Insomnia: un gioco di luci e ombre targato Christopher Nolan

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Dopo aver stupito il mondo con la sua seconda opera (Memento), Christopher Nolan accetta di dirigere il remake hollywoodiano di Insomnia, noir norvegese di Erik Skjoldbjærg di soli 5 anni prima, con Stellan Skarsgård. La scelta del regista britannico fu suggerita alla Warner Bros. da Steven Soderbergh, qui produttore esecutivo del film al fianco di George Clooney, sancendo l’inizio di un sodalizio destinato a durare nel tempo. Pur essendo attualmente l’unico film che non lo vede accreditato alla sceneggiatura, è sotto gli occhi di tutti che Christopher Nolan abbia in realtà revisionato e modificato parti del testo di Hillary Seitz, tanto che assistiamo non solo ad un proseguimento coerente della sua poetica, ma possiamo anche intravedere chiari riferimenti alle opere che ancora avranno da venire. 

“Troppo tardi per ieri, troppo presto per domani.”

Dove il sole non tramonta mai

Una coppia di detective di Los Angeles viene inviata a Nightmute in Alaska durante la stagione del “sole di mezzanotte”, per indagare sull’omicidio di una studentessa del liceo: Kay Donnell. Nonostante Will Dormer (Al Pacino) sia una vera e proprio leggenda vivente, apprezzatissimo agente con incredibili capacità deduttive, si ritrova nel mirino degli Affari Interni per la sospetta manipolazione di prove nei suoi precedenti casi. Venuto a conoscenza delle intenzioni del partner Eckhart (Martin Donovan) di patteggiare, Dormer si troverà a fare i conti con il suo passato, tanto da non riuscire ad addormentarsi per giorni interi. Inizierà dunque un’intensa lotta morale e di lucidità su due diversi fronti: trovare e arrestare l’assassino di Kay, cercando a tutti i costi di mantenere intatta la propria reputazione. 

Un cast di premi Oscar

Dovendo dirigere un remake hollywoodiano da 46 milioni di dollari e con un cast che vanta la presenza di ben tre premi OscarInsomnia è la vera prova del nove a cui Christopher Nolan viene sottoposto. Desta stupore, rivelandosi in seguito azzeccatissima, la scelta del regista di volere unicamente Robin Williams per la parte dell’antagonista che, a fronte di un minutaggio esiguo (la sua prima scena è al minuto ‘60), divenne uno dei suoi ruoli più significativi. Il 2002, fu l’anno in cui abbiamo avuto la fortuna di assistere a un Robin Williams inedito, tra i ruoli di Walter Finch e l’assassino problematico in “One Hour Photo”, ma non fu un periodo felice per l’attore che rivelò di aver ripreso con l’alcool proprio durante le riprese in Alaska, per l’effetto delle infinite giornate di sole e dell’isolamento dei luoghi. Tuttavia, lascia senza parole il talento di Williams, così credibile nei panni dello scrittore solitario Finch, capace di regalarci dei momenti di confronto e scontro con il tenebroso Will Dormer (dal latino dormio) di Al Pacino che, per il ruolo, studiò gli effetti del mancato sonno sul corpo umano per mesi, portando a schermo un deterioramento palpabile del suo personaggio. Come un interrogato ha la luce puntata contro per farlo crollare, così anche il detective losangelino non riuscirà a trovare zone d’ombra in cui ripararsi dal passato e la sua dubbia moralità entra in collisione con la purezza d’animo della giovane poliziotta Ellie, interpretata dalla due volte premio Oscar Hilary Swank. La presenza del rapporto tra mentore-allievo, nonché la trasmissione degli insegnamenti e della giusta via da seguire, sarà da qui in avanti una costante nelle opere del regista, venendo soprattutto sviscerata nella cosiddetta “Trilogia del Cavaliere Oscuro”, con cui questo film è interconnesso su più livelli. Un fil rouge ben visibile che passando per i dilemmi morali del nostro protagonista e l’inserimento di una figura paterna “spirituale” (Dormer per Ellie, Alfred per Bruce Wayne, Batman per Gotham City), ci porta ad una sequenza finale che non può che richiamare quella di “The Dark Knight Rises“, essendo forte degli stessi significati.

Le bugie di Casa Nolan

Rimanendo fedele ai suoi stilemi, il cineasta britannico introduce la sua opera con l’usuale dettaglio che verrà rivalutato dallo spettatore a fine visione. Così come in Following, la camera si sofferma su dei guanti in lattice ma, questa volta, intenti a cospargere di sangue delle stoffe bianche prima che una goccia cada sul polsino della camicia del nostro misterioso uomo. Un passaggio che non è nient’altro che la rappresentazione della perdita della purezza da cui non si può tornare indietro: una volta compromesso il proprio animo e infranti i propri valori, si è portati a farlo nuovamente. Sospinto dunque dal disperato tentativo di preservare il lavoro di una vita, Will Dormer rimarrà vittima di un doppiogiochismo continuo, ai danni di chiunque lo circondi, smarrendo progressivamente sé stesso giorno dopo giorno, una notte insonne dietro l’altra.   
Insomnia è dunque il film di Christopher Nolan che più di qualsiasi altro si sofferma sulla verità e la menzogna, attraverso un gioco di luci e ombre non così ben delineato nell’opera originale norvegese, per l’occasione ampiamente rivista e riadattata. Se da un lato abbiamo la verità sull’omicidio di Kay che lotta per non essere scoperta, dall’altra abbiamo la verità sul passato dell’agente Dormer che, nonostante i suoi sforzi, spinge per palesarsi al mondo. La realtà dei fatti è dunque vista come una forza astratta che non può essere controllata che va oltre il desiderio umano: non si può scegliere quando dire la verità; la verità non te lo permette

Non un semplice remake

Di tutta la filmografia di Christopher Nolan, Insomnia viene spesso citato come quel film “su commissione” estraneo alla sua poetica; martoriato per aver abbandonato i giochi di montaggio temporali e narrativi, marchi di fabbrica del cineasta britannico. Seppur sia vero che la struttura del racconto è classica e lineare, i punti cardine del cinema nolaniano non vengono affatto abbandonati e, oltre ai già trattati temi di moralità e verità, il tanto ricercato risvolto temporale è presente anche a Nightmute. E allora perché non viene notato? Semplice: perché è indecifrabile. Agli occhi del nostro protagonista, così come quelli dello spettatore, l’alternanza del giorno e della notte non esiste. Veniamo a conoscenza dell’incedere dei giorni dai cittadini del luogo che ci informano sull’orario e sul conteggio delle giornate passate in Alaska del nostro detective. È dunque una concezione temporale unica, statica, all’interno della filmografia del regista che riesce nell’ardua impresa di rendere un remake, e dunque una copia (o se preferite un doppione), totalmente personale e, per certi versi, più profondo dell’opera originale. Tutto questo cospargendola di riferimenti alle due opere precedenti e, come solo un autore fedele al suo cinema può fare, anche a quelle future, tra conflitti morali e di sopravvivenza a sfondo ghiacciato (come vedremo sul pianeta di Mann, in Interstellar) e nel buio dell’animo umano (Trilogia del Cavaliere Oscuro). Insomnia non è dunque solo uno degli adattamenti made in U.S.A. più riusciti, ma è anche la fotografia di un momento dove un autore non più esordiente conquista Hollywood e le sue leggende. 

Michele Finardi

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