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“Notturno bizantino. La fine di un impero” di Luigi De Pascalis

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Luigi De Pascalis, raffinato scrittore abruzzese ma romano d’adozione, conferma la sua lunga collaborazione con le edizioni La Lepre.

Il suo ultimo romanzo Notturno bizantino.La lunga fine di un impero, candidato al Premio Strega 2016, segue di un anno l’ultima pubblicazione per la stessa casa editrice che si contraddistingue per le sue scelte editoriali di grande spessore letterario. Dal tragico epilogo di un impero, narrato nei modi del grande storico, si sviluppa un disegno concentrico di riflessioni, principi filosofici, estetici, di vita assimilabili all’opera portante di una corrente mistica, tanto il carattere universale e al contempo iniziatico del romanzo è sottilmente palesato. La considerazione inizialmente più evidente è legata al lavoro certosino dell’autore nel reperire fonti testimonianze utili alla ricostruzione minuziosa di quei tragici ricorsi storici, cari persino allo scenario della situazione geopolitica odierna. Ma nell’eterno scontro di culture, in quei frammenti di Pangea che affermando la loro identità vengono irrigati da lacrime e sangue, accade di ritrovare la verità filosofica di un essere umano ancora in preda agli esperimenti alchemici tesi a raggiungere l’armonia universale, lontana dall’Essere ma centrata ancora sull’Avere.
Il costrutto storico fornisce in questo caso il pretesto intellettuale di affermare attraverso una letteratura aulica le Verità celate nell’espressione ferina dei sentimenti ridotti all’osso, spogliati dal conformismo della quiete e della pace. Le chiavi di lettura a questo punto sono molte, a diversi livelli, e si propongono al lettore in base al suo stadio di coscienza: possono sedimentarsi a livello materialista-sociologico o favorire l’illuminazione finale in un contesto di pensiero antroposofico moderno. De Pascalis ha una grande abilità nel muoversi dialetticamente in questo dualismo e usa un virtuosismo letterario di classe per rispondere ai quesiti più immanenti della storicità come potrebbe essere la composizione di una polvere da sparo e adottando invece un atteggiamento ermetico, cabalista, aristocratico quando a parlare è la dimensione spirituale dei sentimenti e dell’agire umano. Lucas Pascali, protagonista del romanzo, attraversa l’inferno di una esistenza tormentata tra le rovine del grande impero bizantino, compiendo un viaggio iniziatico di una durezza incredibile e attraversando un mondo smantellato dalla logica, dove la pietas si compie nel ricordo doloroso e impossibile di ciò che non può essere vissuto, a causa dell’economia della Storia e della contingenza umana.
Di contro, se la Rivelazione è figlia della conoscenza deve essere presente nel corpo incorruttibile dell’Idea; c’è nel sincretismo pagano della Fratria e nel suo carattere neoplatonico la risposta all’agonia dei corpi mortali, una dichiarazione di intenti chiara del percorso umano e spirituale di Lucas. Egli attraversa la carnalità con l’atteggiamento del mistico e non del corruttore percorre la sua strada abbracciando l’ascetismo melanconico del non-sentimento di Teodora, figura chiave delle narrazione. Una donna che sublima l’amore nella ricerca della vera Scienza e ripercorre nell’anima fatta a pezzi il supplizio della stessa Ipazia, martirizzandosi però per sua stessa mano nell’atto disperato di evitare la schiavitù morale al figlio Ieroteo. E’ con il racconto delirante degli ultimi attimi della sua vita senziente che la figura ultraterrena di questa donna, ormai spettro della sua coscienza, regala alla narrazione il culmine del climax e la nuda sacralità del miracolo letterario dopo la meticolosa descrizione degli avvenimenti storici.
Ci si trova di fronte a un’opera di grandi proporzioni che nei momenti salienti sa ridurre al principio primo e generatore i grandi temi dell’esistenza umana.
Antonella Rizzo

Arrival, si scrive “alieno” si legge “umano”

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La fantascienza è un genere dalle infinite potenzialità ma abusatissimo.

Non a caso, la fantascienza è uno dei pochi generi cinematografici attraverso il quale si può sempre innovare ed essere originali nell’approccio e nelle storie da raccontare. Ma, paradossalmente, con la fantascienza al cinema si è già visto di tutto, specialmente nel sottogenere delle invasioni aliene.

Ci voleva quindi Denis Villeneuve, l’autore adesso maggiormente sulla cresta dell’onda e che, con la quota finora di un film all’anno, non sta sbagliando un solo colpo e pare incapace di fare film mediocri, per provare un approccio nuovo, tanto semplice all’apparenza quanto originale decisivo nell’utilizzo: quello scientifico.

Sia chiaro, Arrival è un film di fantascienza completo, ovvero di quelli che sanno al tempo stesso trasmettere un senso di curiosità, un senso di meraviglia che diventa pian piano senso di inquietudine e paura del’ignoto, con i discorsi più esistenziali e più personali, e di conseguenza fondamentali, che ci poniamo quando andiamo di fronte all’intellegibile. Eppure Arrival non deve e non può essere bollato come semplice sci-fi (non che sia una parolaccia, ma talvolta un limite verso la scoperta delle infinite possibilità narrative e tematiche di questo genere), semmai come un racconto moderno sulle relazioni umane, verbali e non, visto attraverso la lente della scienza e del fantastico.

Parlando infatti di alieni, viaggi spaziali e contatti con altri mondi ci si dimentica spessissimo che la parola “fantascienza” ha come desinenza la scienza, appunto. Villeneuve a differenza di molti altri non lo dimentica, e nella gara degli ultimi anni a chi è in grado di fare film “high-concept” sempre più realistici, vince a mani basse. Arrival pone domande e questioni che nessun altro film prima aveva mai posto, ovvero come parlare con gli alieni, come farci capire e come dedurre le loro intenzioni. Insomma, molto prima dei proiettili, oltre la paura, più forte dello stupore, c’è la mente umana, l’arma più potente di cui disponiamo.

E’ fuor di dubbio che Arrival, oltre la struttura scientifica principale, sia anche e soprattutto altro. Come detto prima con la mente c’è sempre il cuore, e le relazioni umane al primo posto. I fortissimi echi esistenziali del film, quello che lo rendono per me molto più di un semplice sci-fi, molto più del semplice racconto “intrippante” (il finale non a caso non si può rivelare), sono l’ancora che lega la storia alle emozioni più universali, più forti, più lampanti. Arrival è una parabola sulla necessità di imparare, o meglio rimparare a comunicare al giorno d’oggi, in un mondo in cui pur se siamo sempre più connessi l’uno con l’altro, in realtà diventiamo più distanti ogni giorno che passa, vogliamo erigere altri muri e preferiamo porre schermi di variabili grandezza davanti ai nostri interlocutori. Il dialogo è la chiave di tutto, la comunicazione delle parole e dei sentimenti, la collaborazione è ciò che ci può e deve salvare.

Arrival, nella sua ambizione e nella concezione, ha sicuramente echi e somiglianze sparsi in tanto cinema e in tanti film anche recenti, ma non è certo colpa di Villeneuve se tanti grandi registi vogliono confrontarsi con la mortalità, le emozioni e l’ignoto; semmai il suo film riesce nonostante ciò ad essere convincente e assolutamente unico, approcciando con un’idea ben chiara – la comunicazione – quello che mai potremo comprendere nel nostro arco vitale. Dopotutto comprendiamo prima la citata teoria di Sapir-Whorf, secondo la quale “lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla”: se iniziassimo a ricercare tutti insieme un fine migliore, sicuramente questo mondo sarebbe un posto migliore.

Emanuele D’Aniello

Premio Cinematografico Palena 2016, tutti i vincitori

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Quella del 2016 è stata per il Premio Cinematografico Palena un’edizione da record.

Quattromila lavori fra cortometraggi, videoclip e animazioni giunti da 119 nazioni di tutti e cinque i continenti; migliaia di partecipanti a tutti gli eventi del festival e oltre 16.500 fedelissimi followers su Twitter che giornalmente entrano in contatto con lo staff dell’evento dedicato a Perry Como ed Ettore Maria Margadonna.
Cifre impressionanti per un evento che ambisce sempre più a diventare uno degli appuntamenti più importanti dell’Abruzzo e (perché no) dell’Italia.
Fra le novità di quest’anno un workshop diretto dall’attore hollywoodiano Randall Paul (che è stato anche presidente di giuria) insieme a Lorenzo Acquaviva e l’inaugurazione di una sala-museo dedicata ad Ettore Maria Margadonna all’interno del Castello Ducale Sordello da Goito di Palena in cui è possibile ammirare oggetti e cimeli legati al famoso sceneggiatore palenese.
E poi ospiti di rilievo quali Daniele Margadonna (figlio di Ettore Maria), Giulia Di Quilio ( che ricorderete per aver recitato in film quali “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino e ), il Prof. Gian Piero Consoli (docente di Storia e Critica del Cinema presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti), Maurizio Becker (editor in chef delle riviste musicali Classic Rock e Vinile), il regista Mauro John Capece e l’attrice Corinna Coroneo.
La serata finale del Premio Cinematografico Palena si è tenuta all’interno di un gremito Teatro Aventino “Ettore M. Margadonna” ed è stata condotta da Celeste Di Febo e Micaela Torelli.
Sono stati assegnati nell’occasione i seguenti premi:
Premio “Il Corto.eu” – miglior corto per il cortometraggio “Il Natale di Lia” a Massimo Trognoni e Michele Giamundo
Premio “Regione Abruzzo” Ettore Maria Margadonna – migliore sceneggiatura originale per i cortometraggi “La Cura” di Andrea Andolina ex aequo con “ Horror Vaqui ” di Daniel Sanchez Chamorro 
Premio “Comune di Palena” Perry Como – migliore commento musicale per il cortometraggio “Brothers” a Alexsandra Czenczek 
Premio “Camera Commercio di Chieti” – migliore regia per il cortometraggio “Missing” a Rachelle Henry
Premio “Associazione Culturale Palenese “videoclip FlashSound” per il videoclip “Close Watch” di John Cale ad Abigail Portner
Menzione speciale per il videoclip de “L’ultimo stupido” de Il Nero a Francesco Bravi
Premio Miglior Animazione per il cortometraggio “Dona Ubenza “ a Juan Manuel Costa 
Premio menzione speciale all’animazione “Neila ” di Audrey Bellot, Laurene Desoutter, Amandine Fernandes, Ludivine Lahaeye, Lucas Langou, David Tabar, Guillaume Vezzoli, Eline Zhang 
Premio Attualità per il cortometraggio “Luigi e Vincenzo” a Giuseppe Bucci 
Premio ospite d’onore a Mauro John Capece e Corinna Coroneo
Miglior attore per il cortometraggio “Me & Myself” a Lorenzo Acquaviva
L’intera manifestazione ha contribuito alla valorizzazione socio-economica dell’intera vallata dell’Alto Aventino, attraverso un grande flusso turistico. 
Appuntamento all’edizione del 2017 che sarà anche la decima e vedrà sicuramente tante altre novità grazie a nuovi partner e sponsor che già hanno iniziato ad interessarsi all’evento.

Lasciati catturare a settembre dalle nuove mostre del MAXXI!

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MAXXI | a settembre due nuove mostre con le opere di Basim Magdy, la mostra dedicata alla casa giapponese, fotografia e tanto altro!

Collection of Isabella & Mehmet Icoz, Istanbul
Basim Magdy – Our Hope Reflected Jewels in the Sky 
2012
 © Basim Magdy – Collection of Isabella & Mehmet Icoz, Istanbul
Dopo il mese di agosto con ben 8 mostre e il biglietto d’ingresso al prezzo speciale di 5 Euro (Superstudio 50, Pierluigi Nervi, Extraordinary Visions, Sislej Xhafa, Shahzia Sikander, YAP MAXXI 2016, The Independent e la Collezione), a settembre si riparte con due nuove mostre, che portano nelle sale del museo il lavoro di giovani artisti come Basim Magdy vincitore del premio Deutsche Bank’s “Artist of the Year” 2016 e Riccardo Arena, Ludovica Carbotta, Adelita Husni-Bey, ZAPRUDER filmmakersgroup finalisti del Premio MAXXI che quest’anno festeggia i suoi 15 anni.
Dal 15 settembre, il MAXXI insieme a Deutsche Bank, presenta la prima personale in Italia dedicata a Basim Magdy; la mostra dal titolo The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings (Le stelle si sono allineate per un secolo di nuovi inizi) è stata inaugurata lo scorso aprile alla Deutsche Bank Kunsthalle di Berlino e, dopo il MAXXI, aprirà al Museo di Arte Contemporanea di Chicago.
Oltre 30 lavori tra film, proiezioni, fotografie, dipinti e installazioni, realizzati tra il 2006 e il 2016, compongono il percorso della mostra, curata da Britta Färber, curatrice di Deutsche Bank e Anne Palopoli, curatrice del MAXXI.  
L’artista, nato nel 1977 ad Assiut (Egitto) e che oggi vive tra Basilea e il Cairo, invita i visitatori a intraprendere un viaggio nel futuro, anche se è il presente ciò che lo interessa principalmente. Il suo lavoro si combina in un flusso di immagini che riflette quanto siano fluidi i confini tra realtà e finzione. 
Sebbene The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings suoni inizialmente come un messaggio ottimistico, nelle opere esposte Magdy gioca, con ironia e umorismo, con il costante e mutevole alternarsi di speranze, utopie e sconfitte che caratterizza la vita degli uomini. 
Si prosegue il 30 settembre con la mostra del Premio MAXXI che porta nella Galleria 3 del museo i lavori dei finalisti di quest’anno Riccardo Arena, Ludovica Carbotta, Adelita Husni-Bey e ZAPRUDER: quattro installazioni site specific sulla base delle quali una giuria internazionale sceglierà il vincitore dell’edizione 2016. Una edizione particolarmente importante perché il premio compie 15 anni e per l’occasione la mostra si arricchisce di una sezione documentaria dedicata alle otto precedenti edizioni, con  materiali di archivio, fotografie, video dei 38 artisti che dal 2001 a oggi vi hanno preso parte.
La mostra, a cura di Giulia Ferracci, si apre con Zeus Machine del gruppo ZAPRUDERfilmmakersgroup. Un parallelepipedo dorato, un oggetto misterioso negli spazi del museo, in cui è possibile entrare e vedere un video ispirato alle fatiche di Ercole. Un’opera che parla di mito, mistero e scoperta. Si prosegue con La Luna in Folle (working title) di Adelita Husni-Bey, un set composto da tre scene, in cui tre gruppi di performer inscenano mini serie televisive, mentre una telecamera riprende sia gli attori che gli spettatori. L’artista, che da anni lavora su temi antropologici e sociali, ci parla di una società in cui reale e finzione sono ormai completamente e pericolosamente compenetrati. Monowe (Museum) di Ludovica Carbotta sovrappone all’architettura del museo quella della preesistente Caserma Montello con strutture in legno che evocano quelle che un tempo occupavano gli stessi spazi: un museo nel museo, concepito dall’artista per una sola persona, che racconta la solitudine contemporanea dell’uomo iper-connesso ed è un invito a ripartire dall’individuo come misura di tutte le cose. Con Oversealand (working title) Riccardo Arena compone infine un compendio visivo fatto di una scultura, una distesa di carbone, un dipinto, immagini di varia natura e note musicali; un lavoro complesso, denso di riferimenti alla storia e alla cultura russe, che racconta quell’ignoto che da sempre e per sempre costituirà l’elemento di maggiore attrazione per l’uomo.
 Photo by Iwan Baan
The Japanese House – Sou Fujimoto Architects, House NA, Tokyo, Japan
2012
Photo by Iwan Baan 
La programmazione del MAXXI prosegue a novembre con The Japanese House la mostra dedicata alla casa giapponese co-prodotta con Japan Foundation, Barbican Centre e Museum of Modern Art Tokyo. Ad  essa si collega il focus Carlo Scarpa e il Giappone, dedicato all’influenza della cultura nipponica sul grande architetto del Novecento italiano. Ancora un grande architetto e una fotografa eccezionale: Alvaro Siza. Sacro, esposizione dedicata al maestro dell’architettura portoghese e a questo particolare aspetto del suo lavoro; Letizia Battaglia, cui il MAXXI dedica la prima antologica che ripercorre tutto il suo straordinario percorso artistico.  A dicembre sarà la volta dell’arte contemporanea polacca con L’arte Differente: Mocak al MAXXI, mostra dedicata alla collezione del museo di Cracovia.

Foto di Cecilia Fiorenza Courtesy Fondazione MAXXI
Alvaro Siza, ritratto
Foto di Cecilia Fiorenza
Courtesy Fondazione MAXXI
Ricapitolando:

  • la mostra personale dell’artista egiziano Basim Magdy (15 settembre-  30 ottobre);
  • i 15 anni del Premio MAXXI con le opere site specific dei finalisti Riccardo Arena, Ludovica Carbotta, Adelita Husni-Bey, ZAPRUDER (30 settembre 2016 – 29 gennaio 2017);
  • Tra i protagonisti dell’autunno: Alvaro Siza, Letizia Battaglia e la mostra dedicata alla casa giapponese The Japanese House.

Courtesy l'artista

Letizia Battaglia – Festa del giorno dei morti. I bambini giocano con le armi
Palermo – 1986
Courtesy l’artista
Info:
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì, 
Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì

La Luce sugli Oceani, il melodramma della maternità

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Avete presente quando si chiede, spesso senza motivo e all’improvviso, quale è la scena preferita del film appena visto?

Come se un film da mediamente due ore possa essere ridotto ad una scena di minuto.
Eppure, talvolta, capita che una singola sequenza possa rovinare un intero film, specialmente se quest’ultimo già nella sua interezza non si presenta come un’opera indimenticabile.
Insomma, parto dalla fine, e pur senza spoiler alcunché devo dire che l’epilogo finale di La Luce sugli Oceani rovina un film che da dimenticabile ma passabile diventa totalmente insufficiente. Il film di Derek Cianfrance lotta per tutta le sue due ore di durata contro la propria natura, cerca in poche parole di non essere un film solo lacrimevole gettando le basi per discorsi interessanti: al centro della storia c’è infatti il dilemma morale di fare la cosa giusta nascosta in un bugia più grande di tutto il resto, un dilemma ancora più lacerante avendo come protagonista l’identità di una neonata.
Il travaglio del tema principale però oscilla tra la pazzia della protagonista, in grado di regalare spunti interessanti e persino empatizzanti, e le facile lacrime manipolatrici. Duole dirlo, ma alla fine, come spossato dalla propria ambizione, il film cede alla seconda opzione, diventando a tutti gli effetti un classico melodramma strappalacrime.
Non ci sarebbe nulla di male in sé se fosse fatto bene, ma la messa in scena non è trascendentale e la recitazione dei tre protagonisti, per quanto buona (ma i nomi degli attori parlano chiaro, farli recitare male è ardua) è a volte scolastica e stucchevole con tale materiale a disposizione, e non eleva certo il resto.
Spiace dirlo perché Derek Cianfrance è uno dei migliori registi indipendenti in circolazione, ma le sue idee dei film precedenti sulla malinconia e sulla difficoltà di accettare la quotidianità qui si perdono per strada senza una direzione, sfociando nel banale melodramma. Alla fine, di La Luce sugli Oceani rimangono qualche colpo di scena di poco effetto ed un senso complessivo di già visto davvero difficile da cancellare.
 
Emanuele D’Aniello

La La Land, non smettiamo mai di sognare

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Che a Damien Chazelle piacciano i musical di Gene Kelly e Stanley Donen, direi che è assodato.

Che Emma Stone e Ryan Gosling, oltre ad essere singolarmente fenomenali, abbiano una chimica scenica stratosferica, è ugualmente piuttosto assodato.

Mettendo insieme tutti questi elementi, era davvero difficile fare un brutto film, o peggio ancora un qualcosa di scialbo. La La Land invece non solo non è scialbo, ma è una delle opere più energiche, solari e ottimiste degli ultimi tempi, e lo è pur affrontando di petto i problemi della vita senza seppellirli sotto le canzoni, anzi facendone il punto nevralgico della storia.
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Il giovane regista Damien Chazelle di fronte al macigno più difficile per qualsiasi regista, ovvero il secondo film (prova ancora più difficile perché segue il successo del fulminante Whiplash), si rintana nella propria passione sfrenata, ovvero la musica. La La Land è principalmente un musical in cui si canta e si balla, una autentica lettera d’amore ai capolavori del genere degli anni ’50 (oltre alla travolgente sequenza finale, se nella prima mezz’ora dietro ai costumi colorati avessero messo le scenografie di cartapesta, sarebbe uscito fuori Un Americano a Parigi), ma ha l’intelligenza di staccarsi dalle sue chiare radici e diventare un film assolutamente moderno e assolutamente realistico. Tra canti, balli, coreografie e sfavillanti musiche, La La Land racconta infatti la tematica che noi affrontiamo, soprattutto i giovani, nella vita di tutti i giorni: il costante conflitto tra sogni, speranze, passioni e dura realtà.
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In un certo senso Chazelle aveva già toccato tutto ciò in Whiplash, una vicenda in cui il protagonista abbandona tutto, in un certo senso anche consapevolezza morale e dignità, pur di dimostrare a qualcun altro di essere il migliore. Ugualmente ora in La La Land la domanda più pressante torna di prepotenza a porsi: si può sacrificare amore e vita per inseguire un sogno?
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La domanda per quanto pesante è posta da Chazelle stavolta nel modo più solare e positivo possibile. In un film che fortunatamente non conosce un briciolo di cinismo, pur affrontando temi tosti, il giovane regista ci ricorda che la passione non deve essere abbattuta e soprattutto può crescere col contagio delle persone a noi più care. In questo La La Land è essenzialmente romantico, mostrando due persone che crescono insieme e si legano profondamente per sempre, oltre al sentimento d’amore, creando un punto di contatto semplicemente infinito.
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Sia chiaro, il messaggio di tale portata è possibile grazie appunto al talento di chi è il timone, dietro e davanti al cinepresa. Chazelle si conferma un portento, in grado di passare dal ritmo senza respiro di Whiplash ai bellissimi e ricchissimi piani sequenze di La La Land. Ryan Gosling, in pieno possesso di un registro più leggero, è assolutamente magistrale ogni qualvolta deve comunicare qualcosa solo con lo sguardo – come in Drive – caricando i suoi momenti di prorompente emotività. Emma Stone, oltre ad essere incontenibile nella sua espressività mai un millimetro fuori posto, è la pietra fondante del film, e se le donne empatizzeranno col suo personaggio gli uomini invece se ne innamoreranno (la sua canzone finale, cantata senza stacchi di montaggio, è da applausi).
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La La Land gira esattamente sulla medesima giostra della vita: si canta e si balla nei momenti felici, e poi le canzoni si interrompono fino a sparire quanto le difficoltà ed i dolori hanno la meglio (magistrale scelta narrativa di Chazelle): si può sempre provare ad immaginare una via alternativa, ma la vita è una e le scelte fatte contano tutte, per questo, il film ci insegna, l’importante è sempre farle con ottimismo, consapevolezza e amore.
I sogni seguono vie imperscrutabili e hanno conseguenze inattese, ma talvolta possono realizzarsi.
Emanuele D’Aniello

Identità Negate: storia e società in due mostre fotografiche

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Due mostre, dedicate a temi di grande attualità geopolitica, apriranno al pubblico il 15 settembre presso la Galleria del Cembalo e proseguiranno fino al 26 novembre. 

Si chiama “Identità negate” il progetto di Fabrica in mostra alla Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese, Roma), dal 15 settembre al 26 novembre 2016. L’esposizione, che comprende le mostre fotografiche “Lingering Ghosts” di Sam Ivin e “Foibe” di Sharon Ritossa, nasce dalla ricerca di due giovani fotografi di Fabrica accomunati dal desiderio di approfondire due tematiche di grande rilievo sociale e storico. Nel caso di “Lingering Ghosts”, Sam Ivin ha cercato di esprimere con le sue immagini il senso di perdita di sé e di insicurezza sul proprio destino che accomunano i richiedenti asilo nel Regno Unito; con “Foibe”, Sharon Ritossa è partita dalla particolare conformazione geologica del Carso per una riflessione su come questa possa avere avuto ripercussioni nelle vicende sociali e storiche della regione. Destini incerti e indefiniti, dalle traiettorie confuse che nascondono vite e storie a cui dare dignità: questo il filo rosso che accomuna i due progetti, con cui Fabrica fa un ulteriore passo avanti nell’esplorazione di tematiche delicate e di estrema attualità. Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, fondato nel 1994. Offre a un gruppo molto eterogeneo di giovani creativi da tutto il mondo una borsa di studio annuale per sviluppare progetti di ricerca nelle aree di design, grafica, fotografia, interaction, video e musica. 

Lingering Ghosts – Che cosa significa essere un richiedente asilo nel Regno Unito? È questo il punto di partenza della ricerca di Sam Ivin, iniziata in un centro di prima accoglienza a Cardiff, in Galles, e poi continuata in tutta l’Inghilterra. Il risultato è una serie di 28 ritratti, cui gli occhi sono stati raschiati via manualmente dall’autore: una volta arrivati nel Regno Unito, questi migranti si trovano a vivere in una sorta di limbo, costretti ad attendere notizie della loro richiesta di asilo per mesi o addirittura anni. Diventano dei lingering ghosts, delle ombre sospese. Graffiare i volti di questi 28 migranti è un modo per tramettere in maniera immediata l’idea della perdita di sé, la confusione che li attanaglia mentre aspettano di conoscere il loro destino. Quello di Ivin è uno sguardo contemplativo, distante dai riflettori dei media. I suoi ritratti gettano luce su una questione spesso taciuta: l’emergenza dei richiedenti asilo. Nonostante siano presentate prive di occhi, queste persone hanno una loro identità e in loro riconosciamo madri, padri, figlie e figli: esseri umani.








Sam Ivin è nato a High Wycombe, nei pressi di Londra, nel 1992. Dopo essersi laureato in Documentary Photography alla University of Wales di Newport ha ottenuto una borsa di studio a Fabrica. Durante il suo soggiorno ha finalizzato il suo progetto Lingering Ghosts. Nella foto ‘Lingering Ghists, Iran’










Foibe – Il Carso è un territorio brullo e roccioso dell’altipiano triestino, sloveno e croato dove si registra una forte concentrazione di cavità geologiche: grotte o pozzi modellati da fiumi sotterranei che scavando nella terra per millenni hanno scolpito la roccia calcarea dando vita a dei profondi inghiottitoi, chiamati foibe. Dopo la Seconda Guerra mondiale, le foibe presenti lungo tutta la zona carsica vennero utilizzate come fosse comuni per occultare i corpi di italiani, croati sloveni e tedeschi uccisi per motivi politici. Ancora oggi la storia di questi profondi abissi resta oscura, contestata e spesso negata, e le foibe continuano a celare dei segreti. Sono anche difficili da individuare sul territorio perché, di fatto, manca una mappatura completa. Questo progetto fotografico intende riflettere su quanto la conformazione geologica di un’area geografica possa incidere sulle sue vicende storiche e sociali. È un tentativo di far entrare lo spettatore in contatto con il territorio, sottolineando che le foibe sono prima di tutto un prodotto della natura e un tratto caratteristico di una certa zona. Il viaggio alla ricerca di queste cavità naturali è stato fatto con l’aiuto di speleologi locali che hanno messo a disposizione le loro competenze e i loro strumenti di esplorazione. 





Sharon Ritossa è nata a Trieste nel 1987. Di origini istriane, dopo la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza si specializza in Fotografia all’ISIA di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata. Esodo Visivo, questo il nome del progetto di studio, è una ricerca d’archivio realizzata in collaborazione con l’IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) e finalizzata a restituire una memoria visiva collettiva della diaspora. Oggi lavora a tempo pieno come fotografa. Foibe è il frutto del suo periodo di residenza come borsista a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Amore e odio con Racconto d’inverno di Shakespeare al Globe

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I colori dominano la scena di questo spettacolo, il rosso di Sicilia e il blu di Boemia, ancora una volta Sbardella riesce a proporre con “leggerezza” un testo complesso e articolato, divertendo il pubblico in tre ore di spettacolo.

Il contesto magnifico del Silvano Toti Globe Theatre, in legno, una riproduzione dell’omonimo teatro elisabettiano di Londra, una sera d’estate, l’aria più fresca e l’allegria di questa compagnia trasportano lo spettatore lungo la trama di quest’opera. La regia di Elena Sbardella lascia la sua inconfondibile impronta anche qui, riuscendo perfettamente nel suo intento di “creare una squadra disposta a giocare, la voglia di raccontare una storia e condividerla con il pubblico”. 

Racconto d’inverno è una storia di passione, gelosia e perdono. 
Lo spettacolo si apre in Sicilia: “La nostra rossa Sicilia, viva, ci prepariamo a festeggiare”. Troni in velluto e costumi rossi, sgargianti, stoffe antiche (di Cappellini & Licheri). 

Polissene re di Boemia, interpretato da Gianluigi Fogacci, trascorre nove mesi dal suo amico fraterno Leonte, re di Sicilia, (Alessandro Averone). Al momento di partire viene pregato in tutti i modi di restare ancora un po’ di tempo a corte, ma senza successo. Leonte chiede così alla bella Ermione (Carlotta Proietti) sua moglie, di persuaderlo a rimanere. La bella regina ci riesce, ed è allora che s’insinua in Leonte il dubbio e la gelosia, si convince che la bimba che ha in grembo sia frutto di un tradimento. Sofferenza e cieca gelosia di Leonte, incredulità di Ermione e di tutta la corte, rabbia e turbamento di Polissene aprono le voragini della tragedia: Mamillio (Francesco De Rosa) il primo figlio, del re e della regina, dopo l’accusa alla madre davanti a tutta la corte di essere una puttana muore di dolore ed Ermione cade. La freddezza di chi è nel giusto si sgretola, sviene, “è morta” urla Paolina la fedele dama della regina e attacca il re suo padrone: “eretico è chi accende il fuoco non chi vi brucia dentro”. 

Nel secondo atto siamo in Boemia in Blu. C’è l’abbandono, da parte del re di Sicilia, della figlioletta Perdita (Neva Leoni) appena nata che viene trovata e allevata da un pastore e dal figlio. 
Paolina rimprovera il re per aver abbandonato la neonata “Perfino un demonio avrebbe allagato di lacrime l’Inferno prima di farlo”. 
Perdita cresce, passano 16 anni e s’innamora di Florizel (Federico Tolardo), il figlio di Polissene: in un susseguirsi d’intrecci shakespeariani i due amanti si vogliono sposare, ed è qui che c’è il colpo di scena. Il finale. 

I costumi dai colori vivaci, piccoli dettagli: i giocattoli antichi, un’altalena e un cavallino di legno in scena durante tutto lo spettacolo ricamano la scenografia scarna ma efficace. L’allegria nella tragedia, l’odio nel troppo amore, il perdono dopo la condanna, canti e balli. Un ottimo cast, affiatato e allegro, bravo Mamillio anche per la sua giovane età, bravi il servo (Filippo Laganà) e il buffone (Paolo Giangrasso); Camillo (Pietro Montandon), in un ruolo così difficile eppure reso giusto e divertente, fondamentale Paolina (Ludovica Modugno) nel condurre la scena e il gran finale, divertenti nella narrazione e gli intermezzi Mopsa (Mimmo Mignemi) e Dorca (Marco Simeoli). 

Dal 26 agosto all’11 settembre ore 21.00 il Silvano Toti Globe Theatre a Villa Borghese. 
Sara Cacciarini

Concerto all’alba con l’Orchestra Filarmonica Salernitana

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Alle 4.45 dal favoloso Belvedere di Villa Rufolo l’11 agosto scorso, appollaiata su un balconcino (i posti a sedere non erano per la stampa) ho potuto assistere a un concerto suggestivo in una cornice naturale che ha valorizzato enormemente l’evento.

@Ravello Festival 
L’appuntamento annuale è divenuto un must per gli appassionati di musica sinfonica, quest’anno è stato diretto dalla bacchetta del maestro americano Robert Trevino e come solista dal pianista di assoluto valore Roberto Cominati.

In apertura nel buio della notte l’Ouverture “Le Ebridi” op.26 di Felix Mendelssohn (1809 – 1847): le luci della costa in lontananza e i primi usignoli che accompagnavano l’orchestra richiamavano esattamente le emozioni che Mendelssohn provò alla vista della grotta basaltica dell’Isola di Staffa (con le spettacolari colate laviche solidificate che circondano la grotta) durante il suo soggiorno in Italia nel ’31. Le emozioni all’albeggiare sono continuate con le musiche di Edvard Grieg (1843 – 1907) e il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op.16 che ha echeggiato con il sole che faceva capolino. La musica fu scritta nel 1868 quando Grieg si trasferì in Danimarca per stare più al “caldo” rispetto alla sua Norvegia, sensazione che si percepisce ascoltando le note del pianoforte.

In chiusura dopo quasi due ore, intorno alle 6.30, il sorgere del sole con le musiche di Jean Sibelius (1865-1957) nella Sinfonia n.2 in re maggiore che fu scritta a Rapallo nel 1900, qui la violenza nordica, tipica di Sibelius, si addolcisce assumendo un tocco più mediterraneo e caldo. Durante la scrittura che ha subito molte variazioni, infatti è stata completata in più di un anno, questo passaggio viene evidenziato con la musica. La versione definitiva fu eseguita a Stoccolma solo nel 1903.
@Ravello Festival

Robert Trevino è uno dei più esaltanti direttori d’orchestra americani (texano) del momento. Il successo piuttosto recente è esploso al teatro Bols’oj nel dicembre 2013 dove ha diretto una nuova produzione del Don Carlo di verdi. Il pubblico entusiasta e la stampa russa dichiarano “Non c’è mai stato un texano che abbia riscosso un successo di questa portata dai tempi di Van Cliburn”. Dopo questo successo ha iniziato una lunga tournée in Europa e in Asia, dalla Quinta sinfonia di Mahler con l’Orchestra Philharmonique di Montecarlo alle musiche di Brahms e Shostakovich ad Amsterdam, fino ad arrivare a Ravello quest’anno per l’ambito Festival. Avido sostenitore ed esecutore della musica contemporanea ha riscosso anche qui un granissimo successo.

Roberto Cominati è un pianista napoletano, vincitore di numerosi premi come l’Alfredo Casella di Napoli, il Ferruccio Busoni a Bolzano in Italia e il Prix Jacques Stehman di Bruxelles. All’indomani del Festival di Salisburgo scrivevano di lui osannando i suoi inesauribili colpi sfumati quando esplora la preziosità di Debussy e la memorabile passionale freddezza nell’ondeggiare del Valse di Ravel.
Il Ravello Festival vuole affermare la vocazione di Ravello ad essere la Città della Musica, ospita anche quest’anno da luglio a settembre concerti sempre più entusiasmanti, nella meravigliosa cornice di Villa Rufolo. L’accoglienza del piccolo comune e delle strutture, in particolare la meravigliosa Villa Piedimonte rendono il soggiorno indimenticabile a pochi minuti da Amalfi.
Sara Cacciarini

Al Gasometro tutti a giocare d’azzardo con la vita in “A Sciuqué”

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Un viaggio nel Sud, nella dipendenza come nel gioco di bambini di strada diventati grandi.

Compagnia Malmand e I Nuovi Scalzi
Il cast in una foto di Camilla Mandarino. 
Mercoledì 31 agosto alle ore 21 nell’ambito di Estate al Gasometro, la Compagnia Malmand e la Compagnia I Nuovi Scalzi presentano “A SCIUQUÈ”.
Il gioco. Il gioco tra amici. Il gioco in solitudine. Parliamone, ci propone il regista Ivano Picciallo con questo spettacolo che si pre/occupa del problema ormai dilagante e esasperato dalla attuale crisi economica della dipendenza dal gioco d’azzardo o da slot machine.
E lo fa con l’umiltà dell’artista, con la caratteristica del teatro che è quella di porre delle domande, stimolare riflessioni, aprire pagine e con la profonda leggerezza tipica del nostro Sud (Picciallo è pugliese) raccontando storie di vita, attraverso sia i momenti allegri e spensierati quanto quelli bui e angoscianti.
L’utilizzo del dialetto e dello slang giovanile, unito alla forte mimica dei corpi, alla musica e ai suoni corali ci trasporta in una sorta di rito collettivo e ci fa entrare nella storia.
La storia.
Cinque amici, quattro maschi e una femmina, giocano, bambini per e di strada, in un Sud dissestato, abbandonato, afoso, accompagnati dalle urla delle madri dai balconi, in una scenografia naturale di panni colorati stesi al vento. Vogliono solo giocare. E stare insieme.
I bambini crescono e l’adolescenza è ancora gioco condiviso e sguardo affascinato su un presente che svela l’amore, le feste da ballo in casa, l’attesa della ragazza, Lucia, per cui Nicola, il protagonista, perde la testa.
Il tempo passa e Nicola sposa la sua Lucia. Il giorno del matrimonio ci trasporta nell’atmosfera caratteristica delle feste del nostro Sud, con tarantella, regali, parenti e amici sorridenti e ridenti, sino alla stanchezza che segue un momento indimenticabile. Ora inizia finalmente la vita insieme. Si gioca alla gioia.
La famiglia.
Non c’è più la strada, il vuoto, il fascino del futuro. Ora c’è un presente che promette serenità, salute, lavoro, denaro. Infine quiete.
E invece è proprio ora che il gioco, da gioia e condivisione e complice, si trasforma in dolore, solitudine e nemico. Nicola sarà travolto dalla dipendenza dal gioco d’azzardo, Lucia si chiuderà in un silenzio carico di vergogna e sofferenza sino a quando esploderà rivelando il disastro di un uomo devastato.
E qui, mentre personaggi festosi e immagine colorate lasciano il posto a strozzini crudeli e a scene cruente, il regista pone la domanda: perché ? 
Perché si cade in quel circolo vizioso che scatena dipendenza?
Perché si chiama gioco delle Slot Machine quello che gioco non è ma massacro delle persone?
E infine, con le parole di Ivano Picciallo: “perché lo Stato oggi continua a guardare indifferente lo sgretolarsi mentale ed economico di intere famiglie, continuando a proporre e a incentivare un mercato che potremmo chiamare di ‘vendita della fortuna’?”

con:
Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente,
Igor Petrotto, Ivano Picciallo, Francesco Zaccaro
regia: Ivano Picciallo
aiuto regia: Ludovica Bei
scene e costumi: Lorena Curti
disegno luci: Fabio Durastante

Evento facebook
https://www.facebook.com/events/1761657057414602/

L’evento è realizzato in collaborazione con Società per Attori e Culturamente

INFO: +39.335.879.1132
Biglietto unico euro 10
Per acquisto: la sera dello spettacolo o tramite mail a ticket.teatrogasometro@gmail.com

Tutto il Programma della festa “Primavalle… Mica l’ultima!”

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Primavalle…mica l’ultima! è la festa promossa dall’associazione “Vengo da Primavalle”, associazione nata da un gruppo di cittadini uniti dalla voglia di mostrare il volto migliore di Primavalle. 40 ore di programmazione live tra spettacoli, concerti, dibattiti, e artisti di strada per rendere questa quinta edizione indimenticabile! Giorgio Tirabassi, Giobbe Covatta, Piotta, Il Muro Del Canto, Carmine Faraco e tanti altri saranno i protagonisti.
L’evento, patrocinato in modo non oneroso dell’ATER di Roma, la ASL ROMA 1, IL NUOVO IMAIE e organizzato con il coinvolgimento di diverse realtà sociali, culturali ed associative del territorio, ha avuto nelle precedenti edizioni un successo strepitoso con la presenza giornaliera di circa 2500 persone, diventando un evento riconosciuto e atteso dall’intero quadrante nord ovest della Capitale, nonché un appuntamento inserito nell’Estate Romana 2015.
L’elemento che rende la festa Primavalle…mica l’ultima! un appuntamento atteso dalla cittadinanza (avvicinando al parco Anna Bracci e agli eventi culturali le diverse fasce d’età) è senza dubbio la fitta programmazione di eventi e spettacoli dal vivo di generi diversi: dalla musica alle rappresentazioni teatrali; dalla danza al teatro di figura; dalle esibizioni delle diverse scuole, compagnie ed associazioni alla presentazione di libri; dagli artisti di strada fino alla street art. La scelta stessa del nome rappresenta il desiderio di risvegliare l’orgoglio di una periferia troppe volte raccontata solo con immagini di degrado, che invece dimostra di essere luogo di produzione culturale, in grado di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto.
Rispettando lo spirito che ha ispirato i precedenti appuntamenti, Primavalle… mica l’ultima! si concentrerà su una fitta e varia programmazione quotidiana di spettacoli dal vivo, puntando sull’interdisciplinarietà in grado, grazie all’intervento di artisti di fama nazionale nonché di giovani esordienti, di avvicinare e conquistare le diverse fasce di pubblico a partire dai più giovani fino ad arrivare alla terza età.
Ogni giorno tantissimi appuntamenti a partire dalle ore 18,00: mercatino e stand, animazione per bambini, spettacoli con i giocolieri e gli artisti di strada, Dj Set a cura di DJ EM Emanuele Bertulli, Akuna Matata in Concerto, passeggiate per il quartiere, Petit Cabaret 1924 – Spettacolo di circo contemporaneo ambientato negli anni ’20 a Parigi, incontri a sei zampe con consulenze comportamentali, esibizioni sportive e lezioni educative a cura del centro cinofilo Dog Revolution; e ancora “Il gobbo del quarticciolo” di e con Emiliano Valente, a cura del Circolo letterario Franca Rame. Burlesque Riot, Music LAB “Vittorio Gassman” a cura de “I Musici”, Civico 33 in Concerto, Chemical e tanto tanto altro ancora. Da segnalare giovedì primo settembre l’appuntamento dal titolo “Tornavo da te”, incontro con famigliari di vittime di violenza; invitate le famiglie: Budroni, Cucchi, La Penna e Sandri.
Alle ore 22,00 il clou della serata, ogni giorno con grandi ospiti: Mercoledì 31 grande apertura con Giorgio Tirabassi in concerto, giovedì primo settembre grande spettacolo con Giobbe Covatta, venerdì 2 Il Muro del Canto in concerto, sabato 3 Piotta in concerto, e domenica 4 alle 21,30 festival della romanità con apertura di Maurizio Fortini e poi alle 22,00 spettacolo con Carmine Faraco. Gran finale con fuochi pirotecnici.
Durante la settimana la ASL ROMA 1 offrirà i seguenti servizi informativi, di controllo e prevenzione: consultorio, screening, prevenzione delle ist, test hiv, medicina dello sport, visite sian con consigli dietetico nutrizionali, servizio veterinario.
Saranno attivate anche iniziative per aiutare le zone colpite dal terremoto degli scorsi giorni.
Tutti gli eventi saranno completamente ad INGRESSO GRATUITO. Con Primavalle… mica l’ultima! riusciremo, anche quest’anno, a far rivivere il parco Anna Bracci, creando e rafforzando una comunità.

IL PROGRAMMA, QUI

INFORMAZIONI, QUI


PRIMAVALLE… MICA L’ULTIMA!
31 agosto | 4 settembre 2016
Giorgio Tirabassi, Giobbe Covatta, Piotta, Il Muro Del Canto, Carmine Faraco
e tanti altri saranno i protagonisti della V Edizione dell’ evento organizzato dall’Associazione Vengo da Primavalle Parco Anna Bracci
Via Alessio Ascalesi, Primavalle, Roma Orario inizio eventi 18:00 Ingresso gratuito
Con il patrocinio gratuito dell’ATER di Roma, la ASL ROMA 1, IL NUOVO IMAIE

Passeggiata notturna alla scoperta di Caravaggio

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L’Associazione Culturale Roma e Lazio x te propone una visita serale sui luoghi della vita del grande pittore Caravaggio, il pittore della luce, che sconvolse tutto il mondo dell’arte, aprendo nuove strade. Andremo alla scoperta della sua vita avventurosa e dei luoghi romani che l’hanno segnata.

Roma
© caravaggio.historiaweb

Questo pittore è un giovenaccio grande di vinti o vinticinque anni con poca di barba negra grassotto con ciglia grosse et occhio negro, che va vestito di negro non troppo bene in ordine che portava un paro di calzette negre un poco stracciate che porta li capelli grandi longhi dinanzi…“. Ecco una descrizione che ci dà Luca, figlio del barbiere Marco, di Caravaggio
Vita avventurosa, violenta, passionale, tutto quello che lo riguarda è un enigma; pensate che solo nove anni fa si è certificato il suo luogo di nascita: Milano.
Il giovane Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio dalla città presso Bergamo che la famiglia usava frequentare, arriva a Roma giovanissimo e questa città sarà il teatro principale della sua vita. L’Associazione Culturale Roma e Lazio x te ha organizzato una visita mercoledì 31 agosto alle ore 21 sui luoghi della vita del grande artista, la cui personalità bizzarra, violenta, imprevedibile ma geniale lo costrinse a viaggiare per tutta Italia fino ad arrivare a Malta. Conosceremo la Roma del Caravaggio attraverso i luoghi, le strade ed i vicoli da lui frequentati. Conosceremo i personaggi che lui ha incontrato a Roma, le sue famose cortigiane, i committenti delle sue celebri opere e parleremo anche di queste ultime, capolavori senza tempo che ancora oggi inchiodano lo spettatore a loro stessi per le forti emozioni che producono.
Tutte le informazioni circa la prenotazione, il costo ed il luogo dell’appuntamento sono visibili cliccando sulla parola Caravaggio.
Roma
© Arteworld
Marco Rossi

La splendida Notte delle Candele di Vallerano vi aspetta il 27 agosto

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Al via sabato 27 agosto la IX edizione della Notte delle Candele del centro storico di Vallerano!

Apertura cancelli: ore 19
Ingresso: 5 Eurobiglietti acquistabili online al sito:

http://www.i-ticket.it/prevendita/index.php?cmd=event&event_id=1951

IX edizione Notte delle Candele

Nono immancabile appuntamento con la Notte delle Candele di Vallerano che quest’anno, come da tradizione in programma l’ultimo sabato di agosto, vedrà accendere nel cuore del ridente borgo medievale della Tuscia oltre 100000 lumini che scenograferanno ogni via, vicolo, piazza, angolo e balcone.
IX Edizione - Notte delle Candele
Frutto della collaborazione dell’intera cittadinanza e progetto scaturito dall’Associazione culturale Piccole Serenate Notturne –  Notte delle Candele  che per gioco iniziò qualche anno fa a sperimentare il binomio della notte rischiarata da piccoli ceri con performance artistiche nelle piazze più caratteristiche del Paese, l’evento – organizzato insieme al Comune di Vallerano – ha registrato ultimamente sempre maggiori consensi da parte di pubblico, turisti stranieri e stampa (anche internazionale) da richiamare picchi sempre più allargati di persone, non solo dal territorio viterbese, ma da ogni parte d’Italia. Per contenere questi corposi e incessanti flussi – che tutta la notte di sabato 27 agosto si alterneranno per l’intero centro di Vallerano, sono stati quest’anno predisposti nuovi parcheggi e un servizio continuo di navette per trasportare gratuitamente ogni convenuto. 
Reduce dal successo della prima notte “gemellata” in Spagna, a Pals (in Catalogna), che colloca Vallerano in una dimensione internazionale che si allargherà prossimamente ad ulteriori borghi similari, La Notte delle Candele quest’anno proporrà il tema della “giungla” con animatori, maschere e danzatori all’ingresso del Paese che accoglieranno e interagiranno con gli ospiti in arrivo. Saranno poi ben 25 i gruppi che, in contemporanea, si alterneranno per l’intera notte in ogni suggestivo angolo valleranense: musica classica, jazz, brass ‘n roll, disco, electro-funk, etnica, folk, dj set e tanta pizzica a rallegrare una folla che già l’anno scorso ha raggiunto in poche ore le 20000 presenze.
Oltre al noto concorso fotografico, che quest’anno vedrà premiare sul tema “il colore” le migliori foto scattate nella notte delle candele (regolamento sul sito www.nottedellecandele.eu), una interessante novità è rappresentata da Astronomitaly, attività di Animazione Turistica Astronomica che si prefigge di attrarre nuovi flussi di visitatori attraverso attività innovative e rispettose della natura. In particolare, in un perfetto connubio caratterizzato dall’attenzione verso l’illuminazione sostenibile che favorisce la visione delle stelle sul territorio dei Monti Cimini (tra i luoghi più affascinanti ed ideali per osservare il cielo stellato nel Lazio), verranno proposte l’osservazione delle stelle, dei pianeti, della Luna e della Via Lattea con il telescopio e la guida di esperti. Nelle notti di Luna e di visibilità dei pianeti gli ospiti potranno scattare fotografie dal telescopio con il proprio smartphone. Lo spegnimento delle luci da parte della location potrà favorire notevolmente l’osservazione e avrà una risonanza mediatica a favore della sostenibilità ambientale.
La Notte delle Candele si rivela ancora una volta un appuntamento unico e di grande fascino: nella sua atmosfera intima e surreale con le fiammelle che esaltano i contorni degli archi, delle case e delle chiese, incorniciano le porte e le finestre seguendo i tratti di scalinate e vicoli, il pubblico verrà guidato in un percorso magico alla scoperta di un viaggio artistico tra suoni, immagini ed emozioni.
I biglietti, al democratico prezzo di 5 Euro, sono acquistabili sul posto o, per non fare file, online al sito www.nottedellecandele.eu
La notte delle Candele sostiene infine SOS Villaggi dei Bambini: l’intero ricavato della vendita dei gadget per accendere le candele sarà infatti devoluto a questa organizzazione internazionale in difesa dei diritti dei bambini (info su www.sositalia.it)
Pagina FB ufficiale:

IX Edizione - Notte delle Candele

Il programma della Notte delle candele 2016


Fabio Fenucci Jazz Quartet – Piazza Ospedale
Il chitarrista Fabio Fenucci, stimato strumentista e didatta, ha riunito in questa formazione il giovane contrabbassista Salvatore Guidi, con cui recentemente collabora e musicisti di vecchia data, come la pianista Cinzia Gizzi, titolare della cattedra di pianoforte jazz al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, con la quale ha realizzato un interessante duo, apprezzato in varie situazioni musicali, e John Arnold, uno dei migliori batteristi della scena jazzistica italiana, che vanta importanti collaborazioni a livello nazionale e internazionale. Il quartetto propone brani originali e pagine d’autore desuete, mirando alla
musicalità delle idee, alla ricerca del suono e all’interplay fra i musicisti.
Andrea Baldasserosi suona Hang – Via Ospedale
Suonatore di hang

Journey Elettric 5t – Largo S. Andrea
Cinque elementi dalla diversa estrazione musicale, professionisti del settore da molti anni, insegnanti e turnisti per importanti palcoscenici italiani, amici, riuniti da un’idea musicale, quella di Marcello Balena, sviluppatasi grazie all’accumularsi di anni d’esperienza in ambito jazz e sui palcoscenici italiani. Il Marcello Balena Electric Quintet ha dato vita ad un progetto musicale collettivo, diretto e orchestrato dalla composizione e produzione di Marcello Balena (Sax soprano, alto e tenore), che per vedere concretizzata la sua personale idea di viaggio musicale, si è affidato al contributo di Valter Vincenti (chitarra elettrica e acustica), Saverio Federici (batteria e percussioni), Antonio Lusi (basso elettrico e fretless), Cristian Pratofiorito (tastiere), Giacomo Anselmi (chitarra in “Summer Wind”).
“Journey” è sì un viaggio musicale entro cui Marcello Balena invita l’ascoltatore a lasciarsi guidare, ma è anche un viaggio alla riscoperta di una vita dedicata alla musica, partendo da radici jazz per sfociare poi in qualcosa di più vasto e inafferrabile. Un abbandono delle trame più intricate e sconnesse, per ritornare così alla melodia più pura e semplice, talvolta scanzonata, chiave di lettura principale per un album che pur sguazzando in acque che potrebbero essere riconosciute come chillout e lounge, si distacca volutamente dalla catalogazione jazz più stretta. Queste caratteristiche sono state anche uno dei punti di contatto più importanti con Smilax Publishing, che ha creduto nell’idea di Marcello Balena fin dall’ascolto dei primi provini. Dopo una pre-produzione presso i suoi Demotape Recording Studio di Orte, l’album è stato registrato tra il Groove Studio Recording (dove sono state registrate le batterie ed il basso) e gli studi privati dei musicisti che hanno partecipato al progetto. Successivamente l’album è stato trattato dalle più che sapienti mani di Francesco Luzzi, che ne ha curato Missaggio e Mastering dell’album presso lo studio Il Mulino Recording di Acquapendente. «L’incontro con Max Testa, pianista di Roma, trapiantato a Penna in Teverina, è stato illuminante e possiamo definirlo il punto di inizio di questo lavoro» racconta Marcello Balena «Max è venuto a registrare nel mio studio Demotape , abbiamo chiacchierato ed avuto modo di approfondire la nostra conoscenza ed avendo saputo che in realtà,sono un sassofonista e non un vero e proprio fonico, mi ha chiesto un assolo sul suo nuovo disco ed ha voluto ascoltare alcuni dei miei brani convincendomi a registrarli.»
Dopo la prima fase di registrazione preliminare, durante l’estate 2015 i brani sono passati al vaglio del live, occasione che ha confermato un’ottima ricezione da parte del pubblico, sia in contesti prettamente jazzistici, sia in ambiti esterni ad una categorizzazione musicale specifica. Questa è stata la spinta definitiva al concretizzarsi dell’album presentato lo scorso 13 dicembre presso il Teatro Spazio Fabbrica di Lugnano in Teverina, occasione speciale alla quale ha preso parte anche il chitarrista modenese Enrico Zanella. “Journey” è un album accessibile, diretto e carico di temi che difficilmente abbandonano la mente; è un disco che, come il titolo vuole, è un buon compagno di viaggio, personale e
sonoro, che accoglie nelle sue trame dense e fluttuanti e che, grazie alla perizia e alla maestria dei suoi interpreti, trasferisce in una dimensione parallela a quella quotidiana e traghetta in un emisfero sonoro che cammina con l’ascoltatore. 
Bamboo – Giardino comunale
Riescono a riprodurre il sound drum and bass suonando cartelli stradali e frullatori, il loro riferimento musicale sono i Radiohead, sono affini alle sperimentazioni degli Einsturzende Neubauten. Si chiamano Bamboo (i cinque musicisti romani formatisi nel laboratorio di strumenti extra-musicali di Luca Lobefaro e attivi dal 2008. Oggi presentano Acqua, il singolo contenuto nel dvd musicale What’s in the cube. Qual è la peculiarità dei Bamboo? «Ogni nostro brano è composto suonando oggetti al posto degli strumenti: bidoni, elettrodomestici, tubi in pvc, carta vetrata, giocattoli, acqua sono solo alcuni dei protagonisti del nostro show», spiega la band. Il tour di promozione del dvd ripropone le sperimentazioni sonore di What’s in the Cube, registrato «in una bellissima casa in campagna a forma di cubo. Da qui ci è venuta l’idea del titolo del dvd e del packaging riutilizzabile come scatola portaoggetti».
Curiosità nella curiosità, i Bamboo optano appunto per la pubblicazione di un dvd audio/video e non delle canoniche tracce audio, perché «siamo un gruppo da vedere, per essere capiti. Un ascoltatore potrebbe non cogliere l’origine di molti suoni se non vedesse con i propri occhi qual è lo strumento che li sta producendo. È un dvd girato in un ambiente familiare e tranquillo (ci hanno ispirato i Radiohead con il loro live From the Basement) proprio per dare allo spettatore il tempo e lo spazio giusto per capire cosa stiamo suonando».
Acqua è un brano introspettivo realizzato suonando ciotole d’acqua, chiavi inglesi, carta vetrata e quello che sembra un flauto elettronico. «Anche se flauto elettronico è un nome che rende molta più giustizia al suo suono, il nostro è un semplice tubo corrugato che apparteneva probabilmente allo scarico di una lavatrice. A seconda della pressione del soffio il suono cambia altezza e intensità».

Lingalad – Piazza  San Vittore
La musica dei Lingalad assomiglia alla musica che potrebbe creare una foresta, o il sole crescente o una tempesta in avvicinamento […] Le parole corrette per descriverla non sono legate al suono, bensì alla vista: luci e ombre, aurora, brume e pioggia.
John Howe, Premio Oscar per la scenografia de Il Signore degli Anelli
Nel 2001 Giuseppe Festa fonda il gruppo musicale Lingalad, di cui è cantante e autore. Nel 2003 la band lombarda è invitata in Canada alla prima del film “Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re” di Peter Jackson, dove presenta l’album di esordio Voci dalla Terra di Mezzo, per il quale riceve apprezzamenti dalla stessa Priscilla Tolkien, figlia del Professore di Oxford.
Nel 2003 una nuova uscita discografica, Il Canto degli Alberi, un album strumentale dedicato ai luoghi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il cd si classifica al secondo posto al concorso nazionale promosso dalla TOAST RECORDS e viene premiato al Meeting delle Etichette Indipendenti (M.E.I.) di Faenza.
Nel 2005 i Lingalad presentano il cd Lo Spirito delle Foglie, che segna la discontinuità con l’immaginario tolkieniano. In questo album la band mette in musica i pensieri e le emozioni di piccoli e grandi elementi naturali, ribaltando la visione antropocentrica del reale. Nel 2008 la casa editrice Bastogi pubblica il libro-biografia La musica dei Lingalad: da Tolkien ai Segreti della Natura, curato dal giornalista Donato Zoppo.
Nel 2009 i Lingalad si classificano primi al concorso di Radio LIFE GATE ”Talenti per Natura” con il video della canzone Il Vecchio Lupo (regia di Francesco Piccioli, fotografia di Gigi Palumbo) che insieme ad altri video è contenuto nel dvd I Sentieri di Lingalad (2004).
Nel 2010 esce il cd La Locanda del Vento (Lizard Records) che racconta, in stile folk-rock, storie e leggende di un’Italia dimenticata. Nell’agosto dello stesso anno Giuseppe Festa è ospite della radio neozelandese RADIO LIVE intervistato dall’attore e conduttore Bruce Hopkins.
Nel 2012 Giuseppe Festa, in veste di viaggiatore-musicista, è il protagonista del film-documentario Oltre la frontiera, girato in Wyoming e Sud Dakota dalla Filmaker dei fratelli Piccioli. Il film è vincitore della 23° Rassegna Internazionale del Cinema di Rovereto, sezione Archeologia e Società. 
Nel 2013 Salani Editore pubblica il romanzo di Giuseppe Festa IL PASSAGGIO DELL’ORSO (Salani 2013, Mondadori Scuola 2014). Il libro viene recensito da Dacia Maraini con queste parole: “Un racconto bellissimo che celebra la natura e gli animali, senza venir meno al rispetto per gli uomini”. Nel 2014 esce il romanzo L’OMBRA DEL GATTOPARDO (Salani). Entrambi i libri di Festa vengono tradotti anche all’estero.
Nel 2015 i Lingalad pubblicano l’album CONFINI ARMONICI (Lizard Records), con testi ispirati ai libri di Giuseppe Festa “Il passaggio dell’orso” e “L’ombra del gattopardo”. Il video del singolo OCCHI D’AMBRA, per la regia di Mauro Cartapani, è finalista al Festival Internazionale SeeYouSound 2015. 
FORMAZIONE:
Giuseppe Festa (voce e flauti)
Giorgio Parato (batteria)
Claudio Morlotti (strumenti etnici dal 2000 al 2012)
Fabio Ardizzone (basso dal 2000 al 2012)
Andrea Denaro (strumenti etnici dal 2013)
Luca Pierpaoli (chitarra acustica)
Dario Canato (basso dal 2013)

Gisela Oliverio 4t – Piazza Casalino
Nata a Cordoba, Argentina, e trapiantata a Roma dal 2009, per seguire i corsi all’Accademia di Santa Cecilia (alla quale ha conseguito il diploma con successo), Gisela Oliverio è un’artista poliedrica e completa. Cantante, chitarrista e compositrice, si caratterizza per uno stile vocale duttile ed estremamente personale, capace di spaziare dal jazz più sperimentale alle suadenti note della bossa nova, sempre con un occhio di riguardo verso il calore ed il folklore della sua terra d’origine.
Ed è proprio all’Argentina che sarà dedicato il concerto del 24 marzo. In questa data, infatti, si celebra la commemorazione in onore delle vittime della cosiddetta Guerra Sporca: 30.000 ‘dissidenti politici’ che furono strappati alla vita e all’affetto delle loro famiglie nel periodo della dittatura militare di Jorge Videla e che sono, ad oggi, tristemente noti come desaparecidos.
Persone scomparse nel nulla, alle quali si è voluto negare per molto, troppo tempo, anche il beneficio del ricordo ed è proprio per questo che una serata del genere assume una fortissima valenza simbolica. Un’occasione per ridare voce a chi una voce non ce l’ha più, per raccontare e ricordare tutto l’orrore e la violenza di una delle più grandi tragedie del nostro secolo.

Lux Lucis – via dei granari
Candele di artigianato
Da Mimì a Ninì – Giardino centro storico
Mariella Spadavecchia soprano
Matteo Biscetti pianoforte
Simone Gamberi – Via Colle a frio
Nel 2014 concerti di apertura per 
NOBRAINO
PIERO PELU
MONICA HILL
MANNARINO
MODENA CITY RAMBLES
Nel 2015
Piu di 100 concerti in un anno  e il 13 esimo posto ottenuto alle selezioni di San Remo Giovani
Nel 2016 premio “miglior testo inedito” Roma assegnato dal cantautore Antonello Venditti Premio che verrà ritirato il 17 ottobre in diretta Rai 2

Folk in progress – Via Colle a frio
Dialogo tra i massimi Autori e noi. Musica d’autore originale
Squilibri un jeux sur les mains – Via caduti di Nassirya
Irene Croce
Acrobata –verticalista- acrobata aerea-danzatrice
Laureanda presso l’università di Roma La Sapienza in “Teatro e arti della Performance”.
Si è specializzata alla Flic “Scuola di formazione delle arti di circo” di Torino e in seguito all’ Espace Catastrophe, scuola di formazione delle arti di circo di Bruxelles.
Artista internazionale ha partecipato a produzioni televisive e teatrali e a numerosi festival nazionali e internazionali. Il suo spettacolo  è il continuo alternarsi di equilibri stabili e instabili, di un corpo che si muove nell’extra quotidiano, gioco di virtuosismi acrobatici e funambolici con un tavolo e una sedia, che diviene altro da sé, in un atmosfera irreale l’acrobata del circo si muove a mostrare cosa un corpo può, plasticità di movimenti  sospesi, in equilibri precari, espressione di una nuova dinamica, in cui il corpo supera il quotidiano muoversi, il circo per andare oltre il circo.

Il fuoco – Via Colle a sole
Spettacolo creativo con il fuoco
Africa Djembe – Piazza della Repubblica
In Senegal, la musica non è solo una questione di melodia…. Yela, Siko, Tama, Kora, Molo Balafon, Xalam, Cogoma, Djembe…. tutti questi strumenti tradizionali sono considerati sacri. Tutti hanno una storia. Tutti appartengono ad un’etnia. 
Il gruppo Africa Djembé suona un ritmo africano e tradizionale. Questo ritmo veicola l’insegnamento di una cultura dell’unione. Ogni suono di djembé e ogni passo di danza riporta ad una precisa suggestione e invita alla scoperta delle radici, della provenienza: l’isola di Gorée. 
L’isola di Gorée, situata a tre chilometri da Dakar, la capitale del Senegal, è stata dichiarata Patrimonio Storico dell’Umanità dall’UNESCO per conservare la memoria di un periodo vergognoso della storia dell’umanità. Gorée costituisce un simbolo della tratta degli schiavi nel continente africano. Ancora oggi, la maison des esclaves, costruzione che fu la sede di questo sinistro traffico, è conservata in buono stato e riceve la visita di migliaia di turisti, profondamente emozionati e scossi. Questa casa è circondata da costruzioni in stile coloniale. Gorée gode di una società aperta, connotata da uno spirito di rivincita, sia sul piano religioso che su quello politico. Una società in cui le diverse etnie vivono in perfetta armonia. Gorée simboleggia la memoria della schiavitù e della liberazione del popolo di un continente. 
Tuttavia, l’isola, oggi, non si contenta di perpetuare il passato, anche se un’atmosfera di altri tempi circonda il suo segreto. La calma della sua vita quotidiana, le sue stradine sabbiose, le gentilezza dei suoi abitanti, la bellezza delle costruzioni e delle abitazioni testimoniano il periodo coloniale. 
Il gruppo musicale “Africa Djembe” nasce nell’isola di Gorée, nel Senegal, dall’iniziativa del suo fondatore e direttore artistico Abdoulaye Sakou Kande con l’intento di fare rivivere le radici tradizionali più profonde del Paese e di tutta l’Africa Occidentale, in particolare della tradizione musicale Wolof e Mandinga. 
Nel 1997 successivamente alla registrazione del cd “Tambours de Gorèe”, il gruppo si trasferisce a Roma dove risiede attualmente. 
Africa Djembe, dotato esclusivamente di percussioni e con l’aiuto di variopinti costumi, propone i ritmi e le danze africane tradizionali. Le percussioni della tradizione Mandinga sono eventi di potenza e fatica, sono la festa e il ballo. Il concerto è un turbine di ritmi in crescendo che evoca e porta in palco l’Africa, non solo con ritmi e canti, ma anche con suoni che ricordano le distese sterminate della savana e le foreste verdi dei fiumi
Tamburellisti di Torre Paduli, la pizzicata di mezzanotte – Piazza della Repubblica
Il gruppo riprende la musica che guarisce i tarantati (i “morsicati” dal mitico ragno taranta) dalla malinconia e si ispira alle grandiose tradizioni del tamburello e della danza-scherma di Torrepaduli (Ruffano-Lecce), dove ogni anno (15 agosto) rivive una cultura antichissima legata al Santuario di San Rocco. Il successo dei Tamburellisti, alla fine, contribuisce persino alla nuova vertiginosa crescita della festa di San Rocco. I Tamburellisti di Torrepaduli vantano la collaborazione di Paolo Pellegrino, docente di estetica, e di Antonio Anchora, ambasciatore dell’ellenismo nel mondo. Recuperano anche il gricodella cosiddetta Grecìa salentina, lingua sopravvissuta dopo la colonizzazione magnogreca e la dominazione bizantina, cantandone alcuni brani significativi e scrivendone di nuovi. Ma tutto il Salento può essere considerato culturalmente greco ed è proprio la pizzica pizzica che, di per se stessa, per la sua struttura e per le sue funzioni, incarna le antiche concezioni elleniche. Anche Torrepaduli vanta ben definite origini greco-bizantine. Così l’arte dei Tamburellisti, nonostante manifesti una collocazione contemporanea, che De Giorgi rivendica decisamente, ha un sapore greco: danzatori e musicisti paiono davvero satiri e menadi di un tiaso dionisiaco. Il canto, che unisce autentica poesia e buone vibrazioni musicali, non è diverso da quello degli aedi.
Veeblefetzer – Largo Trento
Brass’n’Roll
Un attitudine musicale globalista e fuori dagli schemi, quasi che una linea immaginaria ma in
fondo tangibile possa unire echi di dub tra le baracche di Kingston a sprazzi di puro rock’n’roll, un funerale a New Orleans a un matrimonio gypsy nelle campagne di Sarajevo. Le chitarre pastose in bilico tra reggae e manouche si mescolano con l’energico calore dei fiati e il marchingegno ritmico fatto di tamburi e macchine da scrivere. Le basse frequenze sono tutte affidate all’andamento gradasso e rubicondo del sousafono, un basso tuba da parata. La strumentazione degna di una piccola orchestrina protopunk rende il timbro dei brani decisamente riconoscibile e originale. Il cantato è in inglese. Le liriche raccontano di viaggi, tumulti e stortezze della vita, scritte dal frontman Andrea ‘Mondo Cane’ Cota, irrefrenabile musicista nonché dj e conduttore radiofonico.
I Veeblefetzer continuano la loro incessante attività live che li ha già visti calcare i palchi dei principali club e festival italiani e di mezza Europa tra cui il Boomtown Fair (UK), il festival più incredibile mai visto, il Musikclub Open Air in Austria, l’Ariano Folk Festival (AV) e il Live Rock Festival (SI) condividendo il palco tra gli altri con The Bluebeaters, Raiz & Almamegretta, [dunkelbunt] & the secret swing society, Slamboree, The Electric Swing Circus, Dirty Honkers, Monaci del Surf.
Animals – Piazza della Repubblica
Teatro di figuranti jungle
Starlight dance party – Piazza Padella
Area disco
Black Mamba – Viale Trieste
Band rock al femminile di Viterbo che ripropone, conferendogli un tocco di originalità nell’interpretazione e arrangiamento, i singoli e classici dagli anni 80 ad oggi, dagli AC/DC, Guns ‘n’ Roses, dai Rage against the machine ai Guano Apes, Foo Fighters, Audioslave, Muse.. LINE UP
Marta Iacoponi – Voce  
Irma Mirtilla – Chitarra e voce
Cecilia Nappo – Basso
Federico Maragoni – Batteria
Dj Guerrino e Lucianino
Astronomitaly
Il territorio dei Monti Cimini è uno dei luoghi più affascinanti ed ideali per osservare il cielo stellato nel Lazio. Le nostre attività di Animazione Turistica Astronomica sono perfette per attrarre nuovi flussi di visitatori attraverso attività innovative e rispettose della natura.
Astronomitaly si propone quale partner d’eccellenza per la “Notte delle Candele” in un connubio perfetto caratterizzato dall’attenzione verso l’illuminazione sostenibile che favorisce la visione delle stelle. In occasione della Notte delle Candele proponiamo “Un salto fra le stelle”.
In particolare potranno essere realizzate le seguenti sessioni/attività:
1. Osservazione delle Stelle con i Telescopi: osservazione delle stelle, dei pianeti, della Luna e della Via Lattea con il telescopio e la guida dei nostri esperti. Nelle notti di Luna e di visibilità dei pianeti gli ospiti potranno scattare fotografie dal telescopio con il proprio smartphone. Lo spegnimento delle luci da parte della location potrà favorire notevolmente l’osservazione e avrà una risonanza mediatica a favore della sostenibilità ambientale.
Armakà animation
Animazione bambini itinerante
Just FM Dixie
Stret band dixie New Orleans
IX Edizione Notte delle Candele

IX Edizione - Notte delle Candele

Nell’anno del Signore, storie in una Roma com’era

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“La bella che guarda il mare / lalala lalala lalala / ha un nome che fa paura / libertà libertà libertà”

Torniamo indietro nel tempo. In una Roma antica. Non quella dei centurioni e dei templi pagani, ma Nell’anno del Signore 1825. Nella Roma papalina, delle chiese, della moralità ultra-cattolica e dell’ipocrisia dei palazzi. Un tempo dove il vaccino per il vaiolo era eretico, dove una celebre statua parlava per molti ed insegnava ad altrettanti. Dove il potere e la credenza degli uomini di fede non erano sempre la stessa cosa. Dove il fuoco della rivoluzione iniziava a sorgere nelle menti della penisola e la cospirazione avveniva nelle cantine. Un tempo dove la ghigliottina era una protagonista frequente nelle piazze.

La trama

In questa Roma, inseriamo due carbonari speranzosi (Robert Hossein e Renaud Verley), un’ebrea innamorata (Claudia Cardinale), uno spietato cardinale (Ugo Tognazzi), un colonnello orgoglioso (Enrico Maria Salerno), un frate credente (Alberto Sordi) e un ciabattino dall’eroico segreto (Nino Manfredi). Tutti personaggi diversi, uniti da una cospirazione fallita. Amore, sogni, dolori, astuzia, purezza, superbia, conditi da una romanesca ironia, in una città silenziosa, dove chi non sapeva s’ingegnava e chi sapeva ne approfittava; dove il suono delle preghiere e delle campane, superava il silenzio dei sospiri e delle congiure.
Solo così si può raccontare la trama del secondo film del regista Luigi Magni. E’ riduttivo, ma vederlo è l’unico modo per assaporarne la magia. L’intento primario de Nell’anno del Signore è raccontare il rapporto che gli abitanti di Roma, nobili e plebei, avevano con il potere temporale della Chiesa. Un rapporto dove fuori esce lo spirito romano. Non quello becero, ubriacone o, comunque, stereotipato. Uno spirito che dice senza dire, che ne ha viste tante.  Ognuno di loro rappresenta qualcosa della Roma di quel tempo. I carbonari Hossein e Verley sono quello spirito rivoluzionario che, purtroppo, già emergeva nello spirito di Roma, ma che, come al solito, non era al passo con i tempi.

Il potere

Le figure di Tognazzi e Sordi sono il potere visto in maniera diversa. Il primo è il superbo, il furbo, il calmo, la fame di onnipotenza e cosciente del ruolo che ha; un uomo divenuto di fede solo perché permetteva il comando: un’arma pericolosa usata con fermezza e passione. Significativa la scena dell’ultimo dialogo con Manfredi. Lo invita ad entrare in una stanza, ma Manfredi non accetta affermando “Non sia mai” e Tognazzi entra dicendo “Ah ecco!“. Sordi, invece, rappresenta la fede pura, che combatte fino all’ultimo per ciò che crede sia giusto: significativa la sua ultima comparsa dove ammette che, qualora si stesse sbagliando, “poi me la vedo io col Padre Eterno“, unito a quel commovente “Perché?” finale.
Alberto Sordi in una scena del film 
Più complesse le figure di Manfredi e Salerno. Salerno è la denuncia all’attualità, che Luigi Magni inseriva nelle pellicole. L’anno in cui viene girato il film è’ il 1969, anno della famosa ‘dittatura dei colonnelli’ in Grecia. Il ruolo di antagonista di Enrico Maria Salerno, prima dell’arrivo di Tognazzi (rappresentante il potere), è una possibile allusione al ruolo dei ‘colonnelli’ esecutori di una volontà altrui. Rappresentativa la frase “Magari comandassero i colonnelli! Credi che le cose  non andrebbero meglio?“.
Manfredi è la rivoluzione culturale, quella che tutti indistintamente temono. L’insulto detto è una parolaccia, scritto diventa un pensiero: così afferma il personaggio. Rivoluzione che non segue l’istinto ma il cervello, che con la rima “denuncia il marcio e il popolo prende nota“.
L’idea della libertà, però, è quella che più si mostra nel film. Ricordando l’anno di produzione, si capisce anche lo spirito che pervadeva a Roma in quell’anno. Un periodo dove lo spirito di ribellione era potente e una nuova generazione non si accontentava delle regole della precedente. I carbonari, poi italiani, cosa avevano di diverso dai ‘capelloni’ degli anni ’60? Un potere che li scacciava, alcuni che li sostenevano apertamente, altri sotto-banco: identica ‘atmosfera che si respira nel film, omertà compresa.
Il film è rivoluzionario di per se, visto che sarà il primo dei sette che il regista dedicherà al periodo risorgimentale. Il primo che aprirà alla trilogia che proseguirà con In nome del papa re del 1977 e In nome del popolo sovrano del 1990.

3 buoni motivi per vedere il film:

– La colonna sonora di Armando Trovajoli, delicata e commovente, capace di cullare
– Claudia Cardinale, in un’interpretazione dove mostra la sua elegante bellezza nel modo più rude e nel suo lato più popolare
Nino Manfredi, che per quest’interpretazione, prese il primo dei 4 David di Donatello come miglior attore protagonista

Quando vedere il film?

Una sera d’inverno. Consigliabile in famiglia con degli adolescenti: la risata rende la storia più leggera  e trova la scusa di parlare di un periodo storico, poco affrontato nel dettaglio a scuola.
Francesco Fario
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Il 26 agosto alla centrale geotermica arriva il Circo

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Arriva nella centrale geotermica il Circo EXTRA_ORDINARIO della Compagnia Magdaclan Extra-Vagante.

Compagnia Magdaclan Extra-Vagante
Venerdì 26 maggio si chiude Fra Terra e Cielo, la rassegna di teatro contemporaneo ideata e organizzata da Officine Papage nella Val di Cecina con il sostegno dei Comuni di Pomarance e Castelnuovo V.C., della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e di Enel Green Power. 
Questa 5a edizione – dichiara il direttore artistico Marco Pasquinucci – ha registrato un successo senza precedenti, a conferma della grande vitalità culturale della terra che la ospita. Un tessuto naturale e sociale con cui la nostra compagnia ha saputo confrontarsi quotidianamente, coniugando tradizione e innovazione. Il Teatro è energia, è stato il nostro slogan 2016. E abbiamo voluto concludere il festival con un evento senza precedenti: uno spettacolo site specific, realizzato proprio all’interno della Centrale 3, cuore nevralgico dell’area geotermica toscana.

Compagnia Magdaclan Extra-Vagante
Gli artisti straordinari di MagdaClan proporranno un percorso “Extra_ordinario” che consiste nell’integrazione dell’architettura degli spazi della centrale geotermica del Larderello con discipline circensi per valorizzare le dinamiche plastiche del luogo e riutilizzare, con una nuova prospettiva, gli spazi solitamente dedicati all’industria energetica. Come la centrale geotermica trasforma in energia elettrica la forza del vapore prelevato dal sottosuolo, il MagdaClan Circo proverà a trasformare in luogo di arte e spettacolo, grazie alla sua poesia surreale, una struttura solitamente vissuta come luogo di lavoro. Lo spettacolo diventa quindi una lente di ingrandimento che esalta le qualità del performer e della sua disciplina, illumina di luce diversa uno spazio, un luogo creando una nuova relazione tra lo spettatore/abitante e lo spazio che vive tutti i giorni. “L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita.”  [Pablo Picasso].
L’evento è a ingresso gratuito. Dalle 19.30 nel luogo dello spettacolo possibilità di Cenateatro con la Comunità del cibo a energie rinnovabili della Toscana, la prima comunità al mondo a operare nel settore agroalimentare per il cibo a energia pulita.

Compagnia Magdaclan Extra-Vagante

INFO

info@officinepapage.it
www.officinepapage.it
https://www.facebook.com/officinepapage.it/?fref=ts

Per chi ha bisogno di un passaggio BlaBlaTheater: tel. 058862089

“Black, l’amore ai tempi dell’odio” al cinema il 31 agosto

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“Questo film è sostanzialmente la storia di Romeo e Giulietta, riletta dalla commovente sensibilità dei due registi che sanno restituire al pubblico l’idea della violenza di strada delle gang giovanili” 

(Vice)

Mavela, una disadattata teenager quindicenne, che ritrova se stessa e la voglia di vivere quando entra a far parte della gang The Black Bronx, formata da giovani africani della periferia di Bruxelles.Si sente finalmente a casa adesso, accettata da tanti nuovi amici con i quali condivide il giorno e la notte in giro per la città. Per la prima volta nella sua vita Mavela prova un senso di appartenenza finora sconosciuto. Ma realizza subito che militare nei Black Bronx significa far parte di una famiglia totalizzante che non accetta compromessi. Soprattutto comprende che, una volta entrata a far parte della gang, non potrà più uscirne. Mavela peraltro non ha alcuna intenzione di farsi da parte.
Ma un giorno come un altro, Mavela incontra Marwaan.
Marwaan è un ragazzo marocchino, e fa parte della Gand 1080, nemici giurati dei Black Bronx. Dal primo loro veloce incontro, Mavela e Marwaan sanno e sentono di avere un comune destino: passione violenta e amore reciproco. Ma la loro appartenenza a gang rivali li costringe a incontri clandestine e a un futuro di paure, ombre e sospetti. Il velleitario piano per vivere segretamente la loro storia viene presto scoperto e i due ora devono pagarne le conseguenze.
BLACK – L’AMORE AI TEMPI DELL’ODIO – diretto da Adil El Arbi . Bilall Fallah con Sanâa Alaoui . Martha Canga Antonio. Aboubakr Bensaih. Vincitore del Discovery Award al Toronto International Film Festival 2016.

EVENTO SPECIALE:
SOLO IL 31 AGOSTO 2016 PRESSO 16 CINEMA “THE SPACE” IN 13 CITTÀ ITALIANE. POI PROSEGUE IN PROGRAMMAZIONE A MILANO, BOLOGNA, FIRENZE, ROMA
Cagliari TheSpace Cinema di Quartucciu
Catania TheSpace Cinema di Belpasso
Genova TheSpace Cinema
Milano Cinema Odeon
TheSpace Cinema di Rozzano
TheSpace Cinema di Cerro Maggiore
Monza e Brianza TheSpace Cinema di Vimercate
Padova TheSpace Cinema di Limena
Parma TheSpace Cinema Parma Campus
Pescara TheSpace Cinema di Montesilvano
Roma TheSpace Cinema Parco De Medici
TheSpace Cinema di Guidonia
Salerno TheSpace Cinema
Torino TheSpace Cinema di Beinasco
Treviso TheSpace Cinema di Silea
Udine TheSpace Cinema di Pradamano
POI LA PROGRAMMAZIONE DEL FILM PROSEGUE IN ALCUNE SALE SELEZIONATE A MILANO, BOLOGNA, FIRENZE, ROMA

Inormazioni su: http://wantedcinema.eu/movies/black/

Tetraktys, il concerto e l’intervista ad Alessandro Meacci

Il giovane talento calabrese illumina l’exCOMAC di Soverato con la sua sperimentazione musicale e ci racconta il suo primo lavoro.

soverato
Alessandro Meacci all’inizio del concerto.
“…per citare Kandinskij, chi tenta di emulare il passato è come una piuma nella tempesta, bisogna tentare e se ci dovranno punire ci puniranno…”
Sembra doveroso iniziare con questo breve riferimento che Alessandro Meacci fa, sorridendo, durante il nostro breve colloquio, per capire di che pasta è fatto il giovane pianista. In un’ epoca musicale in cui ormai molto risulta scontato c’è ancora chi si rimbocca le maniche per trovare qualcosa di nuovo e di vero. Tetraktys è il perfetto esempio di questa laboriosa operazione che ha impegnato Alessandro. Già dal primo ascolto si capisce come i dieci brani siano frutto di una sovrapposizione di stili che, partendo da una corposa base classica, si spingono verso generi più leggeri, senza pregiudicarne però la complessità. Anzi, nonostante la giovane età del compositore, sono presenti controtempi e un’alternanza di ritmo così ben studiata da confondere anche gli ascoltatori più esperti.
Soverato
Il giovane compositore risalta nell’oscurità.
Così, in una calda serata il 22 agosto, immersi nella splendida location di exCOMAC, giunge il momento di regalare al pubblico il frutto di tale lavoro. Un esordio con i fiocchi, considerando le numerosissime persone accorse, grazie anche all’organizzazione a cura di Naturium.
Soverato
Alessandro Meacci.
Ogni brano è anticipato da una breve descrizione che consente a tutti di poter cogliere al meglio la carica emotiva e l’ispirazione a esso legati. Cala così il silenzio e, come in trans, le veloci mani del pianista fluttuano sulla tastiera illuminando l’atmosfera di penombra. In determinati momenti Alessandro sembra duettare con il proprio riflesso nel pianoforte in un mix di suoni e magia.
Alla fine del concerto il pubblico è in visibilio.

Track list:
Blue Skies
Ascensione
Destini
Fantasia
Fiore di Rosa
Naif
Modern Rhapsody
Rainbows
Salutami Musorgskij
Tetraktys

Nella stessa serata il giovane compositore si concede a noi per qualche domanda.
  • Alessandro, cosa rappresenta per te il Tetraktys?
Parlando del simbolo, questo è nato da una ricerca che ho fatto e dall’insegnamento della professoressa di filosofia che mi ha dato un input. Poi ho capito che Tetraktys è un’armonia che può essere espressa a 360 gradi, non si può racchiudere solo nel concetto di matematica o filosofia. […] facendo una traslazione in musica questi brani nascono come unione tra generi, tra maggiore e minore, tra consonanza e dissonanza, e poi ovviamente gli ascolti che mi hanno permesso di creare un legame tra i diversi generi […]. Per quanto riguarda la veste grafica, che è l’aspetto più particolare di questo progetto, il ringraziamento va ad Amedeo Mamone che ha reso sostanziale e ha dato vita a questo Tetraktys, perché la musica non la puoi maneggiare, mentre un’arte come la pittura sì […]
Soverato
Copertina di Tetraktys a cura di Amedeo Mamone. Credit: behance.net
  • Qual è quindi il tuo pensiero sulla musica oggi?
Il pensiero è rivolto a chi ancora prova a dire qualcosa. E ci sono questi personaggi che, purtroppo, dai giovani come me vengono letti come strani, diversi, perché non si abbinano al commercio. [riferendosi a Tetraktys] Chi ha un orecchio allenato sente apparenti aritmie, qualcosa di quasi zoppicante, ma è proprio questo l’obbiettivo, cioè di far parlare le note, di far parlare l’essenza della musica. […]
Per il futuro il pianista, che ricordiamo avere 19 anni, punta a concludere il conservatorio con “qualità e gioia” e continuare a comporre e “raccontare storie. Noi auguriamo ad Alessandro il meglio, sperando di risentirlo al più presto, magari in contesti ancora più prestigiosi.

Foto: Gianclaudio Celia

Gianclaudio Celia
@Gian_Celia

Pronti per la finale di Gay Village Academy?

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La scuola del talento firmata Gay Village, elegge il sesto vincitore… Chi la spunterà?

parco del ninfeo

Giovedì 25 Agosto, dalle ore 21.00 sul prestigioso palco pop al Parco del Ninfeo, prende il via La Finale di Gay Village Academy 2016, condotta da Christian Nastasi e Daniel Decò, che ne curano la direzione artistica insieme a Manuel Minoia, il tutto condito con l’indiscutibile comicità di Vincenzo De Lucia e la presenza della preside Vladimir Luxuria, che assisterà alla battaglia finale, non risparmiando giudizi ed apprezzamenti per i cinque finalisti del talent: Simone Venditti, Lorelle, Simona Grazzini, Andrea Riccardi e Simona Farris. 
A giudicare le esibizioni, la speciale Commissione d’Esame formata dall’autore televisivo Dimitri Cocciuti, il dj delle notti arcobaleno Brezet, l’autrice Mediaset Elena Metti, i ballerini Nicola Zamperetti e Russell Russell, Lavinia Caracciolo di Marano della Endemol, Valeria Narcisi dal Teatro Brancaccio, l’autore di Spetteguless il blogger Federico Boni, lo stylist Paolo Marcati, i performer KarmaB stage direction del Gay Village, il coreografo Federico Patrizi, la cantante e corista Vanda Rapisardi.
I migliori studenti di questa sesta edizione si metteranno alla prova un’ultima volta per conquistare l’ACADEMY GRADUATION, la speciale laurea targata Gay Village, creata per promuovere giovani artisti di talento che vogliono lanciarsi nel mondo dello spettacolo. Si sono dati battaglia sui temi più disparati, dall’High School alla Disco Music, dalle canzoni di Sanremo alle Favole, sviscerando le materie d’esame dedicate al mondo dell’intrattenimento e proponendo ogni settimana delle prove ispirate a Cinema, Moda, Musica e Spettacolo. Delle quattro categorie in gioco (Canto, Ballo, Performer e Musicisti), arrivano al rush finale cinque finalisti dalle ugole d’oro: Simone Venditti, Lorelle, Simona Grazzini, Andrea Riccardi e Simona Farris, tutti cantanti in erba, decisi a concludere quest’esperienza con il titolo di vincitore dell’anno. Il migliore si aggiudicherà un assegno firmato da Gay Village Academy del valore di 500 Euro, con l’aggiunta da parte del Teatro Brancaccio, partner ufficiale della manifestazione, di un workshop professionale omaggiato attraverso il Progetto STAP (Scuola di Teatro ed Arti Performative), destinato ad uno dei cinque finalisti che sarà scelto direttamente dalla direzione del teatro. La consueta Commissione d’Esame che ha seguito il percorso dei ragazzi in queste settimane, sarà ampliata, con l’aggiunta di ulteriori docenti che giudicheranno le esibizioni degli studenti in gara.
I FINALISTI:
SIMONE VENDITTI: E’ il più giovane dei cinque e si è messo alla prova con artisti più navigati ma il suo timbro pulito e l’ottima tecnica vocale lo hanno fatto apprezzare portandolo a testa alta fino alla finale. LORELLE: Timida e riservata nella vita cosi come sul palco, è riuscita a piccoli passi a trasmettere la sua sensibilità artistica al pubblico che l’ha accolta con grande affetto. SIMONA GRAZZINI: Grande voce e forte personalità esplose sul palco. Con costanza e grinta è uscita allo scoperto ogni volta un po’ di più seguendo un percorso tutto in ascesa. ANDREA RICCARDI: A suo agio sul palco, padrone della scena cosi come della voce. Si è sempre messo in gioco senza lasciarsi andare alle difficoltà incontrate, dalle quali ha sempre tratto spunti per migliorare. SIMONA FARRIS: Voce potente e ottima tecnica, ha lavorato molto sulle emozioni e non ha mancato di stupire il pubblico durante le sue esibizioni.

L’artista Liu Yi dona un’isola di pace a Santa Maria in Salina

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L’artista Liu Yi segna il cammino della strada della Seta e della Pace.

Il dipinto della serie Isola di pace di Liu Yi donato al Comune di Santa Maria in Salina.
Quest’anno, in occasione della kermesse Mare Festival Salina, Liu Yi e l’Assessore Ursino, hanno dato vita ad una collaborazione che mira a promuovere le attività agronome ed artistiche tra le regioni. Inoltre, Liu Yi ha donato al Comune di Santa Maria in Salina un dipinto che riprende la serie: “isola di Pace”. Il tema è sempre incentrato sul concetto di pace. L’opera sancisce una promessa di scambi multiculturali, importanti per il momento storico che si sta vivendo in tutto il mondo.

Liu Yi al momento della donazione durante il Mare Festival.
L’arte è un linguaggio universale, è l’espressione di una concezione della vita e del mondo. In particolar modo, la pittura è uno strumento che consente di comunicare messaggi palesi o reconditi, il cui gradimento varia dal punto di vista estetico in base ai gusti individuali. Innumerevoli possono essere le fonti d’ispirazione. L’artista cinese Liu Yi, originario della regione dello Hunan, trae ispirazione da tematiche di fondamentale rilevanza a livello mondiale quali la pace nel mondo e l’interscambio culturale dei paesi Orientali con quelli Occidentali. Liu Yi si è sempre distinto per la sua passione nel creare ponti culturali tra la Cina e l’Italia, paese a cui è particolarmente legato sia per l’arte che per la moda. Sin dalla giovane età, ha studiato nelle migliori università italiane come la Marangoni di Milano. La sua estroversa attività  artistica, come stilista e pittore, lo ha portato a instaurare un rapporto  creativo con importanti associazioni come Icomos e Unesco. L ‘Italia  è stata la congiunzione ideale per far risaltare, in occasione di  Expo Milano 2015, le sue indiscutibili doti pittoriche e per ricercare, sia nella musica che nell’arte, il ponte di collegamento tra Cina ed Italia. Liu Yi  ha iniziato a lavorare su contenuti e concetti legati al Progetto della Strada della Seta di Marco Polo. Nel 2013, è stato nominato primo Cavaliere della Pace Asiatico, istituito nella città di Assisi. E’ stato nominato dalla Regione dell’Hunan: Ambasciatore della Cultura e dello Scambio Culturale con l’Italia per la sua attività volta a portare avanti il Progetto Marco Polo.
Liu Yi: “La Sicilia si trova in un punto magico del Mediterraneo. Questa bellissima isola presenta tonalità cromatiche che possono sembrare improvvisazioni di colore  che si sposano con le gradazioni di colore dei tramonti Siracusani. Favolosa l’Italia, meravigliosa la Sicilia!

Beatles, Battista, Papaleo e Masha e Orso: poker d’assi per il Settembre Viterbese

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Poker d’assi in programma per il Settembre Viterbese. A partire dal 5 settembre fino a sabato 10, quattro imperdibili spettacoli animeranno Prato Giardino.

Si comincia con Beatles Story il 5 settembre per poi proseguire con l’umorismo irriverente di Maurizio Battista, il live di Rocco Papaleo e lo show dei personaggi più amati dai bambini, Masha e Orso.
Una rassegna di tutto rispetto, organizzata dal Comune di Viterbo in collaborazione con AR Spettacoli e Carramusa Group, studiata appositamente per accontentare una variegata tipologia di pubblico, diversa per età, gusti ed interessi.
A partire dagli amanti della musica evergreen che non potranno assolutamente mancare lo spettacolo Beatles Story di lunedì 5 settembre, un live show multimediale che, come in un magico viaggio, ripercorrerà l’intera storia dei Beatles dal ’62 al ’70 attraverso quaranta grandi successi: 
da She Loves You, a I Want To Hold Your Hand, da All You Need Is Love fino a Let It Be ed Hey Jude. 
Risate garantite invece, con lo spettacolo del 7 settembre “Una serata unica” di Maurizio Battista, in cui il comico romano analizza, con la consueta pungente ironia, gli ultimi cinquant’anni della società attuale, tra vizi e virtù degli italiani, in un esilarante confronto con le generazioni di qualche anno fa, ignare di Suv, Spa, Facebook e Ikea. 
Il 9 settembre, a salire sul palco sarà l’intramontabile Rocco Papaleo, che accompagnato dai suoi storici musicisti, vestirà i panni sia di cantante che di intrattenitore in una formula ormai collaudata di ritmo, leggerezza e tanta ironia.
Un diario di ricordi e molte sorprese, di teatro contenuto in un’idea di concerto, in una serata in cui lo swing si mescola al jazz e al fuori programma.
Il cartellone chiude in bellezza, per la gioia dei più piccoli con Masha e Orso.
Lo spettacolo ufficiale, proveniente direttamente dalla Russia, patria degli amati personaggi, è un vero e proprio Musical, con una divertentissima storia e tante proiezioni ed effetti speciali. 
Immancabili i protagonisti del cartoon originale, che faranno da contorno alla dolce e dispettosa Masha ed al suo grande amico saggio e paziente, Orso, in una coinvolgente trasposizione teatrale della più nota serie animata.
Per info su biglietti Ticketitalia.com, oppure Underground a Viterbo.
Infoline 800912908 Tel.: 3939041725 – 335474640. www.arspettacoli.com 

Torna a Vallerano il festival Piccole Serenate Notturne

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Per la sedicesima volta torna a Vallerano il festival Piccole Serenate Notturne, preludio alla tradizionale Notte delle Candele, evento che concluderà la rassegna l’ultimo sabato del mese di agosto.

In programma, martedì 23 e mercoledì 24 nel pittoresco borgo medievale nel cuore della Tuscia viterbese, due concerti all’insegna della musica etnica, entrambi ad ingresso libero, ore 21,30, in piazza dell’Oratorio.
Il 23 agosto la COMPAGNIA FLAMENCO FUENTE OVEJUNA presenterà lo spettacolo “Las Olas del Tiempo”, con cinque musicisti e sei danzatrici, che interseca la tradizione musicale andalusa con il folclore arabo magrebino. Si tratta di un viaggio musicale nella parte più occidentale del Mediterraneo che esplora musicalmente il territorio che separa ed allo stesso tempo unisce la regione spagnola dell’Andalusia al Marocco, due differenti culture che nella storia si sono incontrate influenzandosi a vicenda. In Andalusia nel 711, con l’occupazione araba della Spagna meridionale, ebbe inizio una “nuova era” che riguardava tutti i campi, dalla scienza all’arte: in “Las Olas del Tiempo” si ripercorrono quelle vie, rivivendo i momenti in cui, anche grazie alla musica e la danza, il sud della Spagna, al-Ándalus, divenne esempio unico di tolleranza, scambio e convivenza tra musulmani, ebrei, cristiani e gitani, nella coesistenza di culture, religioni e lingue. Il progetto prende spunto ed energia dalla fusione di elementi comuni del flamenco, della musica araba magrebina e sefardita attraverso la ricerca e la riqualificazione del patrimonio musicale del periodo di al-Ándalus, proponendo una rilettura in chiave contemporanea attraverso una performance di musica e danza concepita con l’obiettivo di affermazione di tolleranza e libertà, intese nella loro più larga accezione.
Il 24 Agosto sarà invece la volta dei CAMILLOCROMO, un progetto di “musica per ciarlatani, ballerine e tabarin” composto da un’orchestra di sei musicisti in smoking che trascineranno i convenuti in atmosfere musicali retrò con suggestioni circensi e colori felliniani, presentando un concerto-spettacolo pieno di sorprese e colpi di scena. Swing, tango,valzer e sonorità balcaniche si incontreranno all’interno delle composizioni originali create dalle menti eccentriche dei Camillocromo i cui esponenti, all’interno di un immaginario Tabarin, presenteranno rocambolesche attrazioni e deliri “comiconirici”, come in un varietà d’altri tempi in una perfetta fusione di musica e teatro.
A chiudere le Piccole Serenate, il 27 agosto la multiperformance in contemporanea di oltre 22 formazioni all’interno delle piazze, vicoli e monumenti più caratteristici di Vallerano, nell’ambito della Notte delle Candele 2016, il cui programma dettagliato verrà comunicato a breve.

The Witch, l’horror che strega

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Uscito sugli schermi italiani lo scorso 18 agosto, The Witch ha già stregato  critica e pubblico. Manca ormai davvero poco all’uscita di Blair Witch, sequel dell’acclamato The Blair Witch Project, ma è un altro film sulle streghe a stimolare l’estate di chi è rimasto in città. Si tratta di “The Witch – Vuoi ascoltare una favola?”, film diretto dal giovanissimo Robert Eggers.

 

Una trama non banale per un horror

Il film è consigliatissimo sul web e, sebbene possa lasciare un po’ interdetti in alcuni casi, tutti gli amanti dell’horror dovrebbero vederlo. Per una serie di motivi. Primo su tutti, The Witch è l’horror che non ti aspetti: ha una trama molto semplice che però si sviluppa sempre in maniera non banale. Fino all’ultimo minuto si dubita di aver intuito il finale, e questo mi sembra davvero un gran pregio nel mare magnum dei film dell’orrore prevedibili e scontati.
 
Siamo nel New England del Seicento: il predicatore William viene allontanato dalla comunità e va a vivere vicino alla foresta con la moglie e i cinque figli. Dopo pochi minuti dall’inizio del film una serie di eventi infausti colpisce la famiglia, dalla sparizione dell’ultimogenito alla manifestazione di strani segni. Nella forte religiosità dei protagonisti si insinua lentamente il veleno della debolezza, del dubbio, della sfiducia reciproca: chi è la strega della foresta, e soprattutto, cosa vuole da questa famiglia? Thomasin, la figlia più grande, spicca subito per la magistrale interpretazione di Anya Taylor-Joy e tiene le redini di tutto lo sviluppo della trama.

Il trailer

 
 
 

La recensione

 
Non è un film che si può facilmente spiegare senza rivelare troppo, sappiate solo che le scene da brivido sono molto intriganti e lasciano lo spettatore in un limbo tra detto e non detto, compreso e non compreso fino alla fine. Interessanti anche gli spunti sulla condizione femminile dell’epoca, sull’estremismo della religione predicata e sulle facili accuse di stregoneria: tutti temi che dipingono uno scorcio assai realistico della società coeva, specialmente quella di campagna. Non a caso, infatti, la storia è stata ricostruita basandosi su atti e documenti reali: accade quindi che nella ricostruzione veritiera del passato cala inesorabilmente una pioggia pungente di superstizione, con gocce di caccia alle streghe e diavoli tentatori, senza perdere – però – credibilità.
 
Nonostante il linguaggio ricercato, l’ambientazione storica e l’effettiva mancanza di veri e propri colpi di scena, la pellicola tiene attento lo spettatore fino all’imprevedibile finale, rivelando il lato oscuro del fragile essere umano messo sotto pressione. Quindi Eggers, che fino ad oggi si era cimentato solo in cortometraggi, promette davvero bene e potrebbe diventare una delle rivelazioni del 2016.

Se siete in città correte a vederlo. Se siete ancora in vacanza segnatelo in agenda: renderà più dolce il vostro rientro alla quotidianità.  

Alessia Pizzi

“Il dolore del tiglio”: le metamorfosi del rapporto fra i sessi

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La metamorfosi è l’essenza della vita. 

Nulla è sempre uguale a se stesso e evoluzione e fusione sono le tappe fondamentali del percorso amoroso. 
Tu diventi un po’ me, io divento un po’ te: insieme due “io” si mutano in un “noi”, nel rispetto della reciproca identità.
Un giorno Zeus, come suo solito annoiato dalla perfezione del tempo olimpico, assunse le fattezze umane di un pellegrino e, così camuffato, discese, accompagnato da Ermes, lungo le vie della Grecia per raggiungere la Frigia, incuriosito dai suoi abitanti.
I due bussarono di porta in porta, per chiedere ospitalità, ma nessuno si mostrò benevolo. Quando le speranze sembravano perdute, furono accolti con generosità in un’umile capanna fatta di canne abitata da due vecchi sposi, Filemone e Bauci. I due, pur essendo molto poveri, misero a disposizione dei due finti pellegrini il poco che possedevano, dividendo con loro la cena e preparando un giaciglio per la notte. Miracolosamente il parco cibo continuava a rigenerarsi finché i due vecchi, sorpresi, appresero di trovarsi al cospetto di Zeus ed Hermes, i quali, per ricompensarli, li invitarono ad abbandonare la capanna e a recarsi in cima al monte. In seguito, il resto delle case, per punizione divina, fu sommerso da una palude e solo la capanna si salvò, per poi trasformarsi in un maestoso tempio. 
Infine, Zeus chiese loro cosa desiderassero più di ogni altra cosa: entrambi, senza esitazione, espressero la volontà di morire nel medesimo istante, così da non soffrire uno della mancanza dell’altra. 
Al termine della vita, quindi, si trasformarono rispettivamente in una quercia e un tiglio, uniti per il tronco, in un eterno abbraccio. 
Eppure il mito si evolve, anch’esso. E a volte si deforma, purtroppo mostruosamente. 
La quercia cinge il tiglio troppo forte, provocandogli dolore, spezzandone i rami, violandone le gemme. 
A volte il tiglio si secca, e muore lentamente. 

A volte viene reciso d’impeto, e muore in pochi istanti. 
Tale storia antica, che continua, in mille metamorfosi dell’orrore, ce la racconta ancora, per non dimenticare e per agire, Laura Scanu, nel suo breve romanzo, “Il dolore del tiglio”, edito da Twins nel 2016. 
Lucilla, la protagonista, è una donna vittima di violenza psicologica e fisica da parte del marito, attraversata da lance di sofferenza e da mille pensieri che sbocciano fra le sue fronde, chiome femminee che profumano di primavera, di rinascita. 
Lucilla splende, sole e non solo luna, e, seguendo la propria luminosa forza interiore, può operare una scelta: girare pagina, riscrivere una fine prematura, scrivere un nuovo capitolo, nero su bianco. 
Il tiglio rifiorisce, libero, e dalle sue amputazioni nascono frutti maturi, che sfameranno le piante figlie.
Lo stile di Laura Scanu è intenso, incisivo. La sua prosa poetica è vagito di neonato e nenia di prefica, è seme che dorme in una lapide, trasformando la storia in righe d’inchiostro e le righe in versi senza rime, ma intrisi di potenza evocatrice. La scrittrice diventa, così, nuova Era, ossia novella Dea del femminile e, al contempo, epoca da vivere, affinché il futuro soffochi la violenza e accolga la pace di un abbraccio di vero amore. 
Emma Fenu

Tornano i Gluten Free Days – Wellness Food Fest a Roma

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Tornano i Gluten Free Days a Roma per una quarta edizione

Roma - Palazzo delle Fontane

Si conferma nuovamente, anche per il 2016, l’atteso appuntamento con il GLUTEN FREE DAYS – WELLNESS FOOD FEST, giunto alla sua quarta edizione, che si terrà a Roma al Palazzo delle Fontane (via Ciro il Grande 10/12, quartiere EUR), sabato 1 e domenica 2 ottobre 2016, dalle 10.00 alle 19.00.
Ideato e prodotto da Roberto Malfatto per il Lanificio Factory, promosso da AIC Lazio (Associazione Italiana Celiachia del Lazio) e We For 2016, realizzato in collaborazione con SuLLeali Comunicazione Responsabile, l’evento ha il patrocinio del Comune di Roma e, in attesa di conferma, del Ministero della Salute e della Regione Lazio. Media partner: Leggo, Radio Roma Capitale, Free, Gluten Free Travel & Living e Puntarella Rossa. 
Ambassador dell’evento, gli chef glutenfree Marcello Ferrarini con il Gambero Rosso, Marco Scaglione, il maestro pizzaiolo Marco Amoriello e la food blogger Alice Gorgatti.
Il Gluten Free Days è uno dei maggiori appuntamenti nazionali dedicati al mondo del senza glutine e l’unico che si svolge nel centrosud. Intende promuovere in un unico format l’innovazione delle aziende produttrici di prodotti glutenfree e la ristorazione di qualità, con l’approfondimento medico-scientifico fino alla diagnosi della celiachia.
Obiettivo del Gluten Free Days è offrire ai celiaci e a quanti per diverse ragioni abbiano problemi di intolleranza alimentare  o  scelgano di mangiare senza glutine, un ambiente a loro misura, in cui possano trovare tutto ciò di cui hanno bisogno e tutto ciò di cui potrebbero avere bisogno: buon cibo, consulenza, divertimento e informazione scientifica. Tutto a portata di mano!
Durante le due giornate sono previsti incontri, degustazioni, corsi di cucina per grandi e piccini con gli Ambassador (per tutti i corsi è necessaria la prenotazione sul sito www.glutenfreeday.it), show cooking, presentazioni, convegni, consulenze mediche e psicologiche, screening diagnostici, aree espositive, area baby e molto altro. 
Oltre 50 le aziende presenti e molte le food-blogger fra le più seguite, presenti a “BlogIN. Il food blogging in persone”. Rinsaldata, quest’anno, la collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore con un doppio importante appuntamento: il Progetto Donna, che verrà lanciato sabato 1° ottobre, di mattina, nell’ambito del convegno “La Celiachia si veste di rosa: Progetto Donna, come – con chi – dove” ; lo screening gratuito per la diagnosi della celiachia, che verrà effettuato sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00, con l’invio a casa dei referti a quanti risultassero positivi.
Negli anni passati, al Gluten Free Days sono stati fatti oltre 400 screening, diagnosticati 4 casi di celiachia (che confermano la media nazionale, di un celiaco ogni cento persone) ed altri casi sospetti, a cui successivamente sono state fatti ulteriori accertamenti presso il Policlinico Gemelli.
Ancora una collaborazione importante, in ambito medico, è quella con l’Ordine degli Psicologi del Lazio che, sabato e domenica, curerà lo sportello psicologico del Gluten Free Days, per accogliere e indirizzare coloro che devono imparare a convivere con la celiachia o ad accompagnare i propri figli perché affrontino serenamente le rinunce collegate ad una dieta di esclusione come la dieta senza glutine.
Domenica 2 ottobre, sempre di mattina, sarà la volta del convegno-dibattito “Alimentarsi oggi, fra antiche certezze e nuove consapevolezze in cui verranno messi a confronto l’approccio della dietetica tradizionale e moderna, dove parteciperà la dott.ssa Sara Farnetti, specialista in Nutrizione Funzionale e Metabolismo, riferimento di numerosi programmi Rai.
Anche per le aziende numerose novità: un’ampia sezione dedicata al B2B e un approfondimento delle tematiche halal/senza glutine per stimolare la collaborazione nel settore e sostenerne la crescita, con workshop e convegni mirati.

Informazioni:
GLUTEN FREE DAYS – WELLNESS FOOD FEST
Roma, SALONE DELLE FONTANE – Via Ciro il Grande 10/12 (quartiere EUR)
I biglietti possono essere acquistati in loco il giorno dell’evento
Ingresso: € 8,00 – Ridotto e Soci AIC 2016: € 5,50 – Gratuiti: bambini fino a 140 cm.
Per pacchetti famiglia e pacchetti gruppi consultare la pagina dedicata: http://www.glutenfreeday.it/biglietteria/biglietti