Narcos 3, quando la cocaina diventa un affare internazionale

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Nel mondo dei narcotrafficanti la successione è tutto. Ora che Pablo Escobar è morto chi sarà il suo successore? E contro chi dovrà combattere l’agente Peña?

Narcos è il narco-serial per eccellenza.  La terza stagione è alle porte. Dal 1° Settembre Netflix aprirà le danze e, per CulturaMente, ha messo gentilmente a disposizione i primi 4 episodi  che potrei definire rivoluzionari. Ancora violenza, sangue e morte. Ma dimenticate Pablo Escobar. Qui si balla a ritmo di charme, sorrisi, visi d’angelo e corruzione.

Dal Cartel de Medellin al Cartel de Cali : Un nuovo Impero

Nella terza stagione  le regole cambiano e il modus operandi anche. Vedremo come finalmente il traffico di cocaina superai i confini della Colombia  alla conquista del mercato internazionale. Parlo di una vera e propria organizzazione con tanto di contabili e economisti.

I quattro padrini di Cali seppero crescere e diffondersi senza dare nell’occhio, a differenza del Cartel de Medellin che spargeva terrore per le strade.  Un ex agente della DEARich Crowford, nel libro “La guerra dei narcos di Ron Chepesiuk,  affermò testualmente che il Cartel de Cali  “Divenne grande prima che ce ne rendessimo conto”, questo perchè alla pubblica violenza preferivano agire nella penombra, con mazzette e minacce.  Gli affari erano il frutto di una strategia aziendale ben studiata e, a gente di strada si preferiva negoziare con governanti locali e politici, stringendo legami con le banche e e assumendo persone capaci di fare il lavoro “sporco”, come il nuovo personaggio Franklin Jurado (interpretato da Miguel Angel Silvestre), l’addetto al riciclaggio di denaro del Cartello Cali.

Spietati, affascinanti, galanti, corruttori, folli e decisamente interessanti sono i quattro successori del defunto nemico Escobar:

  • Gilberto Rodriguez Orejuela, considerato il boss in assoluto. Un uomo dall’aspetto innocuo che tutti vedevano come uno zio gentile,secondo una fonte del tempo: Ruben Prieto, agente DEA. Ma dietro questo aspetto accomodante si celava un uomo spietato. All’epoca fu definito “il Giocatore di scacchi” per l’astuzia che utilizzava nel farsi strada nel mondo della droga.
  • Miguel Rodriguez Orejuela, la mente, nonché fratello di Gilberto. Un uomo affascinante, dal temperamento freddo, perfezionista. Secondo informatori segreti della DEA, era un uomo con cui e per cui era difficile lavorare;
  • Pacho Herrera, il sicario per eccellenza, nonché colui che gestiva i rapporti con i messicani e la distribuzione internazionale. Il suo personaggio introduce un tema scottate per l’epoca, l’omosessualità che fu accettata in quanto considerato un “elemento chiave del cartello”;
  • José Santacruz, conosciuto come Chepe , personaggio interessante, tutto da scoprire. Colui che gestì l’impero da New York al fine di garantire lo smercio internazionale della droga.

Un cartello predestinato ad esistere e ad affermarsi

Per chi conosce la storia dei fratelli Rodriguez, sa che fin da ragazzi avevano spiccate doti “organizzative” tendenti al criminale. Parlo di sequestri di persona e crimini di vario genere insomma, sembra che il loro destino era già stato scritto!!! Parlo di uomini con un’innata capacità di comando che li avrebbe portati ad essere, dopo la morte di Escobar, uno dei Cartelli più pericolosi, ricchi e si fin troppo bene organizzati.

In questa stagione quindi, l’agente Peña (Pedro Pascal, uno dei pochissimi superstiti delle stagioni precedenti) ha di che preoccuparsi. Ma come si troverà a fronteggiare uno dei cartelli più potenti del tempo? La DEA da sola questa volta non può farcela, vedremo l’unione tra DEA e CIA, ma non solo. I militari colombiani saranno chiamati a scendere sul campo ma non tutti renderanno le cose facili.

Narcos 3, tra punti di forza e debolezza

Tuttavia la serie mostra dei punti a favore ma anche dei punti critici. Sicuramente, in un ondata di  narco-serie, Narcos fa la differenza. L’utilizzo dello  spagnolo – sebbene si alterna con momenti di dialoghi in inglese – aiuta lo spettatore a calarsi in ogni singolo episodio migliorando sensibilmente la comunicazione narrativa. Decisamente geniale è l’aspetto documentaristico che si riduce senza mai scomparire del tutto.

Punto di criticità è, a volte, la visione troppo romanzata dei fratelli Rodriguez. A tratti il regista e lo sceneggiatore hanno mostrato un Gilberto troppo “debole”. Cosi come mancano alcuni passaggi che ritengo fondamentali. Sembra che il cartello di Cali sia spuntato dalla sera alla mattina, e che tutti un giorno possono svegliarsi e diventare narcotrafficanti che generano lavoro per oltre settecentomila persone, c’è un pregresso che sarebbe stato interessante da vedere. Inoltre, una delle pecche di Narcos è che volte sembra che gli episodi corrono veloci e questa terza stagione non sembra esserne esente.

Narcos non è Pablo Escobar

Molti temevano che questa stagione non sarebbe mai arrivata, ed invece, eccoci qui, con una terza stagione in uscita e una quarta confermata e in pre-produzione. La serie è incentrata infatti sulle storie dei narcotrafficanti più influenti della storia. Ciò consente anche a chi non ha visto le precedenti stagioni, di poter iniziare a seguire la serie senza temere di non comprendere o perdersi.

In conclusione, Netflix puntando su Narcos ha fatto centro migliorando, di stagione in stagione, il prodotto televisivo.  Con il Cartello di Cali inizia una nuova era e l’ascesa di un impero che sembra quasi impossibile da distruggere!!!

Angela Patalano 

 

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