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Il jazz torna a Tivoli: Along Came Jazz dal 6 al 21 luglio

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ALONG CAME JAZZ 2016
Sedicesima edizione dal 6 al 21 luglio, Tivoli e Tivoli Terme (RM)

Torna a Tivoli una delle più grandi manifestazioni jazz del panorama italiano. Dopo alcuni anni d’assenza, ALONG CAME JAZZ, la rassegna estiva curata da Enzo Pavoni e Paolo Alimonti, si ripropone – dal 6 al 21 luglio – con scelte artistiche di grandissima qualità. Grazie al sostegno della Società Acque Albule Spa e alla collaborazione con il Comune di Tivoli, ed in particolare la manifestazione Tivoli chiama, il jazz rientra così con grande stile sul territorio, proponendosi in location diversificate dalle cornici suggestive davvero uniche, che renderanno gli eventi ancora più interessanti e compartecipativi, per gli appassionati e non solo… La sedicesima edizione di Along Came Jazz, dedicata alle proposte più interessanti dell’odierno jazz nostrano e internazionale, sarà incentrata dunque su un tipo di jazz non calligrafico, non conformistico, in grado di dar forma a commistioni inedite, a sincretismi contemplanti il lessico afroamericano, la scuola colta europea, il folk mediterraneo, balcanico, nordeuropeo e mediorientale. Un cangiante puzzle di note e un tourbillon di alchimie all’apparenza improbabili, ma anche battiti trasversali, minimalismo, reiterazioni circolari, contrappunti, ampi pedali, schegge informali, melodie piluccate a destra e a manca.

Dopo sette anni sabbatici, dovuti alla mancanza di fondi, Along came jazz presenterà – tra gli altri – sette appuntamenti variegati e tutte d’indubbia caratura. Due le formazioni d’oltreoceano: l’ottetto del sassofonista STEVE LEHMAN e il trio del batterista CHES SMITH (con Craig Taborn e Mat Maneri), che nell’ultimo biennio hanno mietuto consensi dalla critica specializzata di ogni Continente, specie negli Stati Uniti e in Europa. Nel corso del nuovo millennio, entrambi hanno partorito soluzioni idiomatiche prototipiche, identificate da pulsazioni puntute – ora tribali, ora metropolitane -, da poliritmie e polimetrie angolari, da cozzi armonici ai limiti del lecito, da repentini squarci lirici.
Gli AIRES TANGO, quartetto dalla storia ventennale guidato dall’argentino Javier Girotto, proporranno la loro caratteristica miscela coniugante jazz e tango, apprezzata non solo in Italia. L’intrigante, sospeso e cosmopolita TRI(o) KÀLA – ovvero Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Alfredo Golino – promuoverà invece il raffinato repertorio del recente album.
Ancora quartetti con i ROOTS MAGIC e quello guidato da ENZO PIETROPAOLI: il primo è artefice del notevole Hoodoo Blues & Roots Magic, album marchiato Clean Feed dall’indiscutibile dimensione internazionale, che ha entusiasmato la stampa specializzata di mezzo mondo per l’avveniristica miscela di blues e aleatorietà; il combo del contrabbassista Enzo Pietropaoli viaggia invece con estrema eleganza tra modale e descrittivismo nordico.
Chiuderà il festival il duo GINO PAOLI & DANILO REA, abili alchimisti di standard jazz, canzone napoletana, cantautorato italiano e francese.
Oltre ai concerti che si svolgeranno tra il Santuario di Ercole Vincitore e il parco all’interno delle rinnovate “Terme di Roma” a Tivoli, se ne aggiungeranno altri, tra le piazze del centro storico tiburtino e Bagni di Tivoli.

IL PROGRAMMA

Merc. 6 luglio, ore 20.30
Tivoli – Piazzetta Via del Seminario

PLAY VERDI
Un viaggio tra i preludi del grande Maestro Giuseppe Verdi.
Impresa titanica e di profondo amore: passare dall’orchestra operistica al quartetto jazz rileggendo preludi, sinfonie e ouverture, tra l’Aida e La forza del destino. Le strategie usate sono diverse: dal rispetto letterale dei temi all’immissione di ritmi “altri”, come la bossanova in Stiffelio, dallo swing e dal modalismo innervati in Simon Boccanegra alla progressiva jazzificazione delle melode di Un ballo in maschera.
Nicola Puglielli chitarra
Piero Simoncini contrabbasso
Andrea Pace sax tenore
Massimo D’Agostino batteria

Ven. 8 luglio, ore 21.00 
Tivoli – Santuario di Ercole Vincitore
JAVIER GIROTTO & AIRES TANGO
Il quartetto ha superato i vent’anni di attività senza mai cambiare organico. Nella scorsa primavera gli Aires Tango hanno festeggiato la reunion con Duende, album realizzato dopo un lungo periodo sabbatico dedicato alle attività solistiche. Leader e autore primario è l’argentino Javier Girotto, che ha suggerito la misteriosa miscela – ora solare, ora melanconica – di jazz, tango e contrappunto che tuttora identifica il sound del gruppo: una commistione erotica, un marchio di fabbrica prototipico.
Javier Girotto sassofoni
Alessandro Gwis pianoforte, tastiere
Marco Siniscalco basso elettrico
Michele Rabbia batteria, percussioni

Sab. 9 luglio, ore 21.00 

Tivoli – Santuario di Ercole Vincitore
STEVE LEHMAN OCTET
Artista maturato nel milieu culturale di Downtown Manhattan, il sassofonista-compositore-improvvisatore Steve Lehman è una realtà di punta del jazz contemporaneo. Con il capolavoro Mise en abîme, datato 2014, l’ottetto di Lehman ha mietuto riconoscimenti da fan ed esperti di mezzo mondo, Italia inclusa. Quell’album, giudicato “il migliore dell’anno”, ha stregato per i magmatici sincretismi: microtoni, accenti non usuali, “armonie spettrali”, argute metriche a multistrato, esplosioni solistiche.
Steve Lehman sax contralto, composizione
Adam O’Farrill tromba
Mark Shim sax tenore
Tim Albright trombone
Chris Dingman vibrafono
Jose Davila tuba
Drew Gress contrabbasso
Jalon Archire batteria

Lun. 11 luglio, ore 20.30 
Bagni di Tivoli – Piazza della Cueva
CATERINA PALAZZI_SUDOKU KILLER
La contrabbassista Caterina Palazzi e i suoi Sudoku Killer costituiscono un’interessante realtà musicale che si muove tra il free jazz, il rumore e il rocj. Dopo un lavoro in studio e un’incessante attività live è giunta l’ora di presentare la loro ultima fatica ovvero “Infanticide”. Si tratta di un disco bello, perché abilmente suonato ed è un turbine continuo di jazz, nois e diversificazioni rock che passano dalle fasi più psichedeliche fino agli scenari più sconosciuti dek post-rick; forte perché non ha mezzi termini e dove c’è da schiacciare l’acceleratore picchia in maniera devastante.
Antonio Raia sax tenore
Caterina Palazzi contrabbasso
Giacomo Ancillotto chitarra
Maurizio Chiavaro batteria

Mar. 12 luglio, ore 20.30 

Tivoli – Piazza delle Erbe
LUCIA IANNIELLO “MAINTENANT” QUARTET
Insieme all’etichetta inglese Slam Productions, Lucia Ianniello ha dato vita a un lavoro per immagini, ambienti e paesaggi sonori, un po’ visionario, con una ricerca particolare sulla melodia e sui timbri. Ampio spazio è lasciato alle improvvisazioni collettive concepite però come stratificazioni di suoni con modalità contrappuntistiche e non nelle modalità tipicah del Free jazz. Nonostante la presenza di strumenti elettronici ed effetti, il quartetto propone una sonorità cameristica ottenuta anche grazie agli arrangiamenti della trombettista caratterizzati dall’assenzo della batteria e dall’intreccio di voci raffinate.
Lucia Ianniello tromba, effetti
Andrea Polinelli sax soprano e contralto
Paolo Tombolesi pianoforte, tastiera
Cristina Patrizi basso elettrico

Merc. 13 luglio, ore 21.00 
Parco delle Terme di Roma
TRI(o) KÀLA
Etimologicamente, il nome della formazione proviene dal termine in sanscrito Trikàla, che definisce le tre fasi del tempo: passato, presente e futuro. Entrare in zone della mente e del pensiero che scomodano concetti filosofici tanto profondi presuppone grande empatia tra gli artisti coinvolti. Marcotulli, Tavolazzi e Golino, freschi dell’incisione di un disco, irradiano una condivisione idiomatica intimistica, che si esalta nel brioso via vai tra umori descrittivo-paesaggistici e vibrante swing.
Rita Marcotulli pianoforte
Ares Tavolazzi contrabbasso
Alfredo Golino batteria

Giov. 14 luglio, ore 21.30 
Parco delle Terme di Roma
ROOTS MAGIC
Improvvisazioni (o composizioni istantanee?). Commistioni azzardate. Passaggi scritti e/o aleatori. Fiati ruggenti, fascinosamente sporchi e slabbrati, poggiati su figure metriche sghembe, tribali, umidicce, che paiono giungere dalle minacciose paludi della Louisiana. Un quartetto pianoless sulla scia del primo Ornette Coleman, che evitava il pianoforte per scrollarsi di dosso i legacci tonali. Così, i Roots Magic si divertono a disarticolare/declinare il blues con gran libertà ritmico-armonica.
Alberto Popolla clarinetti
Errico De Fabritiis sax contralto
Gianfranco Tedeschi contrabbasso
Fabrizio Spera batteria

Ven. 15 luglio, ore 21.00

Parco delle Terme di Roma
CHES SMITH / CRAIG TABORN / MAT MANERI
Diretto dal giovane mago dei tamburi Ches Smith – già con gli Snakeoil di Tim Berne – il trio è un frutto delizioso dei locali-laboratorio newyorchesi, dove è normale “osare”. Più corpose sono invece le esperienze maturate, specie nel giro di John Zorn, dai due partner Craig Taborn e Mat Maneri, del resto figli di una generazione precedente. Il drumming dinamico e sferzante di Smith asseconda i viaggi siderali dell’archetto di Maneri e le frasi di Taborn: puntute e carnali, o surreali e minimali.
Ches Smith batteria, vibrafono
Craig Taborn pianoforte
Mat Maneri viola

Sab. 16 luglio, ore 20.30 
Tivoli – Piazza Sabucci
SUSANNA STIVALI QUARTET
Susanna Stivali ripropone alcuni brani scritti da Nina Simone legati alla tradizione folk e jazz da lei resi unici attraverso le sue interpretazioni. Un omaggio, a 10 anni dalla sua scomparsa, a una grandissima artista che ha attraversato ed è stata protagonista di mezzo secolo di musica e di importanti cambiamenti sociali. Un viaggio attraverso le diverse anime musicali di Nina Simone: folk, blies e jazz, per un’artista che è stata unto di riferimento non solo mnusicale ma anche sociale e spirituale per diverse generazioni.
Susanna Stivali voce
Alessandro Gwis pianoforte
Marco Siniscalco basso
Emanuele Smimmo batteria

Lun. 18 luglio, ore 20.30 

Tivoli – Piazza del Riserraglio
ANTONELLA VITALE QUARTET
Antonella Vitale, Stimatissima interprete e compositrice, calca le scene del jazz italiano dagli inizi degli anni ‘90. La sua versatilità e la sua grande capacità tecnica ed interpretativa sono i punti di forza delle sue performance. Durante il suo percorso artistico, che l’ha vista a fianco di grandi musicisti del firmamento jazzistico italiano, ha realizzato cinque CD come solista, “JAZZ INSIDE” si muove abilmente nell’ambito di un repertorio caratterizzato principalmente da standard della tradizione jazz americana, con incursioni in ambiti musicali differenti quali la bossanova, di Jobim, e musica più moderna, affiancando ai ritmi swing di intensa carica ritmica, le atmosfere più rarefatte delle ballad, nel piu totale interplay.
Antonella Vitale voce
Francesco Puglisi contrabbasso
Enrico Bracco chitarra
Marco Valeri batteria

Merc. 20 luglio, ore 21.30 
Parco delle Terme di Roma
ENZO PIETROPAOLI 4tet
Pur dotato di una penna ispirata, Pietropaoli intende il proprio repertorio come un tourbillon di originali, standard jazz e perle pop. È perciò usuale che nei dischi e nei concerti le sue composizioni altalenino tra George Gershwin e Tom Waits, Cole Porter e Beatles, John Coltrane e Janis Joplin, Billy Strayhorn e Bob Dylan. Ma al di là della provenienza di questo o quel pezzo, la risultante è linguisticamente rigorosa, elegante, personale: è un ossigenante girovagare tra post bop, modale e pop.
Fulvio Sigurtà tromba
Julian Mazzariello pianoforte
Enzo Pietropaoli contrabbasso
Alessandro Paternesi batteria

Giov. 21 luglio, ore 21.00 

Tivoli – Santuario di Ercole Vincitore
GINO PAOLI & DANILO REA
Perle della tradizione napoletana o del cantautorato più nobile, “sempreverdi” del jazz o divagazioni pop, il repertorio del duo Paoli & Rea è in pratica illimitato. Durante i concerti passano da una situazione all’altra con gran naturalezza. Entrambi, non devono dimostrare più nulla, interagiscono perciò senza ansie evitando pruriti narcisistici. Rea è un vero fuoriclasse ad assecondare il partner nei repentini cambi d’atmosfera, o a ritagliarsi cangianti, ispirati spazi da autentico concertista.
Gino Paoli voce
Danilo Rea pianoforte
LE TERME DI ROMA • ACQUE ALBULE S.p.A.
Via Tiburtina Valeria, km 22,700 – 00011 Tivoli Terme (RM)
Tel. Centralino (+39) 0774 408500
www.termediroma.org

Tremate, le streghe son tornate in un libro più “Iratae” che mai

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Tremate, le streghe son tornate in un libro più “Iratae” che mai

Dalla serie televisiva “Streghe” degli anni Novanta alle Iratae di oggi, la lotta di genere è sempre attuale.

Rose McGowan, Paige nella famosa serie Streghe (Charmed) che inneggiava al girl power, è stata vittima di violenza sessuale e lotta contro il sessismo e le discriminazioni che le donne devono subire nel mondo del lavoro, anche quello “patinato” del cinema e della televisione. Lei, strega solo nella finzione, diventa “strega” anche nella vita reale riecheggiando il motto femminista degli anni Settanta: «Tremate, tremate, le streghe son tornate»,  portavoce di una battaglia politica, ma ancor più di una lotta culturale.

Oggi l’argomento è quindi ancora molto attuale per l’importanza della questione di genere e dunque le streghe, coloro che furono accusate di crimini sessuali, cospirazioni, e magia nera vengono riportate in un’opera teatrale dalle due autrici di Iratae: Antonella Rizzo e Maria Carla Trapani.

Chi sono le “Iratae”? Donne in rivolta, appartenenti alla schiera delle eretiche, che subiscono palesemente l’occasione dello Stato di perpetrare violenza contro il genere femminile.
 
Le protagoniste di questa inedita pièce teatrale sono Marie Madeleine d’Aubray, Marchesa de Brinvilliers, e Olimpia Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino, accusate di stregoneria in una Parigi del 1600.
La prima, sposata a un uomo senza amore, molto più vecchio di lei che la trascura e la tradisce, venne uccisa per decapitazione; la seconda con un ruolo di primo piano presso la corte del Re, fu coinvolta in diversi intrighi, che la portarono all’espulsione dalla Francia.
La pièce divisa in quattro atti o fasi lunari (novilunio, primo quarto, plenilunio e ultimo quarto) accompagna il lettore in un percorso attraverso le diverse tappe del processo, della carcerazione e della condanna a morte delle protagoniste.

Mi hanno dato l’anima per ridere – ogni volta – che cadevo inciampando alla Croce che non merito!

La Marchesa di Brinvilliers morì dignitosamente sul patibolo, dopo essere stata esposta agli insulti della folla, mentre Olimpia, accusata della morte del marito, fu avvisata dal Re, suo amante, del suo prossimo arresto, riuscendo così a fuggire nelle Fiandre. Struggente il dialogo tra le due in prigione, una poesia continua, quando Marie Madeleine implora Olimpia:

Fuggite ancora, Olimpia, ancora e ancora.
Fuggite, e a voi affido la mia vendetta, nel limbo tra i
mondi…

Nel 1600 quello che faceva più paura era una donna non controllata dal marito. Spesso le donne si ritrovavano da sole, restavano vedove in giovane età a causa delle guerre e le malattie.
Questo smarrimento colpiva molto di più quelle appartenenti i ceti più deboli e provenienti dalle campagne, anche se l’accusa di stregoneria venne anche usata per meri fini politici ed economici nelle classi sociali più elevate.
La donna viene considerata più vicina ai fenomeni naturali, come la nascita dei bambini, il ciclo lunare, la conoscenza delle erbe, il ciclo mestruale e la sua essenza fa ancora più paura, per questo l’Inquisizione, complice l’ignoranza e il regime patriarcale, trova spazio come mezzo autorizzato di femminicidio.
Dallo sterminio di genere dei Secoli cosiddetti “bui” a quello familiare odierno, il tema resta sempre attuale e riemerge in un testo tutto al femminile, anche grazie alla prefazione di Letizia Leone e alla postfazione di Fabrizia Ranelletti, attraverso ricchi cenni storici che portano al lettore a calarsi nell’epoca delle ”STREGHE”.

Le autrici:

Antonella Rizzo, laureata in Scienze dell’educazione, ha insegnato in diverse scuole. Partecipa come poeta in molti eventi culturali, cortometraggi, pièces teatrali nazionali e internazionali. Ha pubblicato anche Cleopatra, divina donna d’Inferno.
Maria Carla Trapani, redattrice della rubrica Black Poetry per Nero cafè, è Presidente dell’Associazione culturale “Le motscontaminés” (le parole contaminate), mette spesso in gioco anche il proprio corpo con esibizioni performative.


Sara Cacciarini

La magia di Montesacro in una visita guidata

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Montesacro, una gemma incastonata nella periferia romana, è una delle famose “città-giardino”, quartieri nati per regalare una condizione migliore di vita ai cittadini romani in seguito anche agli sventramenti nel centro città. Roma e Lazio x te ha organizzato una visita per domenica 10 luglio ore 19.

Montesacro è una delle cosiddette “città-giardino“, uno dei quei quartieri nati alla periferia di Roma per creare delle condizioni migliori di vita per la popolazione romana in seguito anche agli sventramenti nel centro di Roma, è un piccolo gioiello.
L’Associazione Culturale “Roma e Lazio x te” ne ha organizzato una visita per domenica 10 luglio ore 19:00. Il progetto nasce dopo la Prima Guerra Mondiale su supervisione di un grande architetto che guarda al glorioso passato dell’architettura barocca e rinascimentale, Gustavo Giovannoni. Egli costruisce in questo quartiere la Chiesa dei Santi Angeli Custodi ed il ponte che collega il quartiere al centro, il Ponte Tazio.
Ma Montesacro è un quartiere fortemente radicato con la storia romana. Secondo la tradizione, su di una collina dell’odierno quartiere che visiteremo, la plebe, capitanata da Menenio Agrippa, si riunì in rivolta contro il patriziato romano, evento che portò alla creazione dei tribuni della plebe. Sulla stesso luogo il grande liberatore dell’America Latina Simón Bolívar fece un suo famoso discorso.
Andremo a visitare il bellissimo Ponte Nomentano, un antico ponte medievale più volte restaurato, che, secondo la tradizione, fu il luogo dell’incontro tra Papa Leone III ed il re Carlo Magno.
Parleremo di un’acqua purissima e buonissima, la Fonte dell’Acqua Sacra, dei villini più belli della zona, della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, degli abitanti storici del quartiere come Peppino De Filippo e finiremo il nostro percorso presso un’opera d’arte contemporanea, la curiosa Ragazza di Montesacro.
Accoglienza e registrazioni: da 30’ prima, Piazza Sempione (sotto l’arco a sinistra della Chiesa dei Santi Angeli Custodi).
Come arrivare: linee 90, 60, 337, 343, 311, 211 Metro B1 fermata Conca d’Oro.
Contributo associativo x partecipare alla visita guidata: €9 adulti; €8 soci; €4 (13-17 anni); €2 (6-12 anni); gratis (0-5 anni).
*Nel caso in cui i gruppi superassero i 15 iscritti, sarà nostra cura prenotare per voi l’utilizzo di un auricolare per rendere l’ascolto della nostra guida piacevole e rilassante. Il costo dell’auricolare è di euro 1,50.
Sconti: 2 euro di sconto a chi prenota e partecipa a 2 visite organizzate dalla nostra Associazione durante la stessa settimana (la settimana va da lunedì a domenica). Se interessati, potrete trovare le informazioni relative alle altre visite sul nostro sito: http://romaelazioperte.blogspot.it
Prenotazioni: via mail a romaelazioxte@gmail.com o via sms a Giulio 3343340280 indicando data e titolo della visita, nome e cognome di chi effettua la prenotazione, numero dei partecipanti (specificando l’età di eventuali bambini), numero di cellulare e indirizzo mail.
*La prenotazione è indispensabile per ricevere conferma e per essere ricontattati in caso di variazioni.
Marco Rossi

Il Parco degli Acquedotti, dove l’acqua trionfa

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Continua la serie di articoli di CulturaMente su alcuni dei luoghi più belli di Roma. Oggi, in occasione di una visita guidata che si terrà sabato 2 luglio alle ore 18:30, andremo alla scoperta del Parco degli Acquedotti, un vero e proprio tesoro d’acqua.

Roma e Lazio x te
© Roberto Tomei
Situato tra due importanti vie, la Via Tuscolana e la Via Appia, il Parco degli Acquedotti mantiene tutto il suo fascino. È un lembo di terra non molto frequentato dai romani ma è una grande gemma.
Il parco, che è parte del Parco Regionale dell’Appia Antica, accoglie al suo interno ben sei degli undici acquedotti romani: l’Anio Vetus, l’Anio Novus, l’Aqua Claudia, Marcia, Tepula e Iulia, un acquedotto medievale (l’Acqua Mariana) e l’Acqua Felice, il condotto che alimenta la grande Fontana del Mosè.
Attraverso la visita che Roma e Lazio x te propone questo sabato 2 luglio potremmo rivivere le emozioni di chi nel passato ha visto e studiato queste meraviglie del mondo, come Goethe che nel suo Viaggio in Italia definì queste arcate “una successione di archi di trionfo” ma anche chi quotidianamente le vede dai finestrini del treno che porta verso Albano, che passa in mezzo a questa vastità di di pura bellezza.
Roma e Lazio x te
 © Proloco Roma
Avremo tutti insieme la possibilità di parlare dei grandi monumenti che ornano questo parco: il Casale di Roma Vecchia, casale trecentesco oggi usato come set cinematografico, una ottocentesca Casa Cantoniera, detta “del Sellaretto“, ma soprattutto potremmo ammirare le rovine della Villa romana delle Vignacce, le cui opere oggi decorano le sale di importanti musei del mondo e potremmo parlare della Villa dei Sette Bassi, la più grande villa del suburbio romano che si estende all’estremità del parco. Passando presso la tomba romana cosiddetta “dei Cento Scalini“, raggiungeremo la Torre del Fiscale, un luogo unico al mondo, dove cinque acquedotti s’incrociano creando un passaggio senza eguali.
Sentiremo parlare anche della spettacolare tecnica idraulica che i Romani adottarono.
Appuntamento per la partenza sabato 2 luglio ore 18:30 in Piazza Aruleno Celio Sabino, 50, davanti alla Chiesa di San Policarpo (troverete le persone da 30 minuti prima). Si arriva comodamente scendendo alla stazione metro linea A Giulio Agricola.

Consigliamo a chi utilizzerà l’automobile di parcheggiarla a metà strada fra il punto di partenza e quello di arrivo che si trova nei pressi della fermata della Metro A Porta Furba – Quadraro).

Per iscrizioni scrivere a romaelazioxte@gmail.com o a Giulio 3343340280 indicando: nome e cognome, data e titolo della visita, numero di telefono, indirizzo email, numero di partecipanti ed eventuale presenza di bambini.

Costo: €9 adulti; €8 soci; €4 (13-17 anni); €2 (6-12 anni); gratis (0-5 anni).

*Nel caso in cui i gruppi superassero i 15 iscritti, sarà nostra cura prenotare per voi l’utilizzo di un auricolare per rendere l’ascolto della nostra guida piacevole e rilassante. Il costo dell’auricolare è di euro 1,50.
2 euro di sconto a chi prenota e partecipa a 2 visite organizzate dalla nostra Associazione durante la stessa settimana (la settimana va da lunedì a domenica).


Marco Rossi

@marco_rossi88

Bye Bye Artrosi, da oggi la cartilagine si stampa in 3D

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Da oggi la cartilagine si può stampare in 3D a partire dalle cellule dell’individuo: sono finiti i problemi di artrosi e legamenti.

Un team di scienziati della University Park in Pennsylvania, Stati Uniti ha messo a punto un sistema di riproduzione delle cartilagini (per adesso di mucca) utilizzando fili di cartilagine originali e sostituendoli all’inchiostro, riuscendo così a ricreare giunti usurati perfettamente compatibili con l’essere vivente e senza problemi di rigetto.

Il professore associato Ibrahim T. Ozbolat, di Scienze dell’Ingegneria e della Meccanica leader del team, dichiara di voler aiutare con lo sviluppo di questa cartilagine le persone che soffrono di artrosi e che questo metodo potrebbe permettere di sostituire grandi quantità di tessuto.
Le cellule di cartilagine sono molto facili da usare perché non contengono vasi sanguigni e sono composte da un solo tipo di cellule, ma se danneggiate non si possono ricostituire, per questo l’usura crea danni permanenti. In passato, per gli interventi, venivano utilizzate cellule di cartilagine immerse in un idrogel, una sostanza composta da catene polimeriche composte per il 90 per cento di acqua. I problemi sorgevano con il tempo a causa della composizione: i tessuti non avevano un’integrità meccanica sufficiente e la degradazione dell’idrogel poteva produrre composti tossici.
Tutto questo con la nuova tecnica sarebbe sorpassato:
Siamo in grado di produrre fili di cartilagine di qualsiasi lunghezza e utilizzarli per stampare anche nelle direzioni verticali e orizzontali, imitando l’architettura naturale del tessuto” dichiara Ozbolat.
Ma come vengono creati i fili? In un tubo di diametro di 3-5 centesimi di pollici si inserisce l’alginato (una sostanza gommosa ottenuta da estratti di alghe brune), all’interno si iniettano cellule di cartilagine e si lasciano moltiplicare per circa una settimana. Le cellule aderiscono una all’altra, ma poiché non si attaccano all’alginato si può rimuovere il tubo lasciando solo il filo intatto. Il filo viene poi utilizzato nella stampante 3D per ottenere il tessuto desiderato.
La cartilagine artificiale è molto simile a quella originale, anche se le proprietà meccaniche sono inferiori ma sempre migliori di quella creata in idrogel che può risultare tossica.
In futuro l’obiettivo del dott. Ozbolat e del suo team sarà quello di creare cartilagine umana, prendendo dalle cellule del singolo individuo o da staminali già esistenti, tutto questo permetterebbe una sostituzione senza alcun rischio di rigetto dei tessuti nei pazienti con problemi alle articolazioni e ai legamenti.

Contatti:

A’ndrea Elyse Messer
aem1@psu.edu
 
Sara Cacciarini

Francesco Magli e la sua “Rivolta Poetica” in mostra a Milano

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Al quartiere Isola di Milano, nei locali della Stecca, una mostra di Francesco Magli. Si potrà visitare nei week end (da venerdì a domenica), sino al 3 luglio.

Saranno oltre quaranta le opere selezionate che parlano dell’Isola, dove Francesco Magli vive e lavora dagli anni ’60, dopo aver lasciato giovanissimo la sua Calabria, che sceglierà di percorrere la strada dell’arte, con maestri e compagni di viaggio come Ibrahim Kodra, l’ultimo grande artista postcubista scomparso agli inizi del 2006, Nicola Gianmarino, Pippo Spinoccia e Raffaele De Grada.
Il titolo della mostra è – l’Isola: Energia della “Rivolta Poetica”. «Una rivolta senza armi, solamente con la poesia», spiega. A Milano, non c’è bisogno di presentazioni. Lo conoscono tutti. Si impone all’attenzione generale, quando nel luglio 1986 dipinge i grigi panettoni, trasformandoli in uno strumento di libera creatività. Un gesto «per dare colore e calore».
Scoprirete un percorso Accademico senza conservanti e con ingredienti diversi dal “tradizionale”; Non sono le classiche opere da cavalletto!

Orari di apertura:

Indirizzo: Via G. De Castillia, 26 – 20124, Milano.
Sabato 18 Giugno 2016 > Ore 16.00 – 21.30 (Inaugurazione)
Domencia 19 Giugno 2016 > Ore 10.30 – 17.00
Venerdì 24 Giugno 2016 > Ore 17.00 – 21.30
Sabato 25 Giugno 2016 > Ore 10.30 – 21.30
Domencia 26 Giugno 2016 > Ore 10.30 – 17.00
Sabato 2 Luglio 2016 > Ore 10.30 – 21.30
Domenica 3 Luglio 2016 > Ore 10.30 – 21.30
Per maggiori informazioni, si può consultare la pagina Facebook ufficiale 
l’Estro dell’arte”  o scrivere a isoladimagli@gmail.com – Mobile: 3314910423
Qui il link al Blog dell’Artista.

Intervista RAI:

Al via la nuova edizione di Teatri di Pietra a Sutri

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Si apre il sipario sulla XVII edizione della rassegna Teatri di Pietra: la rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, con oltre venti aree coinvolte in diverse regioni, dalla Toscana alla Sicilia, che ospiteranno gli appuntamenti di una programmazione dedicata ai temi del Mediterraneo e del Mito, ideata da Pentagono Produzioni e Circuito Danza Lazio, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica Centrale di Roma per Villa di Livia e l’Arco di Malborghetto, con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Lazio e il Comune di Roma – XV Municipio. In scena tre prime Nazionali: “Angeheloj”, “La commedia del Fantasma” (Mostellaria) e “Arianna ha perso il Filo”. Opere in cui il tema classico e del mito diventano “materia sensibile” per approcciare il contemporaneo attraverso il rito del teatro. Un percorso che unisce arte, cultura, storia e paesaggio, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio storico-paesaggistico italiano. Oltre ottanta artisti impegnati nel progetto diretto da Aurelio Gatti, tra questi: Silvia Siravo, Sebastiano Tringali, Maurizio Donadoni, Blas Roca Rey, Monica Rogledi, Vittoria Faro, Giancarlo Sammartano, Lucilla Giagnomi, Fiammetta Fazio, Iaia Forte e gli autori Luisa Stagni, Mia Migale e Alma Daddario.
Undici gli appuntamenti previsti, tre di scrittura teatrale alla Villa di Livia – dal 30 giugno al 5 luglio – e otto tra teatro, musica e danza, presso l’Area Archeologica di Malborghetto, dal 6 Luglio al 28 Luglio. 
L’inaugurazione è dedicata al progetto OPRA PRIMA, alla Villa di Livia (la residenza della sposa di Augusto a Prima Porta), in cui verranno presentati scritture e drammaturgie inedite ispirate al tema classico: Giovedì 30 Giugno,“Dimmi Tiresia” di e con Luisa Stagni; Sabato 2 Luglio “Mio fratello il Minotauro” di Lia Migale con Sabrina Scuccimarra; infine, Martedì 5 Luglio “ERO e LEANDRO: dont’ask me more “ di Alma Daddario con Silvia Siravo. Orario 18,30 per consentire la visita alla Villa e inizio della performance alle 19,00.
Ad aprire la nuova edizione, all’Area Archeologica di Malborghetto, il 6 Luglio, in prima, il danza teatro “ANGHELOS”, drammaturgia di Maurizio Donadoni, regia e coreografia di Aurelio Gatti, con Sebastiano Tringali; l’8 Luglio la Compagnia degli Aghi presenta “L’ILIADE” di Alessandro Baricco, a cura di e con Blas Roca Rey; in collaborazione con Invito alla Danza e l’Accademia Nazionale di Danza, il 9 Luglio andrà in scena l’anteprima di “FORMIDABILI QUEGLI ANNI”, coreografie di J. Fontano, S. Fuciarelli, R. Escamilla, Garrison ed E. Palmieri; il 13 Luglio sarà la volta di M:DEA di e con Vittoria Faro; il 16 Luglio, altra prima, “LA COMMEDIA DEL FANTASMA” di Tito Maccio Plauto, con la regia di Giancarlo Sammartano; il 23 Luglio “EDIPO RE, OLTRE LA FINE LA CITTA’ NUOVA”, dialogo tra un’attrice – narratrice, Lucilla Giagnomi, e la storica – grecista, Fiammetta Fazio; il 27 Luglio “MONARCH ANTIGONE”, con la coreografia di Mattia de Virgiliis; “ERODIADE”, diretto e interpretato da Iaia Forte, conclude la rassegna il 28 Luglio.
PROGRAMMA
VILLA DI LIVIA
GIOVEDI 30 GIUGNO
DIMMI, TIRESIA
Poema teatrale   in otto quadri
di Luisa Stagni
Lettura del testo: Gianluca Amatori, Chiara Buccolini, Luisa Stagni
SABATO 2 LUGLIO
MIO FRATELLO IL MINOTAURO
di Lia Migale
Lettura del testo: Sabrina Scuccimarra
MARTEDI  5  LUGLIO
ERO e LEANDRO: dont’ask me more
di Alma Daddario
Lettura del testo: Silvia Siravo
MALBORGHETTO
MERCOLEDI’ 6 LUGLIO
ANGHELOS
danzateatro
testo Maurizio Donadoni
regia e coreografia Aurelio Gatti
10 interpreti
con Sebastiano Tringali
MDAPRODUZIONI
VENERDI’ 8 LUGLIO 2016
ILIADE
Di Alessandro Baricco
A cura di Blas Roca Rey
Con Blas Roca Rey e Monica Rogledi
Musicisti Giueppe Cangialosi, Fabio Battistelli e Marzuk Mejri.
Compagnia degli Aghi
SABATO 9 LUGLIO
FORMIDABILI QUEGLI ANNI
In collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza
Coreografie Roberta Escamilla Garrison, Joseph Fontano,
Sandra fuciarelli, Enrica Palmieri
INVITO ALLA DANZA
MERCOLEDI 13 LUGLIO 2016 (ANTIQUARIUM)
M:DEA
Di e Con Vittoria Faro
Testaccio lab
SABATO 16 LUGLIO
LA COMMEDIA DEL FANTASMA
Di Tito Maccio Plauto
Regia di Giancarlo Sammartano
Con Paolo Floris Tommaso Lipari Mattia Parrella Andrea Puglisi
Scena e Costumi di Daniela Catone
Musiche di Stefano Marcucci
Maschere di Giancarlo Santelli
FONDAMENTA
SABATO 23 LUGLIO (ANTIQUARIUM)
EDIPO RE, OLTRE LA FINE LA CITTA’ NUOVA
Dialogo fra un’attrice – narratrice e una storica – grecista
Lucilla Giagnomi e Fiammetta Fazio
Con interventi musicali dal vivo di Luca Nulchis e Egidiana Carta
Vertigo Music
VENERDI 27 LUGLIO
MONARCH ANTIGONE
Coreografia Mattia de Virgiliis
Testi tratti da “Monarch” di AkaB prima edizione Logos© 2013
Danzatori Valeria Decarli, Mattia de Virgiliis, Alessandro Fava, Eleonora Lippi, Elena, Martello, Aran Garcia Perez, Martina Ragni, Daniele Toti
Disegno luci Mattia de Virgiliis
Tecnico luci e suono Simone Vaselli
Costumi Luciana Strata
Compagnia Mattia de Virgiliis/GDO
GIOVEDI 28 LUGLIO (ANTIQUARIUM)
ERODIADE
di Giovanni Testori
di e con IAIA FORTE
Infinito s.r.l
Con il Patrocinio
MiBact Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo
Regione Lazio – Assessorato alla Cultura
In collaborazione
Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica  Centrale di Roma
Comune di Roma – XV Municipio
Villa di Livia
Via di Villa Di Livia , Capolinea ATAC  e fermata stazione RomaNord Prima Porta/Roma
Ingresso: 18,30 – Inizio spettacoli: 19,00
Ingresso 8 euro
Ridotto 5 euro: convenzionati / associazioni / studenti
Area Archeologica, Arco di Malborghetto
Via Flaminia km 19,4 in direzione Terni, altezza stazione RomaNord/Sacrofano
Inizio spettacoli: 21,15
Ingresso 12 euro
Ridotto 10 euro: convenzionati/associazioni/studenti
Info & Prenotazioni:
teatridipietra@gmail.com / whatsapp 333 709 7449//
FB teatridipietra /  teatridipietra.blogspot.it/
biglietti online: www.bigliettoveloce.it/
UFFICIO STAMPA
Alma Daddario & Nicoletta Chiorri
347 2101290 – 338 4030991

Il Dottor Stranamore, una bomba atomica di risate ci seppellirà

 “Senza dubbio, mein Führer! Coi reattori nucleari… Oh, eh… volevo dire: signor Presidente.”

 
Ancora oggi, a distanza di oltre 50 anni, pensare che il creatore di Arancia Meccanica, Shining, Odissea nello Spazio, possa aver girato una delle migliori commedie di tutti i tempi suona strano. Non a caso quando Stanley Kubrick prese per la prima volta in mano il libro “Allarme Rosso” di Peter George la sua intenzione non era quella di fare una commedia, ma realizzare un serio film politico sulla Guerra Fredda e sul rischio della Distruzione Mutua Assicurata. Ma solo lavorando alla stesura della sceneggiatura si rese conto di quanto fosse surreale e assurda la situazione, di quanto il rischio della fine del mondo causata da precisi comportamenti umani fosse troppo folle per essere raccontato in maniera seria e drammatica, e di come l’unica soluzione fosse quindi il ricorso alla commedia nera.
 
Ma dare una categoria a Il Dottor Stranamore è difficile, anzi, forse fin troppo facile: parliamo di una vera e propria meraviglia.
 
Il grottesco qui è portato ad un inarrivabile apice: si ride, e tanto, di fronte a situazioni che non dovrebbero far ridere; i protagonisti, una autentica galleria di idioti capace di far sembrare menti geniali i personaggi scritti dai fratelli Coen, sono seri nei loro propositi e nelle azioni; l’atmosfera che aleggia per tutto il film e che porterà al finale drammatico ma esilarante è quella della fine incombente e senza soluzioni. Eppure si ride e si riflette, grazie un principio comico basilare e infallibile: chi cerca di essere divertente non sarà mai divertente quanto chi cerca di essere serio non riuscendoci. Kubrick capisce tutto questo e lo sfrutta al massimo, mostrandoci quanto delicato possa essere l’equilibrato mondiale. Basta un singolo uomo, un generale poco sano di mente, per portare il mondo intero ad un passo dalla fine. Nel film vediamo solo metaforicamente americani e russi, alleati o nemici, ma in realtà sono solo una serie di uomini incapaci di gestire la situazione, deboli, infantili, esaltati, interessati solo a ristabilire l’equilibrio invece di trovare una soluzione.
 

Sessualità e tecnologia

 
L’inadeguatezza dell’uomo di fronte ad un simile definitivo scenario è chiara pensando ai due sotto-temi del film: la sessualità e la tecnologia. La pellicola trabocca di innumerevoli ma velati riferimenti sessuali, basti pensare al nome del generale Turgidson, alla presenza della rivista Playboy, alle preoccupazioni del generale Ripper per i “nostri preziosi fluidi corporei”, all’entusiasmo nell’accettare un ipotetico futuro in cui il rapporto maschi-femmine è 10 a 1, tutti indizi che fanno capire la vera indole dell’uomo e le sue preoccupazioni materiali anche di fronte alla prospettiva più apocalittica. Il problema della tecnologia è altrettanto presente e importante, un antipasto di quanto poi sarà sviluppato molto più fortemente in Odissea nello Spazio poco dopo da Kubrick: lì il computer Hal 9000, creato ovviamente dall’uomo, si ribella e prende il controllo, qui gli uomini non riescono a comunicare con i proprio aerei e soprattutto sono sotto la minaccia dell’Ordigno della Fine del Mondo ideato dai russi, una macchina che ancora una volta l’uomo crea col solo scopo di annientare sé stesso. Nel mondo moderno le preoccupazioni sulla tecnologia degli anni ’60 possono apparire eccessivamente catastrofiche, ma alla fine non poi così irrealistiche.
 
 
Ma come detto questo film è prima di tutto una commedia, un grandissima commedia, che intrattiene in maniera intelligente e fa ridere come poche altre. I meriti vanno ricercati nella sceneggiatura che rasenta la perfezione tra battute, gag visive e trattamento della storia, e poi nel lavoro di un cast grandioso, guidato da mostri sacri come Peter Sellers e George C. Scott, entrambi in piena forma. Partiamo dalla camaleontica e multipla performance di Peter Sellers, forse il miglior attore comico di sempre, qui chiamato ad interpretare ben tre ruoli (in origine dovevano essere quattro, incluso quello del maggiore Kong, ma Sellers si fece male ad una gamba, secondo la leggenda popolare volontariamente, per evitare lo stress di recitare un nuovo personaggio).
 

I personaggi

 
La prova di Sellers è il non plus ultra comico per la capacità con cui riesce a caratterizzare tre personaggi distinti e diversissimi tra loro: il capitano Mandrake è probabilmente l’unico personaggio normale che si vede in tutto il film, Sellers recita in maniera brillante ma misurata, dandosi il tono di persona comune; il presidente Muffley è forse la prova più difficile e per questo più riuscita del film, perché Sellers deve disegnare un personaggio debole e imbranato, che faccia ridere senza volerlo, ma al tempo stesso serio e preoccupato, lucido mentalmente, l’unico tra tutti i presente nella War Room che si rende veramente conto della gravità della situazione e cerca di affrontarla per evitare il disastro; infine il Dottor Stranamore è istrionismo puro, una valvola di sfogo per la creatività di Sellers, per la sua capacità d’improvvisazione e anche per una comicità di tipo fisico. Sellers in questo film è pura esplosione di divertimento (l’esilarante colloquio telefonico del presidente americano col suo omologo russo è totalmente frutto della mente dell’attore), fa ridere a crepapelle e rimane impresso nella mente dello spettatore. Diverso approccio ha la prova di George C. Scott, una performance che lavora col tempo e viene apprezzata sempre di più visione dopo visione. Ancora oggi, ogni qualvolta si rivede il film, si scopre una nuova espressione di Scott, un sorriso, un tic, un movimento degli occhi, un modo di masticare la gomma che prima non si era notato. È una performance fisica e di incredibile energia, eccede il giusto, rimane sopra le righe ma non diventa mai assurda, fa ridere e galvanizza.
 

Un ritratto spietato

 
Le note finali della canzone “We’ll Meet Again” fanno da accompagnamento ad una serie di esplosioni nucleari a catena, conseguenza dei fatti irreparabili accaduti poco prima nel film, segnando l’ennesima e ultima beffa ironica di fronte ad uno degli spettacoli più desolanti e paurosi mai visti al cinema. Raramente il finale di un film è stato così simpaticamente agghiacciante (ma sicuramente più adatto rispetto al finale inizialmente previsto e poi scartato, una battaglia di torte, forse un po’ fuori luogo). Il Dottor Stranamore, pur tra le risate, è uno dei ritratti più spietati e forti della Guerra Fredda, e possiamo purtroppo solo immaginare cosa Stanley Kubrick avrebbe potuto tirare fuori offi, se fosse ancora vivo, vedendo la spirale negativa in cui sta cadendo il mondo di oggi con la sua precaria situazione geopolitica.
 

3 buoni motivi per vedere il film:

– Peter Sellers.
 
– Peter Sellers.
 
– Peter Sellers.

Quando vedere il film?

– Essendo un classico immortale, ogni volta che potete. Ma soprattutto ogni volta che una notizia brutta arriva dal mondo (e purtroppo accade spesso) per esorcizzare le paure del nostro tempo.
 
 
Emanuele D’Aniello

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Re Lear al Globe di Roma: quando i matti guidano i ciechi

Così ha inizio la stagione romana del Globe di Villa Borghese

Il 23 giugno ha debuttato sulla scena romana del Silvano Toti Globe Theatre Lear, la storia. La regia è di Giuseppe Dipasquale e la traduzione dall’originale Shakespeariano è ad opera di Masolino d’Amico; nella compagnia troviamo il grande Mariano Rigillo. La produzione di questo Lear ha un’avventura alle spalle: l’adattamento doveva andare in scena al Teatro stabile di Catania e in seguito allo stabile di Napoli, quando il primo, nel quadro della grande crisi che attanaglia il teatro italiano, è stato occupato. Le scenografie, parte del materiale e del personale sono così rimasti bloccati a Catania, ma non i costumi, unico elemento scenico a calcare conseguentemente il palco di Napoli. Nonostante tutto, lo spettacolo si è rivelato lo stesso un grande successo e la sua forma mutila si è dimostrata la sua migliore.
Re Lear, ormai vecchio, decide di dividere il regno fra le tre figlie, prendendo come punto di riferimento per l’assegnazione il loro presunto amore. Abbindolato dalla lingua lunga delle sorelle maggiori, Regana e Gonerill, il re esilia la terza figlia, Cordelia, che al contrario ammette di non poter ricambiare il suo affetto se non con un amorevole silenzio. Rifugiatosi nel proprio lirico sdegno, Lear passa il regno e il potere alle restanti figlie. Così il re senza corona compie l’errore di mettersi in balia di due serpi ingrate; spogliato fin nell’onore di padre, ha inizio la sua discesa in una follia tragicomica, accompagnato da figure giullaresche ed eroiche. Le fila del cataclisma sono comandate dall’affascinante Edmund, figlio illegittimo del conte di Gloucester e magnifico villano shakespeariano, capace di sfruttare la propria carica sessuale e l’ottuso sguardo degli altri per comporre il proprio successo.

re lear
Sono tempi maledetti quando i pazzi conducono i ciechi.
Perfettamente adagiato fra le strutture di nudo legno del palco, Re Lear è tuffo nelle origini: niente scenografie; solo sfarzosi costumi, attori e parole. Un vero teatro shakespeariano, scarno d’oggetti e per questo profondamente immaginativo. Le parole possono tutto e la traduzione dei versi del Bardo di Masolino d’Amico è ulteriormente viva e restituisce il suono delle rime e del metro. Riporta il colore del linguaggio e racchiude in sé la forza del gergo e la poesia dell’atto, senza mai scomporre la costante armonica, quasi ciclica di ciascuna frase. Splendida è la pulizia della messa in scena: la compagnia dimostra di saper dipingere il tempo e lo spazio, lasciando innamorare la mente di alte scogliere e sfarzose stanze; strade polverose e prati spazzati da tempeste. L’ingegno e la furbizia, la meschinità più gustosa e con essa la malizia sono creature che pendono dalle labbra di splendidi affabulatori; i gesti si posano sui costumi di Angela Gallaro. Da quelle stoffe dai colori così scuri e liquidi paiono spandersi le tinte con cui si dipingono ai nostri occhi gli sfondi di scontri e dialoghi.
La messa in scena dello spettacolo è il più possibile attinente al testo, in parte classica e proprio per questo “innovativa”. La scelta di far interpretare le due sorelle maggiori a due uomini, Roberto Pappalardo per Gonerill e Luigi Tabita per Regana, è un’intelligente dedica al teatro shakespeariano, privo di presenze femminili. I costumi e le maschere di trucco sanno ben accompagnare una recitazione che preme sul carattere altezzoso dei personaggi, sulle loro incredibili invidie, senza scadere in travestimento da commedia e avvolgendo le figure in un certo mistero. Sempre secondo tradizione la fanciulla sarebbe stata interpreta da un ragazzo a cui non era ancora mutata la voce, ossia una voce bianca. Nel presente adattamento tale ruolo, quello di Cordelia, è giustamente impersonato da Silvia Siravo. All’opposto del suo candore filiare, David Coco nei panni di Edmund conquista il pubblico con quel divertimento stuzzicante che solo il villain può dare. Non convince del tutto il fratello buono, Edgar, alias Giorgio Musumeci, la cui forza espressiva si perde nel costante sforzo fisico. Tuona l’interpretazione di Mariano Rigillo con un re Lear superbo, di grande sentimento. Rigillo fa vibrare l’aria della sera col dolore, con la pazzia e con la commedia del vecchio re, come se a parlare fosse il respiro dei tempi. Commuove mentre si fa guidare, cieco nella mente, dal Matto della storia, alias Anna Teresa Rossini. La sua figura ricorda uno Sbirulino sbiancato e dalla voce consumata; tramanda verità per indovinelli e dispensa consigli per frasi capovolte, mentre come un fantasma metateatrale compone il senso del dramma. Il pubblico è entusiasta e pronto a rovesciare minuti e minuti di scroscianti applausi, pur essendo una presenza ridotta, senza cedere nel ritmo fino all’interruzione forzata.

Gabriele Di Donfrancesco

@GabriDDC

Incredibile Giordania, un filo di perle incastonate nel cuore dell’islam

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Difficile rimanere insensibili al fascino delle bellezze disseminate sul territorio del regno Hascemita di Giordania. Le atmosfere straordinarie sono un premio sicuro per il viaggiatore che sceglie quest’esperienza indimenticabile.

Meta di viaggio fantastica e sempre troppo poco considerata, ma non solo ora che la situazione internazionale potrebbe condizionarne la scelta tra i viaggi possibili. Anche negli anni di relativa tranquillità dell’area mediorientale, il numero delle presenze non ha mai raggiunto il sopraffollamento, soprattutto in rapporto alle bellezze che il territorio Giordano ha da offrire. Tra i paesi islamici è sempre stato uno di quelli visitabili nelle condizioni di massima sicurezza e anche ora che la tensione internazionale è salita, bisogna solo adottare qualche cautela in più evitando alcune zone di confine, assembramenti e manifestazioni. Per chi si riconosce più nella categoria del viaggiatore che in quella del turista è oggi una meta assolutamente praticabile. Il paese retto da una monarchia costituzionale è tra i più stabili dell’area mediorientale ma incastonato com’è tra Siria, Iraq, Arabia Saudita, Israele, e Territori Palestinesi è sempre costretto a tenere elevato il livello di guardia. Le tensioni infatti sono principalmente di origine esterna, causate per lo più dal flusso umano che si riversa in Giordania in arrivo dai paesi confinanti alla ricerca di un ambiente più sicuro. Come avvenuto all’indomani della Guerra del Golfo, quando l’arrivo degli Iracheni propensi agli acquisti immobiliari in contanti, ha provocato uno squilibrio del mercato a sfavore dei residenti giordani. In questo contesto rimane immutabile la bellezza dei gioielli del patrimonio culturale disseminati sul territorio, che segnano le tappe di uno splendido itinerario. 
Distante circa 150 km da Ramtha sul confine Siriano si trova l’area archeologica di Jerash (Gerasa). Abitata già dal neolitico fu dapprima insediamento greco, ma è sotto il dominio Romano che raggiunse il suo periodo di massimo splendore diventando un ricco polo commerciale. Il sito è vasto e suggestivo, con il foro di forma ellittica circondato dall’imponente colonnato che si allunga sul cardo massimo lastricato, intorno al quale si distribuiscono le rovine degli altri edifici principali. C’è anche un teatro in perfetto stato di conservazione, che viene utilizzato così come tutta l’area, per spettacoli e manifestazioni dall’atmosfera unica. 
Distante 40 km Amman non si segnala per grandi attrattive, è comunque una tappa di passaggio interessante per poter vedere l’organizzazione della capitale di uno stato islamico moderato, in cui si integrano con successo anche altre culture. Fenomeno maggiormente visibile nella vicina Madaaba, città citata già nella bibbia dove la maggioranza araba convive con una nutrita colonia greco-ortodossa. La vita di questa comunità che conta circa 20.000 presenze ruota attorno alla Chiesa di San Giorgio, meta di pellegrinaggio che conserva all’interno il ritratto del Santo nell’atto di trafiggere il drago. Bellissimo anche il famoso mosaico bizantino, che rappresenta con dovizia di particolari la mappa per raggiungere Gerusalemme e in cui sono rappresentati tutti i luoghi attorno ai quali si sviluppa la narrazione biblica. 
L’antica carta geografica si materializza alla vista salendo sul vicino Monte Nebo, per un’esperienza unica al di là del proprio credo religioso. Lo strepitoso panorama che si apre all’orizzonte spazia sulla Terra Santa, dalla valle del Giordano fino a Gerico, includendo il Mar Morto
Singolare ma per altri versi è anche l’immersione in questa immensa distesa salata, raggiungibile percorrendo la tortuosa strada che si snoda nel desertico panorama collinare. Il contrasto tra l’ambiente e lo stabilimento termale posto sulla sponda del Mar Morto è surreale, così come rimanere in eterno e involontario galleggiamento tra le acque salmastre. 
Direzione Wadi Rum, da qui la distanza è di circa 300 km ma è un sacrificio che vale la pena, anche perché le strade sono in ottimo stato e lo scenario rapisce la mente, tanto è il più lontano possibile da quello a cui si è abituati viaggiando in Europa. Il Wadi Rum è certamente tra i deserti più belli del mondo, un ambiente che richiama quello lunare. Non a caso è spesso il set prediletto da registi e direttori della fotografia per i più famosi film di fantascienza. Una permanenza di un paio di giorni nel campo tendato resterà indimenticabile, anche a fronte della ridotta disponibilità di servizi e comodità. La magnifica stellata del deserto con la via lattea letteralmente striata di bianco è già sufficiente da sola, ma le guide sanno rendere veramente memorabile quest’esperienza, svelando i segreti di questo luogo magico e conducendo i viaggiatori alla scoperta dei suoi angoli più belli. Tra dune e alture fin dentro le grotte, dove sulla pareti gli antichi carovanieri hanno inciso una mappa delle stelle, strumento arcaico per orientarsi in un territorio dall’apparenza inanimata, ma che gli agenti atmosferici modellano continuamente da sempre. Di ritorno dal deserto per non farsi mancare nulla, percorrendo la Desert Hwy 15 in un ora circa si può fare una puntata ad Aqaba affacciata sul golfo omonimo. L’ambiente marino è bellissimo, spiaggia rocciosa che contrasta con le acque cristalline, d’altronde siamo nell’appendice Nord-Est del Mar rosso. 
Dopo aver attraversato il paese e raggiunta la sintonia con questo, è giunto finalmente il momento di ammirare la sua Perla più famosa, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità e che da sola vale il viaggio intero. Petra, l’antica capitale di cui si rintracciano le origini sin dagli Assiri di Assurbanipal, ma che vide il suo massimo sviluppo con i Nabatei. Persa nei secoli ha continuato a fornire un rifugio sicuro al popolo del deserto, fino alla riscoperta avvenuta solo in epoca moderna che l’ha rivelata al mondo in tutta la sua straordinaria bellezza. L’accesso all’area attraverso la lunga gola del Sîq culmina in uno scorcio mozzafiato che si apre sulla facciata del El Khasneh (Palazzo del Tesoro), il primo e più famoso degli edifici intagliati nella roccia. Seguono tutti gli altri disseminati in una vasta area, lungo strade e sentieri che si inerpicano tra le rocce, in realtà si tratta per lo più di monumenti funerari in cui il contrasto tra il tratto artistico e il deserto è spettacolare. Il viaggio in terra Giordana si conclude qui ed inizia la consapevolezza di aver fatto quasi inaspettatamente un viaggio tra i più belli possibile. 

Bruno Fulco 


Foto @BrunoFulco

La Città Incantata 2016: i disegnatori che salvano il mondo

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Dopo il successo dell’edizione 2015, dall’8 al 10 luglio torna a Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, La città incantata, il Meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo, promosso dalla Regione Lazio con il Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, in collaborazione con Roma Lazio Film Commission, Lazio Innova, Comune di Bagnoregio e con la direzione artistica di Luca Raffaelli.

Tre giorni in cui disegnatori, fumettisti, storyborder, street artist, artisti visivi e animatori di livello internazionale incontreranno e si confronteranno con il pubblico per raccontare il proprio lavoro: stile, tecnica, creatività per un evento unico che, come ha sottolineato il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, è «dedicato alle eccellenze del mondo dell’animazione e della creatività presenti sulla grande scena internazionale».
La seconda edizione della kermesse promossa dalla Regione Lazio si svolgerà anche quest’anno nel borgo di Civita di Bagnoregio che – ha proseguito il Presidente Zingaretti – «è un luogo-simbolo del mondo da salvare, paesaggio unico e straordinario dove far vivere l’immaginario e ricreare l’energia dell’arte vissuta e condivisa: un luogo magico che ha ispirato molti artisti, influenzato diverse esperienze culturali e che abbiamo fortemente sostenuto con la candidatura presso l’Unesco affinché sia riconosciuto quale Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di una scelta strategica per la nostra Regione, indirizzata a rilanciare un modello che metta in forte relazione la creazione e la fruizione di contenuti con gli inestimabili tesori di cui è ricco il Lazio».
Dislocato tra piazze, vicoli, strade, case e giardini privati aperti per l’occasione, il Meeting prenderà il via venerdì 8 luglio alle ore 16.00 e terminerà alle 18.30 di domenica 10 luglio: 72 ore di incontri, rassegne, proiezioni, esposizioni, workshop, a ingresso libero, durante le quali i visitatori potranno partecipare in maniera attiva e interattiva interfacciandosi con i disegnatori ospiti de La città incantata.
IL PROGRAMMA. L’edizione 2016 di La Città Incantata vedrà protagonisti grandi ospiti internazionali: da Mark Osborne, regista dei primi Kung Fu Panda e de Il Piccolo Principe, a François Bonneau, Presidente del Pôle Image Magelis Angoulême; una mostra collettiva raccoglierà alcuni tra i maggiori talenti dell’animazione e del fumetto italiano: Magda Guidi, Mara Cerri, Leonardo Carrano, Lorenzo Ceccotti, Donato Sansone e Virgilio Villoresi; uno spazio della mostra, in particolare, sarà dedicato al grande illustratore Roberto Innocenti. Come nella precedente edizione, sarà presente l’Officina Bonelli, la più popolare casa editrice del fumetto italiano, che porterà a La Città Incantata alcuni dei suoi grandi autori per realizzare dal vivo le proprie opere e illustrandole direttamente al pubblico; per l’edizione 2016, la Sergio Bonelli Editore dedica infatti un Albo speciale di Martin Mystère a Civita di Bagnoregio, e che sarà distribuito dal quotidiano la Repubblica.
Il programma delle giornate de La Città incantata alternerà gli incontri che si svolgeranno il sabato e la domenica con grandi ospiti e il grande schermo, un’arena appositamente dedicata ai protagonisti della manifestazione e alle loro creazioni, con particolare attenzione per le opere che hanno al centro i grandi temi sociali come la povertà, la schiavitù, l’ambiente e molto altro; non mancheranno workshop e laboratori per poter entrare meglio nel vivo delle tecniche e delle scelte di animazione. Ci saranno inoltre una sala proiezioni e uno spazio editori, con i libri realizzati dai grandi ospiti del Meeting, oltre alle novità proposte dalle maggiori case editrici specializzate.
Sempre in occasione delle giornate de La Città Incantata 2016, si terrà un focus sulla creatività promosso dalla Regione Lazio nel territorio, che avrà al centro la presentazione del libro Le eccellenze creative del fumetto e dell’illustrazione di Roma e Lazio a cura di Stefano “S3KENO” Piccoli; un ruolo da protagonista lo avrà anche la tecnologia con workshop dedicati e la realizzazione di un grande Hackathon, a cura di BIC Lazio.
Infine, con l’iniziativa speciale di Charity tutti i disegni realizzati nelle giornate del Meeting saranno messi all’asta e il ricavato andrà a sostegno di un’iniziativa benefica. La raccolta avrà anche il sostegno del Comune di Civita di Bagnoregio che destinerà le entrate provenienti dal pedaggio per il ponte a questa specifica iniziativa.

Alessandro Rak (già regista per Mad de “L’arte della felicità”) è l’autore dell’immagine della manifestazione.

Sexy on the beach: lezioni di Burlesque con Miss Peggy Sue

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Il Teatro Trastevere in Collaborazione con “Miss Peggy Sue” presenta “Sexy on the beach!”, il Workshop di burlesque, il 6 luglio h 20:00 -22.30 e il 13 Luglio h 20:00 – 22:30.

www.facebook.com/peggysueburlesque
“Non è il viso che colpisce, ma le espressioni. Non è il corpo che ci piace, ma il modo in cui si muove. Non è spesso l’aspetto fisico che ci attrae, ma sono i modi di fare di una persona”
Marilyn Monroe
Il Teatro Trastevere presenta due appuntamenti di puro divertimento con il burlesque e la seduzione, in cui potrai scoprire tutti i trucchi per essere sexy come una diva anche al mare. Essere seducente non dipende dalle tue misure e dalla tua età ma dal tuo atteggiamento.
“Se sei decisa a tirare fuori il tuo sex-appeal questo è il workshop che fa per te!”
Peggy Sue ti insegnerà tutti i segreti per farti sentire ed essere come una vera dea del mare! Miss Peggy Sue si esibisce da sette anni insegna burlesque da sei.
E’ stata insegnante presso l’accademia del Micca Club, ha tenuto workshop in tutta Italia, Germania e Inghilterra, insegnante alla Bottega degli artisti ed ha collaborato come coach di alcune artiste per la Rai.

PROGRAMMA:

6 Luglio
h 20:00 – 22.30
Riscaldamento
Movenze femminili 
Tecniche di strip tease con indumenti da mare a tema
13 Luglio
h 20:00 – 22:30
Riscaldamento a tema
Pose da pin up 
Coreografia

Porta con te:

Ironia
Leggings
Maglietta aderente o top
Calzini (per il riscaldamento)
Pareo
Telo mare
Zoccoletti o scarpe con tacco

Le cose che seguono invece sono facoltative:

Costume da bagno 
Fiori per capelli, foulard, capello di paglia, occhiali da sole 

Info e prenotazioni:


Barbara 3473826806
Vania 3388940447 
Ufficio stampa
VANIA LAI
Teatro Trastevere,
via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
contatti: 3388940447 – 3473826806
Ufficio Stampa TEATRO TRASTEVERE: 

Laika: il Gesù laico e di periferia di Ascanio Celestini

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E’ Ascanio Celestini e sul palco annienta ogni aspettativa. A lui è concesso tutto, animale da palcoscenico di una bravura indicibile. E il suo nuovo spettacolo, Laika, portato in scena all’Auditorium il 23 giugno 2016, è di una bellezza struggente. Sicuramente, uno dei migliori spettacoli del 2016.

C’è uno spazio al centro del palco, cassette di plastica e due tende rosse tirate. Un povero Cristo, forse Cristo stesso, osserva dalla finestra quanto accade sotto casa sua: uno spaccato di mondo di periferia, un discount come se ne vedono tanti, sorto intorno ad una palazzina popolare, un bar poco più lontano, forse una fermata cotral, dove si fermano quegli autobus azzurri, vecchi, malandati, coi sedili pieni di polvere e i finestrini rotti (che quando è inverno qualcuno chiude con lo scotch o con una cicca masticata e quando fa caldo, chissenimporta).

Uno spaccato di mondo, dicevamo, un spaccato di periferia, uno spaccato di realtà. Un barbone dorme da qualche parte, intorno al supermercato. Si lava ad una fontanella e fa i suoi bisogni dietro i cassonetti. Dorme tutto il tempo, si stordisce con del vino scadente.

Anche il nostro narratore – che ha il volto, gli occhi tristi e la voce (tra il timido e il Troisi) di Ascanio Celestini – ama stordirsi con della sambuca da due lire. E si giustifica, in presenza di Pietro, colui che ascolta, adorabile voce disincantata fuori scena di Alba Rohrwacher, fidato tuttofare cauto e guardingo, che racconta anche lui quello che noi e il narratore non possiamo vedere. 
E c’è una vita fuori, una vita quotidiana di persone quotidiane che inscenano ogni fottuto giorno, una pantomima tra bollette, discount, precarietà.

E Ascanio Celestini, moderno Pirandello, diventa uno, nessuno, centomila personaggi. E non serve il tono di voce, perché prendano vita davanti ai nostri occhi: Ascanio gioca con le parole, mago di un’ortografia che va a rovistare fin nei mondezzai della borgata romana per rendere i suoi personaggi un po’ pasoliniani e un po’ la vicina della porta accanto. 
Fonte foto: www.darsmagazine.it
Così, nella tragicommedia della vita nostra, ritroviamo una vecchia, una signora con la testa impicciata e un barbone. Ritroviamo un uomo che ci racconta di Laika, prima vittima ingiustificata dell’imperialismo extraurbano (laddove, per urbano, qua si intende un altro mondo, un altro spazio. Lo spazio, appunto), inviata in orbita a morire per aspera ad astra. Laika, ultima degli ultimi, sfruttata, abbandonata, dimenticata diventa, per Ascanio un fine e struggente gioco di parole, tra il nome della povera bastardina e il laicisimo di cui si ammanta tutta la storia che ci racconta. 

Perché il Dio di Ascanio, è un Dio invisibile, impotente, silenzioso, un Dio con cui ci si incazza, un Dio che non si capisce, un Dio che viene da chiedersi che senso ha andare a trovare in Chiesa. Che tanto non c’è mai.

La vecchia, per esempio, non ha tempo di andare in Chiesa. Ma quando sa che la sua vicina, responsabile di crudeli missive contro di lei perché colpevole di non andare in Chiesa, ha la testa impicciata per la perdita di un marito e dell’unico figlio, si fa portavoce della sua memoria e delle sue preghiere. E’ l’unica ad affrontare quel popolino frustrato e impaurito che, come un branco di cani affamati, addenta il più debole, l’emarginato: il barbone. Ma anche il barbone ha una storia e Ascanio ci fa conoscere, attraverso quella storia, il dramma del lavoro sottopagato, il dramma di chi è costretto a lavorare senza straordinari pur di mantenere il proprio posto di lavoro. E’ un dramma italiano e non, di padroni e lavoratori sfruttati, povera gente raccolta dalla strada, come Laika. E su quanto accade in questo piccolo mondo di smistamento dei pacchi, si consuma una tragedia di cui, il più delle volte, i nostri giornali sanno tacere: lo sciopero legittimo e la forza becera, schiacciante del potere. Un dramma che non ha colore, nazionalità, passaporto o carta d’imbarco. Non è l’odore della pelle, non è ciò che mangi o che Dio preghi, non è la lingua che parli.

Parla anche una puttana, italiana, di mezza età. Parla di come è rimasta orfana, di come i suoi amori, tutti innocenti, l’hanno sedotta e abbandonata. Parla della vita che fa, del fatto che fa la vita, che la vecchia e la signora con la testa impicciata sono le uniche nel palazzo a rivolgerle la parola e che i musei, una volta al mese sono aperti a tutti e nessuno può mandarti via.

Parla, moderna Maria Maddalena, dolente spettatrice dell’unico, vero, meraviglioso miracolo che si vedrà in scena. Lo racconta ad una vicina, che però non le apre la porta. Racconta di tre persone, tre ultimi tra gli ultimi, che, in una notte dove Dio non guarda, scendono in strada per difendere la vita di un ultimo tra gli ultimi. Perché quando il potete fiuta l’odore del sangue, anche una piccola realtà di periferia può diventare una scuola Diaz.

Così, amaro, rassegnato, il nostro Ascanio conclude la sua parabola di attore, narratore, spettatore. E a noi non rimane altro che raccogliere le borse, tirare su col naso, asciugarsi quelle lacrime che, inevitabilmente, sono venute giù come un fiume in piena; attendere che le luci si spengano, che la folla si disperda, che, nel cielo che imbrunisce, non rimangano le stelle. E magari anche Laika, da qualche parte, nella sua piccola capsula crudele.  
Chiara Amati

De André + Carpino: arte e musica si fondono in un “Abbraccio Universale”

Dal pennello di Violetta Carpino, la giovane artista romana apprezzatissima per le opere di street art nel XIV Municipio capitolino, a una delle arene più importanti del panorama musicale romano, quella dell’Auditorium Parco della Musica.

Alle spalle di Cristiano “L’Abbraccio Universale” di Violetta, ispirato al suo “Abissi dell’Anima”

Quanti di voi ad un concerto musicale posano l’attenzione sulla scenografia? O forse sarebbe meglio chiedere se c’è stato un concerto del quale vi ha colpito la scenografia, regalando un valore aggiunto alla performance, completandone il messaggio.

Lo scorso 24 giugno alle spalle di Cristiano De André si ergeva un esercito di braccia che si rincorrono in un cerchio senza fine. Un’eterna corsa per stringersi, una dolce morsa che avvince in un “Abbraccio Universale”.
Fautore del bacio tra arte visiva e arte musicale, il cantante ha scelto “Abissi dell’Anima” di Violetta Carpino per ispirare la scenografia della prima tappa romana del tour De André canta De André:

“Ho conosciuto Violetta per i suoi lavori di street art dell’ex Manicomio – mi racconta Cristiano – mi ha colpito il suo stile moderno che però si rifà a lavori importanti, che ricordano i fiamminghi, e dunque l’unione di stili diversi […]. Violetta dipinge bene e lancia dei messaggi che si legano perfettamente alle parole di mio padre, alla musica d’autore che porto in giro e che vorrei far arrivare in tutta Europa e Oltreoceano, anche ai giovanissimi […]; del resto ogni testo di mio padre è un po’ un “abbraccio universale“. Sono felice di aver realizzato questo sogno insieme a lei e spero di riuscire a portare le sue opere anche in altre tappe per farla conoscere durante il tour. Ha le doti per diventare un’artista internazionale.”

Il pubblico non solo ha reagito bene, apprezzando la scelta di Cristiano e facendogli i complimenti per la scelta, ma come ci racconta Violetta:

“A fine concerto si è spostato sotto al palco per cantare e ballare: attaccate al palco le persone hanno completato il mezzo abbraccio stilizzato nella scenografia: ha riposto all’opera, è diventato parte stessa dell’arte”. 

Abissi dell’Anima, Violetta Carpino,
Olio su Legno con specchio centrale
E questo incontro tra tre generazioni “le parole di Fabrizio, la voce di Cristiano e la mia pittura” è nato un po’ per caso, ci racconta Violetta, che un sera dell’anno scorso capita per sbaglio a un concerto di De André a Villa Ada.
“Conoscevo solo due canzoni scritte di suo pugno. Le ho ascoltate in un momento struggente della mia vita e sono rimaste dentro di me, come gli odori degli affetti cari che non si dimenticano mai; la stessa voce di quelle canzoni, dopo due anni, stava toccando un dolore profondo e trovò sfogo in “La canzone dell’amore perduto”. Impossibile descrivere le emozioni… ero commossa, confusa.”

Colpita dalla performance musicale, Violetta viene sopraffatta dalle emozioni e quella notte sogna il cantante: decide quindi di ringraziarlo per l’esperienza emotiva che le ha regalato. Anche lei, qualche tempo dopo regala qualcosa a Cristiano. Ma lo scambio tra i due è sempre “involontario”, mai su committenza. E’ un’affinità d’anime.
Cristiano De André e Violetta Carpino
guardano la scenografia appena montata

“La ricerca della scenografia ha preso avvio da un mio dipinto che secondo Cristiano traduceva in immagine ciò che era espresso nei testi e nelle musiche, ma che soprattutto rappresentava il desiderio di un abbraccio e calore universale. Quando ho dipinto “Ascolto Fetale, il murale all’ex manicomio del Santa Maria della Pietà, ho ascoltato continuamente le canzoni di Cristiano De Andrè. Fu un caso che a lui piacque particolarmente quel lavoro? Io non credo: senza essere a conoscenza della sua influenza, aveva ritrovato se stesso nel mio dipinto. Ecco, lui in quel murale è stato la mia “scenografia”. C’è una continua compenetrazione, un costante flusso che domina tutti noi; il mio lavoro per questo concerto è stato tradurre in immagine il pensiero di Cristiano, interpretando le sue parole, cogliendo il significato che questa scenografia potesse avere per lui e per il pubblico. Le canzoni di Fabrizio stimolano l’immaginazione, creano figure passanti che ognuno ha diritto ad immaginarsi come meglio crede, come avrei potuto privare il pubblico di una simile apertura mentale? Non ci sono volti né tratti caratteristi nella mia scenografia, così nessuno sarà su quel palco, ma saremo tutti noi, diverrà la culla dell’Umanità.”



Da un movimento artistico di periferia è partito uno tsunami che sta travolgendo un panorama molto più ampio, raggiungendo vette inaspettate e comunicando un messaggio davvero fondamentale in un momento storico dove la cultura italiana sembra essere sempre troppo poco considerata: anche le piccole realtà possono regalare tanto, offrendo, attraverso un linguaggio universale, delle risposte aggregative, dai mille significati, che ognuno può fare proprie senza aver paura di sbagliare o di essere giudicato. È una grande lezione per tutti e me la ricorda Violetta, quando mi canticchia al telefono: Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…

Alessia Pizzi

Omaggio a David Bowie, una settimana di eventi dedicati al Duca Bianco

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Omaggio a David Bowie: una settimana di iniziative ed eventi dedicati all’arte del Duca Bianco.

Il prossimo luglio, l’Italia celebra David Bowie con una settimana di iniziative ed appuntamenti speciali: al cinema torna il film “David Bowie is” e a Bologna inaugura l’unica tappa nel nostro paese della mostra evento che ha conquistato i fan di tutto il mondo
Dal 10 gennaio 2016 il mondo non è più stato uguale a prima. La notizia della morte di David Bowie ci ha lasciati senza fiato e da subito un’ondata di lutto collettivo ha invaso la rete e gli organi di stampa, dando voce a un cordoglio globale che andava ben oltre i confini dell’arte musicale.
Eccentrico, provocatore, infaticabile esploratore di nuove frontiere, Bowie è stato un artista totale e ha ridefinito i confini della performance musicale e stravolto la forma della canzone. Dal Major Tom di “Space oddity” a “Ziggy Stardust”, dal Thin White Duke di “Station to Station” al diafano post-rocker di “Heroes”, dai trionfi di “Let’s dance” e di “The next day” fino a “Lazarus”, ultimo singolo del suo straordinario testamento musicale “Blackstar”, Bowie (nome d’arte di David Robert Jones) in 50 anni di carriera ha abbattuto barriere e rivoluzionato la storia della musica, della moda, dell’arte, trasformando se stesso e le sue mille incarnazioni in altrettante icone dell’immaginario collettivo e della cultura di massa.
Per celebrare genio e talento di uno degli artisti più amati e sfuggenti di tutti i tempi, dall’11 al 17 luglio arriva “Omaggio a David Bowie”: una settimana di iniziative ed eventi dedicati a Bowie che permetterà a tutti i fan italiani di ritrovarsi per rendere il proprio tributo al Duca Bianco.
Si parte con il ritorno al cinema dall’11 al 13 luglio (elenco delle sale a breve su www.nexodigital.it) di “David Bowie is”, il documentario sulla mostra evento del Victoria & Albert Museum che rivedremo finalmente sul grande schermo. Si prosegue poi il 14 luglio, quando la mostra “David Bowie is” del V&A inaugurerà al MAMbo di Bologna la sua unica tappa italiana e l’ultima tappa europea. Intanto sui social prende il via l’iniziativa #OmaggioABowie che invita tutti i fan del Duca Bianco a raccontare il proprio legame con l’artista attraverso un’immagine o un testo di omaggio. I pensieri più originali saranno pubblicati e condivisi sulle pagine social ufficiali dell’evento.
L’esposizione David Bowie is – che potremo visitare fino al 13 novembre 2016 nelle sale del MAMbo di Bologna – insieme al catalogo edito in Italia da Rizzoli – celebrano la prodigiosa carriera di David Bowie e la sua inesauribile capacità di reinventarsi senza mai tradire se stesso e il suo pubblico. Il percorso si articola attorno a una serie di contenuti “multimediali” che permettono al visitatore di rivivere il processo creativo di Bowie e di capire con quale cura e studio il suo lavoro fosse capace di rielaborare la lezione dei protagonisti del teatro, della danza, dell’arte figurativa del Novecento, facendo confluire nelle sue canzoni ed esibizioni correnti e tendenze di discipline confinanti – come l’arte orientale, la fantascienza, la cabala, la danza, la moda. Il ritratto che ne emerge è quello di un artista che ha condizionato l’estetica e il gusto di varie decadi del secolo scorso, anticipando visioni della società contemporanea con uno sguardo originale e indelebile, che influenza la nostra cultura visiva e pop.


“David Bowie Is” al cinema: 11-13 luglio

Nel 2013 il Victoria and Albert Museum di Londra inaugurò la più incredibile mostra mai allestita un tributo multimediale all’artista, una vera e propria “Bowie Experience”, il pubblico la prese d’assalto e il Museo registrò ingressi da record. Visitare David Bowie Is è un’esperienza unica: un viaggio nel tempo e nello spazio, fra trasformazioni e personaggi, eccentrici costumi di scena indossati da manichini con le sue sembianze e una colonna sonora di canzoni leggendarie: 300 pezzi che includono filmati, fotografie, manoscritti e lettere, storyboard per i video, bozzetti di costumi e scenografie. Grazie alla disponibilità di Bowie, che ha reso possibile l’accesso ai suoi archivi: tutti possono esplorare l’universo dell’uomo che ha esteso i confini e la bellezza della musica. Descritta da The Times come “elegante e oltraggiosa” e da The Guardian come “un trionfo”, la mostra su Bowie è stata un successo clamoroso e un primato nella storia del V & A Museum.
Nel film documentario con lo stesso titolo veniamo accompagnati nell’allestimento del V&A da guide molto speciali, tra cui il leggendario stilista giapponese Kansai Yamamoto e il front-man dei Pulp Jarvis Cocker, che ci fanno scoprire le storie dietro ad alcuni dei migliori pezzi esposti. I curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Dipartimento di Teatro & Performance V & A hanno dichiarato: “Siamo felici che questa mostra straordinaria viaggi per il mondo, che le persone possano immergersi nel tour cinematografico dell’esposizione di Londra. Il film offre affascinanti dettagli sugli oggetti chiave del David Bowie Archive, commenti di ospiti speciali e naturalmente… una fantastica colonna sonora! “.
Conservando il biglietto del cinema e presentandolo alla biglietteria del MAMbo o in uno dei punti vendita Vivaticket gli spettatori avranno la possibilità di acquistare un biglietto di ingresso alla mostra al costo ridotto di 13€ ed il giovedì con apertura serale a 10 €. Allo stesso modo, presentando la prenotazione della mostra alle biglietterie delle sale cinematografiche che aderiranno alla promozione, si potrà acquistare il biglietto del film a prezzo ridotto.
“David Bowie Is”: la mostra a Bologna
David Bowie Is, una delle mostre di maggior successo degli ultimi anni realizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra è la prima retrospettiva dedicata alla straordinaria carriera di David Bowie. La tappa di Bologna rappresenta l’unico appuntamento italiano e l’ultima occasione per visitare la mostra in Europa. La mostra, che nella sola Londra è stata vista da oltre 300.000 visitatori, è tematicamente suddivisa in tre principali sezioni:
la prima introduce il pubblico ai primi anni di vita e della carriera di David Bowie nella Londra del 1960, risalendo man mano fino al punto di svolta del singolo “Space Oddity” nel 1966.
La seconda parte accompagna il visitatore all’interno del processo creativo di David Bowie e rivela le differenti fonti d’ispirazione che hanno dato forma alla sua musica e allo stile delle sue performance.
La terza, delle stesse dimensioni delle precedenti, immerge il pubblico nello spettacolare mondo dei grandi concerti live di Bowie. In quest’ultima sezione, le presentazioni audio e video di grandi dimensioni sono accoppiate all’esposizione di diversi costumi di scena e materiali originali dell’artista.
Questo format espositivo consente al visitatore di apprezzare tutta l’energia teatrale e performativa di Bowie in una modalità aperta e senza alcuna limitazione.
Per tutte le informazioni relative alle possibilità di visita, convenzioni, acquisto biglietti e alle attività collaterali alla mostra si prega di visitare il sito ufficiale: www.davidbowieis.it.

Bologna Calling: arte, musica e vino per un weekend da ricordare

Nella città dei sette segreti, dove Lucio Dalla componeva poesie sulle panchine di Piazza Grande, l’estate si fa più dolce con un susseguirsi di eventi ed iniziative culturali per tutta la stagione.

Aria d’estate, aria di vacanze, ma a chi al mare non può andare o una settimana di ferie non può permettersela consigliamo un giro tra le più belle città d’arte della Penisola, per tre giorni dedicati alla cultura e al buon cibo.

La prima tappa del nostro tour si ferma a Bologna, la città delle torri, dei portici e dei tortellini, patria dell’indimenticabile Lucio Dalla e sede di una delle università più antiche e famose del mondo. Non tutti forse sanno che soprattutto nel periodo estivo nel piccolo capoluogo emiliano si ha la possibilità di partecipare a innumerevoli eventi artistici, musicali ed enogastronomici affollatissimi e specialmente a basso prezzo, come vuole la sua tradizionale fama di città universitaria per eccellenza.
Per gli amanti del vino e della cucina casareccia siete nel posto giusto. In ogni angolo della città si incontrano vetrine, banchi e gastronomie dove soddisfare l’appetito ed annegare i sensi in un trionfo di insaccati, affettati e formaggi a cui è impossibile resistere. Se cercate un posto dove rilassarvi vi consigliamo di sedervi a degustare un buon bicchiere di San Giovese, accompagnato rigorosamente da un’immancabile tagliere di tigelle e salumi da zerocinquantuno, piccola osteria nei pressi di Piazza Maggiore, dove la qualità dei prodotti locali è una garanzia assicurata.
Se siete invece alla ricerca di un’esperienza autentica e genuina allora dovete obbligatoriamente recarvi all’Osteria del Sole, un localetto d’altri tempi che come alla vecchia maniera offre solo da bere ai propri commensali. Una trattoria unica al mondo, inaugurata nel 1465, una bottega storica dove ancora la gente mangia, beve e si diverte gomito a gomito.
Per coloro che vogliono assaggiare la tradizione senza rinunciare all’innovazione allora non potete non passare per cucina 24, il ristorante di Cesare Marretti in via Giacomo Leopardi, dove con un prezzo fisso che varia dai 10 ai 15 euro è possibile godere di un pasto e servizio completo e di gran qualità.
Una volta presi per la gola, tuttavia, non perdiamoci tra prosciutti e mortadelle, Bologna ha molto da offrire, la notte è lunga e le cose da fare sono tante. Innanzitutto imperdibile Sotto le stelle del cinema, una grande manifestazione per tutti gli appassionati del grande schermo che nelle serate estive avranno la possibilità di godersi i grandi classici della storia del cinema e nel nuove proposte fino al 15 agosto a Piazza Maggiore.

Fatta sera, un evento irrinunciabile, calamita per i giovani universitari, è il Botanique dove per cinque settimane e mezzo si alternano musica dal vivo, spettacoli teatrali e cinematografici, ma soprattutto dove è possibile divertirsi trascorrendo la serata in compagnia con un boccale di birra. Così come al Parco del Cavaticcio dove per godersi la serata vengono proposti un susseguirsi di appuntamenti ed eventi per gli amanti dello street food e della buona musica direttamente sulle sponde del torrente Aposa.
Bologna ci ha conquistato con la sua anima alternativa e piena di entusiasmo. Una città in cui l’incontro tra tradizione ed attualità crea un equilibrio straordinariamente accogliente e stimolante. Tra i vicoletti e gli infiniti portici del centro si può passeggiare per perdersi e ritrovarsi, incontrando quel negozietto vintage o quella bottega di artigianato, quella libreria con i dischi in vinile, il mercatino con i Levi’s usati che non sono mai sembrati così indispensabili.
Visitare Bologna per un fine settimana permette abbondantemente di vedere le principali attrazioni ed i monumenti storici, ma questa volta vi consigliamo di non dedicarvi al semplice giro turistico, immergetevi nello spirito di una città fresca, giovane, che ama bere, mangiare, cantare e stringere la mano a chi non conosce. Troverete tanta voglia di divertirsi, di stare insieme, tanta vita.
Martina Patrizi

Mostra fotografica sulla Wolf House, per gli amanti del surf

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Si terrà da lunedì 27 a mercoledì 29 Giugno al Varco – Pigneto di Roma, dalle ore 19:30 alle ore 24:00, “Una giornata in Wolf House”, reportage fotografico dell’artista Barbara Frascà.

Surfare è un po’ come danzare, scivolare sulle onde, essere leggiadri, leggeri, un po’ come volare, con piccoli movimenti sinuosi.

La Wolf House è un punto di ritrovo per tanti amanti del surf, del mare e della natura. Casa mobile che dalle Canarie si è spostata in Spagna, nei pressi di Loredo. La Wolf House è gestita da Camilla ed Alessandro, che hanno fatto del surf un vero e proprio stile di vita. Questa giovane coppia ha aperto le porte della loro surf house all’obiettivo di Barbara Frascà, rendendo immortale il loro quotidiano.

Il percorso della mostra multimediale di Barbara Frascà inizia con uno spazio vuoto illuminato da un occhio di bue. Il visitatore lo attraversa e ne diventa il protagonista. Questo spazio vuoto, Camilla se lo ritaglia ogni giorno attraverso lunghe camminate riflessive e surfando. Il reportage ripercorre una giornata tipo di Camilla. Tutto ruota intorno alla Wolf House, che rappresenta la vita che desiderava e che ora vive. Le 46 fotografie che compongono il percorso, conducono ad un video in cui l’unico suono presente è il suono dell’oceano. Al centro della sala, posizionate a terra, vi sono otto mini tavole da longboard sulle quali sono incise le parole, domande e risposte, dell’intervista che l’artista romana ha rivolto a Camilla per mettere a nudo le sue passioni. Le mini tavole formano un vortice marino ad indicare il centro verso cui deve dirigersi l’attenzione finale della mostra.

Il percorso tracciato dalle fotografie è un’onda sinusoidale: secondo il teorema di Fourier, ogni onda può essere scritta come sommatoria (eventualmente infinita) di semplici onde armoniche. Una mostra dove la natura si concilia con l’uomo, dove trapela la quiete, la pace interiore, l’armonia di uno stile di vita lontano dal frastuono delle nostre città e lontano da quel modus vivendi dato culturalmente e che noi perpetriamo quasi inconsapevolmente.

Uno degli sponsor della mostra è YogAyur – Naturale Benessere che il 28 ed il 29 Giugno dalle 18.30 alle 19.30, farà sperimentare le virtù e i benefici dello Yoga.
YogAyur – Naturale Benessere vi aspetta per un’ora di YOGA FLOW per imparare a conoscere e cavalcare la propria onda di energia interiore. La lezione sarà su prenotazione e ad offerta libera.
“Una giornata in Wolf House” ha ottenuto il patrocinio della FISURF (Federazione Italiana Surfing) ed è realizzata in collaborazione con WOLF HOUSE, MALìKA, BANZAI SUP SCHOOL e SURF4CHILDREN.

TRAILERhttps://vimeo.com/168838546

BIO ARTISTA
Barbara Frascà, vive e lavora a Roma. Artista poliedrica, spazia dal teatro alla scrittura. Si accosta al mezzo fotografico contaminando i vari linguaggi. Espone in varie gallerie la mostra fotografica interattiva Frammenti Metropolitani – indagine emotiva di una cittadina/turista al di sopra di ogni metropoli. Una mostra di fotografie il cui soggetto è la metropoli di oggi con le sue architetture e luoghi di incontro. Porta la sua seconda mostra a Roma, Visioni da un film – L’odio. Un lavoro fotografico che offre una nuova prospettiva sulle immagini del capolavoro in bianco e nero diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995. In occasione del XX anniversario del film, la mostra è stata portata il 6 dicembre 2015 al Monk Club di Roma, insieme alla sonorizzazione live, da parte degli Asian Dub Foundation, della soundtrack originale che accompagna il film.

INFO MOSTRA

UNA GIORNATA IN WOLF HOUSE
Reportage fotografico di Barbara Frascà
Varco – Pigneto (Via Fanfulla da Lodi, 1C – Roma)
Inaugurazione 27 Giugno 2016 ore 19:30 – 24:00
Durata mostra: 27, 28, 29 Giugno 2016. Orario: 19:30 – 24:00
Free Entry
Yoga Flow – Lezione di Yoga
Per info e prenotazioni: 380.3270932 – info@yogayur.it – FB:Yogayur

Non solo paella e sangria: ricetta del Salmorejo Còrdobes

Andiamo alla scoperta della Spagna e del suo patrimonio enogastronomico, fatto di piatti antichi, ereditati duranti i secoli, spesso sconosciuti, ma che rendono questo paese uno dei posti dove assolutamente si mangia e beve meglio al mondo. ¿Vamos?

Pane, olio e pomodoro. In teoria uno spicchio d’aglio e sale a piacere, ma questi essenzialmente sono le basi del salmorejo cordobès, un piatto della tradizione andalusa, tipico di Còrdoba, nell’estremo sud spagnolo, dove il sole impietoso accende una terra generosa, rossa, calda.
Come già anticipato ci troviamo in Andalusia, regione autonoma della Spagna dalla storia e tradizioni millenarie, crocevia di popoli che hanno lasciato in eredità una ricca cultura artistica e gastronomica, rendendola un vero e proprio tesoro protetto dall’UNESCO.
La prima tappa del nostro viaggio tra il patrimonio enogastronomico di questo paese mediterraneo si ferma a Còrdoba, patria indiscussa del salmorejo, una zuppa fredda ideale per rinfrescarsi durante la lunga estate andalusa, dove il caldo non perdona e la siesta è d’obbligo.
In Spagna dite salmorejo e vi risponderanno Còrdoba. Sì, perché nonostante si tratti di un piatto che si può trovare facilmente in tutta la regione, la città moresca ed i suoi abitanti vantano gelosamente la piena potestà di questa ricetta, semplice e squisita.
Replicarla è abbastanza facile, inoltre è un piatto che si presta volentieri a un miliardo di rivisitazioni, anche se l’originale difficilmente può essere battuto.

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di pomodori rossi da sugo
Pane bianco (possibilmente con poca crosta, preferibile il pane in cassetta)
1 bicchiere d’olio
1 o 2 spicchi d’aglio
La preparazione è semplice e veloce. Per prima cosa lessare appena i pomodori, quel tanto che permetta di sbucciarli, successivamente riporli in un mixer insieme al pane ed al resto dei condimenti, infine frullare! Sembra facile vero? In realtà la ricetta è abbastanza insidiosa, perché non esistono delle perfette grammature e generalmente gli spagnoli si basano sui propri gusti ed abitudini personali per ottenere il risultato perfetto. Posso suggerire che la crema deve essere abbastanza vellutata e saporita, perciò non esagerare con il pane e non risparmiarsi con il resto.
La tradizione vuole che il piatto una volta freddato a dovere (ponetelo in frigo per qualche ora) sia decorato con dell’ottimo prosciutto stagionato e un uovo sodo, da porre direttamente sopra la zuppa. Vi potrà sembrare strano, ma vi assicuro che resterete sorpresi, inoltre accompagnato con un buon bicchiere di vino rosso o di cerveza, vi toglierà ogni dubbio. Provare per credere!
¡Que aproveche!
Martina Patrizi

The Iron Lady, il potere è donna

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“Quello che pensiamo, diventiamo”

 
Titolo: The Iron Lady

Regista: Phyllida Lloyd
Sceneggiatura: Abi Morgan
Cast principale: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Anthony Head, Richard E. Grant, Harry Lloyd
Nazione: Regno Unito
Anno: 2011

Margareth Thatcher. Classe 1925, unica donna Primo Ministro britannico. Potente, d’esperienza, conservatrice, forte, liberista, ambiziosa, ottusa e superba. Da molti criticata, da pochi apprezzata, ma sicuramente un personaggio simbolo di quel tratto di Storia che essa stessa ha generato. Ma chi era veramente, prima di essere ‘la signora Thatcher’ (cognome preso dal marito)? Esisteva un dualismo fra la donna che abitò al 10 di Downey Street e la ragazza nata nel Lincolnshire? Con questo biopic, che vede nei panni della protagonista Meryl Streep, la regista Phyllida Lloyd dà una risposta: no!
 

La trama

 
La trama del film, che altri non è che la biografia della leader, lasciamola ai libri di storia. Soffermiamoci a capire il carattere della Thatcher descritto nella pellicola. In un susseguirsi di flashback e ritorni al presente, vediamo due storie parallele, due donne diverse ma sempre uguali. Da un lato la Margareth giovane, senza la paura di combattere, dall’altra la Margareth anziana, che parla con il fantasma/ricordo/illusione del marito defunto e che non riesce a combattere quella senilità, che la fa vivere nei ricordi e nel saltuario convincimento di avere ancora un ruolo istituzionale di primaria importanza. Vediamo una Margareth che dalle elezioni di provincia diviene Ministro dell’Istruzione, mentre l’altra parla di Yul Brinner ricordando un brano che ballava con il marito.  La prima è austera; la seconda non riesce a riconoscersi nel vedersi in un telegiornale. La prima è distaccata, che non sente ragioni se non le sue; l’altra si perde nei discorsi. Due caratteri diversi, non solo per l’esperienza acquisita e le giustificazioni dovute all’età.
Cosa unisce allora le due personalità?
 

La risposta è in una terza Margareth, cioè la Margareth politica.

 
E’ lei che non abbandona mai il film, il comune denominatore di entrambe le ‘Margareth’; quella che sa cosa vuole, che si affronta, che capisce l’importanza delle cose, anche se impopolari o pericolose, ma necessarie. Una carattere che vediamo sin da subito, sia nella giovane che protegge il burro nella drogheria paterna durante i bombardamenti, sia nell’anziana che esce da sola senza dire niente a nessuno. Il carattere è di chi sa cosa vuole, ha paura ma lo pretende. Significativa è la scena della proposta di matrimonio, in particolare la risposta di Margareth: “Io non sarò mai una di quelle donne, Denis. Silenziosa, remissiva, sotto braccio al marito; o solitaria ed impassibile ai fornelli, a lavare i piatti per la famiglia. Una vita è molto più di tutto questo. Io non voglio finire i miei giorni lavando tazzine. Sul serio Denis… – e guardando l’uomo con austerità termina – Dì che sei d’accordo“.  Lei vuole sposarsi, ama il giovane ma non può rinunciare a se stessa.
Ed è sempre con quella frase, quindi con la fierezza, che la giovane si evolve nella donna che vincerà le elezioni. E’ sempre lì che il calore si spegne, per passare ad una freddezza distaccata, che porterà una madre a nascondere i giochi dei bambini in macchina mentre si reca per la prima volta a Westminster, come Don Abbondio scaccia i ciottoli sul suo cammino: non per vigliaccheria, ma per dimostrare di non essere meno degli uomini.
Dalla fierezza però spunta la vera essenza di Margareth: l’orgoglio.
 
 
E’ l’orgoglio di Margareth che spinge il partito conservatore ad essere, assurdo ma vero, rivoluzionario: è lei, con le sue parole, le sue scelte, a vincere la leadership e a portare, per la prima volta nella storia britannica, una donna al governo. E’ lei che riesce a farsi valere in un ambiente doppiamente maschilista, che la lascia in una stanza dove gli unici oggetti che l’arredano sono una sedia e un asse da stiro con il ferro, per poi avere timore delle sue opinioni. Sarà lei a portare forza nel partito ed illuminarlo con le sue idee, come quell’unica torcia elettrica che lei possiede e accende durante il blackout nella riunione di partito, prima di diventarne il leader. E’ l’orgoglio che la convince a battersi per le Falkland e a vincere la guerra. E’ l’orgoglio che la fa sembrare migliore dei suoi colleghi, poiché il suo scopo non è la ri-elezione, ma seguire il principio che “La medicina è amara, ma il paziente ne ha bisogno.
 
E’ lo stesso orgoglio però che la isola e la danneggia. E’ quell’orgoglio che le fa credere di poter essere Primo Ministro per sempre. L’orgoglio che la fa mentire davanti al dottore quando le chiede se ha allucinazioni e a dirgli con supponenza: “Risponda al telefono: magari qualcuno ha bisogno di lei“.  Lo stesso che la isola dagli altri membri del partito, primo fra tutti il fedele Geoffrey che dopo l’umiliazione della correzione del discorso, si alza e rimette a posto la sedia dentro il tavolo, quasi a simboleggiare che non la occuperà più. Orgoglio che l’allontana dalle paure della figlia e dai problemi del marito; che le fa ignorare le proteste e gli scioperi; che non le fa prendere le pillole. Scena simbolo è durante la crisi di governo, Denis dirà in lacrime alla moglie di cedere, poiché non ha possibilità di vittoria, e lei, guardandolo come un folle, con calma risponde: “Denis… io sono il Primo Ministro“. Sarà l’orgoglio a farle fare azioni che si era promessa, invece, di non fare…
 
Da non sottovalutare, durante il corso del film, le inquadrature dei piedi della protagonista, spesso simboliche. Vediamo i suoi tacchi bianchi, in mezzo a tante scarpe nere. Vediamo le sue caviglie piegarsi durante le riunioni burrascose in Parlamento. Vediamo il suo trottare accelerato tra le scale mentre dà direttive di governo. Vediamo poi il suo passo durante l’uscita definitiva dalla casa di Downing Street, in mezzo ai domestici. Un passo lento, preciso, in mezzo ad un cammino di immaginarie rose di gozziniana memoria: un cammino, quindi, di ipotetici rimpianti.
 
Un film sul potere di una donna e di come possa riuscire a farsi valere, The Iron Lady ci spiega il carattere di una leader, immergendoci nella sua intimità senile, raccontando al tempo stesso la sua storia e del paese che ha governato.
 

3 buoni motivi per vedere il film:

– Meryl Streep, che per quest’interpretazione di Margareth Thatcher (nel 40% del film è un’ottantenne affetta da demenza senile), vinse il suo terzo premio Oscar: la gestione del corpo e lo sguardo freddo e austero non potevano che essere premiati.
– E’ un film ‘a-partitico’, cioè non vuole dare un giudizio sulla Thatcher e sulla società che ha creato (come fa Ken Loach), ma solo parlare di lei come personaggio.
– Jim Broadbent che interpreta Denis Thatcher, marito defunto di Margareth. Personaggio dolce e simpatico, magistralmente interpretato dall’attore che ben si diverte in questa veste.
 

Quando vedere il film:

Film leggero, non troppo pesante, da tenere in videoteca e studiarlo un po’ ogni tanto. La sera dopo cena o in un cineforum, per creare un bel dibattito.

Francesco Fario

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Florence Foster Jenkins, profumo di Oscar per la grande Meryl Streep

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Pesaro Doc Fest “Hai Visto Mai?”

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PESARO DOC FEST “HAI VISTO MAI?”
Pesaro, dal 24 al 26 giugno 2016

Con la direzione artistica di Luca Zingaretti l’Associazione culturale Hai Visto Mai? compie dieci anni e continua il suo viaggio nella produzione documentaristica italiana e internazionale legata ai temi sociali e di costume.

Il Festival trova dallo scorso anno una nuova veste a Pesaro, il PESARO DOC FEST “HAI VISTO MAI?”, che in questa edizione si svolge dal 24 al 26 giugno.

9 i documentari nazionali e internazionali in concorso, divisi in 2 sezioni:
– PESARODOCFEST IN CONCORSO
– GIOVANI DOCUMENTARISTI (max 26 anni)

2 le Giurie che sceglieranno i vincitori, la prima assegnerà il Premio PESARODOCFEST 2016, mentre la seconda, composta da studenti della città di Pesaro e presieduta dal Direttore Artistico, assegnerà il Premio GIOVANE DOCUMENTARISTA BCC GRADARA.

La Giuria del Pesarodocfest in Concorso è così composta: il Vicedirettore de L’Espresso Marco Damilano, gli attori Vinicio Marchioni e Valeria Milillo, il giornalista e regista Marco Spagnoli e la giornalista Olivia Tassara.

2 nuovi Concorsi collaterali:
– HAI VISTO MAI CHE A PESARO… dedicato ai ragazzi delle Scuole Superiori di Pesaro che si cimenteranno nella realizzazione di video dedicati alla loro città.
– PESAROSTREETART&GRAFFITICONTEST, 6 artisti selezionati da una apposita commissione si sfideranno a colpi di Street Art e Graffiti colorando il centro della città.

2 i temi centrali di questa edizione: TERRORISMO e IMMIGRAZIONE, affrontati attraverso dibattiti e incontri con ospiti di eccezione, tra cui: Paolo Mieli, Pio D’Emilia, Diego Bianchi, Maurizio Molinari, Corrado Formigli e Franco Angioni.

Il Festival è organizzato dall’Associazione Culturale “Hai Visto Mai?”, con il contributo del Comune di Pesaro e BCC Gradara, con il patrocinio del SNGCI in collaborazione con Luiss e Istituto Luce, sponsorizzato da Zocotoco, Zak, Della Ciana, Cruiser Hotel, Karman, Donn’Amalia. Media partner L’Espresso.

A Viterbo degustazioni tipiche a “lume di candela”

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Dal 24 giugno al 3 Luglio, 10000 candele illumineranno il palazzo Farnese a Viterbo dove verrà allestito un piccolo ristorantino dedicato ai piatti tipici e ingredienti locali, in un menù completo dall’antipasto al dolce elaborato per l’occasione da Felice Arletti dell’osteria il Calice e la Stella di Canepina.


La Notte delle Candele, oggi uno degli eventi di maggior richiamo a livello nazionale per il territorio locale, completa la sua attività di promozione territoriale sostenendo le eccellenze enogastronomiche dei Monti Cimini. 

L’obiettivo principale sarà quello di raccontare la storia di un territorio attraverso la degustazione dei principali piatti tipici dell’area Cimina.
Numerosi sono i produttori aderenti all’iniziativa, che porteranno in tavola a Viterbo le eccellenze enogastronomiche, dalla nocciola alla castagna, passando per la frittura e la porchetta di Vallerano, esaltando la storia del Maccarone di Canepina alias “Fieno” e i piatti alla Canapa Sativa il tutto in abbinamento a olio extravergine d’oliva e vini di Vignanello.
L’az.agr.la Selva Cimina (Il Calice e la Stella) con la Canapa, il Pastificio Fanelli con il fieno, Mastrogregori con le castagne, La gentile di Caprarola con le nocciole e le creme, il Frantoio Cioccolini di Vignanello con l’olio extravergine d’oliva, i vini della la Cantina Colli Cimini, i dolci secchi con il Forno Fiorentini, il gelato con la gelateria Crema e Latte, e i formaggi del caseificio Chiodetti e il vivaio Pugliesi di Vignanello per l’allestimento floreale.
Una rassegna enogastronomica completa con tanti appuntamenti tra showcooking, incontri con i produttori, degustazioni e dibattiti.
Tutte le sere all’interno del chiostro del Palazzo Farnese, ex sede dell’Asl di Viterbo, presso piazza San Lorenzo, sarà quindi possibile conoscere e degustare un territorio ricco come quello dei Monti Cimini con l’atmosfera magica della Notte delle Candele.

Joan Thiele e Giosada introducono il soul di Lukas Graham

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Tris di Star all’Ippodromo delle Capannelle: Joan Thiele e Giosada introducono il soul di Lukas Graham.

Lukas Graham e il bassista Magnus Larsson.
Il festival rock più famoso della capitale continua a mischiare generi e artisti per serate sempre più divertenti. Martedì 21 giugno è il momento di tre musicisti totalmente diversi tra loro ma con una sola cosa in comune, l’approccio al pubblico. Si parte subito con la giovanissima Joan Thiele, artista italo-colombiana che propone al pubblico un soul spensierato, un po’ indie un po’ pop. L’aspetto delicato e le movenze gentili traggono però in inganno, le note della sua voce accompagnate prima dalla chitarra poi da un ukulele entrano nel cuore ed emozionano gli spettatori. Tra le canzoni eseguite spicca sicuramente Save Me, un brano ricco di significato, scritto dalla giovane cantante e cavallo di battaglia del nuovo album.
Joan Thiele.
Non dimentichiamo però che questo è un festival rock. È proprio Giosada a rinfrescarci la memoria, accompagnato dai fantastici Barismoothsquad. E rock sia!
Giosada.
I cinque salgono sul palco caricando subito l’atmosfera di elettricità. Il pubblico è in visibilio e il cantante grazie alla sua potente voce tira fuori tutta la passione e grinta di cui è dotato. Si salta, si canta e ci si diverte dall’inizio alla fine senza un istante di pausa. Il picco si raggiunge quando il carismatico showman scende dal palco e sale sulle transenne concedendosi ai fan e contando la canzone che lo aveva portato pochi mesi fa a conquistare la vittoria ad X Factor, Il rimpianto di te.
Le movenze inconfondibili del cantante.
È veramente un peccato che a presentarsi siano stati pochi spettatori, nonostante la data infrasettimanale non avesse lasciato molte pretese.
Graham brinda con il pubblico.

Dopo una breve pausa giunge il momento della star più attesa, Lukas Graham. La sua voce lo ha portato a scalare le classifiche di tutto il mondo. Nonostante piccoli problemi tecnici iniziali l’artista danese da subito l’impressione di essere a suo agio con il pubblico, proponendo, birra in mano, un brindisi col pubblico per alleviare l’attesa. I problemi vengono prontamente risolti e la magia ha inizio. Su una dolce melodia tessuta da piano, sax e basso la chiara voce di Graham si aggira solitaria e potente. I riflettori sono tutti per lui, non esiste nessun altro. Dopo questa stupenda introduzione la serata prende un piega decisamente più giocosa, complice di un’intesa che gli artisti sul palco instaurano con il pubblico. Il soul si scontra con il pop dando vita a un ritmo piacevole e di successo. Ne sono esempi “Drunk in the Morning” e “Mama said”, uno dei suoi singoli più famosi, nel quale come in una cantilena Graham racconta un pezzo della sua storia.

Lukas Graham durante “Drunk in the Morning”.
La connotazione affettiva è una delle caratteristiche principali delle sue canzoni. Il giovane artista tiene a specificare che l’impulso a fare musica è venuto di conseguenza alla morte del padre. L’evento però non l’ha abbattuto, anzi, gli ha dato una spinta tale da portarlo a diventare un artista di fama internazionale.
Lukas Graham.

Il concerto procede in maniera molto positiva, non deludendo le aspettative. Si giunge così al gran finale con “7 Years, la canzone che ha raggiunto la prima posizione nelle classifiche di tutta Europa. È inutile dire che è stato il pubblico a cantare ogni singola parola, rendendo orgoglioso l’artista che non può far altro che dire “Grazie!” a tutti i presenti.

Come al solito il Rock in Roma ci lascia sempre soddisfatti e con la voglia del prossimo concerto.

Foto: Gianclaudio Celia

Gianclaudio Celia 
@Gian_Celia

Addio Siri, benvenuta RedEye: la app che vede e sente tutto

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Vi ricordate il film “HER” di Spike Jonze? Presto potrà diventare realtà. Uscito nel 2013, Lei (Her), ha vinto il premio Oscar come miglior sceneggiatura originale. 

Il protagonista, Joaquin Phoenix, vive a Los Angeles in un futuro non molto lontano, in cui la tecnologia è parte integrante della vita quotidiana. Un giorno acquista un nuovo sistema operativo OS 1 (con la voce sensuale di Scarlett Johansson) in grado di comunicare ed evolvere. L’assistente virtuale organizza la vita del protagonista, gli ricorda gli appuntamenti, lo aiuta a scrivere, lo ascolta e lo capisce durante la dura fase del divorzio dalla moglie… fino a farlo “innamorare”.
Adesso, nel presente, il 20 giugno, un team di ricercatori della Rice University di Houston, (una delle prime 20 università americane, nonché primo posto come migliore qualità della vita) ha creato una App che vede e ricorda tutto quello che facciamo. 
Si chiama RedEye, è una nuova tecnologia della Efficient Computing Group di Rice, presentata al Simposio Internazionale di Architettura e Computer (ISCA 2016) a Seoul nella Corea del Sud.
La nuova tecnologia si chiama “intelligenza ambientale” i cui sensori all’inizio saranno visivi e sonori, per poi svilupparsi anche con gli altri sensi, olfatto e gusto. Questi dispositivi diventeranno così dei veri e propri assistenti personali. 
Il team di lavoro è composto da Lin Zhong, leader del gruppo e professore di ingegneria elettronica, Robert LiKamWa ex studente della Rice che ha iniziato a lavorare al progetto nel 2012, Yunhui Hou, Mia Polansky e Yuan Gao, laureandi. Tutti insieme hanno sviluppato l’apprendimento automatico. RedEye utilizza una tecnica chiamata “convolutional neural network”, un algoritmo ispirato all’organizzazione della corteccia visiva animale.

L’esperto 

Lin Zhong dichiara: “Il concetto è quello di permettere ai nostri computer di mostrargli tutto quello che vediamo durante il giorno, sarebbe come avere un assistente personale che può ricordare qualcuno che hai incontrato, dove lo hai incontrato e altre informazioni come prezzi, date e orari”. 

I risultati 

RedEye adesso è in grado di riconoscere oggetti, quali cani, gatti, chiavi, cellulari facce, ecc. senza in realtà guardare l’immagine in sé, ma studiando l’uscita analogica dal sensore della visione. Una comprensione e un’elaborazione senza vedere l’immagine reale” continua Lin.
Superate le problematiche inerenti alla conversione analogico-digitale, il team si sta concentrando sul miglioramento delle capacità in condizioni di scarsa illuminazione, con poco segnale e rumore.
Presto potremmo scegliere se avere o no un’assistente personale, affidandole totalmente la nostra agenda e, forse, semplificandoci la vita. 
La ricerca è sostenuta dalla National Science Foundation e Texas Instruments Graduate Research.
Una copia della pubblicazione è consultabile su: 
e su 
Sara Cacciarini

Un mostra per il quadricentenario di William Shakespeare

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A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM: con le opere di Lorenzo Bruschini, Lucianella Cafagna, Alessandro Sicioldr. Vernissage e cocktail: giovedì 23 e venerdì 24 giugno 2016, dalle 18:00 alle 22:30; la mostra resterà aperta fino a sabato 30 luglio, orari: 11:00-13:30 – 16:00-19:30; domenica e lunedì chiuso.

All’insegna del sogno, dell’amore e della poesia, per l’estate 2016, anno della ricorrenza del quadricentenario della morte di William Shakespeare, RvB Arts presenta la mostra collettiva dedicata alla commedia shakespeariana A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una Notte di Mezza Estate).

In forma di suggestioni e non di veri e propri riferimenti, saranno le opere di Lorenzo Bruschini, di Lucianella Cafagna e di Alessandro Sicioldr a condurci in queste atmosfere di impalpabili percezioni che sfiorano e turbano tanto i sensi quanto i più reconditi pensieri.
Se il lieve e fantastico filo delle narrazioni simboliche di Lorenzo Bruschini destabilizza ogni lineare lettura iconografica, le oziose quanto meditative e vigili fanciulle di Lucianella Cafagna si mostrano nella loro iconica ed integra essenzialità. Il giovane talento che RvB Arts presenta per la prima volta nei suoi spazi è Alessandro Sicioldr nelle cui opere, su dimensioni parallele, oracolari ed enigmatiche presenze sembrano scambiarsi verità inconfessabili.
Lorenzo Bruschini, pittore ed incisore, è nato a Frascati nel 1974. Dopo aver frequentato come borsista la prestigiosa École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi, nel 2007 si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2016, tra le ultime mostre di rilievo, la personale Self-Shaping viene allestita su invito nei prestigiosi spazi museali delle Scuderie Aldobrandini a Frascati. I suoi lavori di elevata immaginazione coniugano la dimensione del sogno e del mito con una tavolozza elegante e minimale.
Lucianella Cafagna è nata a Roma nel 1968. Ha studiato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi e ha passato un periodo d’apprendistato nello studio di Pierre Carron, pupillo di Balthus. Nel 2011 ha partecipato alla 54˚ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale a Venezia, con un’opera selezionata per il Padiglione Italia. I critici d’arte hanno messo in risalto la sua abilità nel creare un senso di sospensione senza tempo, i suoi soggetti posti tra la memoria e l’oblio come emblema struggente della nostra sfuggevolezza.
Alessandro Sicioldr è un pittore e illustratore italiano nato nel 1990 a Tarquinia. Apprende l’arte del disegno e della pittura con una formazione particolare rivolta ai procedimenti tecnici di preparazione dei pigmenti e dei supporti derivata dal famoso trattato di Cennino Cennini. Ha già partecipato a diverse mostre personali e collettive manifestando un’abilità tecnica e una capacità visionaria supportata da studi che abbracciano diversi campi disciplinari. Nelle sue opere crea atmosfere oniriche in cui visioni e suggestioni personali si fondono a simboli e immaginari storici.
Creata da Michele von Büren, RvB Arts promuove l’Accessible Art. Scova talenti emergenti e organizza mostre ed eventi con lo scopo di far conoscere l’arte contemporanea in maniera divertente ed informale, rendendola anche ‘abbordabile’ da un punto di vista economico.

Curatrice e organizzazione: Michele von Büren di RvB Arts
Testo critico: Viviana Quattrini
RvB Arts – Via delle Zoccolette 28, 00186 Roma
info 06.6869505