Il Teatro dell’Opera di Roma sta portando ora in scena una produzione di una delle più belle opere di Giuseppe Verdi, cioè “Un ballo in maschera”
Titolo: Denial
Anno: 2016
Durata: 110’ mins
Genere: Drammatico – Thriller
Regista: Mick Jackson
Cast: Rachel Weisz, Andrew Scott, Timothy Spall, Tom Wilkinson
Così fan tutte è veramente un gioiello. Andata in scena per la prima volta il 26 gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, conclude, dopo Le Nozze di Figaro ed il Don Giovanni, la cosiddetta “trilogia dapontiana“, cioè le tre opere con la musica di Wolfgang Amadeus Mozart ed il libretto di Lorenzo Da Ponte.
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| Joseph Viatte e Marie Tassin al termine dello spettacolo. Durante l’esibizione non pronunciano mai parola. |
Ma vedendo Una, mi è corso più volte in mente una scena essenziale di Nymphomaniac di Lars Von Trier, ovvero il momento in cui la protagonista smaschera le emozioni di un pedofilo, e invece di esserne disgustata lo compatisce per la sua malattia e la sua impossibilità di vivere una vita normale essendo afflitto da tale perversione.
In quel monologo, forse per la prima e unica volta nella storia del cinema, il pedofilo è concepito e mostrato come vittima di sé stesso.
Questa scena mi è venuta in mente perché Una in un certo senso riparte dal quel concetto, ma ovviamente non lo declina come Von Trier, semmai alza ancora di più l’asticella della controversia: senza giudicare, senza azzardi morali o moralizzatori, Una mostra con coraggio, disgusto e grande disturbo emotivo il rapporto tra carnefice e vittima, raccogliendo le macerie lasciate dall’abuso sessuale su una 13enne.
Tratto da un’opera teatrale per questo concepito e girato in maniera essenziale e semplice, con una scenografia spoglia e molto austera che intelligentemente lascia il centro della scena solo ai protagonisti e al tema principale, con spazi e ambienti che quasi li isolano da tutto il resto, il film è il confronto tra due persone e due anime distrutte definitivamente dal proprio marciume interiore: nel loro dialogo, nella libertà e sconvolgente innocenza con cui ricordano momenti raccapriccianti, vediamo due facce della medesima perversione.
E’ ovvio però che la vera danneggiata è la ragazza, la quale si trova nel suo stato di quasi pazzia a causa della violazione subita da piccola. I suoi comportamenti e le sue parole sono tutte derivate da quanto accaduto. Il lavoro enorme del film e della sceneggiatura in particolare è appunto quello di massacrare emotivamente lo spettatore in maniera ambigua, facendogli insinuare il dubbio che entrambi siano malati, quando non si deve mai dimenticare che tra una bambino e un adulto la capacità di scelta è sempre in possesso di quest’ultimo: pur quindi nella presenza chiara di un carnefice, Una riesce non dico a far empatizzare con un pedofilo, ma quantomeno a farne capire e passare il punto di vista, in modo da sconvolgere lo spettatore chiamato a credere alle sue parole e magari vedere per un attimo le sue ragioni (e forse per questo odiarlo ancora di più). Raggelante, il film riesce davvero appieno in questo intento.
Grazie soprattutto alla performance ambigua e comunque sempre molto umana di Ben Mendelsohn, ed a quella in bilico tra l’isteria e l’infantilismo perpetuo di Rooney Mara, il film colpisce nel segno riuscendo a porre quesiti che la nostra mente vorrebbe relegare nei meandri più profondi dell’inconscio. Con un incidere compassato, in modo che scavi lentamente nel malessere interiore, e con una struttura temporale frammentata, in modo che i pensieri possano riaffiorare come un fastidio mai sopito, Una è nella propria semplicità di film quasi anti-cinematografico uno delle pellicole più coraggiose e disturbanti degli ultimi tempi.
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| Presenta Giancarlo Magalli |
– 23 ottobre, Salone Margherita ore 20.30
Giuria del premio:
Presidente della giuria 2016: Lina Wertmuller, regista e sceneggiatrice
Presidente del premio: Graziella Pera, costumista ed architetto
Direttore del premio: Filippo D’Andrea, responsabile CNA Benessere e Sanità
Lorenzo Baraldi, scenografo
Giancarlo De Leonardis, acconciatore
Gianna Gissi, costumista
Carlo Modesti Pauer, autore, scrittore e sociologo
Manlio Rocchetti, truccatore
Leopoldo Santovincenzo, autore e regista
Candidature del Premio Cinearti “La Chioma di Berenice” 2016
SEZIONE CINEMA:
Film, migliori acconciature
FRANCESCO PEGORETTI per “Ben Hur”
LUCA VANNELLA per “Il Cacciatore e la regina di ghiaccio”
ALDO SIGNORETTI e MARCO PERNA per “Zoolander 2”
ALESSIO POMPEI per “Veloce come il vento”
DANIELA TARTARI per “La pazza Gioia”
Film, miglior trucco
LUIGI ROCCHETTI per “Ben Hur”
VINCENZO MASTRANTONIO per “Il Cacciatore e la regina di ghiaccio”
ESMÈ SCIARONI per “La pazza gioia”
MAURIZIO SILVI per “Zoolander 2”
ENRICO IACOPONI per “Suburra”
Film, miglior costume
MASSIMO CANTINI PARRINI per “Fräulein, una fiaba d’inverno”
CATIA DOTTORI per “La pazza gioia”
MARY MONTALTO per “Lo chiamavano Jeeg Robot”
MARIA CRISTINA LA PAROLA per “Veloce come il vento”
MONICA CELESTE per “Nemiche per la pelle”
Film, miglior Scenografia
PAKI MEDURI per “Suburra”
MAURIZIO SABATINI per “La corrispondenza”
TONINO ZERA per “La pazza gioia”
MASSIMILIANO STURIALE per “Lo chiamavano Jeeg Robot”
PAKI MEDURI per “Alaska”
Film, miglior Colonna sonora
NICOLA PIOVANI per “Assolo”
SANDRO DI STEFANO per “Fantasticherie di un passeggiatore solitario”
MAURIZIO ABENI per “Ne Giulietta ne Romeo”
SERGIO DE VITO per “Per amor vostro”
CARLO CRIVELLI per “Sangue del mio sangue”
SEZIONE FICTION
Fiction, migliori Acconciature
CATERINA DE SIMONE per “Il Paradiso delle signore”
ALBERTA GIULIANI per “Luisa Spagnoli”
LUCA VANNELLA e FERDINADO MEROLLA per “Penny Dreadful” (III stagione)
MARIA FEDERICO per “Felicia impastato”
DESIDERIA CORRIDONI per “Tut, il destino di un faraone”
Fiction miglior Trucco
VALTER COSSU per “Felicia impastato”
LAURA BORZELLI per “Luisa Spagnoli”
GIULIO PEZZA per “Gomorra, la serie” (II stagione)
VINCENZO MASTRANTONIO e KATIA SISTO per “Penny Dreadful” (III stagione)
GIOVANNA IACOPONI per “Il Paradiso delle signore”
Fiction, migliori Costumi
VERONICA FRAGOLA per “Gomorra, la serie” (II stagione)
CHIARA FERRANTINI per “Il Paradiso delle signore”
VALTER AZZINI per “Luisa Spagnoli”
GABRIELLA PESCUCCI per “Penny Dreadful” (III stagione)
CARLO POGGIOLI per “Tut, il destino di un faraone”
Fiction, migliore Scenografia
MASSIMILIANO STURIALE per “Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo”
PAKI MEDURI per “Gomorra, la serie” (II stagione)
STEFANO GIAMBANCO per “Il Paradiso delle signore”
COSIMO GOMEZ e ANDREA DI PALMA per “Luisa Spagnoli”
VALERIO GIRASOLE per “Squadra Antimafia, Palermo oggi” (VII stagione)
Fiction, migliore Colonna Sonora
SAVIO RICCARDI per il “L’onore e il rispetto” (IV stagione)
PAOLO VIVALDI per “Luisa Spagnoli”
EMANUELE BOSSI per “Matrimoni e altre follie”
SAVIO RICCARDI per “Solo per amore”
PASQUALE FILASTÓ per “Una pallottola nel cuore”
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Ogni stella è destinata a tramontare. Ci sono quelle che diventano più brillanti, per poi scomparire; oppure esplodono improvvisamente e lasciano una scia, un buco. Ci sono poi quelle che tramontano lentamente, soffrendo, coscienti sempre di più di cosa sta accadendo. Una sorte simile avviene per le “divinità” cinematografiche, non per niente chiamate anch’esse ‘stelle’. Quante storie di attori e attrici consumate dal peso del successo e dalle delusioni della vita. Tra queste c’è stata anche Judy Garland: una vita dedicata al cinema e talmente inghiottita, sin da piccola, dallo ‘star system’ da non riuscire a sopportarne il peso. E’ di lei che parla lo spettacolo ‘End of the rainbow‘ al Teatro Sistina di Roma, dal 19 al 30 settembre, con Monica Guerritore nei panni della diva hollywoodiana.
Siamo nel 1968. Judy è a Londra insieme al suo giovane amante, poi quinto marito, Mickey Deans (Alessandro Riceci) per una tournée di sei settimane. Ad accompagnarla ci sarà anche un vecchio amico, Anthony (Aldo Gentileschi), pianista e omosessuale, che ha condiviso, con e della diva, una lunga serie di successi, confidenze e vergogne. Judy è in un momento difficile della sua vita: sta cercando di rifiorire per il suo amante e vuole anche ricominciare a vivere. Il passato però la tormenta. I ricordi, le ansie, l’eterna paura di non essere all’altezza sul palco non la vogliono abbandonare, senza contare l’assoluta dipendenza dall’alcool e pillole. E’ stanca, distrutta, combattuta e, purtroppo, tristemente sola. Le manca la vita normale, quella che non le hanno permesso di avere; l’amore, quello incondizionato, eterno, non per la diva, ma per la donna. Una donna capace di distruggersi, tormentarsi ma che rinasce solo quando canta.
Uno spettacolo, per conlcudere, che spiega cosa potrebbe esserci oltre la magia del successo e quanto questo, purtroppo, sia solo un iride, cioè un’illusione; e una donna, chiusa nella vita di una diva, che forse ancora si domanda perché non può semplicemente volare come i piccoli uccelli blu, oltre quell’arcobaleno.
Francesco Fario
Quando si dice avere un tesoro sotto gli occhi e non conoscerlo: è il caso della piccola chiesa di Santa Maria della Pace; piccola sì, ma piena di storia e di opere d’arte magnifiche, tesoro sconosciuto (anche per il fatto che apre pochissime ore a settimana) che visiteremo insieme all’Associazione Culturale Roma e Lazio x te sabato 22 ottobre 2016 a partire dalle ore 10:30. Commissionata da Papa Sisto IV della Rovere, la chiesa in parte s’installò sulla preesistente chiesa di Sant’Andrea de’ Aquariciariis, dove vi era l’immagine miracolosa della Vergine oggi conservata sopra l’altare principale. La chiesa venne costruita nel giro di pochi anni ed è stata impreziosita da opere d’arte di grandi maestri, come Raffaello e le sue Sibille nei pennacchi dell’arco della Cappella Chigi, che vedete nella foto di copertina, personaggi che predissero la venuta di Cristo. Incontreremo altri grandi artisti come Michelangelo, il quale secondo la leggenda architettò la Cappella Mignanelli con dei marmi che sembra provengano dal Tempio di Giove Capitolino, e la meravigliosa Cappella Cesi con le sculture di Simone Mosca e Vincenzo De’ Rossi, che vedete nella foto sottostante.


Per tantissimi fans della serie, la 3° stagione di Gilmore Girls è l’annata più amata in assoluto e più rappresentativa della disfunzionalità del racconto, ed al tempo stesso un vero punto di arrivo, in un certo senso quasi un punto finale.
Rory si diploma e finisce il ciclo alla Chilton, e da questo momento la serie non sarà più la stessa: madre e figlia non vivranno più insieme e le dinamiche dei personaggi, oltre ai comportamenti, muteranno notevolmente, e quindi la 3° stagione è l’ultima davvero pura. Le prime tre stagioni compongono, possiamo dire, quasi un unico blocco, quello in cui Lorelai ristabilisce definitivamente i rapporti con i genitori, Rory supera l’adolescenza passando attraverso due amori e un difficilissimo liceo, e Luke scopre una volta per tutte chi ama.
Questa terza stagione è per tutti i protagonisti un punto di svolta incredibile, culminando in quella celebrazione alla Chilton quale assoluto apice emotivo. Quella frase finale di Lorelai rivolta alla figlia “guardala adesso, non fa più paura” nel vedere l’interno della scuola una volta terminata, è realmente il simbolo della crescita interiore e del passaggio d’età: tutti noi abbiamo passato quel momento, tutti noi abbiamo percepito un forte distacco, magari al momento voluto e fortemente goduto, e solo successivamente capito fondamentale per diventare adulti. Non a caso, persino la scelta di Yale come futura università di Rory è un punto di svolta e crescita per le protagoniste: Lorelai ha sempre voluto Harvard per la figlia non tanto per una scelta compiuta quando lei era molto piccola, quindi poco credibile, quanto per l’idea che Yale fosse stata selezionata per lei stessa Emily e Richard e quindi Rory finisse per fare la vita da cui è fuggita: è un’idea non solo sbagliata, ma profondamente egoista da parte di Lorelai, che però naturalmente e fortunatamente sarà accantonata quando le due ricorreranno alle famigerate lista dei pro e dei contro; o meglio, perché lei finalmente hanno le spalle abbastanza larghe per capire che la vita non è più una “manipolazione superiore” ma una questione di scelte.
E proprio perché è sempre una questione di scelte, nella stagione più amata e compiuta (per quanto nella prima parte le puntate di transizione siano parecchie) ci sono delle scelte cardinali che fanno la storia della serie: su tutto naturalmente il momento nell’episodio della maratona di ballo, per molti l’episodio preferito in assoluto o quantomeno il più essenziale.
Inutile girarci intorno, è la puntata passata agli annali come quella in cui “Rory lascia Dean per Jess”, ma soprattutto è compendio di tutto ciò che ha reso speciale questa serie: ha una premessa assolutamente folle alla base, che permette di mostrare la bizzarria dell’intera cittadina di Stars Hollow e tutta la sua galleria di personaggi; le dinamiche si intrecciano continuamente, dal triangolo amoroso centrale a Lane e Dave (finalmente Lane è interessante), passando per Sookie e Jackson (è la stagione del loro primo figlio); e appunto è un episodio in cui succedono cose, con la rottura più passiva possibile a dimostrare la difficoltà dei personaggi di comunicare le proprie emozioni. E ovviamente, tutto accade in perfetto stile surreale, in uno dei finali più belli di sempre della serie, in cui Lorelai abbraccia la figlia disperata mentre Kirk corre intorno a loro vittorioso con la musica di Rocky.
Applausi.
Naturalmente, poiché la serie ha capito che il triangolo funzionava, i creatori non lo mollano: Dean continua ad esserci, e anzi diventa più importante dopo la rottura che durante il rapporto (e la straziante scena in cui Rory va sul tetto della casa dell’ex fidanzato solo per scusarsi è un altro piccolo capolavoro). E’ incredibile, o forse riconoscendo il suo talento quasi ovvio, il modo in cui Amy Sherman-Palladino abbia gestito in maniera perfetta ma soprattutto profondamente umana e naturale la situazione emotiva di Rory: è attirata da Jess, ma appena si mettono insieme, la spirale di negatività è inevitabile e Jess dimostra di essere un perfetto ideale ma un pessimo fidanzato. Davvero, a parte l’inizio poi va tutto a rotoli fino ad una bruttissima rottura, come se la serie ci avesse raccontato una storia dal punto di vista innamorato e quindi sognante della seconda stagione, e poi concreto e realistico nella terza. Jess, quantomeno questo Jess attuale, è forse il peggior fidanzato visto all’opera (lo ammetterà lui stesso più avanti nel corso della serie) e il lavoro di gestione del personaggio è clamoroso.
Lorelai e Luke li possiamo inserire nelle due meravigliose scene oniriche d’apertura e chiusura della stagione: se la prima ci ha fatto sobbalzare e sperare, la seconda ci ha fatto sognare più seriamente, un magnifico viatico per ciò che è in arrivo. E’ chiaro fin dall’inizio il destino dei due, e perciò il modo in cui i coniugi Palladino hanno “cucinato” le aspettative dei fans è un qualcosa di magico, un prendersi tempo e fare le cose come raramente capita in tv, dove tutti devono avere tutto e subito solo in nome del momento. Anche l’inserimento di Nicole, molto strumentale ai fini di “mandare avanti il brodo” è comunque importante per dare una svolta all’inattività di Luke, o quantomeno un motivo per non affondare ancora il colpo.
E poi appunto, quel finale alla Chilton. Lacrime, perché negarlo: dopotutto se pure Luke e Jackson hanno smesso di parlare di architettura e assicurazioni per piangere, possiamo farlo noi tutti.
I 3 Miglior Episodi:
“They Shoot Gilmores, Don’t They?” – 3×07
Emanuele D’Aniello
“Non sono un burattino, sono un artista!”
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».
Titolo: Nocturama
Anno: 2016
Durata: 130’ mins
Genere: Drammatico – Thriller
Ormai sul calendario iniziano a diminuire vertiginosamente i giorni che mi separano dal ritorno a casa, mentre quelli trascorsi qui incredibilmente appaiono accumularsi come granelli di sabbia in una clessidra. Il tempo passa e la sabbia inevitabilmente scorre. Questo fine settimana è stato inaugurato con un indimenticabile sabato all’Achaman dove con i colleghi di lavoro, anzi ormai posso dire dei veri e propri amici, siamo andati a festeggiare. Una notte lunga innaffiata dall’alcool e annegata nel reggaeton, nonostante il giorno dopo avessi la sveglia alle nove del mattino per proseguire l’esplorazione dell’isola. Tragico, ma ancora ce la posso fare.
Nonostante fossi abbastanza sicura che Tenerife mi avesse ormai mostrato tutto quello che aveva da offrire, ancora una volta mi sono dovuta ricredere. Dopo aver affittato una macchina, che a mio parere è il mezzo ideale per conoscere l’isola, e percorso l’autostrada rigorosamente vista oceano , sono arrivata a Masca.
Iniziamo dicendo che si tratta di un piccolo paesino immerso silenziosamente sul fondo di una vallata, circondato da indomabili vette le cui cime sono perennemente nascoste da una densa foschia e le cui pareti sono dominate da una vegetazione impenetrabile. L’oceano nero, come il fondo di una notte senza sogni, spunta nella profonda spaccatura tra due montagne, che incrociandosi all’orizzonte giusto di fronte alla piazza principale, regalano a questo paese una vista impareggiabile.
A confermare questa mia strana supposizione ha contribuito la successiva visita a Los Gigantes, passando quindi una domenica con uno stato d’animo altalenante tra un piacevole sbalordimento e la più completa costernazione.
Osservati da lontano sulla spiaggia, che in questa parte è scura, magmatica e rocciosa, è possibile abbracciarli quasi interamente con lo sguardo nella loro pienezza, nonostante si percepisca di essere di fronte all’ennesimo spettacolo di una natura che con acqua e fuoco ha forgiato quest’isola immersa nell’Atlantico.
Anche questa settimana, Once Upon a Time ci ha intrattenuto con un altro episodio, “Strange Case”, un intreccio che ci ha convinto ancora di più del precedente, dove finalmente si era tornati ai tanto amati flashback delucidatori su molte storie. Ma, purtroppo per noi Oncers, resta la sensazione che questa sesta stagione fatichi a decollare, anche speriamo che improvvisamente ci dia soddisfazioni. In ogni caso, vediamo cosa è accaduto in questo quarto episodio.
Tanti sono stati i colpi di scena che ci hanno tenuti incollati allo schermo, tra personaggi nuovi e vecchi e un focus puntato alla storia di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, centro pulsante di questa nuova puntata. Due personaggi con un passato burrascoso e misterioso, che ci viene raccontato con un flashback esaustivo. L’episodio precedente ci aveva lasciati con Mr.Hyde e la Regina Cattiva alleati contro la banda dei Charming, pronti a fare magagne. Scopriamo, in questo nuovo step, che Hyde ha un conto in sospeso con Tremotino. Così veniamo catapultati nella storia di Jekyll e Hyde, due parti della stessa persona, una buona e una cattiva, una dicotomia che fa parte di tutti noi.
Un’altra novità è, finalmente, l’introduzione di Jasmine, chiamata Shereen nel mondo di Storybrooke. La vediamo assistere Biancaneve nel suo ritrovato ruolo d’insegnante, ma in realtà nasconde il fatto di essere arrivata nel mondo reale per cercare il suo amato Aladdin. Questo potrebbe essere l’inizio di una nuova avventura, che potrebbe movimentare ancora di più la vicenda di questa sesta stagione. Il mondo di Agrabah avrà una collisione con StoryBrooke?
Ricordate quando Oliver Stone era anche un grande narratore, un grande regista, ovvero un uomo di cinema a tutto tondo capace di creare storie intriganti poi rese ancora più efficaci cinematograficamente?
Beh, come si dice e come è ovvio, tutti invecchiano, incluso Oliver Stone.
Il discusso regista ha indubbiamente perso il suo smalto migliore da molti anni, complice l’età ed un cinema politico che intorno a lui (forse anche ispirato a lui, siamo onesti dando a Cesare ciò che è doverosamente suo) è profondamente cambiato, ed infatti ora Snowden è la prova inconfutabile e nettissima del suo declino, un film che mostra Stone diventato non solo l’ombra di sé stesso, ma quasi la propria parodia.
Nel racconto di cronaca internazionale, per la verità ancora freschissimo e quindi difficile da narrare con totale profondità, del caso Edward Snowden, l’ex dipendente del NSA diventato rifugiato politico in esilio, Stone sceglie l’abusata carta della biografia del tutto convenzionale, raccontando i fatti in maniera cronologica, cercando di mascherare il tutto con l’atmosfera da spy story: manca però il ritmo, la tensione, e soprattutto la spinta emotiva di personaggi piuttosto pietrificati nei ruoli di semplici “espositori della storia”. Snowden insomma, prima di tutto, è un film fin troppo classico ed estremamente noioso, che preferisce il racconto di cronaca alla narrazione cinematografica autentica (e non parliamo poi delle piatte scene domestiche tra il protagonista e la fidanzata, manuale dei cliché).
E infine c’è poi l’aspetto, per nulla secondario, dell’approccio tematico e ideologico. Naturalmente ogni film andrebbe giudicato come opera cinematografica e non politica, scevra da ogni implicazione e con la massima obiettività personale: il problema è che lo stesso Stone, come spesso fa, sceglie di schierarsi e quindi gettare il proprio film in pasto alle discussioni politiche. Lungi ora da me giudicare il ruolo e le azioni del vero Edward Snowden, oltretutto come detto in precedenza la vicenda è ancora troppo fresca per essere veramente contestualizzata storicamente, ma l’approccio forzatamene eroico e quasi da martire che Stone regala al proprio protagonista è fastidioso a dir poco, soprattutto nel finale.
Forse questa storia avrebbe meritato un film migliore, sicuramente più in là nel tempo, e sicuramente al tempo stesso Stone stesso meriterebbe di fermarsi un attimo a rivedere i suoi vecchi grandi film.
TEATRO BRANCACCINO
Via Mecenate, 2 – 00185 Roma – Tel. 06 80687231
Giov/sab ore 20 e dom ore 18
Biglietti 14 euro – ridotti 11 euro
http://www.teatrobrancaccio.it/brancaccino/il-teatro-brancaccino.html
https://www.facebook.com/events/1401252866553329/