Home Blog Pagina 179

Matrimonio all’italiana, l’amore ai tempi della Loren e Mastroianni

0

“ ….Dummì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l’ho mai potuta avere…”

 

 

Titolo: Matrimonio all’italiana
Regista: Vittorio De Sica
Sceneggiatura: Renato Castellani, Tonino Guerra, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Cast Principale: Marcello Mastroianni, Sophia Loren
Nazione: Italia
Anno: 1964

 
Qualche giorno fa è stato il compleanno della diva italiana per eccellenza, Sophia Loren, una delle mie attrici preferite del cinema degli anni d’oro. Quando penso a Sophia è uno il film che mi viene in mente, nonostante siano parecchi i capolavori che l’hanno vista protagonista, però questo è entrato nel mio cuore in maniera particolare, soprattutto perché al fianco della Loren c’è il mio attore preferito in assoluto: Marcello Mastroianni. Il film in questione è Matrimonio all’italiana, una delle pellicole dirette dal grande Vittorio De Sica ed ispirata al testo teatrale Filumena Marturano della leggenda Edoardo De Filippo, e i ruoli che furono di Eduardo e di sua sorella Titina diventarono di Sophia e di Mastroianni, perfetti insieme come nessuna coppia nel cinema.

 

La storia, che quasi tutti conoscono, è una delle più vecchie del mondo, come ribadisce la stessa Filumena in una scena del film: una prostituta si innamora di un uomo ricco che non la sposa ma non la lascia andare. Domenico Soriano, durante la guerra, conosce in un bordello Filumena Maturano, una donna di mezza età e di umili origini. Innamoratosene, Domenico porta la donna a vivere con sé. Dopo vent’anni di convivenza, pur avendo continuato a fargli scrupolosamente da moglie e da serva, Filumena non solo non riceve una proposta di matrimonio, ma è sul punto di essere abbandonata dal suo uomo; costui infatti si è invaghito di un’altra donna, la giovane cassiera di un suo negozio, e sembra intenzionato a sposarla. A questo punto Filumena decide di tentare un’ultima carta: fingendosi morente, convince Domenico a sposarla e riesce ad allontanare la sua giovane rivale. Dopo la celebrazione del matrimonio Filumena gli rivela l’esistenza dei suoi tre figli, uno dei quali avuto certamente da lui: nonostante ciò ella non gli dirà mai quale dei tre ha il suo stesso sangue. Domenico, dopo vari tentativi, si rassegna a restare definitivamente con la moglie, che dopotutto ha amato con sincerità, e adotta tutti e tre i figli.

Sceneggiato da Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Renato Castellani e Tonino Guerra, un quartetto che insieme a De Sica hanno reso la pellicola un vero capolavoro, Matrimonio all’italiana non si limita a riprodurre sul grande schermo un’opera teatrale famosa come quella di De Filippo, ma va oltre diventando una storia cinematografica a tutti gli effetti. Collaudati già anni prima, la Loren e Mastroianni danno prova della loro complicità ancora una volta nei panni di uno strafottente Mimì e di una disperata Filumena, che solo una come Sophia poteva rendere al massimo con la sua fisicità prorompente e una recitazione che fa vibrare di passione qualsiasi animo umano. Ma De Sica non si limita al singolo racconto della storia d’amore tra i due, ma dipinge un vero e proprio ritratto di quella Napoli devastata dalla povertà così nera e soffocante che portava a trovare qualsiasi soluzione per sfuggirle, c’è la storia di una cultura così radicata che in quel periodo era asse portante dell’Italia: quella del BelPaese, in cui i vizi e le paure degli italiani venivano a galla, una realtà poco propensa alla legalità e bendisposta alle scorciatoie, favorevole al delitto d’onore, ma ancora lontana da una legge sul divorzio. Sono tutte queste caratteristiche messe insieme che rendono questa una pellicola pilastro del cinema di fine anni’60, quel cinema che ci manca e al quale tutti cercano di ispirarsi senza molto successo.

Ogni volta che mi ritrovo a rivedere questo film, le emozioni si scatenano alternate, e ogni volta scorgo nuove sfumature, nuovi significati ad ogni sguardo dei protagonisti. Forse è per questo che, nonostante le decine e decine di visioni, scappa sempre quel pianto silenzioso proprio come quello di Filumena, quando finalmente dopo anni di sofferenze e amori negati riesce a versare quella lacrima da tempo desiderata, una lacrima di gioia.

 

3 buoni motivi per vedere il film:

– La coppia Mastroianni – Loren, solo per vederli insieme vale la pena guardare la pellicola.

– Perché Matrimonio all’italiana è, insieme a tanti del suo tempo, un pilastro del cinema italiano e non averlo visto è davvero un sacrilegio.

– La regia poetica e appassionata di Vittorio De Sica, un regista che ancora oggi ci manca molto.

Quando vedere il film?

Quando volete, Matrimonio all’italiana è un film che non ha tempo e che non ha bisogno di un momento preciso per essere goduto da tutti. E fidatevi, rimarrete più che soddisfatti.

I fratelli De Filippo: la loro storia raccontata nel film Rai

 
Ilaria Scognamiglio

Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Al via la XII edizione del Garbatella Jazz Festival

0

Il 29, 30 Settembre e l’1 Ottobre La Villetta si animerà con il Garbatella Jazz Festival, giunto alla sua XII edizione, dando spazio all’incontro del jazz con la musica classica.

La rassegna, totalmente gratuita, si propone di diffondere questo genere musicale e le sue eterogenee manifestazioni ad un pubblico ampio e variegato sia del quartiere capitolino sia dell’intera città. Il progetto è nato dalla collaborazione delle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie, con il sostegno della Polisportiva G. Castello.
La direzione artistica è di Pino Sallusti, che commenta in questo modo l’attuale edizione: “La scelta di dedicare il Festival 2016 all’incontro musicale tra jazz e classica non nasce dalla volontà di “violare” una musica intoccabile, come lo è la classica, ma di avvicinare linguaggi apparentemente distanti tra loro, trovandone le matrici che li accomunano e che suggeriscono spunti interessanti e creativi. Sono sicuro che il risultato piacerà al pubblico che ci verrà a trovare alla tre giorni del Festival”.
Ciascuna delle serate propone un doppio concerto con un gruppo principale che si esibisce dalle 21.30 ed un gruppo spalla che lo precede alle 20.30.
Giovedì 29 Settembre inaugura la tre giorni PLAY VERDI, composto da Nicola Puglielli (chitarra), Andrea Pace (sax tenore), Piero Simoncini (contrabbasso), Massimo D’Agostino (batteria). Il gruppo propone una rilettura in chiave jazzistica di alcuni Preludi di Giuseppe Verdi in un lavoro rispettoso delle partiture originali tra tradizione e innovazione, polifonia e improvvisazione. Giuseppe Verdi, pilastro del patrimonio musicale e culturale italiano, in un omaggio che arriva direttamente dal mondo del jazz. “Play Verdi” è il progetto ideato dal chitarrista e compositore Nicola Puglielli in occasione del bicentenario (1813-2013) della nascita del grande Maestro, divenuto un album dell’etichetta discografica Terre Sommerse. Si sviluppa come un laboratorio aperto nella reinterpretazione in jazz dei Preludi scelti tra le sue opere più celebri, come “Aida”, “Macbeth”, “Attila” e “Simon Boccanegra”, riarrangiati dallo stesso Puglielli e dal sassofonista Andrea Pace.
Gruppo spalla, i MOOD 5. La band, composta da Lamberto Armenia (alto sax), Gian Domenico Murdolo (sax soprano e baritono), Stefano Diotallevi (piano), Giuliano Stacchetti (basso elettrico e contrabbasso) e Vladimiro Nigro (batteria e percussioni), propone un repertorio strettamente originale e tiene in debito conto sia la melodia sia la forma canzone. Un punto di partenza classico che si fonde con un playing moderno e aperto a influenze che spaziano dal funky ai ritmi sudamericani.
Venerdì 30 Settembre sale sul palco MORE THAN CLASSIC DUO, formato da Alessandro Bonanno (piano) e Flavio Bonanno (tastiere) che si basano su improvvisazioni jazzistiche su temi e materiali musicali di compositori come Bach, Händel, Chopin, Brahms, Paganini e altri, seguendo la tradizione europea dell’improvvisazione in musica.
La band è preceduta da DOO BEE DUO, composto da Giada Pietrini (voce) e Carlos Fanelli (chitarra). È una formazione nata tra i “banchi” della SPMT (Scuola Popolare della Musica di Testaccio) e cresciuta con esperienze musicali e personali diverse, legate insieme da una bella amicizia. Questo progetto spazia dal jazz alla bossa nova, dal pezzo conosciuto a quello meno, ricercando nuove e vecchie sonorità per giocare con la musica.
Sabato 1 Ottobre si esibisce OPEN SPACE QUARTET. Iolanda Zignani (flauti),
Cinzia Gizzi (piano), Pino Sallusti (contrabbasso), e Carlo Bordini (batteria) propongono una rivisitazione della Suite nr. 2 per flauto e trio jazz composta nel 1984 dal pianista compositore Claude Bolling (1930) per il flautista Jean‐Pierre Rampal. Claude Bolling (1930), virtuoso del piano e compositore, è stato fra i primi a realizzare nei suoi pezzi un’originale contaminazione in perfetto equilibrio fra il jazz nella sua forma più standard (il trio) e la musica classica, con riferimento specialmente a J.S. Bach. La seconda suite per flauto e trio jazz viene composta nel 1984 per il flautista Jean-Pierre Rampal, grande interprete della musica ‘seria’ del Novecento. La suite, in otto movimenti, è espressione del tipico stile di questo compositore: pezzi veloci e molto impegnativi dal punto di vista ritmico si alternano con segmenti più pacati e melodici, addirittura accattivanti (non a caso Bolling è anche apprezzato autore di colonne sonore).
A precedere, il TAMIA QUARTET di Alberto Ruggeri (sax tenore), Tommaso Castellani (piano), Benedetto Mercuri (contrabbasso), Roberto Ghersi (batteria). Il quartetto, che esiste da circa tre anni, propone un repertorio costituito da brani classici del jazz degli anni ’40 e ’50 con una improvvisazione conforme agli standard del periodo. Gli interpreti più visitati variano da John Coltrane a Jerry Mulligan, da Miles Davis a Clifford Brown a Bill Evans.

Road To Tenerife: l’arrivo

0

¡Aquí estamos!

Dal finestrino il panorama è incantevole, l’oceano tenebroso circonda spiagge di sabbia fina, le palme si perdono a vista d’occhio, il paesaggio quasi lunare si divide tra rocce nere partorite dal vulcano ed una terra verde, arancione battuta dal sole.
Il caldo si fa sentire, a Roma stanno iniziando le prime piogge, mentre qui l’estate non sembra svanire, accompagna costantemente ogni mese dell’anno con picchi di calore vertiginosi e timide correnti fresche che perlomeno la notte permettono di respirare.
Dopo essermi sistemata in albergo, dove ho piacevolmente scoperto di essere libera per i primi giorni, sono subito in costume per buttarmi in spiaggia. Las Americas è una zona piccola, molto turistica, la gente vive dell’estate, del mare e delle onde.
Camminando per il lungomare sento il vento del sud sulla pelle, come la carezza di una madre, la salsedine che increspa i capelli, l’odore dell’oceano, forte, di spuma marina, è quasi inebriante. Ti viene voglia di chiudere gli occhi e riempire i polmoni, di abbracciare la luce, di scomparire tra la sabbia calda, avvolgente.
Il Teide mi guarda dall’alto, talmente vicino che se allungassi la mano potrei toccarlo con la punta delle dita, la vetta coperta da una nube leggera, penso all’Olimpo, forse davvero su queste vette vertiginose vi abitavano gli Dei.
In un attimo sono sull’asciugamano, con la pelle nuda sotto i raggi del sole, mi rendo conto di trovarmi a sei ore di volo dalla mia famiglia, dai miei amici, dal mio paese. Eppure mi sento bene. La gente è sorridente, rilassata, chiunque ti saluta amichevolmente, ti accoglie. Sono abituati ai turisti, alle persone che fuggono dalle proprie vite tristi per inseguire un angolo di paradiso in terra, ai giovani alla ricerca di esperienze e di vita.
Si sentono tante lingue diverse, tante culture, tante storie. Nell’albergo dove lavoro provengono tutti dall’altra parte del mondo, latinoamericani che qui si sentono a casa, che hanno trovato una buona paga ed una comunità affettuosa. Per i corridoi sento le cameriere chiamarmi “amor”, “mi niña”, “mi hija”, sono madri, ed il loro cuore si intenerisce a vedermi con l’uniforme, imbarazzata, goffa.
Passano pochi giorni e già mi sento a casa, cammino per l’hotel con una certa familiarità, conosco i nomi e le storie dei miei colleghi, mi è bastato poco per sciogliere la lingua e ritrovarmi a bere una birra dopo l’orario di lavoro.
Bene Tenerife, si dice che chi ben comincia è già a metà dell’opera, e per adesso le premesse sono buone. Cos’altro hai da offrire?
 
Stay tuned.
Martina Patrizi

Senza Tregua, un giallo sulle isole della Croazia

0

 

Tensione, paura, mistero e un pizzico d’amore sono gli ingredienti di Senza Tregua, un romanzo che vi prenderà dall’inizio alla fine.

Se siete appassionati dei thriller al cardiopalma e vi piace sentire l’adrenalina che vi attraversa il corpo, il romanzo Senza Tregua di Roberta Melli, edito da Leone Editore. L’esordiente giallista vicentina di professione fa l’insegnante ma ha molte passioni, tra cui l’entomologia, ovvero lo studio degli esapodi, e la maratona, elementi portanti di questo suo primo appassionante romanzo, grazie al quale ci trasporta in una splendida Croazia tra fughe, omicidi e misteri.

Protagonista è Isabella, psichiatra trentenne amante della corsa, arrivata da poco sull’isola croata di Ilovik per prepararsi alla maratona di New York accompagnata da Sergio, suo grande amico entomologo, alla ricerca di nuovi esemplari per i suoi studi. Isabella è decisa a mettercela tutta per arrivare a correre questa importante maratona, soprattutto per buttarsi alle spalle i mesi burrascosi passati con l’ultimo dei suoi ex fidanzati, uno più sbagliato dell’altro. Una mattina si sveglia carica per cominciare la sua quotidiana sessione di allenamento, esce e inizia a correre per le vie della deliziosa isola. Ad un certo punto, però, si imbatte in un evento inaspettato. Infatti, in prossimità della spiaggia, inciampa, cadendo rovinosamente a terra e trovandosi, dopo un attimo di stordimento, di fronte ad una scena particolare. Avendo capito che qualcosa non quadra, Isabella si rimette in piedi, nascondendosi dal gruppetto di persone avvistato proprio di fronte a lei: quattro militari della Guardia costiera circondano un uomo anziano in costume da bagno, che urla tenendo in mano una maglietta bianca intrisa di sangue. È ferito e gli uomini che lo attorniano parlano in tedesco. Proprio quando decide di allontanarsi, l’urlo straziante dell’anziano sotto tortura lascia Isabella paralizzata, che decide di fuggire prima di essere scoperta.

L’ansia l’attanaglia, così decide di fuggire dalla zia sulla vicina Isola di Lussino, insieme a Sergio ignaro di tutto, scoprendo di essere seguita dai violenti militari. Attraverso la storia di Isabella, le sue indagini tra rocambolesche fughe e tensione a fior di pelle, vengono fuori le terribili vicende della guerra fratricida tra serbi e croati che fanno da sfondo. Nonostante sia al suo romanzo d’esordio, Roberta Melli centra il punto dei thriller tradizionali, ovvero quella suspance che riesce a tenere in fibrillazione il lettore per tutta la durata delle quasi 300 pagine scritte.

Senza Tregua è un giallo che scivola via veloce, scorrevole, senza tralasciare dettagli importanti, tra paura e mistero costante, delineando bene i suoi protagonisti, con le loro passioni e i loro pensieri precisi. In più, regala alla storia un’ambientazione fantastica, le isole croate di Lussino e Ilovik descritte con minuzia e precisione. Piante rigogliose, mare cristallino, la vita calma e lenta che gli abitanti vivono, nonostante una guerra che li ha devastati e che continua ad insinuarsi nelle vicende quotidiane. Il tutto unito crea un romanzo che funziona, appassiona e tiene teso il lettore come una corda di violino fino alla fine, nonostante qualche pecca di scrittura che però si può perdonare ad una scrittrice esordiente così promettente come Roberta Melli. Chapeau!

Ilaria Scognamiglio

Le meraviglie dell’acqua al Parco degli Acquedotti

0

L’Associazione Culturale Roma e Lazio x te ha organizzato per mercoledì 21 settembre 2016 una visita al meraviglioso Parco degli Acquedotti, capolavoro immortale e senza tempo

L’acqua aveva una funzione importante nell’antica Roma. La capitale dell’impero era servita da ben undici acquedotti, ed ancora oggi uno di questi è in funzione: l’Aqua Virgo, che alimenta la Fontana di Trevi, la Fontana dei Quattro Fiumi ed anche la Barcaccia. Ma vi è un angolo di Roma quasi sconosciuto ai più, ma suggestivo, dove passano ben sei acquedotti romani antichi, uno medievale ed uno rinascimentale: il Parco degli Acquedotti sulla Via Tuscolana e l’Associazione Culturale Roma e Lazio x te ha organizzato una visita del Parco per mercoledì 21 settembre 2016 alle ore 18È un luogo dove ogni giorno andrebbero celebrate delle messe dedicate alla Dea Acqua.
Roma
© Comune di Roma
Ci sono immagini che entrano nella mente e vi rimangono come un chiodo martellante  e molte di essere risalgono a questo parco. Goethe ne rimase affascinato per la sua bellezza ed ancora oggi le arcate delle Aquae Claudia – Anio Novus si stagliano improvvise e mozzafiato dopo una galleria della tratta ferroviaria per Albano. Non a caso per la sua bellezza e per la vicinanza con Cinecittà, il parco è spesso usato come set cinematografico o televisivo.
Passeggiando tra le piante e tra le rovine (vi è una serie spettacolare di 153 arcate) parleremo dell‘importanza dell’acqua nell’antica Roma, della grande cura che avevano i Romani dei condotti idrici e delle loro strutture in genere, ma ammireremo anche le rovine dei principali monumenti del Parco come la Villa delle Vignacce, una villa imperiale e parleremo anche della Villa dei Sette Bassi, la più grande villa romana del suburbio ed alcune sepolture come la Tomba dai Cento Scalini. A pochi passi dal Parco si staglia la Via Appia, la regina viarum, la “strada regina” ed incontreremo anche un papa importante, Sisto V, il grande urbanista, un papa che in soli 5 anni ha rivoluzionato Roma lasciando anche delle tracce nei territori che visiteremo.
Per informazioni circa il costo della visita, le modalità della prenotazione obbligatoria ed il luogo dell’appuntamento cliccare sulla parola Acquedotti.
Roma
© Family Welcome
Marco Rossi

Merumalia, un progetto in grande stile che indica la strada al Frascati Docg

0

Un’azienda che ha nell’ambiente e nella valorizzazione del territorio i suoi punti di forza. Il risultato non può essere altro che un grande Frascati Docg.

Vista dei vigneti Merumalia
Si fa sempre un gran parlare del Lazio vinicolo e dell’area del Frascati come della piccola fiammiferaia dell’enologia nazionale, incapace di fare il salto e trasformarsi in una principessa. Al netto dei problemi strutturali i motivi sono noti, vecchie dinamiche produttive e pigrizia imprenditoriale, il più delle volte riescono a vanificare le peculiarità di una zona straordinariamente vocata per i vini bianchi. Nella nuova generazione di produttori per fortuna però, c’è chi come Merumalia riesce a mettere a frutto questo patrimonio inestimabile. Dal Latino “merum” termine che indica il vino puro per i romani e “mieru”, stesso significato nel dialetto pugliese caro al produttore, insieme ad “alia” che sta per le altre cose, racconta già molto dell’azienda. E’proprio il territorio a spingere Luigi Fusco nell’avventura di produrre i propri vini, lo spiega orgogliosamente davanti alla grande fotografia aerea che campeggia all’interno dello spazio dedicato agli eventi nel suo wine resort. La rappresentazione evidenzia come nei Castelli Romani l’area vulcanica, così preziosa per il carattere dei vini, sia addirittura la più grande d’Europa.
Forte dei suoi trascorsi professionali e servendosi di tecniche fotografiche aerospaziali, il produttore sta realizzando anche la mappatura dell’intera area del Frascati, documentazione di primaria importanza per lo studio della Doc, che solo le grandi regioni enologiche possono  vantare. La tenuta acquistata vent’anni fa si è sviluppata intorno al casale principale, completandosi con una struttura per l’ospitalità turistica e una cantina di vinificazione in classe energetica A, che ha come tetto il bellissimo orto biologico. La roccia vulcanica recuperata dai lavori di scavo è stata impiegata nel pieno rispetto della conservazione ambientale, anche per realizzare i muretti che fanno da contrafforte ad una parte del vigneto. L’azienda punta ad essere totalmente ecosostenibile, utilizzando sia la produzione di energia proveniente dallo sfruttamento delle biomasse, che il solare e i criteri della geotermia. Per Merumalia il vino è il risultato naturale di un progetto strutturato sui più alti criteri di ecologia e sostenibilità. Una produzione, naturalmente biologica, che inizia solo con la vendemmia 2013 nella convinzione della qualità delle proprie uve che Luigi Fusco per vent’anni ha conferito verso altri produttori.
Frascati Superiore Primo Docg 2015
Dalla terrazza, la vista spazia magnificamente sui vigneti distesi davanti alla proprietà incorniciati dal lungo filare di cipressi che attraversa l’orizzonte, mentre dall’altra parte si estende fino “ar cuppolone”. Le viti affondano le radici in circa tre metri di terra prima di incontrare la roccia lavica e il suo strato di sedimenti minerali, che sciogliendosi nell’acqua arricchiscono in finezza il profilo dei vini di Merumalia. Il Greco, la profumata Malvasia del Lazio insieme al Bombino, all’Ottonese e al Fiano, compongono la varietà del vigneto, a cui si aggiungono Montepulciano e Shiraz per l’unico rosso aziendale.  

Vini Merumalia
E’ il “Primo”, Frascati Superiore Docg a fare la parte del leone nell’intera gamma prodotta. L’assaggio del millesimo 2014 ne rivela la grande eleganza, il fruttato si svela sottile nei toni della frutta matura a polpa bianca, segue la mandorla sfumata in accenni di erbe aromatiche. Freschezza e sapidità calibrate completano il sorso di piacevole lunghezza. E’ un vino di personalità che interpreta al meglio le potenzialità del territorio. Un monito per quanti, a partire dai produttori, considerano i dintorni di Roma non all’altezza per la produzione di livello, ed un esempio per le aziende che vogliono invece perseguirne la strada. La qualità in fondo è anche un problema di cultura e Merumalia fa di questa un aspetto importante della sua presenza nell’area. In “alia” le altre cose annunciate in fondo al nome dell’azienda, si nasconde infatti uno dei progetti della famiglia Fusco, quello di porsi come riferimento e luogo di scambio dei diversi contenuti culturali, nell’intento di sviluppare le grandi risorse locali ancora inespresse.
Bruno Fulco

Tra beats, sesso e Chemical Brothers al Teatro Vascello

Orbi sono gli uomini, gregari e intrappolati per sempre nella grande discoteca infernale


14 settembre | Ad aprire la decima edizione del Festival Teatri di Vetro al Teatro Vascello di Roma è gli Orbi, spettacolo di teatro danza della compagnia Abbondanza/Bertoni. Ci troviamo in presenza di un linguaggio spiccatamente contemporaneo, punto d’incontro tra una totale astrattezza ed un’esplicita e ammiccante consegna di chiavi di decodifica. Una comunità è riunita in cerchio e si trascina con gli occhi bendati. Questo il presupposto e a far parte di quel gruppo troviamo Tommaso Monza, Massimo Trombetta, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza e Claudia Rossi Valli. 
Teatri di Vetro 2016
Qui per il promo: youtube.com
Si produce un racconto episodico dominato da un muro di beat elettronici che assorbe ogni presenza; esso può farsi un’eco sottile o un crescendo assordante, ma non trova interruzione e amplifica la percezione dello spazio con la perdita di qualsiasi orientamento. In questo l’aspetto musicale curato da Tommaso Monza si rivela un eccezionale continuo di suoni sintetici e droganti, sostenuto dal comparto luci di Andrea Gentili. Il ritmo ipnotico permette una ricerca di senso attraverso l’osservazione estraniata del proprio mondo. L’umanità è allora analizzata con un’ironia ammiccante e a tratti grottesca: a condizioni di gregarietà cieca e muta fanno seguito improvvise ribellioni. Il distacco da una danza spersonalizzata e di gruppo non sfocia però in una libertà dell’individuo e ad essa segue una nuova ripetitività alienante. Su questa si costruiscono piccoli teatrini, basati su brevi momenti di recitazione, che stigmatizzano i pilastri della cultura urbana del consumo e del divertimento. Troviamo quindi il rifiuto della vecchiaia, i festini e le discese degradanti nello stupro e nell’orgia accompagnate dai Chemical Brothers. La vivacità adolescenziale ed energica incontra l’eleganza del decadente e il gusto del decontestualizzato. Così un manichino maschile, dal volto coperto di stoffa, mima una cantante da piano bar mentre nella penombra alle sue spalle un uomo maturo balla in calze a rete. L’illusione della discoteca spinge ad uno sfinimento volontario la sua clientela, orba di ogni empatia ma tenera e triste, in cerca di contatto e paradossalmente isolata nel continuo tenersi per mano tra catene, girotondi e sesso. Una perfetta descrizione di una contemporaneità assordata. La compagnia Abbondanza/Bertoni dona così una bellezza altra, carica di sarcasmo e personalità, fatta della capacità di accostare in maniera geniale elementi insoliti e costruire dal loro improbabile incontro atmosfere suggestive. Il pubblico gusta il gioco e partecipa al viaggio, facendo seguire alla conclusione lunghi minuti di applausi.

Gabriele Di Donfrancesco
@GabriDDC

Napoli nel Cuore aiuta le popolazioni colpite dal terremoto

0

Domenica 25 settembre 2016 ore 17,30: Napoli nel cuore 2016
Un viaggio nella Napoli più autentica in ricordo di Mario Finamore
Da un’idea di Fabrizio Finamore

2016

Con l’amichevole partecipazione di (in ordine alfabetico): 
Pino Ammendola, Antonello Avallone, Maurizio Casagrande, Franco Gargia, Mario Maglione, Tosca, Vittorio Viviani e altri ospiti a sorpresa

Teatro Dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon, 19 Roma

Ingresso 15 Euro
Il ricavato sarà interamente devoluto per aiutare le popolazioni del reatino colpite dal terremoto

Napoli e la sua cultura, i napoletani e il loro alto tasso di “resilienza”, ossia la loro innata capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita comunque continua ad offrire, senza alienare la propria identità. La storia di Napoli e dei napoletani è ricca di episodi di “resilienza”: dagli eroismi delle “quattro giornate di Napoli “ del ’43 contro l’occupazione tedesca, alla forza di reagire dimostrata da un popolo intero dopo il terremoto dell’80. A questo tema è dedicata la IV edizione di “Napoli nel Cuore” che quest’anno, dopo i risultati tangibili ottenuti nelle sue tre passate edizioni, vuole dare un messaggio concreto di tutto ciò sostenendo, grazie all’associazione Alcli Giorgio e Silvia Onlus (www.alcli.it), di apparecchiature mediche per le popolazioni colpite dal terremoto nel territorio di Amatrice ed Accumoli. 
Torna dunque con un rinnovato entusiasmo per un nuovo progetto, un’idea di serata di emozioni in musica e parole che è diventata un appuntamento fisso. Spronati dai risultati ottenuti, dallo straordinario ricordo e dal bellissimo clima creatosi gli scorsi anni, i protagonisti di “Napoli nel cuore” tornano quindi sul palco per il quarto anno consecutivo con un nuovo happening teatrale dedicato alla cultura partenopea.
Enrico Montesano, Mariano Rigillo, Peppe Barra, Maria Pia de Vito, Max Giusti, sono stati tanti e diversi gli artisti, non solo napoletani, che con il cuore hanno preso parte nelle passate edizioni a questa sorta di happening teatrale. La stampa ha seguito e commentato con entusiasmo questa iniziativa per la straordinarietà di un evento che nasce senza fondi o sponsorizzazioni e che si concretizza solo per la generosità di grandi artisti che realmente “con il cuore” aderiscono a questo progetto. Ma è soprattutto leggendo i commenti dei tanti spettatori, napoletani e non, che hanno assistito alle passate edizioni cantando, divertendosi ed emozionandosi che si può comprendere lo spirito che anima questa iniziativa.
Sul palco un repertorio eterogeneo di teatro, musica, poesia, racconti con un unico fil rouge: Napoli. La Napoli di Eduardo, di Russo, di Viviani ma anche quella ironica e leggera di autori anonimi che hanno comunque saputo esprimere in epoche diverse lo spirito napoletano. La Napoli interpretata da chi l’ha vissuta perché sul Golfo ha le sue radici ma anche da grandi artisti che napoletani non sono ma che con i loro interventi non hanno esitato a rendere omaggio ad una cultura che tanto ha influenzato il loro percorso artistico. (guarda il video su alcuni momenti salienti dello scorso anno).
Per tutti i protagonisti la voglia di raccontare quell’universo sociale e culturale che Napoli ha espresso nella storia e che fa sì che alla Cultura Napoletana si rimanga profondamente, visceralmente legati. Com’è il caso della persona cui questa serata è dedicata: Mario Finamore. Il suo quarantennale impegno in Rai, in cui la sua Napoli era sempre presente, è il caso di molti napoletani nel mondo da sempre ambasciatori della propria cultura in pectore. Questa Napoli è sentimento, identità, senso di appartenenza. Questa serata “Napoli nel Cuore” vuole essere ancora una volta un po’ tutto questo: il ricordo di una persona che ha sempre avuto la sua Napoli nel cuore, l’atto d’amore per la cultura e le opere di chi ha scritto di Napoli un giorno per dar modo a noi di capirla e apprezzarla di più anche oggi.
A proporci ancora una volta queste emozioni sul palco, in questa serata condotta da Fabrizio Finamore e sostenuta da un nome storico della cultura napoletana come la casa editrice Bideri, un cast ancora più ricco ed eterogeneo. La grande voce di Tosca, la simpatia e l’estro di Maurizio Casagrande e il delicato intimismo musicale di Joe Barbieri saranno le novità di quest’anno. Ma questa edizione di “Napoli nel cuore” vedrà anche il ritorno di grandi attori italiani nati a Napoli come Pino Ammendola e Vittorio Viviani e del direttore artistico del teatro dell’Angelo, l’attore e regista Antonello Avallone. Non mancheranno poi grandi interpreti della tradizione musicale classica napoletana come Mario Maglione, attori napoletani con 50 anni di palcoscenico alle spalle come Franco Gargia, storici giornalisti Rai grandi cultori della canzone napoletana come Mimmo Liguoro e tanti grandi ospiti a sorpresa, icone della napoletanità che dalla platea o con interventi video daranno il proprio contributo a questo viaggio multicolore all’Ombra del Vesuvio.
Dopo il defibrillatore donato al liceo Garibaldi, i mobili alla casa famiglia di corso Novara e i frigoriferi per i pasti ai senza tetto della Comunità di Sant’Egidio, “Napoli nel cuore” anche quest’anno vuole lasciare un segno reale, tangibile sostenendo l’acquisto di queste attrezzature sanitarie di grande importanza per le popolazioni del reatino colpite dal recente sisma. 
Cambia il territorio di destinazione quindi, ma non la filosofia che ha sempre caratterizzato la raccolta alla base di questa manifestazione. Andare oltre le singole esigenze del momento e pensare al futuro, ad un bene che possa rimanere nel tempo per queste persone anche quando i riflettori dei media non saranno così accesi sulle loro vicende. Essere di concreto aiuto a chi rimane, a una popolazione che non può e non deve lasciar morire il proprio territorio e che è chiamata fermamente a reagire con l’aiuto di tutti, anche della cultura. 
Anche questo è un gesto di “resilienza”, anche questo è un fine da “Napoli nel cuore”. 
Sulla pagina web www.napoli-nel-cuore.it è possibile trovare foto, commenti e rassegna sia delle serate teatrali che degli eventi di consegna degli scorsi anni.
Un ringraziamento particolare va al Teatro dell’Angelo che ospita la serata e al suo direttore artistico Antonello Avallone.

Teatro Dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon, 19 Roma
 Tel. 06 37513571 – www.teatrodellangelo.it

Le nostre “Identità Negate” alla Galleria del Cembalo di Roma

0

Dal 15 settembre al 26 novembre 2016 la Galleria del Cembalo di Roma ospita due mostre nell’ambito del progetto “Identità Negate” organizzato da Fabrica. In esposizione vi sono foto di Sam Ivin ed i suoi “Lingering Ghosts” e le foibe di Sharon Ritossa”.

Galleria Il Cembalo

Quante volte noi ci poniamo delle domande sulla nostra identità? La risposta è “sempre“. La nostra vita è un continuo domandare e tentare di ricevere risposta; i dubbi ci tormentano, ci devastano, c’impediscono di dormire la notte. Chi siamo noi e da dove veniamo? Questo sembrano domandarsi Sam Ivin con i suoi “Lingering Ghosts” (letteralmente “Fantasmi Persistenti“) e Sharon Ritossa nelle sue “Foibe” nell’ambito della mostra “Identità Negate” organizzata da Fabrica alla Galleria del Cembalo di Roma dal 15 settembre al 26 novembre 2016.
Nei suoi Lingering Ghosts Sam Ivin mette un luce un fenomeno assolutamente attuale. Sono 28 immagini di londinesi graffiate per rendere “la perdita dell’idea di sé“, fenomeno che accomuna l’essere umano soprattutto quando si vive in una grande metropoli come Londra, città che lui deve conoscere molto bene in quanto è nato a High Wycombe, nei pressi della magnifica capitale inglese.


Galleria Il Cembalo
                      Galleria Il Cembalo 
Il contatto con l’essere umano è fonte di grande arricchimento ma, con la tendenza ad assimilare certi comportamenti o certe abitudini, l’uomo è teso alla perdita progressiva della propria personalità per omologarsi, fenomeno che si riflette in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dall’aspetto culturale a questo economico e via discorrendo. La macchina di Sam Ivin entra misteriosamente nelle nostre vite per distruggerci ancora di più; i suoi soggetti sono dei non-soggetti, delle non-persone, siamo noi con la nostra voglia di assimilarci al mondo presente.
Nel suo progetto “FoibeSharon Ritossa ha voluto promuovere un’attività che facesse “entrare lo spettatore in contatto con il territorio, sottolineando che le foibe sono prima di tutto un prodotto della natura e un tratto caratteristico di una certa zona“.
Galleria Il Cembalo

Situate nelle zone del Carso, le foibe, cavità naturali per le quali ancora non c’è una mappatura completa, vennero usate per occultare i corpi di persone uccisi per motivi politici avvenuti durante  la Seconda Guerra Mondiale. Ecco che di nuovo queste aperture celano dei segreti inconfessabili.

Galleria Il Cembalo

Galleria Il Cembalo

La macchina fotografica di Sharon, fotografa triestina di origine istriana, come una telecamera spia e scopre questi luoghi. Lei sembra creare la mappatura. Quando mi sono trovato davanti a queste foto mi sono chiesto: “ma cosa uscirà da queste cavità?” Penso che non lo sapremo mai, ma sarebbe importante per recuperare una parte della nostra “identità”
Si tratta di una mostra bella e destabilizzante allo stesso tempo, che colpisce nell’animo. Da vedere assolutamente.

Marco Rossi
@marco_rossi88

(Foto di Marco Rossi)

Al Sistina parte il tour del musical di Monster Allergy

0

Monster Allergy, il nuovo musical con i Ciprix: dal 22 settembre in tour a Roma, Milano, Bari e Napoli il live show “mostruosamente” divertente per tutta la famiglia.

Ciprix - Walt Disney Company
Il 22 settembre al Teatro Sistina va in scena, in prima assoluta, “MONSTER ALLERGY” il nuovo musical per tutta la famiglia interpretato da I Ciprix, la prima compagnia formata da soli bambini di età tra gli 8 e i 12 anni. 
MONSTER ALLERGY, che offre animazioni, effetti speciali e 12 canzoni originali per uno spettacolo sorprendente, è basato sui personaggi del fumetto pubblicato dalla Walt Disney Company Italia, divenuto poi una fortunata serie a cartoni animati della Rainbow, la casa produttrice delle mitiche Winx e ora di nuovo nelle librerie grazie alla Tunué.   
Autori del musical, interamente originale, sono gli stessi inventori della serie, Francesco Artibani e Katja Centomo che saranno affiancati per le musiche da Maurizio D’Aniello, già creatore di numerose canzoni contenute in corto e lungometraggi delle fatine alate. 
Lo spettacolo è realizzato con la regia e le coreografie di Eugenio Dura, le scene di Lele Moreschi, la direzione musicale di Cinzia Pennesi. Gli abiti di scena sono disegnati dalla costumista Chiara Aversano.
Lo spettacolo farà parte del “Familyshow Festival” manifestazione che comprenderà anche i musical “Aladin” e “Pippi Calzelunghe” (che verranno presentati alla stampa prossimamente) e che sarà in scena a Milano al Teatro Manzoni dal 21 al 23 novembre e dal 13 al 30 dicembre, il 26 e 27 novembre a Bari al Teatro Team, dal 6 all’8 gennaio 2017 a Napoli alla Casa della Musica – Palapartenope e Roma, sempre al Teatro Sistina, dal 10 al 19 febbraio.
L’organizzazione e la produzione dello spettacolo è a cura della Project Leader di Bruno Borraccini, società di produzione che vanta i maggiori  successi nell’ambito del family entertainment, l’ultimo dei quali “La Famiglia Addams” con Elio e Geppi Cucciari che ha collezionato oltre 150.000 spettatori nelle 135 recite effettuate in tutt’Italia.
I biglietti sono in vendita tramite il circuito TicketOne www.ticketone.it e presso le biglietterie dei teatri.
MONSTER ALLERGY Live show
Cast Tecnico:
Regia e Coreografie: Eugenio Dura 
Testi e liriche: Francesco Artibani e Katja Centomo 
Musiche: Maurizio D’Aniello, Marco Grasso e Mauro Tondini con la collaborazione di Elisa Rosselli
​Direzione Musicale: Cinzia Pennesi 
Costumi: Chiara Aversano
Scene: Lele Moreschi
Direttore artistico de “I Ciprix”: Francesca Cipriani
Prodotto da: Bruno Borraccini per Project Leader Srl
In collaborazione con: Musical Weekend – la tua scuola di musical un weekend al mese
Abbigliamento “I Ciprix” by OVS
Attori e Personaggi :  Tommaso Maria Parazzoli (Zick), Arianna Corzani (Elena Patata), Roberto Maone (Dedevid), Caterina Lanfaloni (Ragnetto), Camilla Lenzi (Patty), Mariateresa Infelise (Tatty), Leonardo Garbetta (Ford), Lorenzo Armellin (Soup), Sofia Starita (Juliette), Francesco Solitario (Tommy), Noemi Bellini (Timothy), Lisa Piccinnu (Sfruscio)


MONSTER ALLERGY – LA STORIA
Zick è un bambino di 10 anni chiuso e timido che soffre di un imprecisato numero di allergie, che spesso usa per tenere lontani i suoi coetanei, che a loro a volta lo emarginano a causa delle sue stranezze. Stringe amicizia con Elena Patata, la sua nuova vicina di casa trasferitesi assieme ai genitori nel suo quartiere. In classe Zick fa fatica a tenere lontano la fama di strambo, adattandosi a crearsi una figura di “eccentrico solitario” o “quello che non vuole vicini di banco”. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che deve mantenere segreta la sua capacità di vedere i mostri. In effetti sembra che la cosa sia trapelata, ma che sia stata giudicata una sua fantasia. Almeno è così che hanno rivelato ad Elena le pettegole Patty e Tatty, appena lei si è trasferita nel quartiere, poco prima che le vacanze terminassero e l’anno scolastico ripartisse. Sapendo già tutto di lei e della sua famiglia, avevano preparato la lista delle persone OK, di quelle così così e quelle da evitare. In quest’ultima lista compariva un solo nome, quello di Zick, ed è proprio per questo che l’intraprendente Elena ha voluto a tutti i costi conoscerlo. Altre presenze nella vita scolastica dei due ragazzi sono tre bulletti, Ford, Soup e “Dedevid”. Ford è lo stereotipo del bullo grosso e stupido, mentre Soup, nonostante l’atteggiamento e la buona volontà manca totalmente del “phisyque du role”: è un piccolo mingherlino con gli occhiali spessi. David McMackamack, un ragazzino balbuziente, è il capo dei bulletti della classe. Prende in giro Zick per mantenere la sua reputazione di duro, ma in realtà nutre nei suoi confronti un misto di terrore e rispetto. Zick gli ha dato il permesso di recitare con lui la parte del prepotente, contraccambiandolo col soprannome di “Dedevid”
I  personaggi e la loro storia:
   
Si chiama Ezechiele Zick, ma per gli amici è semplicemente “Zick”! Ha dieci anni, soffre di ogni possibile allergia e sta quasi sempre rinchiuso in casa. Zick è un ragazzo solitario e introverso, e per questo un po’ emarginato dai suoi coetanei; però ha una serie di poteri straordinari che lo rendono davvero speciale. Infatti è un bambino sensitivo, può guardare dentro le persone, capire se sono buone o cattive con una semplice occhiata ed è l’unico che può vedere i mostri che abitano in una città segreta sospesa sopra la sua.
L’amica del cuore di Zick: Elena! Anzi, Elena-Patata, come la chiamano tutti, visto che un cognome così buffo si è ormai fuso con il nome di battesimo. Si è appena trasferita con la sua famiglia nella villetta di fronte alla casa di Zick, e frequenta con lui la quinta elementare. Vivace e dinamica, sa difendere le proprie idee. E riesce, in un modo o nell’altro, a conquistare l’amicizia e la fiducia del suo solitario vicino di casa. Elena è un vero maschiaccio, ma è sempre pronta a prendersi a cuore le cause dei più deboli. E’ convinta che il timido Zick abbia bisogno di lei per difendersi dai compagni di classe. O almeno lo pensava all’inizio… Ah, a differenza di Zick, lei non ha mai visto né un mostro né un fantasma, ma crede ciecamente a ciò che dice Zick! 

Timothy-Moth, o semplicemente Timothy. Di lui non si sa molto: per gli “umani” è semplicemente un orribile gatto calvo, mentre per Zick è un gatto calvo e parlante. E molto pignolo! Timothy è stato selezionato come Tutore Stellare di Zick, ma purtroppo, per questioni di segretezza, non può rivelare molto su di lui e su Zick .
Sfruscio, il grasso gatto di Elena. Anche se non sembra, è un micio piuttosto intelligente. L’unico suo neo è la fame: Sfruscio fagocita senza pietà qualunque cosa gli capiti sotto il naso. 
Bombo e gli altri mostri che vivono nella casa di Zick, divenuta in pratica un’oasi di detenzione per quei mostri che hanno contravvenuto alle regole del capo dei mostri. 
Patty e Tatty, due ragazzine pettegole e ficcanaso che regalano ad Elena le liste delle persone okay e non del vicinato. Inizialmente sono carine e gentili con Elena, ma quando lei le rivela che Zick le sembra una persona interessante, le due la piantano in asso e da allora diventano antipatiche e cattive con lei. Altre presenze nella vita scolastica dei due ragazzi sono tre bulletti, Ford, Soup e “Dedevid”.
Informazioni e acquisto
infoline per il pubblico 06 97602968
Biglietti on line su www.ticketone.it

Tra presente, passato e futuro con Magdy Basim al MAXXI

0

La mostra di Basim, vincitore del premio Deutsche Bank’s “Artist of the year” 2016 con il titolo “The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings” è stata inaugurata il 15 settembre al MAXXI ed è la prima personale in Italia.

Magdy appartiene a un numero crescente di artisti fortemente influenzati da internet e da una forma di pensiero in ottica di rete, le cui visioni del futuro divergono sempre di più dalla fede nel progresso del XX secolo” dichiara Friedhelm Huette, Global Head of Art di Deutsche Bank “Il premio Artist of the year non è di tipo classico ma è più impegno della Deutsche Bank’s nel tempo verso l’arte, inoltre la mostra è itinerante, c’è stata a Berlino, adesso è al MAXXI e poi si sposterà a Chicago per dare un impegno continuo”.
La partnership con il MAXXI ha trovato il perfetto connubio, l’esposizione infatti si inserisce nell’ambito del progetto Expanding The Horizon con l’intento di espandere la collaborazione del Museo con altri istituti e collezioni private fortemente voluta dal direttore artistico Hou Hanru.
L’artista, Magdy Basim ha abbracciato questa iniziativa ed è rimasto entusiasta del lavoro straordinario, della gestione degli spazi e di come le opere interagiscono con essi.
Per me organizzare mostre significa anche avere una collaborazione umana molto importante. Il titolo della mostra “The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings” (Le stelle si sono allineate per un secolo di nuovi inizi) ha la caratteristica di una visione del futuro e del passaggio del tempo, il presente, il passato, il futuro e come noi reagiamo al passare di esso. Il centro della mostra è come le persone gestiscono e tentano di comprendere il tempo, il passare del tempo e la società. Inoltre nella mostra sono proiettati tre film (trilogia del 2014) che parlano delle società, di come sono costruite, strutturate e come le persone gestiscono le aspirazioni e i fallimenti”.
Il primo film “The Dent” parla di una piccola città dove gli abitanti fanno dei progetti che non riescono a portare a buon fine, gestiscono il loro fallimento in maniera diversa, ma poi riescono a superarlo pensando al passato e ai loro antenati.
Il secondo “The many colors of the sky radiate forgetfulness” parla della memoria collettiva e di come insieme dimentichiamo e ricordiamo le cose e la lotta che ogni giorno affrontiamo per non dimenticarne alcune che riteniamo importanti, Magdy qui utilizza un linguaggio che vorrebbe fosse definito “poetico”.
Il terzo film “The everyday ritual of solitude hatching monkeys” parla di un uomo che un giorno si trova di fronte ad uno specchio d’acqua, un laghetto, e lo interpreta come la profezia della propria morte. Decide allora di trasferirsi in un posto lontano dal mare, in un altro paese il più lontano possibile dall’acqua: appena arriva tutti gli abitanti vanno in spiaggia e lo lasciano da solo. Simbolica e bizzarra la scena finale nella quale un gruppo di scimmie dice “distruggi tutto quello che è stato, l’uomo è responsabile, distruggi e ricomincia” con un messaggio di un nuovo inizio.
Oltre ai film al centro della mostra vi è l’imponente lavoro fotografico “An apology of a love story that crashed into a whale” commissionata dalla Deutsche Bank, è l’apologia di una storia d’amore che si è schiantata contro una balena. Si tratta di un lavoro fotografico inframezzato del testo, sono frammenti di una storia d’amore che ho immaginato. Volevo parlare delle storie d’amore di come iniziano si evolvono e finiscono le storie nel tempo. Ho utilizzato colori molto accesi e una tecnica di “marinatura” della pellicola, la immergo in alcune sostanze chimiche che vengono comunemente utilizzate nelle nostre case”.
A completare la mostra altre opere su carta, realizzate con pittura spray e acrilico, aquarello, pittura spray e collage, pittura spray gouache e collage. Il punto di inizio sono le visioni futuristiche di quello che sarebbe stato il nostro destino, quello che vedevamo come futuro e che adesso è il presente, raccontando di gruppi di ricercatori che vagano tra edifici futuristici oppure come la colonizzazione di Marte e della Luna può essere interpretata nel loro insieme perché hanno qualcosa in comune o singolarmente. Tra tutte le opere su carta trovo di una bellezza sconcertante “Our Hope Reflected Jewels in the sky”,2012, per i colori e la visione futurista.
Una piccola “chicca” per tutti i visitatori: in regalo un poster stampato su due lati. L’idea è che si possa scegliere quale dei due lati si voglia esporre sulle parete della propria casa, le immagini sono uguali ma, su di un lato c’è una frase con un finale aperto e dall’altro una frase con una soluzione assurda, a voi la scelta.
L’ARTISTA:
Basim Magdy nasce ad Assiut in Egitto nel 1977, e vive tra Basilea e il Cairo. Ha avuto negli ultimi anni diversi riconoscimenti nel 2014 l”Abraaj Art Prize”-Dubai e il “New: vision Award, CPH Dox Film Festival”-Copenaghen, nel 2015 l’” Experimental Award alla Curtas Vila do Conde: International Fil Festival”. Ha anche partecipato a numerose esposizioni internazionali di gruppo a Sharjah e Istanbul, Montreal e Seoul, e al MoMA di New York che lo ha portato ad essere selezionato e poi vincitore del premio “Artist of the year” della Deutsche Bank’s. La mostra dal titolo “The Stars Were Aligned for a Century of New Beginnings” con i suoi oltre 30 lavori tra film, proiezioni, fotografie, dipinti e installazioni realizzati tra il 2006 e il 2016 sono stati esposti alla Deutsche Bank KunstHalle di Berlino e adesso dal 15 settembre al 30 ottobre 2016 al MAXXI di Roma per poi continuare il percorso al Museo di Arte Contemporanea di Chicago. L’opera “NO Shooting Stars” sarà esposta ad ottobre al Jeu de Paume di Parigi, poi al CAPC e al Museo d’Arte Contemporanea di Bordeaux.
Sara Cacciarini

Chiara Taigi e Tra-Ormina Forum a sostegno delle donne

0

Il soprano Chiara Taigi a sostegno delle donne in collaborazione con l’associazione culturale Tra-Ormina Forum

Chiara Taigi, soprano di fama internazionale, è tra i personaggi della cultura e dello spettacolo che hanno contribuito ad incidere positivamente alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica a sostegno dell’iniziativa “IO STO CON LE DONNE”, la prima manifestazione nazionale organizzata dagli uomini contro il femminicidio.

Una fiaccolata che avrà luogo domenica 18 settembre a Taormina, ideata dall’associazione“Tra-Ormina Forum”, presieduta da Alessandro Cardente, con il sostegno del Consiglio comunale della cittadina turistica. Un’iniziativa davvero significativa volta a scuotere le coscienze di questo Paese per proteggere la libertà del genere femminile, sempre più frequentemente vittima di soprusi, offese ed umiliazioni di ogni tipo, sostenendo ogni forma di rispetto nei suoi confronti. Un progetto diretto a condividere una posizione netta, invitando le donne ad una drastica presa di distanza dagli uomini violenti, quelli che, in nome di un sentimento “malato”, che amore non è, umiliano, maltrattano ed arrivano ad assassinare le proprie mogli, le proprie compagne, le proprie fidanzate, le nostre amiche, le nostre figlie, le nostre madri.
 L’artista Chiara Taigi ha voluto fortemente contribuire a questo evento lanciando un messaggio incisivo: “Il Femminicidio non parte da un assunto compiuto. La violenza parte verbalmente per poi esplodere materialmente. Come diceva il grande Antonio De Curtis: “A femmena pe’ ll’ommo addeventa pazza, l’ommo p’ ‘a femmena addeventa fesso.”. E’ proprio di questa nostra pazzia per l’amore che vi parlerò. Aiutiamoci, donne, a rimanere consapevoli, a non morire d’amore. Cerchiamo aiuto. Rivolgiamoci a psicoterapeuti o confidiamo nell’affetto e nella comprensione della nostra famiglia affinché possano guidarci all’ascolto. Denunciate i soprusi! Parlate! La violenza inizia dal tenersi tutto dentro. E’il momento di chiedere aiuto. Il 18 settembre scendete in piazza. E’ importante intervenire!”.

Sito Ufficiale Chiara Taigi: http://www.chiarataigi.com/wordpress/

È online il video di Chiara Taigi, che sarà trasmesso in Piazza 9 Aprile in occasione dell’evento

Alessio Spataro e un workshop sui partigiani di Torpignattara

0

Nuvole Resistenti: la storia di Giordano Sangalli e dei partigiani di Torpignattara diventa un fumetto curato da Alessio Spataro

Torpignattara
Il 20 Settembre verrà presentato Nuvole Resistenti, il nuovo workshop della Scuola Popolare di Torpignattara curato da Alessio Spataro e finalizzato alla realizzazione di una breve storia a fumetti ispirata alla storia di Giordano Sangalli, partigiano nato e cresciuto nel quartiere di Torpignattara. 
Il prossimo autunno partono i nuovi workshop della Scuola Popolare di Torpignattara. La stagione 2016-17 si inscrive nel progetto Resistenze, ideato e promosso da S.Po.T., che si articola in una serie di azioni di formazione e ricerca volti a celebrare i mille volti della resistenza di questo pezzo di Roma. Grande spazio, ovviamente, verrà dato alla resistenza tout court, quella partigiana, che verrà celebrata il prossimo Gennaio 2017 con la posa delle pietre d’inciampo in ricordo di sei partigiani del quartiere trucidati alle Fosse Ardeatine.
Sempre alla resistenza al nazifascismo sarà dedicato poi il primissimo workshop, che partirà ad ottobre, intitolato Nuvole Resistenti. Il ciclo di lezioni, curato dal noto autore di fumetti Alessio Spataro, è rivolto a ragazze e ragazzi dai 13 ai 25 anni con lo scopo di fornire alcuni strumenti di base per realizzare graficamente una storia breve a fumetti. 
La finalità non è quindi imparare a disegnare in maniera realistica, umoristica o con altro stile, un vero e proprio fumetto professionale, ma consiste nel saper cogliere i tratti fondamentali di una vicenda storica e saperla raccontare graficamente in modo comprensibile, con alcuni accorgimenti grafici fondamentali e con strumenti narrativi propri del racconto a fumetti.
Il corso durerà tre mesi, prevede un’esposizione finale dei lavori dei partecipanti e, soprattutto, la selezione della persona più capace a cui verrà commissionata la realizzazione di un fumetto che narri la storia del partigiano Giordano Sangalli, nato a Torpignattara e morto sul Monte Tancia.
Il fumetto verrà stampato nei primi mesi del 2017 e il ricavato della vendita finanzierà da un lato la posa delle nuove pietre d’inciampo previste per il Gennaio 2018, dall’altro l’istituzione della Sportello della Memoria, progetto finalizzato alla ricostruzione della memoria storica del quartiere, attraverso un censimento di personaggi, luoghi e storie realizzato attraverso la partecipazione diretta delle comunità residenti.
Le lezioni si terranno in V.le dell’Acquedotto Alessandrino 9
Per contatti e informazioni
Telefono: 347.0777788
SCHEDA TECNICA
Fasi:
Ottobre 2016
Presentazione teorica del corso e pre-iscrizioni
Ottobre/Dicembre 2016
Esercizi su figure anatomiche semplici (umoristiche e realistiche)
Lezioni sulla storia della resistenza nel quartiere di Torpignattara
Dicembre 2016
Selezione dei singoli lavori per la mostra finale
Dicembre 2016
Selezione del lavoro più meritevole cui verrà affidata la realizzazione del fumetto
Gennaio/Marzo 2017
Realizzazione e postproduzione del fumetto (brossurato, 48 pagg, in b/n, copertina a colori)
Aprile 2017
Esposizione dei lavori, diffusione fumetto, premiazione dell’autore del fumetto
Dati
Numero idoneo iscrizioni
Da 10 a 15
Età iscritti
Da 13 a 25 anni
Durata del corso
3 mesi, 1 lezione a settimana da 4 ore
Numero lezioni
12

Il Trip di Don Chisciotte ha inizio sul palco del Teatro Quirino

0

Il Teatro Patologico e l’Università di Tor Vergata presentano il Trip di Don Chisciotte di Dario D’Ambrosi venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 settembre al Teatro Quirino!

regia Dario D'Ambrosi
“Il trip di Don Chisciotte” è lo spettacolo che conclude il primo corso universitario al mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica e in collaborazione con l’università di Tor Vergata. Il corso è diretto da Dario D’Ambrosi, fondatore e direttore del Teatro Patologico, e lo stesso progetto sarà a breve inaugurato anche presso l’Università degli Studi di Camerino.
Il Patologico è una realtà che si è affermata negli anni a livello internazionale, forte del suo legame con il Cafè La MaMa di New York, fondato da Ellen Stewart. Ogni anno i ragazzi con disabilità che seguono le lezioni di tetro terapia di D’Ambrosi intraprendono tournée internazionali e per il 2017 sono già in programma due prestigiose destinazioni: Los Angeles e Tokyo. 
La realizzazione di questo spettacolo è interamente frutto del duro lavoro intrapreso dai ragazzi del primo corso universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione” e sorprenderà il pubblico del Teatro Quirino per mezzo di un incipit provocatorio che vedrà come protagonisti Andrea, ragazzo paraplegico in carrozzella, e suo padre Ferruccio, uomo dall’animo gentile che accompagna suo figlio nella messinscena, cimentandosi anch’esso in una piccola ma significativa prova d’attore.
Con questo lavoro provocatorio, portando sulla scena un ragazzo paraplegico, D’Ambrosi vuole comunicare al pubblico che, pur non parlando e non riuscendo ad esprimersi, i suoi ragazzi hanno un immaginario originale e  fantastico che solo attraverso la teatro terapia riesce ad emergere.
“Il trip di Don Chisciotte” è una messinscena liberatoria e, come suggerisce il titolo, un viaggio metaforico creato attraverso il lavoro degli studenti del primo corso universitario al mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica.
L’Associazione del Teatro Patologico ha realizzato, attraverso un percorso didattico focalizzato sull’analisi e lo studio dell’opera di Miguel De Cervantes “Don Chisciotte della Mancia”, una produzione teatrale incentrata sul personaggio del cavaliere errante.
La figura dell’hindalgo idealista cervantesiano é rappresentante simbolico di un’umanità che trova, nella sua straordinarietà – intesa come essere fuori dall’ordinario, dal normale, dal prestabilito – un motore di rivalsa, o quantomeno, il canale per definire la dignità di un vivido immagin-attore, un sognatore matto, che lotta contro i mulini a vento, reali o metaforici, che la società gli impone e che lui non accetta. Il disabile mentale, come Don Chisciotte, usa la follia come “strumento per rifiutare la volgarità e la bassezza del reale”.
Si è portato avanti un discorso relativo al testo e ai suoi spunti picareschi, con confronti relativi all’opera di cavalleria precedente il Cervantes ed al suo intento dissacratorio e satirico verso un tipo di letteratura che vedeva, nella sua costruzione ed immaginazione del reale, un’evidente frattura con la realtà, con il quotidiano: come accade oggi al disabile.
Lo studente con disabilità ha avuto così la possibilità di costruire da sé un’idea di figura eroicizzata, caratterizzata dalle capacità uniche ed individuali di cui ognuno è dotato, nel suo essere speciale, e con le quali concretizzare dignità e posto ideale, all’interno dello spazio sociale ed umano in cui lo stesso vive.
Lo spettacolo vede la partecipazione dei ragazzi con disabilità che frequentano l’Ass. del Teatro Patologico, affiancati da attori professionisti. L’adattamento di D’Ambrosi pone come elemento centrale della rappresentazione il rapporto tra corpo e linguaggio: un corpo che si fa lingua e comunicazione attraverso l’importantissimo ruolo che svolgerà la musica dal vivo. 
Dario D’Ambrosi – I primi spettacoli romani di Dario D’Ambrosi risalgono agli inizi degli anni ’80, in un luogo bellissimo come l’Uccelliera di Villa Borghese. Il pubblico presente rimase sbigottito di fronte ad un giovane in camicia di forza e con una gabbietta per uccelli vuota in mano. Quegli ignari spettatori si chiesero tutti la stessa cosa: “ma è un matto uscito dal manicomio o un attore che recita la parte di un folle?”. Molti, infatti, erano convinti si trattasse di un pazzo introdottosi per caso in quel luogo teatrale. D’Ambrosi era giovane ma avrebbe fatto molta strada. Dopo altri singolari lavori teatrali presentati al Teatro dell’Orologio e al Valle di Roma, Dario D’Ambrosi diventa il flagellatore di Cristo nella Passione di Mel Gibson e recita al fianco di Anthony Hopkins e Jessica Lange nel Titus di Julie Taymor. Si fa, quindi, conoscere dal grande pubblico italiano con la serie televisiva Romanzo Criminale, dove veste i panni del capo ispettore Canton, assistente di Scialoja. E a vent’anni dal debutto fonda il Teatro Patologico, un luogo magico e pieno di energia, che D’Ambrosi dirige in Via Cassia, a Roma.  
Teatro Patologico – Fondato nel 1992 da Dario D’Ambrosi, ideatore e direttore artistico, dallo stesso anno comincia un lavoro unico e universale: quello di trovare un contatto tra il teatro e le gravi malattie mentali. Dal 2009 ha il suo teatro stabile in via Cassia 472 a Roma, dove apre il Primo Corso Universitario al mondo dio “Teatro Integrato dell’Emozione”, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. L’intento di D’Ambrosi è quello di stimolare la libertà creativa degli studenti senza influenzare didatticamente la loro sensibilità, permettendo ad ognuno di trovare uno spazio nel campo teatrale. Il progetto prevede l’interazione tra docenti, allievi, operatori sociali con la partecipazione attiva dei familiari. Il lavoro del Teatro Patologico è stato presentato a Parigi, Barcellona, Amsterdam, Praga, Madrid, Monaco, Londra e Stati Uniti. Sono in programma per il 2017 due tournée, rispettivamente a Tokyo e Los Angeles.
Date e orari spettacoli                                                                            Biglietti: 10 euro
Venerdì 23 settembre H 21
Sabato 24  settembre H 21
Domenica 25 settembre H 18
Cast
regia Dario D’Ambrosi
allestimento Dario D’Ambrosi e Mauro F Cardinali
assistente all’allestimento Samantha Biferale e Chiara Laureti
Interpretato dagli attori diversamente abili del corso universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione”
musiche originali Francesco Santalucia
direzione coro Papaceccio
scenografia Francesco Bronzi
assistente scenografia Luca Giordano e Sara Bellodi 
costumi  Nicoletta Taranta
assistente costumi Raffaella Toni
disegno luci Danilo Facco
organizzazione Valeria Gaveglia
Produzione Teatro Patologico
In collaborazione con l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
TEATRO PATOLOGICO
Via Cassia, 472
00189 – Roma
06 31076259, 389 4290799

Blair Witch: caccia alle streghe col drone

0

Nel 1999 usciva The Blair Witch Project, il found footage film che avrebbe spianato la strada a molte pellicole dell’orrore successive, come ad esempio il celebre Paranormal Activity.

Non era il primo footage, ovviamente, ma senz’altro fu il film che consacrò il genere agli occhi del pubblico e anche dei filmmakers, che si videro tra le mani un vaso di Pandora da cui si poteva estrarre ancora qualcosa per stupire.
Perché, parliamoci chiaro, viviamo in un’epoca cinematografica in cui vedere un horror soddisfacente è davvero un’impresa. Un po’ perché ormai siamo abituati a tutto, un po’ perché molto di quello che viene proposto agli amanti del genere è “minestra riscaldata”, come si suol dire.
Come giudicare dunque Blair Witch, il secondo sequel del già nominato BWP? Cast tecnico e attori sono quasi totalmente differenti dal precedente film: firma questo prodotto distribuito da Eagle Picture il regista Adam Wingard, seguito da un team di tutto rispetto. Già leggendo i nomi dei produttori (due dei quali Roy Lee di The Ring e Steven Schneider di Paranormal Activity e Insidious) uno si leccherebbe i baffi, pregustando un prodotto gustoso.
Ad essere sinceri, però, il film non è niente di che: la storia si riallaccia a BWP inserendo come protagonista James, il fratello di Heather, la ragazza che era sparita nei boschi girando il documentario sulla strega vent’anni prima. L’espediente per creare un filone logico che risulti fruibile anche a chi non ha visto BWP risulta alquanto banale: lo scopo di James, ovviamente, è capire che fine ha fatto sua sorella.

La trama scorre lenta almeno per i primi quaranta minuti: il gruppo di amici (dalla psicologia davvero poco strutturata) si addentra nei boschi incriminati (Black Hills, Maryland) scortati da una coppia di locali. Come nel precedente film inizierà un’interminabile notte, dominata dall’isteria di gruppo.
Nota positiva sono le riprese che, grazie a nuove tecniche, non fanno venire la nausea allo spettatore: stavolta i filmati sono a colori, ci sono telecamere in testa agli attori, quindi si possono ammirare più dettagli dell’inquadratura senza scatti molesti, ma soprattutto c’è un drone per osservare i boschi dall’alto. Insomma, la strega è diventata 2.0, ma la tecnologia non serve a rendere interessante una pellicola guardabile come tante altre, che fondamentalmente non lascia nulla.
Il bello di alcune opere sta proprio nella novità che regalano al pubblico: questo era stato il potere di BWP. Tentare di emularlo oggi, a mio avviso, non poteva che generare un prodotto mediocre.

Saranno gli spettatori italiani a dare il verdetto finale dal 21 settembre, quando il film arriverà nelle nostre sale, ma per il momento restiamo poco convinti.


Alessia Pizzi

Lost in Translation, l’amore in un sussurro

0

“Più conosci te stesso e sai quello che vuoi, meno ti lasci travolgere dagli eventi”

 
Titolo: Lost in Translation
Regista: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Cast Principale: Bill Murray, Scarlett Johansson
Nazione: USA
Anno: 2002
 
Una sotto categoria ben precisa dei cosiddetti film d’amore – anche se il film in questione di Sofia Coppola non è propriamente un film d’amore, e arriveremo al motivo tra poco – è quella in cui trionfa il non detto sul consumato, in cui la relazione platonica è più squassante del desiderio stesso, in cui il romanticismo è puro e non si banalizza.
 
Lost in Translation è un trionfo di tutto questo, del rapporto sfiorato, del non detto e della storia di due anime perdute che si trovano e riescono a vivere solo in contatto l’una con l’altra. E’ un film che, in così pochi anni, grazie anche agli interpreti e al finale, ha già lasciato un segno profondo nel cuore di milioni di appassionati.
 
Il titolo ci aiuta già a capire il mood del film: due americani “persi” a Tokyo, in cui la difficoltà di comunicazione impedisce qualsiasi cosa, diventano fantasmi messi giocoforza faccia a faccia con la propria solitudine interiore. Ma naturalmente il titolo è un gioco di parole sofisticato per una solitudine più esistenziale ed assoluta, e Tokyo diventa il simbolo del mondo tecnologico, dell’odierna metropoli in cui tutto si esaurisce, tutto si perde e non c’è mai tempo o modo per godere davvero l’attimo. A perdersi nello scorrere della vita sono soprattutto i rapporti umani. Charlotte e Bob si incontrano per motivi diversi: lei è in Giappone ad accompagnare il fidanzato fotografo, lui è un attore in declino che prova ad alzare qualche soldo con scadenti pubblicità. Lei è molto giovane, lui un maturo adulto. Eppure, si incontrano.
 
Il bello del rapporto platonico, o meglio, il bello della relazione che il film crea, è la sua esistenza solo e soltanto in questo ambiente e in questo frangente, eppure così potente da far dimenticare tutto il resto. In qualsiasi altra parte del mondo, in qualsiasi altro momento, Bob e Charlotte non solo non si sarebbero mai incontrati, ma se si fossero incrociati non sarebbe mai scattata quella particolare scintilla che ora li unisce. Il cinema ha la capacità di fermare il tempo, e renderlo unico e fondamentale, come nessun altro medium artistico sa fare. Bob e Charlotte non sono fatti l’uno per l’altra e non hanno cose in comune che li uniscono, è piuttosto evidente e il film non lo nega, eppure per un’ora e mezza sono la coppia più perfetta nell’intero universo.
 
 

Qui entra in gioco il vero romanticismo. Se Bob e Charlotte avessero consumato un rapporto fugace, o anche solo un bacio esageratamente passionale, o persino dichiarati semplicemente qualcosa di esplicito, il rapporto sarebbe risultato un po’ più semplice, un po’ più banale. Invece i due rimangono due satelliti paralleli che girano intorno allo stesso pianeta senza mai toccarsi: nella perdita del tempo, nella perdita della vita stessa, in quella mancanza di comunicazione e alienazione che milioni di film hanno trattato, Lost in Translation cattura con una leggerezza e potenza disarmante quelle impercettibili sfumature che facciamo fatica a comprendere nel rapporto romantico.

Quale è quel gradino che manca sempre all’essere umano per comprendere l’altro?

Forse, anzi sicuramente, non lo scopriremo mai, e non sarà certo un film ora a dircelo, ma il cinema può ricordarci che comunque, oltre ogni difficoltà e incomunicabilità, due anime possono ancora attrarsi: la loro non è solo amicizia, e non è nemmeno solo amore, ma un qualcosa di più grande ed ineffabile, quello stato d’animo così unico ed irraggiungibile in cui si sta davvero bene solo in compagnia l’uno dell’altro, come se tutto il resto del mondo non esistesse.

Pur col rischio di insistere nella ripetizione, è doveroso ribadire che nella sua semplicità Sofia Coppola ha realizzato un rapporto complesso a dismisura, una tavolozza di emozioni dalla quale risalta la dolcezza del viso di una giovane Scarlett Johansson e l’intraprendente vacuità di un Bill Murray oltre la perfezione. Lost in Translation è il ritratto dell’insoddisfazione che viviamo, e dell’incapacità di comprenderne i motivi ed afferrarla, ma al tempo stesso è anche la soluzione evidente: la forza del rapporto umano puro, di qualunque natura esso sia. E quindi, nella confusione di una megalopoli, tra milioni di persone che camminano senza nemmeno guardarsi in faccia un nanosecondo, ci si può ancora incontrare e ritrovarsi come calamitati da una forza magnetica sconosciuta, abbracciarsi, dirsi qualcosa – che naturalmente deve rimanere un segreto tra gli interessati – e lasciarsi andare alla lacrime o ad un bel sorriso. Questa è la nostra salvezza.

3 buoni motivi per vedere il film:

– Bill Murray naturalmente, e tutte le sue esilaranti scene in cui gira la pubblicità per il Suntory.
 
– L’innocenza di Scarlett Johansson, prima di diventare l’icon sexy che tutti conosciamo.
 
– Le scenografie naturali di Tokyo, quella metropoli così dispersiva e così simbolica per lo stato d’animo dei protagonisti.

Quando vedere il film?

– Una sera d’inverno, con molta calma, rigorosamente da soli, e paradossalmente anche dopo una brutta giornata.
 
Emanuele D’Aniello
 
Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Le vie del cinema: i film dei vari festival a Milano

0

Lunedì 19 settembre debutta il secondo appuntamento dell’anno de le vie del cinema, la manifestazione che porta a Milano i film dai Festival di Cannes, Locarno, Venezia e Torino.

Per otto giorni di programmazione, dal 19 al 26 settembre, Milano ospiterà infatti una ricca selezione dei film presentati alla 73° Mostra di Venezia e al 69° Festival del film Locarno, oltre che alcuni titoli dalla 52a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e dal 21° Milano Film Festival.
La manifestazione, promossa da AGIS/ANEC lombarda e Comune di Milano, proporrà oltre 60proiezioni di 42 film in 14 sale cinematografiche milanesi (Anteo spazioCinema, Apollo spazioCinema, Arcobaleno Filmcenter, Ariosto spazioCinema, Arlecchino, Beltrade, Centrale Multisala, Colosseo Multisala, Ducale Multisala, Eliseo Multisala, Mexico, Orfeo Multisala, Palestrina, Plinius Multisala) attente alla programmazione di cinema di qualità.
Verranno quindi proposti dalla 73° Mostra di Venezia 30 film:
Dal Concorso: PARADISE di Andrei Konchalovsky, Leone d’Argento per la miglior regia; FRANTZ di François Ozon, Premio Marcello Mastroianni a Paula Beer; NOCTURNAL ANIMALS di Tom Ford, Leone d’Argento – Gran premio della giuria; LES BEAUX JOURS D’ARANJUEZ di Wim Wenders; PIUMA di Roan Johnson; QUESTI GIORNI di Giuseppe Piccioni; SPIRA MIRABILIS di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti; THE LIGHT BETWEEN OCEANS di Derek Cianfrance; UNE VIE di Stéphane Brizé.

Scena tratta da “Paradise” di Andrei Konchalovsky

Dal Fuori Concorso: AUSTERLITZ di Sergei Loznitsa; L’UOMO CHE NON CAMBIÒ LA STORIA di Enrico Caria THE JOURNEY di Nick Hamm; THE MAGNIFICENT SEVEN di Antoine Fuqua.

Da Venezia Classici: BOZZETTO NON TROPPO di Marco Bonfanti; E VENNE L’UOMO – UN DIALOGO CON ERMANNO OLMI di Alessandro Bignami.

Scena tratta da “Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti

Da Orizzonti: LIBERAMI di Federica Di Giacomo, Premio Orizzonti per il miglior film; KING OF THE BELGIANS di Peter Brosens, Jessica Woodworth; IL PIÙ GRANDE SOGNO di Michele Vannucci; RÉPARER LES VIVANTS di Katell Quillévéré; THROUGH THE WALL (UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA) di Rama Burshtein.

Da Cinema nel giardino: THE SECRET LIFE OF PETS (VITA DA ANIMALI) di Chris Renaud, Yarrow Cheney.
Dalla Settimana internazionale della critica: LOS NADIE di Juan Sebastián Mesa, Premio 31. Settimana Internazionale della Critica; LE ULTIME COSE di Irene Dionisio.
Dalle Giornate degli autori | Venice days: THE WAR SHOW di Andreas Dalsgaard e Obaidah Zytoon, Premio Venice Days; CAFFÈ di Cristiano Bortone; HOUNDS OF LOVE di Ben Young; INDIVISIBILI di Edoardo De Angelis; LA RAGAZZA DEL MONDO di Marco Danieli; QUIT STARING AT MY PLATE (NE GLEDAJ MI U PIJAT) di Hana Jušić; VANGELO di Pippo Delbono.
Infine un piccolo appuntamento ma davvero speciale: la presentazione del cortometraggio FOOD FOR THOUGHT del 31enne milanese Davide Gentile, vincitore della prima edizione di I LOVE GAI – Giovani Autori Italiani, il concorso nato da un’iniziativa SIAE in collaborazione con Lightbox, che ha appena chiuso le porte alla 73. Mostra del Cinema di Venezia, già vincitore nello scorso maggio al Festival Internazionale della Creatività Leoni di Cannes.

Scena tratta da “Food for thought” di Davide Gentile


Dal 69° FESTIVAL DEL FILM LOCARNO saranno invece in programma:

Per Piazza Grande: MOKA di Frédéric Mermoud, Premio Variety Piazza Grande, e STEFAN ZWEIG: FAREWELL TO EUROPE (VOR DER MORGENRÖTE) di Maria Schrader.
Dal Concorso Internazionale: il Pardo d’oro GODLESS di Ralitza Petrova; MISTER UNIVERSO di Tizza Covi, Rainer Frimmel Menzione speciale, Premio FIPRESCI; THE LAST FAMILY (OSTATNIA RODZINA) di Jan P. Matuszyński, Pardo per la miglior interpretazione maschile.
Da Cineasti del presente: EL AUGE DEL HUMANO di Eduardo Williams, Pardo d’oro e Menzione speciale, e DONALD CRIED di Kris Avedisian.
Inoltre, dalla 52a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e grazie alla collaborazione con Formacinema, arriveranno a Milano: il pluripremiato LES OGRES di Léa Fehner, Premio Lino Micciché e Premio del Pubblico, e IN THE LAST DAYS OF THE CITY (AKHER AYAM EL MADINA) di Tamer El Said. Il 21° Milano Film Festival sarà inoltre presente con THE LURE di Agnieszka Smoczyńska.
Per giovedì 15 settembre alle ore 18 è in programma il tradizionale appuntamento nella Sala Buzzati del Corriere della Sera con Paolo Mereghetti e Bruno Fornara per scoprire il cartellone de le vie del cinema e le curiosità sui film. Per i titoli locarnesi interverrà anche Sergio Fant del Comitato di selezione del Festival di Locarno. Inoltre, il critico Federico Pontiggia presenterà in esclusiva una clip di 8 minuti di E VENNE L’UOMO – UN DIALOGO CON ERMANNO OLMI, realizzato dallo stesso Pontiggia con il regista Alessandro Bignami e presentato alla 73° Mostra nella sezione Venezia Classici. Il film-intervista racconta la figura di Ermanno Olmi, cui l’edizione 2016 de le vie del cinema rende omaggio.
Spiega il Presidente dell’ANEC lombarda, Enrico Signorelli: «Anno dopo anno le vie del cinema ci permettono di fare il punto sul ruolo via via rinnovato che le sale stanno assumendo nell’era dello streaming. Le sale cinematografiche non sono più solo spazi di fruizione e di “prime visioni”, ma luoghi di socialità e di aggregazione dove ci si dà appuntamento sulla base dei propri interessi e della multiprogrammazione offerta dalla sala stessa. Crediamo sia sempre più importante riflettere sulla relazione con il pubblico o meglio i pubblici (a questo proposito a breve verrà presentato un progetto triennale dedicato al mondo della scuola insieme a Regione Lombardia e Esselunga). In questo senso tutti (operatori e Comune di Milano), siamo chiamati a fare sempre di più e meglio. Per esempio possiamo migliorare la promozione dei luoghi di cultura e spettacolo: prevedendo nelle stazioni delle linee della MM uno spazio con una mappa che segnali i luoghi di cultura e spettacolo situati in prossimità della stazione; prolungando l’orarioserale della metropolitana cittadina, nelle giornate del venerdì e del sabato, riprendendo una esperienza già fatta una decina di anni orsono; incentivando iniziative di co-marketing tra sale cinematografiche e musei comunali; promuovendo un Bando per la valorizzazione delle attività nelle periferie per incentivare le associazioni culturali e i soggetti che gestiscono spazi attrezzati a sviluppare progetti di inclusione sociale, di cultura e spettacolo. Inoltre, festival, sale cinematografiche, scuole di cinema, associazioni di cultura cinematografica possono essere invitati a concorrere alla creazione di un palinsesto di quattro giorni di film, incontri a tutte le iniziative utili per valorizzare ancor di più l’articolato tessuto creativo della nostra città».

Le vie del cinema è un’iniziativa promossa da AGIS/ANEC lombarda e Comune di Milano, con il sostegno di MiBACT, Regione Lombardia, Consolato Generale di Svizzera a Milano, Ticino Turismo, in collaborazione con Corriere della Sera e la partnership di Sky Cinema.
Tra le collaborazioni speciali vanno inoltre ricordate quella con la start-up milanese Longtake (www.longtake.it) e filmidee (www.filmidee.it). Longtake “adotta” Nocturnal Animals di Tom Ford promuovendone la visione e firma per AGIS tutte le schede dei film di Venezia e Locarno. filmidee “adotta” e presenta a sua volta Spira mirabilis di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti e El Auge del Humano di Eduardo Williams.
Il programma completo della manifestazione sarà disponibile online su lombardiaspettacolo.com e suhttps://www.facebook.com/agis.lombarda da martedì 13 settembre e in allegato a Corriere della Sera giovedì 15 settembre.

Road To Tenerife: il viaggio

0

Sempre con la valigia in mano, continuamente di passaggio tra un posto e l’altro, questa volta incontro sul cammino le soleggiate spiagge di Tenerife, dove si dice che l’estate non finisce mai.

Settembre, tempo di rientro, per tradizione principio della stagione autunnale, il mese dell’uva, quando nostalgicamente salutiamo un’estate che a fatica trascina un sole tiepido, sempre più stanco.
Non a Tenerife. Qui è estate tutto l’anno, o meglio una primavera perenne, calda e luminosa. Inizio questo nuovo viaggio con una timida malinconia, ho salutato la mia Roma ancora una volta, l’ho guardata senza rimpianto mentre l’aereo decollava verso il sole, e nuovamente mi trovo tra le nuvole.
Questa volta mi sono catapultata in una nuova esperienza, per l’ennesima volta vittima della mia stessa volubilità. Dopo aver già sperimentato l’anno di studio all’estero, adesso mi tocca un tirocinio di due mesi in un albergo, unendomi a quell’indefinito numero di ragazzi che cercano di placare la propria giovane impazienza viaggiando per nuovi mondi, tra nuove genti.
Tra sei ore sarò in Spagna, a dirla tutta questo volo mi porterà in mezzo all’Atlantico, appunto a Tenerife, tra le Canarie, un arcipelago di isole gettato come ciottoli dal destino su uno stagno, un tempo roccaforti di pirati e contrabbandieri, dove i galeoni spagnoli salpavano sfidando i capricci del mare verso i Caraibi.
Per chi non lo sapesse Tenerife è la più grande tra questo gruppo di isolette paradisiache, esposta al nord alle correnti oceaniche e a sud al sole tropicale, con capoluogo Santa-Cruz, è da anni una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo, per le sue acqua cristalline, i panorami mozzafiato e le indomabili onde che ne fanno una vera e propria Mecca del surf internazionale.
Di origine vulcanica è dominata dal Teide, la vetta più alta di Spagna, che come un gigante addormentato silenziosamente regna sull’isola, rendendola un posto magico e selvaggio, continuamente coperto dalla neve, visibile anche dalle spiagge dorate. Non sembra magnifico?
Mentre sono in volo sogno questo posto meraviglioso, immagino il calore della sabbia sulle dita, il blu del cielo e del mare infinito che incontra il verde di una terra aspra e selvaggia, tutta da esplorare. Sono pronta per questa nuova avventura, ben oltre le antiche colonne d’Ercole, a metà strada tra il vecchio mondo ed il nuovo, qui a Tenerife, dove il mare rimbomba ed il vulcano tacitamente attende.
Stay tuned.
Martina Patrizi

Alla Ricerca di Dory, non arrendersi mai

0

Alla Ricerca di Dory, non arrendersi mai

E’ per me il momento di ammettere un indicibile segreto: tra i tanti gioielli di casa Pixar, Alla Ricerca di Nemo è forse uno di quello che mi piace meno.

E questa la ragione per cui sono andato con i piedi di piombo e aspettative temperate alla visione del suo sequel ben 13 anni dopo, quel Alla Ricerca di Dory che ha il grosso merito di riportare il regista Andrew Stanton al suo amore originale dopo il flop dell’esperienza nel live action.

Ho calibrato doverosamente le parole all’inizio perché non vorrei si pensasse Alla Ricerca di Nemo non mi piaccia affatto: al contrario, è un grande film, ma per gli standard a cui la Pixar ci ha abituato soprattutto lo scorso decennio, è quello che meno ricordo col medesimo affetto delle altre pellicole. Il motivo è presto detto: per me Nemo rispetto agli altri film Pixar ha un po’ meno di originalità, meno anarchia, meno divertimento, e molto sentimentalismo a tratti forzato.

Eh sì, temevo di ritrovare questa piega un po’ troppo melodrammatica anche in Alla Ricerca di Dory, con l’aggravante oltretutto di mettere al centro della vicenda un personaggio che funzionava come spalla comica, ma come protagonista era un punto di domanda.

Come avrete capito questo lunghissimo e snervante preambolo serve a dire che Alla Ricerca di Dory non solo ha superato i miei dubbi, ma mi è anche piaciuto molto, più di Nemo stesso.

Il motivo è presto detto: sì, c’è molta dose di sentimentalismo rispetto agli altri film della compagnia – ma come potrebbe non esserci data la storia – e la lacrima viene praticamente giù in automatico ogni qualvolta Dory appare in scena da piccina nei flashback, e la solita trama di fondo sulla fuga e ritorno a casa è ormai onnipresente in ogni (OGNI) film Pixar, ma il film soprattutto mette al centro dell’attenzione un tema specifico, e molto importante.

Alla Ricerca di Dory
parla delle persone affette da qualsiasi tipo di handicap, o comunque quelle che la società chiama diverse per qualunque tipo di mancanza rispetto alla “normalità”, e di come queste non debbano arrendersi e continuare comunque ad inseguire i propri sogni e fare tutto esattamente come gli altri. Vivere una vita normale, insomma.

Sembra così facile a dirsi, o forse non lo è, ma la Pixar riesce ad inquadrare e trattare il proprio delicatissimo tema con profondità e soprattutto intelligenza. Se lo scorso Inside Out ci insegnava ad accettare la tristezza, una cosa che un film d’animazione non aveva mai fatto, ora Alla Ricerca di Dory affronta ancora un tema straordinariamente importante e straordinariamente maturo, spostando sempre più il target di riferimento rispetto a quello dei film d’animazione delle compagnie concorrenti. Questo film ci insegna ancora una volta che andare a vedere un prodotto di casa Pixar, di quelli fatti veramente bene, non è una semplice visione cinematografica, ma una lezione di vita per grandi e piccoli.

Emanuele D’Aniello

LaRocca Fortezza Culturale apre come un’oasi a Torpignattara

0

Apre a Torpignattara una nuova oasi creativa tra arte, libri, laboratori e molto altro…

Arts, Books & Workshops

Sabato 10 settembre 2016 è stata inaugurata a Torpignattara “LaRocca Fortezza Culturale”, un nuovo spazio d’incontro e condivisione fatto di laboratori, libri, arte, grafica e artigianato. Una nuova oasi creativa a Torpignattara, un luogo aperto che vuole contagiare con le proprie iniziative un quartiere di cui conosce le necessità e le potenzialità, dove leggere, costruire, creare, partecipare in perfetto stile co-working, proponendo laboratori di formazione e informazione per grandi e piccini nel campo dell’arte, della letteratura, del teatro e delle arti grafiche e figurative.

Una fortezza culturale solida e accogliente costruita per diventare un punto di rifermento per un quartiere multiculturale e poliedrico come Torpignattara, desideroso di spazi culturali condivisi, dove incontrarsi, creare e crescere favorendo momenti di integrazione e dialogo anche grazie alla letteratura e alla lettura per condividere esperienze, luoghi, saperi dei mille mondi che abitano questo territorio prezioso e complesso.
Tante le iniziative, workshop, presentazioni di libri, incontri con autori e artisti, letture animate in italiano e in lingua, laboratori per i più piccoli con attività artistico – didattiche che si alterneranno nel corso dell’anno. I primi laboratori creativi in programma spaziano dall’arte del racconto alla tecnica del collage, dalla street art allo studio sulla realizzazione di un cartone animato.
Alla scrittura creativa è dedicato il primo workshop per adulti: ScriptDoctor & PlayDoctor, un corso rivolto a sceneggiatori e drammaturghi o aspiranti tali che desiderano assistenza, anche one-to-one, offrendo un approccio pratico ai problemi che ogni scrittore, qualunque siano le sue conoscenze e la sua esperienza, si trova ad affrontare. Un percorso guidato alla concezione, alla definizione, allo sviluppo, alla ricerca, all’adattamento, alla scrittura e alla riscrittura di un testo affrontando concretamente i vari problemi che la scrittura di volta in volta comporta.
Spazio all’arte. La fortezza di Torpignattara offre anche uno spazio espositivo per artisti, una parete chiamata “Piccola muraglia” con cornici pronte ad accogliere le opere di giovani disegnatori, illustratori, grafici, fotografi che desiderano far conoscere la propria arte tramite una mostra, monografica o collettiva, direttamente organizzata dallo staff de LaRocca.
Calendario Laboratori Creativi – Settembre/Ottobre/Novembre
Sabato 17 settembre: TI RACCONTO LA ROCCA  Ad una settimana dall’inaugurazione, LaRocca presenta il primo laboratorio per i suoi piccoli associati. Una storia tutta da inventare, disegnare e colorare che abbia come protagonista la fortezza culturale di Torpignattara. Una storia che continueremo a scrivere insieme… (consigliato dai 4 agli 11 anni)
Venerdí 23 settembre: COS’È LA STREET ART? L’arte urbana nella cittá contemporanea. chi è il misterioso Banksy? che tecnica usa per le sue opere? capiremo insieme la tecnica dello stencil e ne riproporremo una tutta nostra! (consigliato dai 6 ai 13 anni)
Venerdí 30 settembre: VETRATE DELLE MERAVIGLIE Un vetro decorato, un vetro incantato. Tanta bravura e tante storie si celano dietro le vetrate colorate di una chiesa o di un antico palazzo. Grazie a questo laboratorio, i ragazzi potranno scoprire i segreti di una antica e perduta tecnica d’arte (consigliato dai 6 ai 12 anni)
Venerdí 7 ottobre: EMOZIONIAMO? Laboratorio emozionale. Un dibattito dedicato ai piccini, protagonisti di emozioni grandi, ma spesso celate. Grazie alla lettura di testi illustrati per l’infanzia, i bambini potranno spiegare le proprie sensazioni, senza paura di esprimersi. (consigliato dai 3 ai 6 anni)
Mercoledí 21 ottobre: LA MIA CITTÁ INVISIBILE Partendo dalla lettura di alcuni brani de “Le città invisibili di Italo Calvino, i ragazzi potranno inventare una personalissima, utopica, fantastica, cittá ideale. (consigliato dai 6 ai 12 anni)
Venerdí 21 ottobre: LA TRIBU’ DEGLI “Q” Quadro o Cuadro? Acqua o Accua? La tribù degli “Q” sa come scrivere senza errori. Come riescono a sentire la “CQ”? Vieni a scoprirlo alla Rocca venerdì, 21 ottobre 2016 dalle ore 17 alle 18:30 (consigliato dai 6 ai 9 anni)
Venerdí 28 ottobre:  CHE PAURA DI SPAVENTO!!! Lab Halloween. Esorcizziamo la paura della notte più spaventosa dell’anno con un fantastico laboratorio. Vieni a spaventarti con noi! (consigliato dai 5 ai 12 anni)
Venerdí 11 novembre: CADONO LE FOGLIE La Natura ci offre mille opportunità per poterla conoscere meglio. Le strade sono coperte di foglie bellissime pronte ad essere usate per questo laboratorio! (consigliato dai 5 ai 10 anni)
Venerdí 18 novembre: MOSTRI GIAPPONESI Tutti conoscono l’uomo Nero o la strega cattiva delle fiabe, ma in pochi conoscono il mostro della tavoletta del water! La proverbiale saggezza del Sol Levante, da tempi immemori, sprona i bimbi giapponesi a comportarsi bene, anche grazie a piccoli spiriti incredibili. (consigliato dai 5 ai 12 anni)
Venerdí 25 novembre: HO CREATO IL MIO CARTONE ANIMATO! A tutti i bimbi piacciono i cartoni animati, ma quanti di loro sanno come si realizzano? La Rocca offre la possibilità a tutti i suoi piccoli associati di capire e progettare una piccola animazione che potrà essere convertita in formato digitale (.GIF) (consigliato dai 7 ai 12 anni)

La Rocca Fortezza Culturale
Via Carlo della Rocca, 6
3494356219- 3298027943
laroccafortezzaculturale@gmail.com
www.laroccafortezzaculturale.it
www.facebook.com/Laroccafortezzaculturale/

Il Festival Teatri di Vetro presenta EMILY.NO! al Teatro Vascello

0

Uno spettacolo liberamente ispirato alla vita e le opere di Emily Dickinson

Roma - Emily Dickinson

Provo estasi nel vivere, il semplice fatto di essere viva è gioia bastante
E.D.
In occasione della decima edizione dei Teatri di Vetro, il Festival delle Arti Sceniche Contemporanee, giovedì 15 Settembre è in scena al Teatro Vascello “EMILY.NO!” di Milena Costanzo, parte di una trilogia dedicata alle donne, liberamente ispirato alla vita e alle opere della poetessa statunitense. 
Emily non vuole uscire dalla sua stanza. Emily non vuole mangiare. Emily non vuole occuparsi di pulizie o vestiti. Emily legge libri che il padre le ha proibito. Emily non vuole dormire e di notte scrive. Emily non vuole morire. Per sempre felice, per sempre giovane, per sempre immortale.
Questa gioia di essere viva e queste estasi devono durare per sempre, anche a costo di sostanze stupefacenti. Vi fa paura? Avete paura? Sono malata. Sono in estasi per voi. Sono nata per amare. L’amore rimane un campo che percorro in lungo e in largo e dove sempre incontro me stessa. “Sei innamorata dell’amore” diceva mia madre, “La mia occupazione è amare” diceva Emily Dickinson.
I mille no dell’adolescenza. Non voglio lavare i piatti. Non voglio andare a scuola. Non voglio morire. Voglio essere immortale. Io sono immortale. L’adolescenza urla i suoi silenzi. L’adolescenza preferirebbe essere altrove. E’ meglio non crescere mai.
Tra ispirazioni da Bergman e meccanismi comici – afferma Milena Costanzo – ci muoviamo per cercare una tensione poetica che appartiene all’inesprimibile: le sensazioni dell’infanzia, il sentimento della passione platonica, la mancanza e tutto quello che fa parte dell’invisibile che ci tocca. Questo lavoro fa parte di una trilogia: Sexton-Dickinson-Weil, che affronta tre donne eccezionali che hanno in comune vari punti, tra i quali una tensione al sacro assolutamente fuori da qualsiasi schema”. 
Emily Dickinson (1830 – 1886) amò fortemente la vita negli aspetti più intimi. Amava la natura come gli indiani nativi, e questo emerge dalla sua sensibilità poetica cui si accompagna una delle più straordinarie psicologie artistiche che si conoscano. Navigò nelle circostanze della sua esistenza tenendo una ferma mano sul timone, esistenza intensa di emozioni e amore seppur nella voluta “segregazione” per sua scelta. 
Addio alla vita un tempo consueta, e al mondo che mi fu già familiare! E date un bacio per me alle colline: sono pronta per andare!
Nota Biografica
MILENA COSTANZO ha lavorato molti anni come attrice per Giorgio Barberio Corsetti, Claudio Morganti, Alfonso Santagata, Stephan Braunshweig, Roberto Bacci, Anton Milienin. Contemporaneamente ha messo in scena spettacoli che hanno partecipato a diverse rassegne, festival e concorsi. Nel 2011 ha vinto il Premio Ubu con lo spettacolo Lucido come miglior novità straniera firmato con Roberto Rustioni. Si occupa di insegnamento per allievi attori. Come ricerca ed insegnamento ha collaborato, tra le altre attività, con il centro internazionale di Pontedera e l’Università Bicocca per il progetto Demetra sull’identità di genere.
Promo su youtube 

EMILY.NO!
di Milena Costanzo
con Milena Costanzo, Alessandra De Santis, Rossana Gay e Alessandro Mor
Fattore K e Teatro c/r – Centro Ricerca Milena Costanzo

FESTIVAL TEATRI DI VETRO 2016
15 Settembre 2016
ore 21:00

TEATRO VASCELLO
Via Giacinto Carini, 78 – Roma

assistente alla regia Chiara Senesi
costumi Elena Rossi – oggetti di scena OkkO Parma
foto Paola Codeluppi
organizzazione Antonella Miggiano
produzione Fattore K – Coproduzione Danae Festival
in collaborazione con Olinda Onlus

Biglietti
Intero 8 euro
Ridotto 6 euro

Info e prenotazioni
06 5881021 – 06 5898031 (Botteghino Teatro Vascello)
promozione@triangoloscalenoteatro.it

ANEMOS, my sweet love’s flower – Shakespeare, Ovidio e Apuleio nei Campi Flegrei

0
Il progetto di O Thiasos TeatroNatura che propone quattro spettacoli di Sista Bramini di teatro, narrazione, canto e istallazioni nel tempio di Mercurio a Baia (17 settembre), nella Crypta romana di Cuma e nell’Anfiteatro di Pozzuoli (24 settembre) e nell’Antro della Sibilla a Cuma (25 settembre), rientra nelle manifestazioni previste per le Giornate Europee del Patrimonio (GEP) promosse dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’adesione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra Nazioni Europee. Si tratta di un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.
Sista Bramini pioniera di un ‘genere teatrale’, il TeatroNatura, in cui un teatro a cielo aperto incontra l’ambiente naturale e a cui si ricorre sempre più per ritrovare un legame autentico tra arte, radici culturali e qualificazione del paesaggio, sceglie la zona dei Campi Flegrei per far vivere il suo Anemòs, vento o soffio vitale in greco antico, radice di anima e da anemòs nome del fiore anemone che “al vento, per troppa leggerezza, disperde i suoi petali” . Perché Sista lavora sull’idea che “In quel fragile fiore, Venere affranta trasforma il corpo senza vita di Adone, il più amato, e che nel vento turbinano le voci e le foglie oracolari della Sibilla Cumana portatrici del mistero del soffio vitale, anima per i Greci… come la farfalla, psiche…”


Qui, come in tutti i lavori di Sista Bramini, il dialogo con i luoghi in cui si va ad agire diviene parte fondante dello spettacolo, gli spazi incontrati sono luoghi dove già abitano i miti e dove si sono depositati i racconti di migliaia di anni. Qui nel Tempio di Mercurio a Baia, come nella Crypta Romana o nell’Antro della Sybilla di Cuma, o nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli il teatro di Sista Bramini abita naturalmente preziosi patrimoni dell’archeologia Italiana.
Il 17 settembre Anemòs inizia con VENERE E ADONE di Shakespeare. Il poemetto, universale inno alla follia amorosa, con Sista Bramini e la musica originale del trio ViolaContraKora (viola Camilla Dell’Agnola, contrabbasso Daniele Ercoli, kora Silvia Balossi), dialoga con il tempio e le sue rifrazioni acustiche. Un flusso di contaminazioni musicali, brani e canti dalla tradizione mediterranea, africana e celtica, accompagna la lettura appassionata di un poemetto che emana, ironico e commovente, tutta la genialità teatrale del suo autore, di cui si festeggiano in questo 2016 i 400 anni dalla morte con numerosi eventi e spettacoli in tutto il mondo. Il 24 settembre alle 18,00 Anemòs, my sweet love’s flower si sposta nella spettacolare volta della Crypta Romana a Cuma con VIAGGIO DI PSICHE, da Amore e Psiche di Apuleio, in prima assoluta nazionale, che narra le peregrinazioni e la trasformazione dell’anima per riuscire a congiungersi con l’amore. Ancora oggi questa sorta di Flauto magico antico, in cui i significati nascosti e palesi, si offrono a mille interpretazioni (mistiche, psicoanalitiche, letterarie, esoteriche…) affascina il pubblico e lo porta a riflettere sul viaggio di Psiche che, per imparare ad amare, spezzata la sua gabbia dorata si sottopone a prove che non è in grado di affrontare. Al contrario dell’eroe della cultura patriarcale che vince i mostri e squarcia le tenebre, proprio accettando la sua vulnerabilità Psiche, tenace nel suo desiderio d’amore, si apre all’aiuto di forze e dimensioni che, interne ed esterne, le erano sconosciute. Il testo è riscritto e narrato da Sista Bramini immersa nella musica elettronica di Giovanna Natalini. Dalle 21.00 poi, nell’area sottostante l’Anfiteatro Flavio a Pozzuoli, si riscopre l’amore di Shakespeare per le Metamorfosi di Ovidio, AL CIELO PREFERISCE ADONE, dove il mito risuona e si spazializza in un bosco di archi, celle e colonne, in cui la caccia amorosa della dea e l’amore per la caccia di Adone concorrono al precipitare del dramma. L’interpretazione di Sista Bramini, i canti polifonici e performativi di Camilla Dell’Agnola e Valentina Turrini, le proiezioni di Francesco Capotorto circondano e sorprendono gli spettatori risvegliando anche gli echi delle caccie circensi che animavano, nella loro crudeltà, lo stesso anfiteatro. La performance, che ha la regia di Sista Bramini, verrà replica due volte alle 21.00 e alle 22.00.

Il 25 settembre dalle 15,00 alle 18,00 nell’antro della Sibilla a Cuma, O Thiasos TeatroNatura presenta SIBILLE, percorso performativo per tre attrici, luogo antico, istallazione sonora e pubblico partecipante con Veronica Pavani, Carla Taglietti e Valentina Turrini, regia di Sista Bramini. Qui voci sapienziali e memorie di antiche Sibille si mescolano ai vaticini inquietanti dei mostri femminini sognati dalla cultura patriarcale fino alle profezie maligne delle streghe di Macbeth, per poi svelare il suo cuore segreto: una nuova ritualità laica incarnata nei gesti e nelle narrazioni di un teatro partecipato. La performance verrà replicata tre volte.

Sul palco milanese del Martinitt torna una danza universale

0

Dance Explosion 2016: al Martinitt di Milano torna a esplodere la danza.

Dal 23 al 28 settembre, sul nostro palco torna attesissima la danza. Quella per tutti, quella che parla il linguaggio universale del corpo e coinvolge e travolge ogni tipo di pubblico. La seconda edizione della rassegna, davvero esplosiva e senza confini, lanciata lo scorso anno in occasione del più internazionale degli eventi –Expo Milano 2015- propone quattro spettacoli di grande impatto. Biglietti già acquistabili online, anche mini abbonamenti liberi a 50 euro per 3 spettacoli. Il 24 settembre speciale edizione charity di PER INCISO, a favore degli studi sulla genetica molecolare.
Dance Explosion 2016
Graditissima al pubblico variegato del Martinitt, sulla scia dello straordinario successo dello scorso anno, torna sul palco milanese la danza universale, quella che parla al cuore di tutti e tocca le corde di ognuno. A inaugurare in bellezza la nuova stagione di quello che è ormai polo culturale a tutto tondo –teatro, cinema e vetrina delle nuove tendenze in fatto di danza- è la rassegna DANCE EXPLOSION, in calendario dal 23 al 28 settembre prossimi. In locandina 4 spettacoli dal respiro internazionale e dal linguaggio universale, selezionati per un pubblico vasto ed eterogeneo, dall’appassionato al semplice curioso, dall’esperto al neofito, dai senior ai junior.
Fedele allo spirito che l’ha animata fin dalla prima edizione, lo scorso anno in occasione di Expo Milano 2015, la rassegna è anche questa volta all’insegna della vivacità e da voce a diversi linguaggi corporei e vari generi –dalla danza neoclassica a quella dinamica, passando per quella contemporanea- scatenano una vera e propria esplosione di energia sul palco e sincero entusiasmo in platea.

Ecco il cartellone di Dance Explosion 2016.

23 settembre
LA VOCE DEL SILENZIO Part 1-2 Coreografia di Anna Rita Larghi, Musiche di Paolo Limiti, Compagnia Montaggio Parallelo 
Ad aprire la rassegna anche quest’anno i mitici Anni ’60. Questa volta ci spostiamo oltreoceano, in un apparentemente bucolico sobborgo di Chicago. Su quelle case perfette, affacciate su prati ben rasati, improvvisamente prende a soffiare un caldo vento di passione che arriva a scuotere i ritmi sonnolenti per sostituirli con quelli travolgenti della musica. Le vite di tutti, tutte uguali, sempre uguali ne verranno letteralmente travolte e sconvolte. Lo spettacolo, inedito in questo allestimento, parte dalle vicende dei 7 personaggi di The House –già un successo per la compagnia- e ne racconta gli sviluppi ne La Voce del Silenzio. Un prequel e un sequel, dunque, per un’unica storia avvincente. Musiche -quelle inglesi di autori vari nella prima parte e quelle italiane firmate da Paolo Limiti (da Mina in poi…) nella seconda- e movimenti scavano oltre l’apparenza per svelare, tra atmosfere vintage, una intrigo di amore, passioni e tradimenti che non solo arriverà dritto al cuore degli spettatori, ma li farà sentir parte degli eventi, catturati anch’essi dal vortice delle emozioni.
24 e 25 settembre
PER…INCISO Coreografie di Federica Galimberti, Mattia de Virgiliis e Francesco Di Luzi, Compagnia G.D.O.
A grande richiesta torna il capolavoro più applaudito della scorsa edizione. La musica italiana dei cantautori e dei grandi interpreti fa da sfondo a questo frizzante quanto coinvolgente spettacolo, che attraversa l’Italia tramite i suoi cantautori. La retrospettiva spazia dagli Anni ’60 ad oggi zigzagando tra le melodie e le voci care al pubblico italiano (da Modugno a Guccini, da De Andrè a Gaber, da Capossela a Jovanotti) mettendo d’accordo, come sempre, generazioni diverse dai vissuti e dalle emozioni analoghe. Uno strano personaggio senza tempo talvolta si anima fornendo al pubblico divagazioni e spunti di riflessione sul grande tema della libertà. Sette i danzatori. Background contaminato da hip hop, contemporaneo, floorwork per mettere d’accordo giovani e non più giovani, tradizione e innovazione con un linguaggio gestuale frizzante, energetico, drammaturgicamente di contenuto, ma sempre leggero e con il sorriso dell’ironia.
Quello del 24 settembre è un appuntamento charity: insieme per GENETIKA “la ricerca scientifica e la danza si fondono in un gioco di corpo e musica”. Serata a sostegno della ricerca Istituto Nazionale di Genetica Molecolare Romeo ed Enrica Invernizzi. 
26 settembre
TU CHE MI HAI PRESO IL COR… Coreografie di Francesco Borelli, Testi di Alessia Borelli, Voce Narrante di Anna Rita Graziano, Compagnia Dance Hall 
Coreografie romantiche per un viaggio in tutte le sfumature dell’amore in cui ci guidano gli eccezionali interpreti di una varietà musicale che esce dagli schemi spaziando dal genio di Chopin e Bach fino a Barbra Streisand, con l’unico intento di narrare le ragioni del sentimento e di… prendere il cor al pubblico. Tra le mosse sinuose di nove talentuosi danzatori e un mix di note emozionanti, sul palco si declina l’amore davvero in ogni sua forma: quello fanciullesco e quello maturo, quello riservato e quello sfacciato, quello felice e quello cupo, quello ricambiato e quello rifiutato, quello vissuto e quello sognato, quello sospirato e quello che fa sospirare, quello reale e quello cantato dai poeti… Nessuno ne è mai stato immune e non lo sarà nemmeno il pubblico. Non dopo questo irresistibile viaggio, dolce e colorato attraverso le tante coreografie -diverse negli stili, uguali nell’intensità- firmate dal genio affermato di Francesco Borelli.
27 e 28 settembre
CARMEN Coreografie e regia di José Perez, Musiche di George Bizet, Compagnia Jas Art Ballet
Un’originalissima Carmen, frutto della personale interpretazione del ballerino José Perez, noto per aver partecipato alla trasmissione televisiva Amici e soprattutto ospite delle più prestigiose compagnie di danza internazionali. Una rilettura in chiave moderna del classico di Bizet, basata su innovazione e attualizzazione. Una versione particolarmente vivace e intensa, nei temi –che ci sono tutti: fato, destino avverso, superstizione, passione, tradimento, gelosia, fino all’omicidio d’onore- così come nei colori dei costumi. Sullo sfondo di una struttura coreografica composita, arricchita dai contrasti fra i festosi motivi zingareschi e l’incalzare drammatico dell’azione, emerge il talento dello stesso Perez, delle due étoile Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta e della loro giovanissima, brillante compagnia. Un ponte tra passato e presente che seduce il pubblico di ogni tempo.

Info e prenotazioni:
TEATRO MARTINITT
Via Pitteri 58, Milano – Tel. 02 36.58.00.10
www.teatromartinitt.it, info@teatromartinitt.it
Orario spettacoli: ore 21.
Biglietteria: lunedì-sabato 10-20, domenica chiuso, 25 e 26 settembre 17-20.
Ingresso: 25 euro, ridotto 20 euro. Miniabbonamento libero a 50 euro per tre spettacoli.

La lezione di Fedra: in amore tutto è lecito?

0

Anche la pioggia è cessata sabato 10 settembre per aprire un sipario stellato sulla Fedra di Seneca.

Il palco maestoso del teatro di Ostia Antica ha inaugurato infatti la rassegna “Il Mito e il Sogno”, ospitando per prima la tragedia classica già acclamata presso il teatro di Siracusa.

Il viaggio nel tempo ha inizio: non appena si mette piede a teatro la sensazione è già quella di non trovarsi più nel nostro secolo. Quando poi entrano gli attori in scena è subito magia: quel passato lontano, impregnato di mito e dominato dagli dèi conquista il pubblico attento.
E’ la storia di Fedra, che Seneca rielabora dall’Ippolito di Euripide. Una trama che ha sedotto palchi lontani, ma che ancora oggi rivela attuali malesseri dell’essere umano. In scena il protagonista invisibile è Eros. Ogni spettatore può riconoscersi nelle parole accorate di Fedra (Imma Villa), travolta da una sconvolgente passione per il figliastro Ippolito (Fausto Russo Alesi).
Come spesso accade in amore, c’è un tempo per il languore e uno per le menzogne: Fedra, respinta da Ippolito, mente al marito Teseo (interpretato sempre da Alesi) e finge di essere stata stuprata. In questo modo il re di Atene maledice a morte il proprio figlio per punirlo di un’insolenza che non ha commesso.
Di fronte a questo ingiusto delitto Fedra non può più continuare a mentire: confessa la sua tragedia emotiva per poi togliersi la vita. A terra troviamo il suo cadavere, le membra sparse di Ippolito, e l’animo distrutto di Teseo.

Secondo la matrice senecana molto risalto nel finale viene dato ai dettagli più truculenti. Insieme ad essi, il dono dello spettacolo al pubblico è un’atmosfera ancestrale, che poche messe in scena moderne possono vantare quando riproducono le opere classiche.

Il cast non delude, convincenti in scena anche la Nutrice, Bruna Rossi, e il Messaggero, Sergio Mancinelli. La scenografia è minimale ma efficace: la cornice del teatro fa il resto, insieme alla suggestiva presenza del coro, che si esibisce in danze e assoli, omaggiando la matrice greca. Notevoli i costumi e le luci, quest’ultime spesso corroborate da romantiche fiaccole. Un valore aggiunto lo hanno fornito, infine, le struggenti musiche.
Sicuramente non è uno spettacolo di facilissima fruizione: i dialoghi sono ricchi e per chi non è avvezzo può risultare un po’ arduo capire tutto a fondo. Mi permetto di dire, però, che a volte non è necessario avere una comprensione totale di ciò che si osserva a teatro. Il messaggio, quello semplice che si cela sempre dietro le complesse strutture drammaturgiche dell’antichità, si evince con un po’ di attenzione: il tempo fugge, ma alcuni gradoni sono ancora pronti ad ospitare orecchie interessate alla lezione degli avi, quella che ancora oggi sa “insegnare” determinate emozioni. Nel recepirla, la consapevolezza che sopraggiunge suggerisce che, qualche migliaio di anni fa, le emozioni a noi note le ha provate anche qualcun altro, a prescindere dal contesto, dalla geografia e dall’epoca. E allora, forse, si svela anche il potere dello spettacolo dal vivo: quello di farci sentire meno soli.
Alessia Pizzi
Foto di Massimiliano Fusco