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Torna al Gay Village il Venus Rising Festival

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Per la kermesse in rosa arrivano: le voci di Paola Turci e Aida Cooper, la comicità de Le Brugole, Cecile, le dive del pop ricordate da Gay Village Academy e l’ultima nata: la Social Dinner!

Ospitato da quindici anni all’interno del Gay Village, torna al Parco del Ninfeo il Venus Rising Festival con una tre giorni di musica, concerti, teatro, spettacoli e disco da giovedì 4 a sabato 6 agosto, nelle aule Hit, Pop e House sotto la direzione artistica di Vladimir Luxuria e Annachiara Marignoli... Ed è proprio alla Marignoli che l’appuntamento Venus Rising (divenuto Festival proprio con Gay Village), deve le proprie origini… Nel Marzo 2016 infatti, la serata evento Venus Rising ha soffiato le sue trenta candeline, consacrandosi di fatto come l’evento per donne più longevo d’Italia. Per i quindici anni del festival arrivano le voci di Paola Turci e Aida Cooper, la comicità de Le Brugole, Cecile, le dive del pop ricordate da Gay Village Academy e l’ultima nata: la Social Dinner.

Si comincia giovedì 4 agosto con il teatro de Le Brugole, giovane compagnia teatrale nata nel dicembre 2009 e composta da due attrici e due autrici, al secolo Annagaia Marchioro e Roberta Lidia De Stefano sul palco, seguite dalle menti di Giovanna Donini e Paola Galassi… con loro prenderà vita lo spettacolo Diario di una Donna diversamente Etero, che in questa passata stagione invernale, ha prodotto molteplici sorrisi in giro per lo stivale. Il teatro è poi seguito dalla voce blues ed inarrivabile di Aida Cooper, con un live tributo a Mia Martini dal titolo Come diceva Mimì, con video di Gay Village TV, il tutto a cura dell’autrice Elena Metti.
Dalle 23.30 con la show direction dei KarmaB ed Ezio Cristo, ci si scatena in aula pop con Manuela Doriani da M2O e Paola Dee (regina delle serate Venus Rising), insieme alla voce di Kristine VonTrois, mentre in aula house ritroviamo il party Eureka con Emanuele Inglese e la special guest di Nakadia (Get Phisical). In aula hit arriva il sound della brava Atrim Dj. Nella notte, live performance di KastaDiva e dei #GayVillageDancers. 

Venerdì 5 agosto spazio ai giovani emergenti di Gay Village Academy, la scuola del talento firmata Gay Village che dedica questo venerdì d’inizio agosto alle regine della musica, con una puntata dal titolo Pop Venus, diretta da Christian Nastasi, Daniel Decò e Manuel Minoia, con la comicità di Vincenzo De Lucia. In giuria saranno presenti: l’autrice televisiva Elena Metti da mediaset, la vocalist Aida Cooper, Lavinia Caracciolo di Marano dalla Endemol, il ballerino Nicola Zamperetti, il deejay delle notti lgbt Brezet e l’autore Dimitri Cocciuti.
Dalle 23.30 con la show direction dei KarmaB ed Ezio Cristo, consolle bollenti con Reneè Petrova da M2O e la special guest di Efrat Naaman, insieme alla voce di Kristine VonTrois, mentre in aula house ritroviamo Vanessa Laino e l’ospite d’onore Sharon O Love Inglese. In aula hit rimbombano le sonorità di B/Burned e Paola Dee. Nella notte, live performance dei #GayVillageDancers.

Nell’ultimo giorno del festival, sabato 6 agosto, spazio alla musica d’autore con il live acustico di Paola Turci, che darà vita a grandi suggestioni per una serata chitarra e voce in cui regalerà al pubblico il meglio delle sue produzioni. Prima della discoteca largo a Cecile, giovane talento cresciuto tra le file del Gay Village, che a febbraio 2016 approda a Sanremo con N.E.G.R.A., singolo che ha destato attenzione per il contenuto di denuncia ad una discriminazione generalizzata, non solo per etnia e provenienza…
Dalle 23.30 con la show direction dei KarmaB ed Ezio Cristo, riaprono le aule del divertimento del Gay Village College con le special guest Le Strulle, trio delle meraviglie formato da Milla e La T alla consolle, con la voce di Rose Selavy accolta dalla resident Kristine VonTrois. In aula house invece arriva il talento di Gaia Logan insieme alla giovane Shana. in aula hit le vibrazioni di Missy Jay Light e la special guest di Lady Coco e Balsamo di Scimmia, impreziosiranno la notte rosa del Parco del Ninfeo. Durante la notte seguiranno le live performance dei #GayVillageDancers.

SOCIAL DINNER – Curiosità: Nel corso della tre giorni presso lo stand food L’Apulia, sarà possibile prenotare un posto per l’ultima trovata che unisce social network e vita reale… Trattasi della Social Dinner, un momento di condivisione che permetterà a delle donne di conoscersi d’innanzi ad un bel piatto della tradizione pugliese. E’ possibile partecipare prenotando un posto direttamente al 328/6952532, oppure scrivendo a web@gayvillage.it. A partire da Giovedì 4 Agosto nell’Area Food sarà possibile vivere l’esperienza di Social Dinner, ultima trovata nata oltreconfine, che da pochissimo comincia a far capolino anche nelle case e nei locali d’Italia… Da un’idea di L’Apulia, Apulian Street Food, la cena condivisa si tinge d’arcobaleno al Parco del Ninfeo ed offre ad ogni singolo cliente, l’opportunità di cenare e condividere il proprio tempo con altri casuali commensali che al termine del convivio, potrà scegliere se continuare a frequentare o meno. L’arte del socializzare è un costume tipico del tempo attuale, totalmente in linea con la costante e contemporanea necessità di affermazione di ognuno di noi… con Social Dinner, sarà possibile conoscersi d’innanzi ad un bel piatto della tradizione pugliese, prenotandosi o richiedendo informazioni al 328 6952532, oppure scrivendo a web@gayvillage.it.

La visionarietà di Spielberg e Williams al Parco della Musica

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La musica di John Williams non solo accompagna la pellicola, ma è parte integrante di essa. Il suo rapporto con il cinema di Steven Spielberg non è solo stato un caposaldo fondamentale della cinematografia, ma è stato l’oggetto del bellissimo concerto “Incontri Ravvicinati” tenutosi nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica giovedì 28 luglio 2016.

L’occasione era ghiotta, importante, troppo importante, e CulturaMente non se la poteva far scappare. Ed ecco che non una ma due persone, Sara Cacciarini e Marco Rossi, hanno assistito al fantastico concerto “Incontri Ravvicinati” di giovedì 28 luglio 2016 nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Frank Strobel.

©Musacchio, Ianniello & Pasqualini
Vi sono due nomi che sono due numi tutelari del cinema: il regista Steven Spielberg e il compositore John Williams. Entrambi hanno legato il loro nome a pellicole entrate nella storia, ed era giusto che l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, nel suo percorso di rivalutazione della musica cinematografica (che ha già visto a maggio un concerto dedicato a John Williams e a colonne sonore create da Sergej Prokof’ev e che culminerà ad ottobre con tre giornate dedicate ad Ennio Morricone,) puntasse l’obiettivo su questo tipo di musica che ha segnato le nostre vite.
Il concerto era accompagnato da video con immagini dei vari film, ma la musica era la protagonista, con una superba Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e con un grande maestro sul podio: Frank Strobel.
La musica di John Williams attraversa tutti gli stati d’animo, dalla grandezza epica di Jurassic Park all’apocalisse de La Guerra dei Mondi, dall’incontro con il nuovo in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo al terrore de Lo Squalo. Il viaggio attraverso l’anima umana continuava con la fantasia di Hook-Capitano Uncino e l’avventura di Indiana Jones, ma le lacrime sono facili a scendere quando il concerto si è avvicina a pellicole che hanno toccato tutti i nostri cuori, come War Horse (“Cavallo da Guerra”), storia d’amicizia tra un ragazzo ed un cavallo che deve partire per la Prima Guerra MondialeSchindler’s List con il suo famoso tema suonato dal bravissimo primo violino Carlo Maria Parazzoli, per concludere con la vicenda bizzarra ma purtroppo reale di The Terminal e con la colonna sonora più celebre del più famoso film di Spielberg, E.T. L’extra-terrestre; chi di noi non ha pianto vedendo quel film?
Il pubblico ha tributato un trionfo al concerto con tante richieste di bis, perché in fondo questo concerto è stato un omaggio alla nostra memoria. Il maestro ha ripreso la bacchetta per eseguire un brano intitolato A Prayer for Peace (“Una preghiera di pace“) dal film Munich (“Monaco“), un disperato appello per la pace considerando anche quanto successo pochi giorni fa e poi anche il tema principale di Star Wars.
Un applauso di tutto cuore, con tutto il pubblico in piedi, anche per salutare due colonne portanti dell’Orchestra durante il loro ultimo concerto: il timpanista Enrico Calini ed il cornista Arcangelo Losavio.
Segue un’intervista fatta dalla collega Sara Cacciarini al maestro Frank Strobel:

John Williams
© Kai Bienert
Il direttore d’orchestra, Frank Strobel, è un affermato interprete delle colonne sonore dei film. Mi riceve dopo una giornata di prove, il pomeriggio prima del concerto romano all’Auditorium Parco della Musica. È cordiale e simpatico, un uomo elegante ed educato che trasmette una grande energia e passione. Nella saletta per l’intervista un pianoforte a coda domina la scena, in perfetta sintonia con il Maestro. Mi offre un bicchiere d’acqua e ci accomodiamo su due divanetti per l’intervista. Commenta di essere euforico ed “emozionato” dopo le prove, e che questa è una occasione importante anche perché è la prima volta che visita Roma.
Prima di parlare del concerto con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia vorrei chiederle se la sua passione per le colonne sonore dei film deriva dalla sua infanzia, infatti i suoi genitori avevano un cinema a Monaco, la città dove è cresciuto.

Sì, i miei genitori anche adesso lavorano nel cinema, mio padre è fondatore dell’International Film Festival of Munich e mia madre è un critico cinematografico. La mia infanzia, se vogliamo fare un parallelo con l’Italia, ricorda un po’ il personaggio di Totò in “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, nella sala cinematografica dei miei genitori ho visto e imparato molti film e molte colonne sonore, da quel momento è nata la mia passione.
Lei è considerato uno dei direttori d’orchestra più eclettici e di successo e il migliore interprete di musica da film, pensa che questo interesse nei confronti delle colonne sonore possa essere un modo per riavvicinare il pubblico alla musica classica?

Con le musiche dei film penso che l’orchestra riscopra il repertorio, la musica sinfonica è parte del film, è un tipo di musica che richiama la persone ai concerti, perché quando ci sono musiche di Williams e registi come Spielberg il pubblico è più attratto. Certo può essere un modo di scoprire l’orchestra sinfonica che è nel cinema, il pubblico scopre il piacere di ascoltare e riconosce le melodie. È importante che possano ascoltare l’orchestra nel posto dove di solito suona perché così l’associazione è più veloce e ed più semplice ritornare e avvicinarsi alla musica classica, inoltre è un repertorio molto serio e deve essere riprodotto con un’ottima acustica. Portiamo la musica fuori dalla colonna sonora ma dentro il film, Hollywood mette la musica nel film e poi l’orchestra la tira fuori.

Lei è anche il Direttore Artistico e fondatore della European Film Philarmonic Institute di Berlino, questo concerto rientra in un progetto più ampio di conoscenza e quali sono gli obiettivi futuri?

La European Film Philarmonic Institute è un’istituzione per produrre e sviluppare tutti i tipi di musica da film con un dipartimento centrale a cui poter attingere il materiale, lavorare con le immagini, per avere le licenze le mediateche, organizzare e produrre i progetti. C’è un team da Berlino per fare il progetto, le luci, il film e creare un professionalità a cui appoggiarsi per questo tipo di concerti. Una soluzione professionale che può fornire tutto, senza dover cercare in posti diversi, è attiva da 16 anni ed è realmente necessaria per comporre nuova musica, adesso si producono circa duecento concerti all’anno. Uno di questi sarà dopo l’estate a metà settembre a Berlino “Ivan the terrible” la restaurazione integrale. Sono 4 anni che lavorano a questo progetto hanno lavorato con i manoscritti originali di Sergej Sergeevič Prokof’ev.

Chi ha scelto le musiche di questo concerto “Incontri Ravvicinati”?

Ulrich Wünschel è il drammaturgo dell’Istituto, volevamo mostrare l’importanza di un regista come Steven Spielberg e di un compositore e direttore d’orchestra come John Williams; l’abbiamo fatto per mostrare la collaborazione ed è per questo che non c’è la colonna sonora di “Guerre stellari”, perché il film è di Lucas. Si tratta di quarant’anni di collaborazione, volevo mostrare anche altri aspetti del loro lavoro attraverso i filmati proiettati insieme alla musica.

È  difficile lavorare con una nuova orchestra?
La difficoltà di avere una nuova orchestra è che può essere difficile creare armonia e empatia, io sono molto curioso delle persone e ogni orchestra ha il suo stile e sua mentalità, cerco l’empatia e di creare un “surround” con un “good mood”. Tutti i musicisti hanno passione e vorrei avere un’atmosfera di creatività, ogni giorno è diverso. Quando inizio a lavorare con una nuova orchestra penso, molto prima di intraprendere questo viaggio, che voglio relazioni lunghe come con l’orchestra di Berlino e quella di Londra, uno sviluppo della musica. Inizio un lavoro solo quando penso che potrà esserci una lunga collaborazione e feeling. Diventa come una famiglia. Il feeling e la chimica è una cosa che sento immediatamente e con Santa Cecilia c’è stato subito, è un’orchestra di alta qualità e professionalità con cui mi piacerebbe molto lavorare in futuro.

Sara Cacciarini e Marco Rossi

“Glory” in anteprima al 69° Festival Internazionale del Film di Locarno

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Debutterà in anteprima mondiale il 4 Agosto 2016 al 69° Festival Internazionale del Film di Locarno – in gara nella categoria Concorso Internazionale – GLORY, film diretto da Kristina Grozeva e Petar Valchanov, già registi dell’acclamato THE LESSON – SCUOLA DI VITA (finalista dell’ultima edizione del prestigioso Premio LUX del Parlamento Europeo e vincitore di numerosi riconoscimenti in tutto il mondo). 
GLORY è la seconda opera della “trilogia dei ritagli di giornale”, ispirati a veri fatti di cronaca, del duo di registi Grozeva-Valchanov. Il film è stato prodotto da Abraxas Film (Bulgaria) e Graal Films (Grecia), con il sostegno del Bulgarian National Film Center e della Bulgarian National Television, e sarà distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection nel 2017.
A volte un oggetto ha un valore che va al di là della sua materialità. È il caso del vecchio orologio Glory che il protagonista del film ha ricevuto da suo padre e che usa per svolgere al meglio il suo lavoro di ferroviere. Finché un atto di estrema onestà – la restituzione alla polizia di un’ingente somma di denaro trovata sui binari del treno – non lo obbligherà, per un’assurda combinazione di eventi, a separarsene. Per lui, divenuto riluttante simbolo di onestà nelle mani del Ministero dei Trasporti e inconsapevole vittima di meri calcoli politici, recuperare il Glory diventerà anche un modo per recuperare la propria dignità di uomo. Sulla sua strada, troverà l’implacabile capo PR del Ministero dei Trasporti, interpretata dalla splendida Margita Gosheva, forse l’unica persona che può aiutarlo. O forse, l’unica che può davvero rovinargli la vita.
GLORY sarà proiettato in anteprima mondiale il 4 agosto 2016 (ore 14.00, Auditorium FEVI).
L’anteprima ufficiale sarà preceduta dall’anteprima riservata alla stampa il 3 Agosto (ore 15:30, Teatro Kursaal) e dalla conferenza stampa di presentazione del film il 4 Agosto (ore 11:30, Press Center), alla presenza della protagonista femminile Margita Gosheva e dei registi Kristina Grozeva e Petar Valchanov.

Blair Witch: la più famosa strega del cinema sta per tornare

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La Strega di Blair è tornata: a 17 anni da The Blair Witch Project arriva in Italia, da mercoledì 21 settembre con Eagle Pictures, Blair Witch, il sequel più atteso dell’anno.

“Blair Witch” diretto da Adam Wingard (You’re Next), l’atteso sequel dell’acclamato film horror del 1999, “The Blair Witch Project”, uscirà nelle sale cinematografiche italiane mercoledì 21 settembre distribuito da Eagle Pictures, quasi in contemporanea con gli Stati Uniti, dove sarà nelle sale cinematografiche dal 16 settembre.
A 17 anni di distanza dal film che ha segnato un’epoca per il genere, un nuovo capitolo si appresta a raccontare cosa accade nella spaventosa foresta di Black Hills, nel Maryland. Il trailer americano del film, che ha debuttato qualche giorno fa in rete, ha registrato oltre 3 milioni di visualizzazioni in 48 ore
Un gruppo di studenti universitari si avventura nella foresta di Black Hills, nel Maryland, per cercare di svelare il mistero legato alla sparizione della sorella di James Donahue, Heather, avvenuta 17 anni prima e che in molti pensano sia collegata alla leggenda della Strega di Blair. Il gruppo è inizialmente ottimista, soprattutto quando alcuni abitanti del posto si offrono di guidarli nella foresta. Nel corso di una notte infinita, però, i ragazzi iniziano a sentire intorno a loro una presenza sinistra e lentamente si rendono conto che la leggenda è molto più reale e inquietante di quanto potessero immaginare.

Lucrezia Viti                                                                                Livia Delle Fratte
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Gabriele Carunchio 
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Cie Twain al festival Tolfarte 2016

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Nelle piazze e nelle vie di Tolfa ci sarà anche Cie Twain physical dance theatre; in occasione dell’annuale Festival Tolfarte 2016 la compagnia diretta da Loredana Parrella il 6 e il 7 agosto sarà protagonista di SGUARDI SULLA CITTA’, un progetto di incursione urbana che prevede una serie di appuntamenti tra performance e danza contemporanea, realizzato in collaborazione con il Festival. 

Il progetto si inserisce nel percorso di residenza artistica di Cie Twain presso il Teatro Claudio di Tolfa, dove da quest’anno anno organizza un fitto calendario di attività culturali.
Il 6 e 7 agosto in programma vari momenti performativi a partire da WANDERLUST, in via Roma, con Elisa Melis, Michela Cotterchio, Francesco Collavino, Yoris Petrillo per le coreografie di Loredana Parrella, per poi proseguire con HAGAKURE e FLYING FISHES, rispettivamente di e con Michela Cotterchio (in collaborazione con Francesco Collavino) per Ba.Bau.Corp e di Yoris Petrillo/BananaRepublic, entrambi giovani autori sostenuti dal progetto Cie Twain_Nuovi Autori.
Oltre alle proposte curate direttamente dalla compagnia, la programmazione Twain ha invitato al Festival due spettacoli ospiti: il 6 agosto Pino Basile ci porterà in un viaggio fra strumenti tradizionali e sonorità contemporanee con MUSICA VISIVA, a Piazza Bartoli, mentre il 7 agosto, in piazza del Forno, protagonista è la poesia e l’incanto del circo contemporaneo con BIZART della compagnia Cie Circadì. Tutti gli spettacoli sono gratuiti.
Cie Twain physical dance theatre_Compagnia di danza contemporanea e teatro fisico, con all’attivo oltre 18 produzioni in quasi dieci anni, nasce nel 2006 dall’incontro tra la coreografa e regista italiana Loredana Parrella e il designer belga Roel Van Berckelaer. Dal 2011 Cie Twain physical dance theatre è Compagnia di Produzione Danza sostenuta dal MiBACT-Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo.
Officina Culturale della Regione Lazio per il Biennio 2014/2016; Residenza Artistica di Spettacolo dal Vivo finanziata dal MiBACT e dalla Regione Lazio.
In questi anni inoltre sviluppa molteplici progetti, avvalendosi della collaborazione di strutture pubbliche e private: partner di triangolo scaleno teatro Officina Culturale della Regione Lazio 2008-2011, A.T.C.L (Circuito Multidisciplinare del Lazio) ricevendo inoltre sostegno, contributi e finanziamenti da Regione Lazio e Provincia di Roma.
La compagnia in dieci anni di attività è stata ospite nei maggiori teatri italiani ( Teatro Nuovo Torino, Teatro dell’Arte Milano, Auditorium Parco della Musica Roma, Teatro Comunale Vicenza, Teatro Stabile Sloveno Trieste, Teatro Cantiere Florida Firenze, Teatri di Vita Bologna, Teatro Vascello Roma, Teatro Nuovo Napoli, Festival Cantiere Internazionale
d’Arte Montepulciano, Nuovo Teatro Abeliano Bari, Teatro Libero Palermo, Scenario Pubblico Catania) ed all’estero (Germania, Spagna, Serbia, Inghilterra, Cipro, Montenegro).
TolfArte_dal 2005 si celebra nel primo week-end di agosto il festival dell’arte di strada ed artigianato artistico TolfArte, grande manifestazione che negli anni si è distinta nella regione Lazio arrivando ad aggiudicarsi il premio per il miglior festival dell’arte emergente. Tra le vie principali del paese e nel centro storico sono presenti artisti e musicisti provenienti da tutta Italia, che danno vita ad uno spettacolo unico ed emozionante attirando una folta platea di persone.
INFORMAZIONI: www.tolfarte.it

“Recita dell’attore Vecchiatto” nel teatro di Rio Saliceto

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Officine Papage ospita a Framura nella rassegna NUOVE TERRE Nuove Visioni, due fra i più importanti i e amati interpreti del teatro contemporaneo italiano: Claudio Morganti e Elena Bucci, che con RECITA DELL’ATTORE VECCHIATTO prendono spunto dal bellissimo racconto di Gianni Celati per proporre una riflessione profonda e divertita sul senso teatro e della vita.

Attilio Vecchiatto, attore di fama internazionale, ammirato tra gli altri da Laurence Olivier e Jeanne Moreau, nel 1988 torna in Italia e sale insieme a sua moglie Carlotta sul palcoscenico del Teatro Montanari per l’unica (e ultima) recita italiana. L’attore è stanco e consumato attende il suo pubblico in un teatro di provincia. “Le cronache riportano che nel 1988 il teatro Montanari non era aperto al pubblico. Chiuse infatti nel 1970 e riaprì completamente restaurato nel 1993, anno della morte di Attilio Vecchiatto. (Beffardo destino!). La mia ipotesi – afferma Claudio Morganti, – è che forse, l’impresario Normanno Gobbi organizzò la recita all’interno dei locali del centro culturale intitolato all’industriale Wildmer Biagini e non nel teatro comunale! Ecco spiegata l’assenza totale di pubblico”.
Ma in quel teatro vuoto Vecchiatto capì e a modo suo dichiarò che la fine dell’arte drammatica apriva la strada al ritorno del mostro. Quel mostro oggi bussa prepotente alle nostre porte annientando in tutti noi “la certezza dello splendido aprile”. Elena Bucci e Claudio Morganti non solo interpretano il testo in modo magistrale, ma creano tra di loro un ritmo magnetico, fatto di piccoli rimbrotti, di sovrapposizioni minimali eppure esilaranti, che dà vita a un dialogo scenico di grande maestria e semplicità, che trascina lo spettatore fino all’epilogo di questa recita buffa e poetica.
Dopo lo spettacolo il pubblico è invitato a una Chiacchierata sotto le stelle con i due protagonisti. Un’occasione per brindare insieme e conoscersi al di là della scena.
NUOVE TERRE Nuove Visioni è la 4a edizione di una rassegna che porta il teatro contemporaneo negli angoli e nelle piazze più spettacolari della riviera ligure, di solito esclusi sia dalle stagioni ufficiali sia estive che invernali. È realizzata da Officine Papage con il sostegno dei Comuni di Framura, Deiva Marina e Bonassola, della Compagnia di San Paolo, nell’ambito della Scadenza Unica 2016 Performing Arts. e della Fondazione Carispezia, nell’ambito del Bando “Cultura in rete” 2016.
Una vera e propria stagione teatrale estiva, che osa nuovi linguaggi e nuove storie coniugando repertorio e innovazione. Pensata per un pubblico che cerca cultura, condivisione e partecipazione.
Prossimamente in scena il nouveau cirque dei francesi Dare D’Art (9 agosto h 21.30 a Deiva Marina con Capharnaüm Forain), il Teatro del Piccione (21 agosto h 21.30 a Framura con Rosaspina. Una bella addormentata), Cuocolo e Bosetti (24 agosto h 19.00 a Framura – The Walk). Ma sono importanti anche gli eventi collaterali, pensati con e per il territorio: Perché Framura? (sabato 13 agosto), in collaborazione con l’associazione culturale La Massocca di Framura e Corpo a corpo di Gianni Lodi, una lettura scenica ideata e realizzata da un gruppo di artisti di Framura (24 agosto). Completano il programma aperitivi e chiacchierate sotto le stelle, per conoscersi e incontrarsi, in compagnia degli artisti protagonisti delle serate.

Nick Cave torna al cinema con il suo ultimo album

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Il regista de L’assassinio di Jesse James porta sul grande schermo, solo il 27 e 28 settembre, il film-performance su Skeleton Tree, il nuovo album di una delle icone rock del pianeta.

Arriva nelle sale italiane il film che accompagnerà l’uscita del nuovo album di Nick Cave and the Bad Seeds, Skeleton Tree. A quattro anni da Cogan – Killing Them Softly, Andrew Dominik, il regista di Chopper e L’Assassino di Jesse James, torna infatti dietro la macchina da presa per raccontare la nascita del nuovo disco di Cave, il primo dopo il drammatico lutto che ha colpito l’artista lo scorso anno con la morte del figlio quindicenne.
One More Time With Feeling, che sarà nei cinema italiani il 27 e 28 settembre (elenco delle sale a breve suwww.nexodigital.it) è prima di tutto un film-performance nel quale Nick Cave & The Bad Seeds interpretano per la prima volta le canzoni di Skeleton Tree. Lo stile fotografico del film – girato in bianco e nero, a colori e in 3D- riflette l’intimità e l’austerità dell’album, testimonianza cruda e fragile di un artista che tenta di trovare la sua strada attraverso l’oscurità. Performance live delle nuove canzoni si intrecciano a interviste e riprese di Dominik, accompagnate dalla narrazione intermittente e da improvvisazioni e riflessioni estemporanee di Cave che creano un’esperienza coinvolgente, intensa ed elegante. L’album di Nick Cave & the Bad Seeds verrà rilasciato a mezzanotte del 9 Settembre 2016: il cinema sarà così il luogo d’eccellenza in cui ascoltare e sperimentare le nuove canzoni dell’artista australiano.
Il progetto segna il ritorno di Cave sugli schermi cinematografici dopo il documentario di due anni fa, 20.000 giorni sulla terra di Iain Forsyth e Jane Pollard, che ha incassato oltre 4 milioni di dollari a livello globale. Skeleton Tree ha iniziato invece il suo viaggio nella seconda metà del 2014 ai Retreat Studios di Brighton, sessions aggiuntive sono state realizzate ai La Frette Studios in Francia nell’autunno del 2015. L’album è stato infine mixato agli AIR Studios di Londra a inizio 2016.
Sceneggiatore e regista neozelandese, Andrew Dominik ha studiato alla Swinburne Film School esordendo nel mondo della televisione con spot pubblicitari e video musicali. Nel 2000 si è cimentato nel ruolo di regista con Chopper -basato sulla vita del criminale australiano Mark Brandon Read “Chopper”- che vedeva tra i suoi protagonisti Eric Bana, Brad Pitt e Casey Affleck. Qualche anno dopo è stato il momento di L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Prodotto da Ridley Scott e da Brad Pitt, che nel film interpreta il fuorilegge Jesse James, il film presenta una suggestiva colonna sonora firmata da Nick Cave e Warren Ellis. Nel 2012 esce Cogan – Killing Them Softly con Brad Pitt, Richard Jenkins, James Gandolfini e Ray Liotta.
One More Time With Feeling di Andrew Dominik è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, Rockol.it e MYmovies.it.
Ufficio stampa Nexo Digital
Luana Solla, E-mail: luana.solla@nexodigital.it, Mob. 334/3369695.

“Le escluse”: storia della Luce della Parola

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“Le escluse” è un romanzo di Jeanne Benameur pubblicato in lingua italiana da Ortica Edizioni nel 2016.

“Les Demeurées”, tradotto “Le escluse”, letteralmente significa “le ritardate”: ed è quest’ultimo termine, affiancato ad “ebeti”, che costella il breve e forte libro di Jeanne Benameur.
L’esclusione, per volontà propria e decisione altrui, da conseguenza della limitata attività di elaborazione intellettiva, diventa anche causa di ritardo, in una spirale morbosa che avvolge due creature, madre e figlia.
La Varienne è una donna che si muove nell’ombra e nel torpore. Ripete quotidianamente gesti meccanici, muovendovi fra oggetti conosciuti e rinnegando l’esistenza di tutto ciò che è estraneo, confinato nel mondo incomprensibile dell’altrove.


Altrove sono gli altri, i normodotati.
Altrove sono gli oggetti non lisi dal tocco delle proprie mani.
Altrove sono le parole e i suoni.

Nella vita de La Varienne l’orologio è ritardato: le lancette ferme da sempre in un non-tempo. Eppure, fra le urla delle contrazioni, questa creatura crepuscolare pronuncia un solo nome, Luce, con il quale chiamerà la propria bambina, destinata a crescere esclusa dall’altrove, perenne feto di una madre cannibale.

Al compimento del sesto anno, la piccola, tuttavia, deve, per legge, frequentare la scuola elementare: il mondo buio crolla davanti alla luce della vita e della storia e la piccola diventa polvere, maceria, gesso. Diventa materiale di scarto e sceglie di non esistere e di incunearsi in una crepa del muro dell’aula, affinché possa non apprendere e continuare a nutrire del proprio ritardo coatto il bisogno viscerale di simbiosi della madre.
Una madre, la protagonista, che soffoca anche fisicamente, con la sua mole imponente, con la sua pelle che si schiaccia sul viso della figlia, a ucciderne pensieri e parole, ad abortirne l’intelligenza, quest’ultima temibile emissaria e spia dell’altrove.
La maestra Solange, la figura più amabile e capace di suscitare empatia di tutto il romanzo, è una donna che non si arrende, che crede nella propria professione-missione e che cerca luce in Luce, perché sa vedere, anche nell’oscurità, la fiamma fioca della conoscenza da cui nasce il falò della libertà.
Il nome Solange significa solenne ed è di origine latina. Ma, se lo scomponiamo, potremo supporre un “soleil” e “ange”, ossia un angelo del sole, che scalda e illumina la vita di due donne che conoscono il mero tepore di una stufa e del reciproco abbraccio.
L’epilogo è di struggente e disperata bellezza. Le parole vincono, si incastrano fra le trame della storia, si intrecciano fra i colori, diventano ricamo, tessuto, TESTO.
Consiglio la lettura del romanzo in lingua originale. Jeanne Benameur è una scrittrice italo-tunisina che si esprime non nella propria lingua madre, bensì in francese, attraverso frasi brevi e paratattiche, con lemmi che evocano immagini e emozioni attraverso il suono stesso che diventa melodia, canto antico e urlo animalesco. È nenia di madri che cullano i propri cuccioli per non doverli svezzare, ancora. 

Emma Fenu

A Baubeach® arriva “Biocentrici si nasce”

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Il Libro “Biocentrici si nasce! (e io lo nacqui)” di Patrizia Daffinà & “Uomini e altri animali: verso una coesistenza possibile” slide show fotografico di Claudia Candido, vivranno per due giorni nello spazio emozionale inventato al Baubeach® di Maccarese per rappresentare il Biocentrismo, contrario opposto all’imperante Antropocentrismo . Esposte anche le opere dell’artista Karen Thomas del ciclo “Terra e Mare”: dialogare con empatia è il senso di questo evento che vuole comunicare un messaggio d’amore necessario a tutti gli esseri viventi.
Non una conferenza stampa ma un incontro e scambio di emozioni all’interno dello “Spazio Biocentrico” proposto dal Baubeach®, la prima spiaggia per cani liberi e felici d’Italia, in programma, in forma ininterrotta, il 5 e 6 agosto p.v.: per i partecipanti, soci, giornalisti, amici, una occasione di varcare la soglia dei box mentali e immergersi in un’inedita dimensione di rispetto e consapevolezza.
A partire dalla tarda mattinata, nell’area allestita su una pedana sull’acqua dove normalmente si praticano le attività olistiche della spiaggia, si verrà introdotti ad un percorso emozionale ed interattivo, con pannelli da leggere e da scrivere, una “Stanza Emozionale” dove entrare ed essere sorpresi da una installazione, lo slide show della mostra fotografica di Claudia Candido “Uomini e altri animali – verso una coesistenza possibile” e un’esposizione artistica con le opere luminose di Karen Thomas del ciclo “Terra e Mare”.
L’iniziativa parte dal concetto di Biocentrismo espresso dal nuovissimo libro, il quarto, di Patrizia Daffinà, ideatrice del Baubeach®, dal titolo BIOCENTRICI SI NASCE!, un percorso con assaggi di Etologia Relazionale®, che ha il preciso intento di muovere nella coscienza di ogni lettore un dubbio, una domanda, un proposito di cambiamento. 
Il libro parte con un reportage magnifico, a firma della fotografa naturalista Claudia Candido, che riempie le prime pagine di immagini tratte dai suoi viaggi in giro per il mondo, a toccare l’anima del rapporto che i cani riescono ad instaurare con le più diverse culture umane, e le accompagna da parole dettate da una profonda coscienza animalista. 
Il discorso viene continuato dalle intuizioni dell’autrice, fondendo emozioni, esperienze, studi etologici: tutto quello che nel corso degli ultimi dieci anni ha costruito una certezza, da alcuni avvertita come mancanza di elasticità, da lei ribadita come coerenza: la nostra pace e la nostra salute dipendono in modo equazionale dal rispetto che restituiamo alle altre specie. Non c’è compromesso che tenga: dalla alimentazione, che non deve includere la morte e la sofferenza di altri esseri, al modo di vestirsi, di scegliere, la filosofia “vegan friendly”, divenuta essa stessa un business, è quella che rispecchia il termine biocentrico in misura maggiore. 
Per entrare in contatto con questo discorso – afferma l’autrice – si dovrà oltrepassare una porta blu e calarsi nel mondo del Rispetto e della Consapevolezza, farsi carezzare i capelli da centinaia di cuori bianchi sospesi da corde, che portano con sé le parole dei grandi pensatori del mondo a difesa di chi non ha voce. Si potrà assistere, infilandosi in una camera allestita con tele blu, alla magia delle immagini scattate nei vari Paesi del mondo agli altri animali. Ci si potrà sedere e leggere una pagina del libro, per poi esprimere con una sola parola, in un pannello gigante, la propria emozione al cospetto di questa parola: Biocentrismo. Una parola non molto usata, di cui il significato a volte viene confuso: una vera e propria filosofia che si ritiene appartenere agli anni Settanta secondo la quale l’uomo è tenuto a rispettare tutte le altre forme di vita e a vivere in armonia con animali e con la natura tutta, che in realtà appartiene al pensiero e alla vita di poeti, scienziati, scrittori e celebrità di ogni tempo, sempre soffocata dal più arrogante antropocentrismo, dettato dalle leggi di mercato che l’uomo ha voluto imporre. Che ha trasformato gli “Animali minori” in macchine al servizio dell’umana specie, in cibo, in oggetti per la moda, in cavie, zimbelli, trofei da esibire, capri espiatori, oggetti di consumo.
Il saggio della Daffinà ingloba anche il libro Baubeach, storia e storie della prima spiaggia per cani italiana, pubblicazione datata 2005 ed edita da Leconte ora fuori catalogo, recuperata dall’autrice e ristampata in questa ultima versione. 
Il percorso condurrà alla Baia del Colibrì, dove è collocato il Totem in cui si può leggere la favola africana ad esso ispirata e in un tunnel di canne di bamboo sarà possibile entrare con il proprio cane e ascoltare il rumore del mare. Tutto sarà volto alla necessità di un dialogo empatico tra gli umani e gli altri animali, urgente misura alla quale ispirarsi per recuperare un profondo senso di appartenenza e di amore. E ascoltarlo, seduti accanto al proprio cane, guardando il mare, sarà come tornare all’emozione della prima notte dei tempi in cui questo straordinario rapporto ancestrale è nato. 
Per maggiori informazioni: www.baubeach.net

Facebook (Gruppo): Amici del Baubeach 

Facebook(Pagina): BaubeachVillageASDMaccarese 

Il docu-film su Marina Abramovic riporta la Grande Arte al cinema

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Dopo il successo delle scorse stagioni della Grande Arte al Cinema che hanno raccolto un totale di oltre 400.000 spettatori l’arte contemporanea diventa protagonista su grande schermo con un nuovo ciclo di appuntamenti

Si parte con  THE SPACE IN BETWEEN. 
MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL
Dopo il successo delle scorse stagioni che hanno portato al cinema oltre 400 mila spettatori, la stagione della Grande Arte torna nelle sale italiane con un’importante novità. Il cartellone della nuova stagione, che sarà svelato a fine estate, esplorerà non solo l’arte rinascimentale (italiana e internazionale), i grandi movimenti pittorici e i più amati artisti dell’Ottocento, ma si aprirà quest’anno anche ai grandi performer contemporanei.
A inaugurare questo nuovo ciclo ci sarà una delle più originali artiste viventi, Marina Abramović, protagonista di THE SPACE IN BETWEEN. MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL di Marco Del Fiol, che sarà nelle sale italiane solo il 3, 4 e 5 ottobre distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection (elenco delle sale a breve su www.nexodigital.it).
In questo docu-film la Abramović parte alla ricerca di nuovi stimoli creativi e viaggia attraverso le vibranti comunità religiose del Brasile per fare esperienza dei rituali sacri e svelare il suo processo creativo. Il sincretismo del Brasile più profondo si fa per lei percorso personale e artistico e racconto per immagini, in un seducente intreccio di profondità e ironia. Tra cerimonie di purificazione e trip psichedelici, Marina riflette sulle affinità tra performance artistiche e rituali e si mette totalmente a nudo, in un tragitto anche interiore nei meandri del suo passato. Un film autenticamente “in between”, sospeso tra arte e vita, tra road movie e spiritual thriller, capace di parlare al cuore dello spettatore e al suo inestinguibile bisogno, consapevole o inconsapevole, di spiritualità.
Nata a Belgrado nel 1946, la Abramović è una delle artiste più importanti del nostro tempo. All’inizio degli anni Settanta studia presso l’Accademia di Belle Arti di Belgrado, dove comincia a sperimentare la performance come forma di arte visuale. Esplorando i limiti fisici e mentali del suo essere, la Abramović approfondisce così il tema della trasformazione emotiva e spirituale e si dedica alla creazione di opere capaci di rendere rituali semplici azioni della vita quotidiana, come stare sdraiati o seduti, sognare e pensare. Nel 1974 viene conosciuta anche in Italia, dove presenta la sua performance Rhytm 4 nella galleria Diagramma di Luciano Inga Pin a Milano. Nel 1976 Marina Abramović lascia la Jugoslavia per trasferirsi ad Amsterdam. Nello stesso anno inizia la collaborazione e la relazione con Ulay, artista tedesco, nato tra l’altro nel suo stesso giorno. I due termineranno il loro rapporto dodici anni dopo, nel 1989, con una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese: Marina decide di partire dal lato orientale della muraglia sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay dalla periferia sud occidentale del deserto del Gobi. I due cammineranno novanta giorni e si incontreranno a metà strada dopo aver percorso entrambi duemila e cinquecento chilometri per dirsi addio. Negli anni ottanta viaggia in Australia e nei deserti di Thar e del Gobi e in Cina; dal 1992 tiene workshop, conferenze, mostre personali e collettive in tutto il mondo fino a vincere nel 1997 la Biennale di Venezia con la performance Balkan Baroque, dove per tre giorni pulisce una montagna di ossa bovine in un rituale di purificazione e di denuncia delle stragi che avvenivano nei Balcani. Nella primavera del 2010 arriva la prima grande retrospettiva negli Stati Uniti al Museum of Modern Art di New York, dove esegue anche la performance The artist is present documentata dall’omonimo documentario. Due anni dopo, nel 2012, è stato il momento della doppia mostra al PAC e alla Galleria Lia Rumma di Milano, dove l’artista ha mostrato tutti i nuovi lavori e svelato al mondo The Abramović Method.
THE SPACE IN BETWEEN. MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL di Marco Del Fiol sarà nelle sale italiane solo il 3, 4 e 5 ottobre distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection e con i media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.
Marco Del Fiol
Cameraman, co-sceneggiatore, regista, montatore, produttore esecutivo, sceneggiatore e redattore, Marco Del Fiol ha dedicato gli ultimi dieci anni del suo lavoro all’opera di importanti artisti contemporanei e alla creazione di un dialogo tra le opere d’arte, gli artisti e il loro pubblico. Nel 2010 ha diretto “Second Movement for Piano and Sewing”, prodotto da Philippe Barcinski per TV Cultura. Il film ha partecipato a numerosi festival come il Chile, Ouro Preto Film Festival e il Brazilian Film Festival di Toronto, dove ha ricevuto premi per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice. Del Fiol è il regista di VIDEO BRASIL NA TV, alla sua quarta stagione, così come di Rafael França – Obra como testamento; Mau Wal – translated encounters; Olafur Eliasson – Seu corpo da Obra and Isaac Julien – Geopoéticas. I suoi film sono stati presentati in festival cinematografici al Museo Reina Sofia di Madrid, al Centre Pompidou di Parigi, al Nederlands Fotomuseum di Amsterdam e fanno parte delle collezioni di numerose istituzioni come The Center for Contemporary Art (Israel), Hong Kong Arts Centre (China), Internationale Kurzfilmtage(Germany), Library of Museu de Arte Contemporânea da USP (Brazil), Midiateca Le Plateau (France).
Ufficio Stampa

“L’abbazia dei cento inganni” e la leggendaria reliquia di Gesù

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Ferrara, gennaio 1349.

Il giovane Gualtiero de’ Bruni, garzone del mastro Vitale de Equis, pittore ufficiale dell’Abbazia di Santa Maria di Pomposa, si occupa di preparare i pigmenti, l’intonaco e spostare oggetti pesanti. Il giovane apprendista, anche non pagato, ambisce a tal punto a quel lavoro da rubare con gli occhi le tecniche del Maestro.
Innamorato della giovane Isabeau, che dovrà sposare, la deve lasciare e partire per offrire i suoi servigi al cavaliere Maynard de RocheBlanche. Si troverà subito coinvolto in un complotto quando Maynard, preso in “custodia” dalla Santa Inquisizione, non vorrà rivelare dov’è nascosto il grande segreto: il Lapis Exilii, la sacra mensa dell’Ultima Cena.

Erano vive, quelle reliquie. Quasi che una scintilla divina fosse rimasta imprigionata nella materia di cui erano composte

Dopo un mese di torture RocheBlanche, determinato, ancora non cede e non rivela dov’è custodito il segreto, neanche il tentativo dell’Inquisizione di rapirne la sorella Eudeline, badessa del convento di Sainte-Balsamie e padrona di Isabeau, lo faranno titubare e questo lo porterà alla condanna al rogo per eresia il 1 gennaio 1350.
Un armigero gettò una torcia sulla paglia, che divampò all’istante. In quella gelida mattina di gennaio, Rocheblanche sentì l’aria farsi più spessa. Il fumo gli aggredì le narici, lo accecò, riportandolo nel modo buio remoto della sue visioni.”
Scorrono un susseguirsi d’intrecci, trappole e danze amorose con padre Andrea, che ricorda un po’ frate Lorenzo di Romeo e Giulietta mentre cerca di far rincontrare i due innamorati. Marcello Simoni in questo terzo libro della serie, continua con le avventure del cavaliere Maynard: il finale lasciato aperto lascia intravedere un possibile quarto libro, a causa dei personaggi irrisolti che appaiono nel finale.
La lettura è scorrevole, veloce e ricercata nell’uso delle parole, ha il potere di calare il lettore nel periodo storico dell’Inquisizione senza tuttavia doverne svelare dettagliatamente gli orrori. La parte iniziale appare più curata nella descrizione dei particolari: gli affreschi e l’abbazia, che si perdono via via nella seconda lasciando il lettore sospeso e incuriosito.
L’autore: Marcello Simoni è nato a Comacchio in provincia di Ferrara nel 1975, vincitore del Premio bancarella nel 2012, ha raggiunto il secondo posto dei libri più venduti in Italia con l’abbazia dei cento delitti. Laureato in lettere è anche archeologo e bibliotecario, la sua passione per l’Abbazia di Pomposa e per i suoi affreschi medievali che rappresentano scene del Vecchio, del Nuovo Testamento e dell’Apocalisse lo portano a scrivere la Codice Millenarius Saga: L’abbazia dei cento peccati (2014), L’abbazia dei cento delitti (2015) un milione di copie vendute e l’ultimo della trilogia L’abbazia dei cento inganni (2016) Newton Compton Editori.
Sara Cacciarini

Svelato il programma del festival di Venezia 2016

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Il festival di Venezia 2016 è assolutamente da Serie A.

A Roma, nella conferenza stampa di presentazione dell’edizione n°73, il direttore Alberto Barbera e il presidente della fondazione Paolo Baratta hanno confermato con parole e con i fatti che Venezia non teme la rivalità di prestigio con Cannes e soprattutto la sovrapposizione temporale con Toronto, annunciando un programma ricchissimo, nel concorso e fuori, di film di primo piano oltre le più rosee aspettative.
Sappiamo già che La La Land aprirà il festival, e sono stati confermati due titoli attesissimo vociferati alla vigilia, ovvero Nocturnal Animals e Arrival. Le clamorose e liete sorprese sono sicuramente Jackie di Pablo Larrain, che il direttore di Barbera ha voluto fortemente pur non essendo ancora stato completato, e scelto solo due giorni fa in via definitiva, e soprattutto il documentario Voyage of Time di Terrence Malick. Grande spazio quindi ai film americani con possibilità di premi futuri, e un equilibrio perfetto con i grandi autori internazionali: Wenders, Ozon, Kusturica, Konchalovsky, Amirpour.
Un mix perfetto insomma di glamour, autorialità e produzione indipendente che ritroviamo anche fuori concorso, con la presenza dei nuovi film di James Franco, Mel Gibson, Kim Ki-duk e il documentario di Andrew Dominik su Nick Cave.
Quanto al plotone italiano, solamente 4 i titoli presenti: Piccioni e Johnson in concorso, fuori invece Munzi e Kim Rossi Stuart, e lo stesso Barbera ha evidenziato la mancanza di titoli nostrani commentando la scelta delle nostre produzione più sulla quantità – “ho visionato oltre 125 film italiani, troppi” – che sulla qualità, soprattutto per quanto riguarda le commedie. Ma inutile dire che la bandiera tricolore sarà portata in alto da uno dei grandi eventi della rassegna, ovvero la proiezione dei primi 2 episodi della prima miniserie tv di Paolo Sorrentino, The Young Pope che poi in autunno sarà trasmessa interamente da Sky.
Un festival di Venezia per tutti i gusti che si prospetta tra le migliori edizione degli ultimi tempi, con una pioggia di star attesa e tanti film sulla carta di assoluta qualità. E per l’occasione Culturamente non vi farà mancare la copertura: dal 31 agosto il nostro sito sbarco in laguna e per la prima volta coprirà tutta la rassegna.
CONCORSO UFFICIALE
“The Bad Batch,” Ana Lily Amirpour (U.S.)
“Une Vie,” Stephan Brizé (France, Belgium)
“La La Land,” Damien Chazelle (U.S.)
“The Light Between Oceans,” Derek Cianfrance (U.S., Australia, New Zealand)
“El ciudadano ilustre,” Mariano Cohn, Gaston Duprat (Argentina, Spain)
“Spira Mirabilis,” Massimo D’Anolfi, Martina Parenti (Italy, Switzerland)
“The Woman Who Left,” Lav Diaz (Philippines)
“La region salvaje,” Amat Escalante (Mexico)
“Nocturnal Animals,” Tom Ford (U.S.)
“Piuma,” Roan Johnson (Italy)
“Paradise,” Andrei Konchalovsky (Russia, Germany)
“Brimstone,” Martin Koolhoven (Netherlands, Germany, Belgium, France, U.K. Sweden)
“On the Milky Road,” Emir Kusturica (Serbia, U.K., U.S.)
“Jackie,” Pablo Larrain (U.S., Chile)
“Voyage of Time,” Terrence Malik (U.S., Germany)
“El Cristo ciego,” Christopher Murray (Chile, France)
“Frantz,” Francois Ozon (France)
“Questi Giorni,” Giuseppe Piccioni (Italy)
“Arrival,” Denis Villenueve (U.S.)
“The Beautiful Days of Aranjuez,” Wim Wenders (France, Germany)
FUORI CONCORSO
Special Event
“The Young Pope” (episodes 1, 2), Paolo Sorrentino (Italy, France, Spain, U.S.)
“The Bleeder,” Philippe Falardeau (U.S., Canada)
“The Magnificent Seven,” Antoine Fuqua (U.S.)
“Hacksaw Ridge,” Mel Gibson (U.S.)
“The Journey,” Nick Hamm (U.K.)
“A jamais,” Benoit Jacquot (France, Portugal)
“Gantz:O,” Yasushi Kawamura (Japan)
“The Age of Shadows,” Kim Jee woon (South Korea)
“Monte,” Amir Naderi (Italy, U.S., France)
“Tommaso,” Kim Rossi Stewart (Italy)
“Our War,” Bruno Chiaravallotti, Claudio Jampaglia, Benedetta Argentieri (Italy, U.S.)
“I Called Him Morgan,” Kasper Collin (Sweden, U.S.)
“One More Time with Feeling,” Andrew Dominik (U.K.)
“Austerlitz,” Sergei Loznitsa (Germany)
“Assalto al cielo,” Francesco Munzi (Italy)
“Safari,” Ulrich Seidl (Austria, Denmark)
“American Anarchist,” Charlie Siskel (U.S.)
SEZIONE ORIZZONTI
“Tarde para la ira,” Raul Arevalo (Spain)
“King of the Belgians,” Peter Brosens, Jessica Woolworth (Belgium, Netherlands, Bulgaria)
“Through the Wall,” Rama Burshtein (Israel)
“Liberami,” Federica Di Giacomo (Italy, France)
“Big Big World,” Reha Erdem (Turkey)
“Gukuroku,” Ishikawa Kei (Japan)
“Maudit Poutine,” Karl Lemieux, (Canada)
“Sao Jorge,” Marco Martins (Portugal, France)
“Dawson City: Frozen Time,” Bill Morrison (U.S., France)
“Reparer les vivants,” Katell Quillevere (France, Belgium)
“White Sun,” Deepak Rauniyar (Nepal, U.S., Qatar, Netherlands)
“Malaria,” Parviz Shahbazi (Iran)
“Kekszakallu,” Gaston Solnicky (Argentina)
“Home,” Fien Troch (Belgium)
“Die Einsiedler,” Fien Troch (Germany, Austria)
“Il più grande sogno,” (Italy)
“Boys in the Trees,” Nicholas Verso (Australia)
“Bitter Money,” Wang Bing (China)
“Dark Night,” Tim Sutton (U.S.)
“Planetarium,” Rebecca Zlotowski (France, Belgium)
 
Emanuele D’Aniello

Quella struttura troppo ingombrante in mezzo all’antichità

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Il 26 luglio c’è stato il concerto Music for Mercy a Roma, che vedeva, tra i nomi di spicco, quello di Andrea Bocelli. Ma andiamo con ordine e puntiamo il nostro obiettivo sul vero scandalo di questa serata, ovvero il luogo scelto, il Foro Romano.

Da giorni eravamo tutti noi in trepidante attesa di sapere cosa sarebbe successo la sera del 26 luglio 2016 a Roma per il Concerto “Music for Mercy” promosso dall’ORP, dal Teatro dell’Opera di Roma e dalla Sovrintendenza Speciale per il Colosseo, Museo Nazionale Romano e Area Archeologica  con il patrocinio del MIBACT e della Conferenza Nazionale Italiana per l’UNESCO e prodotto da Francis Yeoh, fondatore presidente di Abiah Ltd; serata organizzata per le celebrazioni del Giubileo che vedeva nomi di spicco tra i quali brillava Andrea Bocelli, star internazionale. Ma non tutto è filato liscio; c’era una cosa che disturbava, il posto scelto: il Foro Romano.
Foro Romano
© Guide di Roma
Lo so, in quanto guida turistica, non avrei dovuto vederlo, ma la curiosità e la mia grande passione per la musica mi hanno spinto a farlo attraverso la diretta su Raiuno. Tralasciando ogni giudizio sul concerto stesso, dove vi era una presentatrice che non sapeva ciò che stava facendo, cantanti al limite del grido, tra i quali Bocelli usciva santificato (e che mi scusino gli amici melomani, in quanto si sa quest’artista è una figura molto controversa) come Dio in mezzo a tanti diavoli, la cosa che ha fatto più indignare la maggioranza delle guide turistiche è stato l’utilizzo dell’area del Foro Romano tra il Tempio del Divo Giulio e l’Arco di Settimio Severo.

Come si legge da un’intervista fatta ad Adriano La Regina, grandissimo archeologo nonché Sovrintendente alle antichità di Roma dal 1976 al 2004 sul quotidiano Il Tempo la struttura poteva ospitare 1400 persone. Addirittura vi è stato un drink nella Casa delle Vestali e la cena dentro Santa Maria Antiqua (una chiesa riaperta quest’anno dopo più di trent’anni di lavori di restauro che presenta affreschi importanti che le sono valsi il soprannome di Cappella Sistina del Medioevo) e i camerini erano posizionati nella Curia Iulia. Non oso pensare dove avranno messo i bagni.
Qui bisogna ricominciare a parlare con parole chiare. La Sovrintendenza ha assicurato che il palco era non lesivo delle strutture, che l’evento era stato organizzato da ORP ed il MIBACT ha dato tutte le autorizzazioni con la Conferenza Nazionale. Ma le voci sono tante. Noi che viviamo in quest’area tutti i giorni, che tentiamo di farla conoscere al meglio a tutti i turisti che si affidano alle nostre cure, ci sentiamo avviliti. 
Caro pubblico, voi tutti quanti immaginate di essere dei turisti che vengono per la prima volta a Roma e di venire a sapere solo pochi giorni prima che non solo il giorno precedente al Concerto l’area dello stesso sarebbe stata chiusa alle 17 ma che addirittura il 26 stesso tutto il Foro e tutto il Palatino sarebbero stati chiusi dalle 17 con ultimo ingresso alle 16 e magari non potete recuperare il giorno dopo perché avete un aereo. Cosa comporta ciò? Problemi per voi stessi, per le guide e per le agenzie che prenotano i servizi, ma soprattutto la delusione, forte come se fosse una ferita al cuore, di non aver potuto godere al meglio di uno dei posti più belli al mondo.
Palco
© Guide di Roma

Ed è quello che abbiamo pensato tutti ma soprattutto quello che ha scritto forte e chiaro Isabella Ruggiero presidente di AGTAR la quale, nel comunicato stampa dice “Chiudere il Foro qualche ora prima e rendere inagibile una larga parte del Foro per alcuni giorni sono un pessimo esempio del concetto di monumenti che è ormai proprio di questo Ministero dei Beni Culturali e di questa “Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma“. Ma soprattutto la Dott.ssa Ruggiero si chiede se le strutture “non danneggeranno per nulla il pavimento e i resti dell’area“. Noi guide ci stiamo ponendo la stessa domanda.

Molti di voi penseranno che anche il turista di per sé distrugge, ma la sorveglianza sui turisti è nostro compito e dei custodi.
Ma spesso le nostre istituzioni, altra idea molto circolante tra i colleghi, si sentono in diritto di usufruire della cosa pubblica come se fosse una loro stessa proprietà. E allora, magari dei colleghi dissentiranno da questo paragone forte, non ci dovremmo stupire se dei mascalzoni utilizzassero monumenti come la Fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna come secchio pubblico, se l’esempio che diamo è questo!
Tutto si può fare, ma allo stesso tutto bisogna aggiungere le parole “criterio” e “limite”, altrimenti il risultato è ciò che segue:


Marco Rossi

L’attimo fuggente, “O Capitano, mio Capitano!”

“Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.”

Tutti, in fondo al nostro cuore, vorremmo un maestro, una guida che ci porti nelle tortuose vie della vita. E’ questo è quello che capiamo dopo aver visto “L’attimo fuggente” (in inglese Dead Poets Society), film del 1989 diretto da Peter Weir e con protagonista il fantastico e inarrivabile Robin Williams nei panni del professor John Keating. Un professore che tutti avremmo voluto, imprevedibile, un veri e proprio sognatore che ama il suo lavoro e prima di ogni altra cosa ama e comprende appieno i suoi studenti, spingendoli verso le loro passioni, verso il desiderio prima che verso l’utile.
 

La trama

 
La storia si svolge nel Collegio maschile di Welton dove Tradizione, Onore, Disciplina ed Eccellenza sono i pilastri dell’insegnamento. All’inizio del nuovo anno scolastico, un nuovo professore arriva nel corpo docenti, John Keating, professore di lettere atipico che insegnerà ai suoi studenti un modo diverso di apprendere l’arte e la letteratura. Fin dal primo momento il professore si distingue per il suo approccio colloquiale e alternativo ai metodi utilizzati dai suoi colleghi. Celebre la scena in cui fa salire gli studenti sul banco invitandoli a dire ciò che vogliono o quando ordina loro di strappare tutte le pagine dell’introduzione del libro di letteratura perché non è d’accordo con le teorie di comprensione della poesia. I giovani rampolli del collegio rimangono inizialmente straniti e confusi dal suo atteggiamento, ma pian piano si lasciano trasportare sulla strada per la libertà di pensiero, elemento importantissimo per Keating. Uno di loro, Neil Perry, è tanto incuriosito da quella persona da fare ricerche in merito e scoprire che il prof, da studente, era membro della Setta dei Poeti Estinti, composta da studenti appassionati di poesia che si incontravano per leggere versi di Walt Withman, Emerson, Thoreau.
 
Il metodo divergente del professore porta gli allievi a crescere e maturare, a conoscersi nella loro interiorità, grazie anche alla poesia. L’atteggiamento, finalmente rivoluzionario, della classe porterà a molti risvolti, non sempre felici. Proprio per questo,il prof. Keating sarà costretto ad abbandonare l’istituto non prima di entrare un’ultima volta in classe per raccogliere i suoi affetti e ricevere un saluto commovente dai suoi studenti, una scena rimasta nella storia del mondo cinematografico.

Una pellicola davvero cult

 
“L’attimo fuggente” è una pellicola che ogni volta commuove, riempie di emozioni per i numerosi messaggi che invia al pubblico e che è impossibile dimenticare, oltre ad essere un’intelligente e radicale critica alla gestione delle scuole contro la formazione di un libero pensiero. Tutto diventa ancora più bello grazie all’interpretazione di Robin Williams, attore che manca tanto al pubblico cinematografico, semplicemente straordinario ed altamente comunicativo nel ruolo che, forse, rimarrà uno dei suoi personaggi più belli. Ciò che resta più impresso di questa pellicola è ciò che Keating cerca di insegnare a tutti noi: bisogna semplicemente godersi il momento, essere felici e fedeli a se stessi e vivere ogni secondo della vita come se fosse l’ultimo, ripetendosi costantemente “Carpe Diem”, cogli l’attimo e non fartelo sfuggire.

3 buoni motivi per vedere il film:

– Robin Williams è una garanzia, se si pensa soprattutto che quelli erano i suoi anni migliori. Qui dà una delle sue più belle interpretazioni, commovente e brillante, come nessuno mai sarà.
 
– E’ un film che affascina e insegna molto, che fa luce su contraddizioni e questioni delicate, come la mancanza di libertà d’espressione nelle scuole, oltre che affrontare temi ancora più seri come il suicidio.
 
– La regia di Peter Weir, cineasta australiano che fa un ottimo lavoro di regia rendendo il film un piccolo gioiello.
 

Quando vedere il film?

Cercate di gustarvi questo film in un momento in cui potete farlo appieno, senza distrazioni ( al massimo una bella e grande ciotola di pop corn) e munitevi di Kleenex a non finire (se siete particolarmente emotivi).
 
 
Ilaria Scognamiglio
 

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Gasometro, da stasera “Suburra” e ultimi spettacoli teatrali

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Attesa per gli ultimi spettacoli della sezione teatrale. Stasera la proiezione di “Suburra”, con la presenza di Alessandro Borghi, e la cena speciale, solo su invito, al “Là” di Andy Luotto.

Ultima settimana di luglio “bollente” per il “Gasometro 2016”, il grande evento dell’Estate Romana. Si conclude questa settimana la rassegna teatrale della kermesse culturale: per la sezione “Off” arrivano nei prossimi giorni “Niente panico“, di e con Luca Avagliano, “Buonanotte signor Smith”, di Alessio Moneta.
Spazio anche al cinema, con la proiezione gratuita di Suburra di Stefano Sollima, stasera alle ore 21:15. Sarà presente anche l’attore Alessandro Borghi, che sarà intervistato dagli Actual, il duo di YouTubers composto da Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia. Venerdì 29 luglio, invece, arriva un grande classico, “The Rocky Horror Picture Show” di Jim Sharman.
Tra gli eventi in programma, anche una cena davvero speciale, solo su invito: quella di stasera al ristorante “Là” di Andy Luotto, con personaggi dello spettacolo e giornalisti. Due, infine, i locali di riferimento per il divertimento della notte, la cui programmazione abbraccia animazioni già note al pubblico romano (e non solo), quello amante dei club e della buona musica: Il Borgo e Il Faro.
La Riva Ostiense si conferma così il punto di riferimento dell’estate capitolina: circa cento gli appuntamenti totali della rassegna culturale, che si alternano tutti i giorni, fino a sabato 17 settembre, dalle 18:30 fino alle 4 del mattino. Il “Gasometro”, che si avvale della direzione di Edoardo Frullini, Nico Di Crescenzo e Andrea Paolotti per l’arte e di quella di Daniele Frullini per la musica, offre così, tutti i giorni, divertimento e cultura fra teatro, cinema, spettacoli, musica live, dance, sport, arte. “Core d’acciaio”: è questo lo slogan di questa quarta edizione.
IL TEATRO DI GASOMETRO 2016, SEZIONE “OFF” – Ultimi spettacoli anche per la sezione del Teatro “Off”, per cui non è prevista vendita on line ma è possibile prenotarsi aticket.teatrogasometro@gmail.com. Sabato 30 luglio ore 21.15 andrà in scena “Niente panico”, di e con Luca Avagliano; domenica 31 luglio ore 21.15 “Buonanotte signor Smith”, di Alessio Moneta, regia di Maria Letizia Gorga, con Enrico Patella, Giorgia Catania, Alessio Moneta, Federico Isaia.

SINOSSI “NIENTE PANICO” (30/7) – “Facciamola finita, ammettiamolo, non abbiamo più un futuro!”. Con questa frase Mirella lo fece piombare nella consapevolezza di vivere in un presente apparentemente senza ormai futuro, dove è facile sentirsi quantomeno smarriti, spauriti, lasciarsi andare all’inerzia e ritenere ormai inutile investire in qualcosa, soprattutto, se ad affrontarlo, si è da soli, senza più Mirella. Ma vivere un presente senza futuro significa anche esser condannato a non crescere? E’ per questo che non riusciva a dimostrarle di essere un uomo? O è lui che non riesce ad abbandonare il suo Fanciullo interiore o meglio il suo Estro? “Estro o non Estro? Fantasia o Serietà?” Diventare uomo significa rinunciare al gioco e alla fantasia? E’ questa la Verità da accettare? Ma cosa è Vero: Ciò che è vero vero o ciò in cui si crede? Un monologo, insomma, comico e disperato, intimo e interagente sotto il segno di un logico nonsenso, e, involontariamente, della patafisica… ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie. Biglietto unico: 10 euro

SINOSSI “BUONANOTTE SIGNOR SMITH” (31/7) – Da qualche tempo, la piccola cittadina di Horney Town, è teatro di terrificanti delitti. Uno spietato serial killer, dopo aver ucciso le vittime, le veste con dei bizzarri costumi di carnevale. Ultima vittima, Allan Corvey, noto scrittore di libri gialli negli anni ’50, dal quale l’assassino sembra prendere spunto per i suoi delitti. Per Frank Orton, Detective di New York, risolvere il caso diventa una questione di vitale importanza per la sua carriera e non solo. Nelle indagini è affiancato da Andy, la sua assistente, che non perde occasione per deriderlo e metterlo davanti ai suoi fallimenti professionali e personali. Tutto si svolge nella classica atmosfera da giallo noir, con la sola eccezione che si ride dall’inizio alla fine. La cornice del giallo è un pretesto per portare in scena una commedia brillante e dissacrante, dai ritmi serrati, divertenti, dove l’ironia dell’autore pervade la trama in ogni momento. Biglietto unico: 10 euro
I FILM DI GASOMETRO – Prosegue anche la programmazione cinematografica della rassegna estiva: giovedì 28 luglio sarà il turno di Suburra, di Stefano Sollima, con Alessandro Borghi, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Greta Scarano, Claudio Amendola, Giulia Elettra Gorietti. 135 min. – Italia 2015. Venerdì 29 luglio, invece, arriva un grande classico, “The Rocky Horror Picture Show”.
SINOSSI SUBURRA (28/7):
di Stefano Sollima, con Alessandro Borghi, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Greta Scarano, Claudio Amendola, Giulia Elettra Gorietti. 135 min. – Italia 2015
Nell’antica Roma, la Suburra era il quartiere dove il potere e la criminalità segretamente si incontravano. Dopo oltre duemila anni, quel luogo esiste ancora. Perché oggi, forse più di allora, Roma è la città del potere: quello dei grandi palazzi della politica, delle stanze affrescate e cariche di spiritualità del Vaticano e quello, infine, della strada, dove la criminalità continua da sempre a cercare la via più diretta per imporre a tutti la propria legge.
SINOSSI THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW (29/7):
di Jim Sharman, con Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O’Brien, Patricia Quinn, Meatloaf. 100 min. – USA 1975
SINOSSI: Brad e Janet, una giovane coppia, sono in viaggio diretti dal loro professore universitario, il dottor Scotto, quando la loro auto si arresta per un guasto. I due cercano aiuto e casualmente bussano alla porta del castello dottor Frank-N-Furter. Questi è un extraterrestre, arrivato sulla terra per dare vita al mostruoso Rocky Horror. L’essere cerca di circuirli e svela loro alcuni segreti sconosciuti al genere umano. Arriva anche il professor Scott, che è alla ricerca di suo nipote Eddie. Chi riporterà l’alieno alla ragione?

LA MUSICA DI GASOMETRO – Due i locali di riferimento per il divertimento della notte, la cui programmazione abbraccia animazioni già note al pubblico romano (e non solo), quello amante dei club e della buona musica. La programmazione del Faro abbraccia tutti i tipi di musica, dall’underground a quella emergente, sino ad una serata ad hoc dedicata agli anni Duemila.
I LOCALI DI GASOMETRO – Oltre ai singoli chioschi di pizza al taglio, di cocktail e di granite, nell’area sono presenti anche quattro ristoranti: Tower Gasometro, che propone birre e hamburger; Gawa, sushi bar e bruschetteria, con cocktail e birra artigianale; Il Borgo, cocktail bar mixology e fish burger; il ristorante “Là” di Andy Luotto. Proprio in quest’ultimo sarà ospitata, giovedì, una serata speciale, solo su inviti, con giornalisti e personaggi dello spettacolo. Per accrediti, stampa@uozzart.com.
LE SERATE MUSICALI DI GASOMETRO 2016 – Programmazione del Faro:
Martedì: Can you feel it, il nuovo format che ospiterà i migliori dj producer underground della scena italiana. Ingresso libero.
Mercoledì – Rum, un progetto nato nel 2011 con l’idea di incentivare la diffusione della cultura musicale ed artistica emergente. Il progetto prende piede dando spazio a oltre 100 artisti. Dalle 22 fino alle 4.
Giovedì – Forever young, che animerà la rassegna per il 4° anno di fila, con i djset di Luca Prest e Junky, e il photoset di Matteo Cavalieri. Ingresso libero.
Venerdì – Smash, il cui punto di forza è da sempre la versatilità e la poliedricità, con sonorità che fondono attualmente Disco, G-House e Deep in una sala e Hip-Hop, Trap e Rock nella seconda.
Sabato – Festiva 2000, la nuova formula musicale dell’estate, all’insegna degli anni più giovani, quando tutto era sfarzoso e scintillante, gli Anni 2000.
Programmazione del Borgo:
Giovedì – Yav, l’appuntamento con musica vintage di stampo indie, wave, dance, mash-up, ma anche electro e pop.
Venerdì – La Congrega, che intende il divertimento come un’esperienza ultra-sensoriale, fashion, Clubbing & style.
Sabato – Fare festa, l’appuntamento dove Soul, Punk e Reggae vengono rivisitati da giovani artisti, attraverso melodie, ritmi travolgenti e il calore di sax, trombe, chitarre, bassi e percussioni.
ALTRE INFORMAZIONI – La location si trova su Riva Tevere Ostiense: si accede da via del Porto Fluviale e dal Ponte della Scienza. L’ingresso è sempre libero, eccetto per gli spettacoli teatrali, dalle 18:30 in poi. Soltanto il venerdì e il sabato, da mezzanotte in poi, a cinque euro. Ulteriori informazioni sulla relativa pagina Facebook.

Moussakà: il classico intramontabile della cucina greca

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Forse nessuno è mai tornato da un viaggio in terra ellenica senza averla assaggiata almeno una volta. Il motivo è semplicemente la sua golosità, che si scopre solo scegliendola nelle taverne dove sanno prepararla con l’attenzione che merita.

Chi manca di esplorare l’enogastronomia dei paesi che visita, si perde molti dei contenuti culturali espressi anche attraverso le ricette della tradizione. Ma nella terra di Zeus anche il turista dal palato più squadrato è invogliato all’assaggio della cucina locale, grazie alle materie prime che come le nostre sono figlie del sole e del clima mediterraneo. Tante le similitudini con la cucina Italiana, mentre le differenze vanno ricercate in un’interpretazione che utilizza spezie, cotture e modalità di preparazione diverse. Molte le occasioni di sbizzarrirsi nel gusto, non è quindi il caso di spulciare il menù in cerca di improbabili e tristissimi “spagetti bolougnesa”. Immancabilmente però spesso per pigrizia si va a sbattere su un paio di opzioni, una delle quali è sempre la Moussakà un must di questa cucina. Il piatto non è un esclusiva greca ed è diffuso in Bulgaria e nei paesi dell’area balcanica fino alla Turchia e al Medio Oriente, passando anche per Trieste. E’ un parente abbastanza stretto della parmigiana con cui condivide uno degli ingredienti base, le melanzane.

L’incontro con la Moussakà potrebbe rivelarsi non esaltante, ma basta prendere alcuni accorgimenti per scongiurare il pericolo. Evitare ad esempio tutte quelle taverne affollate di turisti situate in genere sul corso principale, ed anche quelle che all’entrata espongono l’orribile cartellonistica raffigurante i piatti già cucinati. E’ necessario invece individuare quei posti dove sono soliti sedersi a mangiare gli autoctoni, spesso locali meno folkloristici ma dalla sicura resa gastronomica e quasi sempre ancora più economici degli altri, il che non guasta. Tra i molteplici assaggi effettuati a spasso per l’egeo, vince a mani basse l’indimenticabile Moussakà di “Maria’s Tavern” a Plaka sull’Isola di Creta. I nipoti, cordialissimi gestori, riproducono fedelmente le ricette della nonnina Maria, sempre presente e seduta appena fuori dalla taverna sulla sua vecchia sedia impagliata a godersi il fresco delle sere d’estate. La ricetta eseguita con le accortezze della cucina casalinga è una portata sopraffina, in cui ogni elemento contribuisce alla complessità del gusto senza sovrastare l’altro. Le cotture dei singoli ingredienti sono perfette, così che il piatto risulta saporito ma non eccessivamente carico. La besciamella è dosata nella giusta quantità e arricchisce senza appesantire più del dovuto, come di rado accade quando si usa questa salsa.

mussakà - culturamenteSenza andare per forza fino in Grecia si può provare a riprodurla seguendo la ricetta.

Moussakà: Tagliare e friggere le melanzane, adagiandole poi su di un piatto con carta assorbente. Pulire le patate e farle a fette di mezzo centimetro circa quindi friggerle leggermente. In un’altra padella rosolare nell’olio la cipolla triturata e aggiungere la carne macinata, bagnare con il vino facendolo evaporare ed aggiungere i pomodori pelati e passati, il prezzemolo, sale, pepe e cuocere per 15 minuti. In una teglia stendere uno strato di patate, condirle con poco sale e pepe, disporre uno strato di carne trita e quindi le melanzane salandole leggermente. Finire stendendo uno strato di besciamella e infornare a 180° per 30-40 minuti. Per la besciamella fondere il burro in un pentolino unendo la farina e mescolando con un cucchiaio di legno. Abbassare la fiamma al minimo e unire lentamente il latte continuando a girare per prevenire la formazione di grumi fino a che si addensa, quindi incorporare sale, pepe e noce moscata.

Ingredienti per 6 – 8 persone: 

  • 3 grandi melanzane rotonde
  • 1kg. di patate
  • 1 cipolla tritata
  • 1kg. di carne macinata
  • ½ tazza di vino bianco
  • ½ tazza di olio
  • 2 pomodori maturi di media grandezza
  • prezzemolo tritato
  • sale – pepe
  • olio per friggere
  • 4 tazze di latte caldo
  • 8 cucchiai di farina
  • 3 cucchiai di burro
  • noce moscata

Bruno Fulco

Quartieri dell’Arte 2016 – Progetti speciali e highlights del festival

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Presentata martedì 26 luglio, nella sede romana del British Council, la XX edizione del Festival Quartieri dell’Arte che si terrà a Viterbo dal 4 settembre al 3 novembre.

Presenti, insieme Gian Maria Cervo fondatore e direttore artistico, con Alberto Bassetti, del festival – Paul Sellers, direttore del Britsh Council e addetto culturale dell’Ambasciata Britannica, e l’arts manager Alison Driver. Sono intervenuti Pierluigi Regoli (Regione Lazio), Ruggero Grassotti (sindaco di Vitorchiano), Alessio Di Clemente, Giuseppe Giulio, Puca Jeronimo Rojas Beccaglia e il prof. Paul Castagno della UNC Wilmington autore del saggio New Playwriting Strategies: Language and Media in the 21st Century.

Il Festival coincide con la conclusione del ciclo Ci sarò non ci essendo come ci sarò essendoci, fondato sulla comparazione tra gli orientamenti politecnici e polivocali del teatro rinascimentale con quelli del teatro contemporaneo. E’ un ciclo che ha marcato il passaggio del Festival da un approccio text-based a un approccio language-based e ha permesso, grazie all’apporto del progetto EU Collective Plays! co-finanziato dal Programma Creative Europe dell’Unione Europea, di rendere unico Quartieri dell’Arte come centro di eccellenza per la produzione di opere collettive e polivocali.
Il progetto, coordinato dall’ente organizzatore del Festival, sta sviluppando 9 opere con alcuni dei maggiori drammaturghi al mondo, affiancati da giovani autori emergenti o anche all’inizio della loro carriera. 9 i paesi coinvolti: Belgio, Germania, Norvegia, Russia, Spagna, Uk – Regno Unito e Ungheria.
Nelle officine del Festival sono in via di evoluzione le opere “Il tempo libero” di Gian Maria Cervo e dei fratelli Presnyakov e “Narcissus” di Alberto Bassetti, James Bidgood, Michel Marc Bouchard, Gian Maria Cervo, Chris Goode, Antonio Ianniello e Anna Romano.

Del grande drammaturgo norvegese Jon Fosse, introdotto per la prima volta in Italia nel 2001 proprio da QDA, viene proposta in prima mondiale, in versione sia italiana che norvegese, l’opera “Det er Ales” in coproduzione con Det Norske Teatret, Teatro Nazionale di Oslo; la leggendaria compagnia catalana la Fura dels Baus porta in scena “Free Bach 212” un ibrido tra un pezzo di drammaturgia contemporanea, un concerto, una festa campestre della birra e una fiera, in un allestimento site-specific alla ex-Chiesa di Santa Maria delle Fortezze, il luogo che anticamente accoglieva le fiere della Città di Viterbo; ancora nell’ottica di un recupero dei tratti dimenticati del territorio si pongono gli spettacoli “Pericle, principe di Tiro” con la regia di Lorenzo D’Amico de Carvalho, nei luoghi di Goffredo da Viterbo, principale fonte, grazie alla mediazione di John Gower, del testo shakespeariano e “Il colore del sole” dal romanzo su Caravaggio di Andrea Camilleri adattato per il palcoscenico da Gian Maria Cervo per la regia di Franco Eco.

I progetti speciali del Festival si sviluppano grazie a collaborazioni con partner vecchi e nuovi: Shakespeare Lives in collaborazione con il British Council celebra i 400 anni dalla morte di William Shakespeare con allestimenti di testi del Bardo associati alla messa in scena di eleganti riscritture; Hybrid Plays, A Cultural Translation Project, in collaborazione con Allianz Kulturstiftung di Berlino propone l’incontro drammaturgico tra autori senior e junior di diversa nazionalità nell’ottica di affrontare la traduzione da contesto culturale a contesto culturale; Fashion for Theatre porta marchi della moda e stilisti prestigiosi e emergenti a lavorare su progetti teatrali; il progetto Carlo Vincenti celebra il grande pittore viterbese a 70 anni dalla sua nascita e quasi a 40 dalla morte.
Tutti questi progetti si intersecano con EU Collective Plays! che l’ente organizzatore del Festival realizza insieme ai suoi prestigiosi partner: la Fura dels Baus, la FOPSIM di Malta, la KHIO di Oslo, Prime Cut Productions di Belfast, Forteresse di Bruxelles, il Teatro Reale di Zetski Dom del Montenegro e gli italiani di Gramigna.
In questo percorso di crescita costante è vitale consolidare ulteriormente il rapporto con le istituzioni che da molti anni sostengono Quartieri dell’Arte: il Mibact che già lo scorso anno ha incrementato il supporto al Festival, la Regione Lazio che per molti anni è stato il principale sostenitore di QdA, i Comuni di Viterbo e Vitorchiano, la Fondazione Carivit e altri prestigiosi sponsor e fondazioni che permettono a QDA di costituirsi come un ibrido tra festa e laboratorio, per attrarre un pubblico sempre crescente, anche dal punto di vista della consapevolezza. 
La locandina di quest’anno è stata realizzata da Makkox, alias del celebre fumettista Marco Dambrosio.
INFO E PRENOTAZIONI

DermArt 2016: Pelle e Dermatologia tra Scienza e Arte

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La pelle umana e le opere d’arte pittorica narrano storie: quelle delle persone che ci stanno dentro, nel caso della pelle, e quelle di persone luoghi e situazioni create dagli artisti, se pensiamo ad un’opera pittorica. 

La pelle umana e la tela artistica, superficie sulla quale il nostro interno biologico e psichico si rispecchiano integrandosi saranno dunque le protagoniste dell’ottava edizione di DermArt, l’iniziativa concepita e curata da Massimo Papi che unisce la Dermatologia con l’Arte per sviscerarne i comuni linguaggi. 
Sulla cute – afferma Papi – possiamo leggere il palinsesto della nostra esistenza per le modificazioni dovute a stile di vita, per i quadri clinici e gli esiti delle malattie e per quanto facciamo con le nostre mani per cercare di guarire o attenuare i disturbi. Raccogliere storie aiutati dall’arte significa costruire spazi che restituiscano voce, parola, dignità al malato, e con esse favorire la partecipazione.
Per accomunare queste esperienze diversificate, la manifestazione – che si svolgerà all’ex Cartiera latina di Roma venerdì 23 e sabato 24 settembre p.v. – prevede una serie di incontri a tema e interazioni, tra il ludico e il didattico, mirate ad un coinvolgimento attivo del pubblico e di una serie di professori, dermatologi ed esperti in materia.
Tra le diversificate proposte in programma si farà uso della graphic novel computerizzata per descrivere in modo nuovo e coinvolgente storie cliniche di pazienti con disturbi cutanei; verrà affrontato il tema della simmetria delle lesioni cutanee per capire il significato biologico, psicologico e neuropercettivo di quadri ben precisi che a volte sono considerati semplici curiosità; si prenderà spunto dall’analogia con il restauro nell’arte per capire le tecniche e le sostanze migliori per mantenere la pelle sana e giovane; uno speciale approfondimento sarà dedicato anche alla profumazione dei prodotti trattati in dermo-cosmetologia, ed in particolare come la cute esprime il suo naturale profumo, come cambia in caso di malattie e come ogni pelle può trovare il suo profumo ideale. 
Appuntamento confermato con i quiz sull’interpretazione delle patologie nei protagonisti delle icone dell’arte, e uno speciale intervento verrà dedicato a come imparare a decifrare le espressioni del dolore nell’infanzia.
Presenti inoltre corsi pratici di cura associata alla decorazione artistica delle unghie, di perfezionamento nella terapia con soluzioni, creme e luci colorate (laser blu e polarizzata non coerente con filtri colorati) e seminari sulla cura delle ferite con antisettici e prodotti cicatrizzanti.
Come sempre anche l’8° edizione di Dermart, sarà un incontro trasversale aperto a varie professioni e discipline e a tutti coloro che apprezzano nella medicina anche gli aspetti più semplici di umanizzazione. La partecipazione, aperta al pubblico e agli addetti al settore, prevede anche crediti formativi per medici, farmacisti, psicologi, biologi e infermieri.
Allestito infine, all’interno del Villaggio, anche uno spazio espositivo per aziende, rivolto anche a performance artistiche, mini workshop e ristorazione.

DERMART 2016: il programma

Venerdì 23 Settembre
8.30 
Registrazione partecipanti
8.45-9.30
Il caffè di Dermart : colazione e miniworkshop aziendali
9.30-10.30
Restaurare la pelle come un’opera d’arte 
Moderatori: Giorgio Bartolomucci, Rosanna Fumai
Come dare luminosità e colore…Scegliere le creme “antiaging” – Piera Fileccia 
Come dare compattezza…La tecnica del filler “nascosto” – Anadela Serra Visconti
Come fare la fotodinamica daylight in ambulatorio – Tommaso Gobello
10.30-11.30
L’arte di profumare la pelle
Moderatori: Aurora Tedeschi, Luca Bianchi, Ornella De Pità
Umori e odori: il profumo della pelle – Umberto Borellini
Fare diagnosi col naso: ucci ucci sento odor di cristianucci – Federico Bardazzi
A ogni pelle il suo profumo – Lorenzo Villoresi 
12.00-12.30
Lettura : Mosaici e mosaicismi 
Giovanna Zambruno – Mauro Paradisi 
Moderatori: Stefano Calvieri, Luca Chinni
Saluti istituzioni: Sen. Bruno Astorre, Cons. Regione Lazio Gian Paolo Manzella
Consegna Premio Dermart 2016 al Ministro dei Beni Culturali On. Dario Franceschini 
Pausa pranzo
14.00-15.30
Iconodiagnostica interattiva: far diagnosi nei volti della pittura – Vittorio De Bonis e Rita Clerico – Sessione interattiva – Concorso a quiz 
Moderatori: Ada Amantea, Antonio Cristaudo, Massimo Papi
16.00- 17.00
Cute arte e psiche
L’arte che aiuta la cura in dermatologia pediatrica – Maya El Hachem
Gestire e attenuare il dolore dei bambini – Cristiana De Ranieri, Paola Tabarrini 
Moderatori: Aldo Di Carlo, Aldo Morrone 
Happy hour
Fernando Monteleone, Alessandro Zangrossi, Paolo Pucci : Rock a pelle
Sabato 24 Settembre
8.30 
Registrazione partecipanti
9.00-9.30 
Lettura: Pelle e rock – Giuseppe Micali
Moderatori: Corrado Angelo, Carmen Cantisani, Massimo Papi
9.30-10.30 
Computer grafica: storie cliniche a fumetti in diretta da diagnosticare Paolo Samarelli (Illustratore)
Sessione interattiva 
Giulia Pranteda, Simone Garcovich, Luca Fania, Federica Dall’Oglio,
Maria Rita Nasca, Dario Didona, Roberto Santini
11.00-12.00
Psoriasi e vitiligine in equilibrio: la simmetria lesionale delle malattie cutanee
Moderatori: Raffaele Argentieri, Nerio Grassi, Isabella Mezza
Interpretazione clinica e terapia – Massimo Papi
Significato psicologico – Simona Argentieri 
Percezione neuro estetica – Fabrizia Abbate
12.00-13.00
Le diagnosi fatte con l’arte in dermatologia: Biagio Didona
sessione interattiva di casistica clinica a quiz 
Moderatori: Mauro Paradisi, Mauro Picardo
13.00-13.30
Premiazioni
Test ECM
14.00-16.00 Corsi pratici
Le unghie: cura locale delle micosi e decorazione artistica 
I colori che fanno bene alla pelle: come usare creme, soluzioni e luci colorate che guariscono (laser blu, luce polarizzata policromatica non coerente) 
La cura delle ferite: antisettici e prodotti cicatrizzanti (Farmacisti, Medici, Infermieri)
Sito Ufficiale:
Pagina Ufficiale FB: 

Il centenario di Comencini con “Tutti a Casa” restaurato

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Sarà dedicata al grande regista Luigi Comencini (1916 – 2007) in occasione del centenario della nascita, la serata di Pre-apertura di martedì 30 agosto della 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si terrà nella Sala Darsena (Palazzo del Cinema) al Lido.

Sarà proiettato, in un restauro digitale a cura di Filmauro e CSC – Cineteca Nazionale di Roma, il capolavoro di Comencini Tutti a casa (Italia/Francia, 1960), con Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina ed Eduardo De Filippo, prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Age e Scarpelli e premiato all’epoca con due David di Donatello e un Nastro d’argento.
Il restauro viene presentato in prima mondiale ed è stato realizzato in 4K a partire dai negativi originali messi a disposizione da Filmauro. Le lavorazioni in digitale sono state eseguite presso il laboratorio Cinecittà Digital Factory, Roma. Il ritorno in pellicola 35 mm è stato realizzato presso il laboratorio Augustus Color, Roma.
Tutti a casa di Luigi Comencini è uno tra i più celebri e riusciti esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure. Nel film Alberto Sordi, al telefono sotto il tiro dei tedeschi, chiede ai superiori: “Signor colonnello, sono il tenente Innocenzi, è successa una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani. Cosa dobbiamo fare?”.
Tutti a casa è un film “on the road” lungo l’Italia disastrata e confusa di quel periodo, quando i soldati non ebbero più ordini e ciascuno decise di tornare al suo paese: tutti a casa, appunto. Nella vicenda, il sottotenente Alberto Innocenzi (Sordi), abituato a obbedire e a non contraddire, viene abbandonato dai suoi soldati e si mette in fuga dal nord al sud con l’amico ulceroso, il geniere Ceccarelli di Napoli (Serge Reggiani). Incontra i tedeschi desiderosi di rappresaglie che gli sparano addosso, vede l’odissea di una ragazza ebrea in fuga (ci rimette la pelle un giovane soldato veneto), conosce un prigioniero americano nascosto in soffitta, si ricongiunge col padre (Eduardo De Filippo), che vorrebbe rimandarlo nelle file fasciste, fino al riscatto finale durante le 4 giornate di Napoli. Comencini dichiarò all’epoca: “L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era questo che volevo descrivere”. Il film fu premiato da un grande successo popolare, con oltre un miliardo di lire al box office.
Luigi Comencini (1916 – 2007), a cui la Biennale di Venezia ha attribuito nel 1987 il Leone d’oro alla carriera, è considerato uno dei grandi maestri della commedia all’italiana, nonché “il regista dei bambini”. Sul fronte della commedia il suo primo capolavoro è Pane, amore e fantasia (1953), con Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino, prototipo del cosiddetto “neorealismo rosa” e uno dei più alti incassi nella storia del cinema italiano, seguito negli anni da altre commedie di successo come Pane, amore e gelosia (1954), Mariti in città (1957), Lo scopone scientifico (1972) e Mio Dio, come sono caduta in basso! (1974).
Sul tema dell’infanzia, Comencini cominciò subito nel 1946 con Bambini in città, il suo primo corto documentario (premiato a Venezia e col Nastro d’argento), mentre Proibito rubare (1948), ambientato tra gli scugnizzi di Napoli, è il suo primo lungometraggio. La sua importante linea “infantile” prosegue con La finestra sul Luna Park (1957), Incompreso (1966, in concorso a Cannes e premiato col David di Donatello), Voltati Eugenio (1980, presentato a Venezia), Un ragazzo di Calabria (1987, in concorso a Venezia), Marcellino pane e vino (1991), il suo ultimo film diretto con la figlia Francesca. Vanno inoltre ricordati gli incontri con due classici della letteratura infantile come Le avventure di Pinocchio (1972) e Cuore (1984).
Fondatore nel 1935 con Alberto Lattuada e Mario Ferrari della Cineteca italiana di Milano, Comencini ha diretto complessivamente una quarantina di lungometraggi, senza contare i documentari, gli sceneggiati e le inchieste per la Rai. Ha praticato molti generi oltre alla commedia, come il giallo (La donna della domenica, 1975), il melodramma (Incompreso, 1966), il film letterario (La ragazza di Bube, 1963), il film in costume (Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano, 1969), il film-opera (La Bohème, 1988), ma si è dedicato anche a film più singolari (Cercasi Gesù, 1982, premiato col Nastro d’argento). In un’intervista all’inizio degli anni ’80 Comencini dichiarò di essere disposto a difendere una decina dei suoi film, che però “non sarebbero mai nati se non avessi fatto altri film sbagliati, in parte o completamente. Ma film in cattiva fede non ne ho mai fatti”.

Matteo Marino ci racconta il suo dizionario delle serie tv

Matteo Marino ci parla del suo libro e di come, insieme a Claudio Gotti, è nata questa brillante idea.

La grande conoscenza e passione per le serie tv ha portato Matteo Marino e Claudio Gotti ad avere un’idea geniale: quella di inventare una raccolta dettagliata di tutte le serie tv da loro definite cult. Questo immenso lavoro si racchiude ne Il Mio Primo Dizionario Delle Serie Tv Cultedito da Edizioni Becco Giallo, di cui potete leggere la nostra recensione, un libro che è davvero un prodotto originale ed unico nel suo genere, arricchito dalle meravigliose illustrazioni di Daniel Cuello.
In occasione della sua uscita e diffusione nelle librerie italiane, abbiamo avuto il piacere di parlare proprio con uno degli autori, Matteo Marino, grande appassionato di David Lynch e un vero e proprio serial addicted.
dizionario delle serie tv

 

– Probabilmente è una domanda che ti fanno in molti ma è impossibile non fartela. Come vi è saltato in mente di scrivere un dizionario delle serie tv cult? 
Io e Claudio Gotti, il coautore, siamo grandi appassionati di cinema e di serie tv. Scriviamo da quindici anni a quattro mani come critici cinematografici, ma sempre più spesso trovavamo stimoli e capolavori sul piccolo schermo. Apparentemente simili, queste due forme di narrazione in realtà hanno le loro caratteristiche specifiche. Per quanto riguarda le serie tv, l’opportunità di raccontare una storia nel corso di molto tempo, per esempio, facendo evolvere e crescere i personaggi, e affezionare il pubblico. Abbiamo perciò cercato un modo particolare per analizzare le serie che negli ultimi 25 anni sono entrate nell’immaginario collettivo. Non un “semplice” dizionario, sintetico ed esaustivo, ma un “mio primo dizionario”, un dizionario sentimentale, che racconti perché determinate serie arrivano a piacerci così tanto, o perché ne cominciamo continuamente di nuove. Senza tralasciare tutte le curiosità e i dietro le quinte che i lettori giustamente si aspettano.
– Perché un “serial addicted” dovrebbe avere il vostro libro nella sua libreria, cos’ha secondo te di speciale?
 Per me è molto speciale, ma qualcosa mi dice che rischio di non essere oggettivo! Allora, vediamo… Perché ci sono cose che non si trovano online, anche se le cose che si trovano online sono preziosissime (e spesso vi facciamo riferimento). E perché è uscito fuori un libro con una sua personalità: almeno così ci è stato scritto da molti lettori (che ci contattano tramite la pagina facebook del libro Il Mio Primo Dizionario delle serie tv cult), e ne siamo felicissimi! Noi gli abbiamo dato una struttura particolare: ogni capitolo si concentra su una serie ed è diviso in sette paragrafi fissi che sono Iniziare, Personaggi, Marchio, Salto dello squalo, Firma, Vite parallele e Ser(i)endipità.
Marchio è stata la sfida più grande: individuare ogni volta quale caratteristica specifica rende una determinata serie unica nel suo genere e, appunto, cult. Il Salto dello squalo è il paragrafo più pazzo: descriviamo il punto di non ritorno qualitativo, la buccia di banana, il passo falso definitivo di alcuni telefilm; l’espressione deriva da una puntata di Happy Days in cui Fonzie scommette di riuscire a saltare letteralmente uno squalo facendo scii nautico. Vite parallele ci ha scatenato l’anima nerd, alla ricerca di somiglianze e riferimenti tra le serie e altre opere, di qualsiasi tipo, dai videogiochi ai romanzi, dalle canzoni ai film. Quanto a Ser(i)endipità… è qualcosa che non uno non si aspetta.
E poi ci sono i meravigliosi disegni di Daniel Cuello, che con la sua grandissima capacità di sintesi fa per ogni serie quello che noi cerchiamo di fare con le parole: coglierne l’essenza. Sue sono le illustrazioni all’interno del libro e sua è la copertina, in cui è riuscito a inserire ben 11 citazioni. Riuscite a coglierle tutte? Insomma, per me è un oggetto bellissimo da avere in libreria, per leggerlo tutto d’un fiato come un romanzo o per consultarlo e sfogliarlo tra una serie e l’altra.
– Sarà stato davvero duro scegliere tra le tantissime serie tv che popolano il regno televisivo. Ci spieghi come avete scelto quali analizzare, visto che nel libro alcuni sicuramente noteranno delle mancanze?
 All’inizio avevamo fatto una lista di cento serie che ci sarebbe piaciuto trattare. Ma il nostro approccio non era elencativo, quindi ci serviva molto spazio per ogni serie. Alla fine in 416 pagine siamo riusciti a farci stare 33 serie, di tutti i generi, da quelle classiche (Friends, ER, X-Files, Sex and the City) a quelle nuovissime (Mr. Robot, Daredevil), passando per molte nel mezzo (Breaking Bad, Trono di Spade, Lost) comprese le italiane Romanzo Criminale, Boris e Gomorra. Abbiamo deciso di prendere posizione e seguito tre semplici regole: dovevamo aver visto tutte le puntate (compresi gli speciali di Natale del Doctor Who), dovevano essere serie degli ultimi 25 anni (abbiamo scelto come spartiacque della serialità televisiva l’enorme impatto che ebbe Twin Peaks sulla critica e sul pubblico), e dovevano essere cult anche per noi.
– Quali sono, secondo un tuo personale parere, le principali caratteristiche che fanno una serie cult?
Spesso le serie cult sono quelle che tutti conoscono anche se non ne hanno mai vista neanche una puntata. Sono quelle che sono entrate a far parte della nostra cultura. Ma sono anche quelle di qualità che sono state innalzate a cult da un pubblico di nicchia, quelle che hanno trattato per la prima volta certi temi, quelle che hanno rivoluzionato approcci e linguaggi, quelle che hanno fatto scuola. Quelle i cui fan hanno un nome: x-philes, whovian, Scoobies, Dark Passengers, Lostie… Per dirla in un’altra maniera più diretta: sono le serie di cui, nel corso della nostra vita, ci siamo innamorati.
– Da appassionata di serie tv, non posso fare a meno di chiederti qual è la tua preferita, anche se ho un presentimento, conoscendo la tua passione per un certo regista… 
 Beh, la serie che a tredici anni mi ha catturato e fatto entrare in questo fantastico mondo è Twin Peaks. A Lynch ho dedicato una tesi di laurea, un sito (davidlynch.it), e ora un corposo capitolo (e il sottotitolo) del mio libro. Ma tutte e 33 le serie presenti nel dizionario sono un pezzo del mio cuore (e di Claudio), un pezzo della nostra storia e della storia di molti spettatori. Spero che dalla lettura questo traspaia.
– Visto che Lynch è una delle tue passioni, cosa ne pensi del ritorno di Twin Peaks sul piccolo schermo?
Senza contare il fatto che aspettare 25 anni è un benefico esercizio di pazienza, penso che si tratti di un evento eccezionale. Ero a Lucca quando Lynch, sul palco, si è lasciato “sfuggire” una frase sibillina ed elettrizzante che ho avuto la fortuna di videoregistrare. Alla domanda se Twin Peaks, come più volte ventilato, avrebbe mai avuto un seguito (ma ormai, dopo tanti anni, a sperarci era solo uno zoccolo duro di ottimisti visionari), anziché dire le solite cose Lynch disse: “Aspettate e vedrete” (qui il video: https://youtu.be/uWeehcMGcv4). Mi è preso un colpo. Una settimana dopo ci sarebbe stato l’annuncio ufficiale della terza stagione. Ci avevamo visto giusto. Molti sono allo stesso tempo entusiasti e terrorizzati all’idea di scontrarsi con così alte aspettative. Io sono estremamente fiducioso. Innanzitutto, non era intenzione dei creatori terminare la corsa di Twin Peaks con la seconda stagione, quindi la sua conclusione è stata “innaturale”. Al film “Fuoco cammina con me” sarebbero dovuti seguire ben due sequel. Insomma, c’era un progetto che non si è mai concretizzato. Lynch e Frost lavorano a questo proseguimento ambientato ai giorni nostri da anni ormai, e tutti gli episodi sono scritti da loro e diretti personalmente da David Lynch. Questo dovrebbe bastare a tranquillizzare quanti temono che la serie possa essere “snaturata”. Sarà Twin Peaks al 100%, torta di ciliegie e caffè dannatamente buono inclusi. Potrà piacere o non piacere, ma è un’opera tutta nuova di Lynch a tanti anni di distanza dal suo ultimo capolavoro, “Inland Empire”. Credo che ci sarà quello che ci aspettiamo, ma anche qualcosa di completamente inaspettato. Qualcosa che ci stupirà. Un salutare pugno nello stomaco. Io personalmente non vorrei un prodotto “imbalsamato”, un museo del fan-service, ma qualcosa di sconvolgente e nuovo. Scommetto che sarà così.
– Viste alcune serie tv che avete lasciato, per così dire, da parte, ci sarà un secondo volume di questo particolare dizionario?
Ci sono tante serie che amiamo che non abbiamo potuto trattare. Ma, come abbiamo scritto nell’introduzione, quando si parla di serie tv c’è sempre la speranza di una prossima puntata… Questo dipende dalla risposta dei lettori. Noi intanto continuiamo a vedere serie tv e a prendere appunti. Non ci siamo mai fermati.
Ilaria Scognamiglio

“Alien Nation”, gli alieni buoni invadono via Margutta

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Più di cento gli ospiti presenti durante il vernissage: dall’attrice Roberta Garzia al volto Rai Camilla Nata, dal conduttore radiofonico Rai Daniel Della Seta alla direttrice di Eva Tremila Roberta Damiata.

Si è inaugurata a Roma l’ultima mostra della stagione del Margutta Vegetarian Food & Art, voluta dalla titolare Tina Vannini e curata da D.d’ARTE e Profilexpo. “Alien Nation”, che sarà visitabile per tutta l’estate fino al 20 settembre, espone le propulsive opere di YaTii e le contaminazioni design di Flavio T. Petricca. Più di cento gli ospiti presenti durante il vernissage: dall’attrice Roberta Garzia al volto Rai Camilla Nata, dal conduttore radiofonico Rai Daniel Della Seta alla direttrice di Eva Tremila Roberta Damiata. Tra i presenti anche la curatrice della mostra Francesca Barbi Marinetti, Marco Sermoneta di Profilexpo, lo sceneggiatore Pier Paolo Segneri, il chirurgo plastico Ludovico Palla, l’art director Marco Scorza e la stylist e blogger Sara Leoni.
In mostra una quarantina di opere di YaTii, tra cui la serie Alien Nation, da cui il titolo della mostra. Alieni positivi, che agiscono come protettori della Terra, in grado di indicarci una via migliore rispetto alla stagnante situazione in cui viviamo. Esseri colorati che entrano in sinergia con gli aspetti dell’umanità più affini alla gioia e alla serenità. Asseconda e rafforza l’interessante confine tra arte, moda e design la presenza in mostra delle creazioni in silicone del giovane Flavio T. Petricca, scultore romano conosciuto soprattutto per le sue installazioni urbane di sculture classiche e pietre contaminate damateriali industriali di origine sintetica, come fiori di plastica e denti di silicone. La serata si è arricchita anche della sfilata della stilista Silvia Galiotto, che ha proposto quattro delle sue creazioni più recenti, contaminate dalla creatività del designer. In occasione del vernissage, come di consueto, è stato offerto agli ospiti il Green Aperitif, tra cocktail “alieni” e ottimi assaggi di cous cous e di verdure. Una vera e propria festa dedicata alla moda e alla bellezza, al gusto e all’eleganza, ricca di energie e di brio, di eccellenze e di ricercatezza, tra quadri, abiti e design.
Abbiamo voluto chiudere la stagione espositiva con una mostra che portasse tutti i colori dell’estate – spiega la titolare Tina Vannini – YaTii è una giovane artista che racchiude nelle sue opere energie ed esperienze, freschezza e consapevolezza. E’ il nostro modo di augurare buona estate a tutti coloro che ci verranno a trovare durante questo periodo, in cui saremo aperti senza soste“.

COS’E’ YATII – YaTii è un pianeta dove regna l’armonia e l’amicizia, ed è anche il nome d’arte di Carlotta Schiavio che crede che l’arte possa massaggiare il muscolo della felicità e aprire la mente e la psiche a nuovi orizzonti irradianti colore e luce. I suoi quadri sgargianti, luminosi e ludici rasentano l’astratto figurando un universo felicemente alieno. “È evidente la volontà solare e giocosa – spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti – nella scelta di acrilici e smalti accesi, nonché il richiamo a poteri apotropaici nell’utilizzo di glitter, lamé, nastri, piccole icone, oggetti raccolti e conservati lungo la via. Le opere di YaTii sono tutte composte da due tele unite da una cucitura centrale che è il fulcro d’energia creativa che si sprigiona. La cuciturarappresenta la ricerca d’equilibrio nella coesistenza di elementi contrari. L’armonia si attiva dal segno giocoso e vitale di forme prevalentemente circolari, comprensive e protettrici. Un codice che nell’immaginario dell’artista giunge da lontano per comunicare apertura, sorrisi, conforto, sincerità e amicizia”.
L’ARTISTA – YaTii, che ha iniziato la sua carriera come designer di gioielli, sperimenta da subito una pittura che utilizza colori vivaci e metallici. Tratto distintivo delle sue opere è la cucitura di due tele con ago e filo da tapezzeria. La sua pittura è influenzatada molteplici esperienze di viaggio e diverse culture di provenienza, dalla Siria al Daghestan, dagli Stati Uniti all’Austria eall’Italia. Nel 2011, ha creato Yatii Talisman, un dipinto tascabile di energia positiva, divenuto un marchio per la moda.

Altilia Samnium Festival: la rassegna dedicata a Shakespeare

In occasione dei 400 anni della morte di William Shakespeare, la spettacolare cornice degli scavi archeologici di Altilia a Sepino sarà lo scenario di un festival interamente dedicato alla figura e all’arte del più grande drammaturgo di tutti i tempi.

Dal 30 luglio al 7 agosto il Teatro del Loto e la Fondazione Molise Cultura, in collaborazione con la Soprintendenza per Beni archeologici del Molise, la Cineteca Nazionale e l’Associazione MEMO, propongono “Altilia Samnium Festival. Shakespearando, e non solo!”, rassegna italiana sul teatro elisabettiano mirata a valorizzare tanto la produzione teatrale del periodo quanto il patrimonio archeologico e turistico del Molise e dei territori annessi.
Altilia, posta alle pendici del Matese, sembra rappresentare in pieno la poetica “da sogno” shakespeariana, con i suoi impareggiabili panorami che corrono dall’età sannita a quella romana, da quella medievale e pastorale fino al Settecento. Il suo teatro, dotato di case coloniche settecentesche poste a raggiera sopra la cavea romana, richiama in modo straordinario il Globe Theatre quasi ne fosse una sua reinvenzione in pietra.
Il programma che avrà luogo in tale ambientazione prevede il debutto assoluto del “Re Lear” proposto dalla Compagnia del Loto, diretto e interpretato da Stefano Sabelli e che si avvale della nuovissima traduzione di Alessandro Serpieri. 
Altri appuntamenti, dedicati soprattutto alla scrittura più poetica e intima di Shakespeare, saranno “Lo Stupro di Lucrezia”, tratto dal poemetto omonimo messo in scena e interpretato in forma di concerto da Valter Matosti, e “Dichiaro Guerra al tempo” tratto daiSonetti, con Manuela Kustermann e Melania Giglio, a cura di Daniele Salvo e con le musiche di Pink Floyd, David Bowie, Queen e Rolling Stones.
Altro progetto del festival, tutto musicale, è il concerto per piano solo che Simone Sala dedicherà alle colonne sonore di film e opere shakespeariane, quali la colonna sonora di “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli e del “Sogno di una notte di mezz’estate” di Felix Mendelssohn.
Presente anche il cinema con la proiezione della versione restaurata di un capolavoro assoluto come “Othello” di Orson Welles, messo a disposizione dalla Cineteca Nazionale: una scelta decisamente consona all’ambientazione, dal momento che il film fu girato in alcuni dei più suggestivi siti storici e archeologici italiani.
In collaborazione con l’Associazione Memo, il Teatro del Loto proporrà inoltre un programma d’animazione dedicato al pubblico dei più piccoli, “Shakespeare in the box”, ispirato ai più famosi personaggi del Bardo interpretati dagli stessi bambini, ed un ciclo di passeggiate archeologiche negli scavi, al tramonto, con aperitivo prima dell’inizio degli spettacoli.
Fuori programma, a conclusione della rassegna, sarà allestita “La locandiera”, per la regia di Sabelli, che vede protagonisti Silvia Gallerano e Claudio Botosso: una produzione della Compagnia Teatri Molisani che ha recentemente riscosso numerosi consensi al Festival Asti Teatro.



Il programma

Sabato 30 luglio ore 21
Teatro romano 
Manuela Kustermann – Melania Giglio
DICHIARO GUERRA AL TEMPO
da I Sonetti di William Shakespeare
traduzione e adattamento Manuela Kustermann
costumi Daniele Gelsi – fonico  Stefano Recchia
regia Daniele Salvo
produzione: Festival La Versiliana, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Lunedì 1 e Martedì 2 agosto ore 21
Teatro romano – Basilica Foro
Stefano Sabelli
RE LEAR 
di William Shakespeare 
studio attivo itinerante 
tradotto da Alessandro Serpieri 
prima assoluta
e con in o.a.
Pasquale Arteritano, Marco Caldoro, Piero Grant, Giulio Maroncelli, Michele Manocchio,
Lorenzo Massa, Bianca Mastromonaco, Michela Ronci, Fabrizio Russo, Eva Sabelli, Gianluca Vicari
adattamento e regia Stefano Sabelli
musiche dal vivo Bukurosh Balkan Orchestra di Riserva MOAC
scene Michelangelo Tomaro – costumi Marisa Vecchiarelli
produzione: Libero Opificio Teatrale Occidentale di TeatriMolisani soc.coop.

Mercoledì 3 agosto ore 21
Basilica Foro 
Valter Malosti
LO STUPRO DI  LUCREZIA 
di W. Shakespeare
suono e programmazione luci G.u.p. Alcaro
costumi Federica Genovesi 
produzione: Teatro di Dioniso col sostegno del Sistema Teatro Torino.

Venerdì 5 agosto ore 21
Teatro romano 
Simone Sala 
SALA plays SHAKESPEARE
con la partecipazione di Stefano Sabelli
a seguire 
La Cineteca Nazionale 
presenta la versione restaurata di
OTHELLO 
di Orson Welles

Sabato 6 e Domenica 7 agosto ore 21
Teatro romano 
Silvia Gallerano  
LA LOCANDIERA 
o l’Arte per Vincere
di Carlo Goldoni
adattamento e regia Stefano Sabelli
con in o. a.
Claudio Botosso – Giorgio Careccia – Chiara Cavalieri 
Diego Florio – Giulio Maroncelli – Andrea Ortis – Eva Sabelli
musiche in scena Piero Ricci 
scene Lara Carissimi – Michelangelo Tomaro
costumi Martina Eschini – disegno luci Daniele Passeri
produzione: Libero Opificio Teatrale Occidentale di TeatriMolisani soc.coop. 
In collaborazione con ASTI TEATRO 38

I pomeriggi del festival:
Area archeologica  
dalle 18 – su prenotazione 
SHAKESPEARE IN THE BOX 
Shakespeare visto dai bambini
laboratori attivi coi personaggi shakespeariani 

dalle 19 – su prenotazione 
SHAKESPEARE APERITIVE
Passeggiate archeologiche al tramonto con aperitivo prima degli spettacoli
a cura di MEMO Cantieri culturali e Teatro del LOTO
info prenotazioni +39 329 4593123 – memosepino@gmail.com

biglietti spettacoli 
interi € 15 – ridotti € 10

Maggiori informazioni su: http://www.teatrodelloto.it/

Teatro del Loto
P.zza Spensieri 17 . Ferrazzano (CB)
cell: +39 335 454456 +39 333 3300850
segreteria +39 335 454456 +39 339 7766634
direzioneartistica@teatrodelloto.it – amateatro@yahoo.it – info@teatrodelloto.it

“Affetti stretti”, il tormento è donna

Prendiamo tre donne, tre donne qualsiasi. Tutte circondate da mancanze affettive, una forte ironia, personalità ingombranti e/o autoritarie intorno. 

Affianchiamole poi ad un uomo. O meglio, un tipo di uomo. Peggio ancora. Un essere che di uomo ha poco. Un compagno capace solo di chiedere, pretendere, mai dare. E’ su questo concetto che si spingono i tre monologhi che compongono lo spettacolo “Affetti stretti” scritto e interpretato da Barbara Cerrato, Alessandra Merico e Silvia Quondam, che il 20 luglio sono state le protagoniste sul palco del Gasometro.

Tutti conosciamo, in parte o del tutto, le storie di Penelope, Arianna ed Eva. Tre donne diverse, che il mito ha reso celebri. Ognuna con il suo carattere, la sua storia. Tutte donne di eroi, uomini importanti. E loro? Sono lì, che aspettano. Una barca, un arrivo, un cenno di partecipazione. Pensiamole per un attimo fuori dal contesto, con la stessa trama però. Sempre pronte a cogliere la mela? Sempre in attesa di quella barca? Sempre sperando che qualcuno le venga a riprendere?
L’ironia pervade le loro parole, allusive ed efficaci; eppure sono lì, aspettando una reazione di quell’Adamo, quell’Ulisse o quel Teseo. Soffrono, ma lo sanno. Potrebbero reagire, ma non vogliono. Perché…”Perché l’affetto tiene in vita il legame e quando questo è a senso unico si tira sempre più il filo e il nodo si stringe, finché non ci soffoca..“.
 
Alessandra Merico
Spettacolo curioso ed originale. Una scenografia poco pretenziosa ma efficace, che bene sia adegua a tutti e tre i monologhi. I testi possiedono un’ironica cultura, che attira l’attenzione del pubblico, e sono conditi da un’amarezza dolceamara, che invece lo fa riflettere.

Barbara Cerrato
E’ uno spettacolo fatto da donne, per le donne e sulle donne. Ne abbiamo parlato con Silvia Quondam, una delle attrici, la quale ci ha dato lo spunto per queste caratteristiche. La prima è dovuta alle attrici: 
“Ci siamo conosciute durante la nostra formazione artistica. Abbiamo trovato un buon feeling scenico e abbiamo deciso di creare questo progetto”. La seconda all’argomento: “Il tema è abbastanza evidente. Non ci siamo solo ispirate alle storie di quelle donne che abbiamo re-interpretato, ma, purtroppo, tutte noi abbiamo inserito delle note, esperienze ed emozioni personali passate”. La terza al messaggio che si vuole mandare: “Un po’ di auto-critica non fa mai male. Donne che sono pronte a perdonare chi veramente le ha fatte soffrire, pur sapendo che questi uomini non cambieranno mai, ce ne sono tante.”. 
Ed è a loro, donne amanti, donne di carattere, donne un po’ autolesioniste e illuse che il pubblico pensa, ricorda e capisce.
 
Silvia Quondam
Tre bravi attrici, tre monologhi brillanti, un buon ritmo e un messaggio finale.
Signore e signori, un bello spettacolo!

 

Francesco Fario

Al via la sesta edizione del festival “Segreti d’Autore”

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Un Festival tra gli affascinanti borghi storici del Cilento che apre un’indagine sull’ambiente, sulla legalità, sulle scienze e sulle arti. 

Una manifestazione aperta gratuitamente al pubblico che coinvolge le bellezze paesaggistiche di otto comuni: Sessa Cilento, Serramezzana, Stella Cilento, Castellabate, Omignano, S. Mauro Cilento, Montecorice, Torchiara. Anche quest’anno Segreti d’Autore – dal 25 luglio al 14 agosto 2016 – si propone come osservatorio civile dei rapporti tra il patrimonio culturale italiano e studiosi, scrittori, associazioni, musicisti, attori impegnati per la sensibilizzazione del connubio uomo – territorio. Il Festival della Legalità, dell’Ambiente, delle Scienze e delle Arti, inaugurerà la sesta edizione nel mese di luglio. Il 25, a Valle/Sessa Cilento Cilento, Il lavoro dell’attore, Ruggero Cappuccio dialoga con Luca Zingaretti sulla sua esperienza di attore teatrale, cinematografico e televisivo. A Zingaretti sarà conferito il Premio Segreti d’Autore 2016, opera realizzata da Mimmo Paladino. Tra gli appuntamenti più significativi del Festival si segnalano: il 4 agosto nel Castello di Castellabate, La signora della scena, incontro dialogato tra il direttore artistico Ruggero Cappuccio e Isa Danieli; Il contrario della paura, in scena il 5 a Serramezzana, sarà il tema affrontato dal Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti. Nella sezione musica il 7 agosto, sempre a Serramezzana, Peppe Servillo e i Solis String Quartet; il 9, a S. Mango/Sessa Cilento, nella splendida cornice delle mura quattrocentesche di S. Maria degli Eremiti, il concerto di Enzo Avitabile e i Bottari; il 10, a Ortodonico/Montecorice, nella storica piazza Amoresano, il Trio Servillo, Mangalavite, Girotto; l’11, presso il settecentesco Palazzo de Conciliis di Torchiara, James Senese in concerto. Il festival si chiuderà il 14 agosto a Serramezzana con un incontro sul tema della creatività tecnologica: Un mito italiano. Storia della Ferrari, che segna il dialogo con l’ingegnere progettista Nicola Materazzi al centro delle attività storiche della nota industria automobilistica. 
Sette le prime teatrali nazionali ospitate dal Festival. Nel settecentesco Palazzo Coppola di Valle Cilento: Sangue matto, in scena il 27 luglio, lettura spettacolo con la regia di Nadia Baldi tratta dall’omonimo romanzo di Lucrezia Lerro, Edizioni Mondadori; il 28, L’Agnello di Dio, di e con Angelo Colosimo; il 30, I funeracconti, performance di Gea Martire tratta dal libro di Benedetta Palmieri, Feltrinelli Editore; l’1 agosto, L’arte italiana del furto, uno spettacolo di e con Ruggero Cappuccio, che indaga sulla sparizione della Natività di Caravaggio avvenuta a Palermo nel 1969. La suggestiva piazza XX Settembre di Serramezzana ospita invece, il 31 luglio, Suoni lontani dalle città fantasma, spettacolo di e con Claudio Di Palma, ispirato alle Città invisibili di Calvino. S. Mauro Cilento, l’8 agosto, è la location di Teresa zum zum, un monologo brillante con Franca Abategiovanni su testo di Cesare Belsito.
Legambiente, Addiopizzo, Lipu, associazioni di studiosi ed esperti di natura, archeologia, legalità, letteratura e editoria, completano il quadro del Festival che si articola nei comuni del Cilento storico, tra i borghi antichi di Omignano e Stella Cilento. 
Durante l’intero arco della manifestazione saranno proposti percorsi naturalistici, passeggiate guidate nella natura: La Valle dei Mulini, a cura del professor Antonio Malatesta; Passeggiate botaniche per conoscere le erbe e le piante del Cilento, a cura della professoressa Dionisia De Santis. Tra le iniziative collaterali: due laboratori teatrali condotti da Nadia Baldi; il seminario di kundalini yoga, Natura selvaggia Mito e Realtà, a cura di Hansmukh Kaur; tre mostre, all’interno di Palazzo Coppola, L’arte della scena, disegni e progetti dello scenografo Carlo Savi, Ritratti, dipinti di Romeo Civilli e Storie e Segreti, fotografie di Armando Cerzosimo.
Le serate saranno introdotte da Elisabetta Nepitelli Alegiani.
L’ingresso agli spettacoli, ai percorsi naturalistici e ai seminari è gratuito.