Dante Alighieri: se sei Sommo Poeta puoi essere un semplice uomo?

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inizio scuole 2017- le opere di Dante Alighieri

Si è conclusa la prima settimana che ha visto migliaia di studenti ritornare sui banchi di scuola.

Questo week-end sarà probabilmente vissuto da molti con l’ansia del fare i compiti per non arrivare impreparati alle lezioni già la seconda settimana. È possibile che durante queste ore di studio matto e disperato (che è abbastanza diverso da quello condotto dal caro Leopardi) qualche liceale abbia l’opportunità di incontrare i versi della Commedia di Dante Alighieri.

Ho parlato di “opportunità”, ma molte persone potrebbero non essere d’accordo con la mia scelta. D’altra parte, Dante con il suo poema in versi è solo un altro autore di cui è necessario ricordare date, nomi, temi, parafrasi… Con lui bisogna stare ancora più attenti perché è il padre della letteratura italiana, quindi i professori ci tengono di più. Ed ecco che si fa ricorso a ogni mezzo per memorizzare tutte quelle fazioni e quelle litigate senza senso che avvenivano tra i signori delle città italiane. Si consumano pagine e pagine di quaderni elencando tutte le possibili interpretazioni allegoriche di ogni singola parola in ogni singolo verso (anche la “e” non significa solo “e”). Ci si morde la lingua per non chiedere ad alta voce perché, invece di svenire, Dante non cacci fuori gli attributi e vada a parlare con Beatrice.

L’amore che la critica letteraria nutre nei confronti di Dante è proporzionale all’indifferenza e alla frustrazione degli studenti nel leggerlo.

Raramente gli studenti si lasciano incuriosire da quello che è, ad oggi, uno degli autori letterari più importanti a livello mondiale. Non aiuta il fatto che si tratti di un uomo vissuto nel Medioevo in un contesto sociale e religioso molto diverso dal nostro (ma lo è davvero?). Non aiutano neanche i suoi versi: così elegantemente e laboriosamente costruiti da essere difficili da leggere senza la parafrasi. Eppure… Cosa succederebbe se si realizzasse una serie televisiva, un film o un libro su un uomo che viaggia nell’aldilà? E se in questo viaggio l’uomo incontrasse personaggi storici e del suo tempo? E se avesse l’opportunità di incontrarsi con il grande amore della sua vita morta prematuramente? Secondo me, sarebbe un successo.

inizio scuole 2017- le opere di Dante Alighieri
Il libro “Dante” di Marco Santagata rappresenta una biografia accurata e ricca di Dante.

Il problema è il modo in cui Dante viene presentato durante le lezioni.

Come avviene per molti altri autori (ve ne abbiamo parlato “L’umanità nelle discipline umanistiche”), il poeta fiorentino non è valorizzato per la sua umanità. Certo, una persona che si presenta come il prescelto da Dio per salvare il mondo non sembra molto umile e non incontra facilmente le simpatie del pubblico. Dante si pone in maniera superba, giudicante, altera. Anche un po’ di parte, visto che nell’inferno ci sono molte di quelle persone che gli avevano causato dei torti.

Eppure, non è difficile intuire che dietro la costruzione del personaggio Dante delle opere, si nasconda un uomo molto fragile.

Forse non tutti sanno che l’infanzia del sommo poeta è stata tutt’altro che felice: rimasto orfano di madre in tenera età, la sua salute non è stata delle migliori. Aveva problemi di vista ed è probabile che soffrisse di attacchi epilettici. Il modo realistico e preciso con cui descrive le crisi psicofisiche da cui è affetto l’innamorato delle sue poesie non è merito solo della penna. Inoltre, la famiglia di Dante non aveva le origini nobiliari da lui tanto decantate nella Commedia. È probabile che il sommo poeta fosse, in realtà, una persona molto insicura che cercasse di emergere dalla situazione di mediocrità nella quale era nato. Non riuscendoci con la carriera politica – degenerata nell’esilio – si dedicò alla poesia.

La letteratura è stata la salvezza di Dante, il suo riscatto nei confronti delle sventure e delle ingiustizie che era stato costretto ad affrontare. Il talento artistico, migliorato grazie alla passione per gli studi, gli ha permesso di realizzare il suo più grande desiderio: quello di superare i limiti legati alla sua condizione di essere umano per diventare un modello di riferimento eterno.

C’è molta umanità in questa volontà di migliorarsi, di sentirsi accettato dalla propria comunità, di fare di tutto per renderla vicina alla perfezione. Anche il dolore per la lontananza da Firenze è qualcosa che possiamo capire ancora oggi. Ci sono dei luoghi in cui ci sentiamo protetti, che ci influenzano e influenziamo a nostra volta. Luoghi in cui ci sentiamo a casa e senza i quali ci sembriamo manchevoli. Firenze era questo per Dante. Nella Commedia l’esilio è spesso presentato con amarezza, ma allo stesso tempo come un’occasione. Dante ha bisogno di vedere il suo allontanamento dalla città natale come un passo necessario alla nascita di qualcos’altro.

Comunemente pensiamo che il dolore ci renda più forti. Nel caso di Dante, il dolore ha portato alla Commedia.

E la Commedia non è nient’altro che un messaggio di speranza. La storia di un percorso di rinascita che mette l’essere umano al centro, con le sue debolezze, i suoi valori, i suoi affetti, i suoi desideri. Ci sono storie che ci toccano, anche se le ascoltiamo con poco interesse o distrattamente. L’amore di Paolo e Francesca, la bontà di Virgilio, la disperazione di Ugolino, la voglia di conoscenza di Ulisse. Non ci lasciano indifferenti, non possono farlo, perché sono cose che ancora oggi proviamo. Emozionano noi oggi, emozionarono Dante allora.

Quasi settecento anni dopo, ci emozioniamo ancora per le stesse cose. E se succede, non è perché Dante fosse chissà che genio, ma perché era un essere umano particolarmente sensibile ed estremamente dotato. Ma pur sempre un essere umano.

Federica Crisci

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