Il Cavaliere Oscuro – Un labirinto di mezze verità e la caduta dell’eroe

batman il cavaliere oscuro

“Tu hai dato il via a qualcosa”, dirà il neo tenente Jim Gordon all’Uomo Pipistrello, nella scena conclusiva di Batman Begins. Incassando 373 milioni di dollari al botteghino, Warner Bros e Christopher Nolan sono pronti a replicare quanto messo in atto da Sony e 20th Century Fox con i rispettivi cicli Raimi – Singer, annunciando quella che verrà poi ricordata come: Trilogia del Cavaliere Oscuro, e la sensazione che non si sarebbe trattato di un sequel qualsiasi era palpabile. Attraverso una campagna di marketing virale, la distribuzione in sala venne anticipata dalla costante nascita di siti web creati per gli scopi più disparati. Tra gli aggiornamenti sulla fittizia campagna elettorale di Harvey Dent a procuratore distrettuale, agli indizi sperperati da Joker sulle sue future azioni, il countdown al rilascio fu vissuto attivamente da milioni di appassionati. Tuttavia, la triste notizia della morte di Heath Ledger nel gennaio 2008, e le prime indiscrezioni dei tabloid sulla sua immedesimazione nel villain, avvolsero la produzione di un’aura maledetta che calamitò l’attenzione anche del pubblico generalista. Il desiderio intorno alla pellicola crebbe a dismisura tanto che, quando sbarcò nelle sale cinematografiche estive, incassò oltre 1 miliardo di dollari, divenendo uno dei film più amati di sempre.

“Credo che io e te siamo destinati a lottare per sempre”

Will the real Batman please stand up?

Dopo aver sventato la minaccia di Ra’s al Ghul e della Setta delle ombre, Batman (Christian Bale) e Gordon (Gary Oldman) puntano ad estirpare definitivamente la criminalità organizzata da Gotham. Braccata dal vigilante mascherato di notte e con la polizia sulle tracce dei loro risparmi di giorno, la mafia cittadina viene ulteriormente messa al muro dai risonanti arresti del neo procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart). Nel tentativo di non soccombere, i malavitosi si ritrovano costretti ad assoldare lo “schiodato dal costume viola e la faccia truccata” che li ha appena rapinati: Joker (Heath Ledger), presentatosi come l’unico in grado di eliminare l’Uomo Pipistrello.
Il piano del supercriminale è quello di costringere Batman ad uscire allo scoperto mostrando la sua vera identità e, per farlo, mette sotto assedio la città. Prima ne colpisce le personalità di spicco, poi passa a terrorizzarne la popolazione, portando i suoi rivali a scontarsi gli uni con gli altri. Per Gotham City la notte non è mai stata così buia.

La trasformazione di Gotham City

Rispetto al film precedente sulle origini dell’eroe, possiamo fin da subito notare che la città di Gotham è profondamente differente. Rimanendo sempre un’entità forte e non semplice sfondo urbano, perdiamo però buona parte delle atmosfere noir e gotiche (già limitatissime in Batman Begins) entrate prepotenti nell’immaginario collettivo. Non ci sono più le nuvole di gas che fuoriescono dai tombini, la sporcizia e la degradazione sembrano quasi scomparsi. Il nero lascia spazio al grigio, Gotham diventa Chicago, Bruce Wayne si trasferisce dalla distrutta Villa Wayne all’attico extra lusso in pieno centro e la Batcaverna si trasforma in un sotterraneo spoglio. Christopher Nolan, che non lascia nulla al caso, decide dunque consciamente di trasportare definitivamente il personaggio all’interno della sua idea di cinema iperrealistico e qui possiamo ammirare alcune delle sue sequenze più iconiche, rigorosamente prive di computer grafica. Per la prima volta in un lungometraggio cinematografico, vengono girate alcune scene in formato IMAX 70mm (28 minuti totali), sfruttando la maggior nitidezza e profondità data da questo tipo di tecnologia. L’iniziale rapina nella banca mafiosa, il volo sopra la notturna Hong Kong, l’esplosione del Gotham General Hospital per mano dell’infermiera Joker, l’inseguimento automobilistico nei tunnel a suon di bazooka, sono momenti che tutti abbiamo nella memoria come punto di rottura qualitativo. Christopher Nolan rivoluziona dunque l’industria dell’intrattenimento (se vogliamo fermarci alla superficie del film in esame) dal punto di vista estetico, portando il coinvolgimento dello spettatore ad un altro livello.

Nuove maschere in città

Nel sequel di Batman Begins ritroviamo gran parte del cast, con l’eccezione di Rachel Dawes. Nonostante l’amica d’infanzia di Bruce Wayne, nonché suo amore inappagato, sia stato appositamente scritto per Katie Holmes, l’ex Joey Potter della televisione, rinuncia al ruolo per altri impegni lavorativi. La parte viene affidata a Maggie Gyllenhaal che, per chi vi scrive, riesce ad infondere al personaggio una maggior forza ed emotività rispetto alla precedente collega. A conquistare il cuore di Rachel, di Gotham City ed anche di Bruce Wayne, è il nuovo procuratore distrettuale Harvey Dent, interpretato da Aaron Eckhart. Determinato e creatore del suo stesso destino, Dent è un predestinato, come vedremo nella sua strabiliante prima apparizione in aula. Quando un tirapiedi di Maroni (Eric Roberts), subentrato a Falcone dopo il trattamento Crane, punta una pistola al petto del nuovo paladino di Gotham, ecco che questa s’inceppa, dando il tempo all’uomo di disarmarlo. A suon di spettacolari e mediatici processi, Harvey Dent s’impone come la forza più prorompente in città capace, come dirà Rachel, di “arrestare centinaia di delinquenti alla luce del sole e senza indossare alcuna maschera“. Eppure, è proprio questa mancanza che ne causerà la caduta, mostrando al sociopatico Joker il suo punto debole (Rachel) e fornendogli l’occasione per ribaltare il destino del white knight, come lo chiamerà nel finale del film. A prendere l’eredità di Jack Nicholson come nuovo principe del crimine è Heath Ledger che, per calarsi nel personaggio, si isola per più di un mese in una stanza di un motel, guardando film horror, leggendo libri su psicopatici ed annotando ogni pensiero su un diario, noto come “Diario di Joker“. L’attore plasma la nemesi di Batman sui suoi piccoli tic, ne inventa le movenze e ne cura il trucco personalmente. Vuole che Christian Bale lo colpisca per davvero durante l’interrogatorio, gira in prima persona i video con gli ostaggi presenti nel film: fa letteralmente evolvere il personaggio dentro di sé. È il ruolo della carriera, che l’ha portato a diventare leggenda ma che ha avuto traumatici effetti sulla sua persona, tanto da portarlo a quell’accidentale mix letale di antidepressivi e sonniferi, regolarmente prescritti, che ne causò la prematura scomparsa. Il Joker di Ledger è completamente differente dalla precedenti versioni cinematografiche e seriali. Mantenendo il mistero sull’origine delle cicatrici, resta così fedele non solo ai fumetti ma alla natura stessa del Male che rappresenta, privo di nascita e onnipresente. Sembra un squilibrato di poco conto, dai capelli unti e un costume da quattro soldi. In realtà, in uno dei suoi rari momenti di sincerità, confessa la sua vera natura di machiavellico calcolatore “in anticipo sul percorso“. Sempre un passo avanti ai suoi avversari e con un vestito cucito a mano, dice di “non essere il tipo da fare piani” ma, come sempre accade nel cinema di Christopher Nolan, siamo di fronte all’ennesima falsa verità. Joker è una bugia.

L’inganno di Joker e di Christopher Nolan

Non è un caso che il principe del crimine si palesi alla mafia con un trucco di magia: la sparizione della matita. Il Joker di Heath Ledger è un’illusionista e, proprio come Borden/Fallon in The Prestige (interpretati da Christian Bale) è completamente devoto alla sua arte. Professandosi agente del caos, in realtà il suo piano è rendere tale l’uomo che non lascia nulla al caso: Harvey Dent. La moneta che il procuratore di Gotham finge di lanciare come segno del destino, in realtà ha due facce identiche ma, dopo essere stato manipolato da Joker, ripudierà ogni decisione facendo sì che sia il caso a dominare la sua mano. Il clown trasforma volutamente e minuziosamente il paladino della città in quello che lui stesso fingeva di essere e, per farlo, scinde la realtà più e più volte ingannando i suoi rivali e lo spettatore, raccontando mezze verità. Così, nell’epica corsa contro il tempo per la salvezza di Rachel o Harvey, legati tra benzina ed esplosivi, indirizza volutamente Batman da Dent, fornendogli gli opposti indirizzi. Il tempo, tanto caro a Christopher Nolan, è in The Dark Knight una scelta che il nostro vigilante mascherato non può compiere: la sua nemesi ha scelto per lui e per tutti. Rachel stessa è convinta che sarà lei a essere salvata, e di questo ne è certo anche lo spettatore prima di venire smentito. Tutti cadiamo nella trappola dalla mente criminale numero uno di Gotham City, in grado persino di far ricadere la colpa su altri. Se ci facciamo caso, non agisce quasi mai direttamente. Fin dalla rapina che apre il film, lascia che siano gli altri a sporcarsi le mani e, spesso trovandosi in un diverso luogo, si limita ad essere il burattinaio che muove i fili dietro le quinte. Joker si limita a sussurrare, a dare una piccola spinta, sfruttando le debolezze altrui per condurli esattamente dove ha pianificato debbano essere per compiere azioni in suo nome. Fallirà soltanto sul finale con l’esperimento sociale delle due barche, dove né i cittadini né i criminali si faranno esplodere vicendevolmente (stando alle precedenti bugie, è corretto presumere che ciascun traghetto avesse tra le mani il detonatore che ne avrebbe causato la morte), dimostrando che c’è ancora speranza e desiderio di sacrificio nell’animo umano. Tuttavia, seppur appeso a testa in giù al Prewitt Building, Joker ha vinto. The Dark Knight è il primo film supereroistico dove il villain ha la meglio, nonostante l’Uomo Pipistrello cerchi di convincersi del contrario, sacrificando la sua figura. Distruggendo l’umanità in Harvey Dent e causandone indirettamente la morte, porta a compimento il suo piano facendo sì che sia il vigilante di Gotham a prendersi la colpa delle azioni Due Facce. Un’altra bugia viene raccontata alla popolazione, una verità al 90% (citando Interstellar dove il tema è cardine) a fin di bene, eppure è in questo momento che la trasformazione di Batman nel Cavaliere Oscuro avviene. Capendo il reale potenziale della sua figura, accetta la colpa di crimini che non ha commesso per diventare il capo espiatorio della città cui è devoto. Ci deve sempre essere qualcuno a cui dare la colpa.


Prima di concludere, è importante citare come il regista abbia affrontato, attraverso l’escamotage dell’enorme sonar per rintracciare Joker con il segnale dei telefoni cellulari, una tematica attualissima. 13 anni dopo l’uscita del film, viviamo in un mondo dove quel potere esiste, è molto similare e purtroppo, non è nelle mani di Lucius Fox. Dovremmo temerlo, eppure siamo stati noi ad accettarlo nell’ennesimo gioco di mezze verità.
Christopher Nolan rivoluziona il cinema d’intrattenimento nella forma e nel contenuto, adattando ulteriormente il personaggio fumettistico di Batman alla sua poetica e, per la prima volta, togliendone il nome dal titolo dell’opera. Attraverso il suo prestigiatore criminale, lo spezza nell’animo con la perdita dell’amata e lo trasforma in qualcos’altro: un eroe necessario, regalandoci uno dei titoli più influenti del cinema contemporaneo.

Michele Finardi

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Planner di salotti cinefili pop fin dalla tenera età, vorrei disperatamente vivere in un film ma non riesco a scegliere quale!

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