondo da celare? burlesque roma

Non è un mistero: quando una donna si spoglia il contesto è irrilevante nell’immaginario comune, che la giudica solitamente male.

Questo tipo di ipocrisia indubbiamente fa parte di quella mentalità tutta all’italiana secondo cui è bello vedere un corpo nudo da seguire sui social network e commentare con gli amici, ma guai a pensare che ci possa essere dell’altro, come nel caso di una performance che vede protagonista il corpo femminile impiegato in giochi di seduzione. E soprattutto, guai a portare a casa una “che si spoglia così!”, per non correre il rischio di fare prendere un colpo a mammà.

Perché non è concepibile l’idea di guardare qualcosa di piacevole e sensuale senza giudicarlo sconveniente? Perché una donna non può mostrare il proprio corpo senza essere ritenuta un oggetto?

L’ho chiesto alla giovane pin up romana Serena Camerini con l’intento di sdoganare alcuni luoghi comuni su un’arte di cui si parla troppo poco nel nostro Paese per motivi ancora (esplicitamente) ignoti. Un piccolo suggerimento: non sarà forse che, per retaggio culturale, una donna consapevolmente seducente (a prescindere dal burlesque) venga ritenuta ancora oggi difficile da controllare e quindi inaffidabile?

D: Nonostante abbia quasi un secolo di vita, l’arte del burlesque oggi non è molto sotto i riflettori. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti a questo genere di performance e cosa provi nel proporla al pubblico? 

R: Ciao Alessia. È vero che il burlesque è un’arte antica. C’è da dire che non è nata esattamente così come la vediamo oggi, ma è mutata nel tempo e si è modernizzata. Se devo essere sincera, ne ho sentito parlare per la prima volta da un uomo che mi piaceva molto. Ho scoperto la sua passione per le ragazze pin up e il mondo del teasing e mi sono avvicinata per conquistarlo. Non ci sono riuscita, ma è diventata una delle mie più grandi passioni. Ogni volta che salgo su un palco è sempre un’emozione forte e differente. Non esistono parole precise per spiegare cosa si prova nel mettersi letteralmente a nudo con le proprie fragilità e le proprie insicurezze di fronte a degli sconosciuti. Col passare del tempo, però, si acquisisce sicurezza ed è chi sta sul palco a comandare il pubblico, non più il contrario.

D: Perché credi che attualmente il burlesque passi un po’ in sordina in Italia rispetto ad altri tipi di spettacoli? Come è possibile confrontare la situazione a livello europeo, visto che è nato in Inghilterra, e internazionale, visto il successo riscosso in America?

R: Credo e temo che in Italia abbia poco spazio (nonostante l’Italia vanti di ottime performer internazionali come Scarlett Martini) a causa della tanta importanza che si danno a temi quali la religione e il tabù. Paesi più “libertini” come l’America ne hanno fatto un punto di forza. Basti pensare a Dirty Martini e Dita Von Teese.

D: Trucco, abiti, musica, magari anche degli sketch. Quale preparazione c’è dietro uno spettacolo di burlesque sia a livello di formazione professionale che a livello pratico di organizzazione di uno show?

R: Questa è la mia domanda preferita. Personalmente ho scelto di iniziare un percorso di studi presso l’Accademia nazionale dell’arte Micca Club che, fortunatamente, ha sede a Roma. Si parte da un livello base accessibile a tutti e tutte, dove si imparano le tecniche principali, il movimento nello spazio del palco, la camminata, le pose e l’utilizzo di oggetti quali il boa, i guanti, le calze etc. Il corso comprende anche delle lezioni insieme ad una coreografa, una cantante, varie performer di burlesque (ognuna con il proprio stile) e una costumista che insegna la costruzione di un abito da scena oltre a dare indicazioni su trucco e parrucco. Prima si diventa indipendenti su tutto questo e meglio è. Per quanto riguarda la scelta della musica, quello dipende dal tipo di performance che si vuole proporre. Inizialmente ho scelto tutti pezzi molto diversi tra loro che spaziavano dal celtico, al rock, alle classiche colonne sonore da film. Ultimamente sto tornando alle origini e scelgo basi create apposta per questa arte. Anche qui c’è da dire che non è sempre semplice lavorarle, tagliarle, aggiungere effetti o unire due o tre pezzi. Esistono dei programmi appositi che, per fortuna, ho imparato ad usare.

D: Quando il burlesque divenne famoso fu additato dalla stampa per ovvi motivi censori. Attualmente, nonostante i media ci propongano spesso il nudo (e non sempre artistico), contro quale mentalità sociale deve scontrarsi una ragazza che fa burlesque?

R: Molto spesso mi capita di essere additata come la facilotta della situazione. Semplicemente perché salgo su un palco e faccio ciò che mi piace, secondo l’opinione pubblica sono una poco di buono. Capita spesso che i ragazzi fraintendano il mio atteggiamento artistico e credano di potersi rivolgere a me senza rispetto. La cosa che non comprendo ancora è com’è possibile che in TV se ne vedano di ogni, ed il burlesque venga sempre considerato come il male peggiore. Probabilmente la gente lo teme, perché ne teme l’effetto? In fondo, è una delle più forti forme di seduzione. 😉

D: Alla luce del fatto che nel 2018 il nostro Paese è abitato da persone retrograde, bigotte e tradizionaliste (più o meno coscienti di esserlo) ti è mai capitato di sentirti giudicata per quello che fai e ti è mai capitato che questo ti creasse problemi sia con l’altro sesso che con le donne?

R: Devo dire la verità, Sono più le donne che riescono ad apprezzare sinceramente quello che faccio perché mi prendono come un esempio di coraggio da emulare. Mi è capitato di aver invogliato qualcuno al punto tale di portarlo ad iniziare il percorso e, in seguito, ad esibirsi. Con gli uomini ha sempre rappresentato un problema. Un po’ per la mancanza di rispetto, un po’ perché si tende a sminuire tutto ciò che c’è dietro uno spettacolo (perché il loro interesse nella maggior parte delle volte è legato alla semplice visione di un corpo femminile nudo, nient’altro) e un po’ perché in passato ho scelto di rinunciarci per amore. Non lo farò mai più.

D: Aggiungo, considerando anche la mentalità media della famiglia italiana: i tuoi genitori ti hanno mai fatto storie a riguardo?

R:Assolutamente no. Anzi. Mi hanno aiutata economicamente nel percorso di studi e nelle varie volte che avevo scelto di lasciar perdere, mi hanno motivata e invogliata a continuare.

D: L’arte della seduzione è appunto un’arte, nel caso del burlesque la storia insegna che c’è anche molta ironia tra gli ingredienti principali. Come si fa a proporre uno spettacolo che risulti sempre e comunque elegante e che non sia volgare o trash?

R: Credo che il segreto stia nell’essere semplicemente se stessi. Quando salgo su un palco porto con me la voglia di divertirmi e di far divertire la gente. Porto il mio sorriso e quel pizzico di malizia necessario. Può capitare che qualcosa risulti un po’ più audace o spinta, ma quella è anche una questione di scelte e di gusti. Dipende dal messaggio che si vuole trasmettere. Quando decido di portare in scena qualcosa, faccio mille prove davanti lo specchio per cercare di capire se mi si addice o meno. Se calza a pennello sul mio modo di essere oppure no, e poi scelgo.

D: L’arte del burlesque ti porta a proporre un’immagine sensuale e magari “aggressiva” per certi versi. Molti potrebbero affermare che “strumentalizzi” il tuo corpo per farti vedere o magari potrebbero giudicarti (come spesso accade per molto meno sui social), come una – passami il termine – poco di buono. Come risponderesti a questo tipo di accusa?

R: Ecco, come ti dicevo poco fa, purtroppo succede spesso. Semplicemente, non rispondo. Io so chi sono, quanto valgo e perché lo faccio. Non credo che queste accuse meritino risposta. C’è gente che è capace solo di puntare il dito perché ha paura di guardarsi dentro e fare i conti con la propria vita. Bisognerebbe imparare a vivere e lasciar vivere. Se ho avuto la fortuna di avere un corpo e una mente che mi permettono di fare questa cosa, perché non sfruttare la mia potenzialità? Anche se è difficile pensarlo, questa cosa mi ha dato tantissima sicurezza.

D: Nel corso degli anni le performance di burlesque hanno subito molte variazioni. Nel panorama burlesque si sono imposte figure come Dita von Teese e Christina Aguilera (con un film a mio avviso di dubbia rilevanza). Come hai fatto tua questa arte, quali sono i tuoi modelli (se ne hai) e qual è il messaggio che vuoi trasmettere con i tuoi spettacoli?

R: Premetto che la Aguilera sta al burlesque come Gigi D’Alessio sta al funk (paragone suggerito). Ho fatto mia questa arte rubando con gli occhi e rimodellando ciò che ho appreso su me stessa. Le mie più grandi fonti di ispirazione sono state Dita (in primis), e le mie tre insegnanti. Devo loro molto se in questo percorso sono cresciuta e cambiata, ma lo devo anche molto alla mia determinazione e voglia di migliorare. Il messaggio che voglio trasmettere è quello del non arrendersi di fronte alle difficoltà. Con la voglia si può fare tutto, basta cercare un po’ di coraggio dentro se stessi. La forza di una donna non è neanche lontanamente immaginabile per la mente di un uomo.

D: Cosa diresti a qualcuno che non hai mai visto uno spettacolo per invogliarlo a venire e quando e dove i nostri lettori potranno vedere il tuo prossimo show?

R: Spesso non serve che dica niente per invogliare qualcuno. La maggior parte delle persone si incuriosisce già al solo nominare la parola Burlesque. Tutti vogliono vedere anche solo per una volta cosa succede sopra e sotto un palco che esprime questa arte. Se è vero che la mente si sconvolge insieme agli ormoni, se è vero che ci si sente più combattivi e si trova una motivazione per affrontare la vita. Se volete provare questa esperienza, potete seguirmi nei prossimi appuntamenti che sono i seguenti: Ci sarà sicuramente da divertirsi!


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– 6 e 7 Luglio a Gioia Sannitica (CE) per il raduno delle Aquile del Matese FMI

 

-21 Luglio al Killjoy di Roma insieme ad altre performer

 

-15 Settembre al Geronimo’s Pub di Roma

 

-6 e 7 Ottobre all’Hot Road 66 (Roma Infernetto).

 

Potete seguire Serena sulla sua pagina Facebook “Red Diamond Burlesque” e su Instagram col nome di REDDIAMONDBURLESQUE.

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Alessia Pizzi

 

Immagine di copertina: Walter Karuc
Foto in Gallery: in studio di Alessandro Lupetti; live di Fabrizio Cocci.

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