Batman Begins: Le origini del Cavaliere Oscuro secondo Christopher Nolan

Batman Begins recensione trilogia

Dopo il riscontro positivo di pubblico e critica per il remake hollywoodiano di Insomnia, Christopher Nolan entra nelle grazie della Warner che lo vorrebbe immediatamente alla guida del colossal Troy. Tuttavia, non trovando nell’opera di Omero vicende e parti in causa funzionali alla sua poetica, il regista declinò l’offerta della casa di produzione che, in risposta, chiese se avesse lui un progetto da proporre. In quel momento Nolan confessa di essere un grande fan di Superman di Richard Donner (1978), di voler prima o poi girare un film su un super-eroe e di essere da sempre affascinato dalla figura di Batman. Questo passaggio è di cruciale importanza in quanto, già nel suo lungometraggio d’esordio Following, abbiamo potuto notare il logo del Cavaliere Oscuro sulla porta di casa del giovane protagonista. L’eroe ideato da Bob Kane nel lontano 1939, è dunque da sempre stato influente nelle opere dall’autore, condizionando la doppia natura e i dilemmi etici che caratterizzano i suoi personaggi.  

La storia di Batman tra cinema e televisione 

Le avventure dell’Uomo Pipistrello e del suo diurno miliardario alter ego Bruce Wayne furono immediatamente adattate per la Tv dalla Columbia nel 1943, con anche un sequel (Batman and Robin) sei anni dopo. Ma l’approdo sul grande schermo avverrà soltanto vent’anni più tardi con il celebre giustiziere mascherato interpretato da Adam West, nel 1966, a seguito dell’enorme successo della serie ABC di 120 puntate, divenuta vero e proprio fenomeno mondiale. In questo primo lungometraggio, “The Dynamic Duo” dovrà affrontare l’unione di intenti di ben quattro super-cattivi di Gotham (Catwoman, Joker, l’Enigmista e Pinguino), intenzionati a controllare il mondo intero.  
Ciononostante, con l’addio al costume da parte di Adam West, bisognerà attendere altri 20 anni prima di rivedere Gotham City su un qualsiasi schermo. Un periodo coincidente con la cosiddetta “Bronze Age” del fumetto americano (1970-1985), nel quale la Nona Arte abbandona il super con la maschera, in favore delle debolezze dell’uomo che la indossa e i problemi della società in cui vive. Sarà Tim Burton a far inizialmente discutere (per la scelta di Michael Keaton come Bruce Wayne) e successivamente a convincere al cinema con un Batman inedito per il grande pubblico: solitario, irrequieto, dall’etica borderline ed ossessionato dalla perdita dei genitori, in una Gotham gotica, noir e senza speranza. I suoi due film, Batman (1989) e Batman Returns (1992), di ineguagliabile fattura, scriveranno pagine importanti della Storia del Cinema supereroistico e facendo da contraltare alle successive trasposizioni di Joel Schumacher che, cambiando stile, atmosfere ed intenti, non farà che sfigurare rispetto ai predecessori. Con Batman Forever (1994) e Batman & Robin (1997), le avventure dell’Uomo Pipistrello scontentano chiunque, con una deriva cartoonesca estetica di dubbio gusto ed una narrativa che non coglie minimamente la complessità del personaggio, togliendone credibilità e non lasciando alcuna speranza di redenzione nel breve periodo.

Cosa cambia con Christopher Nolan

Negli anni 2000 il mondo del cinema si riavvicina al mondo super-eroistico con il popolare Spider-Man di Sam Raimi (Columbia Pictures/Sony), i convincenti primi due capitoli degli X-Men di Bryan Singer ed il meno riuscito Daredevil (entrambi 20th Century Fox), nonchè l’incompreso Hulk di Ang Lee (Universal). Tutte le principali case di produzione stanno dunque sfruttando le licenze dei loro paladini al cinema e, all’idea di rilanciare il Cavaliere Oscuro, Warner è decisamente interessata, cosicché Christopher Nolan decide di farsi affiancare da David S. Goyer (Blade I, II e Trinity) per la stesura della sceneggiatura.  
Per prima cosa, il cineasta londinese decide di distinguersi dai predecessori, raccontando le origini ed il percorso che ha condotto Bruce Wayne ad indossare la maschera a forma di pipistrello, portando il pubblico ad entrare in sintonia con l’uomo prima che col simbolo. Spoglia quasi completamente Gotham dell’elemento surreale e tetro, abbandonando le atmosfere burtoniane e fumettistiche, portando una città che cambia nel corso della trilogia e che risponde alla presenza, o all’assenza, del suo vigilante. La ricerca del realismo, dogma imprescindibile del regista, porta anche in questo caso all’utilizzo della computer grafica al minimo indispensabile e, per conseguenza, anche gli elementi caratteristici dell’eroe quali: il costume, la bat-caverna, la bat-mobile, vengono giustificati, rinnovati e adattati. Ecco dunque che sentiamo parlare di tuta in kevlar e grandi acquisti tramite aziende di comodo per divenire irrintracciabili, di una caverna come ex nascondiglio per la liberazione degli schiavi e l’avvento dell’iconica Tumbler a metà tra auto e tank. Christopher Nolan decide dunque di arrivare al pubblico mainstream, attraverso un personaggio a lui caro, senza scendere a compromessi e mettendo la sua poetica, come sempre, al primo posto

La trama – Una caduta da cui rialzarsi

A seguito di una caduta in un pozzo nella tenuta di famiglia, il giovane Bruce Wayne rimane spaventato da uno sciame di pipistrelli e, traumatizzato dall’evento, pochi giorni più tardi chiederà ai genitori di uscire da teatro per la rappresentazione degli stessi nel corso dell’Opera. Nonostante l’impegno finanziario e sociale della famiglia Wayne, le fasce più deboli sono portate a delinquere ed è così che, in seguito ad un tentativo di rapina, il giovane Bruce rimane orfano. Ossessionato dai sensi di colpa per aver chiesto ai genitori di uscire, conducendoli così alla morte, il rampollo Wayne sogna per anni una vendetta che gli verrà negata davanti agli occhi. Umiliato dalla mafia cittadina, dalla sua amica d’infanzia Rachel e vergognandosi di sé stesso, Bruce decide di abbandonare Gotham e “imparare” la vita del criminale. È in questo nuovo, disperato inizio che verrà avvicinato da Ducard con la promessa di un addestramento sotto la supervisione di Ra’s al Ghul, capo della misteriosa “Setta delle Ombre”, e l’apprendimento di mezzi fisici, mentali e morali per tornare a Gotham con la certezza di salvarla dalla corruzione una volta per tutte. 

Un cast di super-star

Negli adattamenti cinematografici delle avventure dell’Uomo Pipistrello, le scelte di casting per il ruolo di Bruce Wayne/Batman, sono sempre stato oggetto di discussione. Dal cambio di opinione collettiva sul Keaton burtoniano e del più recente Affleck snyderiano, passando ai discutibili Kilmer e Clooney di Schumacher, la scelta di Christian Bale per il film in oggetto ed i suoi sequel è, ad oggi, l’unica scelta che ha convinto tutti fin dal primo momento. Descrivendolo come: “l’incarnazione definitiva di Bruce Wayne”, Christopher Nolan affida il ruolo all’attore gallese reduce dal dimagrimento forzato per L’uomo senza sonno, presentatosi al casting con un peso di 54kg. Ricordando il periodo di preparazione a Batman Begins come una sequenza infinita di cibo e pesi, Bale si conferma maestro della trasformazione fisica. Un enorme gesto di fiducia quello di Nolan che preferisce dunque il camaleontico attore a Cillian Murphy, al quale verrà affidata la parte del Dottor Crane, alias Spaventapasseri, presente in tutta la trilogia. In controtendenza con i ruoli che hanno contraddistinto le loro carriere, a Gary Oldman viene affidata la parte del puro Jim Gordon, mentre Liam Neeson vestirà i panni di Ducard: machiavellico tentatore che cercherà di portare il nostro protagonista sulla via della vendetta sanguinolenta.
Di primaria importanza e assente nel mondo fumettistico, l’amica d’infanzia e grande amore di Bruce Wayne, Rachel Dawes viene appositamente ideata pensando unicamente a Katie Holmes. Il suo è un ruolo chiave all’interno della Trilogia del Cavaliere Oscuro e dell’intera filmografia nolaniana, come donna che influenza le azioni del difensore di Gotham, rappresentando al tempo stesso, la vita che Bruce Wayne avrebbe avuto se non avesse scelto la maschera di Batman.
Il tris leggende quali Michael Caine, Morgan Freeman e Rutger Hauer, rispettivamente nei panni del maggiordomo e spalla paterna Alfred Pennyworth, dell’inventore Lucius Fox, e di Bill Earle, avido capo del CDA della Wayne Enterprises, chiudono il cerchio di un cast titanico e perfettamente calibrato. 
Vanno comunque citati, per accentuare ed omaggiare il percorso di Christopher Nolan, altri tre volti indispensabili nella sua affermazione come cineasta, che ritornano in questo capitolo di origine. Mi riferisco allo zio John Nolan, Jeremy Theobald e Lucy Russell figure nevralgiche della sua prima opera Following e che qui tornano in piccoli ruoli di contorno, simbolicamente accompagnandolo e consegnandolo al grande pubblico. 

Un viaggio nella paura

A differenza della totalità delle sue opere precedenti, Christopher Nolan non apre Batman Begins con una sequenza in soggettiva di un dettaglio ma con un sogno/ricordo, dove l’allora bambino Bruce conoscerà, per la prima volta, la paura. Ci viene dunque immediatamente mostrato l’evento catalizzatore che innescherà la serie di eventi che porterà il giovane Wayne a diventare il futuro paladino mascherato di Gotham. Seppur il ruolo della paura ritornerà anche nei successivi film, è in questa storia di origine inedita che viene affrontato l’evoluzione del rapporto tra la stessa ed il nostro eroe. Privo di super-poteri, prima su suggerimento inconscio padre Thomas (“ti hanno attaccato perché avevano paura di te”), poi del mentore spirituale Ducard, Bruce farà delle sue stesse paure la sua arma principale, condividendo il suo medesimo terrore (i pipistrelli) con i suoi nemici. In un gioco di doppi, come solo Christopher Nolan ci ha abituati, l’uomo dietro la maschera ha una fobia che suo alter-ego sfrutta a suo vantaggio, venendo però forgiato dai suoi stessi avversari. Dal mafioso Falcone che tiene in scacco la città con la sua rete di corruzione e omicidi, facendo leva sulla perdita delle persone care alla prima occasione; al Dottor Crane (alias Spaventapasseri) che, grazie al suo siero allucinogeno, traumatizza le vittime con le peggiori visioni portandole alla follia, il nostro duplice eroe proverà sulla propria pelle gli effetti di questi volti della paura, fino ad arrivare al doppiogiochista definitivo: Ra’s al Ghul. Il leader della Setta delle Ombre, maestro nell’uso della teatralità e dell’inganno, vuole spogliare fin dall’inizio il suo apprendista dalla paura di agire, spingendolo verso la vendetta e utilizzandolo per i suoi scopi. Tuttavia, nonostante la sua collera, il futuro Cavaliere Oscuro è forte di un senso di giustizia trasmessogli dalle persone care che gli impedirà di vendere l’anima al Diavolo, mettendolo sulla giusta strada per essere “l’eroe di cui Gotham ha bisogno“.
Quel pozzo di paura, protagonista del prologo, ha dunque permesso la nascita del salvatore di Gotham, in netta contrapposizione con il Pozzo di Lazarus che dall’oscurità e dall’odio forgerà Bane, temibile avversario di The Dark Knight Rises, chiudendo così il cerchio nolaniano.

L’autore e la sua maschera

Mascherando la sua impronta autoriale sotto il simbolo del pipistrello, il regista è conscio che questo sarà il momento di vero avvicinamento al grande pubblico ma non per questo sacrifica la sua poetica. Volendo esplicitamente essere ponte tra cinema blockbuster e da festival, Christopher Nolan continua a tracciare un fil rouge imprescindibile tra le sue opere, esplorando la figura del doppio ed esasperandola nel corso di tutta la trilogia. Dopotutto, il mondo del fumetto super-eroistico fa del doppio uno dei suoi punti di forza, ma il regista deciderà di esplorare il più classico rapporto eroe-nemesi, nel successivo capitolo The Dark Knight, mostrandoci in Begins una situazione similare a quella di un altro personaggio DC Comics a lui caro: Superman.  
In questo primo film infatti, il cineasta britannico ci mette di fronte ad un percorso di crescita che mostra il vero volto di Bruce Wayne come l’uomo determinato a salvare Gotham, che necessita di indossare la maschera del miliardario playboy spendaccione per depistare ogni sospetto, per salvare le persone a lui care. Come Rachel insegnerà al suo amato irraggiungibile, e a noi che stiamo guardando, “non è tanto chi siamo, ma quello che ci facciamo che ci qualifica”. Il personaggio di Christian Bale troverà dunque nel costume la sua vera missione, evadendo dalla figura del giovane ricco orfano che fu quasi divorato dalla rabbia, sconfiggendo quel passato crudele che lo ha visto reggere il corpo esamine dei genitori. Può essere ora lui stesso padre premuroso di una Gotham ignara, promettendole un destino diverso dal suo.
Non a caso ho utilizzato la parola padre, una figura accennata solo spiritualmente in Insomnia, ma che da qui in avanti diverrà tematica cardine della filmografia nolaniana, da sempre contaminata dalla sua vita reale. Divenuto infatti padre per la prima volta, si interroga sulle sfaccettature del ruolo attraverso i gesti delle figure che ruotano intorno a Bruce e permettendogli di essere l’eroe migliore che possa essere. Da Thomas Wayne che in fin di vita implora il figlio di non avere paura, sapendolo nelle mani di Alfred, vero regalo di un padre morente, a Lucius Fox, al mellifluo Ducard. Tutte queste figure andranno a lasciare una parte indelebile di loro stessi, che sia morale o nozionistica, al rampollo Wayne, plasmando l’eroe di domani

Chiedendo l’affidamento di un personaggio in cerca di redenzione cinematografica, Christopher Nolan si impone nel genere super-eroistico come mai tentato prima: privandolo dell’aspetto super. Adattando le sue azioni in un contesto urbano e sociale molto più realistico, il regista scrive la sua personale versione dell’Uomo Pipistrello: umano, spezzato, eticamente combattuto ma, al tempo stesso, non meno mitologico. Da qui in avanti le storie di origine saranno la chiave per entrare in empatia con il pubblico, meno attento al minutaggio della maschera a schermo, ma più avvezzo al rapporto con l’uomo dietro il simbolo. 

Michele Finardi

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