Sembra che l’estate stia tardando un po’ ad arrivare, con questo tempo pazzo, ma noi ci prepariamo per affrontarla nel modo migliore possibile. Abbiamo tutto il tempo per raccogliere i cosiddetti “libri da ombrellone”, che ci accompagnano nelle nostre giornate di mare e non solo. Ecco i titoli che vi propongo, spiegandovi i motivi che mi hanno spinta a sceglierli. Titoli un po’ diversi dal solito. Armatevi di carta e penna, dimenticate la solita trilogia di “50 sfumature di grigio” e esplorate con me il mio concetto di “Letteratura da spiaggia”.
Magari è simile alle vostre idee? Pronti, partenza, via!
(Google immagini)
1. (Romanzo) Chiara Gamberale, “Per dieci minuti”
Questo breve romanzo di sole 187 pagine, ci fa sorridere dall’inizio alla fine. E’ la storia di una donna che arriva ad un punto di non ritorno e deve cercare un modo per uscire dalla solita routine che la sta uccidendo di noia. Così, con l’aiuto di un paio amici e della sua forza di volontà, decide di fare ogni giorno una cosa che non ha mai fatto per soli dieci minuti. Scoprirà che le cose che non è mai riuscita a fare sono quelle che ama di più e che, come una catena, la vita ci porta sempre in posti sconosciuti grazie ai quali impariamo a conoscere veramente noi stessi.
2. (Giallo romanzato) Ruth Ware, “L’invito”
Per chi invece ama le storie intricate che lasciano nel dubbio fino all’ultimo, questo giallo è una piacevole scoperta. E’ la storia di una ragazza che, dopo anni che non vede le sue amiche, vieni invitata ad un addio al nubilato. Ma dal week-end di festa che si era prospettato, un’evento inaspettato immerge le ragazze in un fitto mistero che devono per forza risolvere se non vogliono finire nei guai. La scrittura scorre molto velocemente e come ogni giallo che si rispetta le descrizioni sono molto dettagliate, come se la scrittrice sin da subito vuole fare del lettore il detective che deve risolvere il mistero.
3. (Fantasy) Federica Sabatucci, “I segreti di Mydeklaine”
Se invece amate l’avventura e siete affascinati da mondi fantastici e magici, questo è il libro adatto a voi. E’ la storia di due gemelle che sono state divise alla nascita. Si ritroveranno così in mondo un po’ diverso dal nostro, lontano da quello che conosciamo. Inizieranno la loro avventura tra elfi e fate, tra stregoni e animali magici. Quitrovate l’intervista all’autrice del libro.
4. (Narrativa impegnata) David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”
Se invece, come me, credete che leggere sotto l’ombrellone non sia solo un modo per evadere e rilassarsi ma un vero e proprio momento da dedicare al nutrimento dell’anima, vi consiglio questo intramontabile romanzo. Difficile da leggere se non si è concentrati al massimo, impegnativo nella scrittura, ma solo leggendolo capirete quanto un libro può cambiare una giornata, una vita. Questa è la storia di un amore epistolare che solo con il tempo della scrittura e delle lettere, nascerà, crescerà e morirà.
5. (Romanzo rosa) Remo Guerrini, “Una storia d’amore”
Ed eccoci qui, poteva mancare una storia d’amore d’estete? Si sa, l’estate è la stagione più adatta per le storie d’amore più belle, più passionali e che sono in grado di lasciarti un segno indelebile nella pelle. La sabbia rimane sul corpo e il sapore del sale sulle bocche degli amanti. E’ proprio d’estate che si ritrovano i personaggi del libro, lontani da troppo tempo. E’ finita la passione? La vita è riuscita a separali tanto a lungo ma saranno in grado di ritrovarsi? Scopritelo voi, ne vale la pena.
Avete appuntato tutto? Bene, ora andate in libreria scegliete quello che più ha acceso la vostra curiosità. Vi basterà aspettare il bel tempo per perdervi in una di queste cinque storie e, perché no , magari in tutte e cinque.
Dopo l’incredibile successo dello scorso anno i 5 cantanti tornano in Italia per due concerti, il primo dei quali all’Atlantico di Roma il 18 giugno.
Da sinistra: Avi Caplan, Kirstin Maldonado, Scott Hoying, Mitch Grassi e Kevin Olusola.
È veramente indispensabile utilizzare degli strumenti musicali per creare una melodia completa e divertente che incanti il pubblico? Sicuramente i Pentatonix risponderanno di no. Il gruppo “a cappella” americano si è affacciato sulla scena musicale nel 2011 e da allora non ha mai smesso di stupire. Sfruttando la notorietà acquisita con il talent show The Sing-Off, i cinque talenti hanno continuato ad esibirsi sui palchi più prestigiosi del mondo e a portare avanti il loro progetto. Oltre ad aver raggiunto più di un miliardo di visualizzazioni su YouTube grazie ai loro mash-up e medley, nel 2015 hanno pubblicato “Pentatonix”, un album omonimo con canzoni originali.
La serata all’Atlantico inizia con le migliori aspettative, sono infatti a migliaia a presentarsi per live. A scaldare il pubblico è la coppia Us The Duo, entrambi diventati famosi grazie alle loro performance su internet, nelle quali la stupenda voce della cantante si mescola alle note del marito polistrumentista.
I Pentatonix a inizio concerto.
Giunge quindi il momento dei Pentatonix che, acclamati dal pubblico, danno subito sfoggio del loro talento. Le cinque voci infatti danno vita ad un mix perfetto in cui il beatboxer Kevin Olusola e il basso Avi Caplan creano una base straordinaria, comparabile a percussioni e strumenti a corda reali. A ciò si aggiungono le soavi voci di Kirstin Maldonado, Scott Hoying e Mitch Grassi, il cui falsetto ha dell’irreale. Si susseguono quindi tutte le canzoni che hanno reso famoso il gruppo tra cui il mash-up “Daft Punk” e la cover di “If I Ever Fall in Love” di Jason Derulo.
Scott Hoying intona “Radioactive”.
Uno dei picchi della serata si ha quando Kevin Olusola imbraccia il violoncello per eseguire il “Preludio n°1” di Bach. Ma non è tutto, oltre a suonare il violoncello il cantante inizia a fare beatbox per un mix tra musica classica e contemporanea da brividi. Si passa subito ad un’altra famosissima cover, “Radioactive” degli Imagine Dragons, e il pubblico è realmente in visibilio.
Kevin Olusola durante l’esecuzione del Preludio n°1.
Giunti alla fine del concerto i cinque concedono al pubblico un’altra perla di rara bellezza. Le luci si spengono, ne rimane solo una sul palco intorno alla quale il gruppo si riunisce. Viene chiesto al pubblico di rimanere in silenzio totale ed è adesso che avviene la magia. I cinque cantanti iniziano a intonare “A Light in the Hallway” totalmente in acustico, senza l’uso dei microfoni.
Il concerto si chiude con la loro canzone originale “Sing”.
I cinque si preparano all’esecuzione di “A Light in the Hallway”.
È stato un concerto sorprendente ed emozionante, ricco di passione e allegria, in cui cinque cantanti hanno rimpiazzato senza alcuna difficoltà strumenti reali con le loro voci, riuscendo a non farne sentire la mancanza.
Una presentatrice speciale, Lella Costa, e un artista poliedrico, Renzo Arbore, in una serata ricca di citazioni, ricordi e poesia.
Un’ovazione, tutto esaurito (quasi 2000 persone) all’ingresso del maestro. I primi 100 libri, commenta Lella, “ma forse anche altri 100, perché no” ribatte Camilleri in completo grigio e cappello a causa della forte umidità in un’Estate Romana resa ancora più magica dallo sfondo della Basilica Massenzio.
Racconta di sé come solo i grandi sanno fare, con aneddoti che corrono nella mente e si materializzano nello spettatore, in questa danza di parole.
Lella Costa presenta Andrea Camilleri e Renzo Arbore come due migranti del sud arrivati a Roma rispettivamente nel ’49 e nel ’64: Renzo per un concorso radiofonico, con la cinquecento targata Foggia, e Andrea per frequentare l’Accademia Silvio D’Amico (aveva vinto il concorso per allievo regista). Anche se dopo un anno fu cacciato per condotta immorale. Era la seconda volta che fu cacciato da un convitto, la prima da piccolo: “Ero figlio unico e un piccolo delinquente, i miei genitori a malincuore mi mandarono in convitto dai preti, ma non ci volevo stare, facevo di tutto per farmi cacciare, mia madre visto che il refettorio era scarso mi dette due uova che lanciai contro il crocifisso”. La seconda volta, quando frequentava l’Accademia e si trovavano tutti ad Assisi: “Dormivo al convento dei francescani e le ragazze al convento delle clarisse; la notte entravo nella camera della mia ragazza, una mattina ci sorpresero abbracciati e venni cacciato via dall’Accademia per condotta immorale”.
Dai ricordi si arriva a parlare dell’ironia. La Costa “Visto che per te l’ironia è una qualità importante, penso a Montalbano che con tutte le sue cupezze pratica l’ironia, perché l’hai fatto fidanzare con Livia, una completamente priva del senso dell’umorismo?” Risponde Andrea con una poesia di Wystan Hugh Auden.
Amore
Gli storici stupiti raccontano come scalasse montagne inaccessibili, fece lunghissime navigazioni solitarie, restando per mesi e mesi tra l’acqua il cielo, scrisse tre libri che hanno cambiato il destino dell’umanità, s’innamorò, raccontano sempre gli storici stupiti di una donna che sapeva fischiare, stava bene davanti ai fornelli, era un poco distratta, non ascoltò molto quello che lui diceva, rispose a qualcuna delle sue lunghe lettere stupende ma non né conservò nessuna.
E ancora citazioni a turno come in un balletto di cultura, accompagnate dalla musica del violino, dalle chitarre e dai canti di Olivia Sellerio:
Romain Gary:L’ironia è una dichiarazione di dignità è l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita.
Borges:gli angeli riescono a volare perché non si prendono troppo sul serio.
Carol Ann Duffy, scozzese, nel libro “La moglie del mondo” fa parlare in versi le donne note per essere le mogli di qualcuno: la signora Darwin: Siamo andati allo zoo, gli ho detto, c’è qualcosa in quello scimpanzé che mi fa pensare a te; e la signora Icaro: Non sarò né la prima e né l’ultima che sta su un costone a guardare il proprio marito che dimostra al mondo di essere un totale perfetto, emerito, assoluto coglione.
Allegria e risate, il tempo scorre veloce, fino ad arrivare a parlare dell’ultimo libro L’altro capo del filo. Camilleri da ragazzo aveva visto partire i bastimenti ed era una cosa struggente, portavano via i migranti, si sapeva che non potevano tornare dall’America, dal Venezuela, dall’Argentina. La nave suonava per rendere meno triste la partenza. Il pranzo, l’orchestrina, e poi il bastimento partiva il pomeriggio e cominciava il rito del gomitolo: si srotolava il filo. Un capo era tenuto da quello che partiva e l’altro dal parente, si sgomitolava e si tirava finché non finiva.
Per chiudere la serata, un pensiero sul razzismo – perché è uno dei temi del libro – tenero e puro come solo un grande uomo sa trovare :
“C’è un asilo infantile a Roma dove ci sono bambini di tutte le nazionalità e anche italiani, che giocano assieme, si litigano, si baciano, si dividono le merendine, qual è la parola d’ordine che noi bisogna avere: dividiamoci le merendine”.
Amore, sogno, musica, danza: tutto questo si trova all’interno de L’Amore Cantato che, dopo il successo dello scorso anno al Teatro Quirino, torna al Teatro Eliseo, con la direzione artistica di Giò Di Tonno, personaggio di spicco ed eclettico artista nel panorama teatrale contemporaneo.
Sul palco si alterneranno le arie più celebri da quattro grandi opere musicali, capolavori della letteratura, da Victor Hugo ad Alessandro Manzoni, da Alexandre Dumas a William Shakespeare, raccontati attraverso grandi musical. I talenti della Caracciolo Junior Musical School sono in scena la stessa serata con Across the Beatles, liberamente ispirato al film “Across the Universe”. Un viaggio eccitante, divertente, colorato, e al contempo malinconico e ironico, in compagnia delle canzoni del più famoso gruppo della storia del pop: i favolosi Beatles. Una bella storia di amicizia e amore, che si sviluppa nell’arco di alcuni anni, fa da collante. Sullo sfondo, cornice della vicenda, la voglia di rivoluzione e pace di un’intera generazione. Il risultato è uno spettacolo suggestivo, a metà tra il musical e il concerto, per emozionare e divertire.
Ingresso libero su prenotazione
Info e prenotazioni caracciolojuniormusicalschool@gmail.com
Una buona dose di sorrisi, una manciata di spensieratezza, tanta emozione, un pizzico di follia e qualità artistica a profusione: è questa la ricetta che il Sistina propone al suo pubblico per confermarsi anche nella stagione 2016-2017 il Teatro più amato della Capitale.
“E’ sempre più il Sistina!”, recita il claim che non è solo una promessa, ma una autentica certezza: sotto la guida attenta e “visionaria” di Massimo Romeo Piparo, giunto al quarto anno di direzione artistica, il Sistina offrirà agli spettatori un cartellone che coniuga l’approccio popolare all’eccellente livello artistico, contaminando i generi con proposte innovative ma senza mai dimenticare i grandi classici.
Un’offerta adatta a soddisfare tutti i gusti che sarà ricchissima di sorprese, tra spettacoli imperdibili e nomi amatissimi. Forte del successo di pubblico e critica ottenuto nelle scorse stagioni, il Sistina riparte quindi con un entusiasmo ancora maggiore e con la voglia di lavorare per raggiungere nuovi traguardi e grandi soddisfazioni grazie alla sua collaudata squadra di professionisti. Per il suo pubblico affezionato e fedele il Sistina sarà non solo il tempio del Musical e del Teatro italiani, ma un luogo dove tutti potranno sentirsi a casa, sia i grandi che i piccini: una sorta di “scatola magica” in cui le emozioni si vivono fino in fondo e i sogni possono diventare realtà grazie al mix vincente di teatro, musica e danza.
Massimo Romeo Piparo:
“Appena tre anni fa, sembrava quasi impossibile poter pensare di ritrovarsi ad annunciare una quarta stagione del Teatro-monumento di Roma. La sfavorevole congiuntura economica e sociale che negli ultimi anni ha avvolto l’Italia in una coltre di tristezza, sfiducia e distacco, lasciava presagire un triste futuro anche per il Teatro Sistina. Nemmeno il più inguaribile ottimista avrebbe ipotizzato un rilancio della malandata sorte del Sistina; eppure una piccola dose di lucida follia unita ad un enorme amore per questo spazio, in cui ho visto crescere e materializzarsi i miei sogni, mi hanno permesso di provarci. Oggi, dopo tre stagioni da record, tre intensi anni in cui posso affermare che non si sia sbagliato un colpo, insieme col mio meraviglioso team di formidabili professionisti, vogliamo festeggiare numeri incredibili con una serata-spettacolo, unica nel suo genere. Una serata-evento in cui saranno gli stessi protagonisti della prossima stagione a raccontarvi la loro nuova offerta.
Oltre mezzo milione di biglietti staccati, più di mille artisti esibiti, trentamila giornate lavorative su questo palco: dal ghiaccio all’acqua, dal fuoco alla terra. Questi in sintesi gli elementi che ci fanno dire orgogliosamente “E’ sempre più Il Sistina!”. Il quarto cartellone che ho l’onore di firmare, prosegue nel consueto solco di presentare Grandi interpreti e Grandi Classici, sempre più in equilibrio sul filo che lega Cinema e Teatro. Ancora Grandi opere del cinema italiano trasformate in Commedie musicali (Il Marchese del Grillo, Febbre da Cavallo), grandi Musical internazionali (The Rocky Horror Show –european tour), Opere rock che hanno fatto la storia (Evita, Jesus Christ Superstar), la bella musica popolare italiana (Peppino di Capri, Massimo Ranieri) e la Commedia brillante che mai tramonterà (Salemme, Michele La Ginestra), con uno sguardo al contemporaneo che sempre più sta tracciando un nuovo futuro per il Sistina (Lillo&Greg, Moni Ovadia-Camilleri). Quest’anno un particolare “sotto-filone” tutto al femminile: tre grandi donne del ‘900 tutte segnate da un incredibile destino, tutte scolpite nella memoria della gente: Judy Garland (Monica Guerritore), Evita Peron (Malika Ayane), Lady Diana (Serena Autieri).
Per adesso c’è. Per adesso… è sempre più IL SISTINA!”
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A inaugurare la nuova stagione sarà sabato 17 settembre lo spettacolo dei giovani talenti dell’Accademia Sistina, la grande officina creativa multidisciplinare per ragazzi dagli 8 ai 16 anni, nata da un’idea di Massimo Romeo Piparo: gli allievi, dopo l’intenso lavoro estivo nei corsi di recitazione, canto e danza tenuti da grandi professionisti dell’arte, della musica, della recitazione, della danza, porteranno sul palco del Sistina i frutti del proprio impegno per condividerli con il pubblico.
Il sipario si aprirà poi su Monica Guerritore che vestirà i panni dell’indimenticabile Judy Garland in End of the Rainbow (dal 19 ottobre), un musical divertente e tragico, in cui l’attrice canterà dal vivo le più belle canzoni dell’artista americana. Dopo il trionfo della scorsa stagione, tornerà a calcare il palcoscenico del Sistina Enrico Montesano, con il suo omaggio a Roma nella commedia musicale Il Marchese del Grillo (dal 3 novembre), tratto dalla sceneggiatura del film di Mario Monicelli, diventato ormai un vero e proprio “cult”. Si continua nel segno della qualità con uno degli spettacoli più attesi dell’anno, Evita (dal 14 dicembre), il nuovo Musical firmato da Massimo Romeo Piparo che vedrà Malika Ayane nel ruolo della celebre eroina argentina. Novità assoluta è anche Una Festa Esagerata! (dal 18 gennaio 2017), la nuova commedia scritta, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme, che racconta in chiave realistica e divertente il lato oscuro e grottesco dell’animo umano. Non poteva mancare il ritorno del “mito” Ted Neeley, protagonista del celeberrimo Jesus Christ Superstar (dall’11 aprile), nella versione italiana in lingua originale firmata da Piparo che da oltre 20 anni conquista i palcoscenici italiani e internazionali. Un’altra leggenda è in arrivo al Sistina, con la trasposizione teatrale di Febbre da Cavallo (dal 15 marzo), uno dei film che hanno maggiormente segnato la generazione degli anni ’70, qui con la supervisione artistica di Enrico Brignano, l’adattamento teatrale di Enrico Vanzina e si avvarrà della partecipazione, tra gli altri, di Maurizio Mattioli. La splendida Serena Autieri sarà impegnata nell’omaggio a Lady Diana, icona planetaria del nostro tempo, nello spettacolo Diana & Lady D (dall’8 febbraio), tra prosa e musica. Nel cartellone del Sistina anche la grande musica italiana, con due artisti amatissimi dal pubblico, Peppino di Capri in concerto con Una Musica Infinita e Massimo Ranieri, con una nuova edizione del suo Sogno e Son Desto… in Viaggio. Pronti a sconvolgere il teatro con la loro verve e l’irresistibile simpatia arriveranno anche Lillo & Greg, con lo spettacolo Il Mistero dell’assassino misterioso (dal 21 febbraio) all’insegna del giallo ma in chiave comica: forse lo spettacolo più famoso della coppia, ormai divenuto un vero e proprio “cult” che approda per la prima volta sul palco del Sistina. E poi Vittorio Sgarbi in Caravaggio (dall’8 dicembre), una rappresentazione che si configura come un vero viaggio attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi, e Michele La Ginestra con M’accompagno da me (dal 16 maggio), il nuovo esilarante one man show dell’attore romano che trasformerà il palco in una cella del carcere. Infine Moni Ovadia con la musica e le parole de Il Casellante (dal 23 maggio), coinvolgente spettacolo inedito nato dalla ineguagliabile penna di Andrea Camilleri, dove si ride e ci si commuove al tempo stesso. Sul palcoscenico del Sistina anche un grandissimo classico del teatro musicale internazionale, The Rocky Horror Show: la sua inesauribile e irresistibile bellezza ancora oggi supera tutti i record, assicurando un non-stop party fatto di quei successi senza tempo da cui ognuno, almeno una volta, si è lasciato trascinare.
Grande spazio verrà dato anche al pubblico dei più piccoli: in programma nella nuova stagione il “Sistina per le Scuole”, una speciale proposta riservata agli studenti romani con spettacoli che andranno in scena al mattino. In calendario: Da Shakespeare a Pirandello, un percorso nel mondo della letteratura e del teatro attraverso le opere di tre scrittori del calibro di William Shakespeare, Luigi Pirandello, Italo Calvino i cui testi saranno interpretati dall’attore Giorgio Pasotti; Canto di Natale, una favola liberamente tratta dal celebre racconto di Charles Dickens, che vedrà in scena interagire attori in carne ed ossa con i “fantasmi” del Natale passato, del Natale presente e di quello futuro; Il Piccolo Principe – il Musical, una rivisitazione del romanzo di Antoine de Saint Exupery in stile commedia musicale, che esalta la parte “fantastica” del racconto per cui ogni personaggio viene accompagnato da un “tema” speciale che lo rende riconoscibile; E con Capitan Calamaio, il pirata pacifista che ama l’arte, torna lo spettacolo più amato da bambini, insegnanti e genitori.
Al Sistina arriva anche il FamilyShow Festival, la prima manifestazione in Italia dedicata alle famiglie, che proporrà ben 3 musical: Aladin, Monster Allergy e Pippi Calzelunghe, in scena al Teatro Sistina (dal 9 febbraio), da un’idea di Bruno Borraccini un’occasione per incontrarsi e condividere momenti di puro intrattenimento.
Un altro momento di incontro speciale sarà rappresentato da “Domenica mattina è sempre… il Sistina”, con la rassegna curata da Federico Alessi “Narrare… il Teatro, Raccontare… il Cinema”: da ottobre 2016 ad aprile 2017, oltre 30 appuntamenti con le letture di adattamenti teatrali tratti da romanzi e film che si svolgeranno la domenica mattina nel foyer del teatro, con Brunch finale. Tra gli altri, ecco alcuni nomi degli gli artisti che parteciperanno: Fabio Troiano, Samuela Sardo, Luca Ward, Cesare Bocci, Simona Marchini, Giulio Farnese, Luca Biagini, Giovanni Moschella, Cristina Noci, Edoardo Siravo.
IN ABBONAMENTO
dal 19 ottobre 2016
MONICA GUERRITORE in “END OF THE RAINBOW”
La grande Judy Garland interpretata da una delle più talentuose attrici italiane, Monica Guerritore, che sul palco canterà dal vivo i più grandi successi dell’indimenticabile artista americana. End of the Rainbow, per la regia di Juan Diego Puerta Lopez, è un irresistibile musical, divertente e tragico al tempo stesso, che racconta la vita della Garland tra gioia e disperazione, ma sempre sulla scena accompagnata da lustrini e paillettes fino alla drammatica fine.
dal 14 dicembre 2016
MALIKA AYANE in “EVITA”
A vent’anni dalla fortunata edizione cinematografica di Alan Parker con interpreti Madonna e Banderas, debutta al Sistina uno dei musical più intensi del panorama mondiale: Evita, scritto da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, liberamente ispirato alla vita di Evita Perón, moglie del presidente argentino Juan Domingo Perón, ora arriva in Italia con la firma di Massimo Romeo Piparo che per la prima volta ha riscritto in italiano le 27 canzoni che compongono l’Opera, e la produzione a cura della PeepArrow Entertainment. Nei panni dell’eroina argentina, la cantante Malika Ayane che si esibirà accompagnata dall’orchestra dal vivo.
dal 18 gennaio 2017
VINCENZO SALEMME in UNA FESTA ESAGERATA!
In scena la nuova commedia scritta, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme. Una storia divertente, che permette al grande comico di raccontare in chiave realistica e divertente il lato oscuro e grottesco dell’animo umano: al centro dello spettacolo le cosiddette persone normali, che si nascondono dietro lo scudo delle convenzioni e che vivono le relazioni sociali usando il codice dell’ipocrisia come unica strada per la sopravvivenza.
dall’8 febbraio 2017
SERENA AUTIERI in DIANA & LADY D
Lo spettacolo, scritto e diretto da Vincenzo Incenzo, è un dialogo per voce sola. Serena Autieri illumina le due anime di una delle più grandi icone planetarie del nostro tempo attraverso una prosa appassionante e ricercate suggestioni sceniche contrappuntate da hit anglosassoni e inediti arrangiati per orchestra. Diana & Lady D è un inno all’amore, un canto all’essenza pura della vita; ed è anche il grido di ogni donna inascoltata. Perché ancora oggi, in una società devota alla religione dell’individualismo, la libertà femminile è una libertà spesso non prevista.
dal 21 febbraio 2017
LILLO & GREG in IL MISTERO DELL’ASSASSINO MISTERIOSO
Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti sospettati: ecco gli ingredienti per un perfetto giallo, dai toni brillanti, di chiara matrice anglosassone. Nata da un’idea di Greg e scritta a quattro mani con Lillo, Il Mistero dell’assassino misterioso è la prima commedia in cui si fa centrale la narrazione metateatrale che svela, scardinandolo con un pizzico di perfidia, il delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano anche la maggior parte dei rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità.
dal 15 marzo 2017
FEBBRE DA CAVALLO- Supervisione artistica di Enrico Brignano
(con la partecipazione di MAURIZIO MATTIOLI)
A quarant’anni dall’uscita nelle sale italiane di Febbre da Cavallo, era il 17 maggio del 1976, il teatro Sistina di Roma ospita la trasposizione teatrale del film che ha segnato una intera generazione, che annovera nel cast –tra gli altri- Maurizio Mattioli. Un cult, forte di gag indimenticabili e di uno sviluppo popolare e semplice, che continuerà la sua ‘galoppata’ sul palcoscenico del tempio della commedia musicale italiana con l’adattamento teatrale di Enrico Vanzina, la Supervisione Artistica di Enrico Brignano e le musiche di scena affidate al maestro Fabio Frizzi, co-autore della memorabile sigla.
dal 16 maggio 2017
MICHELE LA GINESTRA in M’ACCOMPAGNO DA ME
In “M’accompagno da me”, per la regia di Roberto Ciufoli, Michele La Ginestra continua a giocare con il palcoscenico, trasformandolo in una cella del carcere, nella quale vedremo passare avvocati, detenuti, personaggi improbabili, tutti legati da un unico comun denominatore: i reati previsti dagli articoli del codice penale! Nonostante la “reclusione”, lo spettacolo riserva momenti di rara comicità, di gioiosa spensieratezza, ed anche, come è d’uso, di riflessione.
dal 23 maggio 2017
MONI OVADIA in IL CASELLANTE
Uno spettacolo di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale dove si ride e ci si commuove al tempo stesso, che narra la vicenda di una metamorfosi ambientata in Sicilia. In scena Moni Ovadia che alternando sul palco la musica alle parole offrirà al pubblico una delle sue più suggestive interpretazioni. Gli attori e i musicisti, immersi nella stessa azione teatrale, narrano una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine.
FUORI ABBONAMENTO
8 e 9 ottobre 2016
PEPPINO DI CAPRI in Concerto: UNA MUSICA INFINITA
dal 3 novembre 2016
ENRICO MONTESANO in IL MARCHESE DEL GRILLO
A Teatro la Commedia Musicale tratta dalla sceneggiatura del film di Mario Monicelli. In questa versione teatrale musicale, per la regia di Massimo Romeo Piparo e le musiche originali di Emanuele Friello, il mattatore Enrico Montesano è chiamato a prestare tutta la propria verve e il proprio carisma al personaggio del Marchese Onofrio del Grillo. Uno spettacolo imperdibile, che ha avuto il suo prestigioso debutto assoluto al Teatro Sistina di Roma nel novembre 2015, ottenendo il più alto consenso di critica e pubblico della storia moderna di questo Teatro. In sole 5 settimane di programmazione ha totalizzato oltre 50.000 spettatori, registrando per ben 12 volte il “Tutto Esaurito” ed entrando a pieno titolo nella storia del Sistina e della Commedia Musicale italiana.
dal 29 novembre 2016
THE ROCKY HORROR SHOW
Dopo oltre 40 anni, la meravigliosa creatura di Richard O’Brien non smette di travolgere, coinvolgere, sovvertire le regole. Ha viaggiato in più di 30 paesi, è stata tradotta in più di 20 lingue e il 29 novembre arriva al Sistina, presentato da Show Bees, con la regia di Christopher Luscombe. La sua inesauribile e irresistibile bellezza ancora oggi supera tutti i record, assicurando un non-stop party fatto di quei successi senza tempo da cui ognuno, almeno una volta, si è lasciato trascinare, come “Sweet Transvestite”, “Damn it Janet” e “Time Warp”.
dall’8 dicembre 2016
VITTORIO SGARBI in CARAVAGGIO
Vittorio Sgarbi ci condurrà, attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi, in un appassionante viaggio per scoprire la modernità di Caravaggio, degli artisti più amati di tutti i tempi. Lo spettacolo teatrale è arricchito dalla musica di Valentino Corvino, e dalle immagini delle opere più rappresentative del pittore lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio. La regia è di Angelo Generali.
dall’11 aprile 2017
TED NEELEY in JESUS CHRIST SUPERSTAR
Jesus Christ Superstar, il capolavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, ormai passato alla storia come uno dei Musical più famosi e amati di tutti i tempi, torna in scena nella versione italiana in lingua originale firmata da Massimo Romeo Piparo, che dopo aver compiuto 20 anni continua a conquistare i palcoscenici italiani e internazionali. In scena nei panni di Gesù il celebre Ted Neeley, alle prese con un vero cult la cui chiave del successo sta nell’ottimale combinazione fra la musica rock, il musical e una grande storia immortale.
Nell’aspro scontro tra PD e Movimento 5 Stelle, Virgilia Raggi è uscita vincente portandosi a casa oltre il 67% dei voti.
Virginia Raggi, da oggi e nella storia, per quanto concerne la Capitale è il primo sindaco del Movimento 5 stelle, il primo sindaco donna, nonché il più giovane. Se già, durante la campagna elettorale, qualcuno aveva avuto da ridire sul perché lei venisse chiamata LA Raggi, con l’articolo, mentre l’avversario solo Giachetti, con questa nomina si apre un dibattito linguistico che farà scatenare tutti i giornalisti italiani.
Tralasciando infatti eventuali commenti sulla gioia dei sostenitori, l’amarezza dei vinti e il terrore di chi non ha votato nessuno dei due, possiamo concentrarci su un dibattito linguistico, che per una volta può rivelarsi più soft di quello politico.
Le donne in questa epoca hanno acquisito nuove cariche mandando in tilt il codice linguistico, soprattutto quello dei media, che hanno iniziato ad attribuire loro la forma maschile dei titoli professionali, ad iniziare dal Governo Renzi:
ES: IL Ministro Boschi
La Ministra suona strano solo perché non siamo abituati a sentirlo dire. Lo ricorda Cecilia Robustelli, scrittrice e docente italiana,quando afferma “Ciò che non si dice non esiste”. Sempre a lei e a GiULiA sono rivolti i miei ringraziamenti per la guida Donne, Grammatica e Media, un piccolo manuale di istruzioni davvero prezioso e innovativo, da cui trae spunto la mia riflessione.
Visto che la lingua italiana è morbida e ha la capacità di concordare nomi e aggettivi sia al femminile che al maschile, non dovremmo avere paura di dire la Sindaca. Peccato che spesso i media hanno usato il femminile “sindaca” per essere ironici, come nel caso del Corriere.it quando parlava di Nathalie Kosciusko-Morizet. Qualcuno ha anche detto la Signora Ministro, ma del resto quando mi sono laureata il Presidente della Commissione mi ha dichiarato Signora Dottore… perché stupirsi? Pare che le cariche “istituzionali” siano unisex…
La Ministro, invece, resta l’esempio più agghiacciante perché non è proprio italiano a livello di concordanza grammaticale. (Per ulteriori spiegazioni consultare il pdf del manuale, linkato nel titolo)
Tutti questi tentativi e le relative forme ibride proposte dai canali informativi sono solo il riflesso dell’incertezza in cui siamo piombati nel momento in cui abbiamo dovuto iniziare a parlare quotidianamente di donne importanti in Italia. Non c’è da vergognarsi se ci siamo sentiti un po’ a disagio coi termini, fa più paura pensare che solo oggi le condizioni storiche ci hanno concesso di porci il problema. Ma questa è un’altra questione. Non siamo qui a proporre soluzioni sul women empowerment nel mondo.
Possiamo stare sereni comunque, sindaco è un nome semplice: alla radice sindac– basta aggiungere la desinenza femminile –a.
La forma in -essa, seppur molto diffusa per le prime professioni che hanno intrapreso le donne, tipo professoressa (ma in alcuni manuali ho trovato anche l’orrendo medichessa), è considerata prettamente ironica e dunque è da evitare.
Se può confortarvi la desinenza femminile per la definizione delle professioni manda in crisi l’umanità dall’alba dei secoli. Basti ricordare che Saffo, tra i 9 poeti lirici era definita “La decima Musa“, perché il termine poetessa in greconon esisteva (una donna non poteva mica essere un genio letterario!). Lo troviamo per le prime volte nelle commedie, utilizzato con fine ironico, per deridere la donna (Alessi, poiètrian). Considerate che la poetessa di Lesbo è la prima voce femminile occidentale ed è vissuta nel VII secolo a.C: le prime attestazioni epigrafiche del termine poetessa risalgono invece al III secolo a.C. e si riferiscono alle poetesse vaganti di età Ellenistica.
Ci sono voluti solo quattro secoli!
Fa molto male, quando si apprende questa dura genesi, scoprire inoltre che in italiano dovremmo dire la Poeta. Non si tratta di neologismi, abbrutimenti linguistici o di parole sbagliate/cacofoniche: questi termini al femminile ci suonano male a primo impatto perché non ci sono stati insegnati. Questo perché alle donne sono state precluse per secoli innumerevoli attività professionali (cuoca, maestra, infermiera, prostituta non hanno avuto di questi problemi…).
E’ interessante sottolineare come alcune persone (anche di sesso femminile) possano ritenere sindaco sessista perché retaggio della tradizione patriarcale, mentre altre ritengano sessista sindaca perché distingue uomo e donna nella carica istituzionale.
Ciò che mi preme sottolineare in questo dibattito è che la lingua si evolve con la società e ne è una delle estrinsecazioni maggiori, quindi anche noi dovremmo muoverci continuamente per non restare troppo indietro. (L’Accademia della Crusca conferma qui, mentre laTreccaniè un po’ più morbida).
Insomma, Habemus Sindaca. Che ci piaccia o no.
(In tutti i sensi)
Alessia Pizzi
Un sentito ringraziamento al gruppo di Letteratura al Femminileper tutte le osservazioni fatte sul caso.
Molti di voi mi hanno interrogato su parole come guardia, spia, che hanno la desinenza in -a. Si tratta di parole ambigenere come spiega la Treccani. Non dovremmo dire guardio o spio, tranquilli!
Video sondaggio de La Repubblicaqui. Il commento di Michela Murgiaqui
Dal 5 al 14 luglio al Teatro Vascello parte la Rassegna Estiva FUORI PROGRAMMA di DANZA e PROSA che andrà in scena sempre alle h 21.
Dal 5 all’8 luglio la Compagnia Enzo Cosimi torna al Teatro Vascello con Sopra di me il diluvio (5-6 luglio h 21), spettacolo vincitore del Premio Danza&Danza 2014 “Migliore produzione italiana dell’anno” e del Premio Tersicore 2015 a Paola Lattanzi “Migliore interprete femminile contemporaneo” e Fear party (7-8 luglio), creazione 2015 della compagnia e prima tappa della trilogia “Sulle passioni dell’anima” del coreografo Enzo Cosimi.
5-6- luglio 2016 DANZA
Martedì e mercoledì h 21
COMPAGNIA ENZO COSIMI
SOPRA DI ME IL DILUVIO
Regia, coreografia, scene, costumi Enzo Cosimi
Collaborazione alla coreografia Paola Lattanzi
Interprete Paola Lattanzi
Video Stefano Galanti
Musiche Chris Watson, Petro Loa, Jon Wheeler
Fruste sciamaniche Cristian Dorigatti
Disegno luci Gianni Staropoli
Organizzazione Flavia Passigli
Produzione Compagnia Enzo Cosimi e MIBACT
in collaborazione con Biennale di Venezia 2014
con il sostegno per le residenze di Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Arteven, Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, Abruzzo Circuito Spettacolo
Premio Danza&Danza 2014 Produzione Italiana dell’anno
Premio Tersicore 2015 a Paola Lattanzi Migliore interprete femminile contemporaneo
Dopo la creazione Welcome to my world dedicato all’idea della fine del mondo, del verificarsi di una nuova Apocalisse, prendo nuovamente ispirazione dal rapporto doloroso dell’Uomo con la Natura nella società contemporanea.
Ripensare l’opera come un luogo di magia e di perdita di certezze. Dare spazio ad un’arte della coreografia che contenga una componente tecnica rigorosa, sperimentale, attraverso la quale indirizzare una riflessione sul mondo in cui viviamo in rapporto alla Natura e a percepirlo in termini sensoriali.
Esaurito il paradigma della postmodernità, si ipotizza l’apparire di un Nuovo Uomo che si affaccia ad un paesaggio arcaico, tribale di cui il continente africano rappresenta l’emblema. Un’Africa urlata, violata che, nonostante i massacri senza fine a cui è sottoposta da sempre, riesce a restituirci una visione di speranza.
Anche questo lavoro, come Welcome to my world, focalizzerà una scrittura di danza scarna, ossuta, un campo percettivo vuoto in cui si vive in uno stato irreale, visionario. Partiture di gesti, movimenti, in apparenza semplici ma che riportano alla complessità del lavoro sulla “presenza”, sull’atto performativo, sulla percezione del sistema nervoso a discapito di quello muscolare. Amplificare in scrittura coreografica fenomeni naturali che tendiamo a considerare scontati e renderli visivamente come campi che sconfinano verso una spiritualità laica, una metafisica del corpo, un pellegrinaggio di meditazione. Enzo Cosimi
Biglietteria: intero € 15,00 – ridotto € 12,00 Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
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7-8- luglio 2016 DANZA
Giovedì e venerdì h 21
COMPAGNIA ENZO COSIMI
FEAR PARTY
Regia, coreografia, scene, costumi Enzo Cosimi
Interpretazione e collaborazione alla coreografia Paola Lattanzi, Pablo Tapia Leyton
Musica Chris Watson
Disegno luci Gianni Staropoli
Organizzazione Flavia Passigli
Produzione Compagnia Enzo Cosimi e MIBACT
In collaborazione con AMAT
Con il sostegno per le residenze di Kilowatt Festival, ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, C.L.A.P. Spettacolodalvivo
Il lavoro esplora il profilo della paura, le sue diverse valenze psicologiche, i suoi inneschi e disinneschi collettivi. Paure intime dell’uomo contemporaneo, angosce iniettate dal germe della macchina sociale. Sistemi di vita che non possiamo controllare.
Fear party affronterà il tema attraverso una scrittura del corpo aperta, mettendo in atto un’impalcatura del gesto in equilibrio tra rigore astratto, disciplina e pulsioni sensoriali. Malinconia e paura si legano a visioni grottesche generando una scrittura sospesa tra densità e leggerezza.
“Tutti sperimentiamo la paura, ma non sapremmo che è paura se non fossimo costituiti già fin dall’inizio coraggiosi.”
Lo spettacolo è la prima tappa della trilogia SULLE PASSIONI DELL’ANIMA.
Enzo Cosimi, coreografo e regista tra i più autorevoli della coreografia contemporanea italiana. Coreografo ospite per il Teatro Alla Scala di Milano e del Teatro Comunale di Firenze, firma nel tempo con la sua Compagnia produzioni per i più prestigiosi festival e teatri internazionali, collaborando con artisti dell’eccellenza italiana e internazionale. Nel 2006 firma la regia e la coreografia della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Torino, protagonista l’étoile Roberto Bolle. Nel giugno 2014 presenta alla Biennale di Venezia la creazione Sopra di me il
diluvio, Premio Danza&Danza 2014 come Migliore Produzione Italiana e Premio Tersicore 2015 a Paola Lattanzi come Migliore interprete femminile contemporaneo. Enzo Cosimi collabora come coreografo con la Civica Scuola Paolo Grassi di Milano.
Biglietteria: intero € 15,00 – ridotto € 12,00 Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
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9 luglio 2016 DANZA
sabato h 21
Produzione InternationalBallet
Passion Love, Life…
12 ballerini italiani e stranieri del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Budapest
coreografia Mark Biocca Fernando Duarte
InternationBalLET nasce con lo scopo di presentare il balletto c las s i co at tual e con ar t i s t i
internazionali, uniti a ballerini italiani ingaggiati all’estero che riporteranno a casa il loro bagaglio
culturale acquisito, in uno spettacolo ricco di nuove coreografie e di repertorio del
“Balletto Nazionale Ungherese” di Budapest. La serata di questa prima edizione sarà intitolata “Passion, Love, Life…” e promuoverà la danza classica conservandone la purezza e la tecnica, ma aggiungendo un ’ impronta innovativa rendendola accessibile ad un pubblico più vasto e presentando inoltre due prime nazionali: I.F.E.L . e Anthe moessa (collaborazione di due artisti italiani residenti all’estero). Ecco dunque come l’internazionalità del progetto viene rispecchiata non solo dal cast ma anche dalle scelte musicali e coreografiche. Il cast composto da 12 ballerini conta ben 6 italiani provenienti da varie regioni italiane (Veneto, Lombardia, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia). la restante parte del cast proviene da Ungheria, Croazia, Ucraina, Giappone e Russia. Gli spettacoli saranno proposti ad Abano Terme (Pd) al Teatro Tenda Magnolia il 6 luglio, e a Roma il 9 luglio presso il Teatro Vascello.
Biglietteria: posto unico € 18,00 – Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
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11 luglio 2016 h 21 LETTURA DRAMMATIZZATA CON MUSICA DAL VIVO
Lunedì h 21
RedReading #8
ROMA RIBELLE itinerari di un’altra Roma
a partire dal libro Guida alla Roma Ribelle (Ed. Voland)
di e con Tamara Bartolini e Michele Baronio
Produzione Bartolini/Baronio e 369 Gradi
A Giordano Bruno, arso vivo a Campo ‘de fiori, con la lingua serrata, perché non parlasse, Bartolini/Baronio dedica l’ottavo RedReading, che parte dagli itinerari proposti nel libro “Guida alla Roma ribelle” – ed. Voland. ROMA RIBELLE è una passeggiata tra sampietrini, immondizia, poesie, disegni e canzoni, che allena la memoria a leggere la storia sommersa e invita ospiti e pubblico a cercare insieme a loro, tra i quartieri della città eterna, dov’è andata a finire la storia ribelle che tra i suoi vicoli, dentro le sue arterie, dietro i suoi muri, nasconde conflitti e passione.
A Roma le storie si intrecciano, si scontrano, spesso sanguinano. Sono storie che si trovano sulle facciate trasformate da generazioni di artisti della street art, tra testi letterari e pensieri sparsi dei “romani de Roma”, da Trilussa a Pasolini, da Gabriella Ferri a Mario Monicelli, da Daouda Sanogo – che ha abitato alla stazione Termini dopo le lotte di Rosarno – ai racconti di Sandro Portelli sulle
Fosse Ardeatine, nelle tracce della Repubblica Romana, che ritroviamo nell’esperienza degli orti urbani o in un lago di periferia nato tra le macerie di ex fabbriche abbandonate, tra i mostri di cemento creati dai soliti palazzinari. E’ questa l’altra Roma che si fa metafora, sogno e visione, non solo di se stessa, ma di un intero paese. Attraverso una drammaturgia di luoghi, e grazie ai differenti itinerari proposti dai nostri ospiti, si costruisce la mappa ribelle della città.
RedReading#8 ROMA RIBELLE_itinerari di un’altra Roma, Guida alla Roma ribelle di Rosa Mordenti, Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti, Giuliano Santoro (ed. Voland), RedReading è un incontro appassionato tra il teatro e i libri. E’ un viaggio sentimentale che attraversa epoche, corpi e pensieri, a partire da un lavoro sulla memoria e sulla storia. Strumenti del RedReading sono la lettura, la musica, l’ascolto partecipato. E’ un incontro intimo con autori, ospiti, pubblico e territori. E’ un esercizio di vicinanza.
RedReading è un dispositivo di Bartolini/Baronio. La prima stagione si è svolta al Teatro Argot Studio in collaborazione con Sycamore T Company e Terranullius Narrazioni Popolari; la seconda stagione a carrozzerie n.o.t. I RedReading sono stati ospitati in altri spazi e festival. Biglietteria: intero € 15,00 – ridotto € 12,00 – Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
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13 luglio 2016 mercoledì h 21 DANZA
PER …INCISO
Interpreti: Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio, Andrea Ferrarini, Federica Galimberti, Eleonora Lippi, Silvia Pinna
Coreografie: Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio Federica Galimberti
produzione E.sperimenti GDO dance company
l’Italia vista attraverso la voce dei suoi Cantautori dagli anni ‘60 ad oggi
La musica italiana dei cantautori e dei grandi interpreti fa da sfondo a questo frizzante quanto coinvolgente lavoro che spazia dagli anni ’60 ad oggi zigzagando tra le melodie e le voci care al pubblico italiano (da Modugno a Guccini, da De Andrè a Gaber, da Capossela a Jovanotti) mettendo d’accordo, come sempre, generazioni diverse con vissuti ed emozioni analoghe. E nel susseguirsi di tante sensazioni ed atmosfere compare inaspettato uno strano personaggio senza tempo che si anima per dare al pubblico divagazioni e spunti di riflessione sul grande tema della Libertà. I 7 performers, tutti in grado di contaminare stili e tecniche,dal contemporaneo all’ hip hop, dal modern al floorwork, esprimono dunque la cifra stilistica che li caratterizza: mettere d’accordo giovani e non più giovani, far convivere tradizione ed innovazione in quel linguaggio gestuale di impatto, energetico, drammaturgicamente di contenuto, ma volutamente leggero e con il sorriso dell’ironia, che ne è la forza dirompente quando sono tutti insieme.
Biglietteria: intero € 15,00 – ridotto € 12,00 – Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
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14 luglio 2016 giovedì h 21 DANZA
ATTACCHI DI PANE
Interpreti Filippo Braco, Francesco Di Luzio, Karen fantasia, Eleonora Lippi, Silvia Pinna, Martina Ragni, Daniele Toti
Coreografia Federica Galimberti produzione E.sperimenti GDO dance company
“I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca”. Epicuro, Lettera a Meneceo, IV-III sec. a.e.c.
Attacchi di pane è uno spettacolo che porta in scena ironicamente un tema antico, ma assai attuale: l’uomo in società. Trattandosi di teatro-danza, lo spettatore viene coinvolto in un percorso in cui vede rappresentati i suoi obiettivi, ma allo stesso tempo le paure e debolezze, in particolar modo l’esaltazione dell’ego umano.
La coreografa, attraverso il suo linguaggio leggero e innovativo, consolida l’idea che il singolo tenda a scomparire nel gruppo e che questo annullamento sia funzionale alla rappresentazione del concetto di società. Proprio per questo motivo l’uomo deve prima andare alla ricerca della sua identità, deve essere indipendente, avere autostima.
Tutti questi fattori si traducono negli “attacchi”, che sono il mezzo attraverso cui il singolo può dare sfogo alle proprie repressioni, dovute a fallimenti o mancanze, senza che questo si trasformi in egoismo o peggio ancora nel culto di sé.
Questo percorso motiva il singolo e lo accompagna verso il riscatto: per raggiungere questo obiettivo l’uomo deve realizzarsi ed essere felice, comunicare e seguire le propria vocazione sfruttando sia le virtù sia i difetti che lo caratterizzano. Questo gli permette di confrontarsi con la massa: essa, valorizzando le sue peculiarità, accetta il suo limite, facendolo divenire la chiave di volta per il gruppo e lo porta alla sua affermazione.
Il PANE, protagonista metaforico dello spettacolo è la risposta “semplice” a quel qualcosa che l’individuo cerca per colmare i suoi vuoti, le aspirazioni e le paure quotidiane, che non supera se non entrando ”nel gruppo”, nella “società”, dove affermarsi ed essere riconosciuto. L’uomo ha fame di qualcosa che da solo non può ottenere. Ma la felicità è nelle cose semplici come il pane, appunto, nel sapere che l’affanno della ricerca trova appagamento nella condivisione. Il PANE diventa così un simbolo di felicità di cui viene invitato a godere anche il pubblico. L’approccio a tematiche così drammatiche viene affrontato con ironia e disincanto, anche grazie al prezioso strumento che è la contaminazione dei generi.
Interessante questa creazione di Federica Galimberti, che sa muoversi agilmente nella scomposizione ritmica dell’hip hop salvaguardando totalmente e felicemente la teatralità ed i contenuti. Uno stile graffiante, mai ripetitivo dal sapore urban, che ‘arriva’ e coinvolge.
7 i danzatori di background spiccatamente radicato nell’hip hop che, interpretano il lavoro con leggerezza e semplicità ma anche con forza drammaturgica e fedeltà ritmica incredibili, che ti caricano verso l’esplosione finale di emozioni e di ‘attacchi di pane’, appunto.
Questo spettacolo fa parte di un progetto che mette in rete l’area semi-professionale con quella professionale. La prima realizzazione di questo progetto è avvenuta in occasione del decennale di DanzaInFiera, dove le coreografie sono state rielaborate, insegnate e messe in scena, con il coinvolgimento di un gruppo di allievi selezionati per l’occasione.
Biglietteria: intero € 15,00 – ridotto € 12,00 – Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto
Inoltre il Teatro Vascello di Roma Annuncia e invita a partecipare Martedì 12 LUGLIO 2016 h 11.00 alla PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE 2016/2017.
Patrimonio comune di tutti i territori che affacciano sul “Mare Nostrum” l’estate esprime il massimo della dieta mediterranea tra gusto e tradizione
@nextquotidiano.it
La dieta Mediterranea è forse l’unico vero mediatore culturale tra le diversità di Europa, Africa eMedio Oriente, che si affacciano sul bacino utilizzando gli stessi ingredienti nelle proprie cucine. Dietro l’apparente semplicità delle ricette, si nasconde la memoria storica di popoli che hanno imparato ad utilizzare le risorse della terra rispettando le stagionalità ed i ritmi della natura. Le differenze di religione e abitudini, sul filo di situazioni politiche capaci anche di trasformarsi in eterne guerre, si annullano a tavola davanti alle radici comuni della tradizione gastronomica. Frutta, verdure, cerali, ma anche legumi, pesce e certamente l’olio d’oliva sono i cardini comuni di questa identità, che trova il modo di sviluppare caratteri differenti grazie all’utilizzo delle spezie o ai diversi metodi di cottura utilizzati nei differenti territori. Quelli che si incontrano viaggiando per il mediterraneo sono sapori unici, interpretazione del patrimonio gastronomico comune nell’essenza delle singole tradizioni.
Approfittando dell’estate che meglio incarna l’immagine del mediterraneo e la varietà dei suoi prodotti, si può compiere un viaggio alla scoperta delle ricette di questi paesi. Un ideale menù multietnico dell’area mediterranea non può che partire dall’Hummus, salsa a base di pasta di ceci e pasta di semi di sesamo, che ha il potere di superare le barriere religiose e i muri del conflitto mediorientale. Ugualmente apprezzato da ebrei, musulmani e cristiani viene preparato ovunque in maniera pressochè uguale. Rappresenta per molti il modo ideale di iniziare il pasto, accompagnato da pane o focacce di vario tipo insieme ad olive ed altre salse.
Hummus: E’ di facile preparazione, basta far bollire i ceci (precedentemente posti in ammollo una nottata) per circa 1 ora e 15 minuti finchè non diventano morbidi. Scolarli conservando l’acqua di cottura, eliminare le pellicine e una volta raffreddati frullarli in un robot da cucina, aggiungendo la thaina (salsa di sesamo oramai di facile reperibilità) e incorporando aglio, cumino, succo di limone, olio d’oliva, pepe di cayenna e un cucchiaino e ½ di sale, aggiungendo durante la lavorazione l’acqua di cottura necessaria per raggiungere la giusta densità. Aggiustare di sale e succo di limone, quindi servire in una ciotola con un filo d’olio spolverando con paprika e prezzemolo tritato.
Ingredienti: 220 gr ceci già ammollati – 2 cucchiai di thaina – 3 spicchi d’aglio tritati – 2 cucchiaini cumino in polvere – 80 ml succo di limone – 3 cucchiai olio d’oliva – 1 pizzico pepe cayenna – prezzemolo – paprica q.b – sale 1,5 cucchiaino.
Un piatto di mare non può mancare ed anche se Ebrei e Musulmani osservanti non possono mangiarli, i calamari sono un’indiscussa golosità che accontenta sempre grandi e bambini. Almeno in Spagna, Italia e Francia cucinati nei modi più diversi il consumo ne è largamente diffuso. Forse però in questa ricetta Greca grazie all’utilizzo delle spezie tipiche della macchia marina, i calamari rappresentato pienamente l’area mediterranea.
Calamari alla griglia in salsa verde: Lavorate i calamari puliti tagliando i tentacoli a pezzetti da 5 cm e il resto ad anelli di 1 cm circa. Lasciateli a marinare in frigo per 30 minuti, mettendoli in una ciotola con olio limone aglio e origano. Preparare la salsa pestando in un mortaio i filetti d’acciuga, i capperi lavati e dissalati, aglio, prezzemolo e olio d’oliva, aggiustando di sale e pepe. Cuocere i calamari sulla griglia 2 o 3 minuti per parte bagnandoli con la marinata. Versate il pesto sui calamari, mescolandoli leggermente quindi spolverare con il prezzemolo e servire.
Ingredienti: Per 4 persone 1kg di calamari – 250 ml olio d’oliva – 2 cucchiai succo di limone – 2 spicchi d’aglio tritati – prezzemolo – limoni. Pesto: 2 filetti acciughe – 1cucchiaino di capperi – 1 spicchio aglio tritato – prezzemolo – olio d’oliva.
Non si può rinunciare ad un piatto di verdure che nella dieta mediterranea va spesso oltre il ruolo di semplice contorno, includendo anche altri alimenti che lo rendono già da solo un piatto completo. È il caso dei peperoni ripieni che in questa versione utilizzano come ingrediente anche il couscous, alimento base di paesi nord Africani come Marocco e Algeria.
Peperoni ripieni di couscous: mettere il couscous in 250 ml di acqua in ebollizione con l’aggiunta di un cucchiaio d’olio e un pizzico di sale. Togliere dal fuoco un paio di minuti per far assorbire l’acqua quindi incorporare il burro e rimettere a fuoco lento per 3 minuti. Tagliare la parte superiore dei peperoni svuotandoli internamente e immergendoli in acqua bollente per 2 minuti. Tostare 2-3 minuti i pinoli in padella quindi toglierli e far rosolare la cipolla tritata in un filo d’olio. Unire cumino e coriandolo continuando la cottura per due minuti, togliere dal fuoco e aggiungere il couscous i pinoli, l’uvetta e le altre spezie regolando di sale. Riempire i peperoni con il composto e riposizionare la parte superiore, quindi metterli in forno preriscaldato a 190° per 25 minuti. Preparare la salsa mescolando la menta tritata allo yogurt e servirla in accompagnamento.
Ingredienti: Per 4 persone 80 ml olio – 125 g couscous – 15 g burro – 4 peperoni rossi o gialli – 3 cucchiai pinoli – 1 cipolla – 2 cucchiaini cumino in polvere – 1 cucchiaino coriandolo in polvere – 75 g uvetta – 3 cucchiai menta tritata – 250 g yogurt intero – 2 cucchiaini menta tritata.
La cena è pronta, ora non rimane che gustare queste pietanze in una sera d’estate ed apprezzare il gusto sorprendente della dieta mediterranea. Un sistema alimentare che al di la dell’aspetto salutare, propone una gamma incredibile di sapori ancora troppo poco valorizzati.Bruno Fulco
L’appuntamento annuale sul lungotevere Maresciallo Diaz accende i riflettori sul mondo del vino e della ristorazione internazionale.
Divenuto ormai un classico di inizio estate per i tanti appassionati romani, il Vinòforum festeggia la sua tredicesima edizione con un calendario ricco di eventi a tema. Ogni sera e fino al 19 giugno, le 2500 etichette in degustazione sono accompagnate dalla presenza di 30 chef stellati, Italiani e provenienti da tutta Europa che propongono la loro cucina di livello internazionale. Gli spazi si animano immediatamente già all’apertura, con un afflusso massiccio che tuttavia non impedisce di godere della piacevole serata estiva. I banchi d’assaggio diversamente da altre manifestazioni sono organizzati dalle singole enoteche o gruppi di distribuzione, che hanno così modo di interagire con i propri clienti proponendo la gamma di vini che successivamente potranno reperire presso i punti vendita. E’ proprio il contatto diretto la chiave del Vinòforum e si estende anche alla cucina stellare, proposta anche in chiave street food per coinvolgere un pubblico più ampio.
Diversamente da altri grandi appuntamenti, questo è uno dei pochi in cui vino e cibo vanno veramente a braccetto. Il vino è qui pensato come un compendio del cibo e viceversa, lasciando emergere il tratto complementare tra i due principali attori della tavola. Una relazione che si pone alla ricerca del puro piacere enogastronomico al di la dei tecnicismi estranei ai più. Nell’area Vinòforum Factorynon mancano però le iniziative per chi è alla ricerca di un approccio più approfondito, dagli Speed Tasting degustazioni frontali condotte da sommelier professionisti, agli appuntamenti tematici con i protagonisti del settore vitivinicolo. Come l’interessante incontro con i Marchesi di Barolo sul tema dell’invecchiamento e conservazione del vino, dove è stato proposto il confronto tra Riserva 1982 e 2011. Per i più giovani anche momenti formativi con i sommelier, per trasmettere il messaggio del bere bene e consapevolmente, oltre ad esplorare le diverse competenze che si sommano nel bagaglio di questa figura, fondamentale al di la del semplice servizio. I gourmand più esigenti possono sperimentare su prenotazione l’alta cucina proposta da chef internazionali del calibro di Heinz Beck, che in esclusive cene a tema presentano i loro piatti, studiati in abbinamento con i vini di selezionate cantine. Ma il palato è libero di esaltarsi largamente anche con un cartoccio di deliziosi cremini e olive ascolane, quelle vere, impossibili da trovare tutti i giorni.
Nell’immensa proposta di vini e liquori spazio anche alle etichette internazionali, con la proposta di referenze da paesi che non è facile incontrare nel bicchiere di frequente. Allora come non approfittare della selezione dei vini Sud Africani, bianchi e rossi di ottima fattura come il Pongrácz, ottimo spumante metodo classico da Pinot Nero e Chardonnay, oppure il Diemersdal, rosso elegante ottenuto da Pinotage, il vitigno più rappresentativo del territorio. Una viticultura che sorprende e trova conferma nel Fleur du Cap uno Chardonnay di grande mineralità che pur mantenendo le tipicità del vitigno, riflette nel carattere l’energia e lo spirito che si provano al primo respiro in terra Africana. Se l’obiettivo degli organizzatori è offrire un’esperienza di livello, misurata sui singoli per accendere in loro la curiosità per l’enogastronomia, può dirsi ampiamente centrato.
Un nuovo studio uscito ad aprile su Frontiers in Psychology dimostra che i bambini ci giudicano dal nostro aspetto, e la bellezza vince, perché è proprio il caso di dire che l’abito fa il monaco.
La pubblicazione dimostra che quando siamo piccoli la valutazione sull’affidabilità di qualcuno è strettamente legata a quanto lo troviamo attraente. Il nostro giudizio si forma crescendo e diventa sempre più obiettivo avvicinandosi all’età adulta, quando non ci facciamo più “corrompere” dalla bellezza. Un adulto impiega circa 50 ms per esprimere un giudizio di attendibilità su un volto di un’altra persona.
“Lo stereotipo della bellezza” è stato dimostrato numerose volte in psicologia, è un fenomeno che spiega come le persone più belle siano anche reputate le più intelligenti, le più socievoli e di successo; questo deriva dalla capacità di dedurre dai segni facciali i tratti sociali, processo già conosciuto da tempo per quanto riguarda gli adulti, mentre non era stato esaminato finora per i bambini.
Gli esperti:
Il dott. Fengling Ma e il dott. Fe Xu del Dipartimento di Psicologia, Zhejiang Sci-Tech University, Hangzhou, Cina e il dott. Xianming Luo della Facoltà di Scienze Ambientale e Sanità Pubblica, Wenzhou Medical University, Wenzhou, Cina, hanno eseguito l’esperimento su un campione di 138 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni (92% cinesi), provenienti da famiglie di livelli socio-economici misti. Utilizzando un modello statistico basato sui dati di facce 3D che genera i volti umani FaceGen Modeler 3.1 per la produzione di 200 immagini di volti maschili aventi tutti un’espressione neutra e con lo sguardo diretto.
Lo studio:
Nella prima sessione sono stati mostrati tutti i tipi di facce ai bambini, per valutare quello che sembrava più affidabile; dati i limiti delle capacità cognitive, la procedura di valutazione è stata semplificata come segue: utilizzando una scala a 3 punti con l’etichetta affidabile / Non sicuro / inaffidabile.
Il confronto dei dati è stato fatto sulla base dell’età: bambini della stessa età si trovavano d’accordo sugli stessi volti?Il numero di bambini in accordo con i risultati degli adulti aumentava crescendo? Sembrerebbe di sì, il giudizio sull’affidabilità cresce con l’età. Avevano in comune gli stessi tratti? Erano coerenti ai canoni di bellezza attuale? Nei bambini i due quesiti sono in stretta relazione, la bellezza viene collegata all’affidabilità, cosa che cambia crescendo perché l’esperienza ci fa giudicare diversamente i caratteri somatici. La possibilità di dedurre i tratti è una componente fondamentale del funzionamento sociale e di sviluppo. Ad esempio, quando i bambini si perdono, scelgono a chi chiedere la strada. La possibilità di dedurre l’affidabilità sulla base di apparenze facciali durante le interazioni iniziali è importante per l’auto-protezione, l’adattamento sociale, e la conservazione del benessere (Rotenberg et al. 2004 , 2005 ).
Il “bello è buono” fornisce un altro supporto possibile per questa ipotesi. “L’effetto alone bellezza porta a sistematiche distorsioni percettive umane, e la ricerca ha sostenuto che le persone con i volti più attraenti sono giudicate più positivamente. Abbiamo anche trovato che le ragazze erano più sofisticate nel giudizio del viso rispetto ai ragazzi. Nel complesso, i nostri risultati forniscono un quadro più completo dello sviluppo del giudizio affidabilità e aggiungono valore ai recenti studi in crescita sostenendo che l’attrattiva è uno spunto facciale universale per i giudizi attendibilità durante l’infanzia” dichiara il team di ricercatori.“
La conclusione ci porta al risultato che siamo nati per giudicare “un libro dalla copertina” .
Yuja Wang suona Ravel e Stravinskij all’Auditorium Parco della Musica tra gli applausi del pubblico e lo scintillio di una platea di rappresentanza.
Martedì 7 giugno all’Auditorium Parco della Musica si è svolto l’ultimo di tre appuntamenti con la giovane e talentuosa pianista pechinese Yuja Wang, insieme all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sotto la mirabile direzione di Lionel Bringuier.
Da molto tempo non si sentiva a Roma un’esecuzione della suite L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij e anche Ravel con il Concerto per la mano sinistrain Re Maggiore è molto raro da poter ascoltare, come anche il suo Concerto in Sol; a questi poi, per l’appuntamento dell’Auditorium si è aggiunto Le Danze di Galánta di Zoltán Kodály. Ma andiamo per ordine. Voglio fare una premessa: non sono un’accademica, non sono una critica, non sono un’esperta; sono semplicemente un’amante della musica, tutta la musica; quindi parlerò per emozioni, sensazioni e non per tecnicismi.
Arrivo all’Auditorium temendo di aver fatto tardi, entro nell’androne della biglietteria centrale e già comincio a notare uno strano movimento; raggiungo a fatica la biglietteria e il guardaroba della Sala Santa Cecilia dove avrebbe avuto luogo il concerto e sempre di più mi rendo conto, mio malgrado, di essere terribilmente fuori luogo: ero circondata da abiti in chiffon, seta, perline, diamanti e non sentivo i miei passi, riuscivo solo a sentire il “tacchettio” delle scarpe delle signore sul marmo del corridoio.
Diamine! – penso – ero convinta che si fosse ormai un po’ svecchiato il concetto di andare ad un concerto, all’opera o a teatro.
Poi mi accorgo che in realtà nelle sale laterali era stata imbandita una tavola meravigliosa con fiori, segnaposti, cristalleria al completo; quindi cerco di scoprirne di più e capisco che si sarebbe svolta dopo il concerto la cena di fine stagione alla presenza dei pezzi grossi dell’Accademia Nazionale, dei direttori del Parco della Musica e del main sponsor Trenitalia. Ecco spiegato tutto.
Entro in sala: tutto pieno, platea e gallerie. Purtroppo il disagio cresce. Tutte queste persone ingioiellate-pettinate-supertirate scambiano chiacchiere a voce alta, in mezzo ai corridoi di passaggio assieme a uomini vestiti anch’essi di tutto punto, con scarpe lucidissime, fiori all’occhiello, fazzoletti griffati e il capello sistemato.
Applauso.
Entra l’Orchestra tutta, entra la prima violinista, il primo violinista, poi il Direttore e poi Lei: Yuja Wang in un abito meraviglioso e con dei tacchi veramente vertiginosi.
Saluta, prende posto con un’umiltà e una frizzantezza veramente notevoli e si accomoda al piano. Ffinalmente si inizia!
Le Danze di Galanta è stato meraviglioso! Un ritmo e un andamento sempre presenti ed incalzanti. Tanto spazio agli archi, quanto ai fiati. Molto travolgente e coinvolgente, rimanda molto alle opere di Béla Bartók, con i suoi rallentando, con dilatazioni meravigliose che poi si risvegliano in momenti sostenutissimi.. come d’altronde la musica ungherese in generale.
Poi è la volta di Ravel.
Premessa necessaria: il concerto era presentato come Yuja Wang in RAVEL – Concerto per la mano sinistra in Re Maggiore | Concerto in Sol, quindi tutti ci aspettavamo un’esecuzione di Ravel non poco importante.
Prima della pausa La Wang ha eseguito il Concerto per la mano sinistra in Re Maggiore, brano di una difficoltà veramente elevata e con una storia molto commovente. Maurice Ravel compose questo concerto tra il 1929 e il 1931 per il suo grande amico nonché pianista Paul Wittgenstein che durante la prima guerra mondiale aveva perso il braccio destro. Fu lo stesso Wittgenstein ad eseguirlo per la prima volta.
Potete immaginare la difficoltà di essere morbidi, legati e calibrati utilizzando una mano sola, eppure non è stata la resa a lasciarmi interdetta. Sentivo una foga, una “rabbia”, una meccanicità che è strana nella Wang, conosciuta per la sua brillante freschezza nel reinterpretare un pezzo.
Dopo la pausa si riprende con il Concerto in Sol: fantastico come solitamente è Ravel, se chiudi gli occhi vedi tutti i colori, senti gli odori di un’esplosione di vita; l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è di una potenza esecutiva pazzesca, davvero straordinari. Anche qui lei sembrava però meccanica.
Applaudita selvaggiamente dal pubblico torna con tre bis prima di salutare definitivamente la platea e le numerose gallerie stracolme e finalmente si vede la vera Wang! In queste tre piccole esecuzioni ha fatto magie, divertendosi e facendo divertire noi, lasciandoci a bocca aperta.
Nonostante la meraviglia e il visibilio della folla, tanti dietro di me applaudendo tra un bis e un altro, con un tono di voce neanche basso si lamentavano: “sù sù, veloce che c’ho fame”.
Yuja Wang saluta come al solito umilmente e con grande classe e lascia il palcoscenico.
Entrano molti altri dell’organico dell’Orchestra, si cambia il pianoforte per ciò che più attendevo:
L’Orchestra è fenomenale; la direzione altrettanto, l’opera non ne parliamo.
Ventidue minuti di paradiso. Non volava una mosca. Chi con gli occhi chiusi e con le facce sognanti. Alcuni, forse vecchi professori, col sorriso muovevano le mani morbidamente come a voler accompagnare quella meravigliosa melodia che ci veniva regalata.
Non appena termina la suite, succede ciò che purtroppo era prevedibile.
Masse di uomini e donne ben vestiti, cortesi, eleganti all’apparenza, durante i saluti e i ringraziamenti dell’Orchestra e di Bringuier lasciano rumorosamente la platea, come una colonia di formiche in cerca di provviste, noncuranti di noi altri che, in piedi in ovazione, salutavamo gli artisti che ci avevano deliziato per due ore. E’ proprio vero che l’abito non fa il monaco!
Purtroppo devo fare un’altra considerazione. Sarà stata la particolarità della serata, comunque l’età media sarà stata di 50 anni.
Che peccato che noi giovani non rivolgiamo lo stesso interesse tanto alla musica classica quanto a quella elettronica/tecno/rock. Forse siccome si pensa sempre che il mondo della musica classica sia élitaria, chiusa e riservata ai pochi, alla fine si finisce per pensarlo anche della musica classica stessa.
“Siamo qui Joel, e tra un pò sarà tutto finito…che cosa facciamo? Divertiamoci!
Titolo: Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of Spotless Mind)
Regista: Michel Gondry
Sceneggiatura: Charlie Kaufman, Michel Gondry
Cast Principale: Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst, Mark Ruffalo, Elija Wood
Nazione: USA
Anno: 2004
Chi di noi almeno una volta non ha desiderato dimenticare un’esperienza negativa, un amore perduto che ci ha fatto consumare fiumi di lacrime? Ma è solo dimenticando che si può essere eternamente felici?
Non è proprio quello che lo sceneggiatore Charlie Kaufman vuole far arrivare con questo film, Eternal Sunshine of Spotless Mind, in italiano tradotto con il titolo Se mi lasci ti cancello, dando un messaggio completamente contrario. Attraverso la storia cervellotica e onirica dei sue protagonisti Joel e Clementine, si arriva alla conclusione che la vita non ha senso senza ricordi, senza desideri e senza sentimenti. I ricordi, belli o brutti che siano, sono importanti e non sarà rimuovendoli che potremo cambiare la nostra natura, come provano sulla loro pelle i nostri protagonisti.
Trama
Joel, distrutto da una storia d’amore andata male, incontra inaspettatamente Clementine, una donna particolare e unica di cui si innamora perdutamente. I due intraprendono una relazione di due anni fino a che lei, in crisi, decide di rivolgersi ad una società specializzata nella cancellazione della memoria per rimuovere dalla sua mente tutti i ricordi della loro convivenza. Alla scoperta di ciò, anche Joel decide di fare altrettanto. Durante il processo di cancellazione, però, lui si ravvede e lotta disperatamente contro se stesso per evitare di dimenticare Clementine.
La traduzione del titolo in italiano
Il titolo italiano, sul quale continuano ad esserci numerosi dibattiti, può fuorviare dalla reale essenza di questo film. Per capirla davvero bisogna soffermarsi sul titolo originale, preso da un verso di “Eloisa to Abelard”, un poema composto da Alexander Pope, nel XVIII secolo, sulla frustrazione dell’amore. Partendo da questo, realizziamo come Eternal Sunshine of Spotless Mind sia un’appassionata e rabbiosa riflessione sul dolore del ricordo, sulla sofferenza che i rapporti sentimentali possono causare, ma anche e soprattutto sull’importanza di tali esperienze per la formazione del nostro essere noi stessi. Non è facile decifrare tutti i messaggi della pellicola alla prima visione, ma pian piano, riguardandolo più e più volte, si riesce a capire che non è un film inseribile in un genere preciso, ma racchiude in sé una storia d’amore che si intreccia con la fantascienza, drammatico e ironico allo stesso tempo.
Joel e Clementine sono due personaggi molto complessi, che ci insegnano quanto la sofferenza in amore è parte dell’amore stesso e forse è proprio questa a rendere una storia speciale al momento della rottura, insieme ai momenti intimi di una coppia, quelli che restano soltanto nei loro ricordi, dalle risate ai litigi, dallo stare a letto dopo aver fatto l’amore, alle paure e alle ansie. In un mondo fatto di pellicole simili tra di loro, con sceneggiature standard, Eternal Sunshine of Spotless mind è unico, anti convenzionale che supera le barriere del tempo e che si fa apprezzare sempre di più ad ogni visione.
3 buoni motivi per vedere il film:
-Se si amano le storie d’amore, anche quelle più sofferte ma non per questo con meno sentimenti, questo è il film adatto.
-Per le splendide e indimenticabili interpretazioni di Jim Carrey e Kate Winslet, forse tra le loro migliori.
– La regia visionaria di Michel Gondry unita alla sceneggiatura scritta a quattro mani con Charlie Kaufman.
Quando vedere il film?
Una sera, quando vi sentite in vena di emozionarvi e riflettere, da soli o in compagnia, possibilmente non in un periodo troppo negativo della vostra vita.
Ilaria Scognamiglio
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Yoga per la vita: a Civitavecchia, domenica 19 giugno, torna la manifestazione-evento che unisce yoga e raccolta fondi per la ricerca contro le leucemie: una vera e propria celebrazione della vita, imperdibile per tutti gli appassionati di yoga e non solo.
Yoga per la vitaè già al suo secondo anno consecutivo: la manifestazione, il cui scopo è raccogliere fondi per lo studio e la cura delle leucemie e dei linfomi, è organizzata dalle scuole di Yoga SURYA di Aldo Benedetti e Cinzia De Angelis e CORPO E MENTE di Adriana Calò, per celebrare la Giornata Internazionale dello Yoga voluta dall’ONU.
Come lo scorso anno, splendida cornice di questa meravigliosa celebrazione dello yoga sarà il Forte Michelangelo dove, a partire dalle 18:30 si terrà una lezione di yoga gratuita, aperta a tutti, indipendentemente dall’età e dal proprio livello di pratica (insomma, che siate principianti o meno, potete partecipare senza problemi).
Chi desiderasse contribuire con un’offerta, sarà omaggiato di una t-shirt a ricordo della manifestazione.
Dopo la lezione tutti i partecipanti sono invitati a restare per godere del Concerto gratuito “Musiche dal mondo” tenuto dal musicista Oscar Bonelli.
Insomma, una domenica imperdibile: yoga, beneficienza e buona musica. Da non mancare nel modo più assoluto!
Ricordiamo che il ricavato dell’intero evento sarà devoluto a favore delComitato Daniele Chianelli, ONLUS che si occupa di ricerca e cura di leucemie e linfomi di adulti e bambini e che, a Civitavecchia, ha aperto la sezione Il sorriso di Laura.
La doverosa premessa che deve precede la mia recensione di Social Mum è che io non sono madre.
Potrebbe sembrare una banalità, ma si rivela un’indicazione preziosa quando si sta per commentare un libro squisitamente diaristico che racchiude i pensieri di una mamma moderna, una di quelle donne che oggi si trova a dover lottare con un adolescente social.
Alle mamme degli anni 2000, infatti, si deve riconoscere la “sventura” di dover educare ragazzi che si trovano quotidianamente a contatto con tutto il mondo attraverso il web. Roba che fino a 10-20 anni fa la preoccupazione maggiore era da chi fosse composta la comitiva.
L’accesso al mondo con un clic, corroborato da tutti social network possibili, rende i teenagers ancora più complessi da comprendere, soprattutto perché spesso basano la loro esistenza su situazioni mai affrontate dai genitori, come le accese diatribe su Facebook o la popolarità su Instagram.
Cosa fa una mamma social allora? Nel caso di Giulia La Face, sono certa che sua esperienza come psicologa le dia una marcia in più. Questo lo dico perché ho trovato nelle sue parole molte chiavi di lettura profonde, che non trovo solitamente nelle altre madri.
Non aspettatevi però un noioso saggio psicologico!
Il libro è assolutamente esilarante: meno di 200 pagine ricche di comiche realtà, almeno per chi ha a che fare tutti i giorni con un adolescente.
Il linguaggio è spigliato e divertente: i genitori dell’Adolescente sono unaMater e un Pater, che con epiteti ricchi di auctoritas richiamano senz’altro la gravità dei ruoli, suscitando facilmente molta ilarità nel lettore. Tuttavia, il testo riesce scatenare anche svariate riflessioni, è per questo che si rende estremamente fruibile.
Lo consiglierei alle mamme per sentirsi più leggere e ai papà per comprendere di più le proprie compagne, dato che l’educazione dei figli è spesso motivo di discussione nelle coppie.
I figli, d’altra parte, dovrebbero leggerlo per avvicinarsi alla mente dei propri genitori, con cui spesso si creano delle incomprensioni terribili.
Infine, dovrebbe leggere questo libro chi non ha ancora figli, come me: almeno nel mio caso si sono sviluppate una serie di considerazioni (soprattutto perché sono stata e sono ancora una Social Sister…), ma una in particolare: la mamma è anche una donna.
Non che lo ignorassi ovviamente, ma Giulia me lo fa presente con forza, regalandomi la possibilità di sognare una maternità che non mi privi della mia essenza femminile.
Non è un mistero, infatti, che le “nostre antenate”, come ricorda bene l’autrice, abbiano fatto della maternità un caposaldo della propria esistenza. Ora che la donna può anche studiare e dedicarsi alla carriera spesso nutre una forte paura nei confronti dell’indissolubile legame con un’altra creatura, perché lo percepisce come una privazione della propria libertà e identità. Penso che questo testo possa dunque rasserenare numerose anime e per tanti differenti motivi, ma soprattutto possa essere una ricca testimonianza di un’esperienza nuova, che corre su due binari diversi: quello di donna che fa la mamma social e quello di una figlia che deve crescere confrontandosi con un mondo che i suoi genitori non hanno sperimentato di persona.
Se questo da un lato potrebbe generare una crepa profondissima nello scontro generazionale, dall’altro può consentire, laddove ci sia buona disposizione d’animo, un’incredibile occasione di scambio e quindi di crescita, tanto per l’adulto quanto per il teenager. Ed è quello che Giulia ci racconta con un’innata delicatezza e una rara profondità.
A Roma, Milano, Firenze dal 17 giugno al 23 giugno 2016 la cucina giapponese e la carne Wagyu diventano protagonisti di una settimana di degustazioni in 16 ristoranti Italiani.
Nel corso dell’Esposizione Universale 2015 il padiglione del Giappone ha suscitato un grande interesse e il pubblico ha particolarmente apprezzato la cucina e la cultura del cibo del Sol Levante. Sulla scia di questo successo – in occasione della celebrazione del centocinquantesimo anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone – il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone (MAFF) ha deciso di organizzare la “Japan Restaurant Week”, una settimana dedicata alla promozione della food culture giapponese in Italia.
Dal 17 al 23 giugno infatti, in sedici ristoranti italiani, di cui cinque a Roma, sei a Milano e cinque a Firenze, gli chef dedicheranno un piatto fuori menu alla cultura gastronomica e ai prodotti del Giappone, in particolare alla carne Wagyu, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico all’arte culinaria giapponese.
Tipica razza di manzo giapponese, il Wagyu produce una carne marmorizzata, dall’alta concentrazione di grassi insaturi, particolarmente gustosa e tenera. L’animale da cui è tratta questa preziosa materia prima, viene allevato in diverse aree del Giappone, ciascuna delle quali attribuisce il proprio nome agli animali e alla carne che produce.
Ciascun ristorante proporrà la propria interpretazione del Wagyu per una degustazione diffusa lungo tutta la penisola. Il MAFF, organizzatore della settimana con la collaborazione dell’Unione Centrale delle Cooperative Agricole del Giappone fornirà il Wagyu a ogni ristorante che dovrà provvedere alla creazione di uno o più piatti a base di manzo. Nel corso della settimana, verrà realizzata una breve intervista a ogni chef e uno scatto fotografico del piatto da loro ideato.
L’evento è anticipato da un importante appuntamento istituzionale che aprirà la “Japan Restaurant Week”. Il 16 Giugno si svolgerà infatti in forma privata il Rinfresco presso la residenza dell’Ambasciatore Giapponese in Italia, durante il quale, Luca Fantin – executive chef di “Bulgari Il Ristorante Luca Fantin”-, Kotaro Noda – chef del ristorante di Roma “Bistrot 64”- , Kazuo Takaghi – chef del ristorante tipico di Kyoto “Takaghi”-, Masatoshi Matsuda – chef dell’Ambasciatore del Giappone – realizzeranno dei piatti esclusivi a base di prodotti tipicamente giapponesi, come il wagyu, il riso, il latte di soia, il sakè e la grappa giapponesi. Quest’ultimo appuntamento sarà anche occasione per presentare i ristoranti che aderiscono all’iniziativa. Di seguito la lista:
Il film, che è tratto dal libro di Orhan Pamuk, scrittore turco premio Nobel per la letteratura nel 2006 segue glistessi capitoli citati nel libro “Il Museo dell’Innocenza” dove ogni sezione è rappresentata da un piano del museo: percorrendolo, salendo ogni rampa di scale, si può assaporare tutta la sofferenza dei due amanti che si trasforma in una bella storia da raccontare.
La storia d’amore tra Füson e Kemal raccontata dalla narratrice, una vecchia amica della protagonista che rivive in prima persona i dettagli del racconto, “era il luogo dove più mi sentivo a casa” dichiara all’inizio del film. Füson aveva 18 anni e le braccia color miele, Kemal 26 quando si conobbero: per lui l’estate dell’incontro sarebbe stata l’estate più felice della sua vita, “The Happiest Moment of My Life”.
S’incontrarono nel negozio Les Champs- Élisées di Istanbul dove Kemal si recò per comprare una borsa alla fidanzata: vide gli occhi di Füson, ci furono i primi sguardi, scoppiò la passione. Da quel momento i due amanti si vedono tutti i giorni in una stanza di un appartamento fino alla festa di fidanzamento di lui. Poi Füson sparisce, lui continua ogni giorno ad andare nella stanza aspettandola, invano.
Ambientato di notte, per le strade di Istanbul deserta, abitate solo da cani randagi e le luci gialle dei lampioni, l’atmosfera del film rende tutta la malinconia turca, l’Hüzün tanto amato da Pamuk. I dettagli degli oggetti sono ingranditi nei minimi particolari: il vestito bianco di cotone, abbottonato davanti con le roselline stampate, lo stesso che lei metteva per incontrare il suo amato, una scarpa bianca, un anello, un orecchino a forma di farfalla, centinaia di mozziconi di sigaretta che Kemal conservava come feticcio d’amore.
Le immagini di una città notturna – il traghetto sul fiume Bosforo, personaggi con piccole storie che si alternano entrando e uscendo nel fluttuare dalla trama centrale della storia d’amore, scorrono nell’arco di trent’anni di vita e rendono il film un’emozione intensa e malinconica. Come dichiara Pamuk: “le autobiografie servono non per preservare il nostro passato, ma per aiutarci a dimenticare”, così questo racconto porta allo scorrere dell’amore con tutti noi come testimoni.
Chi è lo scrittore?
L’autore Pamuk è nato a Istanbul nel 1952. Educato in scuole private, dopo aver studiato architettura per tre anni, ha abbandonato per iscriversi a un corso di giornalismo e diventare uno scrittore. All’età di 22 anni cominciò a scrivere il suo primo romanzo, Cevdet Bey and Sons, anni più tardi ha scritto Istanbul .
“Quando guardo indietro alla mia vita fino all’età di 54 anni, vedo una persona che ha lavorato lunghe ore alla scrivania, sia nella felicità che nella miseria. Ho scritto i miei libri con cura, pazienza, e buone intenzioni. Il successo, la fama, la felicità professionale, questi non mi arrivano facilmente. Oggi i miei romanzi sono stati tradotti in 60 lingue, ma la cosa più difficile è stata trovare un editore turco per il mio primo romanzo. Per me, un buon giorno è quando ho scritto bene una pagina. Fatta eccezione per le ore che passo la scrittura, la vita mi sembra essere viziata, carente e senza senso. Chi mi conosce sa come sono dipendente dalla scrittura. Io sono uno di quei rari esseri felici che sono stati in grado di fare ciò che più desidera, e che sono stati in grado di dedicarsi a questo compito con l’esclusione di ogni altra cosa”.
Chi è il regista?
Il regista Grant Gee vive e lavora a Brighton, in Inghilterra. Ha realizzato film su anarchici, gruppi rock, scalatori e scrittori. Il suo film sui Radiohead, Meeting People is Easy (1997) ha ottenuto una nomination per i Grammy Awards. Dichiara “Ero consapevole che Orhan aveva immaginato un luogo chiamato Il museo dell’innocenza e che nel 2008 aveva pubblicato un grande romanzo con lo stesso titolo. Quello che invece non sapevo era che, due mesi dopo la mia prima visita a Istanbul nel 2012, Orhan avrebbe aperto le porte del vero Museo dell’innocenza. Un museo reale di oggetti reali – i resti e i tesori di un amore tragico che risale a trent’anni anni prima. Un museo reale che è una finzione”.
“Se il pubblico della cultura è scarso, il messaggio è chiarissimo per la politica, che, infatti in cultura investe poco sapendo di non dover pagare nessun prezzo in termini di consenso elettorale. Insomma il nostro problema è il pubblico della cultura: crearlo, allargarlo, arricchirlo, renderlo più consapevole ed esigente”. (Marino Sinibaldi)
Foto di @Stefano Cardarelli
Strade dissestate, mezzi pubblici poco efficienti, degrado. Parole spesso accostate alle periferie, le quali mettono in secondo piano i veri potenziali che possono essere espressi. Piccoli gioielli sono spesso sottratti alla vista e alla fruizione dei cittadini, a causa dell’incuria, dell’abbandono ma soprattutto della mancata conoscenza. Il solo fatto di essere decentrati da tutte le grandi bellezze presenti nelle aree centrali, come nel caso di Roma con il Colosseo ed altri monumenti ed aree archeologiche rilevanti, ha collocato i beni culturali periferici in una posizione di svantaggio. Il quadro finale è quello di una casa la quale possiede un fantastico giardino ed un bellissimo salone, mentre le altre stanze risultano essere poco gradevoli. Muovendoci su fatti concreti, possiamo prendere in considerazione il progetto di rivalutazione e fruizione delle due aree archeologiche del quartiere Ottavia, il quale ha portato particolari attenzioni, non solo da parte dei media, ma soprattutto dei cittadini locali, ignari di tali presenze. Bisogna tuttavia sottolineare come, l’Ipogeo degli Ottavi ed il Ninfeo della Lucchina, non sono in grado di ottenere proficui profitti sul piano economico, come molti altri beni archeologici fuori dal centro città, viste le loro capacità limitate, ma possono far crescere nei locali la sensibilità e l’appartenenza a quel territorio. La carta d’identità delle periferie quindi sarà così ricca di nuove caratteristiche, le quali non dovranno essere separate, onde evitare decontestualizzazioni, ma unite in modo tale da comprendere quella stratificazione, così complessa ma così affascinante, creatasi nei territori circostanti la città nel corso della storia e renderla fruibile ai cittadini in modo chiaro e diretto.
Di fronte ad una riforma delle Soprintendenze in atto, si dovrebbe cercare quindi di prendere in considerazione l’opportunità di sviluppare una vera e propria “archeologia delle periferie”, cercando di convogliare fondi ed iniziative nelle zone circostanti, allontanandoci da una posizione privilegiata dei monumenti centrali.
L’Ipogeo degli Ottavi, o altri monumenti decentrati, non possono forse apparire agli occhi dei cittadini come un loro Colosseo da difendere e far conoscere al mondo?
Anche quest’anno, dopo il successo della prima edizione del Volume Lazio Creativo, la Regione Lazio è alla ricerca di 100 nuovi talenti under 35 nel mondo della creatività residenti, nati o domiciliati nel Lazio.
Per individuarli è stato lanciato il contest “100 storie di creatività del Lazio” che rimarrà aperto fino al 31 luglio 2016. Come partecipare? Accedendo al portale www.laziocreativo.it e registrandosi qui.
I 100 migliori progetti verranno pubblicati nel prossimo Volume Lazio Creativo 2017. Maggiori informazioni sono disponibiliqui.
Se volete, potete sfogliare il precedente volume aquesto link: troverete 100 piccoli eroi come li definisce Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili della Regione Lazio: Moda, Architettura, Arte, Teatro, Musica, Editoria, Cinema, ma anche Pubblicità, Start Up e Nuove Tecnologie sono unite insieme per raccontare la nostra poliedrica realtà:
Le storie contenute in questo volume ci dicono anche che, come amministrazione, dobbiamo continuare a investire sulla creatività del Lazio: per farla conoscere, crescere, internazionalizzarsi e per contribuire al processo di modernizzazione che abbiamo avviato. È una grande risorsa per il nostro futuro. E il compito della politica è aiutarla a dare tutti i suoi frutti.
#TheItalianWay apre alla grande con il folk-rock della band romana.
Marco Conidi a inizio concerto
Come ogni anno ha inizio l’evento musicale più importante della capitale che giunge così alla sua ottava edizione, il Rock in Roma. Accanto agli headliner Bruce Springsteen, David Gilmour e Iron Maiden, l’edizione 2016 propone The Italian Way, una fantastica rassegna di artisti made in Italy che illumineranno le serate di questa estate romana. Ad aprire questa sezione, l’11 giugno, è l’Orchestraccia, che in sé incarna tutta la cultura popolare romana.
Il gruppo, formatosi nel 2010, fa perno sui quattro attori/frontmen Marco Conidi, Edoardo Pesce, Luca Angeletti e Giorgio Caputo ai quali si sono uniti musicisti del calibro di Gianfranco Mauto, Salvatore Romano e Fabrizio Lo Cicero. A rinfoltire questa originale orchestra capitolina sono anche altri artisti, per un mix folk e rock che reinventa il patrimonio culturale romano di canzoni e poesie. Il lavoro straordinario di questi artisti è appunto quello di aver portato sul palco tutte quelle canzoni “da osteria”, che tutti noi cantiamo tramandandocele da generazioni, rendendole un fenomeno assoluto di condivisione della tradizione romana.
Da sinistra: Luca Angeletti, Marco Conidi, Giorgio Caputo e Edoardo Pesce
Ad aprire il concerto sono i talentuosi Astral Week, una band tutta italiana che si esibisce con la sua musica alternative e fuzzy, presentando l’album “Get Behind”. A scaldare ulteriormente il pubblico è il gruppo di percussioni Akuna Matata di Roma.
Il pubblico accoglie calorosamente l’Orchestraccia
Giunge finalmente il momento dell’attesissima e acclamata Orchestraccia, che nel fantastico scenario dell’Ippodromo delle Capannelle propone i brani presi dal nuovo album “Canzonacce”. Il pubblico è in visibilio e sul palco si canta e si balla divertendosi e facendo divertire i numerosi spettatori. L’atmosfera è subito carica e i quattro attori instaurano con il pubblico una complicità unica che sarà la chiave della serata. Non si tratta infatti di un classico concerto. Alla musica si alternano diversi intermezzi comici e dialoghi durante i quali gli artisti, indossando costumi prima da operai, poi da “inusuali” supereroi, raccolgono il consenso degli spettatori
Giorgio Caputo
Canzone dopo canzone i musicisti danno vita ad uno show di qualità sfoggiando le loro ottime qualità. Oltre alle schitarrate e alle canzoni “da osteria” c’è spazio anche per una interessante riflessione sociale. Le canzoni della band infatti si rifanno anche a temi di attualità, come la situazione dei lavoratori a nero sui cantieri o la situazione dell’Italia nel cotesto europeo. È proprio per questo che canzoni come “pronto, Italia?” e “Condominio Europa” assumono un carattere particolare, in cui il pubblico ride e canta ma soprattutto riflette sulla realtà dei nostri giorni. A salire sul palco sono anche alcune special guest come Elda Alvigini. Il concerto si chiude in bellezza con il brano più famoso della band “Lella”, tratto dal primo album.
I fans sventolano le bandiere italiane durante “Condominio Europa”.
È stata una serata divertente e folkloristica, dove in un contesto di grandi artisti internazionali quale il Rock in Roma ha trovato posto anche quella fetta di Italia che tanto ci piace e appartiene a ognuno di noi, un’Italia genuina fatta di musica e poesia. Gianclaudio Celia
Con queste parole le tre streghe chiudono la prima scena del “Macbeth” di William Shakespeare. Una frase concettualmente un po’ paradossale, ma estremamente veritiera se pensiamo a quanto i due aspetti siano simili e necessari l’uno all’altro, divisi solo da sfumature soggettive.
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Un concetto, nel nostro caso, rapportabile perfettamente a The Neon Demon di Nicolas Winding Refn, non solo nel tema, parlando il film di bellezza e quanto questa sia oppressa dalla bruttezza circostante, ma soprattutto nell’essenza: è infatti paradossale ma quasi giusto, in un contrappasso dal sapore dantesco, che un film fondato sulla bellezza sia fondamentalmente brutto.
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Che poi di film, e da qui parte tutto il discorso imprescindibile per qualsiasi analisi cinematografica successiva, non possiamo quasi parlare: The Neon Demon non è un vero film, ma l’ennesimo viaggio nella psiche di Refn, l’ennesima sfida lanciata dal regista danese alla critica e al suo stesso pubblico, l’ennesima ricerca artistica annegata in una terapia psichiatrica che si fa cinema.
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E non sono solo io a dirlo, ma Refn stesso: quante volte capita di vedere sul titolo del film sovrapposto il nome del regista? Anzi, nemmeno il nome, ma le iniziali: N W R, ormai un marchio vero e proprio, con tanto di font personalizzato. Più di Almodovar, più di Tarantino addirittura, Refn è diventato un marchio, con tutti i difetti che ciò comporta, e non si va più a vedere un suo film, ma si va a vedere il regista stesso. E appunto, Refn lo sa benissimo.
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Cosa è quindi veramente The Neon Demon? Questa nuova opera di Refn è un viaggio alla ricerca della bellezza in un mondo popolato da bruttezza e persone brutte, che però risulta essere tremendamente vuoto, stantio, gelido, banale. Non è nemmeno il caso di tirare fuori l’ovvia conclusione di “un esercizio di stile” perché chi lo dice non ha ancora capito che a Refn non si può imputare di preferire la forma alla sostanza, quando nel suo caso la forma E’ la sostanza. Le inquadrature fin troppo perfette, i silenzi, gli scenari estetizzanti, il ricorso alle luci al neon non sono i problemi di The Neon Demon, anzi, semmai i difetti sono i dialoghi terribili, l’assenza di scavo psicologico, l’inutilità di alcuni personaggi, l’annullamento del talento di Elle Fanning (una ragazza brava ad interiorizzare i sentimenti può fare pochissimo in scene dell’atmosfera così rarefatta).
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“Bello è il brutto e brutto il bello”.
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La frase delle streghe però riecheggia ancora nell’aria con la sua verità, e così non posso evitare di pensare che, nella bruttezza complessiva, qualcosa di bello The Neon Demon lo lasci. Perché la bravura di un grande autore, e Refn lo è a pieno titolo, non è solo quella di realizzare film belli, ma quella di lasciare qualcosa nella testa dello spettatore, e in alcuni casi pure nello stomaco. E così quando Refn molla gli ormeggi della trama iniziale e dei dialoghi, e affida alle immagini finalmente un significato oltre alla semplice composizione scenica, The Neon Demon trova un senso: saranno metafore marcatissime, prive di alcune sottigliezza, ma tutta la seconda parte del film è una meraviglia di horror sensoriale che racchiude al meglio la disperata ricerca, fisica e non solo, della bellezza da parte del mondo moderno. Sangue, corpi, occhi, quanto basta per raggiungere il proprio scopo, e così anche la scena della necrofilia, una sequenza che ha marchiato il film e farà discutere per chissà quanto tempo, diventa col suo significato forse una delle tre cose migliori fatte da Refn in carriera.
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Molto probabilmente The Neon Demon, giudicato con i normali criteri di opera cinematografica, merita un giudizio insufficiente. Però, con ancora in testa le assordanti note della colonna sonora di Cliff Martinez, aggiungo che il cinema ha anche bisogno di opere insufficienti ma in grado di lasciare davvero il segno, oltre i giudizi del brutto e del bello. E indubbiamente è proprio quello che Refn voleva.
Esquivel parla di democrazia e ambiente e poi si esprime a sostegno del regime di Maduro.
Roma | Il 6 giugno la facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza ha ricevuto la visita di Adolfo di Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace 1980, per una speciale lectio magistralis di inizio estate. Esquivel si è impegnato durante la dittatura argentina per la difesa dei diritti umani, spinto da forte fede cristiana, ed ha contribuito alla formazione dell’associazione El Ejercito de Paz y Justicia, il cui operato aiutò i famigliari dei desaparecidos e delle vittime della guerra nelle Falkland (2 aprile – 14 giugno 1982). Fra i presenti il rettore Eugenio Gaudio e il professore di filologia e linguistica romanza Stefano Asperti.
Sulla linea dei suoi ideali pacifisti, Esquivel da sempre parla a favore dell’indipendenza democratica dell’America Latina e più recentemente ha ampliato il proprio piano d’azione all’impegno ambientalista. Come spiega Esquivel nel corso della lectio, l’uomo ha perso la propria identità e può ritrovarla solo immettendosi nuovamente in comunione con l’ecosistema, stabilendo un equilibrio di reciproca interdipendenza.
Esquivel e la Democrazia | La crisi contemporanea viene interpretata dal premio Nobel come “crisi del saper vivere”, in cui diventa fondamentale il recupero delle istituzioni costruite in un senso nuovo, che si rapporti esclusivamente con l’uomo e con la terra e sfugga ai meccanismi dell’economia finanziaria a cui oggi la società è votata. Il giorno precedente Esquivel aveva incontrato papa Francesco e aveva discusso del proprio rivoluzionario concetto: la democrazia della Terra con l’essere umano. Occorre dunque interpretare il rapporto con l’ecosistema come una realtà di condivisione democratica fra esseri viventi. Esquivel dichiara che le democrazie delegative sono arrivate al loro capolinea: incapaci di operare seguendo la volontà dei votanti, sono corrotte e legate indissolubilmente alle necessità e ai debiti dell’economia finanziaria e virtuale. Bisogna dare inizio ad una “rebeldìa de consciencia” per una democrazia effettiva in cui rientri il diritto all’ambiente come base umana. Viene preso come esempio di neo-colonizzazione e riduzione delle libertà nazionali il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ampiamente contrastato da organizzazioni ambientaliste e da parte della comunità civile europea ed americana.
“No hay libre comercio, no existe.“
Il mondo per Esquivel deve tornare a credere nella realizzabilità delle utopie e richiama i presenti a Tommaso Moro, autore de L’Utopia (1516 circa), per poi dire:
“Las utopías son realizables, no es un fantasma del pensamiento.“
Esquivel e la dittatura | Ma quando un ragazzo domanda se le rivoluzioni socialiste latinoamericane siano state o meno un fallimento, confrontandole con la presente situazione in Venezuela, Esquivel prima loda Chavez, poi arriva a dichiarare che Maduro, attuale presidente venezuelano, non sia colpevole della situazione:
“Tutta la penuria [desabastecimiento] che sta sopportando Maduro è provocata, per capovolgerne il governo, perché gli Stati Uniti non sopportano che l’America Latina sia libera.“
Come è possibile che un premio Nobel per la pace come Esquivel parli in difesa di Nicolás Maduro, di per sé negazione degli ideali promossi da Esquivel stesso? Forse non ha a mente le ultime elezioni venezuelane, le proteste anti-maduro e la loro conseguente e violenta soppressione dal 2013 ad oggi. Forse non sa dell’omicidio di un quattordicenne manifestante da parte della polizia, che come si può intendere è da sempre a sostegno del presidente, assieme al resto delle forze armate.
Non solo il regime di Maduro è anti-democratico, ma è incompetente e corrotto. Non si può spiegare altrimenti l’incapacità di gestire l’attuale crisi. Mesi di siccità hanno consumato le risorse idriche del paese, da cui dipende l’approvvigionamento energetico; in risposta Maduro ha obbligato uffici e imprese ad una drastica riduzione delle ore di attività. Una situazione che rode un’economia in ginocchio, in un paese che pure ha ingenti risorse petrolifere nazionalizzate. I proventi del petrolio non si comprende dove possano essere finiti. La mancanza più che totale di beni di prima necessità costringe i cittadini a lunghe file ai supermercati, presidiate dalla polizia e regolate sulla base di un criterio di razionalizzazione d’emergenza che va avanti ormai da anni. Questo è il frutto di una linea politica che ha spolpato la vitalità del settore privato, senza sostituirlo ad un altrettanto ricco comparto pubblico. Crisi economica e populismo sono i termini con cui definire la situazione venezuelana sotto Maduro e il controllo del regime sulle libertà ricorda parecchio le grandi “democrazie popolari” del periodo sovietico. Questa forse è la libertà dei popoli di cui parla Esquivel?
Partendo da sinistra, Livio de Santoli, Adolfo Pérez Esquivel, Eugenio Gaudio e Stefano Asperti.
Il premio Nobel chiama in causa gli Stati Uniti, ma non si può scaricare l’attuale situazione del Venezuela solo sui complotti dei suoi nemici. Anche se Maduro fosse un santo, il livello di incompetenza e la totale rovina economica del paese non possono non essergli ascritti, persino con l’attuale abbassamento del prezzo del petrolio. Sull’operato di Chavez chiarirà la Storia; vero è che il suo erede, nonostante la pantomima di democrazia che lo circonda, dimostra di essere un incompetente. Per non parlare degli arresti politici e del trattamento che Maduro riserva alla propria opposizione. Uno dei casi più eclatanti è stato quello di Leopoldo Lopez, leader del partito d’opposizione Volontà Popolare, condannato a settembre 2015 a tredici anni di carcere con l’accusa di essere responsabile dell’esito violento di una delle manifestazioni anti-maduro del 2014. Lo stesso presidente del CEV, la Conferenza Episcopale Venezuelana, Monsignor Diego Padròn, dichiarò in un’intervista ad aprile 2014:
“Denunciamo l’abusiva e smisurata repressione contro di loro (i manifestanti), le torture di cui sono state oggetto molte delle persone arrestate e le persecuzioni giudiziali ai sindaci e deputati contrari al governo (…). Il governo si sbaglia a voler risolvere la crisi con la forza; la repressione non è la via.“
Allora come è possibile che Esquivel, lui che fu arrestato e torturato dal sistema di repressione argentino, giustifichi il regime venezuelano, che pare macchiarsi delle stesse vergogne? Maduro è a tutti gli effetti un “meschino dittatore“, come l’ha definito Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani. Che il sogno di un’America Latina indipendente consenta di sorvolare sulle condizioni effettive di democrazia del continente? Il premio Nobel si dimostra preoccupato di quelli che a ragione definisce colpi di stato mossi per mezzo di istituzioni, eppure è quanto Maduro continua a fare per mantenere il proprio potere. Ricordiamo che le proteste venezuelane sono esplose dopo il tentativo di Maduro di applicare il “Plan de la patria”, piano socio-economico elaborato dal defunto Hugo Chavez, che l’opposizione ha visto come il tentativo di costituire un regime totalitario. La stessa opposizione ha richiesto a più riprese un referendum per valutare la destituzione del presidente, più volte rifiutato.
Esquivel parla anche a sostegno di Dilma Rousseff, attuale presidente brasiliano accusata di impeachment, e su questo non ci esprimiamo. Condividiamo che macchinazioni di vario interesse economico possano essere nascoste dietro l’attuale instabilità dell’America Latina, eppure difendere Maduro in nome di una stabilità venezuelana, che negli ultimi anni non è mai esistita, è un insulto a quelle libertà che Esquivel promuove.
Proprio in base a quanto detto da Esquivel durante la lectio magistralis, ossia che le utopie sono realizzabili, vogliamo credere che una democrazia che favorisca il benessere del popolo in America Latina sia possibile. Se Esquivel ha a cuore la libertà e la pace dell’uomo, non dovrebbe sostenere le mezze misure né tanto meno le finte democrazie, condannate dalla storia come fonte d’umana sofferenza e stupidità.
[Ove presenti, traduzioni dallo spagnolo ad opera dell’autore.]
Dal 13 al 18 giugno 2016 a Fiano Romano viene premiato il talento femminile al cinema.
“Premio Giuseppe De Santis” a Valeria Solarino e Claudia Potenza per Era d’estate
“Premio Giuseppe De Santis alla carriera” a Maria Sole Tognazzi
“Premio Giuseppe De Santis – Giovani” a Daphne Scoccia per Fiore
Serata in ricordo di Ettore Scola con proiezione del documentario Ridendo e scherzando di Paola e Silvia Scola.
Tanti altri gli ospiti che si alterneranno sul palco del Castello Ducale di Fiano Romano:
Alessandro Borghi, Silvia D’amico, Sabrina Ferilli, Roberta Mattei, Paola Minaccioni, Claudio Giovannesi, Silvia Scola, Walter Veltroni
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Riparte la Rassegna che premia il talento femminile nel cinema “Lo schermo è donna” dal 13 al 18 giugno 2016 (a partire dalle ore 21:00), a Fiano Romano a due passi da Roma, nella suggestiva cornice del Castello Ducale.
La Manifestazione, giunta alla sua XIX edizione, è promossa e organizzata dall’associazione culturale “Città per l’Uomo” con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del comune di Fiano Romano.
Sei giorni di proiezioni, incontri con i protagonisti del cinema italiano e approfondimenti sui film, selezionati tra le recenti uscite cinematografiche.
Ad aprire quest’anno la rassegna, lunedì 13 giugno, saranno la regista Maria Sole Tognazzi e l’attrice Sabrina Ferilli. Proprio lunedì 13 sarà assegnato il primo premio di questa edizione a Maria Sole Tognazzi che riceverà il “Premio Giuseppe De Santis alla carriera”. La serata proseguirà con la proiezione del film Io e lei con protagoniste Sabrina Ferilli e Margherita Buy.
Martedì 14 giugno saliranno sul palco il regista Claudio Giovannesi e la giovanissima attrice Daphne Scoccia, che riceverà il“Premio Giuseppe De Santis – Giovani” per il film Fiore di Claudio Giovannesi, che verrà proiettato subito dopo la premiazione.
Mercoledì 15 giugno sarà il giorno dell’omaggio al regista Ettore Scola, scomparso pochi mesi fa. Durante la serata sarà presentato il documentario di Silvia e Paola Scola Ridendo e scherzando alla presenza di una delle registe, Silvia Scola e Walter Veltroni, storico amico di Ettore Scola.
Giovedì 16 giugno sarà proiettato il film Non essere cattivo di Claudio Caligari. Per l’occasione saliranno sul palco per introdurre il film alcuni dei protagonisti della pellicola: Silvia D’amico, Roberta Mattei, Alessandro Borghi, e gli sceneggiatori Francesca Serafini e Giordano Meacci.
Venerdì 17 giugno sarà assegnato l’ultimo premio di questa edizione ex-aequo “il premio Giuseppe De Santis” a Valeria Solarino e Claudia Potenza, per il film Era d’estate di Fiorella Infascelli, che sarà a Fiano assieme alle due attrici.
Sabato 18 giugno per la serata conclusiva della rassegna, arriva sul palco di Fiano Romano l’attrice Paola Minaccioni che introdurrà il film Miami Beach in cui è l’interprete principale assieme a Max Tortora per la regia di Carlo Vanzina.
L’Associazione Antonio Diodati – La Perla del Sud In collaborazione con La libera Associazione Premio Letterario Terre Lontane La Mongolfiera Editrice Alternativa bandisce il premio di poesia “Terre Lontane”.
Terza Edizione Regolamento:
1) Il premio è aperto a tutti gli autori maggiorenni italiani e stranieri.
2) Ogni autore deve inviare una sola poesia a tema libero, massimo trenta versi, titolo escluso. Sono ammesse anche poesie in lingua straniera o in vernacolo, purché accompagnate dalla traduzione.
3) Le poesie dovranno essere inviate, come allegato, esclusivamente in formato Doc., pena l’esclusione, al seguente indirizzo di posta elettronica: premio_letterario@libero.it entro il 31 luglio 2016. Nell’oggetto della mail dovrà essere indicata la seguente dicitura: “Partecipazione al Premio Letterario Terre Lontane – Terza edizione”.
4) Con l’invio della mail e la partecipazione al premio, gli autori certificano la paternità e la piena disponibilità di tutti i diritti sulla poesia inviata, liberando gli organizzatori del premio da ogni responsabilità, e autorizzano gli organizzatori all’utilizzo e alla diffusione, con qualsiasi mezzo, della stessa.
5) Nel corpo della mail gli autori dovranno riportare la seguente dicitura: “Autorizzo l’uso dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 del D. L. 196/2003”.
6) La poesia inviata dovrà essere accompagnata da una breve nota bio-bibliografica (massimo dieci righe), nella quale, oltre alle generalità dell’autore, sarà indicato anche il recapito postale, il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica.
7) Tra tutti i componimenti pervenuti saranno scelti i tre vincitori, che verranno premiati nel corso di una manifestazione pubblica, da tenersi in luogo e data da destinarsi. I tre vincitori, che sono tenuti a ritirare personalmente i premi, saranno avvertiti almeno 15 giorni prima della cerimonia di premiazione.
8) La giuria e l’organizzazione si riservano il diritto di non assegnare i premi o di interrompere le fasi del concorso in ogni momento qualora ritenessero che i testi non siano di qualità. 9) L’organizzazione potrà scegliere, tra i testi pervenuti, quelli più meritevoli per inserirli in una antologia curata dalle Associazioni organizzatrici e dalla Mongolfiera Editrice.
10) I primi 3 classificati, saranno premiati con un’opera grafica dell’artista Daphne Xyris Marasca, copia dell’antologia delle prime due edizioni del premio, Inoltre al primo classificato andrà la somma di euro 300, al secondo classificato la somma di euro 200 e al terzo classificato la somma di euro 100. La giuria ha la facoltà di assegnare altri premi e segnalazioni.
11) L’operato della giuria e dell’organizzazione sono insindacabili.
12) La giuria, presieduta da Dante Maffia, è composta da: Francesco Aronne, Griselda Doka, Franco Maurella, Gianni Mazzei, Massimo Pacetti, Francesco Perri, Giovanni Pistoia, Francesco Tarantino.
13) E’ prevista una quota di partecipazione di euro 10 (dieci) da inviare a mezzo bonifico bancario, sul C/C intestato a Associazione Antonio Diodati La Perla del Sud Banca Monte dei Paschi di Siena Agenzia n.1 Corso Mazzini n. 150/152 Cosenza Iban: IT06X0103016201000001312975 o con altro mezzo a scelta del concorrente, direttamente alla sede dell’Associazione Antonio Diodati, sita in Corso Margherita, 87010 Terranova da Sibari (CS). Per i soci dell’Associazione, la partecipazione al premio è gratuita. Chi volesse associarsi, può farlo chiedendo il modulo di sottoscrizione alla mail ass.antoniodiodati@libero.it
Nel corso della cerimonia di premiazione, verranno assegnati i Premi Speciali: Antonio Diodati, Luigi Bruni e Gaetano Tricoci. I premi saranno decisi da un comitato, coordinato da Paolo Pellicano, composto dai membri della giuria e dell’Associazione Antonio Diodati.
Due lavori dell’acclamata coreografa di Hollywood e Broadway e un’anteprima per l’Italia, dal 21 al 26 giugno in scena a Firenze, Ravenna e Roma
Twyla Tharp Dance Anche quest’estate Daniele Cipriani Entertainment propone al pubblico italiano un gigante – anzi una gigantessa – della danza internazionale, il cui nome appare sulle locandine dei teatri dell’opera, nei credit di pellicole vincitori di Oscar, brillando anche dalle mitiche luci di Broadway. Arriva a giugno la TWYLA THARP DANCE, compagnia che porta il nome di una dancemaker fra le più originali delle ultime decadi del Novecento (ed ora anche del 21° secolo), creatrice di oltre 160 coreografie, di balletti, di musical a Broadway, di film cult come Hair, Amadeus e Il sole a mezzanotte…
Otto ballerini della Twyla Tharp Dance saranno al Teatro Verdi di Firenze – Florence Dance Festival (21 Giugno), al Ravenna Festival – Pala De André (24 Giugno) e all’Auditorium Parco della Musica – Luglio Suona Bene Roma (26 giugno): tre appuntamenti immancabili nel calendario estivo della danza in Italia.
Le creazioni dell’americana Twyla Tharp figurano nel repertorio delle maggiori compagnie in tutto il mondo: American Ballet Theatre, Balletto dell’Opéra di Parigi, The Royal Ballet di Londra, New York City Ballet, Joffrey Ballet, Boston Ballet, Australian Ballet, The Martha Graham Dance Company, per citarne solo alcune. Creazioni note per il loro estro, insieme ad un’apparente disinvoltura che cela, tuttavia, una precisione tecnica ed un’inventiva davvero geniale. Grazie alla combinazione di diverse forme di movimento – come il jazz, il balletto, la boxe e le proprie invenzioni – si può affermare che l’opera coreografica della Tharp, su una scelta di pagine musicali che spaziano da Bach al pop e con costumi spesso firmati da stilisti di grido come Oscar de la Renta e Ralph Lauren, espande i confini del balletto classico e della danza moderna. Tra i lavori della Tharp ricordiamo Push Comes To Shove (1976) e Sinatra Suite (1983) di cui fu protagonista Mikhail Baryshnikov; del celebre ballerino russo la Tharp è stata infatti coreografa d’elezione negli USA, creando per lui non solo le danze nel film Il sole a mezzanotte, ma anche lo speciale televisivo Baryshnikov by Tharp (1984) e il ‘roadshow’ Cutting Up (1992). Se i grandi balletti del repertorio classico del Mariinsky/Kirov sono il volto russo di Baryshnikov, i lavori della Tharp mostrano il suo volto americano e moderno. In programma per la tournée italiana due lavori del primo periodo creativo – Country Dances (1976) su musiche americane e Brahms Paganini (1980) che mostra tutto il virtuosismo dei danzatori della Twyla Tharp Dance – insieme ad un vero evento: in anteprima Beethoven Opus 130, l’ultimissimo lavoro della Tharp che debutterà pochi giorni dopo,il 30 giugno, a Sarasota in Florida.