Home Blog Pagina 194

Parione9 presenta la pittrice e tatuatrice genovese Morg Armeni

Morgasmatron_redemption through delight è la prima mostra personale di Morg Armeni presentata a Roma. Inaugurazione 18 Marzo alle ore 18.30.

Tatuatrice e artista di fama internazionale, con la sua opera coinvolge il pubblico in un viaggio attraverso un mondo visionario, mistico ed extraterreno. La mostra a cura di Parione9 riunisce i suoi lavori più recenti, olii su tela e tavola, affiancati da opere inedite su carta. 
La figura femminile è il soggetto centrale della poetica artistica di Morg Armeni, che la idealizza come una divinità, portatrice di giustizia ed equilibrio in un mondo dipinto, che è il risultato di una trasfigurazione della realtà che ci circonda. Questa dea-madre, che per l’artista cura ed esorcizza i nostri demoni interiori, risiede in una composizione dell’immagine, frutto della fusione di colori, personaggi e paesaggi di uno scenario decadente e surreale. 
La sua tecnica raffinata e l’attenzione minuziosa al dettaglio fanno da cornice ad una realtà fantastica tardo-medievale e pop-surreale che si ispira a pittori del passato come Bruegel, Bosch e Fouquet fino ad arrivare al contemporaneo Mark Ryden. Nell’opera di Morg il dato autobiografico e spirituale convivono raggiungendo un’armonia trascendentale che per lei è sinonimo di redenzione.
Morg Armeni (Genova, 1977), pittrice e tatuatrice genovese, inizia a disegnare molto presto e a dipingere nei primi anni Novanta. Nel 2000 inizia a tatuare. Si laurea nel 2002 all’Accademia di Belle Arti, dopo un’esperienza olandese di studio a Groningen. Nello stesso anno partecipa alla sua prima mostra collettiva di pittura presso l’Accademia Minerva di Genova. Da questo momento si dedica al tatuaggio e alla pittura, lavorando tra Roma, Genova e Amsterdam. Il suo mezzo preferito è la pittura ad olio. La sua ispirazione sono la natura, la donna, le stampe antiche, l’horror e il surrealismo. Nel 2005 apre il proprio studio di tatuaggi a Genova, il Morganic Heart Tattoo. Partecipa a molte tattoo conventions e mostre d’arte in Italia e all’estero. Dal 2011 decide di dedicarsi maggiormente alla pittura.

English version

Morgasmatron_redemption through delight is Morg Armeni’s first solo show in Rome. The internationally acclaimed tattooer and artist immerses the viewer in her visionary, mystical and uncanny world. The exhibition curated by Parione9 shows her most recent works: oils on canvas and on wood panels, as well as the exceptional presentation of some works on paper never exhibited before. The central subject of her artistic poetics is the female figure, idealized as a divine creature who conveys justice and balance to a painted world, as the result of a transfiguration of the reality that surrounds us. A woman, a mother, a goddess that heals and exorcises our inner demons, sits in a composition of imagery which is the results of a fusion of hues, characters and landscapes of a decadent and surreal scenario. Her fine technique and scrupulous attention to detail frame this late-medieval and pop-surreal fantasy inspired by painters of the past such as Bruegel, Bosch and Fouquet all the way to the contemporary Mark Raiden. Autobiographical and spiritual notes coalesce in Morg’s work, resulting in a transcendental harmony which for her is synonymous with redemption.
Morg Armeni (Genoa, 1977) is a painter and tattooer. She started drawing and paintings in the early 90s. In the year 2000 she begins to work as a tattoo artist. After her studies in Groningen, Netherlands, she graduated at the Academy of Fine Arts in 2002. In the same year she participates to her first group show at Accademia Minerva, Genoa. From this moment she focuses on tattooing and painting and works between Rome, Genoa and Amsterdam. Her favourite medium is oil painting. Her work is mainly inspired by nature, femininity, ancient prints, horror and surrealism. In 2005 in Genoa she opens her own tattoo studio: Morganic Heart Tattoo Studio. She has participated in many tattoo conventions and art exhibitions in Italy and abroad. In 2011 she decides to devote her time mainly to painting.
Parione9 | via di Parione 9 (piazza Navona) Roma
Orari: martedì – sabato 11-14 / 15-19
domenica 15 – 19
lunedì chiuso
info: tel 0645615644

Parte il DOIT Festival, ecco i primi spettacoli

L’8 marzo il DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro parte con una nuova avventura al Teatro Planet. La seconda edizione propone un cartellone molto variegato: teatro, danza, performance, narrazione.

Programma della prima settimana – 8|12 marzo 

8|9 MARZO – ore 21

SACRIFICIO DEL FIENO

di e con Alessandro Veronese e Michela Giudici

testo vincitore della I edizione del concorso di drammaturgia contemporanea L’Artigogolo 2015

Fenice dei Rifiuti Compagnia teatrale – LOMBARDIA

Liberamente ispirato alla canzone “Ciamel Amuur” di Davide Van De Sfroos, il testo è scritto a quattro mani.

Sullo sfondo del secondo conflitto mondiale, si consuma la storia d’amore tra Elena e il partigiano Airone, presto costretto a lasciarla da sola per sfuggire ai nazisti. Pur di proteggerlo, Elena dovrà concedere il proprio corpo alle truppe naziste del capitano Lothar Vogel o suggerire loro il nascondiglio del suo amante. Elena sceglierà l’amore, ma mai quello per se stessa.

Una storia coinvolgente ed emozionante, interpretata da due attori che grazie al sapiente uso di quattro diverse lingue (italiano, tedesco, latino, dialetto comasco) riescono a restituire la ricchezza e la caratterizzazione degli undici personaggi, che ruotano intorno alla vita dei protagonisti. La famiglia di Elena, i soldati nazisti, i partigiani. Uomini che entrano nella vita di questa donna, il più delle volte, con violenza e disprezzo di genere.

Trailer:

10|11 MARZO – ore 21

LA QUARTA UNITÀ

di Jacopo Giacomoni

con Vincenzo Tosetto, Jacopo Giacomoni e Marco Tonino

H2O non potabile – VENETO

Per la prima volta a Roma, la compagnia veneta H2O non potabile, porta in scena il suo ultimo progetto teatrale ambientato in una società futuribile, le cui caratteristiche rispecchiano sempre più drammaticamente quelle della nostra società. In gioco è la Libertà.

Protagonisti sono due giovani, Stan e Franz, i quali dopo un periodo di formazione guidato dal loro rigido supervisore e motivatore, diventano centralinisti di un’azienda. Si occupano di contattare i clienti, sponsorizzare i nuovi prodotti, proporre le ultime offerte e sollecitare i pagamenti arretrati.

Stan, all’insaputa del collega, sta vivendo una storia d’amore molto particolare proprio con lei, la cliente 212, che si rifiuta di sottoscrivere qualsiasi abbonamento dell’azienda; una storia fatta solo di parole scambiate di nascosto attraverso il telefono. Gli eventi precipitano. I due si incontrano. Stan vede, per la prima volta, colei che fino ad allora aveva solo immaginato ma l’incontro si risolve in un epilogo tanto tragico quanto surreale. Di questo perverso meccanismo commerciale sarà la cliente 212 la vittima.

Il mondo de “La Quarta Unità” ha fallito un pensiero laico e umanista, l’uomo è libero da ogni vincolo ideologico, etico e religioso e si autodetermina solamente grazie alla legge del mercato.

Trailer: 

12 marzo – ore 18

INGRESSO LIBERO – con tessera associativa teatro planet 2 euro solo per il primo ingresso

Aperitivo con l’Editore

Il DOIT Festival è #nonsoloteatro.

Eventi editoriali e progetti per il sociale arricchiranno il palinsesto degli spettacoli.

Il primo appuntamento è curato dalla casa editrice ChiPiùNeArt che ha accolto coraggiosamente la sfida del “teatro da leggere” con la collana Le Nebulose, nella quale confluirà l’antologia L’Artigogolo 2016 contenente i testi vincitori dell’omonimo concorso e del DOIT festival.

Letture di brani tratti da:

Due risini e un caffè – romanzo storico e poliziesco di Patrizia Sabatini

Europa – raccolta di poesie di Livia Rocco

Come se la vita non fosse mai accaduta – raccolta di poesie di Franca Figliolini

Miscellanea teatrale Artigogolo 2015

Uomini terra terra – di Giorgio Cardinali – Menzione speciale Migliore drammaturgia DOIT Festival 2015

#salvobuonfine – di Giancarlo Nicoletti – Vincitore L’Artigogolo 2015 – sezione Drammaturghi in Erba

Seguiranno l’incontro con la direttrice editoriale Adele Costanzo, gli autori dei testi editi da ChiPiùNeArtEdizioni Srls e un appetitoso aperitivo.

Informazioni:

DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro –

TEATRO PLANET, Via Crema, 14 – Roma

Spettacoli in concorso dal martedì al venerdì ore 21

Spettacoli ospiti sabato ore 21 e domenica ore 17.30

Per info e prenotazioni:

ufficiostampa@chipiuneart.it

cell. 3208955984 (dalle 15 alle 20)

Atlas Italiae: viaggio nell’Italia che scompare

0

Presso la Galleria del Cembalo di Roma (zona centro-Piazza del Popolo) è aperta al pubblico fino al 9 Aprile 2016, con ingresso libero, la mostra fotografica di Silvia Camporesi “Atlas Italiae”: una ricognizione dei paesi e dei luoghi abbandonati d’Italia.

Cementificio – Alzano Lombardo
L’esposizione, realizzata in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, è una vera e propria finestra verso un paese che sta scomparendo, uno sguardo su qualcosa di un passato dimenticato che ci stiamo purtroppo lasciando alle spalle. Le fotografie, scattate in tutte le regioni italiane durante un lavoro durato un anno e mezzo, sono il risultato di una raccolta di immagini atte a creare una mappa dell’Italia che sta svanendo.
Vediamo esposti scenari, paesi e piccoli borghi abbandonati, persi nell’amnesia generale, rappresentando poeticamente una collezione di luoghi dimenticati da decenni, che eppure esistono concretamente nelle loro costruzioni fatiscenti e divorate da una vegetazione selvaggia. Sono posti che ancora conservano le tracce di chi vi ha vissuto e che hanno smesso di lottare per la propria esistenza, lasciandosi scomparire.
Veduta – Isola di Pianosa
Il genio della fotografa di Forlì sta nel cogliere l’anima di questi luoghi alienati svelando l’intimo e sacro silenzio che li avvolge come un velo, separandoli dalla nuova identità italiana. Lo sguardo dell’obiettivo non si limita a cogliere uno stato concreto di realtà fisica bensì tende a rivelare la lacerante condanna a cui silenziosamente questi paesi si stanno avvicinando.
La mostra è un vero e proprio percorso all’interno di un paese senza tempo, incantato, visitandola si è annientati da un senso di sospensione tale da sembrare di essere in un sogno. E’ un incontro con un’Italia dimenticata, un viaggio tra luoghi deserti, eppure esistenti, un’ironia tristemente amara, ma poetica. Si tratta per lo più di paesi fantasma vittime dell’urbanizzazione e dello sviluppo economico, testimonianze di qualcosa che non c’è più e che si sta perdendo. 

Ristorante – Genga
Il percorso espositivo è inoltre arricchito dalla particolare tecnica utilizzata per inaugurare questo viaggio della memoria, infatti le foto in bianco e nero hanno subito una colorazione manuale ispirata alle tinte originali che rappresenta un omaggio alle origini della fotografia. Ciò deriva dalla riflessione dell’artista di dare colore a ciò che ormai è privato della propria identità cosi da dargli una nuova vita. Si tratta di una ricerca geografica iniziata già nel 2004 con Cartoline dal nulla che ha portato l’artista a questo sublime atlante della dissolvenza, i cui oggetti fotografati sono il riflesso di un’umanità sempre più fragile e sospesa.
Un’esplorazione emozionante che diventa un cammino emotivo verso le tracce di un’identità sempre più impalpabile e nebulosa. La Camporesi con la sua raccolta fotografica rientra in una ricerca artistica fondata sulla cristallizzazione del tempo e dello spazio conservando così il ricordo di queste piccole realtà abbandonate e condannate all’estinzione.
Vediamo nelle immagini il risultato di un progressivo abbandono che ha portato la nuova Italia a dimenticare il suo tempo e trascurare la sua storia condannando quelle entità storiche, geografiche e culturali che non riescono a stare al passo con i tempi. Alla fine della mostra rimane quel sapore triste di un paradosso imperdonabile, siamo disposti a tale perdita?

Martina Patrizi

Al via la nona edizione di “8 poetesse per l’8 marzo”

Anche quest’anno torna l’attesissimo evento letterario “8 poetesse per l’8 marzo”: protagoniste indiscusse Marcia Theophilo, candidata al Nobel, e Heléna Velena, opinionista cult degli anni Ottanta.

Questa nona edizione sarà ospitata domenica 6 marzo in una location d’eccezione, il Palazzo Sforza-Cesarini di Genzano. La nona edizione, a cura di Ugo Magnanti con la collaborazione di Dona Amati, ripropone, in prossimità della Giornata della Donna 2016, il tradizionale reading poetico al femminile di alcune fra le più interessanti autrici italiane, e non solo. La manifestazione, nata come contributo letterario alla valorizzazione della cultura di genere e delle pari opportunità, e come auspicio per una rinnovata accoglienza fra tutti i sessi possibili, è realizzata da Fusibilia Associazione e promossa dall’Assessorato al Tempo libero del Comune di Genzano.
Il reading delle 8 poetesse si svolgerà alle ore 18.00, presso la Sala delle Armi e avrà come protagoniste Marcia Theophilo, Zingonia Zingone, Rossella Tempesta, Dalila Hiaoui, Pilar Castel, Sara Davidovics, Myra Jara Toledo, Heléna Velena. Interverranno Carlo Bordini, poeta, Maria Borgese con l’azione coreografica “Inside”, coordinerà Laura De Angelis. Sarà presente Patrizia Mancini, assessora al Tempo libero della Città di Genzano. L’evento sarà preceduto da una visita-affaccio sul lago di Nemi, dalla terrazza del Palazzo Sforza-Cesarini, con breve lettura testo “Cesare Pavese e il lago di Diana”, a cura di Ugo Magnanti. Radio Omega Sound, radio ufficiale della manifestazione, trasmetterà l’evento in differita sulle frequenze 91.4Mhz – 102.2 Mhz e su www.radioomega.it
LE POETESSE DI MARZO 2016:
Marcia Theophilo, poetessa ed antropologa brasiliana, vive tra Roma e il Brasile, e rappresenta l’Unione Brasiliana Scrittori in Italia. Attiva nella difesa della foresta amazzonica, ha incentrato la sua poetica sulla natura, sui popoli indigeni e sui miti dell’Amazzonia, sulla denuncia dello scempio che si compie ai suoi danni e sull’impegno per la sua salvaguardia. Numerose le sue pubblicazioni e i riconoscimenti a livello internazionale. Già candidata al premio Nobel per la Letteratura, è testimonial dell’iniziativa “Per una Cultura della Biodiversità”, promossa dalla Commissione Italiana UNESCO per la campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS).
 
Zingonia Zingone, poeta, scrittrice e traduttrice. Cresciuta tra Italia e Costa Rica, è laureata in Economia. Le sue raccolte poetiche, e le sue poesie, presenti sulle maggiori riviste letterarie, sono tradotte in diverse lingue. Curatrice e traduttrice dall’inglese e dallo spagnolo, dal 2014 cura sulla rivista digitale “Minerva” la rubrica di poesia internazionale “Il grido e il sussurro”. È membro del comitato organizzatore del festival internazionale di poesia “Kritya” (India).
 
Dalila Hiaoui, poetessa e scrittrice, è nata a Marrakech, in Marocco, e vive a Roma, dove lavora come docente di lingua e cultura araba, presso le agenzie delle Nazioni Unite, il Centro Islamico Culturale d’Italia e l’Università Internazionale UniNettuno. Ha pubblicato diversi libri di poesia e narrativa, e collabora come opinionista con varie riviste e giornali arabi. Dal 2013 organizza il salotto letterario bilingue “J’nan Argana” (“Paradiso di Argan”).
 
Pilar Castel, poeta, perfomer, attrice, drammaturga, è italo svedese nata in Colombia, e vive sul lago di Bracciano. È da sempre impegnata sui temi della pace, della donna, del sociale e dell’ambiente. I suoi lavori teatrali sono pubblicati da Laterza. Come autrice ha vinto numerosi premi sia per la narrativa che per il teatro, come attrice cinematografica ha lavorato con i maggiori attori e registi, e ha rappresentato l’Italia al Festival di Cannes nel 1968.
Sara Davidovics, poeta, performer e artista intermediale, è nata a Roma dove vive. È autrice di scritture lineari, fonetiche, e visuali, video-poesie, partiture per voce, libri-oggetto, poesie concrete, happening, installazioni diffuse. Vari i testi presenti in riviste e antologie, tra cui il volume “Italian Performance Art, percorsi e protagonisti dell’action art italiana”. Tra i volumi pubblicati, “D’acque”, opera finalista al Premio Antonio Delfini. Ha partecipato a numerosi festival ed esposizioni nazionali e internazionali.
 
Myra Jara Toledo, poetessa, è nata a Lima, e vive a Roma. Ha studiato letteratura in America Latina, in Germania e in Italia. Nel 2015 è uscita in Perù, per l’editore Lustra, la sua prima raccolta di poesie: “La destruccion es blanca”. Sue poesie sono state pubblicate su riviste di poesia in Messico, Argentina, Perù, Italia e Finlandia. È inoltre presente in “Mirando sobre el heno. Mostra de poesia peruviana reciente”, a cura di Mario Pera, Vallejo & Co, 2014. Nel 2012 e nel 2013 ha collaborato con il festival internazionale di poesia di Lima.
Helèna Velena, scrittrice, performer, teorica delle controculture, cantante e urlatrice di free jazz, electronic pop e poesia sonora, e di improvvisazioni poetiche, già produttore discografico dei maggiori gruppi della scena punk ed hardcore punk italiana, tra cui i CCCP – Fedeli alla linea, e figura di spicco della scena cyberpunk e transgender italiana. Tra i saggi pubblicati “Dal Cybersex al Transgrender”, Castelvecchi; “Culture contro”, Malatempora. Collabora con numerose riviste, e tiene conferenze.
Coordina Laura De Angelis, scrittrice e promotrice culturale, è dirigente scolastico di una scuola di Latina. Ha pubblicato “Voci. Ballata di assoli”, Edizioni Associate; “Rondini”, Nulla Die. Suoi racconti sono stati inseriti nelle raccolte: “Ti volevo dire”, Leone Editore; “Dritto al cuore”, Galaad Edizioni.
Interviene Carlo Bordini, scrittore e poeta, fra i maggiori in Italia. Ha pubblicato vari libri di poesia, tradotti in spagnolo, svedese e francese. Ha insegnato storia moderna presso il dipartimento di studi storici dell’università di Roma “La Sapienza”. Collabora con “L’Unità”, con la rivista “Poesia”, e con altre testate giornalistiche. Nel 2010 l’editore Luca Sossella ha pubblicato una raccolta completa della sua opera poetica “I costruttori di vulcani”, tutte le poesie 1975-2010.
Danzerà Maria Borgese, danzatrice, coreografa e attrice. La sua ricerca approda alla commistione di movimento, gesto, parola e immagine che si fondono e si confondono in un interscambio profondo, dinamico, e dai toni sempre fortemente emotivi. Diversi i lavori e le coreografie di questa ricerca, alcune anche in collaborazione col poeta Antonio Veneziani.
Organizzazione di Ugo Magnanti e Dona Amati per Fusibilia in collaborazione con l’Assessorato per il tempo libero dela Città di Genzano, nella persona dell’assessora Patrizia Mancini.

Perfetti Sconosciuti: dare o non dare il cellulare al partner?

0

L’amore ai tempi dello smartphone, ha scritto qualcuno.

Le foto di Eric Pickersgill immortalano come sarebbe oggi la nostra vita senza i cellulari
Molti di voi l’avranno già visto, molti altri si saranno incuriositi per i commenti degli amici (sia social che non): sto parlando di Perfetti Sconosciuti, il film di Paolo Genovese dove un gruppo di amici decide, durante una cena, di rendere di dominio pubblico il contenuto dei propri cellulari.
Appena ho saputo la trama sinceramente mi sono chiesta se avessi il “coraggio” di vedere questo film. Effettivamente, come lasciava presagire la sinossi, è una pellicola abbastanza ansiogena. Questo perché chiaramente “la scatola nera”, tetra perifrasi per definire il cellulare, racchiude i più torbidi segreti di molti dei presenti a tavola. Tradimenti, segreti, bugie vengono a galla ad ogni chiamata e messaggino che arriva ai commensali.
Qui sorge il quesito storico: ma non dovevamo dirci tutto?
E la risposta: Tutto quello che è importante per il nostro rapporto.
La smania di dover raccontare al partner ogni piccolo dettaglio, ogni respiro della propria esistenza a volte può risultare soffocante. Alcune omissioni, come nel caso dei protagonisti, vengono fatte perché non tangono il rapporto di coppia, oppure perché susciterebbero nell’altro gelosie immotivate; sempre per quel moto di possesso più o meno latente che risiede nell’animo di ognuno di noi. La storia, ad ogni modo, non si limita ai rapporti sentimentali, anzi, forse diventa più interessante proprio quando sfiora i nervetti dell’amicizia.
Il Cast di Perfetti Sconosciuti
Complessivamente il film è divertente, piacevole. Il cast è fortissimo: Kasia Smutniak, Marco Giallini e Valerio Mastandrea danno il meglio di loro. Alla fine si apre ad un doppio finale davvero brillante, che palesa tutta la piccolezza umana, la forza che l’uomo ha di aggrapparsi alle proprie certezze (seppur labili) con le unghie e con i denti, pur di non restare solo.
Ne viene fuori uno scorcio terrificante dei rapporti umani, uno sgretolamento delle apparenze.
Ovviamente non dobbiamo pensare che tutti i rapporti siano così, si tratta senz’altro di un’iperbole cinematografica, tuttavia il film è un ottimo espediente per palesare la paura che domina gran parte delle persone: quella di non essere accettati, di non essere abbastanza, di restare soli. Ed è Lei la matrigna che spesso induce a mentire, affiancata ovviamente da altri parenti, quali ad esempio il menefreghismo o l’infantilismo.
A dirla tutta, comunque, siamo tutti “perfetti sconosciuti”, sia con gli altri che con noi stessi. 
Credere di conoscerli e di conoscersi imprime un’immobilità devastante, che va a definire la nostra essenza nella staticità, nell’impossibilità di evolverci se non entro precisi schemi, interni ed esterni.
Quindi forse non bisogna avere “paura” di vedere questo film. Bisogna temere piuttosto quell’apparente linearità, priva di errori, di diversità, di movimento, che molte persone ci propinano e che noi stessi spesso cerchiamo di raggiungere per indossare una parvenza di serenità e raggiungere la cosiddetta “felicità”.
Alessia Pizzi

“La ventiquattrore. Delitto in albergo”, un giallo appassionante

0

Al suo romanzo d’esordio, Maurizio Castellani ci regala un giallo appassionante e imperdibile, un’investigazione che tiene il lettore attento ad ogni parola.

Un piccolo albergo, un proprietario inesperto e un omicidio dopo soli pochi giorni. Questo è in poche parole ciò che succede nel romanzo “La ventiquattrore. Delitto in albergo” dello scrittore Maurizio Castellani, edito dalla Casa Editrice Kimerik. Un libro che riprende un po’ i canoni classici del genere giallo, fruibile ad un vasto pubblico e per nulla ordinario.
Insomma, mi muore un cliente solo dopo cinque giorni di inizio attività o, come si usa dire in termini politici, nel segno della continuità, dato che al momento ho lasciato tutto com’era…
Così il protagonista Marco Vincenti, ex geometra erede di un piccolo albergo a Casciana Terme, ci introduce nel prologo la vicenda che sta per raccontare. Marco è arrivato al punto di sentirsi talmente annoiato dal suo lavoro che prende al balzo quest’occasione, nonostante sia completamente estraneo alla vita alberghiera. Durante i primi giorni di attività di questa nuova impresa, riceve un uomo di nome Corrado Fantozzi, una persona misteriosa e sfuggente che ha sempre con sé una valigetta ventiquattrore, dalla quale non si divide mai. Questo suo comportamento desta già dei sospetti, incuriosendo Marco sul contenuto della valigetta. Dopo soli cinque giorni, Fantozzi viene trovato morto nella sua camera e la ventiquattrore è inspiegabilmente sparita! Chi l’avrà presa e chi avrà ucciso il signor Fantozzi? E’ così che il nostro protagonista decide, insieme ad una combriccola di amici, di improvvisarsi investigatore, cercando di scoprire la verità.
Grazie alla scrittura davvero scorrevole, “La ventiquattrore. Delitto in Albergo” è un romanzo molto intrigante, che ricorda un po’ i gialli vecchio stampo alla Sherlock Holmes, che fino alla fine trattiene con gli occhi fermi sulle pagine il lettore, che resta in attesa di scoprire la verità su ciò che è successo. Inoltre, numerosi sono i momenti ironici e divertenti, soprattutto quando l’ investigazione si unisce alla cucina mentre Marco e i suoi amici sono intenti a decifrare ogni minimo indizio, un po’ come se fossero tornati ai tempi delle cacce al tesoro da bambini. Con quella stessa spensieratezza e complicità, il gruppo riesce a risolvere il caso, ritrovando, grazie a quest’occasione, il valore perso dell’amicizia e dell’amore reciproco.
Ilaria Scognamiglio

Suffragette vince l’Oscar sobrietà

0

Suffragette, esce oggi in Italia il film di Sarah Gavron con Meryl Streep e Carey Mulligan. (Recensione contiene spoiler)

“Never surrender, never give up the fight”: sono queste le parole con le quali Emmeline Pankhurst, leader e fondatrice dell’ala armata delle suffragette inglesi, incitava le donne a conquistare la parità dei diritti.
Parole che, ancora oggi, sarebbe bene tenere a mente in occasione dei 70 anni del primo voto delle donne in Italia, ottenuto nel non troppo lontano 10 marzo 1946. È proprio in virtù di questa ricorrenza e della Festa della Donna che oggi, giovedì 3 marzo, esce nelle sale italiane “Suffragette” il film diretto da Sarah Gavron distribuito da BimCinema.
 
Sinossi: Londra 1903. Sotto la guida di Emmeline Pankhurst (Meryl Streep) le donne inglesi danno vita a una lotta senza quartiere per ottenere il suffragio universale. Operaie, borghesi, ragazze nubili e madri di famiglia si organizzano in comitati e scendono in strada per rivendicare il loro diritto al voto al grido di “Vote for women”.
La protesta dilaga nell’intera nazione. Cariche di polizia, indagini, arresti e diffamatorie campagne stampa non fermano la ribellione delle militanti che vengono soprannominate con spregio “Suffagette”. Maud Watts (Carey Mulligan), operaia nella lavanderia di Mr. Taylor per 13 ore al giorno, dall’età di 8 anni, è una di queste militanti. Lei e le sue compagne sono tra le pioniere del lungo percorso verso la conquista della parità dei diritti.

Passiamo al cast: nulla da eccepire chiaramente sui nomi delle attrici protagoniste di questa pellicola.

Oltre alle già citate Meryl Streep e Carey Mulligan, spicca una Helena Bonham Carter nei panni di Edith Ellyn, farmacista determinata a combattere per un’uguaglianza completa, anche sul piano di un’istruzione egualitaria.
Protagonista assoluta è la Mulligan, una donna come tante altre, apparentemente dedita al suo ruolo di moglie devota, instancabile lavoratrice e sopratutto madre tenera e premurosa.
L’incontro con la turbolenta militante Violet Miller, interpretata da Anne-Marie Duff, farà però scattare qualcosa nell’animo e nella coscienza di Maud che, quasi improvvisamente, decide sia arrivato il momento di lottare per i propri diritti e per quelli di ogni donna finora schiacciati da un’ottica prettamente maschilista. Un’interpretazione che seppur capace di regalare momenti connotati da una forte intensità emotiva, sopratutto legati al rapporto madre-figlio e alla sofferta rottura di tale legame, rischia a tratti di rimanere sospesa a mezz’aria senza mai decollare del tutto (probabilmente una voluta scelta di regia che vale per il film nella sua interezza).
Il Premio Oscar Meryl Streep si limita ad un piccolo cameo: si rischia infatti di rimanere delusi per la breve apparizione di questa straordinaria attrice. Un grande nome che risulta però giustificato dall’importanza del ruolo di Emmeline Pankhurst, fondatrice della Women’s Social and Political Union, e guida chiave nella lunga e dura lotta delle Suffragette.

Evidente è il taglio decisamente femminile che la regista Sarah Gavron e la sceneggiatrice Abi Morgan scelgono per questo film.

Tutto gira attorno alle donne, qualsiasi ruolo maschile risulta infatti essere marginale, quasi servisse da contorno rispetto all’intera vicenda.
Certo però è che se da una parte siamo lontani anni luce dall’immagine color pastello e guantini bianchi delle Suffragette stile Mary Poppins, dall’altra i vapori della fabbrica uniti alle rappresaglie con la polizia inglese non riescono comunque a convincere del tutto.
Ciò che lascia un po’ perplessi è la mancanza di una rabbia, una violenza e una determinazione che nella realtà storica le donne inglesi sono state capaci di gridare al mondo intero, una forza prorompente che in questo film cede il passo a una narrazione “cronologica”, che rischia di risultare ovattata.
Il timore in fin dei conti è che si possa guardare “Suffragette” rimanendone persino commossi, ma senza cogliere la vera essenza dell’enorme coraggio e dell’immane sacrificio che quelle donne hanno compiuto al grido di “Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!”.
Una consapevolezza che leggendo i titoli di coda, dove compaiono le date di conseguimento del voto femminile nel mondo, dovrebbe lasciare a riflettere chiunque, uomo o donna, con un certo senso di fastidio e indignazione.
 
Francesca Pantaleo

Palazzo Valentini: il museo diventa un viaggio nel tempo

0

A Palazzo Valentini è possibile partecipare al primo esempio di visita multimediale tra le rovine dell’antica Roma assistendo ad un progetto multimediale che ha portato alla luce un tesoro artistico e archeologico di inestimabile valore.

Infatti proprio a pochi passi da Piazza Venezia incontriamo quest’imponente edificio rinascimentale del XIV secolo, attualmente sede della Provincia di Roma, dove dall’ottobre del 2010 è presente un’esposizione permanente dei resti archeologici di un’antica Domus romana di età imperiale, a cui un piano di riqualificazione, interamente curato da storici dell’arte, archeologi e architetti, ha dato la possibilità di risorgere dalle tenebre. Un patrimonio sepolto riemerso grazie agli scavi che fa parte di un’iniziativa culturale tanto innovativa quanto poco conosciuta, ma che permette di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo e nella storia.
Un team di esperti e tecnici, supportato da un intervento di valorizzazione curato da Piero Angela che quasi come un moderno Virgilio ci accompagna durante la visita, ha ridato vita a queste preziose testimonianze del passato attraverso le ricostruzioni virtuali, gli effetti grafici ed i filmati multimediali permettendo al visitatore di realizzare un vero e proprio salto nel tempo.
Così la Domus rinasce e riemerge dalle ombre del passato in tutto il suo splendore diventando un esempio unico di come il patrimonio artistico e culturale dell’antichità possa essere riconsegnato al presente grazie ad una rigorosa opera di riqualificazione e restauro. Sotto i nostri piedi, a ben sette metri dal livello stradale, si trovano infatti i resti di una ricca dimora (confermato dalla presenza degli spazi termali) probabilmente appartenente ad una potente famiglia dell’epoca, di cui si conservano mosaici, pareti decorate, pavimenti policromi, colonne e statue che attraverso un percorso suggestivo è possibile ammirare in tutto il loro ritrovato splendore.
Inoltre a partire da dicembre 2011 il percorso museale è stato arricchito da un nuovo spazio riguardante i sotterranei adiacenti la Colonna Traiana, dove si possono contemplare i resti di un monumentale edificio sepolto di cui si conservano le strutture murarie ed i fusti di colossali colonne granitiche, tra le più grandi mai ritrovate. La novità è data dal percorso multimediale che permette di visualizzare l’area cosi come si presentava al momento della sua massima gloria immaginando come doveva essere l’ambiente circostante i Fori Imperiali. Per di più un filmato permette di osservare da vicino i preziosi basso rilievi della Colonna, raccontandoci la drammatica storia della conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano, un racconto straordinario del trionfo di Roma ricostruito ai minimi dettagli.
Il percorso museale diventa un’esperienza indimenticabile tra i resti dell’antica città imperiale, non come siamo abituati a conoscerla, arricchendo il patrimonio artistico – storico della capitale con una perla di rara bellezza.
L’originalità del progetto è proprio nella ricostruzioni delle parti mancanti o irrecuperabili dei reperti archeologici grazie agli effetti grafici e multimediali, i quali illuminando zone d’ombra ormai inevitabilmente appartenenti al passato, ci permettono di immaginare come questi realmente potevano essere. La visita guidata consente al visitatore di veder rinascere i mosaici, i pavimenti, le statue e gli ambienti in cui tra il sacro silenzio del sottosuolo sembra di sentir echeggiare le voci di persone che in quei luoghi passeggiavano, ridevano e amavano consegnandoci una parte della loro intimità. Inoltre grazie ad un mirabile gioco di luci, sulle fredde pareti di marmo esplodono lampi di colori che ridanno vita a decorazioni di ineguagliabile bellezza di cui purtroppo rimangono solo pochi frammenti.
E’ possibile partecipare al percorso guidato della Domus sotterranea di Palazzo Valentini tutti i giorni, ma si consiglia di prenotare con anticipo a causa del numero limitato di ingressi per motivi di sicurezza legati alla tutela del patrimonio.
Non si tratta della classica visita al museo, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo e nella storia arricchito da curiosità, aneddoti, immagini, dove ci si sente partecipi della vita dell’antica Domus. Se pensavate che le bellezze di Roma fossero tutte sotto il suo cielo azzurro allora dovreste calarvi tra le sue ombre, dove un tesoro sepolto conserva le testimonianze di un passato glorioso.
Martina Patrizi

Pinocchio, un evergreen anche a teatro

0

Nella mente di tutti quelli cresciuti con il Pinocchio della Disney, la storia è molto semplice.

C’era una volta un burattino di legno, creato da mastro Geppetto, che si metteva spesso nei guai. Al suo fianco, per aiutarlo a trovare la giusta via, c’erano un simpatico grillo parlante e una materna fata turchina.
 
 
La verità, cari miei, è che Pinocchio era un vero osso duro, che ha ucciso il grillo a suon di martellate. Come perché? Perché lo ammoniva troppo per la sua disubbidienza, ovviamente!
La storia del celebre burattino, nell’adattamento di Carmelo Bene, è stata recentemente portata in scena al Centro Culturale Artemia, grazie a Cristina Aubry e al suo fantastico cast di attori.
In pochi sanno che le vicende del personaggio “da favola” di Collodi sono associabili ad un romanzo di formazione, un cosiddetto Bildungsroman. Anche per sottolineare questo aspetto troviamo tre attori diversi ad interpretare il protagonista: nella prima parte, dalla “nascita” all’esperienza presso il Teatro dei Burattini, è portato in scena dall’esuberante Raffaella Miscioscia (che poi sarà anche Lucignolo); quando inizia a prendere coscienza delle sue ingenue sventure, dopo l’impiccagione e il furto da parte del Gatto e la Volpe, è interpretato invece dalla graziosa Elena Lazzari; infine, quando comprende i suoi errori e vuole redimersi dall’esperienza al Paese dei Balocchi, aiutando il padre ad uscire dalla pancia del pescecane, a calcare il palco è la matura profondità di Maria Paola Risa (che veste anche i panni del Gatto).
Accompagnato dalle apprezzabilissime musiche di Flavio Scaffidi Abbate (che interpreta la Volpe), lo spettacolo aggiunge un tocco moderno alla storia: a commentare le sventure/avventure di Pinocchio ci sono due attori seduti a bordo palco che, con qualche battuta in romanesco, enfatizzano la tragi-comicità di alcune situazioni, scambiandosi dei messaggi su Whatsapp. Sono Andrea Tolli (che interpreta anche Mastro Ciliegia e Mangiafuoco) e Sara Falconi (che è anche la Fata Turchina).
La performance è molto divertente, adatta a grandi e bambini, ma ovviamente lascia spazio anche a forti momenti di riflessione: non siamo abituati a percepire la crudeltà di Pinocchio, non siamo avvezzi a vedere mastro Geppetto (qui Giovanni di Guida) come un povero vecchietto che si vende la casacca per comprare l’abecedario e viene ripagato con numerose menzogne. Quello che emerge è il menefreghismo che alcuni figli mostrano nei confronti dei propri genitori e del loro amore incondizionato, dandoli spesso per scontato. Per questo motivo una favola come quella disneyana conquista, mente la trama originale quasi scatena guizzi di rabbia, per la sua crudezza. E si rende ancora più amara, in questo caso, se commentata dalle frecciate in chat degli “spettatori” moderni. Molto interessante, infine, è il fatto che ogni attore interpreta più ruoli: non si fa in tempo ad incastrare un volto in un personaggio, che subito cambia veste per diventare qualcun altro.
E in fondo è proprio questa la storia di Pinocchio, di un pezzo di legno con l’anima che vuole diventare un bambino vero: un cammino di metamorfosi, di evoluzione, di riscatto.

Al via la seconda edizione del DOIT Festival

Otto compagnie in concorso, incontri con il pubblico e la critica, eventi speciali, performance e presentazioni editoriali.

L’8 marzo il DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro – parte con una nuova avventura. La seconda edizione propone un cartellone molto variegato: teatro, danza, performance, narrazione.
Molto più che un classico festival di teatro contemporaneo, il DOIT è un giovane e ambizioso progetto di promozione culturale che supera i confini del genere teatrale tradizionale, per abbracciare il mondo letterario e dell’editoria e quello dell’impegno civile.
Sacrificio del Fieno
La sua unicità è, infatti, l’attenzione alla simbiosi tra messinscena e scrittura per il teatro, promossa grazie alla collaborazione con il concorso di drammaturgia contemporanea L’Artigogolo e con la ChiPiùNeArt Edizioni Srls.
Il festival nasce dal desiderio di Angela Telesca e Cecilia Bernabei di sostenere, promuovere e proporre spettacoli di drammaturgia contemporanea, incoraggiando in special modo la creatività delle nuove generazioni e individuando proposte sceniche innovative che si nutrano della commistione tra i diversi linguaggi artistici e che non trascurino, allo stesso tempo, il dialogo costante con la quotidianità e le problematiche sociali attuali. Particolare attenzione è rivolta alle realtà teatrali “periferiche”, attive oltre i confini regionali e provinciali.
Obiettivo del festival è, inoltre, alimentare le relazioni tra i diversi soggetti coinvolti, favorendo scambi artistici e progettuali attraverso la creazione di una rete di teatri, la formazione del pubblico e l’incontro con la critica – proprosto dopo ogni spettacolo – e con gli operatori culturali. Particolare riguardo è riservato ai giovani spettatori: abbonamenti dedicati e la possibilità di entrare a far parte della Giuria Giovane che decreterà un premio speciale assegnato ad uno degli spettacoli in concorso.
Il successo di uno spettacolo dipende dall’apprezzamento della critica e del pubblico: per questo gli spettatori saranno parte attiva, chiamati, ogni sera, a votare insieme alla giuria di esperti.
Arricchisce il festival la presenza di eventi speciali: spettacoli fuori concorso, progetti per il sociale, reading e presentazioni editoriali, con particolare riguardo alle pubblicazioni teatrali della collana Le nebulose, edita da ChiPiùNeArt Edizioni Srls.
Presentato dall’Associazione Culturale ChiPiùNeArt, il progetto, interamente auto-finanziato, vede la realizzazione della seconda edizione, dall’8 al 20 marzo e dal 29 marzo e dal 10 aprile presso il Teatro Planet, grazie alla collaborazione di chi ha creduto nelle sue potenzialità: Marta Scandorza, Giorgia Buttarazzi, la direzione artistica del Teatro Planet e, soprattutto, le compagnie selezionate.
Si ringraziano, inoltre, i teatri che hanno aderito alla rete: Il Moscerino di Pinerolo (TO), Teatro Studio Uno di Roma, Doppio Teatro di Roma, Teatro Planet di Roma, Teatro Nero di Modena, Teatro della Maruca di Crotone.
Per proporre l’inserimento del proprio teatro all’interno della rete DOIT, è necessario compilare il modulo scaricabile dal sito www.doitfestival.eu
I ringraziamenti più doverosi vanno alla Giuria degli Esperti composta da:

Cute
Massimo Mirani – attore teatrale e cinematografico e autore
Chiara Girardi – operatrice teatrale, collabora con il Progetto Goldstein, Teatro dell’Orologio e Compagnia teatrale Vuccirìa

Daniele Rizzo – fondatore e direttore della rivista culturale Persinsala
Adriano Sgobba – critico teatrale rivista culturale Paper Street e Responsabile Comunicazione e Social della rivista di cultura e spettacolo Recensito

Daria Veronese – regista e presidente di Capsa Service
Docenti di scuole romane e pubblico abituale:
Francesca Altobelli
Maura Bernabei
Nicoletta Pastorello

Nunzio Montuori

Programma della prima settimana

8-9 marzo

SACRIFICIO DEL FIENO

Di e con Alessandro Veronese e Michela Giudici
Testo vincitore della I edizione del concorso di drammaturgia contemporanea L’Artigogolo 2015
Liberamente ispirato alla canzone “Ciamel Amuur” di Davide Van De Sfroos.

Sullo sfondo del secondo conflitto mondiale, si consuma la storia d’amore tra Elena e il partigiano Airone, presto costretto a lasciarla da sola per sfuggire ai nazisti. Pur di proteggerlo, Elena dovrà concedere il proprio corpo alle truppe naziste del capitano Lothar Vogel o suggerire loro il nascondiglio del suo amante.
Una storia coinvolgente ed emozionante, interpretata da due attori che grazie al sapiente uso di quattro diverse lingue (italiano, tedesco, latino, dialetto comasco) riescono a restituire la ricchezza e la caratterizzazione degli undici personaggi, che ruotano intorno alla vita dei protagonisti.
Fenice dei Rifiuti Compagnia teatrale – LOMBARDIA


10-11 marzo
LA QUARTA UNITÀ

Di Jacopo Giacomoni
Con David Angeli, Jacopo Giacomoni e Marco Tonino
Dopo un periodo di formazione guidato dal loro rigido supervisore e motivatore, Stan e Franz diventano centralinisti di un’azienda. Si occupano di contattare i clienti, sponsorizzare i nuovi prodotti, proporre le ultime offerte e sollecitare i pagamenti arretrati. Stan, all’insaputa del collega, sta vivendo una storia d’amore molto particolare proprio con lei, la cliente 212, che si rifiuta di sottoscrivere qualsiasi abbonamento dell’azienda; una storia fatta solo di parole scambiate di nascosto attraverso il telefono. Gli eventi precipitano. I due si incontro. Stan vede, per la prima volta, colei che fino ad allora aveva solo immaginato. L’incontro si risolve in un epilogo tanto tragico quanto surreale. Di questo perverso meccanismo commerciale sarà la cliente 212 la vittima. Il mondo de “La Quarta Unità” ha fallito un pensiero laico e umanista, l’uomo è libero da ogni vincolo ideologico, etico e religioso e si autodetermina grazie solamente alla legge del mercato.

H20 non potabile – VENETO

12 marzo Aperitivo con l’Editore

Reading tratti da:
Due risini e un caffè – romanzo di Patrizia Sabatini
Europa – raccolta di poesie di Livia Rocco
Come se la vita non fosse mai accaduta – racconta di poesie di Franca Figliolini
Miscellanea teatrale Artigogolo 2015
Uomini terra terra – di Giorgio Cardinali – Menzione speciale Migliore drammaturgia DOIT Festival 2015
#salvobuonfine – di Giancarlo Nicoletti – Vincitore L’Artigogolo 2015 – sezione Drammaturghi in erba
Incontro con gli autori e degustazioni

A seguire il programma dell’intero festival

15-16 marzo

GENERAZIONI

di e con Alessandra Cappuccini
regia Mario Umberto Carosi
Nonna, madre e figlia. Tre donne. Tre storie individuali si intrecciano al racconto della Grande Storia: la seconda guerra mondiale, le contestazioni studentesche degli anni 60/70 e l’attualità. Tre società messe a confronto, ognuna con la propria morale, con le proprie regole non scritte, cui queste donne si ribellano. Tre storie di coraggio che raccontano la forza dell’individualità e dell’essere donna.
Circomare Teatro – LAZIO

17-18 marzo 

CITIZEN X

di Manuela Rossetti
con Antonella Civale
digital performer Simone Palma
musiche originali Mauro D’Alessandro
Spettacolo ospite Roma Fringe Festival 2015 per la sezione “Scena Romana”
In atmosfere surreali, create dalla luce digitale, più vicine al linguaggio cinematografico e onirico che a quello teatrale, si muovono cinque personaggi, cinque punti di vista provocatori, a tratti fumettistici, sul mondo del lavoro. Colloquio, inoccupazione e disoccupazione attraverso la lente di ingrandimento tragicomica che esalta le stranezze e le assurdità della realtà sociale in cui viviamo.
Ass. Cult. La casa della locusta – LAZIO

19-20 marzo SPETTACOLO OSPITE

CUTE

Ideazione Scenografica e Coreografica Lisa Rosamilla
Sonorizzazioni Giada Bernardini
Tecnico alla Scenografia Fabio Sabaino
Selezionato dalla stagione 2015/16 del Teatro Studio Uno
Premio Special Off – Roma Fringe Festival 2015
Elegante spettacolo di teatro-danza con musica dal vivo. Un quadro vivente, un racconto di immagini e metafore legate alle sensazioni e ai vissuti di una superficie cutanea. Incontri, parole, segni, anche invisibili, tracciati sulla pelle, confine tra il mondo interiore e la realtà esterna, si restituiscono attraverso una silenziosa e danzante comunicazione col tessuto creato con materiali di riciclo.
Compagnia Matroos – LAZIO
20 marzo ore 19 – DOIT Festival incontra gli autori – Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Presentazione editoriale ChiPiùNeArt Edizioni Srls di Adele Costanzo.
Trilogia del contemporaneo di Giancarlo Nicoletti
All’intero della collana teatrale Le Nebulose
Reading e incontro con l’autore

29-30 marzo

BUKOWSKI – A NIGHT WITH HANK

Scritto da Francesco Nikzad
Diretto e interpretato da Roberto Galano
Nessuno sarà mai Bukowski. Genialità e fragilità, personaggio e uomo lottano, nascondendo qualcosa di più puro, sotto fiumi di alcol, perversione e disperazione. Esiste una notte che divide il mito dello scrittore dal fragile ubriacone perdente. Una notte sola in cui si incontrano lui e il suo piccolo uccello azzurro, nel cuore.
Teatro dei Limoni – PUGLIA

31 marzo – 1 aprile

L’INTRUSO

Di e con Davide Tassi
Regia Francesca Rizzi
Spettacolo ospite Roma Fringe Festival 2015 per la sezione “Scena Romana”
Niente è ciò che sembra. Il racconto maniacalmente accurato e coinvolgente di un uomo nell’atto dell’auto-rivelazione. Egli si misura con le proprie angosce e frustrazioni, mostra i lati oscuri della propria esistenza e sfida lo spettatore a fare i conti con la società dell’apparenza, tra follia e realtà, tra immagini di un’infanzia mai vissuta e di una vita condotta ai margini di una società intrisa di finto perbenismo. Possiamo definirci estranei? Da che parte siamo?
Rapsodie Produzioni – LAZIO

2-3 aprile SPETTACOLO OSPITE

LE FAREMO SAPERE

Di e con Massimo Mirani
Regia Daria Veronese
La vera storia tragicomica di un attore che ci fa rivivere, attraverso ricordi, sogni, allucinazioni, il periodo storico del grande cinema italiano, dagli anni ’70 a oggi. Dal poliziesco, fatto di inseguimenti in macchina in mezzo al traffico, immagini rubate senza i permessi della questura, sparatorie tra la folla ignara e il cinema “educato” di oggi. La vita e i tormenti amorosi, le speranze di successo. Un mondo scomparso…
Capsa Service – LAZIO

5-6 aprile

GRETEL E TUTTI GLI ALTRI

Di Susanna Mannelli
Con Marcella Pelleranno
Luci Matteo Culurgioni
Gretel è sola. A poco a poco si accorge che nella sua solitudine riesce ad aprirsi a un ascolto “speciale”, quello della Natura che si rivela. Tra un enigma da districare e la paura da addomesticare, fa il suo viaggio di crescita che potrebbe essere lungo un anno o breve come una notte. E’ il racconto performativo e visuale, evocativo e suggestivo, di un viaggio attraverso la paura; un rito di iniziazione che coinvolge grandi e piccini.
Cronopios Botti du Shcoggiu Ass. Cult – SARDEGNA

7-8 aprile

FROM PINOCCHIO

Regia Emiliano Russo
Coreografie di Monica Scalese
Con Gabriele Anagni, Flaminia Cuzzoli, Valerio D’Amore, Diletta Masetti, Ottavia Orticello, Gianluca Pantosti, Monica Scalese
Premia Migliore regia e Miglior progetto internazionale Festival SETKANI/ENCUNTER di Brno – Repubblica Ceca
Performance di teatro-danza ispirata alla celebre fiaba di Carlo Collodi: il percorso di formazione del burattino che diventa un bambino consapevole delle proprie scelte, maturate sui cadaveri dei propri errori. Lo spettacolo, concepito attraverso segmenti drammaturgici e coreografici altamente simbolici, racconta come da Pinocchio possa nascere l’uomo nuovo in grado di modificare se stesso e il mondo circostante, scardinando i rapporti e i comportamenti imposti dalla cultura dominante.
Upnon Ass, Prom. Sociale – LAZIO
9 aprile DOIT Festival per il Sociale ore 21
UGUALI, UGUALI, TUTTI I GIORNI UGUALI
Mise en èspace a cura di Capsa Service tratta dai testi Lenta cavalca nel tempo la prossima ora, Il carcere è stato inventato per i poveri e I giocattoli di Dio realizzati dai detenuti del carcere di Rebibbia. Regia di Daria Veronese
Proiezione del cortometraggio BREAK THE WALL
Regia Davide Di Nardo
Pixelcake Visual Factory
una produzione Azimut/Cesp
progetto ideato dagli studenti ristretti del carcere di Rebibbia, IISS “Von Neumann” – Roma
10 aprile ore 18 – Gran Finale
Premiazione dei vincitori del DOIT Festival, II edizione 2016
Premiazione dei vincitori de L’Artigogolo II edizione, concorso di drammaturgia contemporanea
Aperitivo
INFORMAZIONI:
DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro – II EDIZIONE
TEATRO PLANET, Via Crema, 14 – Roma
Spettacoli in concorso dal martedì al venerdì ore 21
Spettacoli ospiti sabato ore 21 e domenica ore 17.30
Per info e prenotazioni:
cell. 3208955984 (dalle 15 alle 20)
È possibile ritirare biglietti e abbonamenti presso il botteghino del Teatro Planet a partire dall’8 marzo.
Biglietti: intero 10 euro; ridotto (over 65 e under 25) e ridotto gruppi (>6 persone) 8 euro, studenti 5 euro
+ 2 euro di tessera associativa Teatro Planet (solo al primo accesso)
Abbonamento studenti componenti della GIURIA GIOVANE
8 spettacoli – 40 euro
+ 2 euro di tessera associativa Teatro Planet (sola al primo accesso)
Abbonamenti adulti:
12 spettacoli – 84 euro
8 spettacoli – 64 euro
6 spettacoli – 42 euro
4 spettacoli – 28 euro
+ 2 euro di tessera associativa Teatro Planet (solo al primo accesso)
Direzione artistica
Angela Telesca – angela.telesca@chipiuneart.it
Cecilia Bernabei – cecilia.bernabei@chipiuneart.it

Grafiche e webmaster
Walter Mirabile
Luca Bernabei

Ufficio stampa ChiPiùNeArt
ufficiostampa@chipiuneart.it
Promozione e comunicazione Teatro Planet
F/M Press –Marta Scandorza
Teatro Planet
Direzione artistica Caterina Costantini
Via Crema, 14 – Roma
Website: https://teatroplanet.wordpress.com
Direzione organizzativa
Gabriele Pianese gabrielepianese@alice.it
Giorgia Buttarazzi giorgia.buttarazzi@gmail.com

In viaggio con “Novecento” di Baricco al Teatro degli Audaci

0

Novecento, il personaggio narrato da Alessandro Baricco nel suo omonimo testo, trasposto cinematograficamente da Giuseppe Tornatore ne “La leggenda del pianista sull’oceano” ed ora portato in scena dal bravo Flavio De Paola al Teatro degli Audaci, non è solo un pianista ma una vera e propria anima poetica che vive in tutti in noi; un’anima pura e semplice, come quella di un bambino che scopre il mondo.

L’oceano è qualcosa di immenso, d’indescrivibile; la sua vastità e terribilità sono qualcosa che non si può spiegare solo a parole, ma devono essere viste e vissute. Il Virginian, un grande transatlantico, è un luogo dove s’incontrano tanti pensieri, tante situazioni e tante anime, sopra di tutte prevale quella Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, personaggio cardine di “Novecento” di Alessandro Baricco, monologo teatrale trasporto cinematograficamente da Giuseppe Tornatore, del quale abbiamo recensito poche settimane fa il suo ultimo capolavoro La Corrispondenza, in quello che è, secondo l’opinione dello scrivente, il film più bello della storia, cioè La leggenda del pianista sull’oceano. L’opera di Alessandro Baricco è stata riportata in scena recentemente da Flavio De Paola al Teatro degli Audaci.
Max Tooney, il migliore amico del protagonista, sta salendo sul Virginian, un transatlantico, ma non sa che questa nuova avventura gli cambierà la vita. Egli racconta a noi – in un dialogo tra attore (il bravo Flavio De Paola) e pubblico – la sua singolare amicizia con Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un grande artista, un grande pianista ma soprattutto un grande uomo. Novecento è in realtà un bambino che venne abbandonato anni prima sulla quella stessa nave e fu cresciuto da un macchinista di colore, Danny, che lo chiamò Novecento perché trovato “il primo anno di questo nuovo, fottutissimo secolo“. T.D., invece, era scritto sulla scatola che conteneva il bimbo, sigla interpretata come “Thanks Danny!” (Grazie Danny). Il bimbo, inoltre, fu ritrovato su di un qualcosa che avrebbe condizionato la sua vita futura: il pianoforte.

Il pianoforte diventa l’amico e confidente spirituale di Novecento. Attraverso gli ottantotto tasti riesce ad esprimere il suo mondo, la sua anima, l’anima di quella nave, perché questa è la sua terra. Egli ha il dono di saper leggere dentro le persone, di guardare alla vita con l’anima pura di un bambino, di stupirsi per le emozioni semplici. Novecento è curioso di conoscere, di vivere, di scoprire, come quando arriva l’amore, una forza misteriosa e distruttiva nelle nostre povere vite. Novecento vuole amare ed essere amato ed è per questo che decide di fare un passo gigantesco: abbandonare la nave dopo una vita passata tra quel timone e quella poppa senza mai scendere. Ma non può farlo e non lo fa perché il mondo lo spaventa, ma soprattutto perché l’esistenza al di fuori del Virginian non ha per lui alcun senso, perché l’universo è quel transatlantico, con i suoi buffi personaggi, con i suoi ambienti, con i suoi colori, i suoi suoni e le sue magie. Passati alcuni anni, Novecento è uno spirito, un fantasma che aleggia negli ambienti ormai disadorni del suo Virginian o, per meglio dirlo, di casa sua. Nonostante i tentativi di Max, egli decide di morire su quell’imbarcazione, che viene fatta saltare in aria perché ormai completamente fatiscente.

Novecento è l’amore, la poesia, la bellezza, in una sola parola è l’esistenza, testimoniata attraverso la tastiera di un pianoforte che diventa la sua migliore compagna di vita. Novecento è un personaggio che guarda con intensità a tutto ciò che lo circonda, che c’insegna a cogliere come un’apre coglie fior da fiore il nettare, sempre tutti gli aspetti positivi, ad andare a cercarli. L’oceano, con la sua immensità e la sua potenza, si unisce alla sua musica e crea un canto meraviglioso, un inno di lode alla nostra vita, ed invade il palco e la platea del teatro, arrivando fino al nostro cuore, il quale vive e respira insieme al protagonista. Novecento insegna a tutti i personaggi che incontra ad andare oltre le apparenze, ad ammirare il vero io delle persone.

Questo testo insegna a vivere, quindi devo dire un sentito grazie soprattutto a Novecento, ma anche ad Alessandro Baricco, a Giuseppe Tornatore, a Flavio De Paola (l’unica cosa che consiglierei a questo validissimo attore, se lo spettacolo dovesse essere replicato, di non recitare, come ogni tanto faceva, usando la stessa tonalità di voce del doppiatore del grande Tim Roth, attore protagonista del film sopraccitato, ma di usare la propria voce, che renderebbe l’effetto ancora più piacevole) ed anche al regista dello spettacolo Pablo Maximo Taddei

V’invito a sostenere il teatro in genere, perché stando seduti su quelle poltroncine normalmente di colore rosso spesso si arriva a capire il senso della nostra vita allo stesso modo di come quando si va in un museo, si assiste ad una mostra o ad un concerto, o quando si va al cinema, perché, come dice spesso il nostro attore protagonista, “senza il teatro non c’è civiltà“. 

Marco Rossi


(Foto di Gabriella Deodato)

I fascinosi “Duellanti” si scontrano al Teatro Quirino

0

Gabriel ed Armand sono due ufficiali dell’esercito napoleonico, due ussari, in sfida tra loro. Nelle loro gesta e nelle loro parole ci sono tutte le speranze, le delusioni e gli incubi di un mondo che sta cambiando. Sono “I Duellanti” di Joseph Conrad con Alessio Boni e Marcello Prayer in scena fino al 6 marzo al Teatro Quirino.

La voglia di credere in qualcosa è un aspetto fondamentale delle nostre vite. Quando il destino prende una piega che non possiamo governare ci sentiamo inutili, disillusi, delusi ma soprattutto coviamo rabbia. La rabbia esplode e quando esplode ci distrugge il fisico e l’anima, come accade a Gabriel ed Armand, protagonisti de “I Duellanti” di Joseph Conrad, in scena fino al 6 marzo al Teatro Quirino.

L’esercito napoleonico, la famosa Grande Armée, è una delle più celebri armate, dove l’onore ed il valore regnano primieramente. I ragazzi che ne fanno parte hanno sogni, passioni, lottano per un ideale; in una sola parola possono essere loro stessi. Ma la vita spesso è ingiusta e maligna. Gabriel ed Armand sono due ussari, soldati di cavalleria leggera. Il primo (il bravissimo Marcello Prayer) è un giovane iracondo, violento, con una rabbia enorme da sfogare; il secondo (il bravo Alessio Boni, perfetto anche fisicamente), è più posato, calmo ed irreprensibile; un soldato apparentemente fatto tutto d’un pezzo e senza mai una minima incertezza, ma, allo stesso tempo, pieno di conflitti.
Senza un motivo serio i due iniziano ad odiarsi ed ingaggiano un duello che li accompagnerà per oltre vent’anni in vari luoghi, scalando contemporaneamente le gerarchie militari e diventando famosi nell’esercito francese solo per quest’aspetto. I motivi della loro lotta costante rimangono sempre ignoti. Il loro è un vero e proprio “percorso di ricerca“, un voler scandagliare aspetti di una personalità completamente differente e che, per questo motivo, affascina ma provoca anche invidia, perché tali aspetti non sono propri. Il duello li porta alla scoperta dei loro incubi e man mano i duellanti capiscono che i propri sogni ed aspettative sono stati annientati, traditi da un mondo che cambia velocemente, che va verso un futuro ignoto ma che si prospetta totalmente differente; in più falliscono i progetti napoleonici. I nostri personaggi sono vittime di tali cambiamenti e non li accettano.
Tutti le altre figure che ruotano attorno ad essi, come il colonnello, il medico militare, (entrambi interpretati da Francesco Meoni) ed una donna (Federica Vecchio), testimoni consapevoli o inconsapevoli delle loro vicende, creano un microcosmo che non riesce a fornire risposte alle domande esistenziali che i due protagonisti si pongono; ad accompagnare i loro pensieri vi è il caldo suono del violoncello suonato dalla stessa Federica, che assiste al loro continuo sconto come un osservatore perverso.
I duellanti sono accomunati da una perdita totale dell’orientamento perché non capiscono una cosa molto importante; come dice Francesco Niccolini, uno degli autori della revisione drammaturgica del testo, “il vero avversario non esiste“, perché siamo noi i primi nemici di noi stessi, con le nostre paure, le nostre impalcature mentali ed il timore di non trovare risposte alle questioni che spesso noi ci poniamo quando la vita ci mette davanti un ostacolo. Abbiamo bisogno di un dialogo, di un confronto, di un “duello” con un’altra persona per capirci al meglio e per comprendere che cosa vogliamo da noi stessi e dalle nostre esistenze.
Consiglio personalmente di andare a vedere questo spettacolo perché non è solo veramente bello, ben recitato e ben dirett, ma anche perché testi del genere ci spingono a riflettere su tutta la nostra personalità ed esistenza.
Marco Rossi

(Foto di Federico Riva)

Tutti i vincitori degli Oscar 2016, il trionfo di Spotlight

0

Sono stati consegnati i Premi Oscar 2016, e nonostante i 6 premi a Mad Max il vincitore della serata è Spotlight con appena 2 premi.

Ci sono state diverse sorprese e tanti record, il commento è dopo l’elenco di tutti i vincitori in tutte le categorie.
MIGLIOR FILM
La Grande Scommessa
Il Ponte delle Spie
Brooklyn
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Room
Spotlight
MIGLIOR REGISTA
Adam McKay, La Grande Scommessa
George Miller, Mad Max
Alejandro Inarritu, The Revenant
Lenny Abrahamson, Room
Tom McCarthy, Spotlight
MIGLIOR ATTORE
Bryan Cranston, Trumbo
Matt Damon, The Martian
Leonardo DiCaprio, The Revenant
Michael Fassbender, Steve Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl
MIGLIOR ATTRICE
Cate Blanchett, Carol
Brie Larson, Room
Jennifer Lawrence, Joy
Charlotte Rampling, 45 Anni
Saoirse Ronan, Brooklyn
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale, The Big Short
Tom Hardy, The Revenant
Mark Ruffalo, Spotlight
Mark Rylance, Il Ponte delle Spie
Sylvester Stallone, Creed
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Jason Leigh, The Hateful Eight
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
Alicia Vikander, The Danish Girl
Kate Winslet, Steve Jobs
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Il Ponte delle Spie
Ex Machina
Inside Out
Spotlight
Straight Outta Compton
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

 

 
La Grande Scommessa

 

Brooklyn
Carol
The Martian
Room
MIGLIOR MONTAGGIO
La Grande Scommessa
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Spotlight
Star Wars: The Force Awakens
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Carol
The Hateful Eight
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Sicario
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Il Ponte delle Spie
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
MIGLIORI COSTUMI
Carol
Cenerentola
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Revenant
MIGLIOR TRUCCO

 

 
Mad Max: Fury Road

 

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
The Revenant
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI
Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens
MIGLIOR SONORO
Il Ponte delle Spie
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Sicario
Star Wars: The Force Awakens
MIGLIOR COLONNA SONORA
Il Ponte delle Spie
Carol
The Hateful Eight
Sicario
Star Wars: The Force Awakens
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Earned It” from “Fifty Shades of Grey”
“Manta Ray” from “Racing Extinction”
“Simple Song #3” from “Youth”
“Til It Happens To You” from “The Hunting Ground”
“Writing’s On The Wall” from “Spectre”
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Anomalisa
Boy and the World
Inside Out
Shaun Vita da Pecora
Quando c’era Marnie
MIGLIOR FILM STRANIERO
“Embrace of the Serpent” Colombia
“Mustang” Francia
“Il Figlio di Saul” Ungheria
“Theeb” Giordania
“A War” Danimarca
MIGLIOR DOCUMENTARIO
Amy
Cartel Land
The Look of Silence
What Happened, Miss Simone?
Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Ave Maria
Day one
Everything will be ok
Shock
Stutterer
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Body Team 12
Chau, Beyond The Lines
Claude Lanzmann: Spectres Of The Shoah
A Girl In The River: The Price Of Forgiveness
Last Day Of Freedom
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE
Bear Story
Prologue
Sanjay’s Super Team
We can’t live without cosmos
World of tomorrow
E la prima cosa da dire è una: le lancette sono tornate a fine dicembre, gli Oscar ci hanno praticamente detto “fate finta che gennaio e febbraio non ci siano mai stati”. Nella sostanza, Revenant non era un film veramente da Academy come pensavamo prima di farci contagiare dall’entusiasmo generale; Mad Max era il rullo tecnico di quest’anno, La Grande Scommessa era un fattore secondario; Spotlight era il grande favorito dopo la valanga di premi della critica.
E nonostante due mesi di premi dell’industria che hanno provato a ribaltare continuamente le carte in tavola, questo è stato il risultato.
Non voglio ora dire che questa stagione dei premi, col senno di poi, fosse facile da leggere… anzi, l’esatto contrario. Proprio tale incertezza di cui abbiamo sempre parlato ha portato ad una situazione così frastagliata (Spotlight ha vinto appena 2 Oscar, il vincitore non vinceva così pochi premi dal 1952) ed è la prima volta in 10 anni che il vincitore non è lo stesso che ha prima vinto ai Producers Guild Awards oppure ai Directors Guild Awards. E’ semmai semplice attribuire il fattore legato alla vittoria di Spotlight: il sistema preferenziale. Si doveva immaginare che il sistema di voto avrebbe premiato un film simile – in un sistema in cui contano nelle schede non tanto i 1° posti, quanto i 2° ed i 3° terzi, il film meno divisivo e più trasversale ha il vantaggio – dopotutto nessuno vi dirà che Spotlight è il suo film preferito dell’anno, ma nessuno dirà nemmeno che non gli è piaciuto (e l’importanza del tema conta tantissimo, oltretutto).
L’eccellenza tecnica di Mad Max è stata giustamente riconosciuta e premiata, un film così non poteva lasciare indifferenti. Dispiace non abbia vinto poi George Miller alla regia, ma in fin dei conti tutti quei premi sono pure e soprattutto suoi, perché nessuno avrebbe potuto fare alcunché senza la sua visione.
Leonardo Di Caprio ha finalmente vinto, e sinceramente non c’erano dubbi, e forse pure lui consapevole del momento ha regalato il miglior discorso della serata, delicatissimo sui temi ambientali. Brie Larson e Alicia Vikander hanno vinto le due statuette per le attrici, ed è bello pensare che entrambe non hanno nemmeno 30 anni e sono state accettate così tanto: hanno una carriera tutta in discesa con già un Oscar nel curriculum. La sorpresa è stata la vittoria di Mark Rylance contro il favorito Stallone: probabilmente la carriera non proprio in un punta di fioretto artistico di Stallone ha inciso, ma più che altro l’Academy ha mandato il segnale che il premio per lui era già la nomination, quasi l’ingresso in un club privato dopo anni di film trash e brutti, e qui si doveva accontentare. E’ stato comunque un bel segnale la vittoria di Rylance in sé, poiché la sua performance misuratissima è quella che solitamente NON vince. E parlando di sorprese, pochi lo sottolineeranno, ma la più grande della serata è stata la vittoria di Ex Machina negli effetti speciali, il film col budget più basso ad aver vinto nella storia tale premio: in una categoria apertissima con titoli importantissimi, è sicuro che il voto sia stato diviso tra tutti i nominati e sia stato deciso per pochissimo.
Da ricordare poi due record fondamentali. Inarritu è solo il terzo regista nella storia – dopo Mankiewicz e Ford – a vincere per due anni consecutivi l’Oscar alla regia, un premio che sa tanto di ingresso nell’Olimpo per l’autore messicano (eh sì, è pure il terzo anno consecutivo che vince alla regia un messicano, e ormai il sesto anno consecutivo che il premio va a un regista NON americano). E poi è arrivato finalmente, in un momento molto toccante, la prima vittoria per il nostro Ennio Morricone, meritata a dir poco, che a 87 anni diventa il performer più anziano ad aver vinto un Oscar competitivo.
Ultima nota la conduzione di Chris Rock. Il monologo iniziale è stato superlativo: tutto incentrato sulla polemica #OscarSoWhite, non poteva essere altrimenti, è stato ironico, in grado di settare l’atmosfera sul divertimento, e graffiante il giusto a favore della polemica, ricordando che i performers di colore devo avere le stesse opportunità di tutti, e graffiante anche verso l’esagerazione della polemica stessa, ricordando che Hollywood è sempre stata così e ci sono cose per più importanti per cui protestare in maniera così vigorosa. Il resto della serata però non ha seguito la forza dell’esaltante inizio, si è perso in segmenti inutili, poco divertenti, e monotematici.
In sostanza un’edizione degli Oscar da ricordare assolutamente per la sorpresa finale, l’apice di una stagione dei premi tra le più incerte e per questo divertenti degli ultimi anni.

 

Emanuele D’Aniello

“Vite di Madri, Storie di Ordinaria Anormalità” di Emma Fenu

0

“Vite di Madri” è un libro corale di voci femminili. Antiche e moderne, giovani e vecchie, mortali e immortali. “Storie di ordinaria anormalità”.

Le testimonianze raccolte da Emma Fenu per Echos Edizioni declinano svariate problematiche e sono incorniciate in titoli di libri noti, espediente, da un lato delicato, per salvaguardare l’anonimato delle intervistate, dall’altro strumentale, per stimolare un’associazione di idee, rendere il particolare universale e viceversa.
Uno dei più grossi problemi delle donne è la distinzione. Prima su tutte, quella più penalizzante, è la distinzione dal regno maschile. Ma ancora più pericolosa è stata  – e ancora è – la frammentazione del femminino stesso, che forse è un po’ un’arma a doppio taglio.
A tal proposito il libro contiene tra le prime pagine un inno a Iside a me molto caro, un testo ritrovato a Nag Hammadi, dove la dea in prima persona esterna le varie sfaccettature dello spirito muliebre. Non è un caso che sia Iside a parlare, dea che, in età ellenistica, era stata assimilata ad Afrodite, maschera sensuale delle regine tolemaiche. Queste figure emancipate ante litteram, donne di potere, ci tenevano a sottolineare la loro personalità poliedrica, perché l’universo femminile era scisso inesorabilmente in due categorie, come spesso accade anche oggi, svariati secoli dopo: la sposa madre e la prostituta sterile. 
La moglie, infatti, era canonicamente un campo da arare per l’uomo, il cui più grande interesse era proseguire la propria stirpe. Cosa accade dunque se una donna è sterile, non concepisce? Accade che bisogna lottare con i radicati pregiudizi delle vecchie mentalità.

 
“Non riuscivo a diventare madre, ero l’imperfezione più assoluta”
 
Siamo state educate a voler essere madri, è vero, ma la curiosità ci viene per natura, anche prima del desiderio di maternità: il nostro corpo può dare la vita. Ma, come ricorda giustamente Iside, non siamo solo incubatrici felici. Siamo anche figlie, siamo anche donne. E forse il problema è proprio questo nell’immaginario comune. Avete mai sentito un uomo giustificarsi così tanto? Sono uomo, sono marito, sono padre?
Un tempo il mondo femminile era l’altare del silenzio, poche erano le voci, come quella di Iside in questo caso, a reclamare la propria multiforme identità; attualmente invece è la trincea delle grandi lotte, delle grandi spiegazioni. Dobbiamo sempre giustificare la nostra presenza, le nostre azioni. Ma almeno ci è stata ridata la voce. La voce per dire senza paura che non sempre la Natura dona alla donna il potere di generare e ai figli dei genitori che li amano.
 
“Ma ti ha solo toccato, dunque?”

Mentre ai media piace parlare degli abusi, degli stupri, delle mamme killer, non si presta la stessa attenzione alle donne che non riescono ad avere figli. Così, l’utero in affitto diventa un problema per omosessuali, un pretesto per l’ennesima guerra alla diversità.

“Una giovane donna accettò di essere ventre, affinché un figlio vi fosse”

A ricordarci la strumentalizzazione della comunicazione è l’appendice finale di Sabina Cedri, uno sguardo sulla maternità confezionata dai giornali, sulla vita femminile come dovrebbe essere, sull’ipotetica soluzione alla mancata maternità: pregare Dio e fare molto l’amore. A precedere questo interessantissimo excursus sulla società, le 12 le storie che confutano questa propaganda buonista e le 24 braccia che stracciano il velo patinato delle sovrastrutture. Prima ancora, ad introdurre i racconti, un quesito, frutto di un atavico dissidio tipicamente femminile: Chi siamo? 

“La prima e l’ultima, la venerata e la disprezzata, la prostituta e la santa, la sposa e la vergine, la mamma e la figlia, la sterile, la donna sposata e la nubile, la scandalosa e la magnifica”

Eccetera, eccetera, eccetera…

Siamo moltitudini, ci contraddiciamo, affermava fiero Walt Whitman. Ma forse, a questo mondo, vale ancora solo per gli uomini? Fatto sta che in questa summa, un po’ drammatica, un po’ speranzosa, realizzata da Emma Fenu, le donne possono esprimere la loro diversità rispetto allo standard, alla cosiddetta “normalità”, rivelando la loro multiformità, per far capire una volta per tutte che non c’è nulla da giustificare, nulla da riparare. Perché prima di essere qualsiasi cosa, siamo essere umani che meritano la possibilità di inseguire la propria felicità, a prescindere che sia considerata “anormale”.
Alessia Pizzi 

“Libri come” e il racconto delle città all’Auditorium di Roma

0

VII edizione – Roma, 18-20 marzo 2016
Auditorium Parco della Musica
Roma e le altre (città) 

Torna all’Auditorium Parco della Musica, uno dei momenti più attesi della programmazione della Fondazione Musica per Roma. Per il settimo anno consecutivo, Libri come, la grande Festa del Libro e della Lettura di Roma animerà, dal 18 al 20 marzo, tutti gli spazi dell’Auditorium Parco della Musica, coinvolgendo lettori, addetti ai lavori, studenti, curiosi
Promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Instituto Cervantes, RAI Radio 3, a cura di Marino Sinibaldi con la collaborazione di Michele De Mieri e Rosa Polacco, Libri come è un evento unico nel suo genere, una festa di tre giorni in cui scrittori e lettori possono incontrarsi e vivere insieme, oltre il libro, l’esperienza della lettura, attraverso conferenze, dialoghi, lezioni, workshop, presentazioni, laboratori. Il Parco della Musica diventa così una grande biblioteca animata dove i lettori possono confrontarsi dal vivo con i grandi protagonisti della letteratura e della cultura mondiale. 
In questi anni Libri come ha raccontato “come” si scrivono, si pubblicano, si leggono i libri affrontando nelle ultime edizioni anche alcuni temi chiave: il futuro del libro, l’Europa, il Lavoro, la Scuola. Il titolo dell’edizione di quest’anno Roma e le altre (città) introduce uno dei temi più attuali del dibattito contemporaneo e anche uno dei motivi ispiratori più affascinanti della letteratura.
Oltre a Roma saranno molte le città che diventeranno protagoniste nel racconto degli scrittori: Istanbul, Londra, Barcellona, Damasco, Gerusalemme, New York Parigi, Monte Carlo, Milano, Trieste, Latina, Venezia, le città africane, ma soprattutto saranno numerose le occasioni di confronto su tanti aspetti che riguardano la vita quotidiana dei cittadini: politica e mondo del lavoro, famiglia e futuro, nuove tecnologie, consumi, beni comuni, turismo e spettacolo, shopping. Ma anche: amore e guerra, povertà e cimiteri, giornalismo e urbanistica, arte e cinema.
Gli OSPITI INTERNAZIONALI
Dopo la città di Istanbul raccontata nell’anteprima di dicembre dal Premio Nobel turco Orhan Pamuk, altri big della letteratura internazionale racconteranno a modo loro le principali metropoli contemporanee. Lo scrittore Jonathan Coe salirà sul palco insieme ad Alessandro Mari per accompagnare il pubblico dell’Auditorium a Londra, (Come Londra, Sabato 19 Sala Petrassi ore 19); lo scrittore e saggista spagnolo Javier Cercas racconterà Barcellona insieme a Bruno Arpaia (Come Barcellona, domenica 20 Sala Petrassi ore 12); l’autrice di best seller inglese Sophie Kinsella racconterà Le città dello shopping insieme a Annalena Benini e Fabio Canino (Domenica 20 Sala Petrassi ore 16); la scrittrice e architetto palestinese Suad Amiry parlerà di Damasco e Gerusalemme con Paola Caridi (Domenica 20 Spazio Risonanze ore 17); lo scrittore e saggista Adam Gopnick, corrispondente del New Yorker, sarà protagonista insieme ad Antonio Monda di Come New York, come Parigi (Domenica 20 Spazio Risonanze ore 19), mentre lo scrittore nigeriano Chigozie Obioma interverrà su Le Città dell’Africa con Igiaba Scego (Domenica 20 Sala ospiti ore 16). 
Numerosi gli incontri con protagonisti della cultura internazionale che approfondiranno alcune tematiche legate alle città: Le città della guerra con lo scrittore e veterano di guerra Eliot Ackerman e Giuseppe Catozzella (sabato 19 Teatro Studio Gianni Borgna ore 20), Le città della rete con lo studioso Frédéric Martel e Loredana Lipperini (Sabato 19 Teatro Studio Gianni Borgna ore 12), Le Città del futuro con l’economista, saggista e banchiere francese Jacques Attali (Domenica 20 Teatro Studio Gianni Borgna ore 19). Il premio Pen/Faulkner Atticus Lish con Nicola Lagioia affronterà il tema Amore e povertà a New York (Domenica 20 Spazio Risonanze ore 15).
Inoltre, Christian Salmon e Alessandro Baricco parleranno dell’arte del raccontare storie in Come lo storytelling in collaborazione con la Scuola Holden (Sabato 19 Teatro Studio Gianni Borgna ore 16). Lo studioso di Letterature Comparate Jean Philippe Imbert approfondirà l’arte di Alejandro Gómez de Tuddo, in occasione della mostra in programma Pantonecropolis (Sabato 19 sala Ospiti ore 12). Appuntamento tra i più attesi della rassegna, quello in cui l’ex campione del mondo di scacchi e leader del movimento di opposizione “Altra Russia”, Garry Kasparov spiegherà Come fermare Putin con Adriano Sofri (Sabato 19 Sala Petrassi ore 21).
GLI OSPITI ITALIANI
La nuova edizione di Libri come si inaugurerà venerdì 18 alle 19 in Teatro Studio con l’incontro Come Milano – Roma, in cui Walter Veltroni e Ferruccio De Bortoli si confronteranno sulle due principali città italiane moderati da Marino Sinibaldi. A seguire, alle 21, Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo e Walter Siti con Paolo Fallai parleranno di Roma e letteratura in Come Roma, realtà e romanzi. Altri scrittori e personalità si concentreranno su Roma (e altre città): Helena Janeczek, Chiara Valerio, Marco Balzano, Giosuè Calaciura, Gianni Di Gregorio, Giorgio Fontana, in Roma Vs Milano (Domenica 20 Sala Ospiti ore 19), la giornalista Federica Angeli e il magistrato Alfonso Sabella dialogheranno su temi di scottante attualità in Come Roma criminale (Domenica 20 Teatro Studio Gianni Borgna ore 12), Edoardo Albinati racconterà Come Roma Nord con Francesco Piccolo (Domenica 20 Teatro Studio ore 17), Pierluigi Battista e Antonio Pennacchi si confronteranno in Come Roma – Latina, le città del fascismo (Domenica 20 Teatro Studio Gianni Borgna ore 15). Un incontro speciale sarà quello condotto da Diego Bianchi Come Roma: dalla Tv a Twitter con Marco Dambrosio Makkox, Marco Damilano, Andrea Salerno, Antonio Sofi e la banda di Gazebo (Sabato 19 Sala Petrassi ore 17). Ancora lo scrittore Antonio Manzini e l’Amministratore delegato di Mondadori libri Enrico Selva Coddè saranno protagonisti dell’incontro La città dei libri condotto da Marino Sinibaldi (Sabato 19 Sala Ospiti ore 17), la scrittrice Michela Murgia e il giurista Stefano Rodotà si confronteranno sul tema Come l’amore (Sabato 19 sala Petrassi ore 12), Claudio Magris sarà sul palco insieme a Mauro Covacich per Come Trieste e la Mitteleuropa (Sabato 19 Teatro Studio Gianni Borgna ore 18), lo psicanalista Massimo Recalcati racconterà Come Lacan (Sabato 19 Sala Petrassi ore 15), Guido Crainz e Paolo Mieli discuteranno insieme a Giorgio Zanchini in Come la Repubblica settantenne (sabato 19 Sala Ospiti ore 19) e Andrea Camilleri racconterà le sue città e quelle di Montalbano con Marino Sinibaldi (Domenica 20 Sala Sinopoli ore 18). 
Non mancherà, a un mese dalla scomparsa, un omaggio di Libri come a Umberto Eco.
MARATONA FINALE
La manifestazione si concluderà domenica in Sala Petrassi alle 20.45 con la consueta maratona finale questa volta dedicata a Roma con scrittori, attori, musicisti e ospiti speciali. Tra le prime conferme: Lirio Abbate, Eleonora Danco, Domenico Iannaccone, Marco Lodoli, Elena Stancanelli, Filippo La Porta, i Poeti der Trullo. Con la partecipazione amichevole di Nicola Piovani e Gigi Proietti. 
IL GARAGE Autori, lettori, editori
Al settimo anno l’ormai tradizionale spazio di Libri come dedicato alle proposte fatte da editori, associazioni, riviste cambia leggermente di posto e sale di un piano più in alto, nello spazio AuditoriumExpo riservato di solito alle grandi mostre dell’Auditorium. Sempre tre le sale (le famose Officine) pronte ad accogliere le quasi cento presentazioni nell’arco dei tre giorni della festa del libro e della lettura. Completano l’allestimento una mostra fotografica degli autori passati negli scorsi anni a Libri come, una libreria mirata alla selezione dei titoli che vengono presentati. Insieme, grandi, piccoli e medi editori presentano i loro libri con gli autori, i critici, i giornalisti ma non mancano artisti e lettori comuni. Roma, visto il tema di questa edizione, la fa da padrone: storie della città e dei suoi luoghi noti e meno noti, personaggi che ne hanno segnato la storia, la sua vita intellettuale, sono al centro di tanti libri usciti in queste settimane. Decine di altre presentazioni sono dedicate agli altri libri del momento, quelli che segneranno la stagione editoriale del 2016, romanzi, saggi. Reading e proiezioni completano il programma di questa parte fondamentale di Libri come, come sempre a ingresso libero.

ATTIVITÀ PER LE SCUOLE
Come ogni anno grande attenzione sarà rivolta al mondo della scuola. Tra gli eventi proposti, I Racconti d’Inverno (uno dei diversi omaggi a Shakespeare nell’anniversario della morte, da parte di Libri come) con l’attore e regista Idalberto Fei (Giovedì 17 Spazio Expo / Officina 1 ore 10.30), English is the future con l’attore e insegnante inglese John Peter Sloan (Venerdì 18 Spazio Expo / Officina 2 ore 10.30) per le scuole elementari, i Laboratori di scrittura creativa per le scuole medie condotti da Fabio Geda e Marco Magnone (Giovedì 17 e Venerdì 18 Spazio Expo / Officina 3 ore 10.30) e gli Incontri con lo scrittore Giuseppe Catozzella (Giovedì 17 in Officina 2 e Venerdì 18 Teatro Studio ore 10.30) per le scuole superiori.
LE MOSTRE
Anche in questa edizione non mancano le mostre che graviteranno intorno al tema della Città e del libro. AuditoriumArte ospiterà Pantanecropolis del fotografo italo-messicano Alejandro Gomez de Tuddo, un’esposizione sul “lato oscuro” delle città, 12 fotografie panoramiche in b/n di skylines di diverse città dalla prospettiva dei loro cimiteri e di 16 più piccole con dettagli di sculture. Inaugurazione il 18 marzo alle 19.00.
AUTORItratti è invece la mostra fotografica “work in progress” di Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello, ospitata nel Foyer della Sala Sinopoli, con le immagini in istantanea e i pensieri scritti in tempo reale dei protagonisti della manifestazione. Una volta scattata, la fotografia verrà stampata immediatamente su carta ‘’fine art’’, e consegnata al soggetto ritratto che potrà scrivere sul bianco margine della stampa il proprio pensiero, firmarla e lasciare così una copia unica ed irripetibile, un ‘’positivo unico’’, caratteristica propria dei ritratti d’epoca. Le stampe saranno esposte nel foyer dell’Auditorium, per un allestimento in continuo divenire e arricchimento. 
Nello Spazio Garage invece verrà esposta una selezione di ritratti fotografici di autori presenti negli anni scorsi realizzati sempre da Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello.
INCURSIONI TEATRALI
In occasione dei 400 anni dalla morte di Miguel de Cervantes e di William Shakespeare, giovani attori e registi incontreranno il pubblico coinvolgendolo nella lettura di brani dei due grandi Autori. Con la partecipazione di: Simone Borrelli, Serena De Siena, Gabriele Abis, Francesca Pasquini e Alberto Melone
KINDERGARTEN
Quest’anno per la prima volta e a grande richiesta sarà allestito in Sala Studio 2 un Baby Parking a cura de “I Gatti Ostinati” attivo sabato 19 e domenica 20 dalle 15 alle 19. Sarà così possibile affidare a esperti animatori i bambini più piccoli nei momenti salienti del festival, in uno spazio a loro dedicato dove saranno organizzate lettura animate, sempre diverse, con Cataldo Nalli, Davide Fischanger, Valentino Pagliei, dedicate ai bambini dai 3 agli 11 anni. Quattro incontri con una durata di 50 minuti l’uno, ogni ora dalle 15 alle 19. Servizio gratuito a prenotazione obbligatoria. Indispensabile prenotare a promozione@musicaperroma.it
CORNER RADIO3 E VIDEOPROIEZIONI 
Come tutti gli anni sarà presente il Corner Radio3, uno spazio allestito come uno studio radiofonico, dal quale verranno trasmesse in diretta le puntate di Fahreneit, la popolare trasmissione di Radio3 dedicata ai libri, che ospiterà ai suoi microfoni molti degli ospiti di Libri come. Le puntate saranno condotte da Loredana Lipperini. Un altro spazio sarà invece dedicato a proiezioni inerenti al tema di quest’anno: 
– “I grandi della letteratura italiana” le puntate “romane” dedicate a Elsa Morante e a P. P. Pasolini
– Marco Cruciani, “Calma e gesso”. Conversazione con Mario Dondero
– “Arrivederci Roma” e “Miracolo a Milano”. Da I dieci comandamenti di Domenico Iannacone

Libri come è da sette anni una delle manifestazioni più importanti della stagione culturale romana e nazionale. Lo spirito di Libri come è il suo carattere di festa per la città dove gli autori e i protagonisti del panorama culturale e artistico si incontrano e si confrontano con il pubblico dei lettori cercando di abbattere i confini tra chi i libri li fa e chi li legge, mettendo al centro l’oggetto libro. L’idea di fondo è che ci sia un libro per chiunque, che qualsiasi aspetto della nostra vita quotidiana, dalla cultura all’economia, dalle scienze alla tecnologia, passi per un libro, perché nei libri c’è il mondo. In 6 edizioni Libri come ha collezionato 250mila presenze di pubblico, 30.000 nel 2015, più di 100 incontri per ogni edizione, nel 2015 sono stati 110 + 16 incontri tra Scuole e Biblioteche, 3 mostre, circa 300 gli ospiti italiani e stranieri, 70 le case editrici e le istituzioni coinvolte. 
Ingresso sale e attività per le scuole: 3 euro. 
Garage e mostre: ingresso libero

Zootropolis, niente è impossibile con la Disney

0

 Zootropolis, niente è impossibile con la Disney

In un mondo utopico dove prede e predatori vivono in armonia, la coniglietta Judy sfida il conformismo della società, diventando il primo coniglio poliziotto.

Mostrando la sua caparbietà sin da cucciola Judy riesce a concretizzare il suo sogno e, dalla Tana dei Conigli, dove i suoi duecento fratelli sono ovviamente coltivatori di carote, si trasferisce nella città delle infinite possibilità, Zootropolis, dove ognuno può essere ciò che vuole. Già, perché, nonostante l’evoluto equilibrio raggiunto dalla società animale, il mondo in cui vive Judy si nutre di luoghi comuni, secondo cui il coniglio è tenero, la volpe è inaffidabile e così via.

Trapiantata nella vita urbana, la coniglietta campagnola si trova subito catapultata nel mondo del lavoro, dove la sua bravura non viene minimamente considerata. Solo con molta audacia, e con l’aiuto della volpe Nick, la recluta riuscirà a farsi notare dai colleghi, risolvendo un misterioso giallo.
Yax
Non voglio scendere troppo nei dettagli della trama per non togliere ai lettori la voglia di andare al cinema, ci tengo però a sottolineare il fatto che la Disney ancora una volta incanta grandi e bambini: i più piccoli, infatti, sono attratti dalla genuina comicità, mentre i più maturi possono apprezzare gli spunti di riflessione nonché le raffinate trovate della famosa compagnia cinematografica. Il simbolo della Apple, ad esempio, a Zootropolis è una carota mangiucchiata, non una mela! (Date uno sguardo ai cellulari).
Mister Big e Fru Fru
Apprezzabili nella versione italiana anche i vari dialetti che contraddistinguono i personaggi, come il boss mafioso siciliano, un toporagno “Padrino” con una figlia che ricorda Snooki di Jersey Shore, doppiata da Teresa Mannino, oppure uno yak toscano che dirige un centro nudisti e fa sorridere con la voce di Paolo Ruffini. Molte altre le presenze “vocali” importanti, ricordiamo Massimo Lopez, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Nicola Savino, e, dulcis in fundo, la colonna sonora di Gazzelle, alias Shakira, che accompagna il film con le note dell’inno Try Everything.
Anche se i protagonisti sono animali, quegli animali siamo noi: la forza della Disney emerge nel saper evidenziare pregi e difetti dell’umanità in maniera mai negativa o fine a se stessa. Zootropolis funziona davvero: la trama è originale, divertente, e attuale. Dimenticate le principesse da salvare e le storie d’amore mielose. Stavolta un personaggio femminile sfida la società e i pregiudizi per affermare la propria personalità, per diventare adulto, e per ricordare a tutti che non esistono percorsi predefiniti. Se qualcuno non l’ha mai fatto non significa che è impossibile, significa che tu puoi essere il primo.
Alessia Pizzi

Torna a Roma la Female Artist Tattoo Convention

Dopo il successo delle precedenti edizioni della Female Artist Tattoo Convention, tornano a Roma le più grandi tatuatrici del panorama internazionale.

@Mario Tomasetti
Tatuatrici da tutto il mondo saranno nella Capitale sabato 5 e domenica 6 marzo 2016 per la quarta edizione della The Other Side of The Ink. Un omaggio alle donne e ai tattoo che anticipa la loro festa dell’8 marzo. Torna anche quest’anno, con l’arrivo della primavera, la prima convention di tatuaggi al mondo dedicata alle tatuatrici donne, che si svolgerà ancora una volta nella splendida location dello Sheraton Roma Hotel dell’Eur. Tra fantasie cromatiche inedite e forme piene di estro, Roma è pronta ad accogliere un evento unico nel suo genere, capace di dar luce all’arte del tatuaggio che si unisce a spettacoli, concerti, mostre ed esposizioni, rendendo il primo weekend del mese di Marzo un momento imperdibile per gli appassionati di tattoo. Nei 2.500 metri quadri dello Sheraton Hotel si potrà assistere alla realizzazione dei lavori dal vivo delle tatuatrici, pronte a colorare i corpi di chi vorrà godere di questa incredibile occasione di avere grandi artiste riunite in due giornate piene di sfumature.

Tra le artiste presenti alla The Other Side of The Ink ricordiamo:
Studio Yorick – Yulia Volpe
Art Factory Tattoo – Davinia Do Santo
Arte Vibrante – Silvia Amantea
Core Latino – Livia Nati
Cutter Cat – Paula Alarcon
La Tattoeria – Greta Pisotti
Oink Farm – Zel Hand
Ultimi Romantici – Giulia Bongiovanni
Bloody Business – Mara Yuma
Timeless Tattoo – Gaia Zeta
Core Latino – Francesca Bonetti
Don’t Tell Mama – Teba Barracuda
Eternal-Ink – Loren Quénard-Garnier
Lilith Divine – Grazia Derenzo
Tilly Tattoo – Simona Gallione
Isso Tattoo – Julie
The Other Side of The Ink non è soltanto tatuaggi. Nelle due giornate della manifestazione a colorare ulteriormente l’atmosfera ci saranno spettacoli ed eventi. Da non perdere la mostra “L’inizio della percezione dell’esistenza, è l’inizio della conoscenza” della giovane artista romana Ranya Art, che trae la sua ispirazione da un processo di ricerca interiore fino ad arrivare alla creazione di istallazioni e quadri che nascono dall’utilizzo di materiali principalmente di riciclo unendosi ad acrilico, vernici mixati, creazioni di volti e mani in gesso, argilla e varie paste modellabili.
Ritmo serrato anche per gli spettacoli collaterali che arricchiranno ancor di più il programma delle due giornate. Saliranno sul palco Red Lily alias Beatrice Giugliano, performer di bondage, un gruppo di ballerine, l’incantatore di serpenti Python man, la contorsionista Irene Croce, la fire performer Grace K, Kato Cork in un’esibizione di acrobatica e freestyle, e la bellissima Tiger Orchid. Presenterà Miss VampFire.
Sabato 5 marzo
Inizio spettacolo h.16
H.16.00 Verticalismo e Contorsionismo con Irene Croce
H.16.30 Acrobatica- Kato Cork
H.17.00 Fire Performer – Grace K
H.17.30 Bondage – Red Lily
H.18.00 Verticalismo e Contorsionismo – Irene Croce
H.18.30 Fire Performer – Grace K
H.19.00 Acrobatica – Kato Cork
H.19.15/30 Inizio Contest Tattoo
Presenta Miss Vampfire
Domenica 6 Marzo
Inizio Spettacoli H.16.00
H.16.00 Esibizione di Danza – Organic Systems
H.16.30 Fachirismo – Tiger Orchid
H.17.00 Incantatore di Serpenti – Python Man
H.17.20 Bondage- Red Lily
H.18.00 Danza – Organic Systems
H.18.30 Fachirismo – Tiger Orchid
H. 19.00 Incantatore di Serpenti – Python Man
H.19.15/30 Inizio Contest Tattoo
Presenta Miss VampFire
@Mario Tomasetti
Non mancheranno anche quest’anno i Tattoo Contest Categories per cui, oltre alla premiazione dei migliori lavori eseguiti durante la convention nella categoria Best of The Day, verranno proclamati i vincitori del Best Tribal, Best Dotwork, Best Ornamental,Best Color, Best Realistic (nella giornata di sabato 5 marzo), Best Traditional, Best Portrait, Best Japanese, Best Black’n’Gray e Best of the Show (nella giornata di domenica 6 marzo).
Direttore Artistico: Betty Soares
INFO E CONTATTI
€ 10,00
Sabato – Apertura h 13,00 Chiusura h 23,30
Domenica – Apertura h 12,00 Chiusura h 22,00

Al via la IV edizione di Orizzonti del Novecento Europeo

0

I curatori di “ORIZZONTI DEL NOVECENTO EUROPEO” sono lieti di annunciare l’apertura della IV° edizione del ciclo di incontri sulle arti del XX secolo che si tengono a Roma presso l’INASA

Giovedì 25 febbraio, alle ore 16.30, presso l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (piazza San Marco 49, Roma), prende il via la quarta edizione di ORIZZONTI DEL NOVECENTO EUROPEO.
Il ciclo di incontri è organizzato dalla Scuola d’Arte e dei Mestieri Nicola Zabaglia e curato da Roberto Cumbo e Giovanni Papi, con la collaborazione di Vanessa Ascenzi. Gli incontri che si susseguiranno fino a giugno, si avvarranno del contributo di studiosi, testimoni e protagonisti della scena artistica contemporanea.
Il tema dell’edizione 2016 è “Pensare con le mani. Il fare con la materia” e l’obiettivo è quello di evidenziare le esperienze artistiche e le eccellenze creative che hanno caratterizzato il secolo scorso, sottolineando relazioni e influenze tra le diverse discipline artistiche (pittura, scultura, architettura, teatro, cinema, fotografia e moda).
L’incontro di apertura è con Micol Forti, Direttore della Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, con una sua conferenza dal titolo: “Nella luce e nello spazio. Materie e processi creativi nella Cappella di Vence di Henri Matisse”.
Viscerale e vitale è il legame tra invenzione artistica e materia, tra progetto e tecnica, tra visione e realizzazione. Henri Matisse negli ultimi anni della sua vita, dal 1947 al 1952, si dedica alla sua prima e unica opera d’arte totale: la Chapelle du Rosaire. A partire da questo lavoro, di cui progetta ogni singolo elemento ed oggetto, Matisse ha ridefinito i termini della relazione tra questi poli. La sperimentazione di nuovi procedimenti ideativi e l’attivazione di un dialogo con le qualità compositive di materie diverse, mutevoli, tecnicamente distanti dal tradizionale linguaggio pittorico o scultoreo, ha determinato l’apertura verso una nuova impostazione del disegno, così come l’affermazione di un differente concetto di spazio artistico monumentale.
Seguiranno questi appuntamenti:
31 marzo, Donatella Cavezzali, Viaggio nella materia e nei segreti del restauro e Francesco Gallo, Pensiero e Cosa. Enigma delle mani e del presente;
29 aprile, Fabrizio Lemme e Renato Mammuccari, Tra Ottocento e Novecento: Il Grand Tour. Il pensare e il fare con la natura;
12 maggio, Francesco A. de Caprariis, Antonio Panico, Michele Rak, Profumo di stoffa. Scent of cloth. L’eccellenza della sartoria italiana;
26 maggio, Carlo Fabrizio Carli, Giovanni Guerrini. Arte e Artigianato in Italia fra le due guerre e Giovanni Papi, Cambellotti e le sue molteplici creatività. Il teatro;
9 giugno, Alessandro Angelini, Massimo Cutrupi, Alberto Serarcangeli, “La realtà in 24 fotogrammi”. Quadro, foto, cinema.

Lo Chiamavano Jeeg Robot, il supereroe di Tor Bella Monaca

0

Ora tutti vi diranno che Lo Chiamavano Jeeg Robot è un film come non sono mai stati visti e mai fatti prima in Italia. Ed è verissimo, solo non per i motivi che molti pensano.

Perché Gabriele Mainetti, uno che si nutre fin da giovanissimo di pane e cinema, non ha realizzato un film di supereroi all’italiana, ha realizzato semmai un autentico film di genere italiano – con mezzi, ambizioni e soggetti diversi – di quelli che si facevano una volta e sono stati per decenni un nostro vanto imitatissimo all’estero. Sì, dentro c’è un supereroe, ma di fumettoso a parte l’origine dei potere ed il finale c’è pochissimo (cosa che invece provava a fare, fallendo e toccando il ridicolo, Il Ragazzo Invisibile di Salvatores).
Ma soprattutto Lo Chiamavano Jeeg Robot è un film scritto dannatamente bene, con una sceneggiatura che evita sempre la parodia e dà forza alle intuizioni visive di Mainetti. La vicenda indubbiamente segue un canovaccio prestabilito – quando si parla di supereroi è impossibile fare il contrario – ma al tempo stesso riesce ad essere praticamente unica ed incredibile: non è mai citazionista, quantomeno mai solo per il gusto di esserlo, e quando pensi di aver trovato una somiglianza ti accorgi di assistere ad un film assolutamente originale. Aiuta moltissimo l’atmosfera della periferia romana, ma pure questo è un colpo di genio di Mainetti, capace di creare dal nulla la mitologia del proprio eroe andando di pari passo al racconto della vita degli emarginati nella metropoli contemporanea: i tre protagonisti sono tre comuni persone problematiche che declinano i proprio fantasmi interiori come meglio credono – nell’eroismo, nella pazzia, nella delinquenza – rimanendo persone qualunque che potremmo incontrare ogni giorno girando l’angolo di casa, vittime prima della società e poi di loro stessi.
Propri su questo punto va aperta la parentesi degli attori, perché se Claudio Santamaria è bravissimo e assolutamente in parte, per Luca Marinelli gli aggettivi da utilizzare sfiorano le iperboli. Lui è bravissimo nel tirare fuori tutto il carisma che possiede rimanendo comunque il più spontaneo possibile, soprattutto è strepitoso nel capire che talvolta l’overacting, se regolato al personaggio giusto, può diventare indimenticabile. Con un attore simile Mainetti si diverte a disegnare un personaggio clamoroso, un villain che ancora una volta ne ricorda tanti ma non è uguale a nessuno: quando prima dicevo dei personaggi vittime della società, Mainetti qui è geniale nel creare un villain con un passato da star della tv generalista, il classico baby fenomeno che poi da grande si perde, ed inculcare tali caratteristiche nel suo essere cattivo. Un’introspezione che altri avrebbe trasformato in comica, invece Mainetti getta addirittura le basi per un’analisi sociologica.
Non c’è bisogno comunque di nascondere qualche ovvio difetto: mostrare una Roma in preda al caos aumenta l’atmosfera ma alla fine è quasi inutile dal punto di vista narrativo, e la scelta di mettere una giovane e bella ragazza come appassionata di cartoni animati è un po’ pretestuosa, quando sarebbe stato un ruolo più naturale per un bambino (e poi creare un personaggio femminile ad hoc): ma davvero, più che difetti sono piccolezze nel quadro generale di un film assolutamente riuscito.
Lo Chiamavano Jeeg Robot è una scarica elettrica di vero cinema in cui l’ambizione si unisce al talento, capace di creare immagini indelebili partendo dall’essenza della sceneggiatura. Non è solamente un film di supereroi perché Mainetti, da vero e intelligente appassionato di fumetti, sa bene che non conta imitare l’estetica ma comprendere la sostanza di quelle storie, ed il suo film potrebbe aprire le porte di un nuovo genere tutto italiano: è prestissimo per dirlo, ma spero vivamente di poter citare un giorno questo film al fianco dei gialli di Argento, agli horror di Bava, agli spaghetti western di Corbucci.
Emanuele D’Aniello

Il teatro direttamente a casa tua con Staseranoidavoi

0

Ada e Bea sono le protagoniste di una drammaturgia bella e travolgente, e questa sera potrebbero bussare anche alla vostra porta di casa.

Quando ami tanto una cosa, vorresti sempre averla accanto, a portata di mano, condividerla con gli amici e sentirti come a casa, in famiglia. Non è anche questo il teatro? Ma come possiamo viverlo a pieno, anche senza il palcoscenico, comodamente a casa nostra? Ora si può fare. Sì! E’ quello che 
“ Staseranoidavoi” sta facendo da un po’ di mesi. Sono 6 donne audaci, belle, brave e intelligenti. Loro hanno capito che il teatro esiste anche senza palco,  bastano due attrici e qualcuno che le guardi. La casa può essere di chiunque, loro vanno ovunque a portare i loro spettacoli. Ma questo lo potete scoprire meglio nel loro simpatico sito web.


Io sono qui oggi per raccontarvi uno dei tre spettacoli offerti da questa officina di idee meravigliose. “Ada e Bea” sono le protagoniste di un’ora di risate coinvolgenti e di attimi drammaticamente sentiti.
La loro storia è questa:

“Un’attrice un tempo famosa e la sua assistente tentano di mettere in scena un improbabile testo classico, ma l’inquieta realtà di ogni giorno preme alle porte ed infine irrompe nel piccolo universo patetico in cui entrambe hanno scelto di nascondersi.

Ecco che un normale salotto diventa il palcoscenico di tragedie molto più attuali, in una commedia fatta di equivoci e divertenti battibecchi, con un pizzico di suspence e un colpo di scena. La verità può arrivare all’improvviso e portarci dove mai avremmo immaginato di poter andare.”

Bea è interpretata da una piccola donna bionda, che sprigiona tutta la sua bravura emozionando e divertendo. Il suo nome è Cristina Aubry. Ada è senza dubbio la donna eccentrica e spiritosa che un po’ tutte noi siamo, interpretata dall’affascinante Elisabetta De Palo. C’è molto materiale sorprendente in queste due interpreti, che lasciano lo spettatore libero di indossare parole, battute e  riflessioni che si incollano perfettamente alle preoccupazioni e ai pensieri di ognuno di noi. Perché? Perché le interpreti sono umane e sono brave a trasmettere le emozioni dei loro dialoghi. Il cambio del registro da comico a drammatico è sicuramente la cosa che ha reso lo spettacolo molto alto. Quando c’è stato questo netto cambiamento si è modificato tutto, non solo le luci più soffuse ma anche i volti delle attrici, la loro voce, e l’atmosfera. La semplicità a volte rende tutto più emozionante e infatti in scena, anzi nel salone, hanno giusto pochi oggetti che si scambiano e la loro instancabile dialettica. C’è una storia sotto le loro battute che capiamo solo grazie al tempo che scorre velocemente. La scrittura di Dimitri Patrizi riesce a sorprendere perché sono parole adatte allo stato d’animo delle due interpreti, sono coerenti con la storia che raccontano, e la trama stessa è più che valida.
Sicuramente il teatro porta con sé l’affascinante atmosfera e ci da la possibilità di calarci ed immergerci nell’opera, grazie alla penombra della sala e del brivido del palco. Ma se le attrici, come in questo caso, sono brave, vi assicuro che per un attimo vi dimenticherete di stare semplicemente a casa vostra e vi godrete comunque lo spettacolo. 
Elena Lazzari

Lhotar e il risveglio del Marskull, un avvincente fantasy italiano

0

Gionata Scapin è al suo esordio come scrittore di fantasy, con un romanzo brillantemente diretto che colpisce soprattutto per la freschezza della storia: Lothar e il risveglio del Marskull, edito da Marcianum Press, vi trascinerà in un’avventura magica e misteriosa, tra draghi millenari, cattivi mai così cattivi, simboli arcani e poteri che non andrebbero mai risvegliati. 

“I draghi non esistono!”

“Dicevi la stessa cosa degli elfi e delle fate”
Prendete un elfo e una fata, un archeologo bello e aitante e una studiosa di simbologia. Buttateci in mezzo dei cattivi stupendamente cattivi, un’Europa magica e misteriosa, musei, antiche reliquie di presunti draghi, resti preistorici di dragonesse, e un potere oscuro e nefasto, una sorta di sabbia rossa che annienta e distrugge qualsiasi cosa intralci il suo cammino. Ora mescolate il tutto, trattenete il respiro, aprite gli occhi e siate pronti ad immergervi in romanzo che offre tutto questo e anche qualcosa in più: Lothar e il risveglio del Marskull, romanzo fantasy dell’esordiente scrittore Gionata Scapin, soddisfa appieno ogni aspettativa. Sospeso tra la terra e un mondo lontano, ha come protagonisti una strana coppia, Lothar, elfo scuro, dai lunghi capelli candidi e occhi color glicine e la dolce fata Ellywick, pura e bellissima, dolce e tenera. Catapultati da un perfido mago sulla terra, cercheranno in tutti i modi di fare ritorno a casa… ma come potranno riuscirci se manca l’elemento principale, la magia? 
E’ a partire da questo spinosissimo ostacolo che Gionata Scapin dispiega il suo romanzo sulle ali di un vero e proprio road movie tra le principali città europee, alla ricerca del significato perduto di un remoto lascito affidato, dalla notte dei tempi, da una dragonessa. Una ricerca che si dipana tra biblioteche, vecchi manoscritti, articoli di giornale, musei, reliquie, ossa, parole oscure scritte sulle pareti di una caverna e in grado di evocare poteri antichi e potenti. Una ricerca affidata a protagonisti coinvolgenti, psicologicamente ben caratterizzati, ai quali ci si affeziona molto facilmente e che difficilmente si lasciano andare, una volta terminata l’ultima pagina. 
Lothar e il risveglio del Marskull si legge piacevolmente proprio per la scorrevolezza della trama, per i dialoghi mai banali e per i personaggi che, da subito, lo abbiamo detto, riescono a catturare l’attenzione di chi legge. Soprattutto, è apprezzabile l’abilità di Gionata nell’aver realizzato un romanzo quasi a 360°, che riesce a cogliere sapientemente le migliori atmosfere fantasy, gli intrighi simbolici alla Dan Brown e quel pizzico di vivacità, soprattutto nei dialoghi, che a me personalmente è piaciuta tantissimo. Quello che ne esce è, però, un lavoro molto personale, curato nei minimi dettagli (specie nelle descrizioni dei luoghi e delle scene più adrenaliniche) e attinto da una fantasia vivace e, soprattutto, originale. Degna di nota è anche la malinconica storia d’amore che, pagina dopo pagina, prende vita strappando qualche sorriso e qualche tenero rimpianto (e più non aggiungo). 
Un libro che sento di consigliare, quindi, e non solo agli estimatori del fantasy. Da parte mia, non posso che auspicare un possibile seguito (visto anche il finale volutamente aperto) e, almeno spero, alcuni ritorni. 
Chiara Amati

Santa Cecilia vola sulle ali di Mozart e Brahms

0

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha proposto per il suo concerto settimanale un interessante programma dedicato a Carl Maria von Weber, Wolfgang Amadeus Mozart e Johannes Brahms. Sul podio il debuttante Robert Trevino.

LAccademia Nazionale di Santa Cecilia è sempre prodiga di sorprese, tante volte positive ma alcune volte negative, come il forfait del previsto direttore per questo concerto Jaap van Zweden, il quale è stato costretto a rinunciare a causa di gravi problemi familiari. Debuttava sul podio di Santa Cecilia il giovane direttore Robert Trevino con un programma dedicato a Carl Maria von Weber, Wolfgang Amadeus Mozart e Johannes Brahms.
Wolfgang Amadeus Mozart
©Lisa Hancock (www.roberttrevino.org)

Il programma iniziava con la trascinante ouverture dell’Oberon di Carl Maria von Weber, opera composta nel 1826; una musica trascinante e ricca di brio così come lo è stato il secondo pezzo in programma, cioè il Concerto per pianoforte ed orchestra n.25 in Do maggiore K503 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto nel 1786. Si tratta di un brano assolutamente complesso e virtuosistico, che richiede un pianista capace di tirare fuori dalla tastiera lo spirito allo stesso tempo sia giocoso che drammatico insito nella musica di Mozart; il bravissimo Benedetto Lupo, artista barese, festeggiatissimo dal pubblico è stato assolutamente all’altezza del compito. Nella musica di questo capolavoro si sente spesso una melodia che ricorda la futura Marsigliese, tant’è che si è detto che Rouget de l’Isle, l’autore dell’inno francese, si sia ispirato a questo brano.
Per concludere il concerto, il bravo direttore e la bravissima orchestra hanno proposto la Sinfonia n.1 in Do minore, op.68 di Johannes Brahms, un brano composto nell’arco di vent’anni; è un pezzo estremamente complesso ed impegnativo sia per il direttore che per l’orchestra, ed entrambi hanno avuto un trionfo senza pari.
Marco Rossi

La fresca e frizzante “Cenerentola” di Emma Dante

0

Il Teatro dell’Opera di Roma ha riportato in scena dopo 16 anni “La Cenerentola”, capolavoro assoluto di Gioachino Rossini, con una allestimento divertente e frizzante della grande regista siciliana Emma Dante.

© Yasuko Kageyama / TOR
La Cenerentola è uno dei capolavori assoluti di Gioachino Rossini e richiede sempre un grande sforzo economico ed un cast all’altezza. Dopo 16 anni questo capolavoro è tornato sul palco del Teatro dell’Opera di Roma, in concomitanza con “Il Barbiere di Siviglia” di cui si festeggiano i 200 anni e di cui abbiamo parlato recentemente. La nuova produzione di questo capolavoro assoluto è della grande regista siciliana Emma Dante, impegnata in produzioni teatrali – spesso recitate in siciliano – che trattano di problemi sociali, ed anche regista di un allestimento molto controverso della Carmen di Georges Bizet alla Scala.
Dopo varie vicessitudini, sono riuscito finalmente a vedere questo spettacolo all’ultima recita di venerdì 19 febbraio e si è trattato di uno dei più bei spettacoli che io abbia visto nel teatro della nostra città. Lo spettacolo di Emma Dante era di una comicità potremmo dire quasi “indemoniata“. La Dante ha riempito la scena con dei ballerini che portano sulla schiena le chiavette tipiche con le quali si caricano le bamboline meccaniche. I loro movimenti schizofrenici sottolineavano perfettamente quel perfetto meccanismo ad orologeria che è la drammaturgia di questo capolavoro e la tirannide alla quale è sottoposta la povera Angelina (la “Cenerentola”). Tutto però era letto in chiave comica e assolutamente fiabesca. Ecco che arrivava la carrozza, ecco i costumi sgargianti e bellissimi curati da Vanessa Sannino, ecco le scenografie curate da Carmine Maringola, consistenti in un grande muro bianco che dava l’idea di qualcosa di irreale e in tanti altri oggetti colorati come dei fantastici paraventi, ecco i pazzi e schizofrenici movimenti coreografici curati da Manuela Lo Sicco e le belle luci di Cristian Zucaro. Ma, soprattutto, dovremmo dire ecco la Cenerentola; infatti lo spettacolo della Dante, pur con queste idee assolutamente particolari ma divertentissime, era la Cenerentola di Gioachino Rossini, e, non come spesso capita, un qualcos’altro che non ha niente a che vedere con quello che è stato scritto.
Uno spettacolo non funziona senza degli ottimi artisti. Il cast è stato assolutamente all’altezza ed in grado di sottolineare tutti gli aspetti insiti nei loro personaggi. Si andava dalla dolcezza e dal candore di Angelina (la “Cenerentola), espresse dalla bellissima voce di Josè Maria Lo Monaco, alla nobiltà di Don Ramiro, il principe azzurro, di Giorgio Misseri (forse, vocalmente, l’elemento più debole del gruppo a causa di un’emissione molto nasale). L’ottimo Filippo Fontana ha interpretato con grande simpatia Dandini, il cameriere del Conte che si traveste per capire quale sia la donna adatta per il suo signore, mentre le due sorellastre Clorinda e Tisbe erano due donne spiritate ed indemoniante e ogni scena delle due interpreti, Damiana Mizzi ed Annunziata Vestri, era assolutamente effervescente. Alidoro, il mago, era interpretato con grande nobiltà da Ugo Guagliardo.
© Yasuko Kageyama / TOR

Ho lasciato volontariamente per ultimo il veterano del cast, il grande, grandissimo Alessandro Corbelli come Don Magnifico, il “patrigno”, il ruolo più divertente di tutta l’opera. Corbelli è la dimostrazione di come un grande artista e cantante, dopo una sfavillante carriera, se costantemente impegnato nello studio, riesca ad essere assolutamente credibile nel ruolo ma soprattutto ad imporsi nel gruppo.

Purtroppo però duole sottolineare quali sono stati gli aspetti negativi: la direzione del giovane Alejo Pérez è stata un po’ pesante, non troppo precisa negli attacchi, con vari scollamenti tra buca d’orchestra e palco, e l’Orchestra ed il Coro del Teatro dell’Opera di Roma non erano proprio in gran forma, come hanno evidenziato alcune stonature. Chiudiamo un occhio, però: era l’ultima replica ed il lavoro finale era talmente piacevole da sopperire a queste piccole pecche.
Marco Rossi

Frida Kahlo, una donna che voleva essere semplicemente donna

0

Frida Kahlo è stata non solo una delle più grandi pittrici del secolo scorso, ma un emblema dell’emancipazione femminile. La sua personalità, così complessa e profonda, è stata al centro dello spettacolo “Frida Kahlo – Il ritratto di una donna” al Teatro della Cometa.

Teatro della Cometa
© Azzurra Primavera

Quando mi sono recato in teatro sapevo che avrei visto qualcosa di assolutamente profondo. Da laureato in Storia dell’Arte conoscevo la complessità della biografia e della personalità artistica di Frida Kahlo, pittrice messicana di padre tedesco, una delle più grandi artiste del secolo scorso ed emblema dell’emancipazione femminile. Seduto sulla mia poltroncina nello splendido Teatro della Cometa, un vero e proprio gioiello architettonico, pensavo a quanto sia stato complicato scrivere ma soprattutto interpretare un testo su questa donna, e a come sia altrettanto arduo scrivere una recensione, composizione di umili parole di fronte a cotanta profondità. Ma la magia ha avuto inizio, e questa magia aveva un titolo: “Frida Kahlo – Il ritratto di una donna“, in scena fino al 28 febbraio.
Lo spettatore era subito coinvolto nello spettacolo. Le videoproiezioni che, con le sue opere principali facevano da scenografia, invadevano anche il teatro, immergendo il pubblico nella triste vicenda di Frida, una donna segnata da un destino crudele fin dalla nascita. Tuttavia, nonostante i problemi con la madre, le condizioni di salute aggravate da un spaventoso incidente a soli 18 anni (un corrimano dell’autobus dove si trovava la trapassò da fianco a fianco) la sua forza di vivere fu tale da portarla a combattere come un leone fino all’ultimo giorno. Era una donna che amava vivere, che amava la vita ed amava l’amore; amore che lei conobbe con Diego Rivera, un grande pittore messicano. Si è trattato di un rapporto contrastato il loro, a causa dei continui tradimenti di entrambi (lei ebbe anche dei rapporti omosessuali), delle enormi differenze di personalità, ma soprattutto di una felicità mai raggiunta, come quel figlio che lei avrebbe tanto voluto avere, ma che non arrivò.

Attraverso la sua arte, Frida trasmetteva l’affetto per il suo paese, ma soprattutto esprimeva il senso profondo dell’essere donna, la sua voglia di vivere ma anche la sua inquietudine la mancanza di un vero rapporto madre-figlia come rappresentato nel suo quadro Mi nacimiento o Nacimiento (La mia nascita o Nascita).
Teatro della Cometa
© Rebecca Beltrán Jiménez – Un diálogo entre Frida Kahlo y Horacio Quiroga. La selva como escenario de la Modernidad -mailxmail.com
Frida Kahlo è ancor’oggi un simbolo di donna che voleva essere semplicemente “donna”, perché il femminino è sinonimo di gioia e amore per la vita. La sua voglia di vivere e la sua giovane vita l’hanno elevata a icona per tutte le donne. Proprio guardando questo spettacolo (e mi complimento con Alessia Navarro, Ivan Giambertone, Claudia Salvatore e Giulia Barbone, con la regia di Alessandro Prete, e con tutti gli autori ed il cast tecnico) pensavo: quanto è servito l’esempio di Frida Kahlo? Purtroppo ben poco. Pensavo a quanto la donna sia ancora sfruttata, maltrattata, non riconosciuta ed apprezzata.
Forza donne! Siete il fiore del mondo!
Marco Rossi