“Social Gossip”, un libro sul pettegolezzo, social e non
Tante divertenti ossessioni al Teatro Trastevere di Roma
Al teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in due” presenta l’esilarante commedia “Non ti fissare, chiamale se vuoi ossessioni”.
C’era il rischio di cadere nel banale e nella noia invece gli attori sono veloci, divertenti e senza freni. Il tutto riesce proprio per questa bellissima sintonia tra i cinque e una condivisione che coinvolge il pubblico a 360 gradi. Le battute, ma soprattutto i monologhi, perché si parla più di veri e propri monologhi (che gli attori tengono benissimo in piedi), sono spassosi. Le musiche sono più che azzeccate e ti fanno venir voglia di ballare e ridere. Forse, per chi non ama troppo gli oggetti in scena, a volte è stato superfluo aggiungere troppi accessori. Azzeccati, invece, i vestiti che caratterizzano la personalità di ognuno dei personaggi. Una menzione speciale a tutti gli altri attori che hanno partecipato, oltre alla coinvolgente Lidia Miceli: Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Francesco Bonaccorso. E da grandi attori derivano grandi sceneggiatori, o il contrario? Da premiare senz’altro la scrittura di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, sceneggiatori già stati molto apprezzati per altri tre spettacoli. Tutto questo è “Non ti fissare, chiamale se vuoi ossessioni” al Teatro Trastevere di Roma. Insomma, è come assistere ad una vera festa, perché il teatro è anche questo: una festa a cui tutti possono partecipare, nessuno escluso. Erasmus, quando la diversità ci rende uguali
L’Erasmus è un progetto che riscuote sempre più successo tra i giovani studenti europei e che fa aprire una finestra sul mondo.
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Hassan Rohani come la Madonna del Carmine: niente nudi!
Due eventi lontani (ma non troppo), uno molto noto, l’altro forse un po’ meno, intrecciano i destini di una dea nuda e un cavallo dagli attributi troppo sporgenti. Cosa c’entra la Venere Capitolina col Cavallo Morente di Messina? E’ la solita barzelletta (tragicomica) all’italiana.
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| Trovate le differenze! |
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| La Venere Capitolina e il Cavallo Morente |
NIENTE PANICO, questioni di patafisica con Luca Avagliano
Venerdì 12 febbraio 2016 presso La Tognazza Al Douze – comedy club – Luca Avagliano presenta il suo spettacolo NIENTE PANICO (Vaneggiamenti di un patafisico involontario, alle prime armi, anzi disarmato).
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| foto: www.lucaavagliano.it |
Luce sull’Archeologia, “Una città a colori” al Teatro Argentina
Presso il Teatro Argentina si è tenuto il primo di la prima delle cinque conferenze del ciclo “Luce sull’Archeologia” dal titolo “Una città a colori”.
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Al Quirino arriva un Don Giovanni col volto di Alessandro Preziosi
Dal 2 al 14 febbraio il Teatro Quirino ospita il grande attore Alessandro Preziosi nel panni del Don Giovanni di Molière.
NOTE DI ADATTAMENTO
L’Italia abbandonata nelle foto di Silvia Camporesi
La Galleria del Cembalo, in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, apre al pubblico dal 20 febbraio al 9 aprile una mostra dedicata al nuovo lavoro di Silvia Camporesi.
Les Étoiles: “E lucevan le stelle…”
Ancora una volta la grande danza torna a splendere nel cuore della città eterna, luce per gli occhi dei tanti appassionati accorsi, sabato 23 e domenica 24 gennaio all’Auditorium Conciliazione, per assistere al Gala Les Étoiles.
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| Lucia Lacarra e Marlon Dino “Il Lago dei Cigni” |
Un weekend che, al di là dell’eco mondano dovuto a una platea ricca di volti noti, ha entusiasmato indistintamente qualsiasi spettatore. Un cast stellare, è il caso di dirlo, che Daniele Cipriani ha riunito per omaggiare la danza stessa, intesa nella sua espressione più pura, tersicorea.
Ancora una volta la grande danza torna a splendere nel cuore della città eterna, luce per gli occhi dei tanti appassionati accorsi, sabato 23 e domenica 24 gennaio all’Auditorium Conciliazione, per assistere al Gala Les Étoiles. Un weekend che, al di là dell’eco mondano dovuto a una platea ricca di volti noti, ha entusiasmato indistintamente qualsiasi spettatore. Un cast stellare, è il caso di dirlo, che Daniele Cipriani ha riunito per omaggiare la danza stessa, intesa nella sua espressione più pura, tersicorea.
Il Figlio di Saul, dentro l’Inferno della Shoah
Al giorno d’oggi, una delle cose più difficile da fare al cinema è un film sull’Olocausto, quasi diventato un genere a sé stante.
Edoardo Sylos Labini al Quirino con “Nerone, duemila anni di calunnie”
Uno spettacolo intenso, musicalmente grandioso e magistralmente recitato: Nerone, duemila anni di calunnie, basato sull’omonimo saggio di Massimo fini e interpretato da Edoardo Sylos Labini, sarà in scena al Quirino fino al 31 gennaio.
Lucio Domizio Enobarbo fu il quinto ed ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia. Succedette all’imperatore Claudio, suo padre adottivo, nel 54 e, dopo un primo periodo di governo irreprensibile (grazie anche alla vicinanza del filosofo Seneca, suo precettore), divenne tristemente famoso per essere ritenuto lo spietato artefice dell’incendio di Roma, uno degli episodi più famosi nella storia della Capitale.
La vita di Nerone è vista e vissuta attraverso una cortina di quadri immaginifici dove il Nostro cerca di far emergere, inutilmente, una personalità troppo debole per contrastare in modo efficace personalità più carismatiche di lui. Dalla madre Agrippina (Fiorella Rubino), donna bellissima, spregiudicata e immorale, alla moglie Poppea (Dajana Roncione), al precettore Seneca (Sebastiano Tringali), forse di gran lunga il personaggio più ambiguo della corte Neroniana.
Così, tra farsa e aspirazione all’immortalità, troppo osannato e troppo presto ribaltato dal trono, la figura di Nerone viene a delinearsi quasi per contrasto: nel buio della sua solitudine, le voce dei suoi presunti misfatti si mescolano agli allucinati sensi di colpa che hanno la forma e l’angoscioso richiamo della madre morta. E mentre tutto intorno a lui si fa precipitosamente vicino, e lo scalpitio dei cavalli man mano sempre più assordante (la fine è ineluttabile, assordante, paurosa), Nerone realizza, da ultimo, la farsa della sua vita: non più principe, mai imperatore; ma solo un interprete, incolpevole, di un dramma che altri scrissero e interpretarono con lui e insieme a lui.
La bravura degli interpreti, la bellezza silenziosa della scenografia, la colonna sonora ineccepibile che accompagna una pièce assolutamente consigliata, contribuisce a rendere Nerone, duemila anni di calunnie uno degli spettacoli più interessanti in circolazione.
Forse non risponderà, lo abbiamo detto, alle molte controversie che ancora avvolgono la figura dell’ultimo grande protagonista della dinastia giulio-claudia. E forse, alla fine, non sarà nemmeno così importante capire.
Chiara Amati
Elena Arvigo in “Monologhi dell’Atomica” al Teatro Due
La rassegna “Una stanza tutta per lei“, in scena dal 14 gennaio al 10 aprile, ha presentato il 21 gennaio scorso “Monologhi dell’Atomica”. Dramma interpretato e a cura di Elena Arvigo. Testo ripreso dai racconti di Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich.
“Il ballo”, una giovane vendetta di Sonia Bergamasco
Luci accese e gente in sala. Sul palco una figura femminile, ricoperta in volto da un giornale, e adagiata su una ‘chaise longue’, rimane lì in attesa che il pubblico faccia il suo ingresso.
Intorno a lei, una lunga serie di specchi, alcuni ricoperti da una pellicola di plastica trasparente, circonda la scena. Ad attirare l’attenzione, una scarpa décolleté bianca e nera, sparsa sulla destra del palco: è solitaria, chissà perché.
La luce si spegne e la figura si alza. Inizia a leggere. Ha una voce impastata, un po’ capricciosa, femminilmente incerta: la voce di un’adolescente. A lei poi ne segue un’altra, e poi un’altra… fino a giungere a cinque personaggi che partecipano ad una storia che parla di rapporti familiari, bellezza, amore e vendetta; uno dei racconti più crudeli della scrittrice ucraina Irène Némirovsky: Il ballo, reinterpretato e messo in scena come monologo da Sonia Bergamasco, al Teatro Vascello di Roma fino al 31 gennaio.
Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi in “Nudi e Crudi”
Sarà in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 28 gennaio al 7 febbraio, l’irresistibile coppia MARIA AMELIA MONTI – PAOLO CALABRESI, protagonista di NUDI E CRUDI di ALAN BENNETT, traduzione e adattamento teatrale di EDOARDO ERBA; con NICOLA SORRENTI. Regia di SERENA SINIGAGLIA.
La danza in una mostra fotografica a Roma
“L’idea nell’immagine – Coreografia e fotografia” è il titolo della mostra fotografica di Massimo Danza sulla compagnia Ballet-ex di Luisa Signorelli, danzatrice, coreografa ed eccellenza italiana della danza, in esposizione dal 30 gennaio 2016 a Roma alla galleria Acquario di via Giulia 178.
Lo sguardo fotografico di Massimo Danza si appassiona al mondo coreografico, vi si immerge e ne segue le linee e le curve, dà corpo a forme e volumi, ne accompagna il respiro tra slanci e cadute, focalizza le idee strutturali del movimento di danza che così rivela nella fotografia la vita di cui è simbolo, restituendola allo spettatore con la forza della essenzialità e la continuità dell’onda, dall’idea all’immagine.Steve Jobs, quando il genio non è tutto
Esistono pochi, pochissimi film in cui il peso e lo stile dello sceneggiatore è più prorompente di quella del regista.
Ecco, Steve Jobs è uno di questi pochi esempi. Danny Boyle è un grande regista, non lo scopriamo ora e non lo devo dire certo dire io, ma qui la sua voce è totalmente sommessa rispetto alla sceneggiatura di Aaron Sorkin, uno che al massimo collabora col regista, ma non diventa mai il numero 2 nella coppia. Sia chiaro, tutto ciò in questo caso specifico non è un male, non è un difetto, Steve Jobs è davvero un grandissimo film, ma è soprattutto un film di Sorkin più di Boyle, e va sottolineato per i meriti di un copione fenomenale.
Ma per capire questo film, forse, dobbiamo ripartire da quel capolavoro di The Social Network: se lì il film si apriva con Marc Zuckenberg definito dalla fidanzata “uno str**zo” e si chiudeva con la scoperta che lui “non era uno str**zo”, ma uno che prova disperatamente ad esserlo”, qui la storia riparte proprio da quest’ultimo assunto però ribaltato: Steve Jobs è uno stronzo, vuole esserlo e ci riesce benissimo. Sorkin giustamente non è interessato al Jobs degli ultimi anni, quello in piena malattia, il guru filosofico diventato un’icona, ma al Jobs giovane prima della malattia, il Jobs pioniere, il Jobs umano, il Jobs che vedeva il proprio genio respinto perché incapace di avere veri rapporti umani.
Un’opera viscerale e travolgente, elettrizzante per quanto logorroica, ricca di dialoghi esplosivi governati con reale magnetismo da un Fassbender in gran spolvero, Steve Jobs col suo impianto teatrale è un po’ l’erede di Birdman: girato solo in interni ed in tempo reale – una scelta che riempie la storia di tensione e un senso d’urgenza assolutamente meraviglioso – il film è diviso in tre atti, tre sole macrosequenze in cui si ripetono incontri e discorsi, fatti e azioni, ma in cui i protagonisti hanno tempo per confrontarsi e crescere. Sorkin ci ricorda che “grande talento” spesso non fa rima con “grande persona”, ma fortunatamente a differenza dei prodotti tecnologici, i quali perfetti o fallati rimangono tali, l’uomo con tutti i suoi difetti è l’unico che può cambiare e persino migliorare, o quantomeno temperare la propria rigidità. Dopotutto, come dice il personaggio di Wozniak nella battuta più bella e significativa del film “non è binario, si può essere gentili e talentuosi allo stesso tempo”.
“The Pills, sempre meglio che lavorare”: prova riuscita?
Un tempo era la meta o premio finale di tanti sacrifici, ora invece sembra che il cinema, soprattutto quello comico in Italia, lo vogliano e lo possano fare tutti.
Vita, Morte e Miracoli di un momento al Teatro della Cometa
Vita, Morte e Miracoli al Teatro della Cometa è la semplicità delle cose fatte bene.
| Partendo da sinistra: Dario, Ilaria, Emanuele, Marco. |
Gabriele Di Donfrancesco
@GabriDDC
Gala Les Étoiles: rigore e eleganza all’Auditorium Conciliazione
23-24 gennaio, le stelle danzanti mondiali splendono a Roma
I numerosi aspetti, ovvero i “Tanti Lati” di Ale e Franz
Ale e Franz ci portano, nel loro spettacolo “Tanti Lati – Latitanti”, alla scoperta dell’animo umano con simpatia e leggerezza.
“La porta tra i mondi”. Il magico universo di Artemisia Birch
“La porta tra i mondi” è il primo libro della Saga di Wise, nonché il primo fantasy edito in formato digitale da Panesi Edizioni e firmato da Artemisia Birch.
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| Artemisia Birch |
La recensione di “Revenant”, Inarritu torna in splendida forma
Dodici nomination agli Oscar 2016, tre Golden Globes, un cast d’eccezione. Questo è Revenant – Redivivo di Alejandro Gonzales Inarritu, dove la vendetta e la lotta per la sopravvivenza la fanno da padrone.
Viaggio musicale con l’Orchestra delle Donne del 41° Parallelo
L’Orchestra delle Donne del 41° Parallelo ci ha rivelato mondi poco conosciuti con il potere della musica.
La Grande Scommessa, la crisi economica come mai vista prima
Non sono mai entrato in una scuola di cinema, e non ho mai frequentato un corso di scrittura e sceneggiatura, ma sono piuttosto sicuro che se dovessi farlo, sentirei in entrambi casi citare La Grande Scommessa come qualcosa che NON va fatta.

































