“Non buttiamoci giù”: lezione di entusiasmo firmata Hornby

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Non buttiamoci giù di Nick Hornby è il titolo con il quale abbiamo inaugurato il bookclub di CulturaMente, i Postumi Letterari.

Chi ci ha seguito durante la live del 22 febbraio sulla nostra pagina Facebook sa quali sono stati i miei postumi di Non buttiamoci giù. Per me è stato come bere uno spritz: c’è una forte sensazione di euforia appena lo consumi, ma di certo non è uno sbronza di quelle epocali che saranno difficili da dimenticare.

Con questo non voglio dire che il libro sia scritto male o che non valga la pena di leggerlo. D’altra parte, perché rinunciare a un buono spritz?

Trama di Non buttiamoci giù

Durante la notte di Capodanno 4 persone che non hanno assolutamente nulla in comune si ritrovano sul tetto di un palazzo per togliersi la vita. Si tratta di: Martin, un uomo di spettacolo che ha perso lavoro, reputazione e famiglia per aver avuto rapporti con una minorenne; Maureen, una donna la cui vita è immobile da anni a causa di un figlio nato con una grave disabilità; Jess, la giovane figlia del Ministro dell’Educazione britannico che ha perso sua sorella e ha subito una delusione d’amore; JJ, un americano che ha visto sfumare il sogno di diventare una rockstar.

Questo incontro servirà a tutti loro non solo per scendere da quel palazzo fisicamente integri, ma anche per affrontare tutto ciò che verrà dopo. Insieme cercheranno di trovare un modo per superare la loro crisi e per ricominciare a vivere.

Tra viaggi a Tenerife, interviste televisive e riunioni negli spazi di Starbucks i quattro protagonisti non avranno né particolari illuminazioni, né riusciranno a stravolgere la loro vita. Ma capiranno che si può tirare avanti a poco a poco partendo dalle piccole cose.

I temi di Non buttiamoci giù

Il libro di Hornby affronta un tema alquanto delicato. Partendo dal proposito di suicidarsi dei suoi personaggi, trova il modo si raccontare come ci si sente quando si viene traditi dalla vita sia nel caso in cui sia successo qualcosa di veramente grave (un figlio colpito dalla disabilità o la scomparsa di una persona amata), sia quando si sbaglia o non si riesce in ciò che si desiderava.

Non si tratta di un argomento leggero eppure proprio questa è la chiave che l’autore sceglie per affrontarlo. Niente retorica, né dramma. Il tono di Hornby è quello comico che caratterizza tutta la sua scrittura. Si tratta di una comicità spontanea, divertente che riesce a non far perdere potenza al tema pur non enfatizzandolo. La leggerezza che si ritrova nelle pagine di Non buttiamoci giù è quella descritta da Italo Calvino nella famosa citazione. Hornby plana sul tema del suicidio e della depressione dall’alto, mostrandocelo in molteplici sfumature.

Ci viene mostrato quanto depressione e suicidio coinvolgano non persone che odiano la vita, ma che la amano. Leopardi ce lo aveva già dimostrato, ma è opportuno ribadirlo.

Quello che ho ammesso era: non avevo voglia di suicidarmi perché odiavo la vita, ma perché l’amavo. E il nocciolo della questione per me è che questo è il sentimento di un sacco di gente che pensa a uccidersi: credo che anche Maureen e Jess e Martin si sentono così. Loro amano la vita, ma gli è andato tutto a culo completo, ed è per quello che li ho incontrati, ed è per quello che non ci siamo ancora divisi. Siamo andati sul tetto perché non trovavamo la via per tornarci alla vita, e ritrovarsi tagliati fuori così… be’, cazzo, capo, è roba che ti distrugge.

JJ in “Non buttiamoci giù”

Dalla lettura si capisce che ciò che aiuta molto nella vita è riuscire a vedersi in maniera diversa da ciò che si è o riuscire a raccontarsi delle storie che diano speranza o senso se non a tutto, almeno a qualcosa. Ma chi non ci riesce? Cerca conforto nelle altre persone. Spesso, vorrebbe anche che gli altri avessero a portata di mano la soluzione. È il caso di Jess che chiede esplicitamente ai suoi genitori di aiutarla senza sapere di preciso che cosa potrebbero fare nel concreto per riuscirci. Questo perché la cosa più difficile (ma potenzialmente anche più bella) della vita è che ognuno di noi è padrone del proprio Io, razionale ed emotivo.

Quando tutto sembra troppo, bisogna cercare di vivere giorno dopo giorno, step by step, partendo dalle piccole cose. Magari non sarà il meglio che c’è o quello che ci si aspettava, ma sarà comunque qualcosa. È quello che la pandemia ci ha insegnato. Ma Hornby non ci dice questo in maniera banale, buonista o ottimista. Ce lo dice in modo reale, dicendo chiaramente che soffrire fa schifo e che staremmo tutti meglio senza il dolore. Eppure, se la vita offre questo, si deve trovare il modo di reagire e di risponderle.

I personaggi

Tutta la storia viene raccontata in prima persona da tutti e quattro i personaggi. A turno espongono il loro punto di vista sulla situazione dando modo al lettore o alla lettrice di conoscerli meglio.

Martin, Maureen, Jess e JJ hanno personalità particolari e, per certi punti di vista, estreme. Ciò che fanno e dicono può sembrare a tratti anche assurdo e lontano dalla realtà quotidiana. Ma, nonostante questo, non risultano affatto finti, anzi sono molto umani. Non è semplice immedesimarsi in loro, né amarli in maniera incondizionata. Eppure non puoi fare a meno di avvicinarti a loro, di seguire le loro storie e i loro discorsi sperando che riescano a cambiare idea rispetto all’idea del suicidio.

Ciascuno di loro lascia qualcosa a chi legge. Il modo dissacratorio con cui Jess giudica qualsiasi aspetto del reale può essere molto catartico. L’ignoranza della cultura pop di Maureen è tenera esattamente come la tendenza di JJ a sognare ad occhi aperti. Di fronte all’incapacità comunicativa di Martin si può reagire con compassione o con fastidio. Sono esseri umani possibili e questo li rende sicuramente molto interessanti.

Un rapporto d’amicizia vero?

Il rapporto che s’instaura tra i quattro protagonisti è molto particolare. Leggendo la trama, si penserebbe a una grande amicizia nata in circostanze particolari e che è alla base della sopravvivenza di ciascuno. D’altra parte, che cosa c’è di più romantico dell’idea che partendo dalla disperazione si trovi un rapporto che dia una risposta a ciò che fino ad allora è mancato?

Ebbene, Non buttiamoci giù non racconta questo. Per buona parte del libro ci si domanda se si possa parlare davvero di amicizia per definire ciò che unisce Maureen, Martin, JJ e Jess. Loro stessi se lo chiedono. Al di là delle tendenze suicide, non hanno molto in comune e non vanno neanche troppo d’accordo. Eppure, questo legame non desiderato e non particolarmente curato servirà a tutti in un modo o nell’altro. Anche questo ci dice molto di quello che può succedere nella vita. Alle volte nascono delle relazioni improbabili che ci insegnano tanto di noi stessi o del mondo proprio perché non fanno parte della nostra zona di comfort.

Lo stile di Non buttiamoci giù

La vera nota di merito del libro è lo stile. Nel lasciare la parola a ciascuno dei suoi personaggi, Hornby adatta la sua scrittura alla personalità di chi racconta.

Il libro è scritto in quattro registri linguistici diversi con cui si ha modo di familiarizzare durante la lettura tanto da arrivare a riconoscere le voci dei protagonisti. È chiaro che questo dimostra la bravura dello scrittore e spiega la sua grande fama nel mondo.

La storia è divisa in tre parti: la prima è dedicata interamente alla notte di Capodanno; la seconda alle 6 settimane successive; la terza ai giorni successivi. Anche la gestione del tempo della storia riproduce l’idea portante del tema. La depressione dilata il tempo facendo sì che tutto sembri fermo a un unico momento. Quando si riesce a trovare un’alternativa, il tempo ricomincia a scorrere. Gli intervalli di tempo aiutano perché non assolutizzano, ma danno degli argini.

Il grande merito di Hornby è quello di aver creato un elogio della vita non partendo dalla poesia, ma dal concreto.

Chi dovrebbe leggere questo libro

Non buttiamoci giù è una lettura leggera ottima per chi ha perso l’incanto della vita, ma cerca (anche inconsapevolmente) di caprine sempre il senso. Ci vuole una certa dose di coraggio e di bravura a trattare temi del genere senza banalizzare, né drammatizzare. Hornby ci riesce e chi ha sufficiente sensibilità riesce a cogliere anche il senso più profondo di quello che l’autore vuole dirci. Altrimenti, resta comunque una lettura occasionale che può impegnare i pomeriggi del week-end di pandemia in maniera divertente.

Non buttiamoci giù e i Postumi Letterari

Come dicevo all’inizio, la lettura di Non buttiamoci giù ha inaugurato il club del libro di CulturaMente, i Postumi Letterari. Abbiamo deciso, infatti, di dedicarci a una lettura mensile da condividere con voi per poi parlarne insieme durante un evento live sui nostri canali social. Qui trovate la diretta del 22 febbraio in cui abbiamo parlato del libro di Hornby.

Se volete partecipare al prossimo incontro che si terrà intorno al 22 marzo, vi basta leggere il prossimo libro: Un cazzo ebreo di Katharina Volckmer. Contattateci sui Social!

Federica Crisci

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