The Handmaid’s Tale 4: recensione dei primi tre terrificanti episodi

the handmaid's tale 4 recensione episodi 1,2,3

Che dire, The Handmaid’s Tale è forse la serie tv migliore degli ultimi anni e forse anche quella meno considerata in Italia. Basti pensare che per vederla serve Tim Vision, e che Amazon Prime e Netflix non ci pensano proprio a inserirla nel loro palinsesto. Quello che è certo è che non è una serie per tutti, anche se dovrebbe diventarlo, specialmente nelle scuole. Troppo crudo come contenuto? Non credo che la vita sia meno cruda, visto che violenze simili sono perpetrate anche nel nostro mondo.

Novità nel cast e alla regia

La quarta stagione arriva in ritardo – il 29 aprile 2021 – causa Covid-19 e apre lo stomaco dei famelici fan con tre succulenti episodi in cui Elisabeth Moss, aka June, ora è sul set anche in veste di regista. Tre episodi che sono tre gioielli, bisogna dirlo, anche grazie alle nuove entrate nel cast. Ho notato e riconosciuto subito la talentuosa e giovanissima McKenna Grace (Annabelle 3Amityville – Il Risveglio), che arriva in scena con la sua elegante malinconia nei panni della sposa bambina di uno dei comandanti.

Ed ecco che Il Racconto dell’Ancella torna a giocare con la distopia per mettere in scena i drammi del nostro secolo, quelli che continuiamo a guardare con distacco, quelli che non appartengono all’Occidente.

Commenti ai primi tre episodi della Quarta Stagione

Ma torniamo a fatti ed eventi. Nella lotta contro Gilead, le ancelle capitanate da June ormai sono un esercito ben allineato e determinato a fare la differenza, ad ogni costo. E il costo inizia a diventare davvero salato, se anche i bambini restituiti alle loro famiglie grazie all’eroico gesto di June, chiosa della precedente stagione, lamentano di essere stati strappati via dalle loro famiglie.

Il finale della terza stagione non era un lieto fine

C’è da chiedersi, quindi, mentre si lotta per l’ideale con matura coscienza, come si riuscirà a fare contenti tutti. Questa è la forza della serie: portare alla luce tutti i punti di vista e sottolineare come ogni approccio non sia mai perfetto. I bambini a Gilead sono visti come prigionieri dalle ancelle e dal mondo libero, ma il loro punto di vista è piuttosto differente.

Strappati alle loro famiglie da piccolissimi, sono ormai cresciuti affezionandosi a quel mondo autoritario, che magari è l’unico che ricordano. Le memorie della loro vita precedente sono svanite nel cestino di coscienze troppo giovani ma soprattutto ancora vittime dell’ideale altrui, rimbalzate da una parte all’altra. Quindi il gesto di June, idolatrato dal mondo libero, non ha preso in considerazione tutte le facce della medaglia.

Parlando ancora di bambini, la gravidanza di Serena resta un mistero. E se il signor Waterford non fosse sterile come si vociferava, di chi è la figlia di June? I primi tre episodi ci lasciano col fiato sospeso in un universo cadenzato da nascite e morti.

Un finale vicino nella quinta stagione?

È quasi impossibile non pensare che arriverà presto il momento in cui June dovrà fare i conti con sua figlia Hannah: si ricorderà ancora della sua vita precedente o vorrà restare a Gilead? Non dimentichiamo che quella di June è la lotta di una donna sì, ma prima di tutto di una madre a cui sono state strappate due figlie. Quindi non mi aspetto una risoluzione che non comprenda questo momento di confronto tra madre e figlia. Un confronto che, con queste premesse, non ci lascia ben sperare, ma che immaginiamo potrà arrivare solo nella quinta stagione, visto che Hulu ha già firmato per proseguire la serie.

La spiegazione impossibile

D’altra parte, la ridefinizione del concetto di famiglia e affetti è alla base della serie: tutti si trovano a vivere esperienze terrificanti con nuovi compagni di viaggio. Pensiamo alla sorellanza delle ancelle, pensiamo all’amore di Nick e June. Cosa ne è del mondo prima di Gilead? Pensiamo ancora a Luke, che cresce la figlia di sua moglie, frutto dell’amore per un altro uomo. Tutto viene ridimensionato, tutto assume un altro significato, al cospetto della regina, l’unica che davvero non può essere dimenticata. La libertà. June è portatrice di questo concetto, e da editor di una casa editrice si è trasformata in una sorta di Rambo: conta solo la missione. Salvare i bambini, salvare Hannah.

Ed è per questo forse che The Handmaid’s Tale fa paura a molte persone: lo stupro è solo un pretesto, le scene crude sono solo da repertorio. Il dono di questa serie tv è quella di alzare molti veli che ancora oggi la nostra società non è pronta ad alzare. Siamo pronti a guardare in faccia il vero frutto della prevaricazione?

Alessia Pizzi

Trailer della quarta stagione

Date di uscita dei 10 episodi della quarta stagione

Recensioni delle stagioni precedenti

Qui puoi trovare la Recensione della Stagione 1, 2, 3

Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui