“Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”: L’epica rinascita di un eroe immortale

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Dopo l’indiscutibile successo di Inception, l’attesa per il successivo film di Christopher Nolan, e capitolo conclusivo della The Dark Knight Trilogy, era incontrollabile. Anticipato da una delle prime vere campagne pubblicitarie virali del web, capace di sfruttare il pieno potenziale dei social network, “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” non diventerà soltanto il film di Batman più costoso di sempre, con 262 milioni di dollari di budget (segue Batman V Superman di Zack Snyder con 260 milioni), ma anche il più redditizio, incassando globalmente 1.08 miliardi di dollari. È interessante, e di fondamentale importanza, riguardare oggi a quell’annata straordinaria e cruciale dove, a registrare il maggior numero di biglietti staccati, non però fu l’opera in esame ma il primo film corale MCU: The Avengers (1.518 miliardi di dollari).

Indubbiamente, il 2012 fu l’anno dell’affermazione del super sul grande schermo ma, a differenza dei concorrenti Marvel Studios e 20th Century Fox, Christopher Nolan s’impunta con Warner Bros. per avere ancor più riprese in IMAX su pellicola 70mm. Sfruttando la tecnologia in questione per qualsiasi ripresa action e grandangolo, arriva a girare in IMAX ben 72 minuti, superando di gran lunga i 28 minuti del capitolo precedente. Un “record” ancora imbattuto di un podio esclusivamente nolaniano considerando che, in tutta l’industria cinematografica, soltanto i successivi Dunkirk e Tenet avranno minutaggi superiori, rispettivamente con 74 e 75 minuti totali.

L’ultimo capitolo della Trilogia del Cavaliere Oscuro è dunque un titolo mastodontico, impeccabile dal punto di vista tecnico, capace di coinvolgere numerose comparse per alcune delle scene di guerriglia urbane più riuscite nella storia della Settima Arte. Il passo lento e poderoso della narrazione (165 minuti), le possenti scenografie, la fotografia livida di Wally Pfister e la martellante colonna sonora di Hans Zimmer, dipingeranno l’intero film a immagine e somiglianza del suo statuario villain: Bane, interpretato da un colossale Tom Hardy. A lui è spettato il difficile compito di subentrare al Joker di Heath Ledger e, seppur le tre pellicole siano state studiate e sviluppate singolarmente, è evidente che questa manchi dell’iconica presenza del pazzo giullare. “Rises” avrebbe dovuto essere portare a schermo l’ultimo scontro tra Batman e la sua nemesi ma, nonostante sia enorme il rammarico di non aver potuto godere di una seconda interpretazione di Ledger, come vedremo più avanti, quest’ultimo capitolo è perfettamente in grado di chiudere la narrazione iniziata con Batman Begins, confermando la circolarità maniacale della poetica nolaniana.

È in arrivo una tempesta, Sig. Wayne..

A otto anni dalla morte, Harvey Dent viene ancora celebrato da Gotham come eroe e martire. Nessuno, al di fuori del commissario di polizia Jim Gordon, è a conoscenza della sua trasformazione e dei suoi crimini, di cui Batman si è accollato la colpa. Questa bugia ha permesso alla città di reagire e ripulire le strade, inviando senza processo i criminali alla prigione di Blackgate, grazie al cosiddetto “Decreto Dent“. La metropoli sta dunque vivendo un lungo periodo di pace e il miliardario Bruce Wayne rifiuta di partecipare alla vita pubblica. Rintanato nell’ala est della ricostruita Villa Wayne, l’ex vigilante mascherato vive nel rimpianto di aver perso l’amore (Rachel Dawes) e nella sconfitta del suo progetto a energia pulita, per il quale aveva fortemente investito. Dopo aver fatto costruire un reattore nucleare sotto il fiume cittadino, il filantropo di Gotham si è visto costretto a mantenerlo inattivo a causa degli studi del Dr. Pavel, capace di trasformarne il nucleo in una bomba a neutroni. Il rischio che il macchinario potesse cadere nelle mani sbagliate si rivela fondato quando, a bordo di un aereo in volo, il mercenario Bane rapisce lo studioso per compiere l’impresa che Ra’s al Ghul aveva iniziato: distruggere Gotham.
L’avvicinamento con la ladra di gioielli Selina Kyle e la comparsa di un nuovo nemico, obbligheranno Batman a tornare in attività ma, ancora una volta, sottovaluterà il suo temibile avversario.

Il terrorista e la gatta ladra

Da parte di Christopher Nolan c’era la voglia di mettere Batman di fronte a un nemico che non poteva sconfiggere dal punto di vista fisico, sottolineando gli acciacchi dati dall’età, delle precedenti lotte e mostrandone la vulnerabilità. Ispirandosi ai fumetti “Batman: La Vendetta di Bane” e “Batman: Sfida al demone“, si è dunque deciso di raccontare le origini di Bane come innocente cresciuto in una prigione-pozzo in Medio Oriente, evaso e scomunicato dalla Setta delle Ombre per il suo estremismo. Con l’incedere della narrazione, si scoprirà essere l’ennesima mezza verità della filmografia nolaniana che, con la rivelazione dell’identità di Talia al Ghul, porterà a rivalutare il personaggio di Tom Hardy. Protettore, braccio armato, amante silenzioso e maschera della figlia di Ra’s al Ghul, Bane diviene estremamente tridimensionale, grazie anche alla straordinaria bravura del suo interprete, capace di comunicare con i soli occhi come pochi hanno dimostrato di saper fare.

Esattamente come in The Dark Knight, lo spettatore viene messo a conoscenza della temibile tempesta che si abbatterà su Gotham City fin dal prologo ma, questa volta, non c’è nessun gioco al massacro durante una rapina ai danni della mafia cittadina. Le spettacolari sequenze che vedono il mercenario compiere il suo piano per rapire il Dr. Pavel, assumendo il controllo di un aereo in volo fino a farlo schiantare, sono in grado di trasmetterne la brutalità e la totale devozione alla causa. Iconico è inoltre il momento in cui ne viene per la prima volta mostrato il volto, con la lenta rimozione del cappuccio e la scoperta della meccanica maschera.

Descritto come “furia rapida e feroce“, Bane considera se stesso come il “male necessario” per assolvere Gotham dai suoi peccati e, come tale, agisce nell’ombra. Lui che nell’oscurità ci è cresciuto, costruisce il suo covo nelle fognature cittadine sotto la Wayne Enterprise, ed è proprio lì che avverrà la caduta dell’eroe nolaniano: in una moderna arena metallica, lontana dagli occhi dell’ignara popolazione. Il fantasma del Batman che fu, non può nulla contro la forza bruta del suo avversario e la sua determinazione, trovandosi costretto a diventare spettatore dell’ascesa al potere di un tiranno, autoproclamatosi liberatore degli oppressi. Christopher Nolan crea dunque un villain di stampo populista che canalizza la rabbia delle classi popolari, legittimandone le violenze e smascherando le bugie della classe dirigente di Gotham City.

Mina vagante della pellicola è invece la ladra infelice Selina Kyle che, amante dei gioielli dalla lunga fedina penale, vorrebbe unicamente cancellare il proprio passato con un leggendario congegno chiamato: lo smacchiatore. Per ottenerlo è disposta a collaborare prima con Daggett, poi con Bane per preservare il suo status all’interno della Nuova Gotham condannata a morte ed infine con l’Uomo Pipistrello.

Era impossibile non portare il personaggio di Catwoman, anche se nel film non viene mai nominata come tale, in una trilogia su Batman, in quanto tra le due figure vi è una chimica unica. Selina, interpretata da un’indimenticabile Anne Hathaway, non ha nessuna soggezione del Cavaliere Oscuro ne tanto meno di Bruce Wayne. I due riescono a essere semplicemente loro stessi l’uno con l’altro, indipendentemente dal fatto che indossino o meno i rispettivi costumi. Tra i due c’è un’affinità palpabile che porta il vigilante a fidarsi totalmente di lei, tanto che saranno proprio le sue gesta a salvargli la vita.

Capace di adattarsi a qualsiasi contesto e abilissima nei funzionali cambi d’abito, il tocco nolaniano di questa versione di “Catwoman” è data dalla straordinaria maschera dotata di visore notturno che, quando non utilizzato, dona al volto della ragazza le iconiche orecchie da gatta. La sua fugace ed elegante essenza viene inoltre perfettamente carpita dal theme di Hans Zimmer, un unicum nelle sue composizioni, che dona ancora maggior fascino a un personaggio tanto magnetico quanto letale.

La caduta e la rinascita

A fronte di quest’ultima narrazione, chiamare il trittico di opere “Trilogia del Cavaliere Oscuro” non è propriamente esatto, seppur ne capiamo l’indiscutibile fascino. Nell’analisi di Batman Begins, abbiamo visto come Batman sia il vero volto di Bruce Wayne e di come sia l’eccentrico miliardario la sua maschera. L’eroe veniva forgiato in quello straordinario capitolo d’origine, cedendo al compromesso poi in The Dark Knight per fronteggiare le manipolazioni di Joker, andando così a vestire i nuovi panni dell’anti-eroe. Tuttavia, otto anni dopo, la situazione è drasticamente cambiata e la città che ha giurato di proteggere non ha più bisogno di lui.

Il protagonista si trova dunque bloccato, in una situazione di permanente stallo, e non sa cosa fare di se stesso, danneggiato dal fardello di essere Batman sia nel fisico che nello spirito. Traumatizzato dai lutti che ha subito, Bruce Wayne viene logorato giorno dopo giorno dal rancore, dal senso di colpa, non avendo più la possibilità di esorcizzare i suoi demoni dietro a una maschera che non ha più alcuna utilità per il prossimo. Scopriamo dunque che lui è dipendente dalla violenza, dalla rabbia, dal costume e quando questo viene meno è incapace di canalizzare il lato oscuro di sé.

Provando a reagire costruendo il reattore a energia pulita, per essere l’eroe diurno che fu il padre prima di lui, Bruce non ha la capacità di sopportare il fallimento come semplice essere umano. Tuttavia, la città è stata ripulita in superficie ma il marciume sta per riemergere da dove è stato nascosto con una menzogna e, come preannunciato da Alfred stanco di dover vedere soffrire la persona che ama di più al mondo, il protagonista è quasi desideroso di incontrare la sconfitta, per poter porre fine alla sua sofferenza.

Fondamentale è la figura del pozzo che avevamo già visto in Batman Begins, come luogo delle tenebre da cui fuggire. Questa volta però, non vi è Thomas Wayne a calarsi nel vuoto per riportare il figlio alla luce del sole. L’orfano dovrà sollevarsi dall’Inferno sulla Terra con le sue sole forze, come fece l’innocente anni prima: senza corda. La prigione-pozzo di Lazarus, e la sua mortale scalata, diviene dunque la metafora perfetta per l’opera nel suo complesso, racchiudendo tutti gli elementi tematici fondamentali della trilogia. La paura della morte, di un salto nel vuoto che può costare la vita e del desiderio di tornare a Gotham, permettono all’eroe di compiere la scelta più importante: vivere.

Un’inno, udibile fin dal prologo e costante dell’intera pellicola, diviene assordante nel momento di massima liberazione, spingendo l’uomo a compiere l’impresa di un Dio. “Deshi basara!” che, tradotto dalla lingua marocchina, non poteva che significare: RISE, risorgi.

The Dark Knight Rises è dunque la storia di chi era pronto ad abbracciare la morte e ritrova la voglia di vivere, di tornare a lottare con rinnovato vigore, per la salvezza di quella che è stata l’eredità del padre e che ne diventerà anche la sua: Gotham City. La città è infatti sinonimo di dolore per l’orfano che, come fatto notare da Alfred in una delle sue confessioni a cuore aperto, non potrà mai essere davvero libero in quelle strade. La rinascita è data anche dalla consapevolezza di dover abbandonare la rabbia, il costume e la città ma non prima vi averla salvata un’ultima volta.

Così l’Uomo Pipistrello compare, per la prima volta in assoluto, alla luce del sole per affrontare Bane, abbandonando le tenebre e capitanando l’attacco definitivo dei poliziotti cittadini. Uno scontro epocale che, come spesso accade nella filmografia nolaniana, è contraddistinto dalla caduta della neve dal cielo e dove l’eroe mascherato riesce a prevaricare il suo avversario. Tradito da Miranda Tate, rivelatasi Talia, e salvato da Selina che metterà fuori gioco Bane (seppur in maniera troppo repentina e non degna del personaggio), Bruce può finalmente compiere il suo destino inscenando la propria morte, prima di riapparire con un abile trucco di magia, che rimanda al finale di The Prestige e del futuro Interstellar, a Firenze. Guardando dritto negli occhi di Alfred e in quelli dello spettatore, l’orfano si congeda da entrambi, ringraziandoli con un cenno del capo e un sorriso, al termine di questa straordinaria saga cinematografica.

Il terzo e conclusivo capitolo della trilogia nolaniana è dunque una pellicola epica anche se imperfetta. Il termine “Rises”, è ripetuto più e più volte durante il corso dell’opera in lingua originale è la parola chiave per decifrare l’ultimo atto del percorso di Bruce Wayne. Purtroppo, nella traduzione in lingua italiana, si è perso molto del suo simbolismo.
Christopher Nolan mette da parte Batman per narrare la storia di un uomo che ha deciso di fare qualcosa di straordinario e pericoloso, spinto da un personale e danneggiato senso di giustizia. Un eroe incompleto e vulnerabile che ha saputo lasciare un eredità importante sia dentro, con il passaggio di testimone a Robin (enorme auto-citazione al finale di Insomnia) sia fuori lo schermo, divenendo simbolo e le cui gesta verranno tramandate da appassionato ad appassionato, di generazione in generazione.

Michele Finardi

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Da che film è composta la trilogia del cavaliere oscuro?

“Batman Begins” (2005), “Il cavaliere oscuro” (2008), “Il cavaliere oscuro: il ritorno” (2012)

Dove è stato girato Il Cavaliere Oscuro: Il ritorno?

Per le riprese a Gotham City, si è girato a New York, Pittsburgh e Newark (New Jersey).
Per il prologo aereo si è ripresa la catena montuosa del Cairgorm in Scozia.
La prigione pozzo si trova in India, Mehrangarh Fort di Jodhpur.
Villa Wayne è invece il Wollanton Hall di Nottingham in Inghilterra.

Dove è stato girato, a Firenze, il finale di The Dark Knight Rises – Il cavaliere oscuro: il ritorno?

La Loggia Bar & Ristorante, Firenze.

Qual è il film più redditizio di Batman?

Il film che ha incassato maggiormente relativo al franchise Batman è: The Dark Knight Rises – Il cavaliere oscuro: Il ritorno.

Qual è i film di Batman che è costato di più?

Il Cavaliere Oscuro: Il ritorno (262 milioni di dollari)
Batman V Superman (260 milioni)

Planner di salotti cinefili pop fin dalla tenera età, vorrei disperatamente vivere in un film ma non riesco a scegliere quale!

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