The Handmaid’s Tale 4: recensione del quinto episodio

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“Chicago”

Chicago s’intitola e porta con sé, questo quinto episodio di The Handmaid’s Tale; quasi la malinconia di un mondo superato, passato, che non è più. E allo stesso tempo, è arrivato il momento delle riappropriazioni. Si cambia vestito, si cambia posto, si cambiano abitudini. Alcune no, però.

Come quella di camminare insieme, ché insieme ci hanno insegnato a camminare a Gilead. Quelle compagne forzate sono diventate le nostre sorelle mentre eravamo schiave dell’uomo, schiave della donna, schiave della società. Mentre abbiamo perso il controllo del corpo, e a volte, anche quello della mente. Ecco, in questo quinto episodio torna questo leit motiv, torna il sapore di un cambiamento che ci porteremo dietro per sempre. Noi ancelle, noi spettatori, noi umani.

Sarebbe tutto molto poetico se non fosse che June ormai è diventata una sorta di essere immortale. L’unica a restare sempre in piedi è lei, e possiamo capirlo: è la protagonista. Ma forse ci sarebbero modi più eleganti per non ricordarci costantemente che June non può morire. Ed è proprio nell’ennesima fuga che June e Janine sono di nuovo insieme. June, che la vuole proteggere, come una mamma lupa, e Janine che, nel suo candore, alla fine fa a modo suo, e quasi stupisce l’indomita protagonista. Dura, feroce June, che quasi non se l’aspetta dall’agnello tutta questa forza. E sbaglia. Sbaglia a giudicare gli altri secondo il suo standard, ma lo fa un po’ per affetto, un po’ per presunzione, un po’ perché a Gilead tanto tempo per i voli pindarici davvero non ce n’è.

E poi, una novità: luci sugli uomini, anche. Quel Nick che fino ad oggi è stato un’ombra, quell’uomo che non abbiamo compreso, inizia ad essere raccontato. Ma ancora troppo poco per capirlo davvero. E ora che June è ad un passo dalla libertà, ora che dovrà fare i conti con quello che ha lasciato alle sue spalle – suo marito, sua figlia – forse i riflettori potranno accendersi sulle figure che hanno accompagnato fin qui l’ancella ribelle.

Speriamo, viste che le fughe sembrano essere finalmente finite. Forse ora arriverà il tempo della caccia.

Alessia Pizzi

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Alessia Pizzi
Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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